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Kuroshitsuji |
Flower on a precipice di raxilia_running | Leggi le 3 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 31/08/2009 | Stampa questo capitolo
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Nuova pagina 1

Ebbene, dopo aver visto le prime diciotto puntate di Kuroshitsuji, ho deciso di fare il mio ingresso in questo fandom con una storia che è una dedica, a Lou alias Chemical Princess, che mi aveva chiesto una storia e che io avevo desiderio di scriverle.

E' una piccola sciocchezza, non so quanto sia rimasta IC e soprattutto spero di aver raggiunto il mio scopo, nonostante l'inconsistenza della trama. Vana speranza.

Buona lettura.


Per questa storia ho voluto utilizzare i personaggi di un fandom che ho appena scoperto: Kuroshitsuji. So che non lo conosci, ma avevo bisogno di un’ambientazione per questa piccola fanfic e il giardino della villa del protagonista mi sembrava il luogo giusto.

Sembrerà assurdo, ma volevo parlarti di un fiore, un fiore che fiorisce per ultimo, d’estate, e aspetta il tramonto per sbocciare.

Dedicato a te, perché ti ricordi che, come i fiori, alcune persone ci mettono più tempo delle altre a sbocciare, e a chi sa attendere sanno mostrare il più prezioso degli spettacoli. Non ti arrendere mai e credi nei tuoi sogni, vedrai che anche tu un giorno potrai assistere alla fioritura di una “bella di notte”.

Un bacio

Raxilia

 

“Uffa, non so più che fare”, si lamentò Finian, piegato sulle ginocchia, le mani protette da ruvidi guanti di juta, sporche di terra.

Erano giorni che il giardiniere di casa Phantomive si dannava l’anima dietro quei maledetti cespugli verdi che bordavano le aiuole del parco. Ormai la primavera era inoltrata eppure quelle piante si ostinavano a tenere i loro boccioli perfettamente chiusi.

E dire che il contadino che, l’autunno prima, gli aveva dato i semi, aveva assicurato una crescita rigogliosa e un aspetto a dir poco stupendo. Le piante erano cresciute, questo sì, ma in quanto all’aspetto, sembravano solo cespi d’insalata.

“Forse dovrei sradicarle”, pensò, interdetto. In fondo tutto nella residenza dei Phantomive doveva essere perfetto, anche i fiori dovevano partecipare di quell’armonia. E quei cespugliacci ostinati sembravano uno schiaffo sonoro a quella regola.

Afferrò la paletta, preparandosi a travasare quelle pianticelle ostinate altrove, quando una voce alle sue spalle la fermò nel bel mezzo di quell’occupazione.

“Non credo sia il caso di sradicare quelle piante proprio adesso”, esclamò Sebastian, con il suo solito tono pacato e profondo.

“Oh” Sebastian – san!”, si voltò Finian, stringendo ancora la paletta nella mano destra. Il maggiordomo di casa Phantomive era una specie d’istituzione per tutti i membri della servitù. Sempre impeccabile, non c’era errore in alcuna delle sue azioni.

Le sue parole, mai pronunciate a caso, più che consigli erano ordini affinché l’armonia di quella villa fosse costantemente assicurata in ogni sua parte.

“Ma quest’ orribile insalata”, cercò di fargli comprendere Finian, “E’ così strana! Ha aspettato tutto la primavera e ancora non si decide a sbocciare …”.

“Aspetta il tramonto e vedrai”, rispose laconicamente il maggiordomo, osservandolo con i suoi enigmatici occhi rossi, prima di sparire dietro una curva, richiamato dall’ennesimo dei suoi doveri.

Finian, ancora spaesato dalla rapidità con cui il maggiordomo era apparso e scomparso, ripose la paletta, fissando scetticamente quegli strani cespugli. Alla fine, alzando le spalle, si allontanò. Se Sebastian gli diceva di aspettare il tramonto, chi era lui per non seguire quelle parole?

 

***

 

“E’ arrivato un altro messaggio dalla Regina”, commentò Ciel, passeggiando attraverso il parco, seguito dal suo fedele maggiordomo.

“Prepara le valige, dovremmo spostarci nella residenza londinese domani mattina”.

“Ho già provveduto, signorino”, replicò Sebastian, accennando un inchino, mentre un mezzo sorrisetto gli compariva in volto.

Anticipare i desideri del suo padrone era ciò che ogni buon maggiordomo di casa Phantomive avrebbe dovuto saper fare.

“Umpf. Bene, allora …”, esordì Ciel, cercando di trovare un’incombenza che Sebastian non avesse già svolto.

Non arrivò a formulare una risposta perché qualcosa lo distrasse dal corso dei suoi pensieri.

“Cos’è questo profumo così intenso?”, domandò il ragazzino, seguendo la traccia di quell’odore tanto penetrante.

“Credo che il nostro Finian vi abbia preparato una sorpresa, signorino”, rispose ossequioso il maggiordomo, mentre voltavano l’angolo.

Di fronte a loro si parò lo spettacolo di una serie di cespugli verdi, punteggiati di una miriade di fiori di colori diversi, dal porpora al bianco al giallo, alcuni addirittura screziati, che sfavillavano nella luce del tramonto.

Accanto all’aiuola il giardiniere osservava rapito quello spettacolo, chiedendosi come Sebastian avesse fatto a sapere che quella sottospecie d’insalata si sarebbe prodotta in uno spettacolo del genere.

“Bella di notte”, esordì la voce profonda del maggiordomo, quasi rispondendo al suo pensiero, “Fiorisce soltanto d’estate e apre i suoi petali solo al tramonto. Pare non ami mostrarsi alla luce del sole”.

“Un fiorellino alquanto timido”, replicò Ciel, sporgendosi verso i cespugli, in quel momento tanto rigogliosi e profumati da poter rivaleggiare persino con i rovi di rose alle loro spalle.

“O forse soltanto una pianta che richiede pazienza e qualcuno che creda in lui, signorino”, replicò con fare canzonatorio, quasi stesse parlando di un bambino, più che di un fiore.

Finian annuì silenziosamente alle loro spalle, comprendendo il senso di quelle parole: non tutti i fiori sono uguali e persino una fioritura tardiva poteva riservare magnifiche sorprese.

Come per le piante, così anche per gli esseri umani, a volte bastava un po’ di cura e tanta pazienza perché anche il più apparentemente insignificante di loro rivelasse un potenziale nascosto. Come quei petali screziati che in quel momento impregnavano del loro odore l’aria della sera.

“Hai fatto un buon lavoro, Finian”, lo omaggiò di un complimento asciutto Ciel, prima di riprendere la sua passeggiata.

“Oh, grazie, signorino Ciel”, esclamò confuso il giardiniere, arrossendo clamorosamente.

“Sì, è stato molto paziente”, aggiunse con un tocco d’ironia Sebastian, seguendo il suo padrone.

Eh già, a volte bastava così poco per far crescere un fiore, pensò Finian osservando ammirato i cespugli multicolori che occhieggiavano nella luce del tramonto.


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