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Autore: PT Emblem    17/08/2017    0 recensioni
"Dragon Fire Son Of A God è un ragazzo normale, ma un giorno la sua vita verrà sconvolta, egli apprenderà di possedere un grande potere..."
...mi pare di aver già sentito un inizio del genere... bene, cominciamo:
Norman è un ragazzo speciale, egli infatti possiede un grande potere, non sa da chi lo abbia preso, i suoi genitori sono persone piuttosto nella media, ma dalla nascita egli è sempre stato onnipotente.
Vive a Milano ed ha ormai vent'anni, e per tutto questo tempo non ha fatto altro che rendere più semplice la sua vita grazie all'uso dei suoi poteri.
"Uno schiocco di dita e si trovava a Londra, un altro ed era accompagnato da una bellissima donna in un lussuoso ristorante, un terzo schiocco di dita ed ecco arrivare una Limousine, con tanto di autista, pronto ad accompagnarlo all’hotel migliore della città."
Un giorno però, tutto cambierà, uno strano individuo busserà alla sua porta per punire un terribile errore da lui commesso, e gli negherà i poteri per l'eternità.
Hanno così inizio alle disavventure di Norman che dovrà scontrarsi con una vita a cui non era assolutamente abituato...
Genere: Commedia, Slice of life | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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1 Iella a domicilio

 
Quel giorno era un giorno come tanti. Norman salì sulla metropolitana, non c'erano posti a sedere liberi, così si aggrappò ad un palo ed attese. Si passò i capelli con la mano destra, erano ancora ben acconciati, tutti da una parte tenuti schiacciati sulla testa dal gel. Pensò che la sua barba non fosse perfetta, così decise di sistemarsela sul momento, uno schiocco di dita ed era tutto a posto.
Si voleva sedere, ed era tentato di usare i suoi poteri per far liberare qualche posto, ma poi desistette “Non ha senso usare così il mio dono...” pensò lui.
 
Norman non era un ragazzo normale, dalla nascita, infatti, aveva sviluppato strani poteri che gli permettevano di fare quasi qualsiasi cosa. Non aveva idea di come li avesse ottenuti, sua madre era un’insegnante di lettere, e suo padre faceva il medico e nessuno dei due aveva le sue stesse capacità. Egli poteva far qualunque cosa, ma in genere si limitava ad utilizzare i suoi poteri per facilitare la propria vita, non voleva che in giro si sapesse delle sua capacità, quindi le sfruttava solamente per vivere nell’ozio. Andava nei locali, adocchiava le donne più belle e le faceva innamorare di lui, si riempiva il conto in banca quanto bastava per vivere una vita agiata e ,per non destar sospetti, lavorava in un Bar in cento a Milano, o meglio faceva finta di lavorarci, infatti lasciava al bancone solamente una falsa copia di lui per poter uscire e far esperienze.
Uno schiocco di dita e si trovava a Londra, un altro ed era accompagnato da una bellissima donna in un lussuoso ristorante, un terzo schiocco di dita ed ecco arrivare una Limousine con tanto di autista pronto ad accompagnarlo all’albergo migliore della città. Ovviamente tutto pagato.
Norman era un ragazzo fortunato.
 
Dopo tre fermate scese dalla metropolitana e si diresse verso uno dei suoi locali preferiti: il “Pub Quadrifoglio”.
Superò la soglia e si sedette su di un divanetto verde al centro del locale, poi si guardò attorno per un attimo finchè i suoi occhi marroni si posarono sui fianchi di una giovane donna.
Aveva circa l’età di Norman, venti o ventuno anni. Raramente ne aveva vista una così aggraziata, aveva un corpicino tonico e formoso, il volto era pulito e non pareva aver esagerato con il trucco per coprire imperfezioni, il naso era dolcemente all’insù, le labbra erano rosse e morbide. Per non parlare poi degli occhi, due immensi occhi azzurri, da far svenire un uomo con un solo battito delle lunghe ciglia. I suoi capelli erano dorati e scendevano dolcemente a boccoli sulle spalle, nude poichè il suo vestito da sera, nero e attillato sulle meravigliose curve, la copriva solo dal seno in giù.
Norman deglutì alla vista di quella donna e capì che doveva farla sua. Schiccò le dita giusto in tempo, un altro ragazzo la aveva appena avvicinata.
Lei guardò l’uomo che le si era appena presentato e lo spinse indetro come se ne fosse schifata, poi si alzò e cominciò a camminare verso Norman.
 
“Che serata!” pensò Norman dopo che Fortunata si addormentò al suo fianco. Ella era sfinita dal’ardente notte passata con lui, ed anche Norman era molto stanco, ma il sonno ancora non lo aveva catturato.
“Potrei lasciarle l’infatuazione per me, questa ragazza è davvero una bomba! Non ne avevo mai trovata una così...” pensò contento, chiuse gli occhi.
 
-Norman- chiamò una voce, così lui alzò il busto e volse lo sguardo perplesso verso la porta. La voce chiamò ancora -Norman-. Il giovane uomo si alzò ancora intontito e si diresse verso quel chiamare. -Chi diavolo è?- sussurrò, entrò nel corridoio e proprio di fronte a lui vide uno strano individuo.
Era un uomo sulla quarantina, era pelato e sbarbato ed il suo viso era solcato dalle prime rughe. Portava un paio di occhiali neri ed un abito elegante, anch’esso nero, con una cravatta rossa ed una camicia bianca sotto la giacca, era alto almeno un metro e novanta e dava l’impressione di essere ben piazzato.
-Tu sai perchè sono qui Norman?- chiese lo strano uomo, Norman però era stanco e non voleva perder ore di sonno, così schioccò le dita, ma con gran sorpresa l’uomo non scomparve. -Allora piccoletto non lo capisci? Tu non puoi nulla contro di me!- sussurrò in modo minaccioso l’uomo.
-Chi diavolo sei?- chiese Norman allarmato.
-Sono il Dio Sfiga- rispose l’uomo con un inchino -E si da il caso che sia qui per toglierti quei tuoi stramaledetti poteri di merda!-. Norman per un attimo non capì -Io ho da anni questi poteri... perchè ora? E soprattutto non sarà facile per te togl...-, il Dio Sfiga schioccò le dita, e Norman sgranò gli occhi -Ah... me li hai tolti...-.
In un primo momento non capì cosa questo comportava, poi pensò a come sarebbe stata la sua vita senza i poteri e si inginocchiò -Ti prego ridammeli! Perchè proprio ora, non ne abuserò più promesso, ma ridammeli!-.
Il Dio Sfiga sospirò -Punto uno: io sono la sfortuna, anche se volessi ridarteli non potrei, dovrei chiedere al Dio Fortuna... Punto due:- serrò le labbra -quella è mia figlia stronzetto!- urlò indicando la donna che, beatamente, dormiva nel letto di Norman.
Norman alzò lo sguardo -Senza poteri non posso toglierle l’amore che ora prova per me... ridammi i poteri, io la libero dall’infatuazione ed entrambi saremo a posto, io continuo la mia vita normalmente e non mi avvicinerò più alle tue figlie, basta che me le indichi e giuro che non farò più nulla di simile... non farlo e continuerà ad essere innamorata di me!-.
Il Dio Sfiga sbiancò, ci mise un paio di minuti ad assimilare ciò che era accaduto, poi rispose -Non posso ridarteli... solo il Dio Fortuna può restituirteli... che sfiga sarei se no?-, allora Norman propose risoluto -Ok, chiama il Dio Fortuna!-.
Fu in quell’esatto momento che il Dio Sfiga aggrottò la fronte e si mise a grattarsi la tempia -Secondo te perchè il mondo fa così schifo? Il Dio Fortuna è in viaggio da più di tremila anni ormai... credo che si sia perso da qualche parte, tutta colpa di quella maledetta benda che non si vuole mai togliere...-.

I due si fissarono per qualche istante finchè dalla camera da letto non provenne uno sbadiglio. -Norman... amore sei già sveglio?- chiese una soave voce dall’interno.
Il Dio Sfiga prese per la canottiera Norman -Azzardati a toccare ancora mia figlia... fila via! Ci parlo io con lei!-, ma il ragazzo ebbe da controbattere -Questa è casa mia, vattene tu piut...-. Si fermò quando alle spalle del Dio Sfiga apparverò tre specchi, -Non vorrai mica che li rompa per te piccolo bastardo, ventuno anni di pura iella a domicilio!-.
 
Norman accese una sigaretta appoggiato al palo della metropolitana. “Ed ora?”.
Un gatto nero passò per quella via in centro a Milano, poi andò ad infilarsi in qualche vicolo.
   
 
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