PECORELLE
Pecorelle.
Ha delle dannatissime pecorelle nere e bianche stampate sulle
mutandine, quelle
che ho strappato a forza pur di sbatterla sul letto… o era il divano?
Bah, non
me lo ricordo, forse è
stato su tutti e
due.
Ma, diamine, sono DAVVERO pecorelle! Di quelle che sembrano batuffoli
di
cotone, nuvolette e altre scemenze simili che ti infilano nel cervello
quando
sei solo un poppante.
La sera prima mi ha detto che sono uno stronzo, un esaltato, un figlio
di
puttana… e ora me la ritrovo qui, che respira tranquilla nel sonno,
aggrovigliata
nelle lenzuola e coi piedi intrecciati ai miei. Credo
proprio che a parlare per lei fossero solo
gli ormoni che fanno le bizze, allora, visto che subito dopo si è
sciolta in
lacrime davanti alla pubblicità del lucidante per automobili e ha
preteso che
la abbracciassi, mugolando un: «Non te ne andare, Hank. Non so nemmeno
perché sto
piangendo come un fontana…», e si è soffiata il naso, facendo poi
sparire il
faccino contro la mia spalla.
Il suo odore… Dio, era fantastico, ieri sera. Sapeva di buono, di
frittelle
alle mele appena fatte, di bucato pulito, di donna. Allora le ho preso
il viso
tra le mani, l’ho baciata e le ho sorriso. Me la sono caricata in
braccio al
grido di: «Tu donna, io uomo, noi letto!», e l’ho sentita ridere.
Mi fa uscire di testa quella risata, è una risata che viene dal cuore,
un
regalo per me. Man mano che la spogliavo, ho avvertito l’esaltante
senso di
possederla, un brivido al pensiero che fosse cosa mia, la certezza che
non era
una delle tante a cui avevo dato il contento infilandomi tra le sue
cosce. Una
donna vera, per me. Una donna che mi fa da compagna di vita, non una di
quelle
che scopi e manco ti ricordi che faccia abbia.
Ma non avevo notato le pecorelle. Le avevo solo sfilato gli slip e le
avevo
ammirato il sedere.
Te l’ho mai detto che adoro il tuo sedere,
Karen?
Mi
piacerebbe sussurrarglielo appena
aprirà gli occhi, voglio che si svegli con la mia voce e il mio
sarcasmo da
quattro soldi, che mi fissi in tralice, mi sputi addosso un: «Sei
orrendo!», e poi
scoppi a ridere.
Dio, Karen, voglio che mi guardi come sai
fare tu. Hai uno sguardo capace di strapparmi i pantaloni di dosso, ma
anche
quello di farmi sentire una nullità o una divinità. Come piace a te,
gran pezzo
di gnocca.
Al diavolo il mio orgoglio, chi se ne frega di Hank Moody e della sua
reputazione di stallone donnaiolo da una botta e via!
Karen, lasciamoci tutti i casini alle spalle.
Lasciamoci tutti i MIEI casini indietro.
Non ho più voglia di fare casini. Sul serio, non con lei: voglio fare
qualcosa
di utile.
Sarò padre. Sarò padre… padre.
E ho voglia di infilarmi solo tra le sue, di cosce. Ho voglia di
schiantarmi
sul letto con lei la sera, dopo il mio goccio di birra, dopo aver
fissato il
foglio bianco ficcato nel rullo della macchina da scrivere come un
ebete e aver
messo giù una o due righe. Potrebbe darmi del fallito, invece mi fa
trovare la
cena calda in tavola.
Cazzo, Hank, ti hanno fregato! C’è una donna per cui strapperesti a
morsi la
testa di chiunque, pur di farla felice.
E
lei ha le pecorelle sulle mutandine!
Fisso semplicemente il soffitto, le mani intrecciate dietro la nuca,
gli occhi
che vagano sul corpo di lei, steso su un fianco. Massì, adesso torno il
bastardo, stronzo, idiota da prendere a schiaffi…
Afferro le mutandine tra le dita e gliele sbandiero proprio sotto il
suo
grazioso nasino.
Svegliati, Karen. Buongiorno…
«Non sapevo ti piacessero tanto le pecore, bambina. Beeeeheeee!»
Un cuscino che mi vola in faccia; poi, finalmente, la sento ridere
ancora.
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NOTE DELL’AUTRICE
FanFiction che si ispira a “Californication”, telefilm che ho
semplicemente
adorato e di cui aspetto le prossime stagioni con ansia. Semplicemente la one shot è un missing moment e si rifà agli ultimi episodi trasmessi in Italia, quelli in cui si vedono flashback del passato di Karen ed Hank.
La storia partecipa alla Criticombola di Criticoni. Prompt numero 21, categoria “lyrics”: «We need
to swallow all our pride and leave this mess behind» (Fairytale gone
bad –Sunrise
Avenue).
E’ anche iscritta fuori concorso all’iniziativa estemporanea di
Criticoni: “Pecora
Challange”, e rispetta i tre punti fondamentali:
1) presenza di pecore;
2) presenza di un belato;
3) presenza dei termini: orrendo, esaltato, utile.
E io ci aggiungerei anche un: “Buon Beeeheee a tutti!” XD
Melian
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