|
|
Harry Potter |
Ricordare fa male di PrincessVanilla | Leggi le 6 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 25/06/2009 | Stampa questo capitolo | Stampa tutta la storia
Devi essere loggato per recensire. Registrati o fai il login.
Comitato Consiglio Fanfiction |
Fanfiction on demand |
Qui Beta-Readers! |
Concorsi di fanfiction
pubblicità
RICORDARE FA MALE
Piango. Sono in camera mia e piango.
Hermione Granger, sei una stupida penso, bagnando il cuscino con lacrime calde e salate, mentre la luna splende alta nel cielo, rischiarando la notte.
Di errori nella mia vita ne ho fatti tanti, ma di sicuro il più grande - almeno fin’ora - l’ho fatto oggi.
E il picco lo raggiungerò domani, quando, in piedi dinnanzi all’altare, dirò quel “Lo voglio” e lascerò che Ronald Weasley, mio migliore amico dall’età di undici anni, mi metta la fede al dito.
E tutto questo perché? Semplice, perché sono una stupida, e una con la ‘S’ maiuscola.
Perché lo dico? Perché lo so.
Come lo so? Ascoltate la mia storia, e alla fine mi darete ragione anche voi.
Tutto è cominciato qualche mese fa, in una tiepida serata di fine Aprile.
All’epoca credevo davvero di amare Ron, lo giuro. E infatti stavamo insieme da un po’.
Quella specifica sera, in cui tutto è cominciato, io e Ron eravamo a cena fuori. Il locale era modesto, d’accordo, ma comunque molto carino. Ed era tutto ancor più bello perché di solito Ron non faceva certe cose.
Dopo aver finito di mangiare, Ron mi portò in giardino a passeggiare e, impacciato, ma serio, mi fece la Proposta. «M-mi v-vuoi s-sposare?» balbettò, prendendo la custodia dell’anello.
Come ho detto prima, credevo davvero di amarlo quando mormorai quel “Si”, ma adesso capisco che avevo confuso la profonda amicizia con l’amore. Commisi, quindi, anche se in buona fede, il mio primo errore.
Il Lunedì successivo andai in ufficio - lavoravo come Auror insieme a Harry e Ron - e il mio migliore amico mi disse, svogliato: «Herm, c’è un messaggio per te di là. Mi è parso di capire che un diplomatico ha fatto richiesta di scorta».
«No problem» risposi nello stesso tono e, senza neanche guardare il nome del richiedente, firmai, accettando. E quello fu il mio secondo errore.
Quando scoprii che il diplomatico richiedente era Draco Malfoy, rischiai seriamente un ricovero urgente al San Mungo, causa un infarto istantaneo. Ma ormai era troppo tardi per tirarmi indietro. Assunsi l’aria professionale e mi imbarcai in quell’impresa.
Ho già detto di essere stupida? Si? Bene, ma è meglio ribadirlo. Sono stupida.
Le trattative andarono per le lunghe - tanto e dovemmo anche ritardare il matrimonio - e io finii per approfondire il rapporto con Draco. Me ne innamorai.
E’ inutile negare, ormai so che è così. Non posso farci niente, così come non posso fare niente con la mia stupidità.
Mi costrinsi a credere che si trattasse solo di attrazione fisica. E ci finii a letto. Più di una volta, dicendomi che per lui ero una delle tante, e che per me era la stessa cosa.
E per quanto ogni volta la mia coscienza mi dicesse che era sbagliato e che mi stavo ingannando, per quanto mi promettessi che era l’ultima volta, il giorno dopo tutto ricominciava daccapo.
Quando ammisi la verità con me stessa, mi dissi che non sarebbe stato poi così grave se lo avessi amato di nascosto, senza dirglielo. Ma erano solo i vaneggiamenti di una donna innamorata.
E una donna innamorata è estremamente cieca. Nel mio caso, stupida.
Io non gli chiesi nulla della sua vita privata, e lui non mi chiese nulla della mia. Davamo già tutto per scontato, crogiolandoci in quella che noi credevamo fosse la realtà. E quello fu l’ennesimo errore.
La bomba è scoppiata oggi, poche ore fa, per essere precisi.
Le trattative si erano ormai concluse, e noi eravamo da poco tornati in Inghilterra.
Io ero ansiosa. Sapevo che dovevo mettere la parola “fine” alla nostra relazione, ma non sapevo come fare.
Fu Draco stesso ad offrirmene la possibilità, invitandomi a cena a Malfoy Manor.
Io, ovviamente, accettai, spianando la strada al più grosso errore della mia vita fin’ora.
Rimasi tesa tutta la sera e Draco, evidentemente, se ne accorse perché, arrivati al dolce, mi chiese se fosse tutto a posto. Io sospirai, dicendomi che era il momento di parlare. «Io... Io ti devo parlare» buttai fuori, raccogliendo tutto il coraggio a mia disposizione.
Lui si irrigidì un attimo, poi si alzò e disse: «Parla, ti ascolto». C’era un che di freddo nella sua voce, e gli occhi tradivano una certa ansia, mista a speranza e, forse, paura.
Chiusi gli occhi, alzandomi lentamente. «Draco...» mormorai, torturandomi le mani.
Lui mi guardò, in silenzio, aspettando che aggiungessi qualcosa.
«Io... Noi...». Presi un altro bel respiro. «Noi dobbiamo finirla qui. Domani mi sposo» esalai alla fine, senza osare guardarlo in faccia.
Lo vidi barcollare per un attimo, prima di appoggiarsi al tavolo con la sinistra. «Dimmi che non hai detto quello che ho sentito» soffiò, con gli occhi ridotti a due fessure.
Le sue parole erano un pugnale di ghiaccio che mi affondava nel cuore. Io non volevo lasciarlo, ma dovevo. Per la prima volta in vita mia, io, Hermione Granger, non volevo fare il mio dovere. «Draco...» mormorai, abbassando gli occhi «era solo...».
Non mi lasciò finire, e prese ad urlare. «NO! LO SAI CHE NON ERA SOLO SESSO!».
«Si, invece. Lo sai anche tu che è così».
Il suo schiaffo fu talmente veloce che neanche lo vidi arrivare. Sentii solo la guancia ardere per il dolore e, meccanicamente, portai la mano alla parte lesa. Rimasi immobile e, fissandolo negli occhi, dissi la più grande bugia che orecchie umane abbiano sentito sin dall’alba dei tempi: «E’ giusto così».
«NO, NON E’ GIUSTO!» urlò lui. «NON E’ GIUSTO! IO TI AMO, CAZZO!».
La sua affermazione mi fece appannare la vista, ma mi imposi di non piangere. Tutto il mio essere si opponeva alla bestemmia che dovevo pronunciare; scalciava, urlava, implorandomi di pronunciare quell’“Anch’io” che mi nasceva dal profondo del cuore. «Io no» esalai, abbassando gli occhi per impedirgli di leggere la verità. E quelle due sillabe mi lacerarono il petto più delle sue urla, esponendo il mio cuore al colpo che lui stava per infliggermi.
«Sei una stronza, Mezzosangue! Sei come tutte le altre!» esclamò, abbassando appena il tono, ancora vicino alle urla, investendomi con il suo dolore.
Ed io accolsi quel dolore con gioia, sperando che potesse depurarmi.
«No, anzi!» continuò, abbassando ancora un po’ il tono «Sei peggio delle altre! Tanto fredda e calcolatrice da riuscire a ingannare me, il Principe delle Menzogne, cresciuto tra le falsità. Così astuta da riuscire a fingerti dolce e innocente, tanto da farmi innamorare! Che soddisfazione, per te, dire che sei riuscita a sciogliere il cuore del Principe dei Ghiacci! Un trofeo in più da aggiungere alla tua collezione di premi scolastici! Sei stata più Serpe del loro Principe. Al tuo confronto io sono un dolce Tassorosso» concluse, in un tono ormai mellifluo, di falsa lusinga.
Io gemetti. «Draco, ti prego, cerca di capire...» provai a dire.
«Cosa dovrei capire?! La verità è che hai paura!».
«Si, può essere!» urlai. Adesso era il mio turno. «Può essere, dov’è il problema? Ho paura di perdere i miei amici, per scoprire che è un fuoco di paglia e perdere anche te!» completai, dando spazio ai miei sentimenti. Non me ne importava che lui sapesse, dovevo dirglielo comunque e forse, già sapeva, o non mi avrebbe mosso quell’accusa. Io ormai avevo ceduto, e pregavo solo che capisse, mi stringesse e mi dicesse che andava tutto bene.
Ovviamente non lo fece. Accecato dal dolore, me lo vomitò tutto addosso, mentre quello prendeva rapidamente la forma della rabbia. «E IO?» urlò di nuovo «CREDI CHE NON AVESSI PAURA? IO, CHE IN VENTISEI ANNI NON MI SONO MAI INNAMORATO? MI SONO FIDATO DI TE, TI HO APERTO IL MIO CUORE, TI CI HO ACCOLTO. TE L’HO AFFIDATO! Ma tu...» sospirò, per poi assumere un tono di freddo disprezzo «Tu ci hai sputato sopra e l’hai calpestato, approfittandoti di me».
Ecco, ora la sentivo distintamente quella lama infuocata infissa nel mio cuore, che ne aveva zittito il battito. Era già dentro per metà e faceva maledettamente male. Desideravo correre da lui e implorare il suo perdono, gettandomi ai suoi piedi ed umiliando me stessa, ma non avevo la forza di muovermi, ero paralizzata. Ora non mi restava che attendere il colpo di grazia.
E lui non esitò ad infliggermelo, con la voce più dolce e velenosa che avesse, gelida e dura come la lama che mi stava affondando nel petto. «Esci dalla mia vita e non farti più vedere. Per me sei morta» completò con un nuovo ghigno, amaro, freddo, vendicativo, sulle labbra sottili. Poi, con un colpo di bacchetta, mi buttò fuori dal Manor.
Io mi smaterializzai a casa, direttamente nella mia stanza, e mi buttai sul letto, scoppiando nel pianto dirotto che mi ha portato a ricordare.
E così il cerchio si chiude.
Ho pianto tutta la notte, macerandomi nei ricordi, e adesso non ho più lacrime da versare.
L’ho perso.
Per colpa del mio orgoglio, della mia codardia, ho scelto la strada più facile, e quando ho aperto gli occhi, è stato lui a non volermi.
L’ho perso. E solo per colpa mia. Di fatti, lui ha fatto la cosa giusta, scacciandomi. Ho rovinato tutto, per paura di perdere ciò che avevo, e adesso vivrò per sempre col rimpianto di questa scelta.
Stringo forte il cuscino e volto la testa verso la finestra, mentre sento il sangue che sgorga copioso dalla ferita che mi lacera il petto. Eppure il cuscino è lindo come sempre. Già, solo io posso vedere quel sangue, perché quello è l’essenza stessa della mia vita che se ne va.
Vedo il sole che sorge, e vorrei piangere di nuovo, se penso a tutte le volte che mi sono addormentata vedendo questa stessa scena, con la testa poggiata sul suo petto e il braccio di lui che mi avvolgeva in un abbraccio caldo e rassicurante.
E’ quest’ultimo ricordo agrodolce ad aleggiarmi sulle labbra, mentre le braccia di Morfeo iniziano a reclamarmi, portandomi nel mondo dei sogni avvinghiata al cuscino, che invece vorrei fosse di nuovo il petto di lui.
Ma adesso che ho perso tutto, non mi importa cosa mi riserva il futuro.
Ho sbagliato, è vero.
Sono una stupida, verissimo.
Ma ancora non sono pronta a lasciarmi sconfiggere senza lottare.
Lascerò tutti spiazzati e forse mi ripudieranno, ma non ho intenzione di essere infelice per il resto dei miei giorni a causa della paura.
Tra poco mia madre e le mie amiche verranno a svegliarmi per prepararmi, ma io non andrò in chiesa. Le saluterò col sorriso sulle labbra e mi Smaterializzerò davanti a loro, per andare nell’unico posto in cui voglio stare davvero: accanto a lui.
Torna su
Devi essere loggato per recensire. Registrati o fai il login.
Torna indietro / Vai alla categoria: Harry Potter / Vai alla pagina dell'autore: PrincessVanilla
|
|
|
 |
|
 |