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Autore: Crateide    12/09/2017    4 recensioni
| Modern!AU |
"Macaria sbatté ripetutamente le palpebre, perplessa.
- In che senso? – chiese, mentre si lasciava ammaliare dal profumo indefinito che emanava il suo insegnante.
- Vediamoci questo pomeriggio, alle 16:00, in piazza dell’Unità – le rispose semplicemente l’uomo, sfiorandole una ciocca di capelli corvini.
Macaria dischiuse le labbra e rimase a fissarlo imbambolata.
“Mi ha... mi ha... chiesto di uscire?!”."
Genere: Commedia, Romantico, Slice of life | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Crack Pairing
Note: AU, Lime, OOC | Avvertimenti: Incompiuta
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Prompt: chiavi di casa + il fratello imbarazzante.

Numero parole: 2042.

 

 

 

 

 

Erano almeno dieci minuti che quelle due chiavi oscillavano sopra il suo naso.

Destra sinistra, sinistra destra.

Macaria, abbandonata sul proprio letto, non riusciva a togliere loro gli occhi di dosso né a scacciare il rossore che si era impossessato delle sue guance.

“La chiavi del suo appartamento...” continuava a ripetersi, come una nenia.

Era stata una sciocca a pensare che Thanatos la stesse solo prendendo in giro. In fondo, se così fosse stato, non si sarebbe mai mostrato geloso nei confronti di Radamanto né avrebbe rischiato il suo posto di lavoro per dimostrarle quanto la desiderasse. Macaria strinse le chiavi nel palmo e si coprì gli occhi con l’avambraccio.

Nel buio delle palpebre la sua fantasia viaggiò a briglia sciolta e immaginò quell’intimità che tanto desiderava avere con Thanatos. Il suo Thanatos.

C’era qualcosa di speciale che li legava l’uno all’altra, si disse. Forse, erano anime gemelle unite da un filo rosso, come in quella bellissima leggenda Giapponese. O forse, in un’altra e lontana vita, si erano già amati intensamente.

Macaria si portò una mano al cuore, sentendolo palpitare impazzito sotto il palmo. Chissà se anche Thanatos provava le sue stesse sensazioni quando era con lei?

“Forse sono io ad essere un’inguaribile romantica”.

Si rigirò nel letto e tornò a guardare le chiavi. Le aveva agganciate ad un portachiavi raffigurante la Bestia de La Bella e la Bestia, pensando che somigliasse – almeno caratterialmente – a Thanatos.

Sorrise e si tirò su a sedere.

Guardò fuori la finestra, dove il Sole si avviava al suo declino e gettava i suoi ultimi raggi in un cielo amarantino.

E se fosse andata da lui?

“Perché no?” si disse, cercando di scacciare le proprie remore, “altrimenti per quale motivo mi avrebbe dato le chiavi di casa sua?”.

Macaria scese dal letto, infilò le scarpe, si aggiustò i capelli davanti allo specchio ed uscì in corridoio. Il silenzio regnava sovrano. Solo il tic-tac dell’orologio del salotto rimbalzava fra le pareti, riempiendo gli angoli.

Suo padre era tornato da circa un’ora e sicuramente era intento a leggere il giornale in cucina, mentre attendeva l’ora per preparare la cena. Macaria prese un respiro e si avviò a passo sicuro verso la luce che si proiettava nel corridoio. Entrò nella stanza e, come immaginava, vide il padre esattamente dove l’aveva immaginato, impegnato a leggere il quotidiano locale.

L’uomo spostò lo sguardo su di lei e la squadrò da capo a piedi, abbassando leggermente il giornale.
- Dove vai a quest’ora? – le chiese.
- Da un’amica – mentì – vogliamo studiare insieme per il prossimo esame.

“Wao, fai progressi Macaria!” si disse, “hai mentito senza arrossire”.

Suo padre ripiegò il giornale e lo abbandonò sul tavolo bianco accanto a lui. Incrociò le braccia sul petto e stette a fissarla con espressione amimica.
- E dimmi, allora – rimbeccò – se vai da lei per studiare, come mai non porti con te i libri?

Macaria sbiancò. Le gambe si fecero molli e iniziò a sudare freddo. Fece istintivamente un passo indietro: se suo padre avesse scoperto che gli aveva mentito, sarebbe diventato un Cerbero!
- H-ho con me gli appunti – rispose e mostrò velocemente la tracolla, nella speranza che non si accorgesse che in realtà era praticamente vuota – non è necessario che porti anche i miei libri.
- Quando torni? Ti verrò a prendere.
- Non ce n’è bisogno, mi farò riaccompagnare dal fratello della mia amica.

Il sopracciglio di suo padre iniziò a tremare.
- Fratello? – sibilò fra i denti – E, di grazia, posso sapere chi è questa tua amica?
- Non la conosci, si chiama... Dafne – rispose Macaria – ma ti prometto che te la farò incontrare presto! Allora... posso andare?

Suo padre strinse gli occhi, fino a ridurli a due fessure.
- Non entrerai in macchina con uno sconosciuto – sibilò.

Macaria sollevò gli occhi al cielo.
- Allora tornerò a piedi – rispose – non abita lontano da qui.

Almeno in questo, si disse, non aveva mentito. Thanatos abitava vicino la piazza del loro primo appuntamento, in una viuzza privata che conduceva ad una palazzina moderna e squisitamente elegante.
- Verrò io – ribadì – non ti lascio andare in giro da sola quando è buio.
- Potrei fermarmi a dormire da lei...
- Scordatelo, Macaria. Non mi fido di chi non conosco.

Macaria sospirò pesantemente.
- Oh papà, dai! – sbottò – Ho quasi ventitré anni, non sono più una bambina!

Il padre scosse il capo con decisione e una ruga si disegnò fra le sopracciglia nere.
- Finché abiterai con me, rispetterai le mie regole – rispose – verrò a riprenderti io verso le undici, ti sta bene? Prendere o lasciare.

Macaria si abbandonò contro lo stipite della porta e, infine, annuì. Discutere con suo padre per trovare un compromesso era praticamente impossibile!
- Bene. Mandami un messaggio con l’indirizzo e a quell’ora sarò lì. Buono studio.

Gli diede le spalle e bofonchiò un “va bene, grazie” prima di uscire e richiudere la porta dietro di sé.

 


*  *  *

 

 

Macaria si avvicinò all’edificio con circospezione, osservando le finestre scure di sottecchi. Si sentiva osservata a sua volta, mentre avanzava nella viuzza e l’eco dei suoi passi si perdeva nel silenzio.

Una volta raggiunto il portone, estrasse dalla borsa le chiavi e infilò quella più grande nella serratura. Appena l’anta si aprì, un brivido le corse lungo la spina dorsale.

Gettò una veloce occhiata alle sue spalle e, infine, s’infilò nell’androne.

Macaria si portò una mano sul cuore e sorrise. Chissà se Thanatos avrebbe gradito la sua sorpresa?

“Beh, magari ci spera!” si disse.

Guardò verso le due rampe che conducevano nelle due ali del palazzo e cercò di ricordarsi quale prendere e a che piano dirigersi.

“Scala B, terzo piano... sì, mi pare mi abbia detto così”.

Macaria iniziò a salire, con gli occhi puntati in su e la speranza di trovare Thanatos in casa nel cuore.

“Forse avrei dovuto mandargli un messaggio” si disse, “forse...”.
- Chi sei?

Al suono di quella voce Macaria sussultò e le chiavi che stringeva fra le mani caddero a terra. Si volse di scatto con aria colpevole, proprio dirimpetto la porta dell’appartamento n° 17. Di fronte a lei c’era un uomo dai capelli biondi e gli occhi dorati: aveva qualcosa di molto famigliare e, non seppe spiegarsene il motivo, le ricordò inspiegabilmente Thanatos.
- Cosa ci fai davanti l’appartamento di mio fratello?

“Fra-fratello?”.

Macaria rimase a bocca aperta. Non che non sapesse che il suo ragazzo avesse un fratello, ciò che la gettò in un tremendo imbarazzo fu la situazione in cui si erano incontrati.
- I-io...
- Un momento – la interruppe Hypnos, osservando le chiavi ai suoi piedi e riservandole un radioso sorriso – adesso ho capito: tu devi essere il motivo dell’insolito buon umore di Thanatos!
- Co-come?
- Ma certo! – e, dopo averle raccolto le chiavi, le mise un braccio intorno al collo, costringendola a volgersi verso la porta – Ora mi spiego tutto! Vieni, sono certo che mio fratello sarà davvero felice di vederti!

Senza nemmeno rendersene conto, Macaria si ritrovò nel corridoio silenzioso, sobriamente arredato con qualche quadro e un elegante mobiletto di legno scuro sul quale troneggiava il telefono bianco.
- Hypnos, ma cos-...

La voce di Thanatos la costrinse a rivolgere l’attenzione sulla porta che si apriva sul salotto, dove una luce fredda illuminava un tavolino di vetro e un sofà di pelle nero.

Appena i suoi occhi incontrarono quelli del fidanzato, Macaria avvampò come una brace.
- Ci-ciao – riuscì a sussurrare.
- Fino a quando volevi tenermela nascosta, eh? – s’intromise a quel punto Hypnos, liberandole le spalle dal proprio braccio – La trovo assai deliziosa!

Thanatos divenne paonazzo. Strinse con forza i pugni e per un attimo Macaria temette che stesse per colpire il gemello.
- Ficcanaso – disse infine – quando imparerai a farti gli affaracci tuoi?

Hypnos, per nulla preoccupato dalla reazione del fratello, eruppe in una fragorosa risata, gettando indietro il capo.
- Oh andiamo, Thanatos! Era ora che ti trovassi anche tu una fidanzata – e, rivolgendosi direttamente a lei, soggiunse – una fidanzata davvero molto bella.

Macaria divenne, se possibile, ancora più rossa. Hypnos e Thanatos erano gemelli, eppure erano davvero agli antipodi! Mentre l’uno era espansivo ai limiti dell’invadenza, l’altro era riservato e freddo.

Ad un tratto, Thanatos sospirò e si portò una mano sul volto.
- Beh? – disse – Volete entrare o restare sulla porta?
- Oh entriamo! – rispose Hypnos, prendendo la ragazza per mano e sospingendola verso il salotto – Voglio sapere tutto!

Mentre gli passava accanto, l’uomo le sussurrò un accorato e imbarazzato “mi dispiace”. Macaria, dal canto suo, si lasciò sfuggire una risata. Non era esattamente così che aveva immaginato la serata, si disse, ma in fondo non le era dispiaciuto l’aver conosciuto il gemello di Thanatos.

Hypnos si dimostrò di grande compagnia. Macaria lo trovò molto simpatico, ma non le sfuggì il sadico piacere che provava nel mettere il gemello in imbarazzo.
- Allora – disse, battendosi le mani sulle cosce – e così, Thanatos, Macaria è una tua studentessa! Interessante...

Macaria tossicchiò, rischiando di soffocarsi con l’acqua che stava sorseggiando. Non le era affatto sfuggita la punta di malizia nella voce dell’uomo.

Thanatos, invece, se ne stava seduto a braccia conserte e gambe accavallate, con un’espressione amimica stampata sul volto.
- E con questo? – si limitò a rispondere.

Hypnos scrollò le spalle.
- Nulla – rispose – sono solo meravigliato, tutto qui. Tu sei un professore tutto d’un pezzo, integerrimo, di quelli vecchio stampo e mi sembra assurdo che ti sia fatto conquistare così facilmente!
- Hypnos!

Macaria si lasciò sprofondare nel sofà. Avrebbe voluto dire qualcosa – qualunque cosa – invece continuava ad osservare il proprio fidanzato e ad evitare di guardare negli occhi il gemello.
- Dai, Macaria! – disse ad un tratto quest’ultimo, sfiorandole una mano – Raccontami come hai fatto a renderlo l’agnellino che è diventato!

Thanatos si coprì nuovamente il volto con una mano e le scoccò uno sguardo pieno di disappunto e rammarico. Suo malgrado, la ragazza si concesse un timido sorriso.
- Beh, a dire il vero ha fatto quasi tutto lui – rispose infine, sentendo la gola seccarsi – mi ha invitata ad uscire e...
- ...E siete andati a letto insieme?

Macaria sentì le orecchie andare a fuoco.
- Non sono affari tuoi! Smettila con certe domande, prima che ti cacci a calci! – berciò Thanatos, balzando in piedi.

Hypnos sollevò le mani, in segno di resa.
- Va bene, chiedo scusa, sono stato troppo invadente, lo ammetto – disse.

Macaria rilassò i muscoli, con le guance ancora imporporate.
- Si può sapere cosa ti porta qui, Hypnos? – chiese ad un tratto Thanatos, risedendosi pesantemente – Averti intorno mi stressa!

Il gemello assunse un’espressione di finta indignazione.
- Così mi ferisci – disse – ad ogni modo, volevo solo farti visita.
- Mi stai forse controllando? Non mi sorprenderebbe se tu, dopo il lavoro, ti appostassi sotto casa e seguissi ogni ragazza che entra nell’androne...

Macaria si morse il labbro inferiore per non scoppiare a ridere. Davvero ne sarebbe stato capace?

Non resistette e guardò Hypnos, che sorrise innocentemente.
- Ma certo che no – rispose, per poi alzarsi con un movimento fluido ed elegante – piuttosto, è meglio che io vada. Non voglio di certo fare il terzo incomodo! – si volse verso Macaria, sollevò l’indice davanti al viso e le scoccò un occhiolino, aggiungendo – E mi raccomando, usate delle precauzioni. Non che mi dispiacerebbe diventare zio, ma tu hai una carriera universitaria da portare avanti!
- Hypnos! – urlò Thanatos.

L’invadente gemello rise gaiamente e si avviò verso la porta, salutando con la mano.
- Ciao, ragazzi! Fate i bravi!

Macaria rimase ad osservarne la figura finché non sparì al di là del corridoio. Non disse nulla e rimase ad ascoltare il rumore della porta che ruotava sui cardini e, infine, si richiudeva con un tonfo sordo. Solo allora si rese conto che Thanatos la stava fissando intensamente, con gli occhi un po’ languidi e un’espressione indecifrabile a tirargli i lineamenti duri del viso pallido.
- Thanat-...

Prima che potesse anche solo pronunciare il suo nome, si ritrovò ad affondare nel sofà, sovrastata dalla figura muscolosa dell’uomo. Con un dito le carezzò una guancia, scese fino al collo e le sfiorò un seno, accendendole un incendio nel bassoventre.

Thanatos la guardò con le labbra leggermente socchiuse. Accennò un sorriso e sussurrò, suadente:
- Da dove vogliamo iniziare, amore mio?

 

 

 

 

 

 

 

Angolino dell’autrice:

Vi voglio tanto tanto bene *disperato tentativo di ingraziarsi i lettori e non rischiare il linciaggio per aver interrotto il capitolo sul più bello* <3

Battute a parte, spero che anche questo capitolo vi sia piaciuto come i precedenti. Cosa accadrà nel prossimo? Staremo a vedere.

Se volete suggerirmi una situazione che magari vi è venuta in mente leggendo, io sarà felice di scriverla. Ormai questa storia la stiamo realizzando insieme e vi confesso che ne sono tanto, ma tanto felice. Scrivere con i lettori, che siate fissi o “occasionali” non importa, è un’esperienza bellissima!

Ringrazio con tutto il cuore Sissi_Swan_34 per aver deciso di seguire questo delirio! Spero di non deludere nessuno :)

 

Alla prossima,

Elly

 

 

   
 
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