Harry Potter |
Allo specchio di Gaea | Leggi le 7 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 20/08/2009 | Stampa questo capitolo
Devi essere loggato per recensire. Registrati o fai il login.
Comitato Consiglio Fanfiction |
Fanfiction on demand |
Qui Beta-Readers! |
Concorsi di fanfiction
pubblicità
Allo specchio
" E così è questa la tua idea? Credi davvero di proteggere la Pietra con ...- la voce gli si spezzò per l'incredulità- ..uno specchio? " " Non essere sciocco- lo ammonì Silente - prima di arrivare a questo punto chiunque volesse avvicinarsi dovrebbe affrontare molte prove ben più difficili.. questo consideralo come uno scherzo..ah, a proposito - si girò a guardare l'uomo alle sue spalle - ho letto la tua sciarada.. molto arguta, devo concedertelo, non sarà affatto fecile venirne a capo " continuò ridacchiando. Scuotendo una mano come a voler scacciare una mosca, Severus Piton si girò alzando lo sguardo sul suo interlocutore. Un lieve tremito delle labbra tradì l'emozione che tentava di contenere. " Ti fidi anche a mandare quell'analfabeta ubriacone a ritirarla? Non arriverà neanche alla Gringott, si siederà al Paiolo e inizierà a bere e..." " Sai benissimo che affiderei a Hagrid la mia stessa vita- fu l'asciutta risposta del Preside- e in ogni caso Rubeus è in compagnia, non si fermerà al Paiolo più del necessario. E non fare così, sapevi bene che non avevo altra scelta che mandare uno di noi a prendere il ragazzo, dopo che gli zii si son rifiutati di rispondere alle lettere" proseguì in risposta al gesto stizzito di Piton. “ Ma dimmi – proseguì- vorresti vederlo?” “ Vedere il figlio di Potter? – sibilò in risposta Piton, non senza reticenze” “ No, non il figlio di James, Severus. Ma il figlio di Lily che hai giurato di proteggere” Bastò il tocco della bacchetta sullo specchio perché la superficie di vetro si increspasse come fosse liquida e l’incisione sulla cornice brillasse rossa sui loro visi. Mentre il vetro tornava limpido, si iniziò a distinguere una sagoma, via via più definita. Un ragazzo magro, goffo, inciampava nel copriletto granato mentre tentava di mettersi a letto. Una fittà d’astio attraversò Piton vedendo i capelli neri e scomposti, il fisico dinoccolato. Stava già per andarsene indignato quando lo vide in viso. Tutto sembrò bloccarsi. Appariva entusiasta della situazione attuale, sì, ma c’era qualcosa, un’aria di trascuratezza, la stessa di tutti i ragazzi non certo abituati ad essere adorati e vezzeggiati. [ Come me] Poi il ragazzo alzò gli occhi, come consapevole d’essere spiato. Fu solo un istante ma tanto bastò. Quegli occhi I suoi occhi. Silente osservò a lungo il volto spento di Piton, perso in chissà quali pensieri, poi toccò nuovamente lo specchio e l’immagine di Harry svanì. “ Devo andare Severus. Mi accompagneresti?” Di nuovo padrone di sé, Piton tentò di ribattere causticamente “ Scusami, ma preferisco evitare le prove del coro di inizio anno”. Il Preside non si prese la briga di ribattere. Solo, arrivato alla porta, si voltò e chiese a Piton di informarsi di ogni uscita notturna degli studenti e di comunicarlo a lui. Poi, dopo aver gettato un ultimo, strano sguardo all’insegnate di Pozioni, uscì. Solo, davanti al vetro chiaro, Piton lesse l’incisione sulla cornice. Conosceva fin troppo bene i desideri del suo cuore e proprio per quello temeva di avvicinarsi. Alla fine cedette, appoggiando le palme sulla superficie gelida. “ Lily”. E lei era lì. Miracolosamente integra. Non la giovane madre di Godrick’s Hollow, ma la ragazzina che a undici anni sedeva con lui nello scompartimento del treno tenendolo per mano e fantasticando sulle meraviglie che li attendevano. Lily. La sciarpa scarlatta e dorata intorno al collo, ma la treccia vermiglia chiusa da un fermaglio verde e argentato, quello che lui, Serpeverde, le aveva regalato. Lily. Piangendo, Severus si accasciò a terra, incapace di distogliere gli occhi da quelli divertiti di lei, beandosi di quella visione, dei mutamenti che avvenivano e che facevano fiorire la bambina in una giovane donna. Con un lieve sorriso sillabò il suo nome, senza emettere suono. Abbassò gli occhi sul piccolo neonato apparsole fra le mani. Niente cicatrici, niente capelli arruffati, solo capelli corvini, liscissimi, e occhi neri [ I miei capelli. Oddio, i miei occhi.] che Lily si chinò a baciare delicatamente. Severus sentì il cuore stringersi. Restò lì, straziato, incapace di muovere un solo muscolo, incapace di distogliere lo sguardo da quel piccolo che cresceva, mentre ancora una volta un piccolo fagotto appariva fra le braccia di lei, una bambina sempre corvina, ma con gli stessi grandi, stupefacenti occhi smeraldo della madre. Ricamato sulla copertina si intravedeva il nome ricamato in argento “ Penelope Evans Piton”. Questo fu troppo. Un urlo proruppe dal petto di Piton, gridando tanto da ulcerarsi la gola, gridando tutto il suo dolore, tutta la sua solitudine, tutto il suo rimorso. Afferrò una panca e la scagliò letteralmente nell’angolo opposto, mandandola a cozzare contro una pila di sedie ammonticchiate, sfasciando tutto ciò che gli capitava fra le mani, reso cieco dalle lacrime che sgorgavano furiose. Esausto si gettò nuovamente ai piedi dello specchio. “ Oh, Lily”. Adesso Lily era nuovamente sola, vestita di bianco, abbagliante come il primo raggio di primavera. “Perdonami Lily- singhiozzò Piton, così forte da credere che qualche costola si sarebbe spezzata, spruzzando lacrime e saliva sul vetro- ti prego, perdonami” finì alzando gli occhi. Lei sorrideva triste, un velo di rimpianto le inumidiva gli occhi. “ Ti perdono” dicevano quelle labbra silenziose. L’immagine iniziò ad impallidire. Severus la fissò, mentre i secondi parevano trascinarsi come ore. Poi, come se qualcuno avesse premuto un interruttore, si rialzò, spolverò la veste nera e con pochi movimenti della bacchetta sistemò lo scempio alle sue spalle. Guardò ancora lo specchio e il suo sguardo si addolcì. “Sara per sempre l’unica. Per me. Per sempre”. Detto questo uscì dalla stanza, il volto neutro, il passo imperioso eppure così silenzioso da spaventare il custode che girava nei corridoi. Ricordandosi della richiesta del Preside, lo avvertì di riferirgli qualsiasi movimento sospetto avvenisse nel castello di notte. Già si dirigeva verso il suo ufficio, ma Gazza lo trattenne, dicendogli che, effettivamente, sembrava che qualcuno si fosse introdotto in biblioteca. Mentre vi si dirigevano gli sembrò di udire un fruscio provenire dalla stanza dello Specchio. Si fermò ma, non vedendo niente, si convinse fosse un’impressione. Girò l’angolo, mentre un ragazzino esile e pallido si toglieva il mantello che lo nascondeva – o meglio, lo rendeva invisibile- e, sospirando di sollievo, riapriva i suoi stupefacenti occhi smeraldo sullo strano specchio posto al centro di quell’aula.
^___^ volevo solo ringraziare tutti quelli che hanno recensito, recensiscono, recensiranno questa storia o che anche solo la leggeranno... grazie, grazie mille!!!!
Torna su
Devi essere loggato per recensire. Registrati o fai il login.
Torna indietro / Vai alla categoria: Harry Potter / Vai alla pagina dell'autore: Gaea
|