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Autore: heliodor    01/06/2017    3 recensioni
Joyce è nata senza poteri in un mondo dove la stregoneria regna sovrana. Figlia di potenti stregoni, è cresciuta al riparo dai pericoli del mondo esterno, sognando l'avventura della sua vita tra principi valorosi e duelli magici.
Quando scoppia la guerra contro l'arcistregone Malag, Joyce prende un decisione: imparerà la magia proibita per seguire il suo destino, anche se questo potrebbe costarle la vita...
Tra guerre, tradimenti, amori cortesi e duelli magici Joyce forgerà il suo destino e quello di un intero mondo.
Fate un bel respiro, rilassatevi e gettatevi a capofitto nell'avventura più fitta. Joyce vi terrà compagnia a lungo su queste pagine.
Buona lettura!
Genere: Avventura, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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"Non esistono maghi buoni"
- Edwine, 211° re di Valonde
 
"Il punto debole di ogni Mago è nel suo libro di incantesimi"
- Dasha Mothil, Decana del circolo di Taloras
 
"Spezza l'incantesimo, trafiggi il cuore del mago" disse Agron il Saggio prima di spirare tra le braccia di Blerian, il Cavaliere Valoroso.
- Adenora Stennig, 'La Duchessa Misteriosa'
 
"Metterò fine a questa guerra"
- Bellir, prima di sfidare e sconfiggere l'Arcistregone Malag



Il cerchio si apre...

Elias, in sella al suo fedele destriero, entrò nella fortezza di Promec. Il mago malvagio lo stava aspettando, pronto a colpirlo con un sortilegio, ma Elias era armato della sua spada magica, forgiata dai nani che abitavano nel sottosuolo.
"Mostro" disse Elias con voce tonante. "Restituiscimi la principessa Duli."
Promec, curvo e deforme, rise. "Riavrai la principessa solo se riuscirai a sconfiggermi."
Il mago gli lanciò contro un incantesimo, ma Elias lo respinse con la sua arma incantata.
Promec ed Elias duellarono per molte ore, ma alla fine il mago, esausto, venne abbattuto dall'eroe che lo trafisse al cuore.
Libera dall'incantesimo che la teneva prigioniera, la principessa Duli corse tra le bracca di Elias. Lui la baciò con passione mentre in sella al suo destriero la portava fuori dalla fortezza del mago.


Fine.
 
Joyce si asciugò la guancia col dorso della mano e chiuse il libro. Il titolo in caratteri dorati danzò davanti ai suoi occhi: 'Il Cavaliere e la Strega', di Adenora Stennig.
Stesa sui morbidi cuscini di seta, il libro stretto al petto, fissò il soffitto della sua stanza con occhi sognanti.
La sua mente tornò ai magnifici scenari descritti dalla Stennig, al bosco fatato dove Duli e il cavaliere Elias si incontravano per la prima volta e danzavano per tutta la notte, al castello da dove lei veniva rapita dal mago cattivo il giorno del suo matrimonio...
Joyce emise un lungo sospiro e si alzò. Andò allo scrittoio e sistemò il libro su di uno scaffale tra il 'Principe Stregone' e 'La Regina dagli Occhi Blu'. Aveva letto quei romanzi più e più volte soffrendo e gioendo insieme alle protagoniste e sognando di vivere un giorno quelle avventure.
Ma lei non era la principessa dei romanzi d'avventura. Non c'era nessun principe stregone che avrebbe danzato con lei al chiaro di luna e nessun mago l'avrebbe rapita per portarla nel suo castello.
Lei era solo Joyce, ma quello non era un giorno come gli altri.
Il giorno della consacrazione di sua sorella Bryce, decise che lo avrebbe passato fuori dal palazzo. Era la figlia minore di re Andew, ma non le era permesso di uscire a meno che non avesse una scorta. E le poche volte che accadeva, c'erano dei luoghi precisi dove poteva andare. Col tempo aveva perso interesse nei giardini e nei musei e preferiva starsene nel palazzo, dove almeno poteva consultare i libri della biblioteca.
Ma quel giorno era diverso.
Lo sentiva nell'aria. Lo vedeva nei visi eccitati della madre e dei fratelli. Nessuno pensava a lei. Nessuno, per quel giorno, avrebbe pensato a proteggere la piccola, indifesa Joyce.
L'unica che non poteva usare la stregoneria in una famiglia nella quale la magia scorreva potente nelle vene dei suoi membri.
Era così per suo padre, uno dei più forti stregoni del regno. Era così per sua madre Marget, la Strega dell'Est com'era stata soprannominata in gioventù. Era così per i suoi fratelli più grandi, Roge, Razyan e Galef. Era così soprattutto per Bryce, che fin da quando era in fasce aveva dimostrato di saper usare il dono.
Le aspettative per Joyce erano state alte. Se i suoi fratelli e Bryce erano potenti, lei sarebbe stata la più grande strega da molti secoli a quella parte.
Ma le aspettative erano state tutte deluse.
Joyce era incapace di lanciare il più piccolo incantesimo. Non era una strega e non lo sarebbe mai stata.
Per questo veniva protetta dal re e dalla sua guardia reale. Era dura crescere in una famiglia dedita alla stregoneria e che aveva sulle spalle la difesa e il benessere di tutto il regno. E lo era anche di più se eri del tutto indifesa contro i pericoli del mondo esterno.
Questo doveva aver pensato re Andew quando aveva accettato che la figlia minore era del tutto negata per la stregoneria. A quel punto non c'era molto altro da fare che cercare di assicurarle il migliore futuro possibile.
Per Joyce quel futuro era crescere a palazzo protetta da una guardia personale.
Col tempo Joyce aveva imparato ad accettare quel trattamento, ritenendolo del tutto normale. Ma era cresciuta col desiderio di essere libera e non aveva mai rinunciato a quel sogno.
Ogni giorno si affacciava dalla finestra della sua camera e guardava la città di Valonde che si estendeva ai piedi del palazzo del re. Seguiva con lo sguardo il corso del fiume che tagliava in due la città fino all'ampio golfo affollato di vascelli provenienti da tutto il mondo conosciuto. Assaporava gli odori esotici che provenivano dal quartiere degli stregoni, al cui centro sorgeva il tempio ottagonale, sede del circolo stregonesco di Valonde che assicurava la difesa del regno. Si inebriava dei colori del quartiere dei mercanti, con i loro alti palazzi dai colori sgargianti e le piazze sempre affollate a ogni ora della notte.
Sognava, Joyce. E quel sogno si faceva più lontano e struggente ogni giorno che passava. Almeno fino alla consacrazione di sua sorella.
In quel giorno solenne, Bryce sarebbe ascesa al circolo degli stregoni, ricevendo la sua investitura ufficiale. Un momento fondamentale nella vita di ogni strega del regno. Tutti gli occhi sarebbero stati puntati su di lei e, per una volta, non sulla piccola e indifesa Joyce.
Tutti, tranne quelli di Mythey. Il vecchio cavaliere era la sua ombra quando lasciava il palazzo. Se tutte le altre guardie erano impegnate altrove, Joyce poteva essere certa che Mythey stesse aspettando lei, e solo lei, sotto il grande arco che divideva il palazzo dal resto del mondo. Era lì quando andava ai mercati e si fermava lì dopo aver risalito la strada di ritorno dai musei. Mythey era una presenza discreta, ma costante. Aveva un unico scopo nella vita ed era quello di mettere la sua spada sempre splendente al suo servizio.
Joyce era affezionata al vecchio cavaliere, ma per una volta nella sua vita voleva essere libera di andarsene in giro per conto suo.
Quel giorno ci sarebbe riuscita, in un modo o nell'altro.
Aveva pianificato a lungo la sua piccola fuga. L'unica speranza che aveva era di non passare davanti ai posti di guardia per evitare domande e soprattutto aggirare in qualche modo il cancello.
Era lì che Mythey l'avrebbe attesa, come sempre, per scortarla fuori.
Quel giorno si preparò con cura. Scelse degli abiti informali: una blusa scura e una gonna lunga fino alle ginocchia. Un abito vaporoso e colorato che non desse troppo nell'occhio ma non la facesse sembrare una popolana. Raccolse i capelli ramati in una treccia che le ricadeva al centro della schiena e indossò delle scarpe comode da passeggio. Da un cassetto prese la borsa con delle monete d'argento e di rame e se la legò in vita secondo la moda del momento.
Diede una veloce occhiata allo specchio e vi vide riflessa una giovane ragazza che dimostrava poco meno dei suoi sedici anni. Grandi occhi chiari e il naso curvato all'insù, guance rosee e labbra imbronciate. La blusa nascondeva delle forme femminili appena sbocciate e le gambe lunghe.
Trasse un profondo respiro e uscì dalla stanza.
 
Nel palazzo fervevano i lavori. Valletti e servitori sciamavano in ogni direzione spostando arredi e suppellettili. Un gruppo di operai aveva sistemato una scala sotto uno dei grandi archi che sostenevano l'ingresso, issando dei vessilli.
Passandovi vicino cercando di non attirare la loro attenzione, Joyce riconobbe i simboli di varie casate: il falco dei Taloras, la tigre degli Amar, il giglio dorato degli Helonde e così via. Su tutti dominava la stella a cinque punte dei Valonde, il simbolo della casata reale.
Accanto a questo, i tre cerchi concentrici che erano il simbolo del circolo degli stregoni, la più alta autorità del regno.
Joyce vi passò accanto e si ritrovò nel cortile dopo aver percorso un lungo corridoio. Nessuno la fermò né la riconobbe.
All'esterno l'attività era anche più caotica che all'interno. I giardini che occupavano i due terzi del cortile erano affollati di servitori e valletti. In quel momento stavano sistemando tavoli e sedie per il ricevimento che sarebbe seguito alla consacrazione. Tutto doveva essere perfetto e lo sarebbe stato. Su questo suo padre era stato categorico.
Joyce aveva assistito ad altre tre consacrazioni prima di allora, ma nessuna era mai stata così fastosa e imponente. Ricordava a malapena quelle di Galef e Razyan, mentre aveva bene in mente quella di Roge, avvenuta quattro anni prima quando era poco più di una bambina.
Joyce percorse con passo veloce la distanza che la separava dall'ingresso del palazzo. Era quasi arrivata sotto l'arco che delimitava l'entrata, sormontato da una enorme stella a cinque punte scolpita nel granito, quando una figura emerse dall'ombra.
"Dove andiamo così di fretta, principessa?"
Joyce si fermò di botto e si voltò verso l'uomo. "Proprio te cercavo" disse a Mythey. Come si era aspettata, il cavaliere indossava un'armatura di maglia sopra agli abiti imbottiti. Portava la spada legata al fianco sinistro e un pugnale corto sull'altro. Negli ultimi anni aveva assunto una postura curvata in avanti e la barba dal taglio curato era diventata tutta bianca. Anche i capelli radi erano bianchi.
Mythey si esibì in un leggero inchino. "Sono ai vostri ordini, come sempre."
Lei rispose con un inchino simile. "Devo uscire per delle compere dell'ultimo momento."
"Vostra madre è stata avvertita? Lo sa che non vuole che voi usciate senza che lei lo sappia."
"Puoi chiedere a lei, se riesci a trovarla."
Mythey guardò in direzione del palazzo e sospirò. "Faccio sellare il vostro cavallo?"
"Vorrei prendere la carrozza se non ti spiace."
"La città è molto affollata. Ci muoveremo più in fretta con dei cavalli."
"Ma io non voglio rischiare di sgualcirmi il vestito" disse Joyce cercando una risposta che non sembrasse falsa.
Mythey sospirò. "Allora faccio preparare la carrozza." Si voltò per richiamare l'attenzione di un valletto, ma nessuno era girato dalla sua parte. Tutti gli inservienti erano occupati in una mansione, che fosse semplice come portare da un posto all'altro un vaso di fiori o sistemare una decorazione.
Joyce mise le mani nei fianchi. "C'è da aspettare molto?"
Mythey trasse un sospiro più profondo. "Temo che dovrò preparare io stesso la carrozza. Se avete la pazienza di attendermi qui sarò di ritorno tra qualche minuto."
Joyce lo dispensò con un gesto vago della mano. "Andate pure, ma non metteteci troppo."
Mythey si inchinò e partì con passo spedito verso le stalle.
Joyce lo seguì con lo sguardo fino a che non sparì dietro la sagoma del mastio. Rimasta sola, guardò oltre l'ingresso. La strada curvava verso destra e scendeva giù lungo i fianco della collina passando accanto a una mezza dozzina di posti di guardia. Carovane e cavalieri risalivano dalla città o scendevano verso di essa.
Joyce non avrebbe avuto un'altra occasione, lo sapeva bene. Trasse un profondo sospiro e varcò la soglia del cancello. Poi fece un altro passo in direzione della città e poi un altro ancora. Giunta al primo posto di guardia rallentò e attese che un soldato la fermasse e le intimasse di tornare subito indietro.
Non accadde e lei proseguì con passo più spedito, mescolandosi alla folla di inservienti e persone comuni che percorrevano la strada.
Non si voltò nemmeno una volta.

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Postfazione

Giusto due righe per introdurvi in questo mondo. Quella che vi apprestate a leggere è una storia molto lunga che - spero - vi terrà compagnia nei mesi a venire.
Per me è una sfida perché ho deciso di scrivere un capitolo al giorno per molti, molti giorni. Sarà un lavoraccio ma lo affronto con l'entusiasmo che metto in quasi tutto quello che faccio. È una sfida che spero di vincere per me e per voi che leggete.
La vicenda inizia lentamente perché ha bisogno di spazio e tempo per introdurre i vari personaggi e le situazioni in cui dovranno agire, ma il ritmo accelera col progredire dei capitoli e in men che non si dica vi ritroverete risucchiati nell'avventura di una vita.
Date fiducia a questa storia ed essa saprà ripagarvi dello sforzo fatto, ve lo garantisco.
La trama è incentrata su Joyce, della quale vi dirò solo che è una ragazza di sedici anni con molti sogni e speranze. Tuttavia vi sono anche altri personaggi secondari di cui esploreremo il punto di vista col progredire della storia, a partire dalla sorella maggiore Bryce e passando per amici, nemici, alleati e spasimanti.
Leggendo noterete che ho cercato di bilanciare dramma e commedia, mescolando parti in cui alla povera Joyce ne capiteranno di tutti i colori ad altre più leggere che si prendono meno sul serio.
A parte questo, ci sono incantesimi e duelli magici, profezie e avventure in luoghi esotici, mostri e balli di gala, baci rubati e maghi malvagi che rapiscono principesse indifese... ma non voglio anticiparvi di più.
Direi che è tutto. Non rubo altro spazio e tempo alla lettura.
Ora fate un bel respiro, flettete le gambe e tuffatevi a capofitto nell'avventura più fitta.
  
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