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Autore: Moglyo    19/06/2017    1 recensioni
Qualcuno disse: "Da grandi poteri derivano grandi responsabilità", beh se quel potere viene usato per scopi personali di solito ci sono ripercussioni e se il nostro Chat a forza di usare il suo potere diventasse una bestia?
La maledizione che si abbatterà sulla nostra coppietta e tutta Paris sarà: un errore per amore o la luce per i nostri eroi?
Genere: Drammatico, Suspence, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Adrien Agreste/Chat Noir, Gabriel Agreste, Marinette Dupain-Cheng/Ladybug, Papillon, Un po' tutti
Note: AU, OOC, What if? | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
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- Questa storia fa parte della serie 'la Malédiction e le sue storie'
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Parigi giugno 2016

Marinette e i suoi genitori erano appena scesi dall’aereo erano andati in Cina per festeggiare i 70 di matrimonio dei suoi nonni. Aveva rivisto tanti suoi parenti che non vedeva da quando aveva sì e no 5 anni. Tom, suo padre guidava la loro C2, Sabine invece era seduta sul sedile anteriore del passeggero e Marinette si era stravaccata sui sedili posteriori dopo undici ore di estenuante volo, voleva solo buttarsi sul suo letto e messaggiare con i suoi amici. Avevano da poco lasciato il parcheggio del Beauvais-Paris Airport e ora gli aspettava attraversare quasi tutta la città per arrivare a casa 21 distretto di Parigi. Avrebbero impiegato circa un’ora se gli andava bene, se non ci fosse stato traffico, o almeno quello era quello che pensava Marinette nel dormi veglia. Avevano appena imboccato la strada di Boulevard quando successe. Non si ricordava bene cosa o come successe si ricordava solo che stava parlando con i suoi quando tutto si fece buoi, si sentii le gomme stridere sulla strada e i suoi che le dicevano che andrà tutto bene.

Si sveglio in una stanza bianca, apatica, le faceva male la testa e il braccio; quando arrivò un infermiera che le sorrise dolcemente, Marinette non capiva cosa stesse accadendo e dove erano i suoi. Si ricordava che era in macchina poi ci fu quel rumore sordo e tutto buoi; l’infermiera nel mentre chiamo il dottore che arrivo poco dopo e dovette dare quella terribile notizia a Marinette.

I suoi genitori erano morti nell’incidente, lei era rimasta quasi illesa grazie a loro che le avevano fatto da scudo. La causa dell’incidente era ignota ma i testimoni diedero tutti la stessa versione, qui riportata da un giornale locale:
 
“Un animale grosso e nero ha attraversato la strada e la C2 freno per evitarlo, le ruote hanno slittato e l’auto è finita in contro a un muro, delle persone a bordo solo la figlia della coppia rimase leggermente ferita; protetta dai corpi dei genitori.”
 
Marinette aveva riportato una leggera commozione celebrale e un abrasione al braccio sinistro, due giorni di ospedale e poi fu dimessa. Adrien si precipito da lei come fecero anche Alya e Nino per vedere come stava e confortarla. Erano i suoi migliori amici.

Qualche giorno dopo i funerali Chat l’andò a trovare, sempre entrando dalla finestra aperta vista la stagione estiva, era diverso ora oltre la coda aveva anche le orecchie e parte del costume rivestito di pelliccia, aveva qualcosa che non andava. Mari era sul letto caduta in una depressione che non le lasciava scampo, si sentiva solo al mondo; neanche la presenza di Chat la tirò su. Visibilmente dimagrita, non aveva praticamente toccato cibo per vari giorni; se ne stava solo lì sul letto a piangere lacrime che non si potevano consolare. Adrien sapeva bene come si sentiva Mari, da quando sua madre era scomparsa, non aveva perso solo lei, ma anche Gabriel come padre amoroso. Sapeva benissimo cosa stava passando e non aveva assolutamente voglia di perdere anche la sua Lady. Anche se questo significava rivelare chi era.

Mari dal canto suo non degno il suo eroe neanche di uno sguardo e questo feri molto Chat ma non si diede per vinto; entrambi conoscevano i punti deboli dell’altro e in quel momento li avrebbero sfruttati al massimo. Lei per sprofondare nelle tenebre. Lui per riportarla alla luce a cui apparteneva.
Iniziò Marinette cercando di scacciare chat con parole crudeli.

“Vattene gattaccio nero, tu porti solo sfortuna e adesso ne ho la prova, per colpa i miei genitori sono morti. È solo colpa tua dovevi morire tu al loro posto; tu e quella bestia nera”. Gli urlo contro appena chat le si avvicinò leggermente.

Quelle parole erano taglienti come coltelli roventi, che gli erano entrate nell'anima; non si demorse, non poteva lasciare intravedere il dolore che provava, non era il momento adatto.

“Su princess non dire cose che non pensi; poi potresti pentirti di averle dette”. Cerco di calmarla avvicinandosi sempre più vedendola sul punto di un crollo nervoso.
Lei non aveva la forza per allontanarlo, fisicamente era al limite, mentalmente era già sprofondata in meandri oscuri. Appena scorse i suoi smeraldi qualcosa scatto in lei, erano cupi, tristi, spenti ed addolorati; preoccupati da morire per lei, ma sempre stupendi. Erano la luce che cercava disperata in quel buio profondo in cui si era cacciata.

Scoppio a piangere.

Non lo aveva fatto davanti ai dottori una volta appresa la notizia, non davanti ai suoi amici per farsi vedere risoluta e perfino ai funerali non verso una lacrima.
Solo ora davanti a lui si lascio andare. Piangeva di dolore pe la perdita dei suoi. Piangeva per le parole che gli aveva detto e che non pensava. Piangeva per farsi sentire, per chiedere aiuto. Per uscire da quell'incubo senza fine.

Allungò la mano esile, magra, quasi scarna al viso di lui che le si avvicinò dolcemente stringendola con la massima delicatezza, talmente era fragile che si sarebbe potuta spezzare con lo sguardo; Chat ne era certo.

Lui appena le vide gli occhi si senti sprofondare, erano occhi spenti, senza più quella luce di vita che lì faceva brillare. Ora erano solo due zaffiri che si perdevano nell'oscurità della notte, troppo nera per loro. Tranne le lacrime a fatica quando la senti piangere; voleva abbracciarla, baciarla, avrebbe voluto e dovuto proteggerla, invece dov'era il suo eroe quando successe l’incidente?

Non se lo ricordava. Era in uno dei suoi momenti di vuoto, ed aveva veramente paura di essere stato lui la causa della sua depressione, del suo dolore, della sua perdita.

Era perso tra i suoi pensieri e negli occhi di lei che chiedevano aiuto. Intanto loro piano piano tornavano vivi.
Era un istante che sembrava un eternità o l’eternità di un istante loro non lo sapevano ne gli importava; intrappolati uno nello sguardo dell’altro.
Poco dopo la mano della sua Lady si alzò dal materasso, cercando il contatto con la sua guancia; gliela strinse delicatamente dandole un bacio e poi portandola alla guancia che tanto agognata da lei.

Gli asciugo una lacrima, non s’era accorto che gli stavano scendendo dei goccioloni, rigandogli le guance. Lei delicatamente provava ad asciugarle, voleva farsi perdonare. Ogni gesto gli costava una fatica non da poco per quel corpo esile, non sembrava più quella della famosa eroina allenato ai salti sui tetti e inseguimenti a perdi fiato per la città.

Lui rimase sbalordito, non si aspettava quel certo un gesto così dolce. Chat fu invaso da una felicità che poteva fargli toccare il cielo, facendolo sorridere in un modo innocente e malizioso allo stesso tempo. Pure Mari aveva una tempesta di sentimenti in corpo in quell’istante; sentimenti contraddittori ma che vennero quietati da quel sorriso che si faceva largo tra le lacrime dei due. Finalmente Chat si stava aprendo con lei mostrando le sue debolezze.

Aveva saputo dell’incidente a casa Agreste e sperava che il suo micio gliene parlasse almeno un poco. Entrambi sospettavano l'identità dell'altro da tempo ma nessuno parlava di tacito accordo, per paura della delusione una volta tolta la maschera che li divideva e proteggeva.

Passarono una buona mezz’ora con lui che si era seduto sul letto e la teneva stretta. Prima l’aveva aiutata a sedersi e lei gli si era accoccolata sul petto continuando a singhiozzare ancora qualcosa, sembrava un scusa per le parole dette prima ma la voce era troppo impastata e stanca per essere comprensibile.
Mari veniva cullata e coccolata come una bambina ormai erano le dieci di sera. Chat era arrivato alle otto circa, ma si sa il tempo vola quando si stava insieme. Decise non curandosi dell’opinione altrui, che non l’avrebbe lasciata sola quella notte e quelle seguenti.

La magica atmosfera venne interrotta dal brontolio della pancia di Mari che come da un lungo sogno si risvegliò affamata. Chat la guardo trattenendo una risata a fatica. Pensando poi, da chissà quanti giorni non mangiava un pasto decente o comunque qualcosa di solido.

 Da come era ridotta sembra un secolo fa.

Chat scese in cucina, senza fare troppi complimenti, per vedere se in frigo c'era qualcosa mentre la sua Lady era rimasta seduta in camera con la raccomandazione di non sforzarsi.

Anche se non sembrava era un cuoco provetto, rovistando un po’ in frigo e in dispensa trovo quello che aveva bisogno per la speciale minestra delle dieci e trenta di sera; leggera ma calorica.

Dopo circa una ventina di minuti arrivo un profumo invitante dalle scale e lo stomaco di mari brontolo vistosamente.  Sta volta non riuscì a trattenere le risate e la vide con la faccia rossa e le guance gonfie d'aria nel tentativo di sembrare offesa dalle risate. Finalmente era tornata la sua Marinette.

Complimenti allo chef, si disse, adesso il colorito di lei era più vivo roseo e rosso sulle guance. Ne era felice e sollevato.

Il dolore al petto e la stanchezza di stare in quella forma lo debilitava molto a livello fisico.

“Va a casa a riposarti io ora sto meglio” gli disse in tono calmo e dolce. Vedendolo stanco e dolorante.

“No non ti lascio principessa non sono affatto…” si interruppe una fitta al cuore più forte delle altre lo blocco facendogli fare una smorfia di dolore.

“Chat cos'hai?” Chiese sorpresa e preoccupata.

“Niente dolcezza la tua premura mi ha colpito al cuore e affondandolo” ansimava nel dire quelle parole il dolore era insopportabile e gli stava prendendo la testa aveva paura di ricadere in uno dei suoi tremendi vuoti di memoria.

“Gattino mio non mentire se stai male devi andare a curati senza pensare a me” sempre con quel tono dolce e preoccupato cerco di persuaderlo.

Tikki usci dal suo nascondiglio anche lei era visibilmente deperita ma non si preoccupo neanche di farsi vedere quel momento era critico non c'era tempo da perdere.
“Marinette togli l’anello a Chat presto prima che perda il controllo” disse il piccolo esserino affanandosi.

“Fa presto” rincarno la dose Tikki.

Mari non capiva ancora il significato di quelle parole, ma se la causa del dolore di Chat era l’anello allora glielo avrebbe tolto in ogni modo.
Lui era accasciato a terra si premeva la testa con le mani e ansimava dicendo cose sconnesse.

Con un movimento rapido Mari gli sfilo l’anello, era stata sì rapida ma incauta, ed adesso sbilanciata dal movimento era sul pavimento ma l'anello l’aveva in mano. Sorrise vittoriosa e dolorante.

Ci fu un fascio di luce verde, poi il buio della camera torno a regnare, Mari non aveva visto chi c'era sotto la maschera vedeva solo due occhi verdi familiari e felini. Tikki nel mentre aveva spento tutte le luci per sicurezza.

Anche lui vedeva solo gli zaffiri di lei, quasi sul punto di piangere, per poi si accorgersi che era caduta nel tentativo di aiutarlo; ma ora esile com’era ogni sforzo che normalmente si faceva lei non ci riusciva e poi dopo la caduta gli facevano male i gomiti.

Adrien la prese in braccio e la rimise sul letto e si rimise l’anello dove usci un Plagg frastornato e affamato.

Plagg stava per urlare quando vide Marinette e poi squadrando Adrien che gli intimava il silenzio.

“Allora Chat noir” iniziò, “Voglio il mio formaggio e lo voglio ORA!” strillo.
Per poi avvicinarsi a Marinette per non farsi sentire. “Vorrei vedere Tikki, posso?” in tono gentile chiese.

Lei annuì indicandogli dov'era. Adrien, intanto, andò a prendere il formaggio e dei biscotti al cioccolato chiesti da Mari e già che c’era del latte.




 

Ultimo capitolo del giorno che continuerà nei prossimi giorni. 
Inizia a farsi un po' di chiarezza forse.

   
 
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