Premessa doverosissima alla one-shot:
No, non sono
tornata a scrivere in questo fandom per desiderio. No, non ho sentito la
mancanza del SasuNaru. E’ successo che ieri sera, in un’incredibile partita di
Champions League -che la mia squadra stava perdendo-, ho incrociato le dita e,
tra le lacrime, ho fatto voto. Sì, esattamente xD.
“Se stasera l’Inter
vince questa partita giuro che scriverò una SasuNaru, infrangendo il silenzio
per Naruto.”
Un voto deve
essere necessariamente una promessa d’impegno che costa fatica. Siccome non
avrei rinunciato a shippare la Crikà, ho giurato che avrei pubblicato almeno
mezza pagina di SasuNaru. E alla fine eccoci qui, ancora per un’ultima volta,
con una one-shot senza pretese e senza passione, scritta di getto su uno di
quei momenti nostalgici, da me un tempo incondizionatamente amati.
<3
ONDE
Non hanno ancora
ripreso fiato, non si sono fermati per un attimo che fosse uno. Sono scesi e
risaliti da quei maledettissimi alberi per cento, duecento, trecento volte,
forse, ma ancora non si sono arresi. La luce del sole ormai è solo un pallido
ricordo, che sfuma dell’arancione caldo del tramonto, eppure né Naruto, né
Sasuke mostrano il benché minimo segno di cedimento psicologico.
Una sorta di
filo conduttore unisce le loro rispettive ostinazioni, stringendoli in una
morsa strana di passione comune, che rende vana ogni differenza. Le maniche
sfilacciate, la polvere sui vestiti e le macchie incrostate di terra e sudore
non riescono a nascondere la loro contrapposizione, ma basta un sospiro per far
vacillare il muro invisibile della contrapposizione e ritrovarli di nuovo
uniti.
In un attimo
d’incontrollabile euforia arrivano in cima ai rami. Scrutano la notte insieme.
E poi, quando
sono di nuovo giù, sdraiati a bocconi ad ansimare, scoprono curiosamente di
essere solo due ragazzi esausti e madidi di sudore, che affondano nell’erba
fresca. Riflettono entrambi sulle stesse questioni, in silenzio. Non hanno la
forza materiale per sfondare gli argini con le solite cretinate da dodicenni
rivali, invidiosi l’uno dell’altro. Né hanno sufficiente fiato in corpo per borbottare,
o punzecchiarsi, o sprecarsi in battute demenziali sulle rispettive ed
opinabili intelligenze.
A volte sono
apprezzabili anche un naso all’insù e la bocca chiusa. Non c’è imbarazzo, non
avrebbe motivo di esistere, perché la situazione non potrebbe essere più
semplice e pura: sono solo due genin rivali, capitati per sbaglio nella stessa
squadra, che tentano disperatamente di superarsi.
Si lasciano
cullare dal silenzio, la frescura e il buio li avvolgono in un abbraccio strano,
confortevole. E loro, osservando il cielo, perdono cognizione del tempo.
Compaiono una, due, tre stelle. E poi altre cento, e mille. Sono solo due
aspiranti ninja, innocenti e rivali.
Tacciono e
recuperano energie. Sono consci che l’ora del rientro è già trascorsa da un
paio di minuti, ma beatamente se ne fregano.
La stanchezza
accumulata tende ciascuna fibra dei loro muscoli, che l’acido lattico ha reso
così pesanti. Non hanno voglia di muoversi e, anche se ne avessero,
probabilmente non si sposterebbero comunque. Non hanno motivo di andarsene e
abbandonare lì quello strano momento di fratellanza.
Naruto e Sasuke per una volta si ritrovano sulla stessa lunghezza
d’onda. Piatta e calma, lambisce la costa e si perde nell’immensità del mare. I
ritmi cardiaci via via si regolarizzano ed i respiri
assieme.
Scivolano tra
gli steli d’erba verde chiaro, lenti come gocce di rugiada. Con le dita che si
perdono nelle pieghe delle tute sporche, gustano la frenesia di un gioco di
sguardi fine a se stesso, di un silenzio che va bene, perché è silenzio e non
ci sono parole abbastanza taglienti da deturparlo.
L’insicurezza
scema nella curiosità guardinga del primo bacio.
Non è perfetto e
nemmeno pulito. E’ solo il primo bacio di due dodicenni, scambiato pigramente
dopo un allenamento estenuante. Probabilmente non è romantico e nemmeno troppo
inaspettato. Non c’è la perfezione della rincorsa, né la spasmodica voglia di
un desiderio animale, ma va bene lo stesso.
Casto, semplice,
non viene sporcato nemmeno da un paio di battute sbagliate, dallo scontro dei
denti, dalle armonizzazioni impossibili tra lingue che non sanno cosa
significhi baciare. Solo una vaga eccitazione fa gonfiare i pantaloni, eppure
non si curano di tenerla nascosta.
Si divertono e
si trovano sulla stessa onda, che si infrange e sbatte contro una nuova
scogliera.
Ad un tratto non
c’è più il silenzio.
-E adesso?
-E adesso
niente.
Si scrutano per
un secondo, curiosi. Poi, d’istinto si tendono la mano, aiutandosi a vicenda.
Naruto abbozza un sorriso timido e sciocco, mentre Sasuke guarda fisso davanti
a sé. Stringe le labbra in una piega illeggibile, simile a sprezzo misto a
indifferenza, ma le increspature agli angoli degli occhi tradiscono l’emozione.
Si prendono per
mano, finché afferrano l’ambiguità del gesto e optano per delle confortevoli
strette alle spalle. Si sorreggono l’un l’altro, eppure non lo ammetterebbero
nemmeno sotto tortura.
-Ehi, teme, ti
odio come sempre, lo sai, vero?
-Baka…
-Mh?
-Taci.
Sasuke non
aggiunge altro, mentre le sue dita si stringono un po’ più vigorosamente
attorno alla vita del compagno.
E’ bello
cavalcare la stessa lunghezza d’onda, finché non cambia il vento e tutto
sparisce in una nuvola di schiuma.