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Autore: Naoko    11/09/2017    0 recensioni
Lo stato emotivo di Felix vacilla sempre di più, come anche la sua stessa salute mentale. Dopo mille sforzi, Mikhail riesce a convincere il fratello maggiore a intraprendere delle sedute dallo psicologo per poter analizzare meglio il suo problema.
Da lì, inizia il suo discorso.
Dal testo:
Chi sono io? Me lo chiedo spesso, ormai. Una di quelle domande così banali, che chiunque si pone nei momenti di completa solitudine.
Casa vuota; nessun rumore se non quello dei pensieri stessi che annidano la mente e la affollano a tal punto da farti credere che potrebbe scoppiare da un momento all'altro.
Perchè i pensieri fanno rumore; ti viene voglia di urlare.
È così, vorrei urlare.
Genere: Introspettivo, Malinconico | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Incest
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Chi sono io? Me lo chiedo spesso, ormai. Una di quelle domande così banali, che chiunque si pone nei momenti di completa solitudine. 
Casa vuota; nessun rumore se non quello dei pensieri stessi che annidano la mente e la affollano a tal punto da farti credere che potrebbe scoppiare da un momento all'altro.

Perchè i pensieri fanno rumore; ti viene voglia di urlare.
È così, vorrei urlare.

Chi sono io? 
Me lo chiedo e mi rispondo: "sono un mostro". E perché sono un mostro? 
Perché penso questo di me? 

Ormai diventa sempre più soffocante e insopportabile la situazione; sento che qualcosa in me non va, più del solito. Ultimamente sento molte voci, nella mia testa, non riesco a farle tacere.
Mi opprimono. Mi fanno andare fuori di testa.
Allora penso: "magari sono le droghe, la mia astinenza da queste", ho anche le allucinazioni, a quanto pare, per questo la mia idea non poi così errata. 
Mio fratello minore insinua che non sia così, che ci sia altro. Dice che ho sbalzi di umore, ma non mi sembra... è così strano essere così felici, una volta tanto? O sentirsi giù di tono e volersi semplicemente distaccarti da tutto, stare nella propria bolla?

Ho tentato diverse volte il suicidio.
Sono stato sempre fermato da mio fratello perché a quanto pare, ironia della sorte, riusciva sempre a fermarmi in tempo. O forse ero io che volevo essere fermato.
Eppure delle volte mi sento davvero di troppo, mi sento un peso ormai, mi sento oppresso dalle responsabilità e non mi sento più in grado di gestirle, come le mie stesse emozioni.

Ripenso sempre ai momenti felici e piuttosto che strapparmi un sorriso, mi mettono ancora più tristezza.
Penso ai miei genitori, quando erano in vita, a come facevano di tutto per tenere me e mio fratello fuori dalla loro vita piena di fardelli, di cui adesso mi sto occupando; non ci facevano mancare nulla, tenevano a noi più della loro stessa vita e l'hanno dimostrato, fino all'ultimo. 
Penso a mio fratello, a quello che ha dovuto passare in così tenera età... a quello che ha dovuto sopportare e che ancora deve sopportare per colpa mia, che come fratello maggiore non valgo nulla. Penso a quanto mi amasse, a quando era così felice e sorridente; a quanto io amassi lui, a quanto lo ami tuttora

Credo che l'amore che provo non si possa descrivere, va oltre tutto e questo è sbagliato

È sbagliato. È sbagliato.

Continuo a ripetermelo è sbagliato, ma cosa posso farci?
Non posso fermarmi.
Non posso smetterla.
Ci provo e non ci riesco...
Cresce sempre di più.
È così malsano tutto questo.
Lo amo e credo che per lui potrei impazzire. Forse sono già pazzo.
Forse lui ha ragione. Eppure lui dice: "non è sbagliato", ma io so che non è così.
Anche lui dice di amarmi, ma non capisce quanto mi faccia male ogni volta sentirlo — non mi rassicura, non mi rende felice, perché so che il suo amore non corrisponde al mio, ed è giusto. E' così che dovrebbe essere.
Ma non lo accetto. 
Non accetto vederlo con un altro ragazzo.
Non accetto che sia lui a donargli la felicità che vorrei donargli io e che, dalla morte dei nostri genitori, non sono più riuscito a donargli.

Perché sono un mostro.
Perché pensavo che la droga potesse sostituire quella mancanza e farmi stare bene, quando l'unico che poteva davvero donarmi felicità era proprio mio fratello, con la sua innocenza e il suo splendido sorriso.
Potevo continuare ad amarlo come ho sempre fatto, continuando a tenere dentro di me che quella parte malsana che lo desiderava.

Adesso non mi sorride più... non mi parla più come una volta, litighiamo costantemente anche per le cose più stupide e so che non mi ama più come un tempo.
So di essere colpevole di avergli rovinato la vita.

Perché sono un mostro e non merito neanche di vivere. 

I miei genitori sarebbero così delusi.



A.A.: Non scrivevo una storia da così tanto tempo (e forse si vede anche, perdonatemi)... mi mancava ed è stato quasi liberatorio!
In realtà, da tempo contavo di fare una long-fic, raccontando nello specifico le vicende che girano intorno a questo personaggio, ma non credo di esserne capace (oh sì, che bello avere l'autostima sottozero) ed è molto più complesso di quanto sembri trasporre il tutto...
Spero comunque possa piacere! Grazie per aver letto. ~
  
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