Crossover
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Autore: Rory Drakon    09/09/2017    2 recensioni
Il Regno di Arcadia è avvolto nell'oscurità. Gli dèi dell'Olimpo, protettori di questo mondo, sono stati sconfitti e imprigionati sull'Olimpo.
C'è solo un modo per sconfiggere le forze del Male che si stanno lentamente impossessando di Arcadia: trovare le Dodici Pietre Olimpiche, simbolo ed incarnazione dei poteri degli dèi, ed usare i loro immensi poteri a scopi benefici.
Un'antica profezia pronunziata da un Oracolo declama che solo un semidio, guidato dai leggendari Cavalieri del Drago potrà adempiere ai voleri del Fato.
Questa è la loro storia.
Genere: Avventura, Fantasy, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Yaoi | Personaggi: Anime/Manga, Cartoni, Film, Libri, Videogiochi
Note: AU, Cross-over, Missing Moments | Avvertimenti: Spoiler!, Triangolo, Violenza
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"Un semidio degli dei superiori
Compirà vent’anni seppure tra guai e dolori
I Cavalieri del Drago alla sua chiamata risponderanno
Insieme il potere degli dei riuniranno
E mentre una vita nel male trascinerà
L’anima malvagia una lama maledetta mieterà
Una sola scelta porrà ai suoi giorni fine,
e dell’Olimpo il trionfo decreterà, o la caduta infine."


EPISODIO 6 – A CASA DI MERLINO (Seconda parte)



«Siamo arrivati!» esultò Rinoa, indicando una casetta di paglia all’orizzonte, al limitare del cupo bosco.
«Cavoli, era ora! Non ne potevo più di camminare!» sbuffò Rory.
«Le escursioni non sono sulla lista dei tuoi hobby preferiti, giusto?» ridacchiò Percy.
«Francamente no, Testa d’Alghe» replicò lei con un sorriso «preferisco di gran lunga il mare.»
«Beati voi che l’avete visto più volte» sospirò Aladdin.
Lara si voltò a guardarlo, stupita. «Non dirmi che non hai mai visto il mare!»
«Non ho detto questo» s’inalberò il giovane «È che non mi capita spesso di andarci. Figurati che a malapena ho messo piede fuori da Agrabah!»
«A malapena?» domandò Rinoa.
«Sono stato sull’Isola Che Non C’è, una volta sola, con il Tappeto Volante» spiegò Aladdin. «È così che ho conosciuto Peter e anche Dave.»
«È vero. Ehi, a proposito di Peter, lui e Jack dove sono?» domandò Dave.
«Probabilmente da qualche parte sopra le nostre teste» borbottò Percy «Quei due non riuscirebbero a stare lontani dal cielo neanche se gli regalassero un milione di pacchetti di caramelle.»
«Che ci vuoi fare, sono creature aree!» constatò Lara.
«Non so come facciano, ma affari loro.»
«Soffri di vertigini?» domandò Aladdin.
«No» rispose Percy «È solo che non sono un amante del volo».
«Ho capito» replicò Aladdin scambiandosi uno sguardo scaltro con Abu «soffri di vertigini».

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«Ti ho appena detto che non è vero!» protestò il figlio di Poseidone.
«Oh, piantatela» sbuffò Rory.
«Jack! Peter! Scendete! Siamo arrivati!» gridò Rinoa verso l’alto, a pieni polmoni, mettendo le mani a megafono; sopra di loro si stagliavano due puntini che si inseguivano nel cielo, che, al sentire le grida delle ragazza, sfrecciarono senza esitazione verso il basso.
Jack, Peter, Trilli e Dente Da Latte piombarono loro davanti così in fretta e così all’improvviso che per poco Percy non cadde a terra per lo spavento.
«Ehilà, ragazzi!» esclamò Peter.
«Eccoci, ci avete chiamati?» domandò Jack, sfoggiando il suo solito sorriso malandrino.

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«Sì, Rinoa ha detto che siamo arrivati» rispose Dave, e indicò a sua volta la casetta all’orizzonte.
«Be’, che stiamo aspettando?» chiese Peter, e sollevandosi in volo, si diresse a rotta di collo verso la casetta.
«Peter, aspetta!» gridò Rinoa.
«Oh, fantastico» borbottò Aladdin.
«Lo recupero io» disse Jack, sollevandosi in volo a sua volta e andando dietro all’amico.
Gli altri non poterono fare a meno di seguirlo. Non appena arrivarono davanti alla casetta, la porta si aprì, come se i ragazzi fossero già attesi, e sulla soglia apparve un uomo davvero molto vecchio, con una tunica blu, gli occhiali ed una lunga barba candida.
«Nonno!» esclamò Rinoa «Merlino!»
Il vecchio la strinse a sé con fare paterno.
«Rinoa! Nipotina mia adorata!» esclamò «Da quanto tempo! Fatti vedere… caspita, quanto sei cresciuta! Somigli tutta a tua madre!»
A Jack parve di scorgere un velo di tristezza nel tono della voce e nell’espressione del volto del mago e di Rinoa nel pronunciare quelle parole, ma forse era solo una sua immaginazione.
«Piacere di conoscerla, o potente Merlino!» intervenne Lara «Il mio nome è…»
«Lara Croft, detta Tomb Raider. E voialtri se non erro, siete Aladdin, Percy, Rory, Peter, Jack e Dave! Onorato di conoscervi, finalmente!» esclamò Merlino.
All’udire pronunciare i propri nomi, i sei ragazzi rimasero a bocca aperta.
«È esatto, signore! Come fa a conoscere i nostri nomi!?» esclamò Peter.
«Dammi pure del tu, caro Peter» lo schermì Merlino «Be’, vedi, so i vostri nomi e anche che sareste arrivati entro praticamente mezz’ora!» esclamò, tirando fuori un orologio da taschino e gettandovi un’occhiata.
«Cavoli, ma com’è possibile? Siete per caso un oracolo?» chiese Percy, fissandolo attentamente.
«Cosa? Oh no no no, figliolo! Assolutamente no, la cosa è molto diversa, vedi io ho il potere di vedere nel futuro, secoli e secoli nel futuro!» esclamò Merlino, facendo un ampio gesto con le braccia che fece scappare a Jack una risatina.
«Perciò lei già sapeva che saremo venuti qui assieme a Rinoa e perché, giusto?» chiarì Dave.
«Merlino, ma chi c’è? Con chi stai parlando?» chiese all’improvviso una voce del tutto ignota, una voce di donna.
In quel mentre, la porta dalla casetta di paglia cui si trovavano dinnanzi si aprì e ne uscirono fuori, con grande stupore di Jack, due ragazze.
La prima aveva foltissimi capelli rosso carota che le ricadevano sulla schiena in mille riccioli tempestosi e ribelli, la carnagione candida con lentiggini e due grandi occhi azzurri come il cielo. Era buffa perché era intenta a morsicare sgangheratamente una mela rosso lucente, e sembrava essersi accorta solamente ora della loro presenza.

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La seconda, invece… quando Jack la vide, subito rimase senza fiato. Lei… lei era…
“Bellissima” pensò, ammaliato. Non gli venivano in mente altre parole per descriverla. La guardava consumandola con gli occhi, con uno sguardo incuriosito e sorpreso. Non aveva mai visto una ragazza con una bellezza del genere.
I suoi occhi erano dello stesso color ghiaccio dei suoi, solo più chiari, grandi e allungati, ed erano così pieni di luce da illuminarle tutto il viso, incorniciato in quei capelli intrecciati in uno chignon, di un biondo così chiaro da sembrare bianco, come la neve. Stava guardando la ragazza dai capelli rossi che mordeva la mela, e sembrava stesse trattenendo a fatica le risate.

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«Ehm… buonasera» disse la ragazza bionda, rivolgendosi poi ai ragazzi agitando piano la mano guantata. La voce di prima era la sua. Era una voce un po’ profonda ma dolce come il miele.
«Ah, ragazze! Stavo giusto per chiamarvi per invitare i nostri ospiti ad entrare!» esclamò Merlino.
«Nonno» chiamò Rinoa «ma loro chi sarebbero?»
«Piacere, mi chiamo Elsa» rispose la bionda «neo-regina del regno di Arendelle. Merida, smettila di mangiare quella mela e saluta!» esclamò con un tono improvvisamente freddo ed imperioso.
La ragazza di nome Merida si tolse la mela dalla bocca, si pulì con la manica ed abbozzò un sorriso un po’ ebete, che scatenò l’ilarità di Peter.

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«Ciao» disse la ragazza, con una voce squillante e spensierata «Mi chiamo Merida, principessa primogenita del clan irlandese dei Dun Broch».
A loro volta gli otto ragazzi si presentarono alle due principesse. Quando Jack disse il suo nome, Elsa lo fissò, dritto negli occhi, attenta, con uno sguardo indecifrabile, come se si stesse sforzando di ricordare qualcosa. Jack se ne sentì parecchio turbato, tuttavia non poté fare a meno di ricambiare lo sguardo. Era così bella…
«Be’? Che cosa c’è da guardare?» la stuzzicò.
«Per caso noi due ci conosciamo?» domandò Elsa.
«Non credo proprio, biondina, altrimenti me ne sarei ricordato» ridacchiò.
«Come mi hai chiamata!?»
«Biondina! Sai, no, di norma il colore del tuo capelli si chiamerebbe biondo, perciò…»
«Lo so benissimo di che colore sono i miei capelli!»
«Basta con le chiacchiere, per cortesia!» esclamò Merlino «Seguitemi, miei giovani amici! Io, Elsa e Merida abbiamo appena preparato il tè! Vedrete, intorno alla tavola potremo parlare meglio!»
Così i ragazzi e Merlino entrarono in casa, e all’invito del mago, presero posto alla tavolo apparecchiata apposta per loro.
«Due, quattro, sei, otto, dieci, undici! Siamo undici! Esattamente com’era stata apparecchiata la tavola! Allora è per questo che l’hai imbandita, vero, Merlino?» chiese Merida, mentre prendeva posto e si serviva di un abbondante piatto di pasticcini dorati.
«Certamente, Merida!» replicò Merlino.
«Nonno, capisco che tu voglia essere beneducato e farci rifocillare dal viaggio, ma noi abbiamo una certa fretta» disse Rinoa.
«Già, quindi la prego, ci lasci venire al sodo» disse Lara.
«Per quale motivo siete venuti qui?» domandò Elsa, curiosa.
«È una lunga storia, biondina» non mancò di punzecchiarla Jack.
«Lasciatemi indovinare» disse Merlino «Avete avuto a che fare con cinque brutti tipacci, ovvero Jafar, Ade, Capitan Uncino, Scar e Pitch Black, che hanno ammesso di essere al servizio di qualcuno di potente e malvagio, a cui interessano molto loro due» Merlino indicò Jack e Percy «E siete venuti da me per saperne di più, non è così?»
«Se tanto lo sa già, perché lo chiede?» borbottò Rory.
«Mmm! Perché è buona educazione, mi pare ovvio, Rosemary Drakon» esclamò Merlino, e la figlia di Atena sgranò gli occhi sorpresa, all’udire il mago pronunciare il suo nome completo, che non rivelava mai a nessuno. Si era sempre fatta chiamare da tutti solo Rory.
Intanto Peter Pan stava osservando la casetta di Anacleto «Hey c'è nessuno qua dentro?» e bussò alla porticina.
«Ma, ma, ma… brutto ragazzaccio!» Anacleto spuntò fuori dalla casetta e quasi gli morsicò un dito «Come ti permetti!»
«Ma che diavolo…!?» esclamò Percy, stupito.
«Oh, Anacleto!» Rinoa rise, divertita «Che bello rivederti! Vedo che il tuo caratterino è rimasto sempre lo stesso!»
«Oh, signorina Rinoa!» Il gufo mutò l’espressione da burbera ad entusiasta e volò sul suo braccio «Siete tornata, finalmente! Non sapete che strazio immenso è stato vivere con questo brutto vecchiaccio combina guai…»
«Ma come osi, brutto pennuto petulante!» s’infuriò Merlino «Guarda che ti faccio diventare uomo!»
«No, non lo farai!»
«Sì, lo farò!»
A quel punto nessuno riuscì a trattenersi e una risata collettiva risuonò nella casetta di legno.
Dave quasi si soffocò col biscotto che aveva in bocca e Merida provvide a liberarlo con una pacca vigorosa sulla spalla. «Ehi, grazie Mery, grande tempismo!»
La ragazza lo fissò perplessa. «Mery? Ci siamo appena conosciuti e già mi chiami con dei nomignoli?»
Il giovane sorrise e si accese una sigaretta. «Diciamo che entro facilmente in confidenza con gli altri io..... mmm vedo che sei un’arciera!»
«Già, e sicuramente molto meglio di te!» esclamò, facendogli un buffo verso ironico.

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«Andiamo al sodo» tagliò corto Lara, troncando la risposta di Dave, rivolta a Merlino, incrociando le braccia «Se sa perché siamo qui, signore, la prego, risponda alle nostre domande: che cosa vogliono da noi quei pazzi scatenati? E chi è il loro malvagio capo?»
«Risponderò alle vostre domande». Merlino si fece serio e si sistemò sulla poltrona, risistemando gli occhiali. «Ma prima di farlo, dovete sapere alcune cose, Cavalieri del Drago».
Tutti ammutolirono, perplessi dal titolo che il mago aveva appena rivolto loro.
«Tutti voi sapete che il nostro mondo è governato dalle divine forze degli dèi dell’Olimpo. E tutti voi sapete che negli ultimi tempi, il nostro mondo sta andando in rovina, corroso dal male. Ebbene, dovete sapere che questo è dovuto al fatto che gli dèi… ora sono stati imprigionati e trasformati in statue di pietre nella loro stessa dimora da Ade… e dal suo malefico Signore, l’Iniquo.»
«L’Iniquo!?» trasalì Rinoa «Ma è impossibile! Gli dèi l’avevano sconfitto e gettato nel Tartaro!»
«È vero, bambina mia. Ma purtroppo egli è stato liberato e ha scagliato la sua vendetta contro tutti gli dèi».
Rory si portò le mani alle labbra, scioccata, seguita da sguardi di stupore di tutti gli altri. Lara, invece, non batté ciglio, come se quella storia l’avesse già sentita.
Percy mise una mano sulla spalla della figlia di Atena, senza badare al fatto che si trovavano in pubblico: capiva perfettamente come doveva sentirsi in quel momento, entrambi erano figli degli dèi e benché i loro genitori fossero stati molto poco presenti nella loro vita erano pur sempre i loro genitori e più di una volta li avevano aiutati in situazioni difficoltose. Osservò di sottecchi Lara, chiedendosi cosa nascondesse, dal momento che non si era lasciato sfuggire la sua reazione a quella notizia, tuttavia non fece domande. Non era la prima volta che la loro leader era così misteriosa, ma il più delle volte l’aveva fatto per proteggere tutti loro, e aveva imparato a rispettarla per questo. Tornò ad ascoltare Merlino, seguito dalla figlia di Atena.

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«Con gli dèi fuori portata, nulla potrebbe impedire all’Iniquo di impossessarsi dell’intera terra di Arcadia. Ma egli non può assumere forma fisica e non ha modo di agire nel mondo dei mortali, per questo si circonda di malefici alleati» continuò Merlino.
«Perché lo chiamate “Iniquo”?» domandò Jack, perplesso.
«È il suo appellativo più conosciuto» spiegò Rinoa «I nomi sono potenti, Jack, soprattutto quelli della divinità. Non possiamo pronunciarli con leggerezza né a sproposito, men che meno il suo. Potremmo segnalargli la nostra posizione, oppure potrebbe acquisire potere su di noi. Non possiamo rischiare».
Aladdin e Peter ascoltavano a bocca aperta.
«E questo tipo avrebbe pietrificato tutti gli dèi assieme ad Ade, pur non possedendo un corpo fisico?» disse il primo «Non mi stupisco che i malvagi abbiano una tale libertà d’azione!»
«Accidenti, non mi piacciono le situazioni dove non c’è nulla di divertente» mormorò il secondo.
«Aspettate un attimo!» esclamò Merida «Di cosa parlate? Ade? Gli dèi? L’Iniquo? Cosa sta accadendo qua!»
E pensare che le nozze imposte le parevano il male peggiore!
«Oookay» fece Jack «Credo che prima ci convenga aggiornare la rossa e la biondina sulla nostra attuale situazione...»
«Ehi!»
Fu Lara a narrare la loro storia: aveva viaggiato in lungo e in largo per tutta Arcadia, e lungo la strada aveva conosciuto Jack, Rory, Percy, Rinoa e Peter. I sei amici, ognuno con il proprio passato lasciato alle spalle, erano diventati inseparabili e avevano espressamente dichiarato guerra al male e alla corruzione, tanto che ben presto si erano fatti dei nemici. Arrivarono dunque a narrare dell’incontro con Dave e Aladdin della loro missione: sconfiggere i malvagi che li avevano attaccati pochi giorni fa.
«Quindi voi...» Elsa parlava piano, trattenendo per bene l’emozione «siete quegli eroi famosi di cui tanto si parla. Vi descrivono in millemila modi diversi e vi danno così tanti nomi che non so più nemmeno come chiamarvi…»
«Di solito cerchiamo di non avere tutta questa pubblicità, ma la gente, si sa, ne ha di immaginazione» affermò Lara.
«Quindi siete venuti da Merlino per chiedere aiuto su come poter vincere» continuò Elsa «e qui entra il gioco questo… Iniquo.»
«Proprio così, Elsa cara!» rispose il Mago «Egli è la causa di tutto il male che sta dilagando questo mondo, e uno dei suoi obiettivi principali siete proprio voi» e indicò tutti i presenti nella sala, comprese le principesse, che rimasero a bocca aperta.
«Questo lo sappiamo» intervenne Rory «abbiamo appurato che questo tipo vuole ucciderci e catturare due di noi…»
«È esatto, mia cara Rory. Egli vuole togliervi di mezzo perché siete un ostacolo ai suoi piani, ma per loro Jack e Percy sono degli individui attraenti per i loro mitici poteri, e per questo vorrebbe piegarli al proprio volere. Egli è un essere malefico e calcolatore, vede tutti come pedine, e non esiterebbe a cercare di portare ognuno di voi dalla sua parte, se è convinto di potervi usare, o di eliminarvi, se è certo che non può avere ragione di voi».
La figlia di Atena rabbrividì, inquietata da quella descrizione, come tutti. Nessuno proferì parola per qualche istante, poi Rinoa ruppe nuovamente il silenzio.
«L’Iniquo sta cercando anche loro due, vero?» indicò con la spalla Elsa e Merida «Per questo le hai ospitate qui?»
«Cosa?» esclamarono atterrite all’unisono le due principesse.
«Certo, nipotina. Ma purtroppo non sono passate inosservate. L’Iniquo sa che siete qui» continuò Merlino «tutti voi. E ha mandato uno dei suoi sgherri a stanarvi.»
«Santa pace benedetta!» se ne uscì Dave «Ma neanche un attimo di pace ci vuole concedere quel matto? Comunque, non ti stai spiegando del tutto, Merlino, scusa se mi permetto! Perché questo Iniquo cerca anche Elsa e Merida, se siamo noi il suo obiettivo? Qual è la verità? E chi diamine è questo sgherro che ci ha spedito contro? C’è un modo per poterlo sconfiggere lui e il suo capo una volta per tutte?»
Lara gli lanciò un’occhiata. Il cowboy era fatto così, sempre schietto, diretto e conciso, non aveva peli sulla lingua. Benché ogni tanto quel suo modo di fare sembrasse un po’ irritante, in quel momento aveva fatto delle domande piuttosto sensate a cui Merlino non si era ancora degnato di rispondere completamente, come se nascondesse qualcosa. Esattamente come lei.
Il Mago sospirò e si lasciò andare sulla poltrona, come se si fosse arreso.

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«È giunto il momento che sappiate, ragazzi miei. Bene, dovete sapere che non è affatto un caso se ora siate tutti riuniti qui da me e che vi siate incontrati. È stato per volere del Destino. Per volere di una profezia».
Anacleto era stato insolitamente zitto per tutto il tempo, ma aveva seguito attentamente la conversazione e non appena il mago pronunciò quelle parole, volo verso uno degli scaffali e afferrò un grosso libro rilegato in pelle marrone che aveva l’aria di essere davvero pesante, eppure il rapace lo sollevò senza problemi tra gli artigli e spiccò il volo, posandolo con delicatezza nelle mani di Merlino, il quale lo mostrò ai ragazzi.
«Questo libro venne scritto da un Oracolo al tempo della titanomachia, la guerra degli dèi contro i Titani» narrò «io ero ancora un ragazzino all’epoca, quando lo ricevetti in custodia. Esso narra degli dèi, dei titani e contiene l’antica profezia che vi riguarda».

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Così dicendo, spalancò il volume e lo sfogliò, prima di fermarsi su una pagina e leggere ad alta voce, mentre tutti nella casetta pendevano ora più che mai dalle sue labbra:
«Un semidio degli dei superiori
Compirà vent’anni seppure tra guai e dolori
I Cavalieri del Drago alla sua chiamata risponderanno
Insieme il potere degli dei riuniranno
E mentre una vita nel male trascinerà
L’anima malvagia una lama maledetta mieterà
Una sola scelta porrà ai suoi giorni fine,
e dell’Olimpo il trionfo decreterà, o la caduta infine
».


***


La sala del trono nella Fortezza Oscura adesso era deserta, illuminata solo da flebili torce infuocate. Il centro, dove di norma avrebbe dovuto trovarsi il trono, era completamente oscurato, ma nella penombra si riusciva ad intravedere una forma rettangolare scintillante di luce ad intervalli regolari.

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L’Iniquo era in paziente attesa che uno dei suoi servitori, forse i più fedeli, giungesse da lui come gli aveva ordinato. La pazienza era ormai diventata una delle sue virtù più forti, dopo i secoli trascorsi a marcire nel Tartaro. Ma aveva atteso, certo che prima o poi avrebbe agguantato la sua preda che gli avrebbe permesso di potersi elevare su tutto e tutti. Era stato Luke Castellan, quello sciocco figlio di Ermes, a trascinarlo fuori dalle viscere infernali, aiutato dall’allievo del suddetto Iniquo. Allievo che in quel momento stava rispettosamente rispondendo alla chiamata del proprio Signore, maestro e padrone.
Alto due metri, bipede, avvolto in un fluttuante mantello nero e un’armatura, il volto eternamente nascosto da un funzionale quanto bizzarro schermo respiratore di metallo nero che di conseguenza rendeva ansimante il suo respiro, il Signore Oscuro dei Sith, Darth Vader, apparve minaccioso nel corridoio della sala del trono e si avvicinò a rispettosa distanza, inginocchiandosi e chinando il capo.

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«Alzati pure, Lord Vader» lo invitò l’Iniquo, in tono mellifluo, come sempre quando stava macchinando qualcosa.
Vader obbedì e sollevò anche lo sguardo. «Qual è la tua volontà, mio Signore?» domandò con la sua voce fredda, metallica e impassibile.
«La nostra amatissima terra di Arcadia pare non abbia ancora compreso a chi appartiene» esordì la Voce «L’ostinata resistenza di quei sei mocciosi viene osannata da molti… che ancora rifiutano di piegarsi ai nostri voleri».
«È da molto tempo che quei mocciosi causano guai» confermò Vader «E il popolo si fida di loro. Sono sostenuti praticamente dappertutto, ad Arcadia.»
«Non dirmi ciò che ho già avuto modo di sapere ben prima che me lo dicessero quegli sciocchi, amico mio. Ho già provveduto ad ordinare loro di eliminarli.»
«Ma hanno fallito più di ogni volta. Quei ragazzini sono più in gamba di quanto pensassimo, e gli altri non hanno fatto altro che dimostrarsi degli inetti.»
«È vero» replicò l’Iniquo con voce melliflua «Ero convinto che avrebbero saputo sventare una simile minaccia, ma come hai ben osservato, quei mocciosi sono più in gamba del previsto, benché è chiaro che non abbiano la minima speranza contro di te e gli altri generali. Tuttavia, sai che non possiamo continuare a perdere tempo stando dietro un branco di mocciosi. È per questo che poco fa ho mandato Malefica a cercare il libro. E caso vuole che i suddetti mocciosi si siano diretti proprio da Merlino».
Vader esitò. «Questo significa che anche loro stanno cercando le pietre?»
«Non credo, ma immagino che il caro Grande Mago stia svelando tutto loro in questo preciso istante, e il fatto che si siano recati da loro non lascia più dubbi, essi sono una parte dei Cavalieri del Drago della profezia. E certamente si metteranno alla ricerca del potere degli dèi.»
«Dunque cosa vuoi che faccia, mio signore?»
«Che disciogliamo insieme questo mondo nel caos» nell’ombra si mosse qualcosa al suono di quella voce femminile e sensuale «il glorioso caos…»

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Il Sith non parve affatto stupito da quell’improvvisa apparizione. Si girò verso di lei, come in attesa di ordini, chinando appena il capo ma stringendo i pugni, come se la cosa non gli facesse affatto piacere.
«Abbiamo un posto dove andare, mio caro Vader» continuò la misteriosa presenza «lo spazioporto. Il tuo ambiente preferito, per così dire. Abbiamo cose da distruggere… il suddetto spazioporto, e tutti coloro che si trovano lì in quel momento senza risparmiare nulla. Io porterò i miei adorabili mostri del caos e tu i tuoi soldatini bianchi…»
«Stormtroopers» la corresse il cyborg, con un accenno di fastidio nella voce metallica.
Nell’oscurità, la donna sorrise e proseguì, senza badare all’interruzione. «Infine, abbiamo roba da rubare… o meglio, due persone da rapire, anche se questo sarà principalmente compito tuo. Due ragazzini…»
«È la tua volontà, mio signore?» chiese Darth Vader, rivolgendosi al Padrone avvolto nelle tenebre.
«Assolutamente, Lord Vader.»
«Allora io la eseguirò».


***


Merlino posò il libro al centro del tavolo, lasciando la profezia in bella vista, perché tutti potessero gettarvi uno sguardo. Nella casetta era calato il silenzio. Nessuno dei presenti ora osava proferire parola, erano tutti scioccati, sorpresi e in qualche modo sconvolti da quanto stavano apprendendo.
«Cioè... nonno, quindi ci stai dicendo…» mormorò Rinoa, dopo qualche istante «che noi… tutti noi… facciamo parte di questa profezia che hai appena recitato? Che i nostri destini sono scritti in quel libro?»
«Sì, nipotina mia» rispose Merlino «È nel vostro destino portare a compimento questo profezia. Solo così potrete riportare finalmente la pace ad Arcadia ed eliminare per sempre da essa il male che dilaga.»
«Come fai a sapere che siamo proprio noi i prescelti, Merlino? Lo hai visto?» chiese Elsa.
«L’ho visto, mia cara, ma non solo nel futuro, ma anche qui, dentro questo libro. Qui dentro non solo c’è la profezia, ma anche la sua interpretazione.» «Allora dicci, Merlino» si intromise Lara «cosa dobbiamo fare?»
Il Mago si risistemò gli occhiali e raddrizzò il cappello a punta sulla testa, poi dichiarò in tono solenne: «Dovete trovare le Dodici Pietre Olimpiche».
Una serie di sguardi perplessi scorse tra il gruppo.
«Le Dodici Pietre Olimpiche?» gli fece eco Aladdin.
«E che cosa sono?» chiese Peter.
«Quando Ade ha sconfitto i dodici dèi grazie all’aiuto dell’Iniquo e dei Titani, questi non sono davvero del tutto stati sconfitti» spiegò paziente Merlino «poiché la fonte del loro potere e della loro essenza è ancora intatta. La fonte di questo potere sono le Dodici Pietre Olimpiche, dodici pietre preziose dai poteri immensi e sbalorditivi, ognuna rappresentante i dodici principali dei dell’Olimpo e il loro conseguente elemento.»
«Dodici! Carramba, sono poche!» ironizzò Dave «E dove si trovano?»
«In vari angoli dell’intero regno di Arcadia. Ma non dovete temere, perché l’esatta posizione è scritta sempre in questo libro» il mago lo chiuse e ne accarezzò la copertina «Solo io e voi, ragazzi miei, siete in grado di aprirlo e consultarlo. In questo libro c’è tutto ciò che occorre per portare a termine la missione che il Fato ha voluto affidarvi, Cavalieri del Drago. Siete preziosi anche perché ognuno di voi è legato a ciascuna delle dodici pietre e siete in grado di sfruttarne appieno i poteri.»
«Aspetta un secondo, hai detto dodici?» lo interruppe Merida «Ma noi qui siamo solo in dieci!»
«Elementare, mia cara Merida. Il vostro compito sarà quello di cercare gli altri due Cavalieri del Drago e convincerli ad unirsi alla vostra missione, oltre che trovare le pietre olimpiche portando a compimento l’antica profezia che vi ho enunciato sconfiggendo il malefico Iniquo.»
«Facile come bere un bicchiere d’acqua» fece Peter «Vuoi che facciamo qualcos’altro? Magari che ti portiamo anche la dentiera, nonnino?»
«Peter!» Aladdin gli diede una gomitata e Jack alzò gli occhi al cielo.
Lara rimase in silenzio per qualche istante, poi scattò in piedi, posando i palmi sul legno. «Io sono pronta a tutto pur di riportare la pace nella mia terra. E anche i miei ragazzi lo sono. Non è così?»
Aladdin, Percy, Rory, Peter, Jack, Rinoa e Dave annuirono prontamente. Quest’ultimo rimase a guardarla un istante di più del lecito, e, come quando l’aveva salvato, gli apparve bellissima, forte e sicura, così desiderabile eppure così lontana da lui, dalle sue debolezze e dalla sua piccolezza.
Elsa e Merida si guardarono, poi la rossa si alzò in piedi imitando Lara. «Io sono nata pronta! Se è questo il mio destino, be’, non mi sembra affatto così male come pensavo! Adoro l’avventura e se voi sarete i miei compagni di viaggio… ben venga!»
«Merida, questo non è un gioco» le ricordò la bionda principessa di Arendelle, ma si alzò in piedi anche lei «Tuttavia, se il destino dell’intero regno dipende anche da me, farò del mio meglio».
Jack non poté fare a meno di lanciarle un’occhiata di ammirazione e malizia messe insieme.
«Nonno» lo richiamò Rinoa «avverto una potente aura oscura avvicinarsi. È lo sgherro dell’Iniquo, vero?»
«Purtroppo sì, bambina mia. Dobbiamo prepararci ad affrontarlo» disse Merlino in tono grave «E non uno qualsiasi. Avverti bene che l’aura magica è la sua, nipote?»
«Chi arriva?» chiese Rory, mal celando l’ansia nel tono della voce «Chi è?»
Nonno e nipote si scambiarono uno sguardo cupo e malinconico, infine la maga prese nuovamente la parola.
«Malefica. La Signora di Ogni Male». Fece una pausa, abbassando lo sguardo. «Mia madre».

   
 
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