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Introspettivo |
Cècile lo sa. di Keyra | Leggi le 3 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 20/06/2009 | Stampa questo capitolo
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Cècile lo sapeva bene, sapeva che quelle mure dall'odore di naftalina non erano la realtà. Che la vita non era quella, non poteva chiamare vita l'immobilità.
Cècile a quell'odore ormai si era abituata e quasi non percepiva più la morbidezza delle lenzuola su cui stava sdraiata per ore, senza niente da fare, senza niente da dire. Sapeva che la vita non era quella, che la sua non era vita.
Ogni tanto ripercorreva con la mente immagini sfocate del passato, le guardava come si guardano i campi sfrecciare dietro il finestrino sporco di un treno. Immagini opache, indistinte, troppo veloci per ricordarle bene.
Ci avete mai pensato?, la vita, dopotutto, è proprio come un treno. Ognuno ha il suo, che non si scontra mai con quelli degli altri. Corrono veloci su rotaie distinte, potrebbero avere mille punti di contatto, ma non si sfiorano neppure. Vanno avanti con l'indifferenza dovuta e quando succede che qualcuno si incontra, è solo dovuto dal caso e non è mai un contatto leggero, innocente.
Provoca disastri mortali, disastri nella vita di ognuno.
E la gente che sta sui treni, ci avete mai pensato, voi?
Alcuni, quando tu sali, li trovi già lì posizionati in poltrona e, preso posto anche te, sembra quasi che debba rispondere a loro dei tuoi movimenti. Si sentono i primi ad avere messo piede sui quei corridoi lerci di sudore e di vita, sono quelli che hanno scelto dove sedersi, come sedersi, quanto spazio occupare. Sono quelli che sanno tutto, della vita, quelli che non c'è mai da chiedersi se ti risponderanno.
Altri li osservi per tutto il tragitto seduti composti, affondati nel sonno, assorbiti dall'inconsistenza delle loro stesse vite. Ad alcuni di loro, a volte, succede che le labbra si muovono leggermente, per poi rimanere sottilmente aperte, e da quel foro impercettibile piove giù un rivolo di saliva dormiente.
E quando scendi dal treno, sono ancora lì, che dormono avvolti dalle loro stesse braccia, ti chiedi se il loro tragitto possa durare per sempre, sembra quasi che da quel treno, loro, debbano non scendere mai.
C'è anche chi ti tiene compagnia durante la sua permanenza sul treno, cerca in qualche modo di essere cordiale con chi gli sta attorno, con chi si trova, almeno in quel frangente, nella sua stessa situazione. Non importa cosa c'è stato prima, cosa ci sarà dopo, non importa da dove veniamo, chi siamo, quanti soldi in tasca abbiamo, ora siamo qui, siamo noi, navighiamo nello stesso mare, e allora perché non darci la mano per aiutare chi non sa nuotare.
E scendono prima loro, o scendi prima tu, ma ti rimane poi sempre un sapore dolce in gola, sapor di fragole, di dolci sogni, di ricordi da tenere stretti in mano.
Ne vedi scendere, ne vedi salire, la gente va e viene, non si ferma mai. Ognuno ha la sua vita, ognuno ha da prendere il suo treno. E può anche essere che uno si sbagli, per carità, che una volta timbrato il biglietto e cominciato il viaggio, si renda conto che quel che sta facendo non è proprio quello che vorrebbe fare, allora scende, si riposa, compra un altro biglietto e riparte su un altro treno. Può succedere, non si sa mai, e allora vedi tutta questa gente scendere e salire e salire e poi scendere, e ti rendi conto di quanti siano, i confusi dalla propria vita, quelli che cercano con occhi ciechi la strada da percorrere con il loro treno.
Poi ci sono quelli che il treno lo perdono, quando vedono i vagoni partire rimangono immobili con i piedi attaccati alla pensilina di pietra, si chiedono cosa faranno, ora, come faranno a sapere se quel treno era quello giusto o sbagliato, per loro. Come faranno, se non lo hanno mai preso. Quando perdi un treno non potrai salirci mai più. Sfreccerà veloce senza di te, attraverserà i campi di grano e il cielo notturno e tu non ci sarai a guardare il paesaggio dietro uno dei suoi finestrini sporchi.
Rimani immobile sulla pensilina della stazione, non hai le forze di prenderne un altro, perché come saprai se quello era il treno giusto o sbagliato per te?
Cècile lo sa, di essere ancora su quella pensilina ad aspettare e sa che il treno non arriverà. Ormai l'ha perso, l'ha lasciato andare e quando lasci la tua vita non puoi far altro che annegare.
Cècile è immobile, in un letto d'ospedale.
Tra gli odori di disinfettante e naftalina, Cècile non ce la fa.
Chiude gli occhi e sogna un treno, e dentro il treno c'è tutta casa sua. Finalmente eccomi nel treno di casa mia, si sente Cècile sospirare. Poi lo scontro con un'altra coda di vagoni, e Cècile è in quel momento che morirà.
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