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Autore: Scarcy90    13/09/2017    0 recensioni
Valeria frequenta l'ultimo anno di Liceo. E' sempre stata una studentessa nella media e insieme alle sue due migliori amiche, Amy e Marti, ha trascorso in relativa tranquillità il suo periodo da liceale. Ma proprio all'inizio di quell'ultimo anno accade qualcosa che sconvolgerà il suo mondo di pace. Un litigio, durante la ricreazione, darà la scossa definitiva perché la vita di Vale cambi per sempre. La chiave di volta di questo cambiamento è Massimiliano Draco, il figlio della temuta professoressa D'Arcangelo, acerrima nemica della protagonista. Una storia che ha il solo scopo di raccontare i sentimenti e le traversie di una ragazza come tante.
||Il Sequel di questa storia è Verso La Maturità||
Genere: Commedia, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Scolastico
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'Il Figlio Della Prof Serie's '
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Capitolo 11: Queen
 
 Come previsto, non avevo chiuso occhio.
 Caddi in un sonno agitato quando l’alba era ormai vicina, e alle nove ero in piedi davanti allo specchio del bagno a scrutare corrucciata il riflesso che mi restituiva. Delle grosse occhiaie contornavano gli occhi distrutti e delle antiestetiche linee marcavano la fronte contratta dai pensieri notturni.
 L’effetto dell’adrenalina causata dal bacio non era ancora svanito.
 Il cuore batteva accelerato e lo stomaco si stringeva in strane fitte ogni qual volta l’idea delle labbra di Massi mi sfiorava anche per sbaglio la mente.
 Mi sciacquai il viso con abbondante acqua fredda: un altro vano tentativo per cancellare la notte precedente.
 Tornai in camera e mi vestii. Afferrai la borsa infilandoci dentro un paio di romanzi che avevo cominciato a leggere.
 Avevo una meta quella domenica mattina, un luogo che mi avrebbe donato quella tranquillità perduta da giorni.
 I miei genitori avrebbero dormito ancora per diverse ore.
 Lasciai a mia madre un biglietto dove le ricordavo il pranzo dai nonni, e uscii di casa.
 Una volta fuori assaporai la brezza mattutina sul viso e permisi ai raggi solari di scaldarmi la pelle per qualche secondo. Era una giornata meravigliosa, neanche una nuvola spezzava l’azzurro del cielo.
 Sì, era la mattinata perfetta per il mio appuntamento domenicale.
 Salii sullo scooter e mi diressi in centro.
 Arrivai davanti a un edificio antico, era lì da secoli. Grande, maestoso e magnifico nella sua architettura perfetta, curata nei minimi particolari.
 Biblioteca nazionale. L’unica in città aperta tutti i giorni.
 Non vedevo l’ora di trascorrere le due o tre ore successive a leggere in quel posto incantato. Avrei abbandonato i miei pensieri su quel marciapiede, lasciando che la mente si beasse tra le pagine dei miei romanzi, circondata da volumi di libri e dal profumo familiare della carta stampata.
 Non esisteva niente di meglio.
 Passai la lingua sulle labbra, il ricordo del bacio mi aveva invaso.
 Forse qualcosa di meglio della biblioteca esisteva ma non volevo soffermarmi a pensarci.
 Feci un passo verso il regno dei miei sogni, quando il telefono squillò. Mi fermai ad osservare il nome apparso sul display. Questa volta mi avrebbe sentita.
 -Amy.-
 -Vale, come si è evoluta la serata?- la sua voce era euforica mentre il mio umore migrava pericolosamente in direzione di “stato rabbioso permanente”.
 -Te lo dico subito: ringrazia il cielo che ancora ti rivolgo la parola.-
 Ero stata lapidaria.
 -Perché? Di che parli?-
 -Pensi che non mi sia accorta del teatrino che avete messo su tu e quell’altro sciagurato di Marco? Tu non ci sei andata a letto, non lo faresti mai così presto. Era una tattica per creare la serata più imbarazzante della mia vita e devo ancora decidere se perdonarvi.-
 -Vale…-
 -No, niente Vale. Ora ho bisogno di starmene per conto mio. Non potete manipolare le persone perché avete convinzioni da cui non vi schiodate. Non sei sempre nel giusto Amy, datti una regolata.-
 Chiusi la chiamata e spensi il telefono, non volevo correre il rischio che la traditrice ritentasse. Ne sarebbe stata capace.
 Volevo entrare in quella biblioteca e lasciare tutto al di fuori, traditori inclusi.
 Li avrei perdonati, i miei momenti furenti sfumavano nel giro di poche ore, non ero il tipo che serbava rancore. Tuttavia, decisi di tenerli sulle spine per tutto il giorno. Ne avremmo riparlato a scuola la mattina successiva.
 Presi un bel respiro e mi diressi spedita nella sala lettura.
 Passai davanti ai ragazzi del banco informazioni che mi fecero un segno di saluto. Frequentavo quella biblioteca da anni, ormai ero di casa.
 Come ogni domenica, quel luogo era quasi deserto. Contai tre persone durante il tragitto per raggiungere il mio posto prediletto. Un grande banco collocato nell’angolo più remoto della sala, celato da tre librerie alte due metri. Si trovava proprio sotto una finestra e la luce lo inondava rendendolo l’antro luminoso perfetto in cui rifugiarmi.
 Spostai la sedia e mi accomodai. Assunsi la mia posizione usuale: le spalle poggiate alla finestra e il libro in mano, aperto alla pagina segnata. Era un thriller storico, uno dei miei generi preferiti, adatto al momento che stavo vivendo. Niente commedie romantiche o drammi amorosi, solo strategie di guerra, politica antica e sangue. Gli ingredienti giusti per togliermi dalla testa attrazioni fatali che non avrei dovuto provare.
 Dopo un’ora di lettura, alla fine di un duello cruento, alzai la testa per stiracchiarmi il collo.
 Attraverso i libri sugli scaffali ero in grado di vedere gran parte degli altri tavoli, senza essere troppo notata. A volte mi piaceva guardami intorno in quel luogo così silenzioso, mi piaceva osservare la gente e perdermi anche in quelle che sarebbero potute essere le loro storie. Perché tutti hanno delle storie.
 Lasciai vagare lo sguardo e, all’improvviso, un piccolo dettaglio attirò la mia attenzione. 
 Un ragazzo era seduto a circa tre scaffali di distanza. Aveva indosso una felpa larga ed era di spalle rispetto a me. Avrei potuto ignorarlo se non fosse che i suoi capelli mi ricordavano quelli di qualcuno che conoscevo fin troppo bene.
 Il ragazzo si alzò e a quel punto non ebbi più dubbi.
 Voltò leggermente il viso. Era Massimiliano Draco la persona che stavo guardando.
 D’istinto afferrai il romanzo e feci finta di leggerlo celando il mio volto. Ci mancava solo che mi vedesse lì.
 Frequentavo quella biblioteca da anni, eppure non mi era mai capitato d’incrociarlo.
 Aveva invaso ogni mio spazio, ora anche la biblioteca doveva essere un luogo legato a quell’idiota?
 Lo vidi scrivere qualcosa al cellulare. Raccolse le sue cose, gettandole alla rinfusa nello zaino, e si diresse con passo tranquillo verso l’uscita della sala.
 Dove stava andando?
 Scossi la testa per tornare in me. Non avrebbe dovuto importarmi la destinazione di Draco, lo avevo solo visto per sbaglio e non avevo voglia di regalare al destino l’ennesima occasione per presentarmi per un tiro mancino.
 Massimiliano Draco aveva il diritto di recarsi ovunque desiderasse.
 Non mi sarei impicciata.
 Quindi rimasi di sasso quando mi resi conto di essere uscita in strada.
 -Accidenti a me- mormorai guardandomi intorno per individuare l’obiettivo.
 Lo vidi girare l’angolo a destra.
 Gli anni passati a pedinare il fratello di Amy, finalmente avrebbero dato i loro frutti.
 Mi diressi subito verso la strada imboccata da Massi, proprio dietro la biblioteca.
 Lo vidi entrare in un piccolo negozio. Un’insegna sbiadita recitava “Queen - Music Legend’s”.
 -Un negozio di musica?- mormorai con la curiosità che aumentava ad un ogni istante.
 Feci qualche passo avanti.
 In testa continuavo a ripetermi che non erano affari miei ma le gambe si mossero di propria volontà.
 Una volta davanti l’entrata, mi soffermai ad osservare la stramba vetrina, allestita come quella di un bazar d’altri tempi. Invasa da dischi in vinile, strumenti musicali e cd più disparati, messi alla rinfusa neanche si fosse trattato di un negozio dell’usato.
 Presi un respiro profondo e spinsi la porta in legno per entrare. Un campanellino annunciò il mio ingresso in negozio.
 La prima cosa a colpirmi fu il ragazzo dietro la cassa. All’apparenza andava per i trenta ma i lunghi capelli castani gli celavano in parte il viso, quindi non fui certa dell’età.
 La musica era del volume giusto per non disturbare la clientela e passava un brano rock conosciuto. L’atmosfera era piacevole nonostante il tizio strambo dietro la cassa.
 -Buongiorno- disse lui con un sorriso etereo. –Ti serve aiuto?-
 -No, do solo un’occhiata in giro.-
 -Fai pure- rispose lui indossando un paio di grosse cuffie. Mi sorrise e tornò a fissare qualcosa sul suo portatile.
 Mi sentivo parecchio in imbarazzo in quel luogo. Non ero mai stata un’appassionata di musica e le mie conoscenze si limitavano ai brani del momento, che puntualmente eliminavo dalla testa non appena mi risultavano monotoni.
 Ero solo un tipo da libri, biblioteca e solitudine.
 Cominciai a guardarmi intorno.
Quel luogo era colmo di dischi in vinile in ordine d’anno d’uscita, cofanetti di cd con tutte le composizioni di grandi artisti, strumenti musicali di seconda mano, ma di Massimiliano Draco non vi era traccia.
 Eppure era entrato lì dentro due secondi prima che lo facessi io.
 Quella storia non mi convinceva per niente.
 Mi avvicinai ad una piccola sezione dove si potevano ascoltare dischi in promozione. Non avevo mai sentito i nomi di quelle band.
 -Sono gruppi emergenti- mi spiegò il ragazzo alla cassa. Il mio essere del tutto fuori posto era evidente.
 -Ah… Grazie.-
 -Prova i Cam4, non sono male per dei quindicenni. La cantante ha una voce che spacca.-
 Guardai i dischi accanto ad ogni dispositivo per l’ascolto e trovai il singolo consigliatomi dal ragazzo. Presi in mano la custodia per osservare la copertina. Il profilo di una ragazza con capelli corti, dal fantasioso color rosa confetto, era al centro della copertina. Dietro di lei, sullo sfondo, s’intravedevano tre ragazzi. Girai la custodia e vidi il primo piano dell’intera band.
 -Ma che cazzo…!?-
 Quell’esclamazione mi era sfuggita prima che me ne accorgessi.
 -Tutto bene?- mi chiese il ragazzo. Aveva sentito il mio urlo anche attraverso le cuffie.
 -Sì, io… Conosco un componente della band.-
 -Sono dei ragazzi a posto. Me li ritrovo in negozio quasi tutti i giorni.-
 Feci un cenno d’assenso con la testa, non riuscivo a proferire parola.
 Afferrai le cuffie e premetti il tasto play.
 Mi lasciai avvolgere dalla voce decisa ma melodiosa di quella ragazza sconosciuta. Sul retro, sotto la foto della band, c’erano i nomi dei componenti.
 La proprietaria di quella voce angelica si chiamava Camilla. Solo Camilla. Cantava in un inglese perfetto e il suoi acuti erano piacevoli, mai eccessivi. Mi sarei lasciata cullare da quelle note per tutto il giorno, ma un altro nome su quella custodia era fondamentale.
 Il bassista era Luca. Luca Tarantino. Luca Tarantino, fratello di Amelia Tarantino.
 Il fratello di Amy faceva parte di una band? Se la mia amica lo avesse scoperto si sarebbero aperte le porte dell’inferno. Non le avrei detto nulla, non erano affari miei e non avrei rischiato la vita trovandomi nelle vicinanze nel momento in cui le bugie di Luca fossero venute a galla.
 Comunque avrei parlato con quel ragazzino: che cavolo gli passava per la testa?
 D’un tratto la musica sparì.
 Mi portai le mani alle orecchie. Le cuffie non c’erano: temevo di conoscere la ragione della loro scomparsa.
 -Ho sentito la tua delicata esclamazione di poco fa- mi voltai e i miei occhi incontrarono quelli di un Massi a dir poco seccato. –Che ci fai qui, impicciona?-
 Avevo dimenticato il motivo originario della mia presenza in quel negozio, troppo presa dallo stupore per il segreto di Luca.
 Luca… Avrei usato lui per tirarmi fuori dai guai, Massi non avrebbe scoperto che lo avevo seguito.
 -Sono qui per questo- gli porsi la custodia dei Cam4.
 -Ti piacciono le band emergenti?- chiese scettico.
 -Il bassista è il fratello di Amy.-
 -Fai supporto al ragazzino?-
 Presi un profondo respiro. Non avevo voglia di litigare con Massi in presenza di quel ragazzo capellone che pareva non perdere una sola parola del nostro discorso.
 -Amy è iperprotettiva nei suoi confronti. Vengo spesso a leggere nella biblioteca qua vicino e qualche giorno fa ho visto Luca entrare nel negozio. Volevo indagare sulla questione prima che Amy lo scoprisse ma non credevo che Luca nascondesse una cosa del genere: la sorella non ne sarà contenta.-
 Massi mi guardò con aria sospettosa. Incrociai le dita di mani e piedi, confidando nella mia espressione innocente. Doveva credere a quella storia, dopotutto si trattava di una mezza verità.
 -Hai intenzione di raccontarlo ad Amy?-
 -Per carità, mi ucciderebbe per il semplice fatto di trovarmi lì con lei. No, ne parlerò con Luca e vedrò di comprendere la situazione. Ce l’avrà un motivo per tutto questo- indicai l’album.
 -Quindi non mi hai seguito fin qui dalla biblioteca?-
 La sua domanda mi fece sobbalzare.
 -No, non ho messo piede in biblioteca oggi. Sono venuta diretta qui.-
 -Capisco.- I suoi occhi non la smetteva di squadrarmi. –Non era il tuo scooter quello che ho visto fuori dalla biblioteca, allora.-
 Lo scooter! Accidenti! Lo avevo completamente dimenticato, ma come potevo sapere che Massi si sarebbe interessato ai mezzi parcheggiati per strada?
 -L’ho posteggiato lì davanti per non rischiare di trovare Luca nelle vicinanze. Ho preferito fare qualche metro a piedi.-
 Massi si rivolse al ragazzo dai capelli lunghi.
 -Ruben, ti sembra una spiegazione convincente?- I suoi occhi non avevano mai lasciato i miei.
 -Non saprei, cugino. Lei è entrata subito dopo di te, la cosa risulta sospetta.-
 -State giocando ai piccoli investigatori?- il mio tono piccato era evidente.
 -Io penso che tu mi stessi seguendo. Eri dentro la biblioteca, vero?-
 Ormai conoscevo Massi abbastanza per sapere che non mi avrebbe lasciato in pace sino a quando non avesse ottenuto una confessione in piena regola.
 -Sei proprio un… Un… Un seccatore- esclamai risentita. –Okay, ti ho visto nella sala della biblioteca e ti ho seguito, ero curiosa.-
 Un sorriso soddisfatto apparve sul volto di Massi.
 -Però quello è davvero il fratello di Amy, su questo non ho mentito.-
 Cadde un silenzio imbarazzante, denso come la nebbia più fitta.
 Guardavo Massi e lui, sorridendo fissando il vuoto, stava pensando alla prossima mossa. Essere in torto m’impedì di prendere per prima la parola.
 -Ruben, la signorina ed io andiamo di sotto.-
 -La porti di sotto?- la sorpresa sul volto di Ruben m’insospettì, come lo sguardo d’intesa che si scambiarono l’istante dopo.
 Una domanda pressava la mia mente: qual era la funzione dello spazio di sotto?
 -Non mi ha lasciato altra scelta.-
 -Be’, divertitevi. Se vi serve qualcosa fai un fischio.-
 -Grazie, amico. Un caffè non sarebbe male- si voltò a guardarmi con i suoi occhi di rimprovero. –Seguimi, impicciona.-
 Si diresse sul retro del negozio e io gli andai dietro senza fiatare.
 Il retro era una specie di magazzino male organizzato. Si presentava identico alla vetrina ma con una quantità di oggetti incalcolabile e la polvere ne era una docile inquilina.  
 Scendemmo una scala a chiocciola e ci ritrovammo in un seminterrato non troppo spazioso e molto buio. Le uniche fonti di luce erano una lampada da scrivania e lo schermo di un computer portatile, aperto su una pagina di testo, mentre un piccolo raggio di sole si faceva spazio a fatica attraverso una finestrella in cima alla parete.
 -Che posto è questo?- chiesi dopo che Massi premette l’interruttore della luce. La lampadina appesa al soffitto emanava un debole bagliore, che non contribuì molto a rischiarare l’ambiente.
 Era un seminterrato non più grande di una comune stanza. Subito al di sotto della scala a chiocciola c’era la scrivania, dov’era poggiato il portatile, una sedia e un mobile malandato pieno di libri. Al centro della stanza c’era un tavolino dalla particolare forma esagonale e, addossato al muro più distante, un materasso foderato da un lenzuolo scuro e con dei cuscini rossi buttati sopra alla rinfusa. Le pareti erano tappezzate di poster e foto d’artisti musicali e il resto dello spazio conteneva quello che nel retro del negozio non aveva trovato un proprio spazio dove prendere polvere in santa pace. Strumenti musicali da riparare, poster arrotolati in scatoloni consunti, degli amplificatori sfondati dai calci di chissà quale cantante infervorato durante un concerto.
 -Questo è il mio regno- disse Massi ridestandomi dai miei commenti mentali sull’arredamento azzardato di quel luogo.
 Draco si sedette con estrema lentezza sulla sedia davanti al tavolo. M’indicò il letto in un velato invito ad accomodarmi. Non c’era un’altra sedia da utilizzare, il che denotava che quel posto era un regno senza sudditi, governato e popolato da una sola persona, Massimiliano Draco. 
 Mi sedetti a gambe incrociate prestando attenzione a che le scarpe non sfiorassero il lenzuolo. Non era una posizione comoda per me, mi piacevano sedie e poltrone, tutto il resto era del tutto innaturale per i miei muscoli. Massi aveva occupato l’unica sedia, e non ero in vena di litigare ancora con lui, quindi mi arrangiai come meglio riuscii.
 -Hai scoperto il mio segreto, Ferrari. Ora devo assicurarmi che rimanga tale.-
 A che segreto si riferiva? Passava il tempo nel seminterrato del cugino, non ci trovai nulla di eclatante.
 -Marco e Ruben sono gli unici a sapere di questo posto- cominciò lui passandosi una mano sul viso.
 -Draco, perdonami, ma io proprio non capisco di che segreto parli.-
 -Voglio fare lo scrittore.-
 Lo scrittore?
 Non fui in grado di elaborare quell’informazione con la velocità dovuta.
 Massimiliano Draco, il figlio della professore D’Arcangelo, voleva fare lo scrittore?
 Si trattava di una notizia fuori da qualunque schema. Iniziavo a comprendere il motivo di tanta segretezza.
 -Mia madre è la tua professoressa da anni, giusto?-
 Scossi la testa per tornare alla realtà.
 -Ah… Sì, da quasi tre anni.-
 -Quindi la conosci abbastanza da afferrare il punto della situazione.-
 Abbassai lo sguardo concentrando l’attenzione su uno degli scatoloni pieni di poster.
 In effetti, conoscevo bene la professoressa D’Arcangelo, almeno per ciò che concerneva la sua idea di carriera scolastica. Il suo schema mentale non era complicato: liceo, università, carriera brillante in una professione di prestigio. Era quello che andava professando in lungo e in largo e, di certo, era ciò che desiderava per il suo unico figlio. Non avrebbe preso bene la notizia che Massi volesse intraprendere una carriera divergente dalle sue idee.
 -Questa faccenda non le piacerebbe- mormorai a me stessa. Ero talmente sconvolta da dimenticare la presenza di Massi nella stanza.
 Sussultai quando il materasso si abbassò. Draco si sedette accanto a me con le mani posate sul viso, a coprire i suoi pensieri.
 -Tua madre ha stabilito un piano per te e non è tipo da assistere alla distruzione delle sue speranze senza combattere. Non ti farebbe più mettere piede qua dentro, ucciderebbe Ruben per averti coperto e ti spedirebbe a calci nel sedere verso l’università che lei ha scelto nell’esatto istante in cui sei venuto al mondo.-
 Non vedevo soluzioni per quel problema, la D’Arcangelo avrebbe reagito come una leonessa a cui avevano pestato la coda.
 -Sei molto più perspicace di quanto avessi immaginato.-
 Massi portò le ginocchia al corpo e cominciò a fissare il vuoto.
 -Tua madre non è complicata da interpretare, le sue convinzioni le sbandiera davanti a chiunque.-
 -Ora capisci perché non deve sapere che trascorro qui il mio tempo libero?- mi chiese con voce di supplica. Massimiliano Draco mi stava pregando di non aprire bocca? Mai avrei creduto di vivere una circostanza del genere. Mai.
 -Appena ho un momento di pace, mi precipito qui. Ho la tranquillità per scrivere ciò che voglio, senza la tensione di essere beccato da mia madre.-
 Lo guardai mentre i suoi occhi vagavano per la stanza.
 -E’ il luogo in cui posso davvero essere me stesso e non l’ho condiviso neanche con Delia. Ho il terrore che lei se lo lasci sfuggire per far contenta mia madre. Il mio atteggiamento nei tuoi confronti non è stato dei migliori, capirò se per vendicarti vorrai spiattellare tutto.-
 I nostri occhi s’incontrarono e un brivido mi attraversò il collo. 
 Delia era allo scuro di tutto. Marco era l’unico a sapere, a meritare la fiducia di Massi.
 Mi ero insinuata in quel segreto per seguire la mia curiosità e ora il senso di colpa mi divorava.
 Avevo costretto un ragazzo a mostrarmi la sua fragilità e a rinunciare ai suoi sogni tranquilli, instillando in lui la paura che quel segreto venisse a galla.
 No, non era solo un ragazzo. Era il ragazzo che mi piaceva.
 -Ti prometto che non dirò nulla. Non sono mai stata qui e non ho visto niente.-
 Lui spalancò le palpebre in un chiaro gesto d’incredulità.
 -Però voglio qualcosa in cambio- dissi perentoria.
 -Se si tratta di favori sessuali, sono tutto tuo.-
 Il suo occhiolino, accompagnato da una voce profonda ma divertita, riattivò la tachicardia a cui ormai ero abituata ad essere sottoposta in sua presenza. La temperatura nella stanza si era alzata… No, era il mio corpo ad andare completamente a fuoco, sotto il tiro deciso degli occhi di Massi. Quel verde si sarebbe tramutato nella mia rovina.
 -Sono una lettrice accanita- dissi ignorando la frase che aveva pronunciato, meglio non dare adito a fraintendimenti. –Voglio leggere quello che scrivi.-
 -Stai scherzando?-
 Era impossibile non notare la sorpresa sul suo volto.
 -Draco, andiamo. Non dirmi che ti vergogni?-
 -Non è questione di vergogna- rispose lui non lasciando i miei occhi. –Quello che scrivo è sempre stato privato, nessuno lo ha letto a parte me.-
 -Vuoi fare lo scrittore, prima o poi la gente dovrà leggere ciò che scrivi- dissi con ovvietà. –Meglio che si tratti di una stupida ragazza della tua età, piuttosto che un critico letterario, non trovi?-
 Lui prese un respiro profondo. Le sue spalle si alzarono e rimasi a fissare quel volto che ormai governava i miei pensieri. Volevo leggere le opere di Massi per un semplice motivo: si stava rivelando diverso dalla persona che pensavo di conoscere. Era uno scrittore, voleva essere uno scrittore, e avrei potuto scoprire davvero il suo animo solo attraverso le parole.
 Si alzò e si avvicinò al cassetto della scrivania. Ne tirò fuori dei fogli rilegati e me li porse, accomodandosi di nuovo al mio fianco.
 -Questa è una storia che ho iniziato a scrivere anni fa. Non l’ho mai conclusa- mormorò passandomi i fogli. –Di recente ho deciso di riprenderla in mano ma ancora non so bene come completarla. Magari, da grande lettrice quale sei, potresti darmi qualche consiglio.-
 -Certo. Qual è l’argomento della storia?- chiesi cominciando a sfogliare qualche pagina.
 -Io.-
 Alzai gli occhi e vidi il suo volto luminoso invadermi la visuale. Appariva così fragile in quel momento, come se mi stesse concedendo d’incontrare un pezzo del suo cuore. Non mi sarei aspettata di conoscere quella sfumatura di Massimiliano Draco.
 Mi morsi il labbro inferiore sovrappensiero. Massi, in quegli ultimi giorni, mi aveva stupito con i suoi atteggiamenti folli, le sue risposte accusatorie e i suoi baci non richiesti ma ora la sorpresa superava di gran lunga tutte le precedenti. Lui era un artista, uno scrittore fin nel profondo dell’anima e lo potevo scorgere da quel piccolo lampo d’insicurezza nei suoi occhi. Temeva il mio giudizio su una storia che per lui era fondamentale. Eppure era anche una persona razionale, uno studente modello che affrontava ogni sfida posta sul suo cammino, con una madre che non gli rendeva la via semplice. Viveva con il terrore di deludere la propria madre esprimendo i propri sogni, mettendo i propri desideri davanti a quelli della donna che gli aveva dato la vita.
 Mi ritrovai ad ammirare due parti di lui che consistevano in facce opposte della stessa medaglia. Troppi elementi che mi avrebbero costretta a rivalutarlo e, forse, a riconsiderare la mia determinazione nel ritenerlo solo il principino della scuola.
 -A che pensi?- domandò in un sussurro.
 La sua voce mi riportò sul pianeta.
 -Tu sei due persone in una.-
 Mi guardò sorridendo.
 -Siamo tutti così, Vale. E’ l’equilibro naturale delle cose. Luce e tenebra, amore e odio, uomo e donna. Si presentano come mondi opposti, contrari per concetto, ma non potrebbero esistere l’uno senza l’altro. C’è bisogno di entrambi per avere l’idea completa. Perciò occorrono ambedue le facce di una persona per dire di conoscerla davvero.-
 Il suo ragionamento si era rivelato più maturo e pensato di quanto avrei mai potuto credere. Lo guardavo e ora vedevo un ragazzo bellissimo, intelligente, sensibile e socievole. Si era come trasformato davanti ai miei occhi e non sarei più stata in grado di considerarlo un idiota egocentrico come era stato per anni.
 Il suo desiderio era esprimere i propri pensieri attraverso la scrittura. Come diavolo avrei potuto odiarlo ancora? Quale trucchetto avrei usato stavolta per evitare di analizzare ciò che provavo per lui? La storia del “non è il ragazzo adatto a me” non avrebbe retto per molto. Più lo conoscevo e più il suo carattere si rivelava attraente e le sue passioni troppo vicine alle mie.
 Era ufficiale: la situazione si prospettava complessa.
 Feci un grosso errore. Alzai lo sguardo ed incontrai i suoi occhi. Mi guardava con dolcezza, era la prima volta che si lasciava andare così tanto in mia presenza. Aveva appena rivelato i suoi sogni e le sue paure ad una ragazza che ostentava al mondo l’odio nei suoi confronti, e i suoi occhi, invece di insinuare tensione dentro di me, mi accarezzavano dolcemente riscaldandomi il cuore.
 Le sue labbra erano a pochi centimetri, avrei potuto sporgermi verso di lui e prendere quel bacio che desideravo. Le conoscevo. Erano morbide, delicate e il loro sapore possedeva il potere di inebriare tutti i miei sensi.
 Era così vicino e mi guardava, non aveva lasciato i miei occhi neanche per un attimo.
 Vidi la mano alzarsi per poi posarsi sulla mia guancia. Non mi ero ancora abituata alla sensazione di calore che mi provocava il contatto con la sua pelle.
 Stava per baciarmi: lo vedevo, lo sentivo, lo bramavo.
 -Massi!-
 La voce di Ruben fece sussultare entrambi. Ci allontanammo l’uno dall’altra fissando lo sguardo altrove. Mi concentrai sul poster di una sgangherata band rock, vestita e truccata in modo improponibile. Ruben scese le scale e si parò davanti a noi con un vassoio.
 -Ecco il caffè, l’ho preparato anche per la tua amica.-
 -Giusto, prima non vi ho presentato. Vale lui è Ruben, mio cugino. Lei è una mia compagna di scuola.-
 -Molto piacere- disse Ruben porgendomi la mano dopo aver posato il vassoio sul tavolino davanti a noi.
 -Sei il suo cameriere?- gli chiesi dopo la stretta di mano.
 -Massi mi ha salvato in fisica e matematica quando andavo alle superiori. Qui dentro lui può chiedere ed ottenere tutto ciò che desidera.-
 -Ah, sei un galoppino allora.-
 Ruben mi guardò un attimo confuso, dopodiché scoppiò in una risata contagiosa.
 -Può essere vista sotto questo aspetto.-
Presi il caffè e lo bevvi osservando quel personaggio buffo che se ne stava davanti a me.
 -Come va con la storia del concorso?-
 -Non ne parliamo- rispose Massi passandosi una mano tra i capelli. –La questione non sta andando.-
 -Mi dispiace- il volto di Ruben si rabbuiò. –Comunque, ora devo andare. Ho un appuntamento con un collezionista, ormai è quasi mezzogiorno, starà per arrivare.-
 -Mezzogiorno!-
 Mi alzai in piedi di scatto sotto gli occhi sorpresi dei ragazzi. Frugai nella mia borsa e trovai subito quello che stavo cercando.
 Il telefono. Lo avevo spento dopo la chiamata di Amy.
 -Accidenti!- premetti il tasto di accensione dello smartphone. 
 -Ma che ti prende?- mi chiese Massi alzandosi dal materasso.
 Quanto ci voleva per attivare quell’aggeggio?
 -Il pranzo dai nonni. Tra meno di un’ora dobbiamo essere da loro e abitano fuori città. Se non saremo puntuali ci uccideranno.-
 Il display finalmente prese vita. Trovai quattro messaggi da parte di mia madre.
 La chiamai immediatamente.
 -Vale! Tesoro, che fine hai fatto?- la voce della mamma non era arrabbiata. Per fortuna avevo dei genitori che s’infuriavano solo per faccende importanti. Il ritardo per il pranzo dai nonni, non rientrava in quella categoria.
 -Mamma, scusa. Sono uscita presto e non volevo svegliarvi. Credevo di tornare a casa in orario ma ho perso la cognizione del tempo. Sto arrivando!-
 Ci fu un attimo di pausa dall’altra parte.
 -C’entra quel bel ragazzo di ieri? Quel Massimiliano?-
 Mia madre pronunciò quell’allusione con un volume alto, dato dall’euforia.
 Voltai lentamente la testa in direzione di Massi pregando in sette lingue diverse che non avesse sentito.
 Lui mi sorrise sornione.
 Aveva sentito, ovvio.
 -Più o meno- risposi a mia madre ancora in attesa. –Ne parliamo dopo, ciao.-
 Terminai la chiamata di colpo, prima che contribuisse a far aumentare l’imbarazzo.
 -Ragazzi, è stato un piacere, ma ora devo scappare.-
-Ormai ci sono abituato- replicò Massi con una chiara allusione alla mia attitudine.
 Non avevo tempo per strozzarlo o rispondergli a tono come avrei voluto. Afferrai la tazzina con il caffè e lo mandai giù d’un colpo: era bollente.
 -Ruben, buona fortuna con il tuo collezionista.-
 Mi ringraziò con un occhiolino.
 -Draco, ci si vede a scuola.-
 -Alla prossima, Ferrari.-
 Mi catapultai su per le scale e poi attraverso il negozio, fino a tornare davanti la biblioteca. Non credevo di saper camminare così speditamente.
 D’un tratto le mie gambe si arrestarono.
 Ero fuori, lontana da Massi.
 Respirai a pieni a polmoni, sentendomi sollevata. Trovarmi per così tanto in compagnia di quel ragazzo aveva messo a dura prova le mie funzioni vitali. Non mi ero neanche accorta di quanto il tempo fosse trascorso in fretta.
 Prima o poi avrei dovuto smetterla di fuggire perché ormai lo avevo capito: ciò che provavo per Massimiliano Draco non si poteva ridurre ad una semplice attrazione fisica.
 Scossi la testa per scacciare quei pensieri e salii svelta sullo scooter.
 Scappare, era sul serio ciò che mi riusciva meglio.  




|| L'Autrice ||
E sono tornata! 
Su Wattpad ho pubblicato qualche altro capitolo, in attesa dell'uscita del libro, perciò mi sembra giusto continuare anche qui. 
In questo capitolo tanto viene svelato ma vi garantisco che tanto ancora ci sarà da scoprire, se non di più. 
Su Wattpad sono arrivata al capitolo 14, quindi anche qui li troverete, spero entro oggi o domani. :) 
La storia sta prendendo una piega diversa, diversa anche da altre storie che ho letto. L'idea di dare a Massi la passione per la scrittura mi è venuta in mente di slancio, dopo aver valutato altre opzioni. Ho pensato di scrivere di ciò che so, e la scelta è ricaduta in modo indiscutibile sulla scrittura. Non che sia un'esperta ma di certo la conosco più di altre professioni artistiche. 
Comunque, dal Massi medico al Massi scrittore. Il personaggio è cambiato e, secondo me, migliorato. Non è razionale come la prima versione, anche lui è vulnerabile e soprattutto parla di più. I suoi dialoghi sono stati i migliori da scrivere, i più audaci. Lo adoro!
Spero che il capitolo vi sia piaciuto. E vi auguro buona lettura anche per gli altri. 

Un abbraccio

Scarcy Novanta (Francesca V. Capone
   
 
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