Storie originali > Favola
Segui la storia  |       
Autore: Danmel_Faust_Machieri    09/09/2017    1 recensioni
Inizialmente non pensavo di creare una serie di storie, ne avevo scritta solo una, una storiella che alcune care signore hanno apprezzato spronandomi in questa nuova impresa. Questa sarà una raccolta di storie (o favole) sbagliate come ho già detto nel titolo. Storie che vengono raccontate violando le regole canoniche, violando le regole che le favole ci hanno imposto sin da bambini; per questo sono storie sbagliate.
Genere: Generale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
 <<  
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
CANTI DI VALORE

C'era un tempo in cui tutti gli ideali di valore venivano associati alla figura del cavaliere; le città attendevano trepidanti il ritorno dal fronte di quelli che avevano imparato a chiamare "eroi" e le loro imprese venivano celebrate nei canti e nei racconti dei bardi di ogni reame. In quei tempi, in un paese del nord viveva un bardo molto abile che passava le sue giornate cantando le valorose gesta dei cavalieri accompagnandosi con il suo caro violino, donatogli da suo nonno poco prima che questi morisse. Il bardo doveva molto a quell'uomo dal momento che non solo gli aveva donato il suo inseparabile strumento ma era stato anche in grado di instillare in lui l'amore per il canto e l'abilità di tessere storie di verità. Ogni giorno il bardo si recava nella piazza cittadina e diffondeva per l'aria il suo canto intrecciando le lodi dei valorosi cavalieri, le loro imprese eroiche e i loro amori purissimi. Quando le prime note si levavano dal violino ad avvolgere la melodiosa voce di lui i bambini correvano in piazza e si sedevano per terra ad ascoltare quelle storie che la notte si trovavano poi a sognare, qualche donna con ancora in braccio la cesta ricolma di pani, acquistati per la famiglia, indugiava a riprendere la via di casa e addirittura alcuni cavalieri, stanziati in piazza per sorvegliarla, ascoltavano quelle parole in cui venivano celebrati e si udiva, da dietro le visiere dei loro elmi, l'eco di un pianto di commozione. Ma una ragazza, in mezzo a quella folla, aveva conquistato l'attenzione del bardo: aveva gli occhi azzurri, come se lo stesso cielo avesse preso ispirazione da loro per decidere il suo colore, e i capelli rossi del tramonto che precede la notte più magica; incontrava sempre lo sguardo di lei prima che iniziasse a suonare quando i bambini, ansiosi di sapere, andavano dal bardo a tirargli l'abito chiedendogli quali storie avrebbe raccontato di lì a poco; i due si osservavano in quei frangenti, sorridenti, ma poi lei svaniva, sempre, non appena l'archetto iniziava a vibrare sulle corde del violino, scompariva lasciandosi alle spalle solo una scia di tramonto.
Difficile conquistare un amore per chi sa solo cantarlo… Difficile essere valorosi per chi sa solo celebrare quel valore… Il sogno che racconti nella musica ti perseguita nel cuore della notte e, quando credi di raggiungerlo, ti risvegli e ti rifletti nello specchio vedendo quanto tu sia lontano da quell'ideale. Così si sentiva il bardo ogni mattina, ogni volta che si guardava al di là dello specchio: lui era il semplice bardo che si trovava a celebrare le imprese e il valore di altri, il bardo che vive delle vite altrui. Ma un giorno decise di cambiare, decise che anche la sua vita sarebbe stata degna del canto! Quella stessa mattina il bardo si recò nella bottega di un collezionista e, impegnando il suo violino, ebbe in cambio un'armatura e una spada poi, nel pomeriggio, si recò al commando dei cavalieri e poté così iniziare il suo addestramento sulla via del valore. Mentre il bardo cercava così di raggiungere il sogno che a lungo aveva cantato la piazza cittadina rimaneva in attesa di quelle note che non sarebbero arrivate, i bambini attendevano spazientiti per poi tornare a giocare ad acchiapparella, le donne con in braccio le ceste ricolme di pani non indugiavano più, i cavalieri continuavano il loro giro di ronda mentre la ragazza dai capelli di tramonto osservava quel quadro dal quale la musica si era sottratta e sospirava. 
Erano passate solo due settimane da quando il bardo aveva scambiato il suo violino per armarsi e già una violenta guerra era scoppiata sui confini sud-occidentali del regno; a causa di questo evento tutti i cavalieri disponibili, inesperti o maestri che fossero, dovettero partire per il fronte. Il bardo, ora cavaliere, aveva imparato in fretta a maneggiare la spada, forse grazie anche ai libri che aveva letto nella grande biblioteca del nonno, ma quando gli fu recapitato l'ordine di partire l'indomani mattina si sentì raggelare il cuore; vedeva intorno a sé i suoi compagni entusiasti e pronti a partire, comprese quindi che doveva andare oltre quella paura per raggiungere il valore che stava inseguendo. La notte prima della partenza il bardo ora cavaliere si aggirava fiero per quella stessa piazza che mai gli aveva visto imbracciare una spada ma il suo prezioso violino; era così surreale vedere quel luogo desolato ed oscuro ma, all'improvviso, scorse la ragazza dagli occhi di tramonto contemplare il cielo notturno ed enumerare le infinite stelle di cui era ricolmo. Fu in quel momento che al bardo ora cavaliere tornarono in mente tutte le storie che aveva cantato, tutte le promesse che i cavalieri sussurravano alle proprie amate al candore della luna che precedeva l'alba della partenza. Allora si sfilò l'elmo e avanzò verso di lei; la ragazza sentendo il clangore dell'armatura si voltò verso l'origine di quel rumore. I due sguardi si incontrarono, quello di lui, fiero e sognante, e quello di lei, sorpreso e… spaventato… lui vide negli occhi di lei come un sentimento di paura e delusione poco prima che la ragazza fuggisse via, questa volta, senza lasciarsi dietro una scia di tramonto ma delle lacrime di pianto e lo sguardo confuso e triste di lui.
L'alba giunse e con lei la chiamata alle armi; l'esercito doveva marciare un paio di giorni prima di arrivare al campo di battaglia eppure il bardo ora cavaliere si accorse di come i suoi racconti non rispecchiavano la realtà: aveva sempre cantato di cavalieri che si raccontavano i loro sogni durante l'avanzata al fronte, che rivolgevano a Dio preghiere o che cercavano di temprare i loro animi parlando tra loro ma in quella marcia si udiva solo il clangore delle armature, nient'altro; forse le storie che aveva a lungo cantato offrivano una vista sull'animo di quegli uomini, un animo che doveva sicuramente agitarsi come un puro fuoco. Arrivato tra le tende dell'accampamento il bardo ora cavaliere parlò con il capo accampamento, un uomo celato dietro ad una grande armatura con delle decorazioni in oro finissimo con le spalle coperte da un mantello color rubino, e venne così indirizzato verso una tenda nella quale avrebbe passato le notti e in cui avrebbe potuto riposare fino al suono della raccolta; una volta giunto davanti alla tenda che gli era stata indicata varcò la soglia e si ritrovò davanti dieci giacigli attrezzati per la notte e otto cavalieri, liberi dalle ingombranti armature, dediti ad attività che lui mai si sarebbe aspettato: quattro di loro giocavano a carte scommettendo monete d'oro e bestemmiando l'uno contro l'altro, due con un naso rosso di sbronza e con in mano un fiasco di vino a testa ridevano tra loro in maniera animalesca mentre altri due rimanevano acquattati sul proprio giaciglio cercando di nascondere il proprio pianto… Cos'era quel luogo? Non era la realtà che aveva cantato il bardo… Era altro… La virtù a cui tanto ambiva dove si stava nascondendo? Dopo qualche secondo di smarrimento il bardo ora cavaliere iniziò ad avvicinarsi a uno dei cavalieri che piangeva sul giaciglio ma quando passò accanto ai cavalieri sbronzi le parole di uno di loro lo pietrificarono: -Ti giuro! In questa città c'era 'sto bardo che continuava a cantare calzate del tipo "I cavalieri inseguono ideali nobili", "Ai cavalieri non importa dei soldi ma della giustizia" e simili troiate! Ahahahahah! Io e il mio compagno andavamo ad ascoltarlo ogni giorno per farci due risate e la gente intorno credeva che piangessimo di commozione! Ahahahahah! Che coglioni!- 
Bianco come un fantasma il bardo ora cavaliere sentì infrangersi ogni realtà che aveva vissuto fino a quel momento, ma fu allora che lui comparve: un cavaliere con una grande armatura decorata d'argento che presentava sulle spalle un mantello blu come uno zaffiro, aveva una spada stretta nella mano sinistra che presentava sull'elsa una gemma blu mentre con la mano destra impugnava saldamente uno sudo sul quale era rappresentato il profilo di una divinità antica; non appena questi entrò nella tenda iniziò a riprendere gli altri cavalieri per quegli atteggiamenti così poco valorosi e non consoni a quel contesto. Quello che il bardo ora cavaliere riconobbe come il capo della tenda riuscì a farlo sperare: forse non in tutti i cavalieri si poteva ritrovare il valore ma sicuramente in quell'uomo c'era uno spirito identico a quelli che aveva a lungo cantato e perciò, il suo animo, riuscì a rinfrancarsi. Ma l'indomani, giunto sul campo di battaglia, il bardo conobbe la realtà dell'essere cavaliere. 
All'alba l'esercito caricò contro la schiera dei nemici lasciandosi alle spalle il sole nascente e il bardo non vide scintillare gli elmi e le spade ma armature coperte dalle ceneri dei fuochi appiccati dai soldati nemici e il sangue cremisi zampillare fuori da quelle stesse armature. Quelle scene che parevano dipinte da un diavolo o da qualche altra creatura infernale ruppero l'anima del bardo ma egli non ebbe nemmeno il tempo di riflettere perché un nemico corse verso di lui sguainando l'arma; questi impugnava la spada con mano tremante e il bardo riuscì rapidamente a disarmarlo facendolo poi cadere a terra ma, nell'impatto al suolo, l'elmo si sfilò lasciando scoperta la testa del nemico: era un ragazzo, un ragazzo qualsiasi con gli occhi ricolmi di pianto che supplicavano pietà. Il bardo si pietrificò davanti a quella vista ma qualcuno agì per lui: all'improvviso la testa del ragazzo dagli occhi colmi di pianto si staccò dal corpo schizzando sangue sul volto dell'immobile e iniziò a rotolare a terra. Sconvolto il bardo vide solo la spada grondare il sangue del ragazzo e seguendo la sua lama trovò un'elsa con incastonata al centro una gemma blu e a reggerla quello stesso cavaliere con indosso il mantello di zaffiro; questi vedendo uno dei suoi soldati risparmiare un nemico subito lo riprese per poi dargli le spalle e tornare a combattere. Il bardo era ancora immobile, riusciva solo a guardarsi intorno e ora non vedeva cavalieri combattere un nemico ma delle bestie che scannare altre bestie; il mondo dei cavalieri che aveva a lungo cantato si era frantumato davanti ai suoi occhi rivelando la sua verità: un incubo di sangue e bestie nascoste dietro a splendide armature.
Sconvolto dalla realtà il bardo lasciò cadere a terra la spada e iniziò a fuggire dal campo di battaglia e da quell'assurdità. Quelli erano i cavalieri? Quelli erano cli uomini che aveva a lungo cantato? No, quelli non erano uomini… I veri uomini non ucciderebbero mai i loro simili… Era quello il simbolo del valore? Non riuscì a capire come fece ma fuggì dalla guerra e, dopo un paio di giorni, riuscì a tornare nella sua città. Non appena varcò le porte cittadine corse al negozio presso il quale aveva impegnato il suo violino e, rendendo l'armatura, lo chiese indietro ma il vecchio proprietario del negozio, accortosi della mancanza della spada, decise di non restituire l'archetto. Ma c'era solo una cosa che voleva fare il bardo: tornare ad essere il bardo; perciò tornò subito nella sua piazza. Tutti erano impazienti di riascoltare la musica che a lungo non avevano più ascoltato, persino la ragazza dai capelli di tramonto era lì, ma quando fu difronte alla folle il ragazzo non sapeva più cosa cantare… Lui sapeva cantare solo la verità e non poteva tornare a cantare storie che sapeva essere menzognere… Iniziò a pensare, le mani gli tremavano mentre gli occhi curiosi di tutti si fissavano su quel bardo divenuto improvvisamente muto ma fu allora che questi comprese che avrebbe dovuto cantare la libertà; poggiò il violino alla spalla ed iniziò a pizzicare le corde mentre cantava l'orrore che aveva conosciuto, il sangue e le bestie. I bambini dopo qualche strofa scapparono via, terrorizzati; le donne con le ceste ricolme di pani lasciarono presto la piazza e i cavalieri fecero finta di non sentire il fedele dipinto del loro mondo. Quando tutta la folla si fu dispersa il bardo abbassò il violino e, sconsolato, si mise a sedere su una panchina buttando la testa all'indietro e osservando il cielo azzurro… Sarebbe dovuto tornare a cantare le storielle di una volta? Quelle che aveva scoperto essere false? Non ne sarebbe mai stato in grado… Eppure non riusciva a capire perché tutti fossero fuggiti davanti alla realtà…
-Come vedi molte persone hanno paura della verità- disse una voce alle sue spalle.
Colto alla sprovvista il bardo si voltò e incontrò un nuovo cielo, gli occhi della ragazza dai capelli di tramonto. Lui rimase lì, fermo, ad osservarla; lei si sedette accanto a lui e riprese -Sai; all'inizio non riuscivo ad ascoltare le tue storie…- Poi si interruppe e, credendo di aver offeso il ragazzo, imbarazzata, si corresse subito -Non eri tu! Sia ben chiaro! Ma sentivo che le tue storie erano false…-
Il bardo allora rispose -Un tempo credevo che quelle storie fossero vere oggi invece…-
-Sei diventato cavaliere e hai scoperto cosa si nasconde sotto all'armatura…- disse lei ripensando alla notte in cui l'aveva incontrato.
-Già…- sospirò lui gettando nuovamente la testa indietro -Ma tu come sai queste cose?-
La ragazza dai capelli di tramonto esitò a rispondere -È una storia vecchia… Una storia difficile da raccontare…-
-È la stessa storia che ti ha portato a fuggire quella notte che ci siamo incontrati?- chiese il bardo osservando la ragazza stringere la vaporosa gonna e serrare i pugni; lei rispose annuendo.
-Non devi raccontarmela se non te la senti- proseguì il bardo comprendendo quanto dovesse essere oscura per generare una simile reazione in lei.
-No… Devo essere più forte… Voglio raccontartela e togliermi dal cuore questo peso…- disse la ragazza con la voce ormai tremante -Anni fa vivevo in una piccola città dell'est in guerra con una città vicina per delle scaramucce a livello di successione dinastica… Una notte mi svegliarono le luci vermiglie degli edifici in fiamme e le strazianti urla dei cittadini… preoccupata raggiunsi mio padre e i miei fratelli ma…- la voce di lei iniziò a farsi più insicura -dei cavalieri nascosti dietro alle loro armature li avevano uccisi e… quando mi videro… abusarono di me…- Il bardo trasalì nel sentire quelle parole e, guardandola, vide le lacrime farsi largo nei suoi occhi di cielo -Si sfilarono di dosso il poco che li ingombrava… ancora oggi non potrò dimenticare la loro fredda armatura premere sulla mia pelle… quel freddo che mi ha attraversato la pelle, le ossa… quel freddo che mi ha fermato il cuore…- la ragazza iniziò a stringersi nelle sue stesse braccia -Mi hanno risparmiato lasciandomi addosso quel gelo… Bestie nascoste dietro ad un'armatura… Ecco cosa sono i cavalieri… E quella notte… quando ti ho visto con indosso quell'armatura… mi sembrò assurdo che tu avessi abbandonato il tuo canto per diventare un'altra delle tante bestie che appestano il nostro mondo…- le lacrime ora le rigavano il volto ricadendo sul suo abito ma poi una sensazione nuova donò sorpresa al suo volto… un calore mai sentito la stava avvolgendo ridandole sicurezza… un calore umano datole dall'abbraccio di lui -Io… Se solo avessi saputo…- disse il bardo con la voce spezzata.
-Non potevi sapere…- rispose lei lasciando che quell'abbraccio incrinasse il suo gelo. Rimasero in quella stretta finché lei non si riprese.
-Come stai?- domandò lui preoccupato.
-Meglio- rispose lei asciugandosi le lacrime e accennando un sorriso, poi, cercando di cambiare argomento, chiese -Ma l'archetto del tuo violino che fine ha fatto?-
-Ah… L'avevo dato in pegno insieme al violino per acquistare l'armatura e la spada ma, avendo perso quest'ultima, non mi hanno più restituito l'archetto… Ma forse è meglio così…- spiegò lui.
-Perché dici questo?- domandò lei fissandolo negli occhi.
-Beh… Ormai i miei giorni da bardo sono finiti… Non posso cantare  una bugia e la verità viene fuggita…-
-Allora canta un'altra verità! Canta la verità del vero valore!- disse lei stringendogli le mani.
-Ma quale valore? I cavalieri non l'hanno mai avuto… Era tutto un inganno…-
-E allora canta il valore di chi rifiuta la guerra! Il valore di chi combatte senza ferire! Il valore di chi canta per il prossimo! Canta il valore del bardo che si è sottratto alla guerra perché ingiusta! Canta la speranza! La speranza che il mondo segua questo canto! Canta il vero valore, non quello delle bestie, ma quello dell'Umanità-
L'indomani il bardo si recò alla solita piazza e trovò lì ad attenderlo la ragazza dai capelli di rubino con in mano il suo archetto e, porgendoglielo, disse -Canta come solo tu sai-
Così l bardo cantò il vero valore e, con lui, la speranza; riconquistò la sua folla e altre persone si unirono ad essa per ascoltare la storia della ragazza dai capelli di tramonto che senza temere la verità spronò un povero menestrello a cantare l'Umanità; la storia di quella stessa ragazza che rimase lì, dall'inizio alla fine del canto. 
Così vissero, fino alla fine, felici e contenti.
   
 
Leggi le 1 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
 <<  
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Favola / Vai alla pagina dell'autore: Danmel_Faust_Machieri