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Autore: rkhythm    09/09/2017    2 recensioni
Da oltre tre secoli, il Grand Hotel Purgatory è la meta di vacanza preferita da tutte le creature magiche del Nord America. Dopo la morte dei genitori, la diciannovenne Cornelia Van Tassel ne ha assunto la completa direzione, imparando ad assecondare i bisogni di demoni, spettri, licantropi, vampiri e...sirene.
Ma l'arrivo del tenebroso Isak, uno stregone dalla risposta sempre pronta e dal misterioso passato, comincerà a causare spiacevoli sorprese nella tranquilla Salem, e Cornelia verrà trascinata in qualcosa di molto più grande di quanto avrebbe mai potuto immaginare.
Genere: Azione, Fantasy, Horror | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti, Triangolo, Violenza
Capitoli:
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La pioggia continuava a cadere incessantemente da quando l'autobus aveva superato il confine tra Connecticut e Massachusetts. Erano ore che seguivo le gocce d'acqua fare a gara lungo la lastra vitrea del finestrino, completamente ipnotizzata; dopotutto, il servizio notturno non offriva molte altre forme d'intrattenimento. Oltre a me e all'autista, sul mezzo c'erano solamente un altro paio di persone: un tizio sulla mezza età dai capelli unticci e dal colorito malaticcio che avrebbe potuto benissimo passare per un aspirante serial killer psicopatico, e un'anziana signora dai capelli d'argento, impacchettata in un completo giallo limone che la faceva apparire un confetto gigante.
Emisi un profondo sospiro all'idea che solo il giorno prima mi trovavo nell'assolata Guadalajara, per partecipare ad un importante scavo nei pressi di un antico tempio Maya.
E ora invece viaggiavo su un covo di germi con le ruote che mi stava riportando nel centro esatto del nulla. Ah, l'ironia del destino!

Avevo lasciato Salem un paio di anni prima, subito dopo aver preso il diploma.
I miei genitori dirigevano lo Chateau Purgatory, un famoso hotel piuttosto singolare che si trovava appena fuori dalla città, ma l'idea di continuare l'attività di famiglia non mi aveva mai entusiasmata più di tanto. Così me n'ero andata a dissotterrare rovine in giro per il mondo, e da allora non avevo più rimesso piede a casa. Fino a quel momento almeno.
Cercai di scorgere la strada oltre la fitta pioggia, secondo i miei calcoli dovevamo quasi esserci. Fu solo quando scorsi la sagoma del cartello che recitava 'BENVENUTI A SALEM', che mi accorsi che l'autista aveva saltato la mia fermata.
- Mi scusi... - chiesi, alzandomi dal mio posto e attraversando l'intero corridoio per avvicinarmi al guidatore - Dovevo scendere cinque chilometri fa! Devo andare al Purgatory.
- Questo è un autobus diretto. Non facciamo fermate secondarie, a meno che non ce ne sia la stretta necessità - rispose lui con fare spocchioso.
I cari vecchi cittadini di Salem non erano mai stati tra le mie persone preferite sul pianeta: quando ti ritrovavi ad avere a che fare con alcuni di loro, finiva col riuscirti piuttosto facile credere che quasi trecentocinquant'anni prima avessero finito col darsi alle fiamme a vicenda. Comunque, in molti col tempo avevano imparato ad accettare l'esistenza del paranormale e avevano deciso di aprire le porte della città a tutte le specie sovrannaturali che avessero voluto vivere in pace. Per questo motivo i miei tante-volte-bis-bisnonni avevano scelto di far sorgere l'hotel proprio qui, e per questo Salem, nell'epoca moderna, era diventata la prima città americana a poter essere definita la 'Mecca del Paranormale'.
- Senta - proferii cercando di appellarmi a tutta la mia buona educazione - Qui fuori si sta scatenando il diluvio universale. Non le sembra che questa fosse una necessità piuttosto rilevante?
- Non sono io a fare le regole 'ragazzina'! Puoi sempre trovare una macchina una volta in città - rispose - Ma per quanto ne so io il Purgatory non è roba per te, a meno che tu non nasconda un paio di canini o una coda, quello non è un parco a tema. Faresti meglio a trovarti una sistemazione in centro, come tutti i comuni mortali.
- Grazie del consiglio - risposi sbrigativa, facendo poi dietrofront verso il mio posto. Ovviamente quel tipo non aveva idea di quanto il Purgatory fosse invece 'roba per me': c'ero vissuta per diciotto anni.

- Ho sentito che ti serve un posto dove stare cara - mi fermò la vecchietta in giallo mentre la superavo. Aveva stretto le dita fredde e ossute attorno al mio braccio, in una morsa piuttosto vigorosa per una donna di quell'età. Per qualche motivo mi sembrava avere un'aria terribilmente familiare, ma non riuscivo a ricordare dove potessi averla già vista.
- Abito poco lontano dal municipio - continuò con una voce di qualche ottava di troppo - Se ti serve io e mio marito abbiamo una meravigliosa camera degli ospiti che potresti affittare per la notte.
Nonostante la donna sembrasse piuttosto cortese, c'era un motivo se si dice 'Non accettare caramelle dagli sconosciuti', figurarsi una stanza... E comunque ero più che decisa a tornare a casa entro quella sera stessa.
- Grazie - risposi - è molto gentile da parte sua, ma devo raggiungere alcuni famigliari.
- Capisco, nel caso cambiassi idea... Sai, non è raccomandabile girare per le strade di Salem dopo una certa ora.
Annuii, incerta su cosa rispondere.
Mentre tornavo al mio posto venni colpita da una potente ondata di puzza, non potevo dire con esattezza da dove provenisse, ma qualcosa lì dentro stava marcendo. Mi misi a sedere sul sedile di moquette verde da cui mi ero alzata poco prima; quella era senza dubbio l'ultima volta che prendevo i mezzi pubblici.

Il pullman arrivò alla stazione alle otto di sera passate. Aveva finalmente smesso di piovere, ma l'aria era ancora impregnata di umidità e l'asfalto nero scintillava per via delle insegne al neon che si riflettevano nelle pozzanghere. Presi una profonda boccata d'aria non appena fui scesa dal mezzo: non mi ero resa conto di quanto fosse forte l'odore di morto lì dentro finché non si aprirono le porte. L'uomo di mezza età che occupava i primi posti scese poco dopo di me, rifilandomi un'occhiata minacciosa e allontanandosi con una valigia enorme; probabilmente ci avevo visto bene sulla storia del serial killer, e quello si stava portando dietro il corpo della madre morta.
Non avevo ancora idea di come raggiungere l'hotel da sola, così mi rassegnai all'idea di chiamare qualcuno della famiglia. Ovviamente nessuno di loro sapeva che sarei arrivata, ma l'idea di passare la notte a casa della gemella inquietante della Regina Elisabetta era cento volte peggio di quella di farmi tutta la strada al freddo e con la possibilità di incontrare di nuovo Norman Bates, magari mentre seppelliva tutto tranquillo la sua vittima in mezzo ai boschi.
Se non mi ricordavo male, doveva esserci un vecchio telefono pubblico sul lato dell'edificio. Uscii dalle porte girevoli trascinandomi dietro il borsone e lo zaino, imboccando il vicolo che fiancheggiava la vecchia stazione. Lo sgradevole odore di decomposizione continuava a seguirmi e non c'era modo di capire da dove arrivasse.
Per fortuna il telefono sembrava essere ancora in funzione. Inserii un quarto di dollaro e digitai il numero della reception del Purgatory, aspettando che qualcuno dall'altra parte mi rispondesse. Dopo diversi squilli, la voce di mio cugino Chadwick esordì all'altro lato - Chateau Purgatory. Come possiamo esserle d'aiuto?
- Chad, sono appena arrivata in città, ma l'autista del pullman era un completo imbecille. Puoi mandare qualcuno a prendermi alla stazione degli autobus?
- Cornelia, ormai non ci speravamo più! Com'era il Messico?
- Ne possiamo parlare più tardi? Ho davvero bisogno di arrivare a casa e farmi una doccia.
Ripensai all'odore di poco prima, storcendo il naso per il disgusto.
- Ma certo, dico a Bert di prendere l'auto e arriviamo.
Bert era il maggiordomo: nonostante la mia famiglia gestisse un albergo non si era mai fatta mancare nessun comfort; dopotutto c'era un margine di guadagno piuttosto alto nel campo in cui operavamo.
Comunque, mio cugino non sarebbe arrivato prima di una ventina di minuti, quindi raccolsi le mie cose per tornare sulla strada principale e cercare una caffetteria ancora aperta, quando una voce alle mie spalle per poco non mi fece perdere cent'anni di vita.

- Tutto apposto cara? - la vecchietta in giallo di poco prima stava a qualche metro da me, esattamente in mezzo alla strada. Nonostante il sorriso che esibiva, il suo tono di voce non faceva presagire niente di buono.
- Sei davvero sicura tesoro che non ti serva un posto dove stare? Ci sono un sacco di brutte persone in giro per questa città...
- Mio cugino sarà qua tra poco, ma grazie comunque per essersi interessata - feci un rapido sorriso e ripresi a camminare lungo il vicolo, leggermente turbata dall'insistenza della donna. Poi, un rumore dietro di me mi costrinse nuovamente a voltarmi.
Un brivido mi scese lungo la schiena mentre scrutavo la stradina scarsamente illuminata.
La vecchietta era sparita.
Tornai nuovamente a guardare in direzione della strada principale, trovandomi di nuovo faccia a faccia con la donna. Aveva dimezzato la distanza tra di noi e, dall'espressione che aveva assunto, capii che doveva essere lei quella con qualche testa mozzata nella borsetta.
- Perché non ti fai almeno offrire la cena? - la sua voce era stravolta, completamente alterata.
Fu un attimo: vidi Elisabetta II sparire davanti ai miei occhi. Le sue sclere si riempirono di capillari, il rosso del sangue che contrastava violentemente con le iridi chiare, mentre un suono raccapricciante sottolineò il momento esatto in cui si afferrava parte della guancia sinistra e strappava gran parte del lembo di pelle che copriva la parte inferiore del viso, scoprendo una fila di denti bianchissimi e ricoperti di sangue e carne in putrefazione.
Indietreggiai lentamente, sapevo esattamente di cosa si trattasse: uno zombie.

In un attimo mi fu chiaro l'odore che avevo sentito poco prima. La donna addentò un pezzo di faccia, mentre io feci ancora un paio di passi indietro, sfilando lentamente il kunai giapponese che, per fortuna, avevo imparato a nascondere sempre nella tasca interiore della giacca.
A quanto pareva, Salem non aveva tardato a darmi il suo speciale bentornato.
La non-morta sembrava innervosirsi velocemente: lo si capiva dai ringhi sommessi e gutturali che emetteva. Avrebbe caricato da un secondo all'altro.
Non appena la scorsi accennare al più piccolo movimento, scattai nella sua direzione pronta a colpire. Per mia fortuna, nonostante fosse una furia era anche piuttosto debole, anche se questo non mi salvò dal ricevere un paio di colpi ben assestati.
Dopo diversi minuti riuscii finalmente a scaraventarla a terra e l'attimo successivo le fui addosso. Volevo assicurarmi di rispedirla esattamente da dov'era venuta.
Pugnalai ripetutamente la fronte della donna, fino a quando non sentii l'osso sottostante cedere, e anche allora non mi fermai. La sicurezza non era mai troppa: avevo sentito di cadaveri che erano riusciti a rimettersi in piedi anche con un quarto del cervello, bastava che si trattasse del quarto su cui agiva l'infezione.

Mi bloccai solamente quando sentii una voce chiedermi - Serve una mano, cugina?
Alzai lo sguardo: in piedi a qualche passo da me c'era un ragazzo biondo con due occhi verde brillante. Vestiva completamente di nero, con abiti fin troppo eleganti e con un taglio d'altri tempi. Infilai il dito nell'anello del pugnale, facendolo roteare a mezz'aria un paio di volte per poi rimetterlo al suo posto e alzarmi in piedi. Ero in un bagno di sangue.
Lanciai l'ultima occhiata al cadavere della donna: la testa era in pezzi e ne fuoriuscivano copiosamente sangue e materia cerebrale, misti a qualche frammento osseo.
- Scusa se non ti abbraccio, magari quando ti sarai data una ripulita... - commentò Chadwick sarcastico, facendomi strada verso l'uscita del vicolo.
Raccolsi nuovamente le mie cose, per poi seguirlo.
Fu solo mentre afferravo la maniglia della portiera che mi accorsi di due arcate dentarie stampate sulla manica sinistra della giacca. Erano penetrate abbastanza in profondità da aver oltrepassato completamente lo strato di pelle, arrivando fino alla mia.
- Fantastico!
Ero stata graffiata e, cosa peggiore di tutte, avevo appena perso il mio chiodo di pelle preferito.
- Odio gli zombie! - commentai, prima di prendere posto sul sedile posteriore dell'auto.

 

 

  
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