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Autore: Mixxo    18/07/2017    2 recensioni
Un cacciatore di mostri fresco di licenza con una mania per le missioni impossibili ed una misteriosa e bellissima Youkai, incroceranno le loro strade nel cammino delle loro vite. Ombre del passato ed antichi rivali ad osservare questo incontro che stavolta, non è voluto dal fato, anch’ esso sorpreso dei fatti che stanno accadendo sotto i suoi occhi...
Genere: Azione, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna, Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Souls Slayers Cap5 Rimasti soli nell’ufficio dell’uomo, Joke e Kaze rimasero per un momento a fissarsi con la coda dell’occhio.
La youkai mise una mano sulla scrivania, interpellando l’uomo seduto dall’altra parte. «Dunque?»
«Accomodatevi,» ribatté questo poggiando i gomiti sulla scrivania ed unendo i polpastrelli delle mani.
Joke si sedette su una delle due sedie imbottite indicate con un cenno della mano dell’uomo; Kaze rimase immobile.
«È stata una tragedia terribile quella che ci ha colpito, desidero solo giustizia.»
«Perché non parlarne con gli agenti locali allora?»
L'uomo guardò negli occhi Joke. «Perché le autorità non hanno le qualifiche per cacciare quella bestia.»
“Beh, ecco perché ha assunto noi."
«Quel mostro dev’essere fermato, prima che faccia del male a qualcun altro, spero che la cifra di 10000 crediti a testa possa bastare…»
«Intende, oltre al pagamento del comune?»
«Tengo particolarmente a questa causa, per la pace per la nostra città qualsiasi costo è accettabile.»

§§§

Quando i due uscirono dalla villa Joke notò la youkai pensierosa.
«Che hai?»
«Non mi convince.»
«Cosa?» domandò lui perplesso.
Kaze si voltò indietro e controllò le finestre delle abitazioni una per una prima di parlare. «Ci sta dando troppo per eliminare un solo individuo, non credi? E non dirmi che il discorsetto sul bene della città era credibile.»
«Sospetti che sia più coinvolto di quello che è?»
Kaze inchiodò sul posto lanciandogli un'occhiata infuocata, facendolo trasalire. «Lui e la nipote.»
Joke tirò un sospiro di sollievo, mentre la osservava procedere. «Valla a capire…»

Kaze si fermò di fronte alla caserma, quasi come se ci fosse un muro invisibile che le impedisse di passare.
Joke strinse gli occhi «Non entri?»
Kaze gli lanciò un'altra occhiataccia. «Gli youkai non sono ben visti da queste parti, ricordi?»
In effetti degli ultimi sei youkai che aveva visto Joke, uno aveva ucciso dei suoi amici quando ancora era piccolo, tre massacrati da sua sorella, uno sfruttato da un nobile come servo ed il sesto… beh, il sesto aveva ribaltato un pub.
«Fammi sapere,» mormorò lei, spingendolo verso l'entrata con una mano mentre si calava meglio il cappuccio sulla testa con l'altra. «Io aspetterò qui.»
«D’accordo, a dopo.» si limitò  rispondere alzando due dita in segno di saluto.

L’atmosfera all’interno della caserma era abbastanza tesa. Fra il continuo viavai di gente ed un ruggito proveniente dalle fondamenta dell’edificio, Joke ebbe il dubbio di aver sbagliato posto.
«Fermatelo!»
Il proprietario del ruggito sfondò una porta, sembrava una sorta di unione tra un leone ed un’uomo, le manette che gli bloccavano le zampe sembravano sul punto di rompersi. Ruggì una seconda volta prima di essere centrato in piena fronte da un proiettile.

Joke abbassò il revolver e lo rimise nell’apposita fondina. «Giornata movimentata oggi, eh?»
Gli agenti lo fissarono per un secondo, prima che uno di loro con un battito di mani richiamò l’ordine. «Forza gente, mi sorprendo che non l’abbia fatto nessuno di voi.»
Il rosso in camicia bianca e giacca mattone si avvicinò con fare amichevole «Sono Felaern. Tu devi essere Joke, mi avevano avvertito che saresti venuto. Vieni, abbiamo il cadavere di là.»
Strano il modo indifferente di cui parlava di una persona morta, ma probabilmente, doveva esserci abituato.

Il cacciatore accompagnato dal rosso oltrepassò l’unica porta della stanza. Dovette aguzzare la vista per riuscire a vedere qualcosa che non fosse la salma del defunto illuminata dalla lampada del soffitto.
Felaern si grattò la guancia. «Beh, Morten è qui, forse sta dormendo. Se serve chiama.»
Il cacciatore non ebbe il tempo di voltarsi che l’altro aveva già chiuso la porta.
Un tonfo da una delle zone buie della stanza, gli occhi verdi del giovane scrutarono inutilmente l’oscurità per cercare di capire la natura di quel rumore.
«Uhh... Dove... Oh, ecco.»
Le altre luci della stanza si accesero tutte d’un colpo, Joke chiuse gli occhi d’istinto per poi riaprirli una volta adattati alla luce.
«Ehilà.»
Joke abbassò lo sguardo su quello che probabilmente doveva essere Morten, sembrava troppo giovane per essere uno che aveva completato il percorso di studi, e quelle iridi azzurre dall’aria assonnata e quei capelli biondi spettinati non aiutavano a farsi una buona opinione di lui.

«Sssalve?»
«Per la Mistica Lero, meno male che è arrivato questo cadavere oggi, prima di quello era un mortorio qua dentro...»
Joke fu incapace di processare quello che aveva sentito: “non può averlo detto veramente”.
«Eppure è strano, non ci vuole molto in questa città a crepare... un momento di distrazione, e cambi residenza a quattro metri sotto terra...»
C’era qualcosa che inquietava il cacciatore in quel tizio, forse il modo rilassato in cui diceva certe cose.
«Beh, vediamo di far presto, prima che ci scappi il morto.»
“Deve farlo apposta, non c’è altra spiegazione...”
«Letteralmente, le pompe funebri saranno qui alle sei, e questo è il genere di appuntamento che non puoi rimandare,» aggiunse frettolosamente.
Erano probabilmente questi i momenti in cui avrebbe preferito avere a che fare con dei mostri piuttosto che con le persone.
«Oh, quasi dimenticavo, Morten Vitali.» si presentò tendendo la mano al cacciatore, il quale rimase immobile con uno sguardo sospettoso.
«Amo le persone aperte, mi facilitano il lavoro,» commentò il biondo ritirando la mano.
“Comincio seriamente ad avere paura di questo tipo.”
«Allora, cosa abbiamo?»
Morten si diresse verso il tavolo con un’ andatura traballante. «Beh, posso riassumere tutto in un aggressione da parte di uno youkai, vedi questi squarci? Troppo profondi per essere stati procurati da un’animale. Conoscevo una youkai particolarmente violenta sai? La chiamavo Litah.»
«Litah?»
«Già, per me era una fata. Ma non divaghiamo...»

Dopo quest’ ultima battuta il cervello del ragazzo semplicemente si rifiutò di registrare altro di ciò che usciva dalla bocca del biondo, concentrandosi ad esaminare il cadavere. Non trovò più di quello che aveva detto il medico: tagli più o meno profondi principalmente al torace, la testa pressocché inesistente, poteva essere chiunque, se non fosse che lo stemma degli Shineseal era ricamato sugli abiti. A giudicare dalle condizioni in generale, qualcunque cosa l’avesse ucciso doveva essere parecchio grosso.
«Qualche ipotesi su cosa l’abbia ucciso? Il tipo di youkai intendo.»
Morten prese in mano un bisturi rigirandoselo tra le mani «Non credere, anch’io muoio dalla voglia di sapere cosa fosse, spero che fosse Litah ma non ho un’idea ben chiara.»
Joke diede un’ultima occhiata, prima di fare un passo indietro e dirigersi verso la soglia. «Beh, è tempo che vada, il lavoro mi chiama, vedrò se scopro cosa lo ha fatto secco.»
«Oh, certo certo, vai pure. Tanto chi non muore si rivede, e se si muore, vi rivedo comunque.»
Un brivido di gelo alla schiena fece inchiodare Joke sulla soglia per un istante.

§§§

Kaze si sedette su un muretto lì vicino, incrociò le braccia ed abbassò la testa.
Quasi sicuramente stava perdendo tempo, se fosse stata veramente una youkai non si sarebbe esposta così tanto per eliminare un’essere umano o quanto meno, non ci sarebbero state tracce del cadavere.
La conclusione affrettata di quel nobile da strapazzo e del cacciatore non avevano fatto altro che innervosirla. Non avevano nemmeno provato a pensare che fosse stato un’umano. Dopotutto solo i mostri e gli youkai sono cattivi no?
Un tic nervoso prese il sopracciglio della ragazza, ma avrebbe dovuto contenersi, mostrarsi superiore a quelle... no, dire scimmie sarebbe stato offensivo per i poveri primati.
Quando sentì due mani appoggiarsi alle sue spalle per poco non saltò giù dal muretto.
«Hell-o!»
Si voltò di scatto fulminando la bionda. Soffiò leggermente, per poi riprendere l’autocontrollo con un respiro profondo.
Giusto... Assicurarsi che la Shineseal non morisse per mano di quella creatura faceva parte del lavoro, peccato.
Ed adesso i due si ritrovavano anche a doverla scortare. Non aveva senso: non l’avrebbe messa molto più in pericolo di quanto già non fosse, mandarla con quelli che devono eliminare la bestia che ha massacrato il padre? Altro elemento sospetto.
Ora stava lì a fissarla con uno sguardo sorridente, si poteva quasi definire infantile quell’espressione, ed il vestito che indossava era... decisamente eccessivo.
L'abitino lilla era corto, con corpetto aderente e ricco di pizzi e merletti. Un appariscente colletto alto spuntava da dietro il collo.
Le sembrava più un collare per cani, cosa che la fece innervosire notevolmente.

«How are you, darling? Ti stai trovando bene in questa città?»
Kaze fulminò con lo sguardo Violette. Scese dal muretto per fronteggiare la ragazza mentre quella si sedette dov’era prima la youkai. Si sentiva minacciata da quella bionda, sebbene non la riteneva in grado di formulare un pensiero complicato come quello di aggredire una persona. Troppo rilassata troppo... troppo, non avrebbe saputo spiegarlo in altri modi.
Violette tirò fuori dalla manica un ventaglio piumato, si mise il dorso della mano sulla fronte, mentre con l’altra si sventolava con l’oggetto appena tirato fuori. «Fa davvero caldo oggi, non trovi?»
Conversare con lei faceva parte del contratto? Era obbligatorio risponderle? Non aveva nessuna voglia di mettersi a parlare, specie con lei, meno sapeva meglio era, il fatto di esser riuscita a nasconderle della sua natura di youkai rientrava nei fattori grazie al quale non era visibilmente nervosa.
«Non molto in verità, ma voi “nobili” trovate sempre un motivo per lamentarvi.»
La Shineseal portò il ventaglio davanti alla bocca, per poi chiuderlo con un movimento del polso e regalare un sorriso alla youkai. «Ma quanto siamo scontrosi...» Scese dal muretto e si avvicinò alla ragazza finché non si ritrovò abbastanza vicina da poter sentire il suo respiro sulla sua pelle.

«Perché le nascondi?» domandò dopo qualche momento.
Kaze smise di respirare. L'aveva scoperta? No, è ridicolo, le orecchie erano ben nascoste, le aveva appiattite in modo da non essere visibili, le ali erano ben chiuse, cosa che sebbene le desse fastidio era abituata a fare e la coda avvolgeva la vita a mo' di cintura. Non poteva averla scoperta.
«Come?»
La bionda si lasciò sfuggire una risatina. «Pensavi davvero che non le avessi notate? Mi sottovaluti cara.»
La sensazione che le stava artigliando la gola divenne una presa soffocante. Kaze fece un passo indietro, nei suoi occhi bicolori il terrore era più che evidente.
Violette le prese un polso e tirò fuori il braccio da sotto il mantello.
«Vorrei sapere come te le sei procurate.» disse indicando i graffi sul braccio.
La youkai riprese a respirare, tirò indietro il braccio nascondendolo col mantello.
«Nel mio lavoro è difficile che si torni sempre a casa immacolati. Come concetto per una come te dev’essere difficile da capire.»
Violette assottigliò le labbra prima di incurvarle in un sorriso. «Ammetto che non mi dispiacerebbe provare, dev’essere un’occupazione magnifica e piena d'avventure.»
«Lavori troppo con l'immaginazione a mio parere. Non è un divertimento.»

«Dipende da come lavori.»
Le due ragazze si voltarono, Joke era in piedi accanto a loro.
Violette si avvicinò a lui rimettendo il ventaglio davanti alle labbra. «Oh, hi dear.»
«Che ti hanno detto?» taglio corto l'altra.
Joke si grattò la testa. «C’è poco da fare. Youkai.»
Kaze li fulminò con lo sguardo. «Come puoi esserne sicuro?»
«Un essere umano non può provocare lacerazioni di quel genere.»
«Come puoi dirlo con sicurezza? Create ogni giorno nuovi modi per massacrarvi a vicenda.»
«Voi? Cosa intendi?» domandò la bionda.
«La gente di qua si ammazza a vicenda senza cercare di trovare una soluzione, da noi si parla.» spiegò velocemente.
«Ohh, quindi vieni da fuori di Lerorpaq.»
«Questo non ti riguarda e stiamo sviando il discorso,» la rimproverò per poi tornare al cacciatore. «Massacrate senza nemmeno provare a riflettere con le vostre vittime.»
«Quel giorno con quella sorta di gelatina non mi sembravi molto in vena di riflettere,» ribatté lui incrociando le braccia.
«Ho provato a ragionarci,» ribatté nervosa «Ma con le melme non puoi farlo.»
«Allora perché lo hai fatto?»

Meg si mise in tasca un’orologio da polso appena trafugato da un “urto accidentale”, quando si ritrovò ad osservare la scena dall’esterno: Joke e Kaze erano uno di fronte all’altro, il primo con le braccia incrociare ed un’espressione che tendeva al canzonatorio, la seconda che lo guardava dal basso verso l’alto minacciosa; in tutto questo Violette era in mezzo a loro alternando lo sguardo su chi parlava dei due.
«E poi dice che non se le va a cercare... Ue’ priglialesso!»
I tre si voltarono verso la ladra.
Questa si avvicinò a passo spedito e si mise a parlare tenendo lo sguardo posato su Kaze.
«Problemi con l’harem?»
Joke assunse un colorito più vivo e perse l’aria di supponenza che aveva tenuto fino a quel momento. «EH?»
«Ti avevo detto di andare a “la-vo-ra-re” non “rimorchiare”.» continuò  con un sorrisetto malizioso.
«Meg piantala, ok? Non è il momento.»
La ragazza si avvicinò a lui distogliendo lo sguardo da Kaze «Allora, che volevano che facessi?»

Beh, ormai lo aveva capito con anni di esperienze: Meg si divertiva a metterlo in difficoltà, specie se poteva guadagnarci qualcosa. Nemmeno provava più a ribattere, tanto avrebbe trovato un modo per rigirarsela a suo favore.
«Devo occuparmi di uno youkai, e proteggere lei.» mormorò Joke indicando Violette, «E tutelarmi da lei.» concluse facendo un cenno con la testa verso Kaze.
«Come fai a dire che è stato uno youkai!?» saltò quest'ultima.
«Come fai a pensare che non sia stato uno youkai se non ci sei nemmeno entrata lì dentro?»
«Hai parlato di lacerazioni, una lama basta ed avanza.»
«Una lama non sventra in quel modo.»
“Beh, qui è tutto sotto controllo" Meg si allontanò lentamente. «Bene, vi vedo indaffarati, vi lascio lavorare.»
Kaze ignorò deliberatamente la ladra. «Razza di... bambino impertinente! Sai cosa? Fa come credi! Non verrò a salvarti quando farai infuriare lo youkai sbagliato! Nè dividerò il compenso con te quando troverò il colpevole!»
Violette guardò la ragazza andarsene a passi decisi. Un sorrisetto fece capolineo sul suo viso. «Oh... what temper...»
Joke la lasciò semplicemente andare via.
«Violette, andiamo,» disse mentre andava nella direzione opposta.
La bionda lo segui a ruota.

§§§

Il pub che era stato aperto recentemente doveva essere diventato particolarmente popolare.
Joke lo notò ampliato notevolmente quando entrò dalla porta principale, diede uno sguardo rapido attorno: la bella ragazza di qualche tempo fa non era a vista al momento.
“Peccato.” Si limitò a pensare mentre si avvicinava ad uno dei tavoli, facendo sedere la Shineseal.
«Ohh, I love this place! Così... interessante…»
Di certo il ragazzo non si aspettava che lo dicesse sul serio, ma l’espressione che aveva la bionda sembrava quasi sognante.
Beh, era lontano da sguardi indiscreti, nessuno avrebbe sospettato che avrebbe portato una nobile da quelle parti, inoltre l’informatore che aveva contattato durante il percorso era un’assiduo frequentatore del locale.
«Uo... ora frequenti piani alti ma non rifiuti le bellezze comuni Joke?»
Voltatosi Joke si vide davanti una creatura che sembrava uscità fuori da un cartone animato: testa grossa e tondeggiante nera con una sorta di spesso filo marrone che spuntava fuori da un lato, il viso sembrava disegnato a mano da un bambino: le linee che fromavano la “faccia” erano rosse, gli occhi triangolari erano allungati verso il centro della testa e la bocca prendeva la metà bassa della faccia con un largo sorriso oscillante tra il minaccioso ed il canzonatorio; un largo cappuccio nero suddivideva la testa dal “corpo”, più assomigliante ad un sacco viola scuro messo in piedi con un simbolo composto da uno scudo sopra ad otto anelli nascosti in parte da quest’ultimo.
«Boris Ember?» domandò il cacciatore.
«E chi sennò? Ehi! non hai ancora offerto da bere a questa visione? Ah! Faccio io. Kat! Vieni qui.»
Le porte dietro al bancone si aprirono, ed uscì lei.
Joke rimase incantato nuovamente, mentre la ragazza andava verso il loro tavolo a passo spedito ma non per questo meno femminile.
Indossava un abito aderente nella parte superiore con un allacciatura a corpetto sul davanti e morbido e ampio nella parte inferiore lunga fino a metà coscia, a completarlo vi era un coprispalle a manica corta. Teneva stretto un vassoio ad altezza ventre con entrambe le braccia, coperte da dei semplici guanti lunghi fino al gomito e senza dita. Il tutto completato da degli stivali lunghi fin poco sopra il ginocchio ed un cerchietto con delle orecchie da gatto tra i capelli marrone scuro.
Gli occhi neri incrociarono quelli verdi del cacciatore, un sorriso timido si delineò sul suo viso.

«Come frequentatore assiduo mi hanno detto che Kat deve avere la priorità per me. Non è figo? Tre cocktail, hai preferenze bionda?»
Violette prese il ventagllio dalla manica e lo aprì davanti al viso. «Basta un bicchiere d’acqua, grazie.»
Gli occhi cartooneschi di Boris si spostarono sul ragazzo. «Tu, nemmeno?»
«Passo. Piuttosto, so che hai informazioni sulla morte dello Shineseal, che puoi dirmi?»
«Ohh, passiamo al sodo? Mi piace, qualcuno ha ancora voglia di mettersi all’opera. Sai no? Il fatto che la maggior parte dei nuovi cacciatori vogliono ottenere la licenza solo per il torneo. Ma non perdiamo tempo. Ho una lista di youkai che hanno capacità di fare... beh quello.»
«Sai della condizione del tizio?»
Con quella domanda ottenne solo un’occhiataccia di Boris.
«Immagino che tu non sappia cosa sia questo, uh?» disse picchiettandosi sul petto.
Joke posò lo sguardo sul simbolo. In effetti ricordava qualcosa di simile, roba teorica, non è che la ricordasse così tanto, ma era importante...
Boris sbuffò. «Mai sentito parlare dei “Cavallieri di Lero”?»
«Qualcosa... di sfuggita» rispose vago.
«Ohhh, that legend...»  mormorò Violette.
Boris si voltò sorpreso. «Oh, anche tra i nobili si studia? Bene. Kat, puoi andare.»
La ragazza fece un’inchino e si diresse verso gli altri tavoli, con disappunto del cacciatore.
La bionda si trovò gli occhi di entrambi puntati su di lei. «Ne sentì parlare da mio padre durante un colloquio con uno di loro, ho riconosciuto il simbolo,» si fermò un secondo, facendo un cenno con la mano libera dal ventaglio al simbolo stampato addosso a Boris. «Si dice che siano un gruppo di antichi guerrieri, protettori della pace. Non rispondono a nessuno se non alla propria coscienza, ed eventualmente agli altri Cavalieri... Se non ricordo male, i membri erano quattro...»
Boris sbuffò. «Sei rimasta un po’ indietro, ma non potevi sapere tutto, è stata una cosa abbastanza recente.»
«Quindi siete...?» domandò Joke. Non si sa mai, questo genere di informazione poteva essere utile.
«Sette, ma scordati i nomi.»
«Ne ho già uno,» scherzò. «Ma non divaghiamo, la lista?»
Boris fece schioccare la lingua, ammesso che ne avesse una.
«Mi sono permesso di dare un’occhiata al caso, ed ho già ridotto gli elementi a tre. Ma ho saputo che uno è morto recentemente, quindi le possibilità sono due: una piccoletta che sembra una bambolina di pezza trascurata ed una “celebrità” recente, una youkai dai poteri a noi sconosciuti, ma è giunta qui.»

Joke ebbe un lampo di genio. Altro che faccenda sospetta, visto il suo carattere poteva essere stata proprio Kaze. Con la facceda delle agenzie non aveva più trovato lavoro ed aveva fatto fuori un nobile a caso per occuparsi lei del caso, magari facendosi trovare dopo poco sulla scena per farsi assumere.
«Ehi! Mi stai ascoltando!? Amico, sul serio non è che io stia qui per divertimento.»
Joke scosse la testa, ritornando al presente.
«Beh, mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno, grazie Boris, ti offrirò un drink la prossima volta che ci vediamo,» disse alzandosi, subito imitato da Violette.
«Ci conto, ehi! Salutami Meg quando la vedi.»
«Certo, Violette andiamo.»
La bionda si voltò verso Boris e fece un inchino. «É stato un piacere, Sir Boris.»
«Piacere mio, miss Shineseal, piacere mio. E rinnovate condoglianze per suo padre.»

Boris rimase a guardare i due uscire con fare seccato. «Non si è fatto nemmeno dire dove sono state avvistate l’ultima volta... Beh, o è ancora un principiante o è diffidente.»

§§§

Joke aveva lasciato a casa Violette prima di dirigersi verso il “Vespaio”.
Il luogo non aveva una vera e propria denominazione in realtà: era solo un vecchio ed enorme edificio appena fuori dalla città. Si diceva che tutti quelli che non volessero farsi trovare andavano lì, indipendentemente dal motivo. Chi entrava era protetto da tutti coloro che erano all’interno: era come una sorta di patto insomma, un’accordo basato sul guardarsi le spalle a vicenda. Meg si era infilata là dentro un paio di volte dopo aver cercato di fregare quelche pezzo grosso, ed era dovuto andare a recuperarla.
Di fronte alla porta c’erano tre individui: un giovane dai capelli arancioni con diverse cicatrici, stava appoggiato al muro, giocherellando con i coltelli che aveva in mano; l’altro era una sorta di macabro spaventapasseri animato, avvolto da un mantello strappato; di spalle tra Joke e quest’ ultimo, una ragazzina: sedici anni massimo, le punte della corta coda di cavallo ondeggiavano per il lieve venticello, come la giacca asimmetrica, più lunga a destra che le arrivava fino al ginocchio e sfumava dal nero al rosso, i pantaloni anche loro con le sfumature dal rosso al nero, erano lunghi fino alle caviglie e avevano disegnate delle fiamme sugli orli. Alla cintura portava una coppia di spade.
«Dunque posso entrare?» chiese con aria interrogativa.
Lo spaventapasseri uscì un braccio dal mantello, esso era composto da una lunga lama seghettata, indicando un cumulo di armi al poco più in là.
“Bisogna entrare disarmati?” si chiese il cacciatore allarmato.
«D’accordo se sono le regole...»
La piccola rossa si slacciò la cintura dalla quale pendevano le due spade e la appoggiò con cura accanto al cumulo. «Ora posso entrare?»
Lo spaventapasseri si spostò di lato facendola passare. Poco prima che le porte si chiusero la ragazzina si voltò. Gli occhi arancio fissarono il cacciatore prima di chiudersi e lasciando spazio ad un sorriso.

La conosceva forse? No, non credeva, ma decise di farsi le domande dopo aver risolto il caso.
Joke si avvicinò alla porta.
«Dove pensi di andare?»
Il cacciatore si voltò di lato. «Sto entrando nel Vespaio. Vuoi che lasci le armi qui?»
Il ragazzo di capelli arancio si spinse in avanti, staccandosi dal muro, riprese al volo il coltello che aveva lanciato in aria e lo avvicinò pericolosamente all’altro.
«Non vedo motivo per farti entrare.»
Joke tirò fuori la licenza e gliela mise sotto gli occhi.
Il ragazzo fece un’espressione contrariata. «Capisco... senza le armi.»
Joke si tolse dalle spalle la spada e la appoggiò vicino al muro per poi entrare sotto gli occhi delle due guardie.

L’interno della struttura a dispetto dell’ aspetto esterno, era ben curata. Gli “impiegati” erano distinti da un distintivo nero e le armi ben in vista. Probabilmente per stroncare sul nascere eventuali conflitti interni.
Joke si mise le mani in tasca, cominciando a dare un’occhiata intorno per trovare la youkai.
“Una bambolina di pezza trascurata...” si ripeté mentalmente le parole di Boris. Come descrizione era molto approssimativa.
“Ci dev’essere un metodo più rapido per trovarla...”
Il cacciatore alzò lo sguardo verso il soffitto. Una telecamera lo stava inquadrando.
“Oh, bene”
L’idea migliore era trovare la sala di sorveglianza e cercare tra le telecamere, tempo e forze risparmiate in caso di scontro.
Svoltò l’angolo e si trovò di fronte la ragazzina di prima , o meglio lei finì contro di lui.
Se Joke ebbe il riflesso di mettere un piede indietro per non cadere, la ragazzina fini a terra con un gemito.
«Ouch... Oh! Scusa.» disse frettolosamente alzandosi e continuando per la sua strada.
“Che strana ragazzina...” si disse mentre la guardava sparire oltre l’angolo del corridoio.
«Beh, non facciamoci troppo caso...»
Un ruglio risuonò al piano superiore.
«Un orso qua dentro!?»
Il suono di vetri infranti e la caduta di un’ enorme massa pelosa dalla finestra diede la conferma dei suoi sospetti al cacciatore.
Dalla finestra vide un gigantesco orso stava correndo in direzione opposta al Vespaio, in groppa una minuta ragazzina dalla pelle smorta e le lunghe orecchie da elfa
“Eccola!”
Fece per saltare dalla finestra quando sentì un’ individuo allertare chiunque fosse a portata d’orecchio.
«Chiamate un dottore presto! Abbiamo un ferito!»

Passando per le stanze per raggiugnere un telefono vide la vittima.
La ragazzina in rosso di prima era affiancata da due persone che tentavano di tenerla sveglia. Seduta contro il muro con la testa lasciata ricadere di lato, respirava debolmente anche a causa della lacerazione che arrivavano dalla spalla al fianco. Teneva la bocca semiaperta, rantolando, ogni tanto tossiva violentemente, le piccole gocce di sangue impregnavano il pavimento.
«Resisti, hanno chiamato aiuto.»
Joke scattò verso il l’apparecchio telefonico e digitò rapidamente il numero di casa.
«Meg! Manda Sweetie al Vespaio! Subito!»
  
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