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Axis Powers Hetalia |
The Project di hinata_chan | Leggi le 1 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 08/10/2009 | Stampa questo capitolo | Stampa tutta la storia
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Titolo: Slavic Project Parte 3/3 - Doti di Famiglia
Personaggi/Pairings: Polonia (Feliks Łukasiewicz), Ucraina
Rating: Verde
Avvertimenti: flashfic, demenziale
Note: Nata da un mio 'progetto' (da qui il titolo della raccolta... e anche perchè faccio schifo a trovare titoli per le cose che scrivo quindi per non farmi troppi problemi metto la prima cosa che mi viene in mente!) che avevo fatto per un meme che qui non posso pubblicare (il meme comprende dieci frasi da diaci parole), in cui facevo interagire Polonia con diversi personaggi.
Ho preso alcune frasi di questi meme e le ho usate per ricavarne delle fiction vere e proprie, riunendole poi in un unica raccolta.
Questo è quello che ne è uscito. Sono one shot o flash fiction senza pretese e molte senza un significato particolare. Giusto per vedere come si comporterebbe Polonia con diverse persone.
Come sempre, se ci fossero errori, di qualunque tipo, vi prego di segnalarmeli.
Terza e ultima parte dello Slavic Project
Un ringraziamento speciale a Kurenai88 ( Eh quasi mi spiace che sia arrivata Bela-chan xD sarebbe stato interessante vedere il dopo, cosa avrebbe fatto Ivan... sì, sarebbe stata lemon poi xD)
Capitolo 5: Slavic Project Parte 3/3 - Doti di famiglia
E, ancora una volta, Polonia fu stupito dal tempismo che sembravano avere tutti gli abitanti di quella casa.
Si chiese se, in quanto slavo anche lui come loro, ne possedesse almeno un po'.
Sospirò, sistemandosi il vestito che, per un attimo, aveva temuto di vedersi strappato via pensando che forse doveva preoccuparsi di controllare se ogni parte del suo corpo fosse al posto giusto.
- Ucraina, ti devo la vita. - disse infine, rialzandosi per incontrare il dolce sguardo della donna.
- Ma no... - rispose semplicemente lei, insicura come sempre.
Si era sempre chiesto cosa potesse avere in comune lei con suo fratello e sua sorella. Ora lo sapeva.
- Se non fossi arrivata tu quei due mi avrebbero ucciso. Data la situazione non so esattamente come tu abbia fatto ma non importa, ti devo un favore! -
- Bhè... se è così... - iniziò con voce inspiegabilmente bassa.
- Se è così? - ripeté. Cos'era quella brutta sensazione?
Ucraina prese il forcone -non si sa bene da dove, altra inequivocabile abilità di famiglia?- e fissò il ragazzo con insistenza.
-U-Ucraina? -
- Kolkolkol... -
- Ucraina? - indietreggiò colto da uno strano deja-vu, illuminato dal fatto che no, il tempismo non era l'unica dote che avevano tutti i tre fratelli. E forse cominciava a intuire come avesse fatto a toglierlo da quella situazione. E perchè l'avesse fatto...
- Polonia... - gli puntò il forcone alla gola e l'unica cosa che poté fare fu gridare.
Riaprì gli occhi, fissando per qualche istante quello che sperava fosse un soffitto bianco, e si mise immediatamente a sedere sfiorandosi la gola.
Era lì, al suo posto... un sogno?
Non fece in tempo a chiederselo che ‘qualcosa’ lo assalì.
- Oh, Polonia, finalmente ti sei risvegliato! - esclamò Ucraina abbracciandolo in lacrime, stringendolo tra i suoi abbondanti seni.
- N-non... respir... -
- Temevo ti fossi fatto seriamente male! - continuò imperterrita.
- Ucraina... m-mi stai soffocando con... -
La donna se ne accorse e lo lasciò di colpo.
- Scusa! - esclamò poi, dispiaciuta.
Feliks sospirò, guardandosi intorno.
Ok, era ancora a casa di Russia. E aveva i vestiti di Bielorussia. Interi. E anche il suo corpo sembrava intatto.
- Cos'è successo? - chiese con voce lamentosa.
Ucraina sorrise mortificata.
- Eri con Russia-chan, pare che Bela-chan ti abbia lanciato un coltello e tu per schivarlo hai battuto la testa. - spiegò.
- Oh... - ora che ci pensava gli faceva male la nuca. Dove avesse sbattuto e come avesse fatto era un mistero che, in quel momento, non aveva voglia di risolvere.
Almeno era vivo ed era sfuggito all'assalto di Russia. Sperava, almeno.
- Ucraina, ti devo la vita. - disse infine, alzandosi per incontrare il dolce sguardo della donna.
- Ma no... - rispose semplicemente lei, insicura come sempre.
Sussultò. Dove aveva già vissuto questa scena?
- Ucraina... sei stata tu a portarmi qui? Come hai fatto a salvarmi da quei due? - chiese con una certa preoccupazione, notando poi un forcone appoggiato sul muro e rabbrividendo.
L'altra, che stava già uscendo dalla stanza, si voltò, sorridendogli. - Eh? -
- Nulla... lasciamo perdere. Preferisco non saperlo. -
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