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Autore: changeling    13/09/2017    0 recensioni
Doveva essere una cosa rapida.
Un giorno solo, dicevano, più e una settimana di osservazione. Cinquecento dollari per non fare niente.
Doveva essere per il bene della scienza, anche, ma a rimetterci sono stato io.
Quell'esperimento ha stravolto totalmente la mia vita, il mio mondo, me stesso!
La colpa, ovviamente, è tutta degli scienziati, e il giorno in cui mi capiteranno tra le mani saprò come rifarmi. Ma c'è un'altra persona che ritengo responsabile. E' la causa principale di tutti i miei problemi da quel maledetto giorno. E' insopportabile, intrattabile, odiosa e, con mio sommo sconforto, sempre con me.
E' l'unica persona di cui non posso liberarmi. Perché è nella mia mente.
...
Agh! Ma che cazzo!
Genere: Mistero, Romantico, Slice of life | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: Lime | Avvertimenti: nessuno
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Tornati al filone principale della storia, per chi non ricordasse dove eravamo, tornate al capitolo 3 ^^ Buona lettura

#6_Milo
-Sono così...-
Cosa? Imbarazzato? No, non rendeva l'idea. Seduto sul bordo del letto con solo un paio di pantaloni del pigiama addosso e niente biancheria intima, stavo cercando un modo adeguato per scusarmi di essergli saltato addosso, senza riuscirci.
Jordan era sdraiato sotto le lenzuola con le mani intrecciate dietro la testa, apparentemente divertito dalla mia difficoltà. -Migliorato?- completò al posto mio.
Non era questo che volevo dire, e lui mi stava prendendo in giro, ma arrossii lo stesso, secretamente compiaciuto nella piccola parte del mio cervello che non era impegnata a cercare un modo per suicidarmi discretamente.
Ritentai. -Io...-
-Milo- m'interruppe con un sorriso che mi fece sciogliere -Stai tranquillo. Non hai macchiato irreversibilmente la mia virtù.-
Mi scappò una risata. Dubitavo che Jordan avesse mai avuto una virtù, o uno straccio di pudicizia. Ma un gran cuore sì, perchè chi andrebbe a letto con qualcuno solo per fare un favore a un'amica?
-Se può consolarti, mi aveva già chiamato Reese stamattina. Ha detto che probabilmente avresti avuto bisogno di me oggi.-
Ecco, infatti. La vergogna tornò ad assalirmi, quindi cercai di spostare l'attenzione da me. -Ti ha detto che Vincent le ha chiesto di sposarlo?-
-A-ha- annuì Jordan -Una perdita per tutti noi.- fu il suo commento affranto, ma gli si leggeva in faccia che era contento per Reese. 
-La cerimonia sarà il prossimo maggio.- aggiunsi. Strinsi le labbra, contando di nuovo i mesi. Dopo l'esperimento erano passati diversi giorni prima che cominciassero a mostrarsi i sintomi del nostro legame, e tre settimane prima che mi decidessi a cercare Reese, in preda al panico. Da allora era passato un altro mese e mezzo, e noi avevamo fatto zero progressi nella nostra ricerca per spezzare il collegamento. In prospettiva, un anno scarso sembrava così poco per risolvere le cose.
Sentii il materasso piegarsi, e mi girai per vedere Jordan drizzarsi a sedere. L'aria ironica che lo circondava di solito si era spenta ed ora mi guardava con espressione seria. -Sei preoccupato?- mi chiese. Aggrottai le sopracciglia. -Vincent non sa niente di me e Reese, e undici mesi passano in fretta.-
Jordan si fece più vicino. -Temete che vi scopra?-
-Detto così sembra che abbiamo una tresca, il che, ora come ora, è più improbabile che mai.- commentai, vagamente disgustato dall'idea. 
-Appunto.-
Mi massaggiai la fronte, sentendo un principio di mal di testa montare dietro agli occhi. Reese e io avevamo discusso a lungo a riguardo, e per una volta era stata proprio lei a chiedermi di mantenere il segreto. Non potevo dire di non capirla (condividevo la sua testa) ma non riuscivo a non pensare che alla fine ci si sarebbe ritorto contro.
-Reese teme che Vincent possa... non apprezzare la nostra condizione, o peggio ancora, che la creda pazza o plagiata.- spiegai -Lui è uno scettico fatto e finito, non crede in niente che non possa vedere, toccare o comprovare. Lei è terrorizzata dalla possibilità che se ci scoprisse la lascerebbe. Secondo la sua prospettiva, è meglio che Vincent creda che lo stia tradendo, piuttosto che venga a sapere che fa parte di una connessione telepatica unidirezionale.-
Jordan tacque, riflettendo sul problema, ed io mi alzai in piedi. Mi stiracchiai cautamente, conscio del leggero indolenzimento alla base della schiena che tradiva le nostre precedenti attività, quindi presi dalla mia borsa della biancheria pulita e mi diressi in bagno annunciando che mi sarei fatto una doccia. Non ricevetti risposta, ma qualche minuto dopo sentii la porta aprirsi di nuovo.
-Mi sembra che abbiate tralasciato la possibilità che Vincent possa credervi.- commentò Jordan. Era abbastanza vicino perchè lo sentissi anche sopra il getto dell'acqua, ed ebbi una fugace fantasia di cosa sarebbe potuto succedere se mi avesse raggiunto lì sotto.
-Reese è convinta che sia inutile prenderlo in considerazione.- risposi strofinandomi il sapone addosso. -Personalmente ritengo che anche se lo facesse non sarebbe particolarmente elettrizzato dall'idea. Pensaci: torni a casa un giorno e la tua futura moglie ti annuncia di avere un collegamento mentale con un uomo che a) non sei tu, e b) era sintonizzato e in ascolto tutte le volte che avete fatto sesso. Al suo posto mi troverei e mi farei a pezzi.-
Jordan rise e io sobbalzai. Era esattamente dall'altra parte della parete di vetro della doccia, alle mie spalle. Non mi voltai. Tenni gli occhi fissi sulle piastrelle bianche sopra il rubinetto, continuando a strofinarmi le braccia come se dovessi lavare via delle radiazioni. Udii la porta scorrere da una parte e poi richiudersi. Sotto la schiuma, sentii la pelle d'oca percorrermi gli avambracci e risalire le spalle, per scendere poi dalla nuca lungo la schiena in un brivido che sperai non notasse. Lo avevo dietro, talmente vicino da percepire il suo calore sulla pelle.
-Posso immaginare- mi sussurrò all'orecchio, e stavolta non c'era possibilità che non notasse l'onda anomala che mi percorse la schiena. -Sarebbe quantomeno irritante... se qualcun'altro occupasse i pensieri della persona con cui stai facendo l'amore.-
Le sue mani si allargarono sul mio ventre, scivolando come acqua in una conca, coprendo tutto, mandando una scarica elettrica lungo le mie gambe e su per le braccia. -Dubito che qualcuno riuscirebbe a distrarsi... con te come compagno...- mormorai socchiudendo gli occhi. Io di sicuro non ci riuscivo. Non riuscivo nemmeno a formulare un pensiero coerente, figuriamoci a divagare...
-Davvero?- chiese Jordan stringendomi in modo che il mio fondoschiena fosse in contatto con i suoi fianchi. Mi si mozzò il fiato. -Mm-mmm...-
Jordan sollevò una mano per prendermi il mento e farmi voltare abbastanza per mostrarmi il sorrisetto compiaciuto che gli si era allargato sul viso. -Sono così bravo?- domandò, quasi sfiorandomi con le labbra. Mi allungai, desideroso di sentirle di nuovo premute contro di me, e risposi: -Quasi quanto sei presuntuoso.-
Nei suoi occhi passò un lampo, e un attimo dopo la sua bocca era sulla mia, prepotente, invasiva e più dolce di qualsiasi altra cosa avessi mai assaggiato. L'accolsi con entusiasmo.
Jordan, e Vincent, non avrebbero dovuto preoccuparsi. Se anche Reese mi avesse chiamato a pieni polmoni mentali, in quel momento non mi sarei nemmeno ricordato il suo nome.
  
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