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Autore: Adeia Di Elferas    28/05/2017    3 recensioni
Bartolomea Orsini, figlia di Napoleone Orsini, era il braccio destro del padre e fin da giovane le venivano affidati compiti di grande importanza, come se fosse stata a tutti gli effetti uno degli eredi maschi della sua casata.
Bartolomeo d'Alviano, unico figlio di Francesco d'Alviano, invece, si trovò presto a fare i conti con un padre che lo rifiutava e che non aveva esitato a darlo in affido a dei parenti, prima di farlo partire come scudiero al servizio del potente signore di Bracciano.
Divisi dalla grande differenza d'età, Bartolomea e Bartolomeo riuscirono ugualmente a trovarsi e, dopo essersi trovati, non si lasciarono più.
Genere: Generale, Sentimentale, Slice of life | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Rinascimento
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Bartolomea, appollaiata nell'incavo della finestra dello studiolo di suo padre, stava mangiando una mela rossa. Addentava il frutto con una voracità che avrebbe fatto impallidire la sua vecchia balia, che ancora si aggirava per la rocca di Bracciano come uno spettro, anche se la sua bambina aveva ormai già passato i trent'anni.

“Vostro padre e vostro fratello – annunciò uno dei servi, entrando dalla porta rimasta aperta e rivolgendosi alla donna – sono appena stati avvistati dalle guardie. A breve saranno nel cortile.”

Bartolomea non ebbe bisogno di sentire altro per lasciare il suo mezzo nascondiglio. Mollò il torsolo della mela al servo e corse al piano di sotto, dritta e filata fino all'ingresso principale.

Suo padre, Napoleone, era finalmente tornato dalla guerra e, anche se portava sulle spalle il peso di una sconfitta subito per colpa di un Malatesta, Bartolomea non vedeva l'ora di riabbracciarlo.

I soldati della rocca la guardarono, ormai avvezzi ai suoi modi, attraversare veloce come un fulmine corridoi, stretti camminamenti e il cortile, senza più far caso né ai suoi capelli neri tenuti in modo ferreo legati dietro la nuca, né ai suoi vestiti tutt'altro che femminili.

Anche quel giorno, infatti, indossava sì un abito corredato di gonnellone, ma sopra alle stoffe che sarebbero anche state adatte a una donna del suo rango e della sua età, c'era una pesante copertura di cuoio bollito che ricordava, e non a caso, le protezioni indossate dai soldati nel corso degli addestramenti.

La donna arrivò nel cortile giusto in tempo per vedere entrare suo padre a cavallo, in testa al corteo, seguito a breve da Virginio, splendente nella sua lustra armatura.

Alle loro spalle, poi, seguivano tutti i sottoufficiali che Bartolomea conosceva bene, affiancati dai rispettivi scudieri. Tutti quei volti le erano familiari come fossero stati quelli del fratello o del genitore, perciò riuscì subito a tirar fuori dal gruppo l'unico viso che le era del tutto nuovo.

Napoleone smontò da cavallo, porgendo le redini a uno degli stallieri e si mise davanti alla figlia.

Bartolomea avrebbe voluto saltargli al collo e dirgli quanto era felice di rivederlo vivo e in salute, ma, come sempre, qualcosa nello sguardo fiero e freddo del padre la bloccò.

“Tutto bene, durante la mia assenza?” chiese l'uomo, che, pur avendo già passato i cinquant'anni, non ne dimostrava nemmeno quaranta.

“Tutto bene, padre.” confermò Bartolomea: “E quando avrete tempo vi farò vedere i progetti per ampliare la rocca. Li ho fatti fare dal maestro di costruzioni che voi stesso avevate consigliato.”

Napoleone le concesse un sorriso e tanto bastò alla figlia per sentirsi orgogliosa per il suo operato.

Come sempre da quando era diventata adulta, Bartolomea faceva le veci del padre, quando lui era via. Quella figlia, per l'Orsini, era stata una vera benedizione. Se Virginio era il braccio armato vero e proprio della famiglia, Bartolomea – che pur non disdegnava le armi, anzi – sapeva essere anche la mente.

Napoleone passò qualche ordine a quelli che lo seguivano e poi si scusò con Bartolomea, dicendole che avrebbero parlato più tardi, durante il pasto.

La donna abbozzò un mezzo inchino, e mentre si risollevava, suo fratello Virginio le arrivò accanto, ridendo: “Quando fai così sembri un paggio!” la prese in giro.

Bartolomea lo guardò storto, ma mentre controbatteva le sue labbra si incurvarono in un sorriso: “E tu vestito a quel modo sempre un ragazzino che gioca a fare la guerra! Ma un pennacchio più ridicolo non c'era?” scherzò, puntando il dito contro la piuma blu che spiccava sull'elmo del fratello.

Virginio sospirò e si tolse l'ingombrante addobbo di dosso: “Ridi, ridi. Piuttosto, davvero è andato tutto bene, mentre eravamo via?”

“Sei scettico solo perché ti rode che nostro padre si fidi più di me che non di te. Se potesse, lascerebbe Bracciano a me, lo sappiamo tutti e due.” fece Bartolomea, abbandonando il tono allegro.

Mentre Virginio farfugliava qualcosa circa la sua superiore abilità con la spada e la lancia, gli occhi scuri di Bartolomea tornarono al corteo che aveva seguito Napoleone fino in cortile, in particolare si concentrarono sul ragazzino che non aveva riconosciuto come noto.

“Chi è quello?” chiese in un sussurro Bartolomea, afferrando per un braccio il fratello e indicando con lo sguardo il ragazzo.

Virginio strinse gli occhietti azzurri contro il sole e quando capì a chi si riferiva la sorella, gli venne da ridere: “Quel mostriciattolo?”

Effettivamente il ragazzino che aveva attirato l'attenzione di Bartolomea era tutt'altro che bello. Era piccolo di statura, aveva un accentuato prognatismo e il naso sembrava rientrare, come se fosse stato rotto nel mezzo del setto e sopra agli occhi, minuscoli e incavati, le sopracciglia erano pressoché invisibili.

“Eh, quel mostriciattolo.” confermò Bartolomea, che cominciava a chiedersi che cosa l'avesse interessata tanto in quel tipo così bizzarro.

“Si chiama Bartolomeo. Pensa te il caso.” spiegò Virginio, facendole intanto segno di seguirlo dentro la rocca: “Lo abbiamo preso con noi da poco, perché nostro padre doveva un favore alla sua famiglia. È uno degli Alviano. Suo padre è Francesco d'Alviano, non so se hai presente, però lui è stato cresciuto dai suoi zii.”

“Come mai?” domandò Bartolomea, mentre finalmente si riparavano dal sole, mettendosi sotto la protezione degli spessi muri del castelletto di Bracciano.

“Sua madre è morta dandolo alla luce...” rispose Virginio, andando di pari passo con la sorella verso i suoi appartamenti privati: “Suo padre l'ha odiato per questo, a quanto pare, e l'ha spedito dal fratello e dalla cognata. E adesso, appena è stato capace di tenere in mano una spada da solo, ce l'hanno messo alla calcagna a noi.”

“Ma quanti anni ha?” si informò la donna, ancora turbata per come la sua attenzione fosse stata catalizzata da quel brutto viso.

“Credo ne abbia una quindicina. È bravo, sai, a combattere?” soppesò Virginio, assorto, mentre finalmente raggiungevano le sue stanze: “L'ho visto in azione solo una volta, ma, se continua così, tra un paio d'anni potremmo già sentir parlare di lui.”

“E starà qui alla rocca?” chiese Bartolomea, aggrottando la fronte.

Il fratello scosse il capo: “No, no... Stasera cenerà con noi, come tutti, per festeggiare il nostro ritorno, ma da domani starà in città, assieme agli altri scudieri e agli uomini di nostro padre. Se e quando ripartiremo, allora verrà con noi. A meno che non gli si trovi una campagna da fare prima del previsto.”

Bartolomea non volle aggiungere nulla e lasciò il fratello libero di riposarsi fino all'ora di cena.

 

Bartolomeo stava in silenzio, come suo costume, nel suo angolo del tavolo, a sorseggiare il vino e mangiare senza ritegno tutto quello che gli veniva messo davanti.

Non gli piacevano le feste, tantomeno le stanze affollate, ma era stato Napoleone Orsini a pregarlo di essere lì e così non aveva potuto dirgli di no.

La sala dei banchetti della rocca di Bracciano era caldissima, quella sera e tutti sembravano divertirsi come pazzi. Bartolomeo, invece, si stava annoiando e aveva anche sonno. In più, come gli capitava sempre fin da quando era bambino, si sentiva osservato da tutti e schernito per la sua bruttezza.

Sapeva di avere un aspetto che ripugnava la maggior parte delle altre persone, ma non poteva farci poi molto. Tutti lo odiavano, perfino suo padre. L'unico modo per farsi rispettare e in qualche modo ammirare, aveva scoperto, era dimostrarsi più bravo degli altri in qualcosa. E quel qualcosa, per lui, era combattere.

I suoi occhi indagatori passarono in rassegna il tavolo d'onore. Non aveva ancora osato farlo.

Masticando lentamente un pezzo di carne di cervo, Bartolomeo osservò silenziosamente, ignorando del tutto quelli che gli stavano seduti accanto ridendo e gridando, Napoleone Orsini. La sua figura, a parer suo, era quanto meno maestosa. Poi accanto a lui c'era Virginio. Anzi, Gentile Virginio, quello era il suo nome completo. Era di una bellezza notevole e per questo Bartolomeo si sentiva nei suoi confronti ancor più in soggezione. Quanto invidiava i suoi occhi azzurri come il mare e i suoi tratti armoniosi e decisi allo stesso tempo. Quanto lo invidiava per gli sguardi che le donne gli dedicavano ogni volta che lo vedevano...

Poi, improvvisamente, notò la donna che stava accanto a Napoleone. Non poteva essere la moglie, perché sapeva che era morta. Assomigliava molto all'Orsini. Non poteva che esserne la figlia.

Bartolomeo la studiò a lungo, quasi fino alla fine della cena. In una sola sera imparò a memoria i tratti del suo volto. Erano duri e fieri, come quelli del padre, ma allo stesso tempo intrisi di una bellezza che non ammetteva repliche. I suoi gesti erano per lo più secchi e violenti e la sua voce rimbombava più forte delle altre, quando diceva qualche battuta sconcia.

Alzava il calice molto spesso, proponendo brindisi a tutto spiano e le sue guance si colorivano sempre di più, fino a diventare paonazze, alla fine della cena, quando si mise a cantare motti di guerra assieme ad alcuni sottoufficiali del padre.

Finito di mangiare, Bartolomeo seguì gli altri scudieri fuori dal castello, ma anche quando si trovò sotto il cielo stellato, nella fresca aria della notte, altro non vedeva davanti ai suoi occhi, se non la figlia del signore di Bracciano.

 

“Dunque avevi ragione su di lui...” disse Bartolomea al fratello, dopo aver letto la missiva appena arrivata al castello.

Virginio annuì e fece un sospiro: “Lo sai che mi sbaglio di rado su queste cose. Il figlio di Francesco d'Alviano sapeva cavarsela già a quindici anni. Adesso che ne ha diciotto potrebbe battere un'armata da solo e mani nude.”

La donna ripiegò la lettera e appoggiò le gambe accavallate sul tavolo davanti a sé, prendendo con la punta del pugnale un pezzo di formaggio dal cesto, rimuginando tra sé e provocando un rimprovero indispettito da parte del fratello, che si chiese a voce alta come facesse una Orsini a comportarsi come un bracciante analfabeta.

Erano passati tre anni da quando Bartolomeo d'Alviano era stato a Bracciano. Bartolomea non l'aveva più visto, eppure ricordava perfettamente la faccia rincagnata di quel ragazzino. Si chiese come fosse diventato. Il tempo era stato con lui clemente, trasformandolo in un affascinante giovane uomo, oppure l'aveva lasciato brutto come prima?

“La sua vittoria a Orvieto è stata magnifica.” argomentò Virginio, alzandosi dal divanetto per non dover più stare davanti alla sorella, che masticava a bocca aperta: “Suo zio Ranieri ha sbagliato a sfidarlo.”

“Potrebbe essere un buon elemento per il nostro esercito.” avanzò l'idea Bartolomea.

“Lo credo anche io.” convenne il fratello: “Ma quando ho provato a parlarne con nostro padre non mi è parso molto d'accordo.”

“Lascia fare a me.” disse subito la donna, abbandonando il pezzo di formaggio a metà, ributtandolo nel cesto, e rimettendosi il pugnale al fianco: “Con lui ci parlo io.”

Virginio la guardò mentre usciva dalla saletta e sospirò tra sé: “Certo... Alla sua preferita non dirà mai di no.”

 

Bartolomeo d'Alviano avanzava con il petto rigonfio di orgoglio. C'erano voluti anni, ma alla fine la sua prima condotta seria era arrivata e niente poco meno che da Napoleone Orsini.

Dopo averlo tenuto nel suo esercito in prova, finalmente il signore di Bracciano si era deciso a chiamarlo come comandante.

A soli ventitré anni, quello era un traguardo invidiabile. Finalmente sarebbero stati gli altri a guardare Bartolomeo diventando verdi d'invidia e non il contrario.

In più c'era un altro dettaglio fondamentale che a Bartolomeo premeva in modo particolare. Quel giorno, per ricevere l'incarico in via ufficiale, sarebbe andato al castello di Bracciano, e lì avrebbe potuto, con un po' di fortuna, rivedere la figlia di Napoleone.

Aveva saputo che si chiamava Bartolomea e gli era stata detta anche la sua età. Dopo due calcoli, il giovane si era detto che in fondo diciotto anni di differenza non erano un ostacolo insormontabile.

Da quando era solo un ragazzino, nella sua testa non c'era stato spazio per nessun'altra. Solo lei era ai suoi occhi una donna vera. Se non avesse potuto avere lei, non avrebbe voluto avere nessun'altra e basta.

Al termine dell'incontro ufficiale con Napoleone, Bartolomeo si azzardò a fare una domanda che lo fece sudare freddo: “E i vostri figli sono qui al castello? Avrei piacere di scambiare due parole con loro, prima di ripartire...”

Napoleone lo fissò con le sue iridi distanti e gelide e poi annuì: “Sì. Troverete Virginio e Bartolomea all'armeria, se proprio ci tenete...”

Il giovane ringraziò e, sentendosi tremare come una foglia, lasciato lo studiolo del signore di Bracciano, chiese a un servo come raggiungere la sala delle armi.

 

“Questa spada ha un'anima troppo lunga.” stava dicendo Bartolomea, porgendo la pesante arma al fratello: “Senti com'è sbilanciata?”

Virginio annuì e cominciò a dire che forse era il caso di renderla al maestro d'armi, affinché facesse qualcosa per sistemarla, quando si accorse che l'attenzione della sorella non era più dedicata a lui.

La donna stava guardando verso la porta e così anche il fratello si voltò e vide la fonte di tanto interesse.

Bartolomeo d'Alviano stava sull'uscio, impacciato e goffo come un pulcino bagnato. La statura era rimasta nella media, ma, rispetto a quando era un ragazzino, aveva addosso molti più muscoli e adesso dava l'impressione di essere un uomo forte e sicuro, benché se ne stesse lì con l'atteggiamento di un bambino colto nell'atto di rubare il miele dal barattolo.

Bartolomea l'aveva riconosciuto al primo sguardo. Dal naso incavato agli occhi sormontati da sopracciglia quasi inesistenti, il suo volto non era cambiato quasi di una virgola. Si era fatto solo più lungo, meno infantile.

“Desiderate?” chiese Virginio, facendo un passo in avanti, cercando di comportarsi da fratello maggiore.

“Perché non ci date il vostro parere su questa spada?” domandò invece Bartolomea, più conciliante, indicando l'arma con la mano aperta.

Bartolomeo deglutì, senza dire nulla e raggiunse la donna. Prese la spada con entrambe le mani, la soppesò e poi provò a fendere l'aria un paio di volte.

Bartolomea non riusciva a staccare lo sguardo dalle braccia forti del giovane uomo, i cui muscoli si contraevano ritmicamente a ogni affondo.

Arrossendo lungo tutto il collo, l'Alviano restituì l'arma alla padrona di casa: “Il bilanciamento non è corretto. Credo che si debba accorciare l'anima, o non ci sarà modo di sistemare il carico del peso.”

Virginio fece un sorriso incredulo: “Credo di non avervi mai sentito infilare tante parole una dietro l'altra come stavolta.”

Bartolomeo, che in effetti era un uomo estremamente taciturno, restò serio, i piccoli occhi continuamente intenti a correre al profilo di Bartolomea. Anche quel giorno indossava abiti più adatti a un uomo che non a una signora, eppure a lui pareva la donna più femminile e affascinante del mondo.

“Perdonatemi.” disse, dopo un lungo momento di silenzio: “Mi stanno aspettando.” e senza lasciare il tempo a nessuno di trattenerlo, scappò via.

 

Bartolomea guardava fuori dalla finestra in apprensione. Voleva riuscire a incontrare Bartolomeo da sola.

Da troppo tempo non faceva altro che pensare a lui. Ormai egli aveva ventisei anni, era un uomo maturo e prestante e non ci sarebbe voluto molto, malgrado il suo aspetto infelice, prima che qualche donna mettesse le mani su di lui.

Sarebbe partito il giorno dopo assieme a Virginio, per ricongiungersi ancora una volta con Napoleone al nord. La guerra del sale, così la chiamavano, stava imperversando e lui avrebbe dato manforte al loro schieramento in modo decisivo.

Bartolomea si tormentava da settimane, al pensiero che Bartolomeo avrebbe potuto anche morire in battaglia. Non era mai stata troppo attratta dagli uomini. Aveva sempre creduto di essere immune all'amore e a tutte quelle storie di cui si beavano i musici e i giullari.

E invece, quando aveva cominciato a frequentare per motivi di Stato più spesso quel giovane uomo, si era trovata a scoprire cose che non pensava potessero nemmeno sfiorarla.

Finalmente lo vide. Riconobbe subito il suo passo un po' ciondolante e il modo in cui inclinava la testa di lato, in segno di impazienza.

Senza porre altro indugio, aprì il vetro e gridò: “Bartolomeo!”

Egli si girò all'istante e la cercò. Quando la trovò sul suo volto per un attimo passò un velo di gioia, come sempre, quando era lei a cercarlo, fosse anche solo per riferirgli che l'ultimo carico di palle di cannone era arrivato al castello.

“Potete salire un momento?” chiese la donna, senza tradire la sua agitazione.

L'uomo fece un profondo inchino e fece a ritroso il percorso, sollevando con i suoi passi rapidi un gran polverone nel cortile.

Bartolomea richiuse la porta e, con il cuore che batteva all'impazzata, cercò di darsi una sistemata.

Impresa impossibile, ovviamente. Aveva agito senza ragionare. I suoi abiti erano di lana e cuoio, rovinati dal sole, dalla polvere e dall'usura. I suoi capelli erano arruffati, tenuti pietosamente insieme da un fermaglio dietro la nuca. E il suo volto...

Si guardò in fretta nello specchio, dopo aver levato lo straccio che vi era finito sopra chissà quando, e si trovò incredibilmente vecchia. Aveva quarantaquattro anni e, anche se non li dimostrava, se li sentiva tutti.

Bartolomeo bussò alla porta e la donna gli disse di entrare pure. L'uomo fece capolino nella stanza e richiuse subito l'uscio alle sue spalle. Restò fisso al suo posto, fissando colei che gli stava davanti senza riuscire ad aprir bocca.

Nemmeno Bartolomea pareva in grado di parlare, benché di solito fosse più che incline a dar fiato ai suoi pensieri, soprattutto quando si trattava di sciorinare storie volgari o bestemmiare contro questo o quel nemico degli Orsini.

“Desiderate?” provò a chiedere Bartolomeo, il cui mento squadrato si muoveva impercettibilmente a destra e a sinistra, tradendo tutta la sua tensione.

Seguendo uno slancio che esulava completamente dal genere di coraggio a cui era avvezza, Bartolomea si spostò in fretta verso di lui e, prima di dargli modo di spostarsi, lo afferrò per le spalle e, dopo averlo guardato per una frazione di secondo negli occhi, posò le labbra sulle sue.

Fu solo per una manciata di secondi. Appena si allontanò da lui, la donna lo guardò ancora, come a chiedergli tacitamente cosa stessero facendo. Lei per prima non capiva. Non era il tipo di cose di cui era esperta. Era la prima volta che provava a baciare qualcuno e ne era terrorizzata.

Bartolomeo sembrava paralizzato, incredulo e la sua mente era diventata un enorme coltre di fumo.

Dopo un mezzo sospiro spezzato, Bartolomea ci riprovò questa volta entrambi riuscirono a sciogliersi di più e di colpo una cosa che era parsa a tutti e due la più difficile del mondo si trasformò nel gesto più spontaneo e naturale possibile.

“Ho paura di non rivedervi più.” sussurrò Bartolomea, stringendo a sé l'uomo che per anni era stato al centro dei suoi pensieri, l'unico che fosse riuscito a risvegliare il desiderio che era rimasto sopito nel fondo della sua anima da sempre.

“Sono un bravo soldato. Sopravvivrò.” rispose Bartolomeo, la voce un po' impastata per l'emozione, mentre le sue forti braccia cingevano per la prima volta il corpo flessuoso dell'unica donna che mai era riuscita a scalfire la sua corazza: “Quando tornerò, vi chiederò di sposarmi.”

Bartolomea si sentì mancare la terra sotto ai piedi. Credeva da tempo di essere ormai troppo vecchia per quel genere di cose. Perfino suo padre non aveva più preso in considerazione l'ipotesi di vederla moglie di qualcuno. Non dopo i categorici rifiuti da lei mossi a tutti i partiti che Napoleone aveva proposto nel corso degli anni.

“Non voglio aspettare così tanto.” disse la donna, nell'orecchio di Bartolomeo, mentre il loro abbraccio si faceva ancora più stretto: “Per andare davanti a un prete, sì, ma non voglio lasciarti partire senza sapere...”

Bartolomeo, con gentilezza, la scostò appena da sé e la fissò negli occhi: “Senza sapere cosa?”

“Com'è essere un'unica cosa con te.” sussurrò Bartolomea, abbassando lo sguardo e sentendo il fuoco prenderle il collo, poi le guance e infine tutto il viso.

Imbarazzato ed euforico allo stesso tempo, Bartolomeo chiese: “Davvero mi ami? Anche se sono così brutto?”

“E tu davvero mi ami, anche se sono così vecchia?” fu la risposta di Bartolomea.

L'uomo scoppiò a ridere e, dopo aver chiuso a due mandate la porta, baciò la sua donna con un trasporto che non sapeva di poter avere.

Senza farsi più domande, Bartolomeo e Bartolomea cominciarono a spogliarsi a vicenda e a cercare di più. Poco importava se nessuno dei due sapeva bene che fare, fu il mero istinto a far trovare loro il modo di dare sfogo al fuoco che per troppo tempo avevano tenuto a covare sotto le ceneri.

“Tornerai da me?” chiese Bartolomea, ancora stretta a lui, pelle contro pelle, quando ebbero infine dissetato le loro anime e i loro corpi.

Bartolomeo annuì con serietà e, sfiorando con il mento pronunciato la fronte spaziosa della sua donna, assicurò: “Non mi ammazzano, stai tranquilla. Non ho alcuna intenzione di lasciare che mi strappino la vita proprio ora che ho trovato te. E quando questa guerra sarà finita, tornerò qui a Bracciano e ti sposerò. Se tuo padre avrà qualcosa da obiettare, saprò come metterlo a tacere.”

L'Orsini sorrise, sorpresa nel sentire il suo uomo così loquace. Da quando si conoscevano, non l'aveva mai sentito dire tante cose tutte assieme.

Tante cose erano cambiate quel pomeriggio. Bartolomeo si era riscoperto, almeno nel segreto della camera di Bartolomea, capace di fare discorsi che andassero oltre un'unica frase. E lei si era trovata capace di gesti di dolcezza, riuscendo per la prima volta ad accantonare i suoi modi sbrigativi e un po' volgari.

Assaporando ancora il calore del giovane uomo che aveva tra le braccia, e benedicendo le pesanti coperte che preservavano quel tepore, Bartolomea gli accarezzo il largo petto e lo rassicurò: “Parlo io con mio padre. Gli dirò che ti voglio sposare e lui non mi dirà di no. Non mi dice mai di no.”

Con un sospiro sollevato, Bartolomeo le diede un bacio e poi sussurrò: “Ora devo andare. Tuo fratello mi aspetta. Si starà chiedendo che fino ho fatto.”

“Hai ragione.” convenne lei, ma, prima di lasciarlo libero di alzarsi e lasciare, chissà per quanto tempo, quello che ormai era il loro letto, lo abbracciò con forza un'ultima volta, ben sapendo che non sarebbe più riuscita a farlo, perché una volta fuori da quella stanza di certo sarebbe tornata a essere la donna trattenuta e burbera di sempre, almeno agli occhi del resto del mondo: “Spero che questa guerra finisca presto.”

 

 

 

 

 

 
   
 
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