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Autore: Hita    12/12/2023    2 recensioni
Svegliarsi in un mondo vuoto e silenzioso. Esiste un incubo peggiore dell'essere totalmente in solitudine?
Genere: Horror | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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[Sogno. Sogno di foreste e di fate. Incubi. Orrore che mi segue alle spalle, appena fuori dal mio campo visivo. Il cuore mi batte in petto, all'impazzata. Mi sono quasi addosso!]
Mi sveglio di soprassalto, nel mio letto. Gli occhi impiegano un po' di tempo per adattarsi alla fioca luce che filtra dalle persiane: sembra una giornata nuvolosa, la luce è smorzata e manca di colore.
Mi alzo controvoglia e lascio il mio letto, trascinandomi verso il bagno. Mi accosto al lavandino e mi sciacquo il viso; l'acqua è gelata, si deve essere spenta la caldaia. Devo ricordarmi di chiamare l'assistenza, stavolta. Mi vedo nello specchio e inorridisco alla vista delle occhiaie scure che oggi mi decorano il viso. Basta alcool e serate brave ... almeno per una settimana o due.
Ciondolo fino in cucina e scopro con apprensione che la porta finestra che dà sul terrazzino è socchiusa. Esco e guardo il panorama, posando le mie mani sul corrimano del balcone. Silenzio. Silenzio assoluto che mi scorre sottopelle. Come è possibile che non si senta nemmeno il cinguettare degli uccelli?
Non tira un filo d'aria, quindi non c'è nemmeno il lontano frusciare delle foglie degli alberi nel parchetto vicino, di solito pieno delle grida di bambini che giocano.

Salto la colazione e mi avvio verso la porta di casa, per trovare socchiusa anche quella. Questo è inaccettabile, la chiudo sempre prima di andare a dormire! Sulle scale, lo stesso silenzio totale, perfino i miei passi sembrano ovattati in qualche surreale maniera. Allungo lo sguardo verso le porte degli appartamenti dei miei vicini: la signora DeMari, allegra vedova di 48 anni che si gode la vita, ed il signor Pamietti e famiglia, un operaio con moglie disoccupata e due figli adolescenti.
La porta della DeMari è spalancata e per terra si vede uno spesso strato di polvere; titubante, busso con le nocche sullo stipite per un paio di volte, sussultando per l'enorme rumore che faccio, ed entro senza aspettare risposta. Ho la certezza che non ne avrei avuta nessuna.
L'appartamento è nel caos, ma quello che mi fa venire un brivido lungo la schiena è il sottile odore dolciastro che aleggia nell'aria. E le macchie. Macchie scure che punteggiano la sala giorno ed il corridoio che conduce alla camera da letto. Per terra, sulle pareti, come se qualcuno si fosse sporcato le mani di vernice densa e si fosse divertito a lasciare impronte ovunque, oltre a generose chiazze sul pavimento: ma perché scegliere la pittura marrone?
L'odore è un po' più forte dalla camera da letto, ma non ho il coraggio di guardare là dentro: mi giro sui tacchi e mi tolgo di torno, con una forte inquietudine nelle budella.

Passo all'appartamento dei Pamietti e rabbrividisco: la porta sembra sia stata sfondata da qualcuno che era assolutamente deciso ad entrare. Deglutisco nervosamente ed avanzo con cautela, i nervi tesi. Le stesse macchie marroni deturpano oscenamente l'intero appartamento, le ante degli armadietti della cucina sono tutte spalancate e svuotate. C'è odore di muffa, qui, e ne scopro l'origine in un panetto di polenta pronta, di quella da affettare e scaldare solamente. L'ho riconosciuto dall'involucro, esploso per la fermentazione del cibo in esso contenuto. La polenta è ammuffita là da dove è stata esposta all'aria ed ora il suo giallo delicato è sostituito da varie sfumature di grigio e verde, con punte di nero intenso.
Gironzolando, arrivo fino al loro bagno. Lo stipetto coi pettini ed i medicinali è stato saccheggiato anch'esso, ma qualcuno ha messo il tappo al lavandino. Motivo? E chi lo sa?
Ma quello che c'è dentro attira la mia attenzione. Un molare, macchiato di quella pittura marrone.
Comincio a pensare che durante il mio sonnellino il mondo sia impazzito, non c'è altra spiegazione. Quello che non spiega, però, è il totale silenzio in cui è piombata ogni cosa.
Uscendo, noto altre impronte nel soggiorno dei Pamietti: mani marroni di tre misure diverse. Ce ne sono alcune che sembrano di bambini.
Ora ho paura. Se questa follia ha colpito anche i bambini, non c'è salvezza. Devo assolutamente trovare un'altra persona, qualcuno che abbia visto e mi possa dire cosa diamine è successo.

Scendo di corsa fino al piano terra, notando di sfuggita le porte aperte o socchiuse degli altri appartamenti. La porta d'ingresso è chiusa, ma si apre facilmente al mio tocco. Bene. Resta aperta mezza incastrata in un pezzo di legno. Meglio, dato che non ho portato con me le chiavi di casa.
In strada non sembra andare meglio: silenzio tombale. Mi guardo attorno in preda allo sconforto: come è possibile che non ci sia nessuno? Passo l'intera giornata a gironzolare nel quartiere, non credendo a ciò che mi mostrano gli occhi: porte sfondate, vetrine infrante ... saracinesche abbassate. Ovunque, macchie di quella vernice marrone: mani, piedi nudi (!), impronte di scarpe e stivali, strisciate come enormi pennellate sia per terra che sui muri. Dov'è la gente?

Vorrei urlare, ma ho paura di attirare l'ira del silenzio che mi circonda. Sì, lo so che è un pensiero irrazionale, ma che ci posso fare? Questa situazione mette i brividi. I miei passi sempre più leggeri sono l'unico rumore presente ed io mi sento come se non avessi peso. Il giorno passa lento. Niente vento, niente sole diretto, solo una spessa coltre di nubi grigie come se stesse per piovere. Non fa freddo, non fa caldo, ed a giudicare dall'odore dell'aria, non pioverà oggi. Il tramonto si avvicina ed io mi avvio verso il parco principale, davanti al Municipio del paese. Vorrei averci pensato prima, invece di girare a vuoto per tutto il giorno. Voglio dire, là ci sarà certamente qualcuno, no? Ma non corro.

Quando arrivo, vedo solo altra desolazione, fino a quando non scorgo con la coda dell'occhio un'ombra dentro un negozio con la vetrina infranta. Mi avvicino lentamente, restando ben visibile ogni momento: la paura convive con una intensa eccitazione: finalmente! C'è un'altra persona ed ora avrò delle risposte. Non faccio troppo rumore e mentre mi avvicino una parte della mia mente realizza divertita che quella persona sembra avere la mia stessa corporatura ed il mio stesso gusto nel vestire; per qualche motivo, fissa una mensola piena di bambole di pezza e mi dà la schiena. Certo che potrebbe darsi una ripulita, però, sento il puzzo fino a qui. Mi schiarisco la voce sperando di fare abbastanza rumore da farmi sentire. La figura inizia a girarsi.

Mentre si gira, noto i dettagli che finora avevo ignorato: la maglietta sudicia e strappata, le mani adunche e sporche di pittura marrone, i capelli caduti a chiazze. Quando finisce di girarsi, realizzo che mi sto guardando in faccia. Grido di terrore.
La mia bocca è deforme e piena di pus, gli occhi sono vitrei e le labbra sono sporche della stessa vernice marrone che solo ora realizzo essere sangue secco di giorni. Le macchie di sangue rappreso imbrattano la maglietta fino alla cintura e vedo con estrema chiarezza il morso sul collo che mi ha tolto la vita. Grido fino a perdere la voce, ma la COSA che ero io non sembra nemmeno accorgersene. Come è possibile?

I rumori tornano di colpo e mi rendo conto che ci sono decine, decine di zombie tutto intorno a me: come ho fatto a non vederli prima? Come mai non si sono lanciati all'assalto della mia carne fresca? I loro bassi lamenti riempiono l'aria serale come rumore bianco alla radio quando non ci sono più trasmissioni.
Non mi vedono. Non mi sentono.
Non mi vedono. Non mi sentono.

Alzo le mie mani davanti al mio viso per la prima volta da stamattina e VEDO la verità. Sono traslucide, ci posso vedere attraverso. La morte è passata da me settimane fa, ma ho realizzato solo oggi cosa mi è successo. Mi siedo per terra e piango in silenzio, accettando il destino. Sento il mio corpo diventare sempre più leggero e con le lacrime agli occhi mi rendo conto che sto per andare incontro al mio viaggio nell'aldilà. Che si tratti dell'oblio, di Paradiso, Purgatorio, Inferno o di una rinascita ... beh, sto per scoprirlo.

NOTE DELL'AUTRICE: se non riuscite a capire se si tratti di un uomo o di una donna, la cosa è voluta. Ritengo che la situazione descritta esuli completamente da ciò e possa permettere a chiunque di provare ad identificarsi con un(a) protagonista evanescente. Se vi fa piacere, pensate di star vivendo la one-shot in prima persona.

  
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