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Autore: leveron    12/09/2017    0 recensioni
Il viaggio di una Storia, documentato in tutti i suoi spazi.
Dal nono capitolo:
"Solo per un momento volsi lo sguardo nella direzione in cui sapevo essere sparita la Storia, per lasciarla andare altrove con un ultimo addio.
La intravidi correre lontano."
Genere: Commedia, Drammatico, Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Quando alla fine la Storia mi si presentò, non seppi decidere da subito se si trattasse d’un finale che poco a poco andava estendendosi al suo principio, o il contrario.
Non venne repentina, non mi travolse con lo stesso impeto degli altri.
Mi scivolò accanto, con dolcezza.
Si fece conoscere lentamente, s’atteggiava a preziosa.
Mi accompagnò per giorni o forse per settimane: per strada, a casa, a scuola, al bar.
Mi domandai perché avesse scelto me, per palesarsi. Poi compresi che non era un particolare rilevante: non giudicava i porti cui capitava, l’importante per lei era approdarvi.
Pian piano la sua entità andava delineandosi e col susseguirsi dei giorni quasi mi inebriò. Come se passando per la mia mente volesse essere sicura di rimanervi bene impressa.
A differenza degli altri suoi viaggi, infatti, scoprii che il mio aveva qualcosa di diverso: voleva che vedessi ogni suo spazio vuoto, tutte le sue fratture, colmate dalle persone che l’avevano ricevuta prima di me.   
Le cose parvero più chiare, poi più confuse.
Conobbi uno studente universitario, una professoressa di liceo, un ragazzo disorientato, una donna dal parrucchiere e un onorevole in fuga.
Conobbi ogni anima dentro e fuori della locanda in Alto-Adige.
Eppure, mi stava sfuggendo qualcosa.
Fino ad allora la Storia si era mossa per farsi raccontare dalla gente, capitando fra più e meno piccole folle disposte ad ascoltarla tramite le parole d’un narratore.
Non capivo, quindi, cosa stesse cercando da me.
Non ricordo il momento preciso in cui mi raggiunse, perché non v’è stato affatto un momento preciso. Era timorosa, mi si rivelò con estrema lentezza. Forse voleva mettermi alla prova, assicurarsi che l’avrei ascoltata.
Quando i transiti, gli incontri e i travagli mi furono chiari nella loro interezza, balenatimi davanti agli occhi con disarmante naturalezza, percepii un vuoto.
Lo percepii alla fine.
Uno spazio ancora non riempito, ma che aspettava di esserlo. 
Compresi che quella parte non era più sotto il controllo della Storia, che invece mi stava venendo affidata.
Avevo preso un impegno, in un certo senso.
Quello di far conoscere non solo la Storia, ma anche i contorni e gli spazi nascosti, così sfuggenti ed erranti eppur senza i quali la sua stessa essenza sarebbe sprofondata nell’oblio.
È un compito impegnativo – pensai – Devo trovare il metodo adatto.
Potrei lasciare che il vento la trasporti, come ha fatto fino ad adesso.
No, non è questo.
Potrebbe essere la voce.
Anzi, potrebbero essere le parole stesse.
 

 
Magari, potrei scriverne una storia.
 
 
 








 
   
 
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