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Autore: IrishMarti    24/05/2017    4 recensioni
[Otabek/Yuri] [AU]
Erano ormai due settimane che Yuri si svegliava alle sei e trentacinque del mattino, indossava la sua tuta da ginnastica e andava a correre al parco.
Ovviamente il motivo dietro quella dedizione non riguardava il desiderio di tenersi in forma, la voglia di muoversi immerso nel verde o avere una valvola di sfogo per lo stress. No, la ragione per cui Yuri si svegliava alle sei e trentacinque ogni giorno era da ricercarsi nel meraviglioso fondoschiena dell’unico pazzo che andava a correre a quell’orario impossibile. Un sedere sodo che sembrava scolpito nel marmo, a voler essere precisi, accompagnato da un corpo altrettanto atletico e allenato - quelle spalle se le sognava di notte - e adornato da un paio di occhi scuri in cui Yuri avrebbe voluto immergersi e non uscirne più.
In fondo, era solo un semplice essere umano a cui piacevano i bei ragazzi. Poteva pure fare qualche sacrificio per godere della visione di suddetti bei ragazzi sudati e mezzi nudi che facevano stretching contro le recinzioni e gli davano modo di poter ammirare un lato B che apparteneva di diritto ai libri di storia dell’arte.
Genere: Comico, Fluff, Slice of life | Stato: completa
Tipo di coppia: Shonen-ai | Personaggi: Otabek Altin, Yuri Plisetsky
Note: AU | Avvertimenti: nessuno
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Col senno di poi, Yuri avrebbe dovuto prevederlo. Avrebbe dovuto capire che, prima o poi, il suo corpo si sarebbe ribellato a quel supplizio e si sarebbe vendicato contro di lui nel modo più subdolo di tutti.

Tuttavia Yuri aveva ignorato i chiari avvertimenti che aveva provato a lanciargli il destino, la provvidenza o qualsiasi divinità avesse tra le mani la sua sfortunata sorte. Non aveva tenuto conto dei segni premonitori e così aveva preso una sonora facciata. Letteralmente.

Ma partiamo dal principio.

Erano ormai due settimane che Yuri si svegliava alle sei e trentacinque del mattino, indossava la sua tuta da ginnastica e andava a correre al parco.

Fun fact: Yuri era pigro come la merda e odiava correre con ogni fibra del suo corpo. Fare sport gli piaceva infinitamente, ma il riscaldamento? Cazzo, lo detestava. Non aveva assolutamente fiato, si stancava nel giro di mezzo minuto e sudava così tanto da sembrare un gatto arrabbiato messo a forza sotto la doccia. Per lui fare movimento mezz'ora equivaleva a un martirio infinito e a una specie di punizione infernale.

Eppure, nonostante i suoi arti urlassero disperati non appena faceva ingresso nel parco dietro casa e lo maledicessero ogni singolo minuto di quella tortura corporea, Yuri non smetteva di alzarsi all’alba e andare a fare jogging proprio a quell’ora precisa del mattino.

Ovviamente il motivo dietro quella dedizione non riguardava il desiderio di tenersi in forma, la voglia di muoversi immerso nel verde o avere una valvola di sfogo per lo stress. No, la ragione per cui Yuri si svegliava alle sei e trentacinque ogni giorno era da ricercarsi nel meraviglioso fondoschiena dell’unico pazzo che andava a correre a quell’orario impossibile. Un sedere sodo che sembrava scolpito nel marmo, a voler essere precisi, accompagnato da un corpo altrettanto atletico e allenato - quelle spalle se le sognava di notte - e adornato da un paio di occhi scuri in cui Yuri avrebbe voluto immergersi e non uscirne più.

In fondo, era solo un semplice essere umano a cui piacevano i bei ragazzi. Poteva pure fare qualche sacrificio per godere della visione di suddetti bei ragazzi sudati e mezzi nudi che facevano stretching contro le recinzioni e gli davano modo di poter ammirare un lato B che apparteneva di diritto ai libri di storia dell’arte.

Yuri era perfettamente consapevole del fatto che un comportamento del genere non fosse consono, che prima o poi qualcuno l’avrebbe punito per il modo in cui fissava il Bonazzo del Jogging – così l’avevano rinominato i suoi pensieri – senza vergogna alcuna. Nonostante fosse a conoscenza dei suoi peccati, continuava a commetterli; si svegliava imperterrito alle sei e trentacinque ogni mattina e trascorreva un buon novanta per cento dello strazio che era correre in giro per il parco cercando con lo sguardo l’oggetto del suo estremo sacrificio.

Certo, avrebbe pure potuto andare a parlargli, presentarsi, offrirgli un caffè, una cena, una colazione o chiedergli perfino di prendere residenza fissa tra le sue lenzuola. Ma un gesto del genere avrebbe comportato raccogliere ogni briciola di coraggio che sapeva di non possedere e fare un’azione impensabile come parlargli, con la consapevolezza che il ragazzo dei suoi sogni (bagnati) avrebbe potuto addirittura rispondergli.

Oltre ad essere attivo quanto un bradipo, Yuri si rendeva conto di essere anche un grandissimo fifone: sapeva che non avrebbe mai avuto le palle di presentarsi a quella meraviglia di ragazzo, per cui l’unica sua alternativa era ammirarlo da lontano, sudando e agonizzando lentamente sul sentiero battuto del parco.

Nemmeno quella mattina non era stato da meno: alle sei e trentacinque precise aveva spento la sveglia e imprecato per l’ora. Poi si era lavato, aveva indossato i calzoncini corti e la sua felpa XL, si era tirato su il cappuccio per coprire capelli e occhiaie, aveva indossato le suo nuovissime Nike ed era uscito di casa, ignorando le disperate preghiere del suo corpo di ritornare sotto le coperte e dormire fino a un orario più umano.

Aveva cominciato a correre non appena entrato nel parco, trascinandosi sul cammino sterrato molto lentamente. La sua espressione stanca si tramutò in una più vispa nell’istante in cui vide il Bonazzo del Jogging correre poco davanti a lui e, senza remora alcuna, gli andò dietro, gli occhi fissi su quel sedere rotondo e su quelle spalle che si flettevano ad ogni movimento. Yuri era conscio di assomigliare tanto a un leone africano all’inseguimento di una succulenta gazzella, ma non gli importava: avrebbe dato un braccio e una gamba per poter mettere le mani su quel fondoschiena che sembrava sodo e invitante come uno dei suoi tanto amati Piroshki.

Yuri gli fece jogging dietro per una buona ventina di minuti finché, purtroppo, il Bonazzo non si fermò accanto alla ringhiera del laghetto per fare stretching. Per non sembrare completamente uno stalker, Yuri continuò il suo personale patimento e fece un altro giro. Durante il tragitto decise che gli sarebbe passato davanti ancora una volta, avrebbe aggiunto altre immagini al suo repertorio personale e poi sarebbe andato a casa a godersi la sua meritatissima doccia calda.

Sembrava davvero un piano perfetto, ma col senno di poi Yuri avrebbe dovuto capire che il momento della resa dei conti sarebbe infine giunto per lui.

Rallentò il passo non appena si avvicinò al punto in cui Bonazzo si era bloccato, voltando la testa verso di lui e il meraviglioso esercizio che lo stava obbligando a piegarsi a novanta gradi. Proprio in quell’attimo, il destino decise di punirlo per tutti i numerosissimi pensieri impuri che aveva fatto su quel fondoschiena.

Non notò la pietra che spuntava dal terreno e che gli fece prendere una storta, ma purtroppo vide benissimo il terreno che si avvicinava al suo viso.

Eccola, la facciata.

In meno di un secondo netto era letteralmente passato da fissare l’ottava meraviglia del mondo ad abbracciare integralmente il terreno fangoso del parco e sì, quella doveva essere decisamente un qualche tipo di punizione divina per ogni singolo minuto che aveva passato a fissare il Bonazzo del Jogging. Non nutriva dubbi a riguardo.

“Ehi, stai bene? Sei tutto intero?”

Meraviglioso, oltre al danno pure la beffa. Cazzo, era cominciata proprio bene la giornata.

Yuri provò a tirarsi su da terra tenendo il volto coperto, ma subito una mano si posò sul suo braccio e non gli ci volle molto per capire che chi si era avvicinato e lo stava sfiorando era proprio lui, il proprietario di quel sedere che avrebbe voluto mordere come una pesca matura. Che schifo la vita.

“Sto bene,” mormorò, cercando di fare il duro e stringendo i denti. “Sono solo scivolato.”

“Sei sicuro? Guarda che hai fatto una gran bella caduta.”

Quindi l’aveva perfino visto fare quella immensa figura di merda? Grandioso, davvero grandioso.

Yuri si sedette e cercò di rendersi conto dei danni: aveva i palmi e le ginocchia sbucciate e piene di terriccio e la caviglia stava urlando dal dolore. Oh, e il ragazzo dei suoi sogni era accucciato accanto a lui, gli stava toccando il braccio e sembrava davvero preoccupato per la sua caduta. Niente di che.

Yuri si obbligò ad alzare il capo verso di lui e, nel momento in cui incrociò il suo sguardo, sentì chiaramente la freccia di quello stronzo di Cupido trapassargli il cuore da parte a parte. Lì, seduto sul terreno fangoso, con una caviglia che pulsava, pieno di graffi, sporco di terra, con due occhiaie spaventose e con i capelli appiccicati alla fronte dal sudore. Insomma, un tempismo perfetto.

“Sì,” sussurrò. “Sono solo due graffi.”

“Ce la fai a stare in piedi? Mi sa che ti sei fatto parecchio male alla caviglia.”

“Certo che sì,” Yuri sbuffò, costringendosi a non mostrare debolezza alcuna. Tuttavia accettò con piacere il palmo del ragazzo quando questo lo aiutò per alzarsi. Si mise in piedi e provò a fare un passo, percependo la caviglia dolorante cedere immediatamente.

Avrebbe sicuramente dato un’altra facciata per terra se non fosse stato per due braccia muscolose che lo presero in tempo e lo fecero adagiare per terra con delicatezza. Yuri sentiva di stare tremando e sicuramente non era per il dolore del piede.

Gemette un poco, portandosi una mano a massaggiarsi la caviglia infortunata.

“Credo proprio che tu ti sia preso una bella distorsione. Ci vuole del ghiaccio.”

Oltre ad essere un fico da paura, il misterioso Bonazzo era persino premuroso e accorto. Ma ragazzi così esistevano davvero?

Yuri lo guardò e abbozzò un sorriso irritato. “E’ pieno di ghiaccio da queste parti... ho l’imbarazzo della scelta.”

Il ragazzo ridacchiò. “C’è un bar poco fuori dal parco, sono certo che lì hanno qualcosa per evitare che il piede ti si gonfi ancora di più.”

“Già... e come ci arrivo fuori dal parco? Volando?”

Yuri non voleva rispondergli male, sinceramente, ma quella situazione aveva davvero del ridicolo. Non riusciva a camminare ed era nel bel mezzo della figura di merda più grande della storia. Tanto valeva che morisse lì.

Rimase però abbagliato dal sorriso dolcissimo che gli lanciò il ragazzo, il quale si accucciò accanto a lui e gli offrì il palmo. “Ti ci porto io in braccio. Riesci ad alzarti almeno un attimo?”

Yuri si rifiutò di definire come squittio il suono che gli uscì dalle labbra, o di ammettere che le guance gli fossero diventate viola. “Non sono mica sono una donzella in difficoltà che ha bisogno di essere portata in braccio!” esclamò, incrociando le braccia al petto.

Il ragazzo, a quel punto, avrebbe potuto benissimo mandarlo a quel paese e lasciarlo a marcire lì, sul sentiero sterrato del parco a un’ora disumana del mattino. Però il Bonazzo del Jogging non era bello solo fuori ma anche nell’animo: fece un sospiro profondo e lo fissò serio. “Vuoi permettermi di aiutarti sì o no?”

Yuri si mordicchiò il labbro, ancora paonazzo in faccia, ed annuì, rimettendosi in piedi e lasciando che il ragazzo lo prendesse in spalla. Temendo di perdere l’equilibrio, Yuri strinse le braccia attorno al suo collo, lasciando scivolare le mani sui suoi muscoli tutti sudati.

“Scusa,” mormorò il ragazzo dopo esserselo sistemato meglio contro la schiena ed essersi messo a camminare verso l’uscita del parco. “Sono tutto sudato.”

Che dispiacere.

“Non ti preoccupare... perdonami se ti ho messo in questa situazione,” borbottò Yuri. “Scommetto che non era così che ti aspettavi di trascorrere la mattinata.”

“Così come? Dedicandomi al salvataggio di una principessa bionda a causa di una rovinosa caduta?”

Ricapitolando: il bonazzo era bello da far schifo, gentile, altruista, simpatico e faceva pure le battute? Ma era legale per uno così esistere?

“Non sono una principessa,” soffiò Yuri contro il suo orecchio, sapendo benissimo di assomigliare in quel momento a un gatto impettito.

“Lo so, ma non mi dispiacerebbe essere il tuo principe.”

Oh, okay. No, non dispiaceva nemmeno a Yuri, ma neanche per sbaglio.

“Mi chiamo Otabek, comunque,” continuò dopo poco, voltando un poco la testa. Perfino il suo nome era bello, particolare e ricercato. Cielo, era seriamente perfetto.

“Yuri,” rispose lui. “E posso assicurarti che non sono sempre così imbranato.”

“Oh, questo lo so... ti vedo correre con tutte le mattine. Devo ammettere che sei davvero molto costante.”

Yuri alzò le spalle e ringraziò che Otabek non potesse vederlo in faccia. “Ho le mie motivazioni, diciamo.”

Otabek non rispose a quella affermazione e continuò a incedere in silenzio fino a quando non raggiunsero il piccolo chiosco fuori dal parco. Per fortuna, il locale era già aperto.

Il ragazzo lo aiutò a sistemarsi a un tavolino e Yuri fece il possibile per non gemere dal dolore quando, per sbaglio, appoggiò il peso sulla caviglia. Otabek sparì per un paio di minuti per poi tornare con un sacchetto del ghiaccio tra le mani. Si sedette accanto a lui e spostò il piede di Yuri sul proprio grembo.

Prima che potesse chiedergli cosa stesse facendo, il ragazzo gli sciolse i lacci della scarpa e lo osservò con un sorriso. “Ti dispiace se do un’occhiata? Studio fisioterapia e me ne intendo un po’ di queste cose.”

Yuri scosse la testa e lo lasciò fare, perché dirgli “Curami tutto ti prego” non gli sembrava particolarmente consono alla situazione. Quasi si morse il labbro fino a farlo sanguinare nel guardare Otabek che gli sfilava delicatamente la scarpa e il calzino e gli massaggiava con cura l’articolazione già un pochino arrossata.

Gemette infastidito quando gli appoggiò il ghiaccio sulla pelle calda, ma la piccola risata di Otabek catturò la sua attenzione. “E’ solo una storta... con un po’ di riposo starai meglio.”

Yuri annuì. “La ringrazio per la diagnosi, doc.”

“Ora aspetta un minuto, vado a prendere qualcosa per disinfettare quei graffi.”

“Posso rifiutarmi?”

“Ovviamente no.”

Otabek gli adagiò delicatamente il piede su una sedia e si alzò. “Arrivo subito.”

Il ragazzo tornò immediatamente con una bottiglietta di acqua ossigenata e un paio di bende. Yuri gli sorrise riconoscente, anche se sapeva benissimo che nei minuti seguenti il disinfettante lo avrebbe fatto bestemmiare come uno scaricatore portuale e che il bellissimo Bonazzo del Jogging avrebbe cambiato sicuramente idea su di lui. Tutto questo ammesso il fatto che già non lo considerasse un povero demente che riusciva ad inciamparsi nei propri piedi ed era delicato quanto un carro armato.

Alla fine della medicazione, però, Otabek aveva ancora il sorriso sulle labbra e sembrava che gli improperi di Yuri non avessero cambiato l’idea che aveva di lui. La quale non doveva poi essere tanto brutta alla fine visto quanto lo sfiorava e toccava, usando un tono di voce gentilissimo.

Quando riportò l’acqua ossigenata al proprietario del bar e tornò con un vassoio con due thé caldi e due brioches alla crema, Yuri era sicuro di avere gli occhi a forma di cuoricino come l’emoji di Whattsapp. Non credeva potesse esistere qualcuno che, oltre ad essersi preso cura di lui ed essere rimasto nonostante la sua lingua tagliente, lo coccolasse con uno dei suoi dolci preferiti.

Rimasero a parlare a quel tavolino finché il chiosco non cominciò a riempirsi di ragazzi e lavoratori. Yuri capì che quel dolcissimo idillio era sul punto di finire quando Otabek cominciò a guardarsi intorno e controllò l’ora sul suo cellulare.

“Io dovrei andare,” spiegò, rimettendosi in piedi. “Ho lezione tra un paio d’ore e devo ancora farmi la doccia.”

Yuri annuì.

“Certo... figurati, vai pure.”

Si allungò per infilarsi nuovamente calza e scarpa, mettendo via il sacchetto col ghiaccio, il quale si era ormai sciolto. “A casa riesco ad arrivarci da solo, abito proprio qui dietro.”

“Sciocchezze!” Otabek gli sfilò la scarpa dalla mano e gli lanciò un’occhiata eloquente. “Che razza di principe sarei se non ti accompagnassi a casa?”

Yuri gli rispose con un sorriso malizioso. “Già, non saresti proprio un granché come principe.”

Otabek ridacchiò e lo aiutò ad alzarsi in piedi, facendolo salire sulle sue spalle. “Devo ammetterlo...” confessò nel momento in cui Yuri gli avvolse le braccia attorno al collo. “Non immaginavo che ci saremmo parlati così la prima volta.”

Yuri sentì il cuore battere all’impazzata contro la schiena di Otabek. “Ah no? E come te lo immaginavi?”

“Pensavo che prima o poi avresti trovato il coraggio di venire a parlarmi invece di continuare a guardarmi il culo ogni mattina.”

“E io che pensavo di essere stato discreto!”

“Come no... discretissimo.”

Yuri non riuscì a non ridacchiare e si abbandonò contro la sua schiena, allungandosi verso il suo viso e lasciandogli un bacio sulla guancia.

“E questo per cosa era?”

“Per avermi salvato, no?”

“Pensavo che non fossi una principessa da salvare.”

Yuri abbandonò il capo sulla schiena di Otabek e sospirò. “Se sei tu il principe che mi salva, allora mi va bene tutto.”
 


Spero tanto di avervi strappato una risata perchè io ridevo da sola mentre scrivevo XD povero Yuri, quante gliene ho fatte passare (ma povero mica tanto, visto cosa si becca a fine storia eheheeh).
Grazie a chi ha letto ♥ E grazie alla mia meravigliosa metà per questo splendido prompt, la frase "pigro come la merda" che mi fa ridere sempre come stupida e lo stupendo bannerino ♥
Mi trovate come al solito sulla mia pagina autore
QUI, a presto ♥

 
   
 
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