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Autore: xtomx95    31/01/2022    0 recensioni
[Pinoccchio]
I locandieri della Terra dei Cipressi non hanno molte conversazioni interessanti. Sarà perché quando appartieni ad un'etnia fatta di gatti creati dalla magia di una fata benevola ci vuole veramente tanto per attirare la tua attenzione. Ebbene quel giorno Brando, l'enorme gatto a capo di una locanda a nord di quella vasta landa, si perse una gran storia.
Genere: Fantasy | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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TRA PINI E CIPRESSI

I locandieri nelle Terre dei Cipressi non hanno spesso conversazioni interessanti. Sarà perché quando appartieni ad un'etnia fatta di gatti creati dalla magia di una fata benevola ci vuole veramente tanto per attirare la tua curiosità. Ebbene quel giorno per Brando, l'enorme gatto a capo di una locanda a nord di quella vasta landa, si perse una gran storia.

il Latratato del Pigro era la sua locanda e quella mattina era tutto fuorché rifugio dei pigri lamentosi, dato che c'erano soltanto i dipendenti a preparare i pasti più complessi e il proprietario a pulire il banco. Dei clienti, invece, nemmeno l'ombra, cosa che rese la giornata molto uggiosa...

Fu in quel momento che entrò un ragazzino dai capelli bianchi. Questo si avvicinò al locandiere con camminata decisa e lesta e con un volto turbato:

-Vorrei un bicchier di vino-

-A quest'ora?- rispose Brando un po' sorpreso. Il ragazzino fece un lento sì con la testa che inquietò il gatto, portandolo a non chiedere altro. Tuttavia, con una certa calma, gli servì un bicchiere di un rinomato vino prodotto con uva coltivata dai suoi dipendenti.

-Speriamo che questo ti faccia stendere i nervi- aggiunse senza troppi peli sulla lingua, e ritornò alla pulizia del banco. Dopo qualche secondo la noia tornò a tormentarlo, e questo gli diede motivo di guardarsi attorno. Iniziò ad osservare il tipo seduto al banco col suo bicchiere ancora pieno.

Era vestito di vecchi abiti di pelle, quali un cappello ed una salopette, e sotto di essa indossava una camicia bianca un po' consumata, tanto quanto le sue vecchie scarpe di pelle. Molto ben curata, invece, era la grande ascia che portava dietro la schiena, sorretta da un laccetto che partiva dalla cintura. Era bella grande e chiedeva come potesse fare un ragazzino di massimo quindici anni a sollevarla, ma poi vide le sue braccia scoperte e capì.

Brando notò solo in quel momento un grande sacco poggiato a fianco dello sgabello, probabilmente pieno, e si chiese cosa potesse contenere.

Proprio quando stava per fare la domanda, un miagolio lo chiamò dall'altra parte del negozio. Brando sapeva benissimo chi era, e questo gli fece alzare tutto il pelo...

-Scusami, ragazzo, mi assenterò qualche secondo per capire cosa vuole quell'imbranato di mio figlio- disse al cliente, e andò a sgridare suo figlio per il danno che aveva combinato, che non sapeva qual era, ma sicuramente lo aveva fatto:

-Maledetto buono a nulla! Sei solo capace di bighellonare con quella volpe!- questo lo ritrascinò nella quotidiana noia, facendogli perdere tutta la curiosità verso il ragazzo dai capelli bianchi.

L'umano pagò il conto e se ne andò col desiderio di addormentarsi e fingere che tutto fosse stato un sogno che non sapeva se classificare se ricco di meraviglia o spaventoso. Arrivato a casa dopo un'ora di cammino si sdraiò ma, anziché addormentarsi, ripensò all'accaduto.

Ripensò a quando, come ogni mattina, si alzò intento a buttare giù alberi tutto il giorno per rivendere legname a buon prezzo. Era un ragazzo molto energico, ma lo fu ancor di più quella mattina. Fu per le sue forze che, senza rendersi conto, si spinse tanto in là nella gran foresta di cipressi, tanto che questi ad un certo punto divennero meno fitti e più alti e diversi. Guardandosi intorno il tipo capì di non esser più in una foresta di cipressi, ma alti pini, e la foresta non era più tale, ma sembrava come una grande oasi erbosa dove poter riposare. Vide perfino sotto i pini crescevano erba e fiori, e si chiese pensando ad alta voce:

-Com'è possibile? Gli aghi di pino fanno seccare la vegetazione, qui invece tutto sembra prendere vita...-

-Perché non siamo comuni pini- si sentì rispondere. Allora si allarmò e urlò:

-Chi è!?-

Nessuno rispose...

La paura crebbe, ma poi si disse respirando profondamente:

-Me lo sarò... immaginato...-

E proseguì il suo cammino. Si stava giusto domandando se qualcuno avrebbe mai acquistato legno di pino alla ricerca di un albero degno della sua grande ascia, quando ne vide uno a terra.

Gli occhi brillarono, perché aveva una grande tradizione: il legno degli alberi a terra un po' lo vendeva e un po' lo teneva per esercitarsi con la falegnameria, e moriva dalla voglia di scoprire cosa poteva modellare dal tronco di un pino. Nel mentre raccoglieva il materiale fantasticando sentì un pianto venire da sopra di lui, ma continuava a non vedere nessuno. Il pianto cessò e lui, spaventato, raccolse gli ultimi pezzi che poteva e fece per andarsene, quando una voce disse:

-Prenditi cura di mio figlio-

Il ragazzo non si voltò e accellerò il passo.

-Noi e la nostra fata creatrice ne saremo grati- aggiunse una voce.

Il ragazzo, ancora a letto, si fece tante domande, ma solo ad una si diede risposta:

-Cambierò lavoro e non taglierò mai più un albero, lo prometto- e da quel giorno si dedicò alla falegnameria.

   
 
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