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Autore: MugiFlame92    12/09/2017    1 recensioni
Un numero che per molte persone potrebbe significare niente, ma che invece per me significa moltissimo. Un piccolo componimento venuto dal cuore, ricordando un giorno scolpito nella memoria, che forse non tornerà mai più. Spero abbiate la pazienza di leggerlo, di ricordare anche voi momenti belli dove avete amato una persona, conosciuto qualcuno di speciale o semplicemente passato una bella giornata con qualcuno a cui tenete. Leggendo, tornate con la mente a quei giorni, scacciando via ogni pensiero negativo, magari davanti ad una bella tisana, o a un bel libro, o con una musica nostalgica in sottofondo. Chiudete gli occhi, respirate lentamente e navigate, con la vostra mente, tornate indietro a quei giorni felici, che siano la vostra infanzia, la vostra adolescenza o semplicemente un giorno che vi piace. Ecco, ora ci siete, e iniziate ad ascoltare la melodia delle parole di questa flashfic. Ricordate ogni istante, lasciando che le lacrime scendano da sole, che il sorriso torni ad illuminare le vostre labbra, che i pensieri brutti per una volta siano sostituiti da ciò che vi ha regalato quel meraviglioso momento. Non cedete mai al dolore, perché la porta può anche chiudersi, ma un portone può aprirsi, oggi o domani.
Genere: Introspettivo, Malinconico, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Tredici, numero a volte associato alla sfortuna, a qualcosa di brutto, a qualcosa di tremendo, a sicuro fallimento; tredici, quello stesso numero che mi aveva ridato la speranza dopo anni di buio. Una piccola luce, così flebile, quasi un miraggio in quell’orizzonte più nero della notte senza stelle; potevo vederlo, come una mano che la propria madre porge al figlio quando cade, pronto a rialzarlo, a sostenerlo, a mandarlo avanti. Tredici, quel numero che ancora risuona nella mia mente, un completo deserto dove in un piccolo quadratino ancora resta in piedi una piccola oasi con acqua pura e cristallina. Poi però, mi guardo intorno, e non vedo altro che macerie, macerie che un uragano di dolore ha spazzato via, portandosi via quello che in due anni si era faticosamente costruito, su basi che sembravano salde, inaffondabili, indistruttibili.

E invece, mi ritrovo di nuovo qui, con la sabbia che mi scivola tra le mani, con i pugni che si chiudono, che sbattono sul terreno, mentre la mia voce, rotta dal pianto più umano, più pieno di dolore, di rabbia, di disperazione e solitudine, urla tutto l’odio possibile contro quel maledetto qualcosa, quel qualcosa che mi ha allontanato da te. Avevo affidato a te ogni paura, ogni pensiero, ogni piccolo pezzo del mio cuore già provato e spezzato più volte; e tu, pazientemente, ti eri messa lì, col tuo sorriso innocente, sistemando ogni pezzo e rimettendolo al suo posto; mi avevi preso per mano e tirato a forza dal buio, conducendomi verso nuove mete, ridando senso ad ogni cosa con piccoli gesti. E io ti seguivo, a volte confuso, a volte meravigliato, chiedendomi come fosse possibile che una persona fosse ancora capace di sorprendermi dopo così tanto tempo.

Oh, quanta strada abbiamo percorso, quante cadute, quanti momenti a consolarci anche nel più grave dei pericoli? Tu per me c’eri, c’eri sempre e ci sei ancora…ma non posso vederti, perché tu non vedi oltre quello che la tua anima ti nasconde. Ed io resto qui, ancora una volta, con gli occhi persi nel vuoto…chiedendomi cosa mi rimane…e forse mi resta solo il tuo nome…e quel numero.
 
Tredici.
   
 
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