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Autore: Frytty    26/12/2009    2 recensioni
Novembre.
Una giornata come tante.
Una notte come tante.
Genere: Malinconico | Stato: completa
Tipo di coppia: non specificato | Coppie: James/Lily
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Ciao a tutte! Si, lo so, sono imperdonabile, sarà passato più di un mese e non mi sono nemmeno degnata di aggiornare, lo so. E so che il peggio è che me ne rendo anche conto, e non voglio trovare assolutamente nessuna giustificazione per questo, se non che l'ultimo, agognato, anno di liceo è cominciato e che, purtroppo, tutti i giorni sono costretta a studiare fino alle dieci e dato che questa storia ha bisogno di concentrazione per essere scritta, ho preferito dedicarmi, nel frattempo, a qualcosa di più semplice. Ho scritto qualcosa su Robert Pattinson (che mi piacerebbe molto che leggeste, se vi va e se amate RPattinson come attore) e ho perso un po' di vista questa Ff.

Vorrei comunque ringraziarvi moltissimo, perché, nonostante tutto, i lettori sono sempre tanti e, in particolare, voglio ringraziare:


myki: Come al solito, sei riuscita ad entrare nel cuore della storia. Immagino anche io Petunia esattamente come l'ho descritta, specialmente dopo la lettura del settimo libro. Devo essere sincera, la Ff si è evoluta in modo del tutto inaspettato anche per me. L'idea l'ha fatta nascere in me mia cugina, discorrendo circa un qualcosa di cui avevano parlato a scuola durante l'ora di religione e ho pensato che si potesse perfettamente adattare alla Ff. Ovviamente, anche le conseguenze saranno abbastanza tragiche, anche se ormai siamo molto avanti nel tempo e la scuola è quasi finita... Grazie per la tua recensione e per il continuo sostegno. *_* mi rendono sempre felici le tue opinioni! ^^

 

La Nika: Mi spiace non averti potuta accontentare, perché ho aggiornato tardissimo anche questa volta, ma spero che il capitolo ti piaccia comunque. In ogni caso, grazie molte della tua recensione e del tuo sostegno! ^^

 

Ovviamente, AUGURI a tutti di BUON NATALE E DI BUONE FESTE, anche se in "leggero" ritardo... XD

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33. Friends is Better

 

 

 

Albus Silente fece il suo ingresso nell'Infermeria con la lunga barba fermata a metà con un piccolo cordoncino dal quale pendevano due sfere dorate identiche di piccole dimensioni, e una vestaglia lilla svolazzante. Gli occhiali a mezzaluna che scivolavano di continuo sul suo naso dritto e gli occhi azzurri che scrutarono prima la signorina Evans, ancora in preda a spasmi, e poi il signor Potter che le teneva la mano.

< Come le dicevo, Preside, ho provato a farle ingerire una Pozione Risvegliante, ma non ha voluto saperne di mandarla giù! > L'Infermiera si era avvicinata nuovamente al letto di Lily e 

le aveva controllato la fronte con il dorso di una mano: era ancora calda.

< Lasci che dia un'occhiata, Poppy. Signor Potter, se non le dispiace... > Silente sorrise al ragazzo che, a malincuore, abbandonò la mano di Lily e si ritrasse, raggiungendo Poppy ai piedi del letto e attendendo che il tutto si risolvesse.

Era svuotato di qualsiasi emozione, James. Non sapeva cosa fare, cosa dire, sentiva di non avere neanche la forza di pregare perché si risvegliasse, perché potesse vedere nuovamente quei meravigliosi smeraldi brillare, o quella risata accendergli il cuore.

Era colpa sua.

Era indiscutibilmente colpa sua.

Silente osservò la ragazza, apparentemente come uno qualunque dei visitatori dell'Infermeria: le mani strette lungo il corpo, lo sguardo fisso sul suo viso, l'espressione leggermente corrucciata e la fronte aggrottata.

< Temo non ci sia altra soluzione, Poppy. > Volse lo sguardo alla donna che ebbe un sussulto di spavento e osservò il volto premuroso del Preside di rimando, in attesa.

< Cosa succederà se lo facciamo, Albus? > Chiese, titubante, con la voce ridotta a poco più di un sussurro.

< Nulla, presumo. Si risveglierà, ma a caro prezzo. > Sorrise mesto, puntando lo sguardo su James.

< Cosa avete intenzione di fare? > Avrebbe voluto urlare. Quei bisbigli e quelle parole criptiche non avevano alcun senso per lui.

< Rimuoverle la memoria, James. Solo quella di quest'ultimo anno, ovviamente e solo le immagini che non riguardano la scuola. E' l'unico modo. > Silente conosceva James, forse troppo. Sapeva che la sua reazione non si sarebbe fatta attendere. Avrebbe urlato, scagliato oggetti su di lui, perforandolo con quello sguardo nocciola che fin troppo volte era stato la maschera dei suoi scherzi infantili. Ma era necessario, vitale se voleva davvero salvare Lily.

< Ci dev'essere un altro modo! Non può farlo! > Si trattenne dall'urlare, lo sguardo furente, le mani strette a pugno e gli occhi appena lucidi.

< Mi spiace, James. E' l'unica soluzione possibile. La signorina Evans ha vissuto cose che la sua mente si rifiuta di comprendere e di accettare, ha vissuto cose, situazioni, che il suo inconscio non fa altro che gettarle addosso durante la notte. Se non la salviamo ora, sarà troppo tardi. > Non si lasciò scoraggiare e proseguì. < Morirà, James. Morirà prima che se ne renda conto. >

A quelle parole James boccheggiò in cerca d'aria, in cerca di un qualsiasi sostegno. Sentiva le gambe molli, le forze venire meno. Si sostenne con una mano alla base di ferro del letto davanti a lui, lo sguardo basso e il volto pallido.

Aveva fatto una promessa. L'avrebbe protetta, anche a costo di lasciarla andare, anche a costo di non vederla più far parte della sua vita, ma l'aveva promesso e non poteva tirarsi indietro. Non ora.

< D'accordo. Facciamolo. > Rialzò lo sguardo, fiero e deciso come Silente l'aveva sempre visto. Nessuna esitazione, solo tanto, tanto coraggio e amore.

Il Preside sorrise amaro, estraendo la bacchetta dalla tasca interna della sua vestaglia, agitandola appena sul capo di Lily che, d'improvviso, smise di agitarsi e ritornò serena, voltandosi su un lato e distendendo il viso e le membra.

Era solo addormentata. Salva.

James la osservò per un lungo, infinito istante: le labbra appena schiuse, i capelli rossi come un'aureola sul cuscino, le gambe sovrapposte, una più in alto dell'altra, una mano sotto il cuscino e l'altra sul materasso, il respiro profondo e regolare.

Silente gli si avvicinò mentre Poppy tirava un sospiro di sollievo e copriva la ragazza con il lenzuolo immacolato, premurandosi che non sentisse freddo.

Si allontanò poco dopo, sedendo alla sua scrivania e prendendo a scrivere frenetica.

< Prima o poi, tornerà tutto come prima. Non desistere. > Puntò lo sguardo in quello dell'uomo anziano, provato dall'età e dalle battaglie, che gli aveva poggiato una mano sulla spalla come di conforto ed era andato via silenziosamente.

< Le dispiace se resto? > James accostò una sedia accanto al letto e si accomodò, sistemando i capelli di lei affinché non le dessero fastidio e stringendo una mano tra le sue.

Poppy sorrise comprensiva, mentre alzava lo sguardo dai suoi fogli.

< Resti pure, ma non faccia rumore. Può stendersi se vuole. > E con ciò ritornò a intingere la piuma nel calamaio.

Ma James non aveva nessuna intenzione di dormire. L'avrebbe osservata sino al suo risveglio. Voleva che fosse il primo viso amico a ritrovarsi davanti quando, finalmente, avrebbe aperto gli occhi.

Poco importava se non avrebbe ricordato nulla di quei mesi con lui. Poco importava se non c'era tempo per tentare di costruire di nuovo tutto daccapo. Poco importava se non l'avrebbe rivista più.

Lei era salva.

Non sapeva.

Non conosceva.

Lei era salva.

 

Qualche ora dopo, Lily venne colpita in pieno viso da un raggio di sole che, dispettoso, era riuscito a superare la barriera imposta dalle tende, e a giungere fino al suo letto.

Sbatté le palpebre più volte prima di riuscire a capire che quella in cui si trovava non era di certo la sua stanza, ma l'Infermeria.

Che diamine ci faccio qui? Si chiese mentre si guardava intorno.

Potter era accanto a lei, le braccia conserte sul letto e la testa sprofondata su di esse, gli occhi chiusi. Dormiva beato, un piccolo sorriso a increspargli le labbra appena carnose e il calore della sua mano a contagiare quella di lei.

Erano... mano nella mano.

Lei e Potter.

Diavolo! Doveva essere successo qualcosa di veramente terribile!

Cercò di districarsi dalla presa che si rivelò essere più salda di quanto pensasse, con il risultato che finì per svegliarlo.

< Già sveglia? > Sbadigliò, stiracchiandosi e portando le braccia in alto, recuperando l'attimo dopo i suoi occhiali sul comodino lì accanto.

< Si può sapere che diavolo ci fai in Infermeria con me, Potter? > Sbottò lei, irritata, incrociando le braccia al petto.

Oh, già, che sbadato! Si era quasi dimenticato del tragico evento di quella notte.

< Beh, sei caduta dalle scale ed è stata colpa mia, perciò ho pensato di rimanere finché non ti svegliavi. Sai, cadere dalle scale è molto pericolo, soprattutto se sbatti la testa. Ho pensato di portati in Infermeria perché questo è l'unico posto dove Poppy potesse rassicurarmi sul fatto che non avevi subito nessun tipo di trauma ecc., quindi... ecco... mi sono addormentato. >Rispose veloce, accarezzandosi i capelli della nuca tremendamente in imbarazzo.

< D'accordo, ma nessuno ti ha dato il permesso di stringermi la mano, o sbaglio? > Era furioso. La Lily di sempre, quella che lo odiava a morte. L'arrogante, buffone, presuntuoso Potter.

< Mi dispiace, dev'essere stato nel sonno... io n-non... > Si ammutolì quando si rese conto di non avere nulla da dire in fondo.

< Grazie per avermi portata qui, comunque. > Bisbigliò lei, mentre l'Infermiera avanzava verso di loro con in mano un bicchiere dal contenuto verdastro.

< Come si sente, signorina Evans? > Le chiese cordiale, sorridendo.

< Bene, grazie. > Rispose di rimando lei, raggiante.

< Beva questo. Le servirà. Lei, Potter, non dovrebbe sbrigarsi? Le lezioni cominceranno a breve! > Sorrise di nuovo e si allontanò.

< Vuoi che prenda gli appunti per te? > Le chiese, mentre si alzava, cercando di sistemarsi la divisa stropicciata.

Lily scosse la testa divertita.

< James Potter che prende gli appunti per me?!? Non disturbarti, li vedrò da Remus come al solito. > Si lasciò andare ad una risata stranamente sarcastica prima di vuotare il bicchiere verde e di metterlo da parte.

< Ehm... va bene... allora, vado. Ci si vede! > Si allontanò di corsa dalla stanza, sbattendo la porta dietro di sé e ritornando a respirare solo nel bel mezzo della confusione degli studenti che si recavano nelle rispettive aule dopo la colazione in Sala Grande.

Intravidi Sirius e Remus parlare concitati, sottovoce, e si affrettò a raggiungerli, sorpassando alcuni bambini del primo.

< Ragazzi! > Esclamò ad un passo da loro.

Entrambi si voltarono nella sua direzione e sorrisero dopo il primo momento di smarrimento.

< Allora, come sta? > Chiese Sirius, lanciando un'occhiata anche a Remus che annuì come per dire che anche lui voleva conoscere la risposta.

< Bene. Silente ha dovuto cancellarle la memoria. Non ricorda nulla di quello che è successo qualche mese fa, fatta eccezione per le materie scolastiche e quello che riguarda Hogwarts in generale. > Ripresero a camminare.

< C'è qualcosa che non va. > Constatò Sirius, interpretando l'espressione di James come un assenso chiaro e deciso.

< Non ricorda nulla di noi due. > Sospirò triste, lo sguardo basso e le mani nelle tasche dei pantaloni della divisa nera.

< Oh. > Mormorò Remus, osservandolo.

Lui fece spallucce.

< Era l'unico modo, non volevo che morisse. D'altra parte anche le visioni sono state cancellate del tutto. Lei non sa. > Gli nacque spontaneo un piccolo sorriso.

< Non sa che siete destinati a stare insieme, insomma. > Concluse Sirius, entrando in classe e sorvolando l'ambiente con lo sguardo dall'alto della sua statura per individuare i loro tre posto consueti dal primo anno.

< Già. Ma è il prezzo da pagare se si ama davvero qualcuno, Sirius. Forse aveva ragione lei quando diceva che la storia del destino era soltanto un'assurdità. Magari non siamo fatti per stare insieme, magari quello che abbiamo visto è stato solo un prodotto della nostra immaginazione, magari abbiamo solo creduto troppo nelle nostre favole mentre neanche ci rendevamo conto di star narrandole sottovoce. > Occupò la sedia e attese che Remus vuotasse la sua borsa, estraendone due libri e un foglio di pergamena pulito insieme alla piuma e alla boccetta d'inchiostro.

< Vedi il lato positivo della faccenda: adesso Hogwarts comincerà a divertirsi di nuovo grazie ai vostri continui litigi nei corridoi. > Ridacchiò Sirius, mentre il professor Ruf faceva il suo ingresso, attraversando la parete con grazia e osservando i suoi studenti che si rimisero all'istante composti e ordinati nei banchi.

James scosse la testa.

Nessun litigio. Si sarebbe arreso com'era anche giusto che era. Aveva smesso di tormentarla con le sue estenuanti richieste di un appuntamento. 

Se avesse scoperto lo stesso il suo vero carattere? Chissà.

A lui bastava sapere che era serena, e sarebbe stato contento anche lui. Forse.

 

< Lily! Dio che spavento mi hai fatto prendere! > Alice quasi la assalì quando entrò in dormitorio, sbuffando.

< Alice, Alice, anche io ti voglio bene, ma mi stai strozzando! > Mugolò con voce rotta, stringendo l'amica e cercando di scrollarsela di dosso.

< Scusa! Come ti senti? > Si allontanò e la osservò critica.

< Bene, anche se non ricordo quasi nulla della caduta. > Si guardò intorno, ma notò che era tutto esattamente come l'aveva lasciato.

< E' normale, hai battuto la testa. Meno male che James era con te! > Stava mentendo, ma lo faceva per lei. Era meglio dimenticare quella nottataccia di paura e far finta che fosse stata solo una banale caduta a farle saltare un giorno di scuola.

< Già. Potter. Chissà come mai quando succede qualcosa è sempre lui il responsabile. > Osservò, sedendosi sul letto.

< Ce l'hai ancora con lui? > Le chiese. Aveva incontrato il diretto interessato solo poche ore prima, e aveva notato la sua aria distrutta e la sua espressione vuota. Lily gli mancava, anche se non poteva farci assolutamente niente, ed era costretto a lasciare che il tempo lenisse le ferite più profonde.

< E per cosa, per avermi portata in Infermeria? > Alzò le spalle, come se Alice avesse appena detto un'assurdità.

L'amica, al contrario, fece spallucce.

< E' che sei sempre così critica nei suoi confronti che ho pensato ti avesse dato fastidio il suo intervento. > Dichiarò, semplice.

Lily scosse la testa e abbassò lo sguardo sulla gonna della sua divisa.

< Era solo preoccupato, lo so. > Affermò.

< Potresti provare a dargli una possibilità, in fondo. > Le accarezzò appena il braccio come se volesse confortarla.

< Oh, ancora con questa storia, Alice! Quante volte dovrò ripeterti che Potter non m'interessa? > Sbuffò, infastidita.

< Non hai mai provato a conoscerlo sul serio, Lily! > Cercò di difenderlo l'amica.

< Non ho bisogno di approfondire la sua conoscenza. Mi basta quello che già so di lui. > Era arrabbiata. Potter, Potter e solo Potter! Quando si sarebbe conclusa quella stupida farsa? Non ne poteva più di essere circondata da persone che non facevano altro che raccomandarle Potter, come se lui fosse un principe che dovesse prender moglie.

Soffiò frustrata.

< D'accordo, come vuoi. > Alice si rimise in piedi e si diresse verso il suo letto, sprofondandoci quasi e recuperando il libro di Storia della Magia in vista del prossimo compito in classe.

Non poteva permettersi un Troll questa volta, altrimenti avrebbe compromesso l'intera media.

Lily si liberò delle scarpe e si distese sul letto, osservando il soffitto come se, all'improvviso, fosse diventata la cosa più attraente della stanza.

Chissà poi perché non aveva reagito quella mattina, quando l'aveva riconosciuto. Era stata dura e brusca come sempre, è vero, eppure non le aveva dato poi così fastidio la sua presenza. Si era preoccupato per lei e non aveva insistito per rimanere, come era certa avrebbe fatto.

I suoi atteggiamenti nei suoi confronti erano mutati. Cercava di non incrociarla in classe, di uscire prima di lei dall'aula e di non guardarla, cosa che, in un certo senso, le pesava.

Le sue attenzioni erano sempre state una costante nella sua vita scolastica: le richieste continue per Hogsmeade, i regali per San Valentino, le scritte che la facevano tanto infuriare sui muri, cose alla James Potter insomma.

Ed ora? Cos'era cambiato?

Si rialzò di scatto dal letto e sgranò gli occhi, sorpresa.

Alice sollevò lo sguardo dal libro e prese a fissarla.

< Cosa? > Le chiese. Lily sembrava appena aver ricevuto l'illuminazione divina. Come in quei cartoni animati Babbani che suo cugino l'aveva costretta a vedere il Natale passato.

< Niente, devo fare una cosa, Alice! > Scattò in piedi e sparì oltre la porta.

< Ma è quasi ora di cena! > Le gridò, rendendosi conto che ormai non l'avrebbe sentita.

 

Se James Potter avesse trascorso quei sette anni di scuola comportandosi come uno studente modello, ligio alle regole, pronto a togliere punti a chiunque commettesse errori, in quell'istante nessuno si sarebbe meravigliato di vederlo immerso nella lettura di un enorme tomo di Trasfigurazione seduto sulla sua poltrona preferita in Sala Comune, il camino ormai spento. Non che ce ne fosse bisogno comunque. La Primavera era alle porte, se non già arrivata, visto il tiepido vento che continuava a spirare da ormai una settimana.

Eppure intorno a lui era tutto ancora ghiacciato, immerso nella sonnolenza e nel tepore dell'inverno, dove rinchiuderti al caldo non ti costa poi tanto e stare da solo nemmeno, perché il tempo ti è nemico.

Lui si sentiva così da quando Silente, quella mattina stessa, aveva pronunciato quella frase. La frase che avrebbe cambiato il corso della storia, forse, o, perlomeno, il corso della storia di James Potter.

Cancellare la memoria alla Evans. Alla sua Lily. Alla ragazza con la quale aveva fatto l'amore, la ragazza per la quale aveva lottato sempre, ogni attimo.

Ed ora era come se non esistesse nulla di tutto quel sentimento. Svanito come una nuvola di fumo grigio che si confonde con le nuvole.

Voltò una pagina.

La millesima senza aver compreso, peraltro, nulla di quello che stava leggendo. I suoi amici lo lasciavano in pace, certo, perché era stato lui ad averli allontanati troppo bruscamente, seppur in modo non irreparabile, ed ora che era solo, non poteva far altro che cercarsi qualcosa da fare per impegnare il tempo pur di non pensare.

E poi era quasi ora di cena, e la Sala Comune era quasi deserta, fatta eccezione per due ragazzi del quarto anno che tentavano di completare l'ennesima partita a Scacchi Magici nell'assoluto silenzio della stanza.

Quando sentì qualcosa sfiorargli il braccio, però, non riuscì a non alzare lo sguardo verso l'ombra che lentamente andava ad occupare la poltrona di fronte alla sua.

Lily.

Lo sguardo ricadde pesante sulle pagine del libro, mentre anche lei aveva aperto il suo, prendendo a leggere.

Doveva ammetterlo: averla così vicino e non fare nulla, era qualcosa che lo uccideva, che gli strappava il cuore.

Rialzò lo sguardo: i capelli le ricadevano ai lati del viso in onde morbide che riflettevano la poca luce della Sala e le pupille seguivano i movimenti dei suoi occhi che si spostavano da un lato all'altro della pagina, scorrendo le righe, attente. Le sopracciglia corrugate erano simbolo di concentrazione, così come le piccole rughe che le si erano disegnate sulla fronte. Le gambe accavallate reggevano il libro troppo pesante per essere tenuto in mano.

Non si era neanche accorto del sospiro che aveva emesso, sottile e silenzioso.

Avrebbe dato qualsiasi cosa pur di abbracciarla e dirle quanto fosse sollevato di averla di nuovo accanto a sé, di come aveva temuto che potessero portarla via quei brutti incubi.

Ma lei era diventata di nuovo irraggiungibile e le sembrava di essere tornato all'inizio, quando era ancora uno sbruffone e arrogante che voleva attenzione dall'unica che non gliele avesse mai rivolte.

Riconcentrò la sua attenzione sul suo libro e sbuffò, sistemandosi gli occhiali prima di voltare di nuovo pagina.

Tutto inutile.

Quando l'anno sarebbe terminato non l'avrebbe più rivista e tutti quegli sforzi non sarebbero valsi a nulla. Forse il destino era stato troppo pretenzioso e frettoloso nell'elaborare il loro futuro e aveva deciso che non poteva andare tutto così liscio. Era mutato.

E quel bambino non sarebbe mai nato e loro non sarebbero mai stati amici, o marito e moglie e quella figura incappucciata non avrebbe mai tentato di ucciderli.

In fondo, pur di vederla felice, viva e vegeta, anche lontano da lui, avrebbe venduto l'anima a Silente stesso se solo glielo avesse per caso chiesto.

Lily era tutto. Troppo.

Gli esami si avvicinavano: era già Aprile e presto tutto sarebbe finito.

Sospirò di nuovo, grave.

Quando Lily richiuse, di scatto e fin troppo rumorosamente, il libro sulle sue ginocchia, alzò lo sguardo su di lei e temette di averla disturbata con quella semplice emissione d'aria. I suoi occhi erano inequivocabili; la sfuriata era vicina.

Volse lo sguardo in direzione dei ragazzi che giocavano a Scacchi poco distante, ma ormai era troppo tardi: stavano già preparando le borse e riponendo le pedine per scendere a cena, e quando il Buco del Ritratto si fu chiuso dietro di loro, James seppe di non avere più scampo.

Si preparò all'inevitabile.

< Potter, io ti piaccio, no? > Gli chiese, candida, anche se quello sguardo mandava lampi e saette.

James strabuzzò gli occhi e si mosse in imbarazzo sulla poltrona.

< S-si. Direi di s-si. Perché? > Perché diavolo aveva così paura poi? Ne aveva affrontate mille di discussioni con Lily!

< E vorresti uscire con me. > Proseguì lei senza rispondere alla sua domanda.

< Beh... mi piacerebbe, si. > Forse, dopotutto, non voleva discutere. Stavano solo parlando, giusto?

< E per te non sono solo un trofeo, giusto? > Continuò. Cos'era, un quiz a trabocchetto per caso? No, perché pensava di dover avere, come diritto, almeno quattro risposte tra cui scegliere.

< Non sei solo un trofeo, giusto. > Asserì.

< Bene. > Riaprì il libro e riprese a leggere.

La cosa finiva lì?

Impossibile. C'era qualcosa che non andava.

< Ehm... Lily, cioè Evans, posso chiederti come mai tutte queste domande? > Chiuse il tomo di Trasfigurazione e lo sistemò nello zaino.

Lily fece spallucce, indifferente.

< Mi tenevi la mano in Infermeria, vero? Me ne sono accorta sai. > Continuava a leggere come se niente fosse.

James represse un singulto. Ma non doveva essersene dimenticata?

< Beh, in verità, potrei essermi addormentato e magari le nostre mani si sono... come dire, sfiorate... > Lo interruppe.

< Non era un rimprovero, Potter. > Chiarì con un sorriso.

< Ah. > Abbassò lo sguardo.

< Pensavo che fosse stato un gesto carino da parte tua. Voglio dire, se non mi volessi davvero bene, e se volessi trattarmi solo come una delle tue tante conquiste, non credo avresti perso tempo a passare la notte in Infermeria solo per tenermi la mano. > Lo pensava davvero, si.

< Sei caduta per causa mia, perciò... > Si grattò la nuca imbarazzato. Incominciava a fare caldo, decisamente caldo.

< Non è questo il punto, James. Quanti avrebbero fatto lo stesso? > Aveva di nuovo chiuso il libro e aveva preso a fissarlo come si fissa un bambino troppo piccolo per comprendere certe cose, eppure a James non diede fastidio. Non capiva dove volesse arrivare. E poi, l'aveva davvero chiamato per nome?

< Non lo so... >  Ma venne interrotto di nuovo.

< Non l'avrebbe fatto nessuno, credimi. Perciò, ti ringrazio. > Poggiò il libro sul tavolo poco distante, allungando un braccio e puntò i suoi occhi verdi in quelli di lui, color cioccolato caldo.

Aveva la strana sensazione di averli ammirati già da più vicino quegli stessi occhi. Impossibile. Forse aveva sbattuto la testa da qualche parte nella caduta.

< Di niente. Sentivo di farlo e l'ho fatto. Non c'è bisogno di ringraziarmi. > Fece spallucce.

Doveva farlo. Doveva sapere. Si torturò le mani per qualche minuto, lo sguardo basso e quando incrociò di nuovo i suoi occhi caldi si perse. Si rese conto di essere rimasta a bocca aperta a fissarlo come un pesce lesso e arrossì, abbassando lo sguardo e sorridendo nervosa.

< Senti, ti dispiace se faccio una cosa? > Gli chiese alla fine, prendendo coraggio.

< N-no. > Era in difficoltà. Forse era lui quello a cui avevano rimosso la memoria. Magari lei ricordava ancora tutto.

La vide alzarsi dalla poltrona e camminare incerta fino a raggiungerlo, le guance arrossate, gli occhi appena lucidi, i denti che, nervosi, mordicchiavano le labbra carnose. Continuava a torturarsi le mani.

Quando si chinò verso di lui, una ventata del suo profumo lo stordì, e chiuse gli occhi, conscio di essere arrossito anche lui perché la cravatta, improvvisamente, gli stringeva intorno al collo e provava il desiderio di allentarla con un dito, anche se non si sarebbe mosso di lì nemmeno se Hogwarts stessa fosse stata rasa al suolo da Voldemort in persona.

Lily socchiuse gli occhi e si avvicinò alle sue labbra.

Lo faceva per lei, doveva sapere. Solo quello.

Quando le sfiorò, lo stomaco le si strinse in una piacevolissima fitta e il cuore prese a martellare più forte. Si sentiva bruciare. Stava andando letteralmente a fuoco.

James non si mosse. Aveva paura di approfondire quel bacio, ma quando fu lei a spingere le sue labbra per avere miglior accesso alle sue, la lasciò fare.

Le allontanò i capelli dal viso con una mano, portandoglieli dietro l'orecchio e le strinse la vita, spingendola delicatamente su di sé, invitandola a sedersi sulle sue gambe senza interrompere l'incontro di labbra.

Lily non protestò, e si adattò alla nuova situazione, portando le braccia dietro il collo di lui e accarezzandogli i capelli corti della nuca, sentendoli lisci e morbidi sotto le dita, come velluto.

Non poteva negarlo: conosceva quel sapore, come se non avesse fatto altro che baciare quelle labbra continuamente, sempre. Come se fosse già assuefatta del loro sapore meraviglioso.

James le stringeva la vita con entrambi le mani, come se non avesse fatto altro in quei mesi, come se conoscesse già il suo corpo alla perfezione e lei si sentiva protetta tra le sue braccia, al caldo, a casa.

Quando si separarono per urgenza di ossigeno, nessuno dei due ebbe il coraggio di riaprire gli occhi.

Lily gli si avvicinò di nuovo per posargli un bacio più casto sulle labbra appena umide e per nascondere, l'istante dopo, la testa nell'incavo tra il collo e la spalla di lui, affannata come se avesse corso per l'intero parco della scuola.

< Io ti ho già baciato, James. > Mormorò, così piano che, se la Sala non fosse stata avvolta dal silenzio più assoluto, James probabilmente non l'avrebbe neanche sentita.

Non rispose, lasciandola nel dubbio.

Come dirle la verità? Sarebbe stato giusto?

< Forse hai battuto la testa. > Scherzò invece.

Lily sorrise.

< Già, forse. > Convenne anche lei, rialzandosi dalla sua spalla e guardandolo negli occhi.

< Forse, sarebbe meglio scendere per la cena... > Accennò lui, sfiorandole una guancia con un dito.

< Già, forse è meglio. > Si alzò dalle sue gambe e si lisciò la gonna della divisa mentre attendeva che anche lui si alzasse.

Si avviò verso il Buco del Ritratto, quando una stretta dolce, ma allo stesso tempo decisa, le impedì di continuare il cammino e la forzò a voltarsi.

< Andiamo insieme. > E non era una domanda la sua.

Lily annuì, sorridendo, mentre James le stringeva appena la mano e la seguiva.

   
 
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