Storie originali > Thriller
Segui la storia  |       
Autore: ShaneBrekot    10/09/2017    1 recensioni
Shane è un ragazzo pigro, ma molto intelligente. La sua vita grigia cambia quando i suoi amici lo convincono ad indagare su un mistero avvenuto nella loro scuola 20 anni prima.
Genere: Mistero, Suspence, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
 <<  
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
4

 4 - Lohan Jiebert

“Non starai dicendo sul serio.”

“È impossibile.”

Luke e Mark non erano per niente convinti, mentre Gian sembrava un po’ turbato. Guardava la dedica con una faccia shockata.

“Ragazzi, non per andarvi contro, ma il ragionamento di Shane è giusto.”

Gian mi aveva dato ragione, e sembrava convinto di ciò che diceva, ma non Mark e Luke.

“Allora come mai i professori non ci vogliono dire nulla?”

“E come la metti con la polizia? Se si fosse suicidato qualcuno avremmo trovato notizie in quantità industriale, non stiamo parlando di una cosa da poco qui, ma di un suicidio!”

Luke aveva ragione, quindi provai a dare una spiegazione razionale.

“Probabilmente il preside ha insabbiato tutto, convincendo le persone collegate al fatto, come la classe o la famiglia del ragazzo, a non dire nulla. Non so in che modo abbia fatto e non me ne viene uno in mente, anche perché escluderei i soldi o un discorso fatto bene.”

“Ma perché avrebbe dovuto?”

Mark mi pose questa domanda.

“Beh, immagina cosa succederebbe se avvenisse un suicidio in una scuola: avrebbero dovuto chiudere la scuola per settimane e sequestrare l’Edificio K come minimo. Ma per me, nessuna di queste cose preoccupava il preside.”

“E allora perché non ha chiamato la polizia?”

“La risposta è facile: perché non vorresti tanti poliziotti che ti frugano in giro?”

Gli occhi di Gian si illuminarono, sapeva la risposta.

“Perché hai qualcosa da nascondere!”

“Esatto, Gian.”

Mark e Luke rimasero in silenzio, non sapevano più cosa dire. O forse avevano troppe domande in testa. Ovviamente la domanda principale è…

“Ma cosa stava nascondendo?”

Luke fu puntuale a chiederla, ma purtroppo non sapevo la risposta, non potevo saperla.

“Non ti so dire, sicuramente qualcosa di illegale. Molto illegale. Se fosse stata una semplice questione di evasione fiscale non penso avrebbe rischiato così tanto. Pensateci un attimo, insabbiando un suicidio si rischiano parecchi anni di galera, quindi a rigor di logica la ‘cosa illegale’ ne fa rischiare molti di più.”

“Cosa dovremmo fare ora?”

Luke chiese ciò.

“Beh, andiamo avanti e scaviamo sempre più a fondo!”

La risposta di Gian era scontata, ma non era la cosa giusta da fare.

“Dovremmo smetterla.”

La mia proposta fu un fulmine a ciel sereno per gli altri. Le loro emozioni erano un miscuglio tra incertezza, curiosità e adrenalina. Non volevano smettere di scavare, la sensazione della scoperta era diventata necessaria come l’acqua in questi giorni, per loro. Abbiamo scoperto molte, troppe cose insolite in questi giorni, ma così rischiamo di addentrarci in acque troppo profonde per noi.

Anche se è un paragone stupido, loro tre sono come dei tossico-dipendenti: cominci una volta, ti piace e continui, e ancora e ancora, fino alla morte. Beh, loro stanno diventando una cosa del genere, ma sono solo affamati di curiosità.

“E perché dovremmo?”

Mark aveva una faccia delusa.

“Dovremmo semplicemente farci gli affari nostri. Capite anche voi dove stiamo andando a parare no?”

“E cosa potrebbe succederci? Ci uccidono forse?”

Rimasi in silenzio, la mia paura era proprio quella, e Gian lo capì.

“Forse hai ragione, Shane, dovremmo fermarci. Ma come dormirò la notte? E anche tu avrai lo stesso problema, ormai anche tu vuoi andare in fondo, lo sai bene. Ti conosco.”

Aveva ragione, volevo scoprire la verità, ma tenevo alla mia vita.

“Mi dispiace ragazzi, non vi aiuterò.”

“Allora faremo da soli.”

Luke si fece avanti, poi guardò Gian e Mark cercando segni di assenso, che arrivarono.

Forse era meglio così. Non andranno molto lontano senza di me. Hanno sicuramente la voglia, ma gli manca un qualcosa che invece io ho. Ma forse era meglio così, dato che non scopriranno altre cose rinunceranno.

“Fate come volete.”

Poi girai i tacchi e mi diressi verso l’uscita. Girato l’angolo incontrai la bibliotecaria, che mi passò vicino andando verso i miei amici. Dopo aver accennato un saluto uscii dalla biblioteca, dirigendomi verso la bicicletta che avevo parcheggiato vicino ad un palo. Salii in sella e mi diressi verso casa.

 

 

Gian aveva ragione. Erano le 04.20 di notte e non avevo chiuso occhio. Era ovvio che non riuscissi a dormire, come potevo? Avevamo scoperto un fatto che probabilmente non dovevamo scoprire. Avrei potuto stare zitto, non dire nulla agli altri e lasciarli nella loro convinzione. Ma non l’ho fatto, anche perché non sarebbe cambiato nulla, non avrei comunque dormito la notte e Gian avrebbe notato che nascondevo qualcosa. Lui mi conosce bene, anche su questo aveva ragione.
Dissi che la mia canzone rappresentativa era ‘Canon’, ma la musica stava cambiando, la mia vita stava prendendo una piega inaspettata che definirei interessante, ma maledettamente dispendiosa. Chissà come avrei reagito, avrei deciso di accettare tutto ciò o di combattere questa piega e riportare la mia vita sulla strada della monotonia e pigrizia? Non posso negarlo, so la risposta. L’ho sempre saputa, solo che continuavo a negarlo a me stesso. La mia indole mi spingeva verso la risoluzione di quel mistero, e sicuramente non mi sarei opposto.

 

Il giorno dopo Gian chiamò tutti dicendo che voleva fare una riunione a casa sua urgente. Una persona normale direbbe che lo stava facendo perché aveva scoperto qualcosa, ma il mio istinto mi dice solamente che stava cercando il mio aiuto.
Arrivai a casa sua in anticipo, mi fece entrare e ci sedemmo sul letto della sua stanza.

“Gli altri due non sono ancora arrivati.”

“Beh, d’altronde sono in anticipo.”

“Non ci girerò intorno, immagino tu sappia perché vi voglio tutti qui.”

“Stai chiedendo il mio aiuto, ovviamente.”

Gian sorrise.

“Si, so cosa devo fare, a grandi linee.”

“Per esempio?”

“Andare da Lohan Jiebert e fargli due domande su ciò che ha scritto. Sicuramente lui rientra tra le persone ‘convinte’ dal preside a non dire una parola.”

“Mossa esatta, ma non stai omettendo qualcosa?”

“Cosa?”

“Uno come lui ha mantenuto questo segreto per così tanti anni; pensi che lo andrà a dire al primo studente che capita solo perché ha decifrato la sua dedica? Non credo proprio.”

“Hai ragione.”

“Ed inoltre, non sappiamo come ha fatto il preside a convincere così tante persone a fare silenzio su una cosa così grave come un suicidio.”

“Vedi perché ci servi, Shane?”

Gian mi fissò con una faccia seria e poi continuò.

“Senza di te non faremo nessun passo avanti in questo caso, e so che tu vuoi scoprire la verità. Per cui te lo chiedo solo una volta. Vuoi aiutarci?”

Rimasi in silenzio, Gian continuò.

“Se dovessi dire di no ti prometto che non te lo chiederò mai più.”

Continuai a rimanere in silenzio, la mia testa stava combattendo con la mia anima per decidere. La testa diceva ‘mettiti in salvo’, il cuore voleva accettare senza pensarci due volte.

“Beh, ammetto che sono attratto da questo caso, davvero tanto. D’altronde, ad essere sinceri, non andrete avanti senza di me. E io non vi lascerò soli. Quindi…ci sto. Facciamolo.”

Gian sorrise.

“Grazie, Shane, davvero.”

Suonò il campanello, Gian uscì dalla stanza.

Ecco fatto, mi ero appena condannato a giorni di duri lavori. La musica era decisamente cambiata.

Gian rientrò in camera con Luke e Mark, che non dissero nulla. Ovviamente già sapevano che ero rientrato nel gruppo, ma erano davvero concentrati sul caso.

“Bene, ora che siete tutti qui, direi che possiamo cominciare.”

Gian disse ciò dopo aver battuto le mani, poi continuò

“Mark, hai scoperto dove abita Lohan Jiebert?”

“Si, Gian, è qui vicino.”

“Bene” disse gian annuendo.

“Ci andremo subito, se per voi non è un problema.”

Ovviamente non dispiaceva a nessuno, finalmente si iniziava a far sul serio.

 

Dopo circa 10 minuti di bicicletta eravamo arrivati davanti alla casa di Lohan Jiebert. Una casa normalissima, che non dava nell’occhio.

“Chi parlerà?”

Mark chiese ciò con uno sguardo preoccupato. La curiosità aveva fatto spazio alla timidezza, ma non avevo problemi su questo, infatti decisi che avrei parlato io.

“Ci penserò io, d’altronde sarà una battaglia di nervi. Lui sta nascondendo questa cosa da moltissimi anni, non cederà facilmente.”

Suonammo il campanello e ad aprirci venne un signore normalissimo, avrà avuto circa 40 anni, capelli castani ma rasati, occhi dello stesso colore.

“Ehm…buongiorno”

Aveva una voce molto calma.

“Buongiorno, lei è il signor Lohan Jiebert?”

“Si sono io, e voi sareste?”

“Io mi chiamo Shane, loro tre sono Gian, Mark e Luke.”

Lohan rimase in silenzio, probabilmente voleva sapere cosa volevamo da lui.

“Stavamo facendo qualche ricerca per la nostra scuola, la Longfield, e ci siamo imbattuti nella sua onoranza funebre.”

Lohan rimase un po’ sbalordito, poi rispose.

“Scusatemi ragazzi ma non so di cosa state parlando, davvero.”

“Scusi lei non studiava alla Longfield.”

“Esattamente.”

“Beh, sappiamo per certo che, purtroppo, si è suicidato un suo compagno di classe.”

“Lo..sapete per certo?”

“Si. Come ho già detto, ho letto la sua onoranza funebre. Anche lei conosce Keats, immagino.”

Lohan Jiebert aveva ceduto, si guardò intorno e poi ci fece entrare.

Dopo averci fatto entrare chiuse la porta a chiave e diede un’occhiata finale attraverso il buco della porta.

“Va bene, sembra sicuro.”

Queste parole mi colsero un po’ alla sprovvista.

“Al sicuro da chi, signor Jiebert?”

“Beh, mi sono tenuto questo segreto per anni. Forse è arrivato il momento di rivelarlo. Ormai sono passati così tanti anni. Così tanti.”

Lohan Liebert era decisamente sotto shock.

Poi il telefono squillò.

Lohan guardò il suo telefono con uno sguardo impaurito.

“Non risponde?”

La domanda di Mark era più che legittima.

Lohan Jiebert si avvicinò il telefono e premette il tasto verde, poi parlò.

“Pronto?”

Subito dopo i suoi occhi si sbarrarono e cominciò a sudare freddo.

Qualcosa non andava, non andava per niente bene. Guardai gli altri, che a loro volta erano sbalorditi. Era strano, ma non sapevo cosa fare, ero senza parole.

Poi Lohan attaccò il telefono, senza aver detto nulla. Andò alla porta e la aprì. Sulla soglia c’era un uomo più giovane di lui di almeno 10 anni, o forse se li portava semplicemente bene. Aveva i capelli biondi ed indossava un vestito elegante, non quelli con cui vai ad una festa o un ricevimento, ma normalissimi vestiti eleganti da città. Era alto, e i suoi occhi erano leggermente a mandorla, ma si vedeva chiaramente il blu delle pupille che sembrava guardarti nell’anima.

“Forse è arrivato il suo momento, Lohan.”

L’uomo parlò mettendo una mano sulla spalla di Lohan.

“No…no non è il mio momento. Per favore LaFleur, per favore.”

“Sai che devi farlo.”

Lohan si era messo a piangere, la voce di questo LaFleur era ipnotica, calma, se dovessi paragonarla a qualcosa sarebbe all’oceano quando è calmo piatto.

Lohan ci guardò con gli occhi rossi dalle lacrime, era davvero strano.

“Mi dispiace.”

Disse solo queste parole, poi uscì di casa richiudendosi la porta dietro.

Ora eravamo solo noi quattro e LaFleur in casa.

Quest’ultimo si avvicinò a noi, che eravamo ancora seduti, e si sedette proprio dove era Lohan pochi istanti prima.

“Io sono Tsukuyomi LaFleur, piacere di conoscervi.”

   
 
Leggi le 1 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
 <<  
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Thriller / Vai alla pagina dell'autore: ShaneBrekot