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Autore: ValexLP    13/06/2017    1 recensioni
Regina Mills e Robin Locksley sono due affermati medici in uno degli ospedali più prestigiosi di New York. Una pediatra e l’altro neurochirurgo. Robin, affascinato dalla bellezza della collega cerca in tutti i modi di conquistarla mente Regina deve fare i conti con il suo passato che dopo anni sembra ripresentarsi. OUTLAWQUEEN MEDICAL AU
Genere: Fluff, Romantico, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Altri, Regina Mills, Robin Hood
Note: AU | Avvertimenti: nessuno
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Ciao a tutti! 
Questa è la prima Fan Fiction che scrivo in "coppia". In che senso?
Tutto è nato quando la mia Sis Flavia (su twitter @FlaviaOttaviane) iniziò a creare manip OutlawQueen Medical AU.
Da lì l'idea di creare insieme una fan fiction ambientata in ospedale, con i nostri due 'medici' preferiti. 
Sappiamo quanto il fandom ami quest'idea ed è per questo che ci stiamo impegnando parecchio. 
Ci auguriamo che ciò che abbiamo in mente vi ispiri e vi invoglia a continuare la lettura. 
Credeteci, questo è SOLO l'inizio. 
Ovviamente andremo avanti solo con il vostro consenso. 
Che ne dite? Continuiamo? 
Fateci sapere! 
E Buona Lettura. 










Mancavano 3 minuti. Tre benedetti minuti e quella giornata infernale sarebbe finita. Non vedeva l’ora di rientrare a casa e farsi una doccia.
Probabilmente il suo era uno dei lavori più faticosi al mondo, turni su turni, prescrizioni su prescrizioni eppure, nonostante ciò, era un lavoro che le dava tantissime soddisfazioni e che lei amava alla follia. Regina Mills era un medico, più nello specifico era responsabile di chirurgia pediatrica in uno degli ospedali più prestigiosi di New York.
La sua passione per la medicina era iniziata alla tenera età di cinque anni quando, per imitare sua madre infermiera, Regina le rubava il fonendoscopio dalla valigetta e faceva finta di auscultare il battito cardiaco. Dal quel momento era più che sicura di una cosa. Nella vita avrebbe fatto il medico e niente e nessuno le avrebbe fatto cambiare idea.


Sentì il suo orologio da polso suonare e da lì capì che finalmente erano le otto. Fece per alzarsi dalla sedia sulla quale stava quasi per addormentarsi quando la porta della sua stanza si spalancò.


“E’ giunto il momento!!” Regina sobbalzò rendendosi conto di chi fosse


“Si finalmente, non ne posso più. Oggi è stata pesante! Gold ha avuto la brillante idea di unirmi i turni della mattina e del pomeriggio per un totale di quattordici ore di servizio. In più ho dovuto prendere parte a tre operazioni ed assistere due dei nuovi specializzandi. Non chiedermi come faccio ancora ad essere viva perché non lo so” disse Regina guardandosi allo specchio cercando di darsi una sistemata ai capelli terribilmente arruffati che le cadevano sulle spalle e togliendosi dei residui di matita nera da sotto gli occhi.


“Davvero 14 ore? E pensare che volevo chiederti se ti andava di andare a mangiare qualcosa insieme” la guardò Mary Margareth mentre si toglieva il camice bianco e si infilava il suo lungo cappotto nero.


“Mi dispiace ma stasera proprio non ce la faccio. L’unica cosa che voglio fare è buttarmi sul letto e morire.”


“Fa niente sarà per la prossima volta, non ti preoccupare” disse MM prendendola sotto braccio e incamminandosi insieme a lei verso l’uscita.


Mary Margareth e Regina si conoscevano da anni ormai. Si erano incontrate il giorno del test d’ammissione all’università, una gareggiava per il posto da infermiera mentre l’altra per il posto a medicina. Erano strade diverse si, ma questo non le impedì di restare in contatto durante tutti gli anni accademici. Successivamente Regina si era specializzata mentre Mary Margareth era stata promossa a caposala.
La loro era un’amicizia sincera, c’erano sempre l’una per l’altra anche se ogni tanto non mancavano i battibecchi.
Si diressero verso i parcheggi privati dell’ospedale per prendere la macchina e tornarsene a casa incrociando in continuazione colleghi, pazienti e i loro familiari fino a quando non videro l’unica persona che Regina avrebbe tanto voluto evitare. Ad essere sincera ogni volta che lo incontrava in corsia cercava quasi sempre di cambiare strada. Non lo sopportava. Eppure in quel momento non poteva fare nulla, la sua macchina si trovava proprio lì in quel parcheggio e non avrebbe potuto fare nulla per evitarlo.
Oddio no, lui no.


“Buonasera colleghe” esclamò l’uomo incrociando il loro sguardo.


“Buonasera dottor Locksley, facciamo la notte oggi?” rispose sorridente Mary Margareth.


Robin Locksley era il neurochirurgo più competente di tutta la struttura e lui si vantava di ciò. Questa sua esuberanza sembrava non turbare Mary Margareth, ne tantomeno gli altri medici suoi colleghi. Tutti riconoscevano la sua immensa bravura e gli erano riconoscenti per tutte le vite che salvava. Regina invece non riusciva a farselo piacere. Avevano avuto modo di chiacchierare in passato, di collaborare e prendere parte a diversi convegni ma il loro rapporto non era mai andato oltre la professionalità.


“Già, stanotte si lavora duro. Voi dove siete dirette?” chiese lui guardando Regina. Quella donna con i capelli neri come la notte e gli occhi castani lo affascinava.


Ogni volta che la incontrava la studiava con lo sguardo. Era bellissima e avrebbe tanto voluto approfondire il loro rapporto magari andando a bere un caffè insieme. Gli sarebbe piaciuto conoscerla meglio, indagare di più sulla sua vita e non soffermarsi solo sulle questioni lavorative. Chissà, forse prima o poi glielo avrebbe chiesto. O forse anche subito.


“Abbiamo finito, ce ne stiamo andando a casa” rispose subito Regina sorridendo con strafottenza.


“Che peccato, pensavo che avremmo avuto l’occasione di passare un po’ di tempo insieme” disse Robin facendo il finto offeso. “


O davvero? E cosa te lo fa pensare che voglia passare del tempo con te Locksley?” “Oh andiamo, lo so che sotto sotto ti piaccio”


“Penso che non uscirei con te neanche se fossi l’ultimo uomo sulla faccia della terra”
Mary Margareth intanto li guardava divertita. Amava quando si punzecchiavano, sembravano davvero una coppia.


“Forse adesso mi rifiuti, ma prima o poi ci riuscirò a portarti fuori a cena, ne sono sicuro” Robin le strizzò l’occhio.


“Non pensavo che un neurochirurgo come te si abbassasse a questi livelli, ad uscire con una semplice pediatra”


“Beh che dire, sei una bella pediatra…vi auguro una buona serata signore” fece lui andandosene.
Regina rimase un attimo interdetta da quelle parole. Non si sarebbe mai immaginata una dichiarazione simile da parte sua. Quasi quasi rimase colpita quando all’improvviso si sentì chiamare un’ultima volta.


“Ah Mills..?” esclamò Robin girandosi verso di lei.


“Bei capelli” disse ridendo prima di scomparire dietro le porte scorrevoli. Regina si ricordò delle sue condizioni in cui aveva lasciato la sua stanza e arrossì sgranando gli occhi. Era un mix tra rabbia e vergogna.
Lo ammazzo. Giuro che la prossima volta lo ammazzo.


Salirono in macchina quando Mary Margareth scoppiò a ridere.


“Non c’è nulla da ridere” sbottò Regina dandole un colpo sulla spalla.


“Oh andiamo Regina, si vede che è cotto di te”


“Cotto di me? Ma smettila che fa così con tutte!”


“Nah, fidati di me! Ho visto come ti guardava, ti ha praticamente fatto una radiografia”


“Mi avrà anche fatto una radiografia, potrò anche piacergli ma la cosa non è reciproca”


“Mi stai dicendo che non provi nulla per lui? Che non ti piace neanche un po’? Regina piantala, tutte le donne di questo ospedale gli vanno dietro”
“E allora? Sarà anche un bell’uomo ma non sopporto il suo atteggiamento. Si vanta della sua professionalità come se fosse l’unico neurochirurgo degli Stati Uniti ma chi si crede di essere?”


“Ora dici così ma vedrai come ti lascerai andare”


“Ne sei proprio sicura?”


“Dieci dollari che entro la fine della prossima settimana riuscirà ad invitarti a cena fuori. O a colazione, quello che vuoi”


“Affare fatto.”
Perderai amica mia stanne certa.


Un quarto d’ora più tardi varcò finalmente la soglia di casa e trovò suo figlio Henry seduto sul divano intento a giocare alla Play Station.
“Tesoro sono a casa”


“Ciao mamma finalmente sei tornata.”


“Diciamo che ho avuto una giornata piuttosto impegnativa”
“Avevo immaginato, ho appena ordinato due pizze, dovrebbero arrivare tra una decina di minuti, hai tempo di farti una doccia e rilassarti un po’” disse lui lasciandole un bacio sulla guancia.


“Il mio uomo, che farei senza di te” disse Regina togliendosi le scarpe e appoggiando il cappotto sull’attaccapanni.


Henry aveva 15 anni ma poteva definirsi molto più maturo di un qualsiasi adolescente della sua età. Frequentava il liceo artistico, aveva sempre dimostrato una certa dote per il disegno e sognava un giorno di diventare un autore di storie a fumetti. Regina aveva amato sin da subito questa sua aspirazione. Non voleva che suo figlio seguisse le sue orme come solitamente si aspettavano moltissime persone. Voleva solo che lui fosse felice e che seguisse il suo cuore.
Entrò in doccia e vi restò per quindici minuti buoni facendo si che le gocce d’acqua calda che le cadevano sul corpo la rilassassero e che le scacciassero via tutti i pensieri pesanti derivati dalle lunghissime ore di lavoro in ospedale.
Uscì e avvolse un asciugamano intorno al suo corpo per poi dirigersi in camera e indossare il suo pigiama preferito con gli orsacchiotti lasciando i capelli bagnati.


“Allora tesoro? Come è andata oggi a scuola?” chiese ad Henry mentre entrambi si gustavano le loro pizze seduti al tavolo della cucina.


“Bene, la professoressa Blanchard ci ha assegnato un progetto da fare entro il prossimo mese, dobbiamo inventare una piccola storia e poi disegnarla sotto forma di fumetto”


“Davvero? Ma è meraviglioso!” esclamò Regina


“Si, è una cosa bellissima e non vedo l’ora di mostrargliela. Ho già tutto in mente, devo solo appuntarmi alcuni particolari su carta e poi iniziare a disegnare”


Regina aveva gli occhi lucidi mentre parlava, era così fiera di lui. Non poteva chiedere un figlio migliore, metteva amore in tutto quello che faceva.
La aiutò più tardi a lavare quei due bicchieri e posate che avevano usato per la cena prima di ritirarsi in camera.


“Vado a dormire mamma, domani mi aspettano sei ore di lezione piuttosto impegnative” disse lui dirigendosi verso la sua stanza.


“Va bene Henry, buonanotte!” e gli lasciò un bacio sulla tempia.


Rimase sola in salone e sospirò. Amava la sua vita, aveva un lavoro che la soddisfava, un figlio che amava alla follia e amiche che la supportavano quando ne aveva bisogno, eppure c’era qualcosa che la tormentava. Qualcosa che non le permetteva di vivere in tutta la serenità che meritava.
Tornò in camera e si sedette sul suo enorme letto matrimoniale con l’intenzione di dormire, ma prima di infilarsi sotto le coperte, fissò lo sguardo su una piccola cornice che teneva sul comodino. La foto raffigurava una bambina che non poteva avere più di tre anni. Aveva i capelli neri e sorrideva mentre volava su un’altalena. Era il ritratto della felicità. Regina la fissava con gli occhi lucidi mentre si portava una mano alla bocca lasciando l’impronta di un bacio per poi poggiarla sul vetro della cornice. Era una cosa che faceva ogni sera prima di addormentarsi ormai da dieci anni e avrebbe continuato a farla per altrettanti. Era diventato una specie di rituale che conosceva solo lei. Non ne aveva parlato mai a nessuno, nemmeno a suo figlio. Si sdraiò finalmente e si addormentò abbracciando un piccolo orsacchiotto di peluche con al collo un fiocchetto rosa.
   
 
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