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Axis Powers Hetalia |
The Project di hinata_chan | Leggi le 1 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 05/10/2009 | Stampa questo capitolo | Stampa tutta la storia
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Titolo: Slavic Project Parte 2/3 - Tempismo
Personaggi/Pairings: Polonia (Feliks Łukasiewicz), Russia (Ivan Braginski)
Rating: Giallo
Avvertimenti: flashfic, shonen-ai
Note:Nata da un mio 'progetto' che avevo fatto per un meme che qui non posso pubblicare (il meme comprende dieci frasi da diaci parole), in cui facevo interagire Polonia con diversi personaggi.
Ho preso alcune frasi di questi meme e le ho usate per ricavarne delle fiction vere e proprie, riunendole poi in un unica raccolta.
Questo è quello che ne è uscito. Sono one shot o flash fiction senza pretese e molte senza un significato particolare. Giusto per vedere come si comporterebbe Polonia con diverse persone.
Come sempre, se ci fossero errori, di qualunque tipo, vi prego di segnalarmeli.
Questa flashfic è la seconda di tre parti.
Grazie a Kurenai88, come sempre (mi piacerebbe vedere Feliks vestito come Bela, con tanto di coltelli in mano e fiocchetto in testa xD Grazie, honey *_*) e Covianna (Povero Toris, ma una cosa del genere è geniale e sarebbe proprio da Feliks farla xD Peccato che si sia imbattuto in Ivan...) per i commenti
Capitolo 4: Slavic Project Parte 2/3 - Tempismo
- Quindi sono davvero i vestiti di Bela-chan, quelli? - chiese tranquillo Russia, col solito sorriso, dopo aver preteso spiegazioni dal polacco.
Era rimasto quasi stupito nel vederlo a casa loro, con i vestiti della sorella e maneggiare i suoi coltelli. Per un attimo l'aveva scambiato proprio per Bielorussia.
- Sì... - rispose il biondo guardando con improvviso interesse un quadro.
Con la sua solita fortuna aveva incontrato il padrone di casa proprio quando stava per andarsene.
Aveva sperato fino all'ultimo di riuscire a sgattaiolare prima che Russia se ne accorgesse e proprio quando si era illuso di avercela fatta eccolo spuntare non si sa da dove dietro di lui, inquietante come sempre.
Russia, intanto, continuava a fissarlo e non riusciva a nascondere un certo interesse per l’altra Nazione che, dal canto suo, cercava di ignorare il suo sguardo.
- Ti stanno bene. -
- Grazie. - la voce era leggermente nervosa ma sinceramente grata del complimento. Adorava farsi dire che stava bene in abiti femminili, persino da Russia.
- Davvero, straordinariamente bene... - si avvicinò, piegandosi appena e guardandolo ossessivo.
E questa volta non c'era complimento che tenesse, Polonia era spaventato.
L’altro lo notò e non poté fare a meno che provare un brivido di piacere.
D'altronde, pensava Ivan, era colpa sua.
Non poteva certo pretendere di stargli lì davanti con quelle gonnelline corte e provocanti, senza che lui ne venisse irrimediabilmente attratto.
Feliks fece un passo indietro - Ehm, Russia... -
L'immensa nazione asiatica non sembrò ascoltarlo, afferrandogli un polso con la mano.
Lo conosceva da sempre, ci aveva lottato contro, l'aveva sconfitto più volte eppure non si era mai reso conto di quanto esattamente fosse grazioso, piccolo in confronto a lui e indifeso.
Una volta sconfitto rivolgeva il suo interesse su Lituania e mai al bel compagno biondo di quest' ultimo.
Doveva ammetterlo, l'aveva sempre attirato la gentilezza e la delicatezza del lituano, preferendolo all'egocentrismo, all'ostinazione e alla strafottenza del polacco.
Ma, a guardarlo bene, non erano tanto diversi.
Chissà come sarebbe stato piacevole sentirlo piangere, disperarsi e gridare – non ricordava l’avesse mai fatto, nemmeno durante la spartizione - , macchiare quei suoi capelli dorati di rosso, strappargli quei graziosi vestiti - poco importava se appartenessero a Bela-chan -, semplicemente possederlo.
- Senti, Polonia... perchè non diventi tutt'uno con me? - sussurrò con voce dolce, infantile e semplicemente terrificante, in una richiesta che richiesta non era ma semplicemente un ordine a cui non si poteva rifiutare.
Il grido strozzato di Bielorussia, arrivata giusto in quel momento per sentire quella frase, con un tempismo che, Polonia doveva riconoscerlo, sembrava essere una dote di famiglia, e il suono simile a 'kolkolkol' che sentì poco dopo fece capire al polacco che forse doveva lasciar perdere l'idea di fare lo scherzetto a Liet e andarsene immediatamente da quella casa.
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