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Autore: Dreamer In Love    19/06/2017    2 recensioni
Con il caldo di questa estate, anche un pirata esperto, che ambisce a diventare persino il re dei pirati, rischia di prendersi un colpo di sole. E le allucinazioni, i sogni che ne nascono possono avere dell'assurdo.
"Il suono di quelle risate gli fece torcere lo stomaco dimenticando per un momento la fame: aveva la sensazione di conoscerle ma il suo intuito gli suggeriva che c'era qualcosa che non andava."
Genere: Fluff, Malinconico, Slice of life | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Monkey D. Rufy, Mugiwara, Nami, Portuguese D. Ace | Coppie: Rufy/Nami
Note: Missing Moments, Nonsense, What if? | Avvertimenti: Spoiler!
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Sogno di una merenda di mezza estate

Un brontolio di stomaco - dirompente e assordante – fece voltare verso il capitano i suoi nakama, mentre due gabbiani, che in mancanza di forti correnti di aria avevano scelto la Sunny per passare quell’afosa giornata estiva, spiccarono il volo, spaventati.
Usopp, Chopper e Robin avevano convinto Rufy a partecipare a un gioco da tavolo: eserciti e battaglie erano stati l'arma vincente per coinvolgerlo ma a furia di scervellarsi aveva consumato tutte le energie. Il capitano si spettinò i capelli emettendo una fragorosa risata.
- La fame chiama. - spiegò brevemente.
- Ti ho lasciato uno spuntino in cucina. -, gli disse Sanji, porgendo una bibita fresca, prima a Robin e poi agli altri.
- Sbrigati che ti aspettiamo. -
Il capitano annuì appena, si alzò e, strascicando i piedi per il caldo e la stanchezza, si diresse verso la cambusa. Arrivato a destinazione, si accorse che la porta era aperta e che dall'interno provenivano due voci divertite. Il suono di quelle risate gli fece torcere lo stomaco dimenticando per un momento la fame: aveva la sensazione di conoscerle ma il suo intuito gli suggeriva che c'era qualcosa che non andava. Stranito, invece di fare come sempre irruzione per afferrare più cibo possibile, diede una sbirciata all'interno. Impiegò qualche secondo a mettere a fuoco l'immagine. Poi, strabuzzò gli occhi dalla sorpresa e si nascose dietro l'intercapedine lignea. Mai scena era stata più bizzarra e surreale, nonostante la sua mente era normalmente abituata a pensare fuori da qualsiasi schema e previsione. Perché seduti in un angolo del tavolo, c'erano suo fratello Ace e Nami che bevevano un the, chiacchierando amabilmente. Proprio in quel momento, Zoro gli passò accanto sulla passerella. Allungò un braccio per fermarlo e lo trascinò a sè intimandogli però di non far casino. L'uomo dai capelli verdi si accodò a lui, sbirciò nella stanza e, infine, tornò a guardare il suo capitano che, con gli occhi stralunati aspettava una sua reazione.
- E quindi? -, commentò solo, non capendo lo sconcerto del moro.
- Ci sono Ace e Nami in cucina che bevono il the. -
Zoro accigliò appena lo sguardo, non capendo ancora.
Rufy sbottò.
- Mio fratello dovrebbe essere... morto! -
Dirlo gli era costato uno sforzo immane ma, come Nami gli aveva suggerito quando dopo due anni si erano ritrovati, pronunciare quelle parole lo avrebbe aiutato a realizzare l'accaduto. Il suo vice, comunque, alzò le spalle, noncurante. Lanciò un'altra occhiata all'interno, giusto per essere convinto di ciò che stava per dire.
- A me sembra vivo e vegeto. -
Poi, se ne andò con uno sbadiglio lasciando nuovamente Rufy solo. Questo passò lo sguardo sul ponte della nave, dove tutti i suoi compagni proseguivano tranquilli e indisturbati le loro faccende: Brook che accordava il violino, Franky che sorseggiava una cola seduto sulla balaustra e Sanji che elogiava la bellezza di Robin, intenta però nello studiare, insieme agli altri compagni di gioco, la strategia migliore da adottare. Si grattò la fronte, pensieroso: che i ricordi nella sua mente fossero solo frutto della sua immaginazione? Eppure la morsa di nostalgia che aveva provato al petto quando aveva visto Ace gli era sembrata estremamente reale, insieme alla straziante immagine di lui che moriva tra le sue braccia. Comunque, la curiosità non accennava a scemare e nonostante i dubbi, tornò a guardare la strana coppia assortita. Nami stava, ora, ridendo, tenendosi la pancia con una mano mentre con la gemella spostava i lunghi capelli ramati dietro d'orecchio, disinvolta, e il moro si trovò a pensare quel gesto come adorabile.
- Dovevo immaginare che Rufy fosse uno scapestrato anche da bambino. -, commentò la storia che Ace le aveva appena finito di raccontare.
Quindi, stavano parlando di lui e lo colse un improvviso borbottio di pancia. Era nervoso; decisamente troppo nervoso nonostante l'ansia non era mai riuscita a far parte del suo carattere.
- E non è finita qui, pensa che ho imparato da lui l'arte di mangiare, parlare e dormire contemporaneamente. Quando tornavamo dalle nostre avventure, Dandan ci tormentava di domande: la peste era talmente entusiasta che voleva rispondere ma allo stesso tempo era troppo stanco e affamato. -
La rossa rise nuovamente.
- Allora è proprio una dote naturale. –, commentò ironica e Rufy si stupì di quando la ragazza fosse a suo agio insieme al fratellone.
Non era da tutti conversare con la navigatrice senza ricevere pugni e insulti.
Poi, la vide aprirsi in un sorriso dolce; era splendido.
- Mi sarebbe piaciuto vederlo da piccolo. -
Ace afferrò una manciata di biscotti per infilarseli, poi, tutti in bocca.
- Quel vecchiaccio di Garp dovrebbe avere delle foto da qualche parte. Anche se non è cambiato poi così tanto. -, rispose sputacchiando briciole sul tavolo.
Poi, bloccò la mascella a metà.
- Beh, non è proprio vero. È diventato un ottimo pirata e sono sicuro che realizzerà il suo sogno. Lá sopra... -, e indicò con l'indice verso l'altro. - sono in tanti a fare il tifo per lui. Anche se rimane pur sempre un idiota. -
La rossa sogghignò.
- Il titolo di re degli idioti l'ha guadagnato da tempo. -
I due si scambiarono un'occhiata divertita. Poi, la navigatrice abbassò lo sguardo per trastullare il bordo della tazza che aveva tra le mani.
- Sai, - continuò, con la voce leggermente incrinata. - Ho sempre voluto conoscerti. Rufy mi ha parlato tanto di te. Ti vuole davvero bene ed è un peccato che sia finita così, la tua vita dico. -
Il ragazzo dal cappello arancio librò la voce in una potente risata.
- Morire per lui era la cosa migliore che potessi fate. Non ho rimpianti, e poi, l'ho lasciato in ottime mani. -
La rossa si allungò sul tavolo e afferrò in una stretta d'affetto le dita del fratello del suo capitano. Lo guardò, poi, dritto negli occhi per infondergli tutta la sua determinazione.
- Mi prenderò cura di lui. -, promise la navigatrice.
Nel suo campo visivo, però, comparve il faccione del diretto interessato che si era sporto troppo dal suo nascondiglio. Nami si voltò verso di lui, il cipiglio contrariato non prometteva nulla di buono.
- Rufy! -, cominciò la manfrina e Ace scoppiò a ridere in quel suo modo coinvolgente e tonante.
- Sempre il solito impiccione. -
 
- Rufy! -
La voce acuta di Nami arrivò fastidiosa alle sue orecchie e, con un sobbalzo, il capitano aprì gli occhi. Si trovava nel giardino dei mandarini e la navigatrice era accucciata a pochi centimetri da lui, con le iridi nocciola liquide di preoccupazione. Si ricordò di essersi sdraiato in mezzo alle piante nel tentativo di evitare le pulizie della camera e farsi una bella pennichella e si stupì nel non trovarla arrabbiata.
- Rufy stai bene? -, chiese la ragazza con tono pacato.
Il ragazzo si ritrovò ad annuire; la risata di Ace che rimbombava ancora nella sua mente lo obbligò ad aprire il viso in un enorme sorriso. Nami portò una ciocca dietro all'orecchio, in una piegatura leggera delle labbra; meravigliosa. 
- Stavi sorridendo così mentre dormivi. Non volevo svegliarti ma poi hai cominciato a piangere… -
A quelle parole, il ragazzo si tastò appena le guance, grondanti di acqua salata.
- Che cosa stavi sognando? -, chiese curiosa la navigatrice.
Il capitano assunse un’espressione idiota, dubbioso sul da farsi. Come poteva spiegare la felicità che aveva provato nel sognare per la prima volta da quando era morto suo fratello? Vederlo muoversi, parlare, sorridere e ridere in quel modo unico e allegro che aveva riempito la sua infanzia di ricordi? Poi, tornò a concentrarsi sulla sua navigatrice. Sospettava che quell’effimero dialogo che aveva origliato fosse qualcosa di speciale, un tesoro da custodire. Dopotutto, al tavolo della cucina a bere il the aveva visto sedute le due persone che amava di più al mondo: uno se ne era andato troppo presto, in quel modo ingiusto e insensato che tanto aveva tormentato il capitano, ma che aveva anche lasciato nel suo cuore amore, speranza e la sensazione di non essere mai davvero solo; l’altra era proprio lì davanti a lui, con il viso bello e abbronzato dal calore del sole e con negli occhi quel barlume di attenzione e affetto che, Rufy sapeva, rivolgeva solo a lui. Ancora una volta Nami gli era accanto e, il ragazzo ne era certo, lo sarebbe stata sempre: era la persona di cui si fidava di più al mondo.
Si mise seduto e allungò le braccia per afferrare le spalle della ragazza e avvicinarla a sè.
- Ma che fai, scemo?-, cominciò a sbraitare Nami, colta di sorpresa.
Il capitano le posò un bacio sulla guancia, per poi guardarla, sorridente.
- Grazie. -, disse solo.
La navigatrice, ormai rossa in volto e confusa, sbuffò.
- E di cosa? -
- Di aver fatto merenda con Ace. –
 
 

 
  
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