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Autore: ShaneBrekot    05/09/2017    1 recensioni
Shane è un ragazzo pigro, ma molto intelligente. La sua vita grigia cambia quando i suoi amici lo convincono ad indagare su un mistero avvenuto nella loro scuola 20 anni prima.
Genere: Mistero, Suspence, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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 1 - CANON IN D MAGGIORE

Molti definiscono questo periodo di vita il più bello, paragonandolo ad una canzone da discoteca dove balli e sfoghi tutta l’ansia accumulata durante l’anno scolastico. Ma io non sono così.
Io sono Shane, ho 18 anni e ho appena finito la quarta superiore nella mia scuola, la Longfield. La temperatura qui a Brighton si aggira intorno ai 33 gradi, troppi. Il caldo non aiuta la mia condizione di “pila umana”, come mi avevano definito i miei amici a causa della mia pigrizia. Non è che sono pigro, è che non voglio sprecare energie in cose inutili, tutto qui.

“Bene, ragazzi. Dal momento che sono interessato a questo caso, lo risolveremo!”

Anche se Gian disse ciò, nessuno sembrava ascoltarlo. Luke e Mark continuavano a giocare a Mortal Combat sulla xbox mentre io continuavo a sfogliare il libro che stavo leggendo.
Eravamo a casa di Gian, cosa che sta accadendo ogni giorno da quando la scuola è finita.

“Dai ragazzi, ravviviamo i nostri week-end, vi prometto che sarà assurdo.”

Anche questa volta nessuno gli aveva dato risposta, allora lui prese una laccio per capelli e legò i suoi lunghi capelli neri a forma di coda e si avvicinò a me.

“Dai Shane so che queste cose ti piacciono, non vorresti risolvere il caso?”

Segnai la pagina dove ero arrivato, la 70, e riposi il libro nello zaino; poi guardai Gian che si era seduto sul letto vicino a me.

“In effetti potrebbe essere interessante, anche se probabilmente non otterremo nulla di buono. Ma anche se riuscissi a convincere me, rimangono quei due.”

Dissi ciò indicando Luke e Mark che stavano per finire la loro partita.

“Hai ragione, ma troverò un modo per convincerli. Fidati di me. Ah comunque, cosa stavi leggendo?”

“Si chiama ‘Utopia’ ed è di Thomas Moore.”

Gian mi guardava perplesso

“Ovviamente non lo conosci.”

“Esattamente.”

Proprio mentre Gian finì di parlare, sentii Luke esultare, probabilmente la partita era finita. E molto probabilmente aveva vinto Luke, come sempre. A quel tipo di giochi è davvero forte, o forse siamo noi molto scarsi, chi può dirlo.

“Ragazzi ascoltatemi un attimo ora.”

Luke e Mark girarono le sedie, precedentemente rivolte verso la TV, e si sedettero verso Gian.

“Volete scoprire cosa c’è dietro questo mistero?”

“Ripetimi un po’ che mistero sarebbe”

Luke lo disse mentre si grattava la testa rasata. Nonostante avesse pochi capelli compensava con una folta barba nera, di cui andava fiero.

“Avete presente quell’edificio nella nostra scuola dove nessuno è mai entrato?”

“Quella grande struttura vicino al campo di calcio?”

Questa volta era Mark che aveva parlato. Mark era un misto tra me e Luke: aveva pochi capelli come Luke e poca barba come me.

“Esatto! Proprio quella! Sapete perché non si apre?”

Gli occhi di Gian si illuminarono, forse credeva davvero di convincerli a fare qualcosa che non sia giocare ad un videogioco. Nonostante ci conoscessimo da 5 anni, sembrava che per Gian non fosse così.

“Hai provato ad aprirla?”

“Sai che è contro il regolamento scolastico?”

Le risposte dei due non furono molto soddisfacenti, ma Gian non si perse d’animo.

“Si, si, lo so. Ma volete sapere il perché?”

A questo punto decisi di intervenire io.

“Probabilmente non serve a nulla alla scuola. Intendo dire che magari non ci fanno nulla.”

Gian mi sorrise, come se si aspettasse questa domanda.

“Ed invece qui ti contraddico. Tutti sanno che quello è un edificio ad un solo piano, con dentro 2 stanze, o meglio, due aule che posso essere usate come classi.”

“Forse non siamo così tanti alunni da richiedere altre due classi.”

Risposi ancora io.

“E ancora una volta ti sbagli. Ho chiesto ad un po’ di professori riguardo il numero di richieste di ammissioni-”

“Aspetta, aspetta. Perché lo hai fatto?”

Intervenne Luke, ma tutti volevano chiederglielo.

“E’ ovvio, per risolvere questo mistero.”

“Ma non c’è nessun mistero.”

“Aspetta Mark, lasciami finire. Allora. Ho chiesto a vari professori riguardo il numero di richieste di ammissioni e, rullo di tamburi, ogni anno ci sono circa 200 richieste di ammissioni, ma i posti liberi sono circa 70 l’anno. Quindi la domanda sorge spontanea: perché non usiamo anche quelle due aule?”

“Potevi chiederlo ai professori visto che c’eri.”

Luke fece un’osservazione giusta

“Ci ho provato, più volte. Ma hanno risposto tutti in modo evasivo. Quindi dobbiamo scoprire perché. Ed è qui che entri in gioco tu, Lawrence!”

Gian mi indicò

“Cosa? Perché io?”

“Secondo te perché hanno usato risposte evasive?”

“Come faccio a saperlo?”

“E dai prova a dare una risposta.”

“Vediamo.” Pensai un attimo e poi risposi “Probabilmente c’è qualcosa che non funziona bene, per esempio l’impianto dell’acqua o qualche altra cosa importante e non vogliano farlo sapere per non essere costretti a ripararlo.”

Gian sembrava soddisfatto della risposta, così come anche Luke e Mark.

“Ecco perché ci serve assolutamente Lawrence in questa ricerca. Ha una capacità deduttiva assurda. Sapendo solo che i professori mi hanno dato risposte evasive è arrivato a questa conclusione. Fenomenale no?”

“Cosa sono, un fenomeno da baraccone?”

Mi sentivo una cavia, un topo da laboratorio usato per soddisfare le richieste di Gian.

“Ovvio che no, Lawrence, ma domani verificheremo la tua risposta chiedendo ai prof.”

“Anche se fosse vero non lo ammetterebbero, se Lawrence avesse ragione”

Mark intervenne, ma era un intervento stupido.

“Di sicuro si noterà qualche atteggiamento strano”

Le parole mi uscirono automaticamente dalla bocca, e Gian mi fece un cenno d’intesa.
Dovevo smetterla di supportare Gian in questo “mistero”.

“Beh, ora sono interessato.”

“Anche io, in effetti.”

Ora anche Mark e Luke sono stati intrappolati nella ragnatela di Gian.

“Tu ci aiuterai, Lawrence?”

Gian mi disse ciò tendendomi la mano. Non so se si aspettasse che la prendessi o cosa, non lo avrei fatto per nulla al mondo. Non siamo in un film romantico.

“E’ uno spreco di energie, ne sono sicuro. Ma non ho altra scelta vero?”

“No.”

“Bene. Allora ci sto.”

Gian mi sorrise e ritrasse la mano, anche Mark e Luke erano soddisfatti, nonostante non avessero fatto nulla per convincermi. O forse il semplice fatto che loro partecipassero mi ha influenzato ad accettare? Non saprei dare una risposta esatta.

Poi Gian riprese a parlare.

“Bene, domani chiederemo al prof di inglese di darci una risposta. Lui sicuramente lo saprà dato che è il più anziano tra tutti i prof. Ma ora andatevene a casa che tra poco arriva mia madre.”

 

Tranne per Mark che abitava a meno di 200 metri dalla casa di Gian, io e Luke eravamo costretti a prendere la bicicletta per andare alle nostre case, che erano relativamente vicine tra loro. A piedi ci avremmo messo 30 minuti, mentre con le bici solamente 10. Ovviamente era molto più conveniente la bicicletta.
Cinque minuti dopo eravamo in bici, su una strada rettilinea che attraversava il Victoria Park. Quella era l’unica area verde di Brighton ed era una specie di parco simile al Central Park di New York ma molto più piccolo.

“Pensi che la nostra vita sia una canzone da discoteca?”

Luke mi rivolse questa domanda completamente a caso, spezzando il silenzio che si era creato da quando eravamo usciti da casa di Gian.

“Anche tu hai letto quell’articolo che associa canzoni a periodi della vita?”

“Esatto.”

Non avevo voglia di discutere, ma conoscendolo so che non si accontenterà di una risposta evasiva.

“Penso che sia una cosa soggettiva, non piace a tutti andare in discoteca, per dire.”

“Stai parlando di te, Shane?”

“Immagino di sì.”

“Forse tu non hai una canzone che rappresenti la tua vita.”

Luke accelerò con la bici e io dovetti fare lo stesso per raggiungerlo.

“Non voglio insultarti dicendo così, ma lo dico a causa della tua pigrizia.”

“Invece penso, anzi, sono sicuro che anche io abbia una canzone che mi rappresenti. Se dovessi scegliere direi ‘Canon’ di Pachelbel”

“Musica classica?”

“Si. E’ la mia preferita.”

“Non la conosco.”

Sapevo già che non la conosceva.

“Lo so. E’ una di quelle canzoni che conosci solo se sei interessato del genere.”

“Penso di aver capito. Allora la mia canzone dovrebbe essere ‘O fortuna’ di Carl Orff”

“Ma è una canzone apocalittica, da film pieni di zombi e cose varie. In che modo ti dovrebbe rappresentare?”

“Non saprei. Mi piace.”

Finito il discorso scorgemmo la fine del parco, segno che eravamo quasi arrivati a casa.

 



 

   
 
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