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Autore: sympansheep    30/06/2017    2 recensioni
Agata Orfeo è cresciuta in fretta. Come tante altre ragazze nel mondo, per una motivazione o per un’altra.
Si è ritrovata per colpa della malavita a vivere in un povero ghetto al nord di Copenhagen, da sola, con un effimero supporto morale da parte di quelle che erano da bambine le sue compagne di giochi.
Eppure, loro non sono come lei. Loro non devono vivere in bilico tra l’essere zingara, ricca o assassina. E Agata non è una volpe, non sa sfruttare le persone: sa solo contare sulle proprie forze.
Ma arriva il momento in cui deve rinunciare all’apparente stabilità emotiva che le è stata accanto per ventitré anni e iniziare a scappare per davvero. Scappare dai sicari, scappare dagli opportunisti, scappare dalle autorità.
E non dovrà mai fermarsi: l’obiettivo sarà sempre fisso lì, e niente dovrà ostacolarlo.
Neanche l’alleanza, l’amicizia, l’amore improvviso.
Non una trappola dovrà intralciare la sua fuga.
Ma se invece si accorgesse che in realtà sta solo fingendo di correre lontano?
Genere: Angst, Sovrannaturale, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
Capitoli:
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Capitolo 1
– Preludio


 
«Lasciami andare per oggi! Abbi pietà di me!»
«Uomini come te non meritano la mia pietà».
Erano giunti a questo, prima di incrociare le lame, il quale colore non perdeva la sua lucentezza fra le fitte ombre della piccola foresta che divideva nettamente il porto dal centro abitato. Un lestofante che sembrava già essere con le spalle al muro contro una figura contornata da un logoro mantello nero, che dimenava i suoi lembi sfiorati dalle folate di vento all’unisono con le fronde sopra le loro teste, facendo rumore. Erano un uomo e una donna a scontrar le spade, armi rare dopo l’invenzione di revolver e fucili. Uno di loro possedeva delle grazie, ben distinte dalle greche entità divine, fra cui la Misericordia. Essa non veniva colpita dalla fievolissima luce che si faceva strada fra le fessure vuote tra la sagoma di un tronco e un altro, eppure sotto le sue vesti sembrava quasi risplendere di luce propria: quanto era bella, diceva lui, quella Misericordia.
E quanto sarebbe stato bello possedere tutto di quella donna che celava il suo volto dietro una bautta dorata, l’assassina tanto temuta, il Colpo al Cuore dei sicari. Come gli spettri all’inseguimento della vittima prescelta, avanzava nelle tenebre: sapeva perfettamente dove colpire, conosceva esattamente chi doveva uccidere, e tanta era l’invidia che egli provava verso quella creatura tanto oscura. Qualcosa di lei però, bramava con un ardore inimmaginabile. Il suo meraviglioso pugnale, i suoi vivi occhi cinerini, il suo grandissimo potere.
La sua testa.
«Abbi pietà di me!»
«Forse quando consegnerai i soldi a quella ragazza».
Il Colpo al Cuore non risparmiava mai un avversario, se la Misericordia non glielo impediva: come se ogni suo omicidio fosse dettato dalla sua volontà, quella sottile ma sorprendente lama manovrava la sua mente, la sua stessa vita.
O almeno, questo si diceva.
Egli non aveva paura, in realtà, stava solo fingendosi qualcun altro, invocando pietà e sbraitando l’arma apparentemente senza alcuna conoscenza riguardo il suo uso. Ma no, lui aveva mentito sin dall’inizio: era un anziano con un corpo eternamente giovane, si portava tre secoli sulle spalle e non si sarebbe fatto mettere i piedi in testa da un’omicida qualunque, non dopo aver passato la vita a doversi difendere sempre e costantemente da ogni minaccia che il fato si ostinava a porgli davanti, come una maledizione.
C’è stato un periodo in cui ha avuto le mani legate: c’è stato, non si può negare. Ma non sarebbe ritornato, in quel presente, tantomeno nel futuro che si prospettava dinanzi.
«Non li ho ancora tutti!»
«Hai mai pensato di vendere quelle vesti un po’ antiquate? O anche la tua spada? Non solo potresti saldare i tuoi debiti, sarebbe anche più semplice ucciderti».
Erano di nuovo vis-a-vis. Si minacciarono con gli sguardi per una manciata di secondi, prima di cominciare un’orchestra a suon di fendenti. Il primo, col passare dei minuti, dovette mettere un po’ da parte la sua copertura, per potersi difendere da quell’offensiva sempre più insistente da parte della Mietitrice. Era molto più abile del suo nemico, mettendolo in seria difficoltà nonostante la continua pratica a cui si sottoponeva sin dal Settecento. Ma per non rivelare in alcun modo la presenza nel mondo più del dovuto, dovette spesso rischiare di farsi ferire in parti poco convenienti – e farla franca a ogni mandritto semplicemente facendo passi enormi per poterli scansare un po’ in ritardo.
«Non è mia! Questa spada non è mia! L’ho rubata per potermi difendere da chi mi perseguita, proprio come te! E questi sono i soli abiti che possiedo da ormai molti anni!»
«Le tue menzogne sono davvero irritanti. E la decisione è presa, non ti lascerò fuggire: una volta morto, sarò io a portare a termine i tuoi obblighi per mezzo di ciò che resta degli averi che indossi questa notte. Preparati a morire, dunque».
Eccolo il bagliore tanto atteso, quella luce violacea che avrebbe voluto ammirare sin dall’inizio del loro improvvisato duello. L’arma bianca dell’uomo rifletteva il raggio emanato dalle sclere dell’oppositrice, illuminando di poco il terreno e parte del suo viso, in cui lentamente si distorceva in un malsano sorriso, sfuggitogli per l’euforia del momento.
Per quanto fosse pericoloso rimanere nei paraggi, a lui non era importato più di tanto mettere a repentaglio la propria esistenza per qualche secondo. Poter assistere a quello spettacolo – che prima o poi sarebbe divenuto suo, e solo suo – era un grande onore: ma la donna non poteva sapere che tutta quella commedia era stata messa in atto per attirarla a sé, l’unico vero predatore in quella situazione, mascheratosi anch’egli delle spoglie di un vitello indifeso.
Solo quando, troppo preso dalla scena dinanzi a lui, avvertì un immenso dolore alla spalla destra ritornò alla realtà. Nel peggiore dei modi anche: lanciò un gemito, il quale riecheggiò nella selva come la voce delle anime rinchiuse nell’inferno, e coprì istintivamente con la mano libera, indietreggiando, il punto colpito. Sotto il palmo sentiva quasi il fuoco, la pelle increspata come se avesse perso il vigore della giovinezza. Non vi era sangue, né ferite d’alcun genere: solo il segno della più avanzata senilità. La manica era squarciata, come bruciata e ormai ridotta in cenere pronta a posarsi al suolo con il tocco.
Rivolse uno sguardo iracondo a colei che proprio con le sue mani era riuscita ad infliggergli l’amaro colpo del Verto-Lucem, ma com’ella fu rapida ad afferrare la spalla, poco sopra il braccio, lui scansò la Misericordia per un soffio. La spada gli cadde dalla mano, e non c’era più il tempo per afferrarla e tornare alla controffensiva.
Doveva fuggire.
«Non finisce qui, Skasìla» sibilò, fugace nel passo.
Spentasi la luce, la bautta sollevò il capo, concedendogli miracolosamente la fuga.
«Tu lo dici» concluse la rivale, mentre lo scricchiolio sotto di sé delle foglie divenne sempre più lieve, fino a dissolversi nel canto dei grilli. 




 
Noticine – Sono sympansheep, l'autrice di questo racconto. Vi ringrazio per aver letto fin qui!
Se vi state chiedendo il perché io stia usando il format della citazione, è perché vorrei dividere con una bellissima linea il testo dai commenti dell'autore, ma non essendo possibile, ho trovato un'alternativa perfetta che distingua le due cose. E ora possiamo sederci dinanzi a un bel tè, a conversare.
Innanzitutto, non fatevi ingannare dal titolo! Forelsket è una parola norvegese, e indica l'euforia che un individuo prova quando inizia a innamorarsi di qualcuno. Potremmo definirlo all'italiana, in caratteri molto poco poetici, con una locuzione popolare, le cosiddette farfalle nello stomaco. Più poeticamente sarebbe un'emozione di pancia. E cosa c'entra con il resto del racconto?
No spoiler, mi dispiace – per quanto io ami lo spoiler (sì, lo adoro) non ne farò. Posso solo dirvi di tenerlo ben presente, se deciderete di continuare a seguirmi!
Vorrei precisare che questa storia fa parte di una saga, un progetto che da ormai un anno o due porto avanti insieme alla mia carissima amica KikyoOsama, autrice di Mångata | Road of Reflection, nella sezione Fantascienza (sia di EFP che di Wattpad), ma in essa ci saranno solo dei capitoli scritti individualmente, quindi non ci sarà la necessità di leggere le opere precedenti per comprendere le successive, ma noi consigliamo di farlo comunque, per supportarci. Il nostro attuale operato, nonostante sembri molto personale in superficie, ci unisce ugualmente in un duo propenso alla collaborazione, soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi. Nella mia storia sono presenti anche dei personaggi ideati da Kikyo, e nella sua storia sono presenti personaggi ideati da me: per renderli al meglio, dunque, serve il continuo lavoro di squadra: questo ci rende ogni giorno più unite, e la nostra amicizia diviene sempre più forte. Non posso che essere felice di ciò, ora che entrambe stiamo provando a condividere con voi le nostre idee, per molto tempo rimaste come sogni nel cassetto.
Dopo questo piccolo elogio alla mia fidata compagna di stilo – stasera mi sento piuttosto antica, sarà l'effetto di Ovidio? – concludo, rimandandovi al prossimo venerdì (eventualmente sabato): mi sono data all'aggiornamento settimanale, e sento che sarà molto, molto dura. Salvo imprevisti o blocchi dello scrittore, mi ritroverete sempre qui con una lira in mano.
Fatemi sapere ciò che pensate di questo primo capitolo! Alla prossima!
   
 
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