Videogiochi > Final Fantasy XV
Segui la storia  |       
Autore: Princess Kurenai    14/09/2017    1 recensioni
Il Regno di Solheim era il gioiello di Eos. L’orgoglio dei Siderei che, da quello che sarebbe poi divenuto il loro Reame, avevano osservato la sua nascita e crescita sin dall'alba dei tempi: da quando il Nulla aveva aperto i suoi cancelli creando quella terra e la sua gente, e scegliendo infine loro Sei come guardiani di quel mondo appena nato.
Genere: Guerra, Introspettivo, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Altri, Gentiana\Shiva, Ifrit, Nuovo personaggio
Note: Missing Moments, What if? | Avvertimenti: Contenuti forti, Spoiler!, Tematiche delicate
Capitoli:
 <<    >>
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
Fandom: Final Fantasy XV
Character(s): Shiva, Hyperion (Original Character), Tenebris Nox Flauret (Original Character), Titan
Relationship(s): Shiva/Hyperion (Accennate: Shiva/Ifrit e Bahamut/Leviathan)
Rating: SAFE
Warnings: Siderei in forma umana, Original Characters, Spoiler (alcune cose penso si capiscano meglio conoscendo il gioco)
Conteggio Parole: 2400
Note:
1. Ambientata molto molto molto prima dell’inizio di Final Fantasy XV. Sono state dette poche cose su Solheim e sulla Guerra degli Dei che ha gettato la base per il gioco di FFXV, quindi sto cercando di creare tutta la storia di Eos, dei Siderei e degli antenati dei personaggi principali del gioco.
2. Questa fic è nata mentre vagavo per il kinkmeme quando, leggendo dei prompt, le mie attenzioni sono cadute su uno che parlava, per l'appunto, dell'Antica Civiltà di Solheim. Leggendo questo prompt - che non posso spoilerare per intero per motivi che si comprenderanno dei prossimi “volumi” di questa saga - mi sono detta: «Che cosa è Solheim?», e dopo alcune ricerche, aver letto bene la guida di FFXV e una seconda run di gioco, ho compreso che si trattava del Regno precedente a Niflheim, distrutto dalla Guerra degli Dei.
Da quel punto in poi ho iniziato a elaborare una piccola headcanon che, dopo essere stata esposta a Kuromi, ha iniziato a crescere. È stata proprio lei a dirmi: “Inizio a pregare i Siderei che tu un giorno la scriva questa cosa”, e la notte stessa avevo iniziato a scrivere quella che doveva essere una oneshot. Durante la stesura però mi sono resa conto che andavano scritte molte più cose, momenti che non potevo tralasciare e che avrebbero spiegato - secondo il mio punto di vista - alcuni avvenimenti della storia di Eos non narrati nel gioco.
Si può benissimo dire che le cose mi siano sfuggite di mano e che la storia non sia diventata solo una ‘what if?’ (perché lo è, come chiedeva il prompt originale) ma una vera e propria saga che cercherà di spiegare in modo logico alcune vicende della trama di FFXV ma non solo... ma di questo penso ne parlerò nei prossimi capitoli e "volumi" di questa raccolta di Sei Longfic.
3. Tabata riguardo la Guerra degli Dei e il tradimento di Ifrit: "Sorry, I don't know the details". #citazioni importanti
4. La bellissima fanart di Shiva che fa da sfondo alla cover della fic è stata fatta da Alicyana. Il resto è opera mia *rotola*
5. Alla fine della fic ci saranno spesso chilometri di note e spiegazioni su alcune scelte fatte nella fic... perdonatemi XD ma... mi piace avere le cose sotto controllo e non riesco a controllarmi a volte XD
6. Gli aggiornamenti saranno settimanali.
7. Revisionata da Molang del forum di EFP! Grazie di tutto!!

IX.

Nonostante l’indignazione mostrata poche ore prima, anche Tenebris si rivelò comprensiva come suo padre e la sorella quando Shiva e Hyperion annunciarono di voler lasciare Flaminis.

«Non si tratta di una fuga», aveva spiegato Hyperion, cercando di esporre le loro motivazioni senza rivelare la verità, «Vogliamo solo raggiungere la famiglia di Daya nel Villaggio delle Cascate».

Ovviamente, la notizia dell’attacco di Ifrit alla capitale del Regno di Solheim si era sparsa in tutta Eos. Era giunta così lontano da essere addirittura arrivata fino a Lucis e alla sua famiglia reale, che con una comunicazione aveva annunciato la preparazione - e successiva partenza qualche giorno prima - di un convoglio militare e medico per proteggere e aiutare Flaminis. Di conseguenza chiunque, alla luce di quei fatti, avrebbe visto la giustificazione di Hyperion come ragionevole, e probabilmente fu proprio per quel motivo che Tenebris non mostrò alcuna irritazione nell’apprendere la notizia. Infatti, insieme ai suoi parenti e anche gli altri rappresentanti più altolocati di Flaminis, fece in modo che i due avessero la giusta dose di viveri e medicinali per affrontare il viaggio.

Il mattino successivo vennero infine aiutati a preparare una piccola aeronave, e durante il pranzo, cercando di ignorare il peso di quei momenti così drammatici, si concessero un ultimo pasto tutti insieme. Non parlarono dei morti che avevano appena pianto e seppellito, né dei problemi che avrebbero affrontato. Cercarono addirittura di ignorare i mostri che erano apparsi a Solheim per provare invece a concentrarsi sul futuro, tentando di dipingerlo nel modo più roseo possibile.

Astraea, ad esempio, aspettava la primavera e la fioritura dei suoi giardini tanto amati, e un medico annunciò con un po’ di imbarazzo il suo desiderio di volersi sposare e adottare dei bambini.

Shiva li ascoltò con un sorriso quasi triste sulle labbra, sperando con tutta se stessa che quei loro sogni si realizzassero, dicendosi al tempo stesso che avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di esaudire quei desideri. Doveva solamente attendere di partorire, e dopo quel momento sarebbe stata lei stessa a farsi avanti contro Ifrit per porre fine a quella follia che stava facendo soffrire troppi innocenti.

Ripeté quella promessa fatta a se stessa per l’intera durata del pranzo e le bastò uno sguardo con Titan, apparso accanto all’aeronave al momento della partenza da Flaminis, per convincersi di non essere la sola ad aver preso quella decisione.

In un modo o nell’altro fermeremo Ifrit” , si disse.

Caricarono gli ultimi bagagli con l’aiuto dell’Immane - che grugnì una breve presentazione a beneficio di Hyperion, rimasto come sempre spiazzato e un po’ affascinato dalla presenza di un’altra divinità -, ma quando si apprestarono a salire sul mezzo, una voce familiare li fermò.

«Daya», Tenebris stava correndo loro incontro lungo la strada tra il palazzo e la pista di decollo e Shiva, sorpresa, le andò subito incontro lasciando vicino al mezzo di trasporto sia Hyperion che Titan, nascosto alla vista della giovane donna all'interno dell'aeronave. Il viso di Tenebris era arrossato per la corsa e quando si fermò, la Glaciale le permise di riprendere fiato.

«Va tutto bene, Tenebris?», le chiese gentilmente, quando la vide un po’ più calma.

«… volevo… parlarti del bambino che aspetti...», mormorò la giovane, lasciando per un momento la Dea spiazzata, «r-riguarda il sesso, credo… di poterlo dire», aggiunse imbarazzata.

«Come?», fu spontaneo per Shiva rivolgerle quella domanda. Aveva assistito a numerose gravidanze e parti nella sua lunga vita, e la tecnologia di Solheim aveva addirittura permesso a tutte le donne di conoscere il sesso del nascituro durante i mesi di gestazione. Tuttavia, la Glaciale, aveva evitato accuratamente ogni test e incontro medico per via del suo corpo non umano e immortale.

«La pancia e i seni, e altre piccole cose...», mugugnò Tenebris, scostandosi dietro l’orecchio una ciocca di capelli, «vuoi… cioè… vorresti saperlo?»

Shiva esitò e, lanciando un’occhiata a Hyperion fermo sull’aeronave, si rivolse ancora alla giovane donna muovendo il capo in un cenno affermativo.

«Sarà un maschio», svelò Tenebris.

«Un… maschio?»

«Posso dirlo quasi con assoluta certezza», spiegò rapidamente, «ma per sicurezza, una volta nel Villaggio delle Cascate, cerca di fare qualche test, d’accordo? Ho capito che non ti piace essere sottoposta alle analisi ma… è per il vostro bene», si raccomandò e la Dea, con un sorriso quasi intenerito e le mani che erano andate istintivamente sul suo ventre in una carezza, annuì pur sapendo di aver appena mentito.

Un maschio ”, ripeté mentalmente, con il cuore in gola per una gioia che credeva di non poter provare. Un’emozione sconosciuta e il desiderio di poter un giorno stringere quel bambino, il figlio suo e di Hyperion, tra le braccia. Quelle sensazioni positive sembrarono quasi animare il bambino che, al solo contatto delle sue mani sul ventre, iniziò a muoversi strappandole il primo sorriso, sincero e genuino, da quando avevano lasciato Solheim.

«Ti ringrazio Tenebris», sussurrò quasi commossa.

«Cercate di tornare presto e state attenti...», aggiunse la giovane e Shiva, facendosi avanti, le prese entrambe le mani per stringerle nelle sue, tentando in quel modo di infonderle un po’ di sicurezza.

«Lo faremo…», rispose, «Cercate anche voi di essere forti… non potete permettere a questi eventi di piegarvi…»

Tenebris annuì seria, e dopo essersi scambiate un altro sorriso in segno di saluto, le due si allontanarono l’una dall’altra. La Glaciale raggiunse di nuovo il suo compagno mentre la giovane donna, rimasta ferma in mezzo alla strada, agitò la mano per congedare anche Hyperion, il quale rispose con un sorriso e un ampio cenno del braccio.

L’uomo si sporse subito per aiutare la Dea a salire sull’aeronave e, una volta accomodati sui sedili del mezzo, le chiese con gentilezza: «Tutto bene? Tenebris aveva bisogno di qualcosa?»

Shiva scosse la testa, appoggiandosi alla sua spalla senza poter smettere di sorridere.

«Mi ha solo fatto dono della sua conoscenza».





Della capitale di Solheim rimanevano solo poche costruzioni. Scheletri metallici che si allungavano come rami scuri verso il cielo azzurro del pomeriggio. La città e il Regno, che fino a poche settimane prima i Siderei chiamavano con affetto il ‘Gioiello di Eos’, erano scomparsi tra le fiamme e i potenti attacchi della battaglia che si era consumata settimane prima.

Il silenzio che aleggiava in quel luogo era quasi irreale, la vita e l’energia che animavano quelle strade un tempo gremite di uomini, donne e bambini, sembravano essersi perse, lasciando solo un eco lontano nella mente di Shiva.

La scelta di viaggiare fino alla città, anziché dirigersi verso est, era stata dettata proprio dalla necessità della Dea di conoscere lo stato di quel luogo e, con più urgenza, la vera natura dei mostri che stavano nascendo su quel territorio. Tuttavia nella desolazione delle macerie lei, Titan e Hyperion trovarono solamente cadaveri e ricordi di una vita passata.

Lasciarono l’aeronave in quella che un tempo era una delle piazze centrali e si avviarono poi a piedi attraverso i detriti che ormai occupavano le strade. Aggirarono con attenzione i crateri causati dalla battaglia cercando indizi e raccogliendo con lo sguardo la consapevolezza di quella distruzione. Era uno spettacolo che la Glaciale non avrebbe mai desiderato vedere, e con le labbra strette poteva solo chiedere perdono alle anime che si erano perse per via del suo egoismo.

«Ramuh e Bahamut hanno parlato a lungo della natura di questi mostri. Hanno motivo di sospettare che siano le stesse persone infette. Inizialmente, così come hanno teorizzato i mortali, avevano ipotizzato potessero essere stati creati da Ifrit.. ma temono sia qualcosa di peggiore», spiegò Titan, spezzando l’irreale silenzio che si era creato quando avevano messo piede in quel luogo.

Hyperion, accanto alla Dea, si irrigidì e Shiva stessa chiuse gli occhi. Pur non avendolo mai detto ad alta voce, per timore di concretizzare quel pensiero così terribile, erano quelle le inquietudini che avevano attraversato non solo la sua mente, ma probabilmente anche quella dei medici di Flaminis.

«Nutro gli stessi dubbi», ammise.

«Però… dove sono?», chiese Hyperion nervosamente, fermo accanto alla Glaciale.

«Il fatto che non siano qui in questo istante, potrebbe farci presumere che si manifestino solo la notte», rispose Titan, facendo scorrere lo sguardo attorno a sé, imitato dalla Dea e dall’uomo.

«Se così fosse, temo non sia ragionevole soffermarci qui fino a notte inoltrata», concluse Shiva.

«Nessun posto è sicuro per voi, ma è una scelta sensata», accettò l’Immane, «fermarci troppo a lungo in un posto ci rende bersagli facili», concluse, facendo di nuovo loro strada verso l’aeronave.

«Quindi…», esordì Hyperion, «continueremo a viaggiare fino a…», non riuscì a finire la sua frase e Shiva, stringendogli la mano, tentò di incoraggiarlo.

Il coraggio e l'affetto di quell'uomo continuavano a sorprenderla. Leggeva nei suoi occhi tanta forza quanta era la paura e la confusione.

Non avrebbe sbagliato nel definire Hyperion spaventato, perché lei stessa non sapeva cosa il futuro aveva in serbo per lui, e tra quelle scoperte e il trovarsi accanto a delle divinità - essere il compagno della Glaciale, nonché padre della creatura che la Dea portava in grembo -, Shiva era certa che l’uomo si sentisse oppresso… e lei, a quel punto, poteva solo cercare di rassicurarlo come meglio poteva per permettergli di trovare un po’ di equilibrio.

«Viaggeremo fino a quando non partorirò…», concluse lei per l’uomo, «E a quel punto, cercherò personalmente Ifrit», dichiarò infine con tono sicuro, muovendo il pollice contro il dorso della mano di Hyperion in lente carezze circolari.

«Non sarà pericoloso?», chiese l’uomo.

«Siamo immortali», rispose l’Immane intromettendosi senza pensarci due volte, «non sottovalutarci».

«Ma anche l’Ardente lo è. Immortale, intendo».

Quell’affermazione fece calare il silenzio che si protrasse fino al decollo della piccola aeronave che, lentamente, si levò in cielo abbandonando le spoglie delle rovine di Solheim.

«Perdonatemi», riprese Hyperion dopo un po’, «ma per come la vedo io… questa è una guerra tra immortali. Esseri così potenti e instancabili da non aver bisogno di riposo e in grado di spazzare via un intero Regno. E noi mortali siamo come insetti, impotenti», spiegò dando voce ai suoi pensieri.

Shiva, così come Titan, lo ascoltò in silenzio, dandogli modo di esporre i suoi dubbi e le impressioni.

«Mi chiedo solo… come potrebbe finire tutto questo? Anzi: avrà mai una fine?»

Nessuno dei due Siderei aveva una risposta. La Glaciale avrebbe voluto dare qualche sicurezza in più al suo amato, ma sfortunatamente neanche lei poteva sapere quando e come quella follia si sarebbe spenta.

«Non possiamo uccidere uno di noi», mormorò serio Titan, confermando i timori dell’uomo, «ma possiamo ugualmente sconfiggerlo e fargli entrare in testa un po’ di buon senso».

Sembrava facile attraverso la voce profonda e ferma dell’Immane. La sua decisione sembrava precludere qualsiasi dubbio o incertezza, ma Shiva non era certa che si trattasse per davvero di una sua convinzione o di un tentativo di rassicurare Hyperion. Eppure l'uomo apparve quasi rincuorato nel sentire Titan pronunciare quelle parole, e con un semplice cenno del capo, e un piccolo sorriso, sembrò volerlo ringraziare.

Il loro viaggio proseguì con gli occhi fissi sul paesaggio sottostante alla ricerca di indizi, mentre la loro mente era rivolta a tutte quelle persone che non erano riuscite a raggiungere Flaminis e che giacevano sotto quelle macerie… o che avevano incontrato un destino peggiore: quello della piaga che li aveva mutati in mostri.

«Titan… credi che i malati a Flaminis abbiano speranze? Non si sono ancora trasformati», domandò Shiva, osservando la reazione dell’Immane, che pur mostrandosi come sempre composto e fermo, permise ai suoi occhi di incupirsi.

«Non possiamo saperlo. L’aver agito prontamente proteggendoli dalla luce solare ha sicuramente rallentato il processo», spiegò, facendo virare l’aeronave verso le miniere della costa est di Solheim, nelle quali si sarebbero rifugiati per qualche giorno.

«La loro è stata una mossa saggia e corretta, ma ciò che mi preoccupa è la nostra magia», ammise la Glaciale, «i nostri poteri generalmente sono in grado di curare le ferite dei mortali, ma in questo caso vengono rifiutati dai loro corpi o addirittura siamo noi stessi a causargli nuovo dolore».

L’Immane assentì pensieroso, mormorando poi un secco e quasi frustrato: «Scopriremo come comportarci».

Shiva stessa sapeva che prima o poi sarebbero riusciti a venirne a capo, ma non poteva non chiedersi: “ A quale prezzo? Quanti altri innocenti dovranno soffrire o morire?

Strinse le labbra, tentando di ignorare quei sentimenti negativi di colpevolezza che la stavano perseguitando, cercando al contrario di concentrarsi sull’energia pura che sentiva crescere in lei. Portò una mano sul suo ventre, accarezzando lentamente la curva che pian piano stava prendendo una forma sempre più chiara e ingombrante.

Ciò che avvertiva dentro di sé la rassicurava e la riempiva di gioia, non poteva negarlo. Era speranza e felicità, era calore... e tutto ciò che Shiva desiderava per suo figlio era un mondo migliore nel quale crescere.

«Va tutto bene?», le chiese Hyperion, riportandola al presente. La Glaciale alzò lo sguardo su di lui, rivolgendogli un piccolo cenno del capo in risposta, tentando poi poco dopo di dargli anche una vera e propria replica.

«Titan ha ragione», dichiarò infatti, «troveremo una soluzione e… Eos tornerà a essere un posto sicuro per tutti».

L’uomo annuì a sua volta, stringendole la mano e donandole poi uno sguardo pieno di fiducia insieme a un sorriso sincero e che sarebbe apparso quasi allegro se non fosse stato per quella leggera ombra di preoccupazione che aleggiava nei suoi occhi.

«Quindi i piani sono resistere ancora qualche mese fino al parto», ricapitolò Hyperion, «e a quel punto potrai cercare di metterti in comunicazione con l’Ardente»

«Sembra facile detta così ma… sì», rispose Shiva.

«Intanto potremmo anche riuscire a bloccarlo noi per primi», aggiunse l’Immane e la Glaciale assentì di nuovo.

Erano quelli i loro progetti per il futuro, e per quanto la speranza che tutto si risolvesse nel modo più pacifico e breve fosse il desiderio più grande della Dea, Shiva non poteva non provare un forte senso di oppressione e ansia dinanzi all’ipotesi di dover affrontare una vera e propria battaglia.

Nonostante si fosse ripromessa di fare qualsiasi cosa pur di fermare Ifrit, aveva tuttavia la certezza che non sarebbe mai stata pronta a fronteggiare proprio il suo ex compagno in un combattimento che, probabilmente, avrebbe distrutto la Eos che tanto avevano amato e che avevano contribuito a creare.

Chiuse gli occhi e, trattenendo un sospiro dietro le sue labbra strette in una smorfia, non poté far altro se non chiedere ancora una volta perdono a tutti gli innocenti che si erano ritrovati coinvolti in quella follia.




Note Finali:

- Lucis -> Avevo varie idee sul possibile nome da dare alla Lucis del passato, ma alla fine ho deciso di mantenere il nome che conosciamo. Non per mancanza di fantasia, ma perché mentre cercavo un nome adatto tra quelli che avevo selezionato ho semplicemente pensato alla sua posizione geografica in confronto a Solheim, che è la culla di tutta quella civiltà. Lucis, infatti, sorge a Est come il sole e visto che Lucis che significa “Luce” in latino, ho pensato che avessero potuto dare quel nome al continente proprio perché ‘porta la luce del sole’ e altre cose simili XD
   
 
Leggi le 1 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
 <<    >>
Torna indietro / Vai alla categoria: Videogiochi > Final Fantasy XV / Vai alla pagina dell'autore: Princess Kurenai