Storie originali > Soprannaturale
Segui la storia  |      
Autore: la luna nera    13/09/2017    3 recensioni
In molti si chiedono se siamo soli nell'universo e molti sono quelli che si interrogano sull'origine dei cerchi nel grano. Melissa ed il gruppo dei suoi amici non fanno certo eccezione e quando un cerchio nel grano appare proprio in un terreno alla periferia della città, non possono farsi certo sfuggire l'occasione. A loro si unirà Orion, il nuovo fidanzato di Aurora, ragazzo alquanto strano e taciturno, a tal punto che sembra provenire da un altro mondo.
Chi c'è dietro a quel misterioso pittogramma? Qualcuno sta lanciando messaggi dal cielo?
Genere: Fantasy, Mistero, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
 

Image and video hosting by TinyPic  
PIANETA HILON
 
 
L’unicorno alato dal manto nero come la notte galoppava fra gli arbusti della foresta di Dasos con in sella il giovane Capitano che si era lanciato all’inseguimento degli ultimi traditori rimasti. In lontananza si udivano i colpi d’artiglieria di Hilon mentre l’Astro tramontava all’orizzonte di un giorno che sarebbe rimasto nella memoria di molte persone. Il Generale Ireon era orgoglioso di suo figlio che, sprezzante del pericolo, stava per compiere il gesto con il quale avrebbe liberato il loro mondo dai ribelli una volta per tutte. Aveva allevato quel ragazzo di cui andava fiero in completa autonomia e lo aveva fatto in modo che la sua vita fosse indirizzata verso la carriera militare senza interferenze esterne. Tutti i suoi sforzi ora stavano per ricevere il giusto riconoscimento e vederlo scomparire fra la fitta vegetazione gli faceva presagire il meraviglioso sapore della vittoria.
Il fedele Mavros dunque avanzava portando il suo cavaliere là dove la battaglia avrebbe visto la parola fine riportando la calma nei dintorni della città assediata da lunghe settimane da quei balordi che volevano rovesciare dal trono re Kipsoron. Giunsero presso il Lago Lymni la cui acqua brillava delle luci del tramonto. Il Capitano scese a terra stringendo fra le sue mani forti l’arco e le frecce di luce, pronto a scoccarne per colpire il nemico. I suoi piedi correvano velocissimi verso la sponda opposta dove aveva scorto dei movimenti sospetti, si nascose poi dietro il tronco di un albero, sentiva che i rinforzi si stavano avvicinando perciò decise di restare immobile in totale silenzio sperando in un passo falso dei traditori.
Si accorse finalmente che sulle alte sponde del lago l’esercito di Hilon era già schierato in attesa dell’attacco, scorse la figura paterna a capo dei soldati semi nascosti dalla vegetazione. Poi all’improvviso un rumore di ramo spezzato riportò la sua attenzione verso l’obiettivo che stava inseguendo. Fu tutto di una rapidità allucinante: dal cespuglio balzò fuori un brutto ceffo che afferrò il giovane Capitano per il collo sbattendolo a terra. Nel tentativo di liberarsi dalla presa si lasciò sfuggire le armi, trovandosi a poter contrattaccare solo con la forza fisica. Dagli arbusti uscirono fuori anche gli altri traditori con le spade sguainate che si lanciarono contro l’esercito il quale, visto quanto stava accadendo, si era gettato nella battaglia seguendo l’ordine del Generale Ireon. Dal cielo iniziarono a piovere frecce che i soldati scoccavano dai loro archi, i primi nemici cadevano a terra tramortiti prima di riuscire a colpire a loro volta quelli che li stavano attaccando. L’aria era densa di urla e grida sia di incitamento che di straziante dolore. Nella confusione il giovane Capitano era riuscito a liberarsi mettendosi all’inseguimenti di quel brutto ceffo che lo aveva quasi soffocato. Correva fra la fitta vegetazione forte della sua grande preparazione fisica che gli permetteva di controllare la fatica e trovare sempre nuove energie, correva senza sosta fino a che raggiunse la sua “preda” sul ciglio di un burrone. Rimaterializzò la sua arma fra le mani, tese l’arco dalla corda di luce, prese una freccia la cui punta era anch’essa di luce, pronto per scoccarla e trafiggere mortalmente quel ribelle. Ma questi, pur di non soccombere, preferì saltare nel burrone e rotolare fra le sterpaglie sperando in una rocambolesca fuga che gli salvasse la pelle. Il giovane Capitano non si fece cogliere di sorpresa e lo seguì. Dopo un relativamente breve inseguimento il ceffo si trovò con la strada sbarrata da un’alta parete rocciosa e comprese che ormai era spacciato. Si voltò verso quello che sarebbe stato il suo assassino, si tolse l’elmo e lo fissò negli occhi: voleva fargli capire di non aver paura della morte, che il coraggio era parte della sua persona e che si sarebbe battuto fino all’ultimo respiro. Il Capitano fece qualche passo nella sua direzione tenendo sempre la punta della freccia in posizione di attacco.
Ed accadde l’inspiegabile: guardando il nemico fisso negli occhi sentì qualcosa muoversi nel petto. Davvero la gloria di cui avrebbe goduto uccidendo quell’individuo era ciò che voleva? Negli occhi del nemico scorgeva il coraggio di portare fino in fondo ciò per cui aveva lottato, scorgeva la fierezza di chi crede strenuamente in un qualcosa di grande senza la paura di perdere la vita. Lui per che cosa stava lottando? Per difendere la sua città, era ovvio, ma principalmente lo stava facendo per obbedire agli ordini impartiti dai suoi superiori, fra cui suo padre. Era veramente quello lo scopo della sua esistenza? Voleva invecchiare, ammesso che gli fosse stato concesso, eseguendo gli ordini dei superiori o impartendone agli eventuali sottoposti? Quello davanti a lui era un ragazzo che poteva avere pressappoco la sua età, aveva un senso ucciderlo? Perché quel suo coraggio e quella sua determinazione lo avevano colpito così profondamente da farlo vacillare?
“Allora Capitano, che aspetti? Uccidimi!”
Teneva l’arco teso pronto a scoccare la freccia mortale, ma qualcosa lo bloccava.
“Hai paura, Capitano?” Piegò l’angolo delle labbra. “I miei complimenti, te li meriti tutti.” Lo scherniva sfacciatamente. “Dimostrami quanto vali scoccando la tua freccia, coraggio! Tu combatti per eseguire gli ordini che gli altri tuoi superiori ti impartiscono, non hai mai fatto nulla perché eri tu a volerlo, te lo leggo negli occhi. Uccidimi pure, io non ho paura di morire!” Gli porse il petto dove pulsava il suo cuore. “Coraggio, scocca la tua freccia e conficcala qui! Io muoio da uomo libero, ho scelto di combattere contro quel tiranno di Kipsoron per puro amore della libertà e dell’onestà!”
Quelle parole lo avevano paralizzato, i suoi muscoli si rifiutavano di obbedire e dunque di scoccare la freccia letale per quel ragazzo. Non aveva mai visto tanto ardore come in quell’occasione e mille dubbi si erano insinuati nella sua mente al suono delle parole libertà e onestà. Sapeva che il re aveva compiuto azioni molto discutibili, ma stando a ciò che gli era stato inculcato sin da piccolo, lui poteva in quanto sovrano infallibile e perfetto. E se invece….
“Figlio mio!”
“Padre….”
“Muori!!” Il ribelle si gettò sul giovane Capitano con la spada sguainata pronto a infilzarlo ma in un lampo il generale Ireon lo trafisse con una delle sue frecce lasciandolo tramortito a terra, dal suo petto trafitto un rivolo di sangue scorreva andando ad imbrattare la sua inutile armatura ed il selciato sottostante.
“E’ …. È morto.”
“Certo che è morto! Lui e tutti quei maledetti non meritano altro!” Ripose l’arco nel fodero con le altre frecce. “E tu mi devi spiegare perché non l’hai ucciso!” I suoi occhi erano iniettati di sangue.
“Padre, io…. Io non potevo farlo.”
“Era un ordine! Tu dovevi ucciderlo!”
“Ma lui era un ragazzo come me!”
“Silenzio! Lui era solo e soltanto un ribelle traditore!” Nella voce del generale si stava alzando una bufera. “Tu devi eseguire gli ordini dei tuoi superiori, quello che secondo te è giusto o sbagliato non ha alcuna importanza, vuoi capirlo o no?!”
Il ragazzo chinò la testa.
“Sei una delusione, ho riposto tutte le mie speranze in te, ho fatto di tutto per farti diventare un guerriero forte e valoroso, non posso accettare che tu ti faccia ridurre così, tu devi essere un uomo vero, sprezzante del nemico e fedele al tuo sovrano e ai tuoi superiori. Per questo ti ho cresciuto! Per questo!” Strinse un pugno e lo sbatté con violenza sul tronco dell’albero lì vicino, rovinandone vistosamente la corteccia. “Non per interagire col nemico che invece devi odiare fino alla morte!”
“Io… vi chiedo perdono….”
“Il perdono è da codardi!”
“Padre….”
Si avvicinò a lui prendendolo per il collo e sbattendolo violentemente a terra. “Meglio morto che vivo e vigliacco.”
“Ma padre, cosa…”
Lo lasciò, poi sguainò la spada pronto a colpirlo dritto alla gola e si avventò con violenza su di lui. Fortunatamente il ragazzo riuscì a schivare il colpo letale, forte della sua grande preparazione atletica, e rotolò giù per il ripido sentiero costellato di rocce appuntite e taglienti. Ben presto il suo corpo si ricoprì di dolorose ferite, nonostante ciò egli continuò a correre poiché sapeva bene di avere il padre alle calcagna e sapeva altrettanto bene che, qualora lo avesse raggiunto, sarebbe stata la fine.
Trovò riparo in una stretta fenditura alle pendici della Rocca di Vrakos, uno dei luoghi più mistici dell’intero pianeta e si mise seduto per riprendere fiato.
In quel momento l’Astro iniziò a tramontare dietro l’orizzonte mentre Somasur lo eclissava quasi totalmente.
Il Capitano osservava con ammirazione e speranza quello spettacolo naturale, poteva davvero essere l’ultima sua visione. Poi, all’improvviso, sentì un fortissimo calore sprigionarsi dal suo petto e nella sua mente visualizzò per alcuni istanti l’immagine che da circa un mese tormentava il suo sonno: un uomo vestito di bianco con una corona in testa e uno scettro nella mano destra. Questi stese il braccio come a volerlo sfiorare e fu allora che il Generale Ireon scovò il figlio. Contemporaneamente l’eclissi dell’Astro raggiunse il suo culmine, una nuvola di polvere luminosa ed accecante avvolse il ragazzo che scomparve senza fare rumore, lasciando il genitore a bocca aperta: il Capitano era scomparso nel nulla.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Buon pomeriggio a tutti!
Non avete idea di quanto sia stato duro e difficile stare lontana da questo sito come autrice!
Purtroppo, e alcuni di voi lo sapevano, durante l’estate non ho avuto l’opportunità di scrivere e pubblicare storie per vari motivi che non sto ad elencarvi. Ora invece sono pronta a ripartire alla grande (almeno spero) e dunque eccomi qua per proporvi una storia nuova di zecca, portandovi a scoprire un mondo al di fuori della nostra Terra, un gruppo di ragazzi alla ricerca della verità sull’esistenza degli alieni e sull’origine dei cerchi nel grano e molto altro ancora……
Di cosa si tratta?
Beh, leggete e lo scoprirete!
Dovrei riuscire ad aggiornare con una cadenza di dieci-quindici giorni, spero di essere puntuale e di ritrovare i miei cari vecchi lettori (è un sempre un enorme piacere interagire con loro) e di conoscerne  di nuovi.
Grazie a tutti quelli che mi hanno aspettata e a presto. Buona Lettura!
 
Un Abbraccio
 
La Luna Nera

 
  
Leggi le 3 recensioni
Segui la storia  |       |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Soprannaturale / Vai alla pagina dell'autore: la luna nera