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Autore: elsa_the_snow_queen_    11/09/2017    0 recensioni
Shailene Owls è muta dalla nascita e paradossalmente ha una bruciante passione per i generi musicali più "rumorosi" come il metal e l'hard rock.
La ragazza ha fatto della musica la sua forma di espressione, degli accordi il suo scudo, ma non ha mai prestato troppa attenzione al testo perché era suo padre a cantarlo: per lei ciò che conta è il ritmo, le vibrazioni delle corde della Fender che suona fino a dimenticare il mondo che la circonda.
Da quando Paul Owls è morto, però, la sua tanto amata chitarra elettrica funziona in modo strano...
Genere: Malinconico, Slice of life, Song-fic | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: Raccolta | Avvertimenti: Incompiuta
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25 Dicembre 2013
Shay non sapeva cosa pensare del Natale.
La scuola chiudeva ed era certamente un bene. Imparare qualcosa con un maestro dalla voce profonda in una classe vuota era comunque meglio che trovarsi in mezzo al brusio continuo di venti ragazzi e ragazze che la fissavano quando credevano di non essere visti, questo Shay doveva ammetterlo. Ma ormai aveva dieci anni e aveva quasi fatto l’abitudine alle occhiate della gente, o più correttamente di quei pochi che si accorgevano della sua esistenza. Il silenzio era così sottovalutato da passare spesso inosservato. Però il maestro di Shay non l’aveva mai ignorata. E neanche i suoi genitori. Anzi, loro la stavano chiamando proprio in quel momento…
«Shailene! Ma a che cosa pensavi? Forza, sbrigati!»
Suo padre e sua madre, infagottati nei loro cappotti, erano poco più avanti, e quest’ultima l’aveva riscossa dai suoi pensieri.
  “Stiamo andando a pranzo dai nonni. Ci sarà gente, tanta gente” ricordò Shay “Avrò il mio regalo”.
Fu questo pensiero a darle forza. Risolse che, sì, il maestro le sarebbe mancato, si strinse nelle spalle e tornò a camminare.
Era costretta quasi a correre per tenere il passo dei suoi, ma erano in ritardo e non si poteva fare altrimenti. L’andatura veloce le permetteva comunque di osservare la città in festa: le persone si attardavano lungo i marciapiedi per fare gli auguri agli amici e parenti incontrati per strada, ghirlande e festoni adornavano le vetrine dei negozi, il profumo inconfondibile dei dolci natalizi aleggiava nell’aria insieme alle note di ‘Jingle Bells’, e pur essendo mattina c’erano così tante nuvole che le lucine intermittenti di ogni forma e colore sparse qua e là erano perfettamente visibili.
In quel periodo dell’anno tutto era migliore e Shay si ritrovò a pensare che forse la giornata non sarebbe andata tanto male.
Questa certezza le scivolò via tra le dita come sabbia quando bussarono alla porta e sua nonna venne ad aprire. La signora la guardò per un attimo di troppo con un sorriso di circostanza, poi abbracciò sua figlia e il genero dimenticandosi di lei.
“Non posso risponderle, perché sprecare tempo con me?”.
Le altre persone presenti in salotto – zii, zie, cugine e altri parenti che puntualmente Shay rivedeva solo a Natale – le riservarono lo stesso trattamento. L’unico a restarle vicino fu suo padre, abituato a comprenderla anche se lei non aveva mai avuto voce.
“Sono sconosciuti, io non so niente di loro, eppure loro sanno una cosa di me, e questo è abbastanza per tenersi alla larga”.
La frustrazione e la rabbia di essere rifiutata a causa di una caratteristica con la quale era nata, e che quindi non era stata una sua scelta né poteva essere modificata, indussero Shay a pensare che il Natale facesse schifo.
Nemmeno la prospettiva dei regali riusciva a farla pensare in maniera più ottimista, almeno fino a quando suo padre la raggiunse per consegnarle un pacco dalla forma strana grande quasi quanto lei. L’espressione sulla faccia di Shay doveva essere un esilarante misto di curiosità, confusione e meraviglia, perché lui scoppiò a ridere.
«Avanti, aprilo.»
Shailene non se lo fece ripetere due volte e andò all’attacco della carta rosso fuoco cosparsa di candidi fiocchi di neve. Quando riuscì a liberare totalmente il regalo, per la sorpresa spalancò la bocca.
Stringeva tra le mani un’autentica Fender laccata in nero lucido, modello stratocoaster, con il collo a C, il manico in acero chiaro e i distorsori dipinti di un bianco che faceva contrasto con il resto. Era fantastica. Il senso di euforia lasciò però subito il posto alla cruda verità: Shay non sapeva suonare.
“Ma allora perché regalarmi uno strumento tanto costoso?”
Intuendo i suoi dubbi, il papà si affrettò a spiegarle che di lì a poco avrebbe iniziato a prendere lezioni.
«So di non averti chiesto se eri d’accordo o meno» ammise in tono di scuse «Ma sono certo che lo adorerai».
Shay abbassò lo sguardo sulle corde. Si accorse che non ce n’erano tre di nylon come per la vecchia chitarra acustica che ogni tanto sua madre recuperava dalla soffitta: tutte e sei erano di ferro. Provò a farne vibrare una, ma non sentì quasi nulla. Tornò a guardare suo padre, interrogativa.
«C’è bisogno della cassa per sentire il suono, però una volta collegata non ce n’è per nessuno!» le assicurò lui, con un luccichio negli occhi che fece sorridere anche Shay.
A riprova di quanto aveva detto le porse il proprio iPod, al quale erano già collegati gli auricolari.
Shay li indossò e premette ‘play’.
Le fu subito chiaro che lo strumento appena diventato suo era il protagonista indiscusso del brano. E le piaceva.
La chitarra cantava qualcosa di diverso dal testo, più profondo e cento volte migliore. I suoni si rincorrevano frenetici, vibranti, dando vita a una melodia che le faceva credere di poter fare qualunque cosa. Era libertà allo stato puro, una libertà con un ritmo fantastico.
«Back in Black, ACDC» la informò suo padre.
In qualche modo, Shay ebbe la certezza che da quel momento nulla sarebbe stato più come prima.
Sorrise.
Forse il Natale non era poi così terribile.
   
 
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