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Autore: _Alcor    31/01/2024    4 recensioni
La fine del mondo è già passata.
Di preciso il mondo di Yuuki Shinomiya è morto insieme a sua sorella, cinque giorni prima. L'assassino è uno dei robot che hanno seminato panico in città nelle ultime due settimane. L'unica cosa che le rimane è trovarne il creatore e ammazzarlo con le sue mani.
Perché se non lo fa… che altro le rimane?
{sorella maggiore con il cuore in pezzi elabora il lutto | lo elabora male, e lo rende un problema per tutti quelli che conosce | companion fic per l’Ottantesima Vittima di Mixxo | minilong}
Genere: Angst, Mistero, Science-fiction | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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- Questa storia fa parte della serie 'Chimere'
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Scintilla.

[Yuuki Shinomiya]





When you wanna cry, somehow you can only sneer
Deep down, you hate yourself so so so much
think about it
you only live to manipulate others
Poor you, Blue Fairy
Here is a “revenge tragedy” for you
{Bullet, Royal Scandal}





L’insegna dello Skill Issue getta un bagliore giallognolo sulla strada.

Attraverso di corsa e mi fermo alla vetrina. Lo zainetto mi rimbalza sulla schiena e le pedine dei giochi da tavolo all’interno si rimescolano; speriamo che non si siano aperte le scatole, altrimenti chi li sente quei quattro.

All’interno solo un paio di luci rischiarano i tavolini circolari, su cui sono già state messe le sedie rovesciate in attesa che la barista passi lo straccio per terra. Giro i tacchi, la strada è un viottolo scuro senza nemmeno mezza macchina parcheggiata. In lontananza i fari della zona delimitata dalla Kaiser rischiarano la notte a giorno, come se i problemi si celassero solo nelle ombre…

Supero le porte scorrevoli, l’odore di detergenti mi pizzica il naso.

Kaito è seduto al solito posto accanto alla macchinetta del caffè, con la faccia spalmata sul bancone e i capelli grigi arruffati sembra un orso colto nel mezzo del letargo. La manica della giacchetta nera è stata strappata per metà e un paio di brandelli tremano sotto il getto del condizionatore, la maglietta bianca sottostante sembra integra.

Passo accanto alla vetrina delle brioches, vuota e tirata a lucido; la luce della sala con il biliardo è spenta, invece, dalla porta che dà sulla cucina arriva il ronzio dell’affettatrice. Aspetto che il macchinario si spenga e metto la mano a coppa intorno alle labbra. «Yuu al rapporto!»

«Dammi un attimo! Ho quasi fatto con la chiusura,» urla Takane dalla cucina. Non ripete il solito rimprovero, ma ormai l’ho imparato a memoria: se qualche regolare vi vede, tenterà di entrare per ordinare qualcosa e io ho appena finito di pulire tutto.

Kaito fa scivolare il busto verso l’espositore di stecche di liquirizia, alza il capo e sbadiglia. Ha tracce di sangue secco fino al mento, il labbro spaccato si sarà aperto di nuovo. Si fa ridurre uno straccio troppo spesso.

Lo raggiungo, accompagnata dal ticchettare degli stivaletti, e gli piazzo una mano sulla schiena. «Rissa?»

Tira le labbra in un sorrisetto soddisfatto. «Ho incrociato una cacciatrice di leggende metropolitane. Sapevi che online mi chiamano–» Gli batto una delle stecche di liquirizia sulla bocca, arriccia il naso. «Oi.»

Abbasso la voce. «Sei il sicario peggiore del mondo, fratellino.»

Mi punta il dito contro il petto. «Sono nato venti minuti prima di te. Sono il maggiore.»

«E insisti a menarti con ogni teppistello che ti saluta.» Spacchetto la stecca e le do un morso, tasto i pantaloni per un paio di krone con cui pagare. Poggio sul bancone un fazzoletto appallottolato, il portachiavi in edizione limitata di Erion, ali del corvo ancora impacchettato e una moneta da due krone.

Mi intasco altre nove stecche.

La testa di capelli scuri e ciuffetti rosa di Takane emerge dalla cucina. «Yuu, ho già chiuso la cassa.»

«Che vuoi che sia un po’ di evasione fiscale tra fratelli?» Con quello che facciamo di lavoro, è già un miracolo non avere la Kaiser attaccata al culo.

Spingo la liquirizia fino a farla sparire tutta in bocca, è come avere sassi sotto i denti, mastico a fatica. Takane borbotta qualcosa a bassa voce e torna in cucina a far sbatacchiare chissà quali utensili; mando giù, il groppone scende troppo lento.

Kaito allunga la zampa sul portachiavi, il pupazzetto ammantato di piume nere ondeggia a destra e sinistra. Gli occhietti nascosti sotto la frangetta di plastica brillano di una sfumatura rosata. «Che è?»

«Regalo per Kojo, non romperlo.»

«Non è il suo compleanno.» Arriccia il naso e conta con le dita della mano libera. Aggiunge a mezza voce: «che giorno è oggi?»

«No, ma è merch del suo personaggio preferito. In edizione limitata. In previsione del film di Astral Paladins con lei protagonista…»

Lascio cadere la frase a metà ma gli occhi di Kaito rimangono vacui.

Sospiro. «A Kojo piace.»

«Ma è inutile.»

La sua capacità di mettersi dal punto di vista altrui è inesistente come al solito. Gli batto le nocche sulla fronte e sfilo il portachiavi impacchettato dalla sua mano, lo faccio sparire nella tasca dei pantaloni. «Questo è il motivo per cui a te regalo i cerotti. Sai a che ora arrivano lei e Takao?»

L’orso alza le spalle. «Kojo salta, il vecchio le ha dato una missione.» Si frega una delle mie stecche di liquirizia e la spacchetta. Il piacevole rumore di plastica stropicciata mi accarezza le orecchie. «Roba di infiltrazione o furto, non ne capisco bene.»

Da sola? È incauto. Premo la lingua contro il palato, con lavori del genere potrei anche cavarmela, ma è la mia specialità quella. Kojo non passa inosservata praticamente mai.

L’orso scrolla le spalle. «Si vede che era una missione semplice.»

La porta della cucina si spalanca, mocio alla mano Takane si tira dietro il secchio dell’acqua. «Dovete parlarne ad alta voce qui?»

Che sorellina paranoica! Ma fa bene a esserlo.

Essere disattenti è una condanna a morte.





La registrazione delle telecamere di sicurezza si blocca quando l’assassino sparisce dall’inquadratura. Di Kojo rimangono solo poche macerie smosse dallo scontro e una chiazza di sangue sul pontile turistico, il cadavere è affondato tra le acquee.

Muovo in cerchio il mouse, la barra di riproduzione è piena. Non c’è altro, lo strazio è durato a malapena un minuto e dodici secondi. Almeno… almeno non ha sofferto più di così.

Mi allontano dal portatile, le mani di Takane illuminate dalla luce bluastra dello schermo tremano. Posso occuparmi io di chiamare gli altri, lei avrà bisogno del tempo per digerirla. Sono la maggiore per un motivo.

Tiro fuori il telefono. «Chiamo per dire di smettere di cercare.»

Takane non risponde, gli occhi fissi su quel maledetto ultimo frame. Sono io che mi occupo di queste cose, perché papà non ha mandato me? Mi allontano dallo schermo e digito il suo numero, se quello stronzo non osa nemmeno sentirsi in colpa–

Ci sono due squilli, risponde. «Spectre?» Chi cazzo se ne frega dei nomi in codice in questo momento.

A Takane sfugge un debole singhiozzo, irrigidisco le spalle e mi metto una mano sul fianco. Non le sono usciti suoni così penosi nemmeno negli anni dell’addestramento, quando ci spaccavano in due di fatica. E glieli sento fare ora.

Indurisco la voce. «Pa’, Kojo ha fallito la missione.»

«Capisco. È tutto?»

Stronzo. «Non tornerà a casa.»

Premo il tasto rosso, la chiamata si chiude senza far rumore. Abbasso il telefono e lo stringo come se potessi spaccarlo di netto.

Non avrei dovuto reagire così, non servo a nessuno così… ma non so con chi prendermela.





[.note a margine]

Un sottotitolo alternativo accurato sarebbe speedrunniamo le cinque fasi dell’elaborazione del lutto di Kübler-Ross. La storia si ricollega e espande la trama dell’Ottantesima vittima di Mixxo. Vediamo come vaa.

Grazie per essere arrivati alla fine c:

  
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