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Autore: kenjina    23/07/2010    4 recensioni
»La spinta che il leone s'imprime è sufficiente abbastanza per far sì che salti veloce e sicuro, atterrando la sua preda con una zampata. Per evitare che la gazzella gli sfugga prima di sfamarsi, il leone l'agguanta per la gola, stringendo le sue affilate fauci contro la carne. Ogni tentativo di fuggire, ormai, è inutile. La gazzella è destinata a soccombere a quel morso in pochi istanti.«
Genere: Drammatico, Suspence | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Il suo gatto nero scappa di casa

IL LEONE E LA GAZZELLA

 

 

 

Nero, nero come la notte.

Gli occhi gialli erano l'unica cosa che brillavano tra quel morbido ammasso di nero.

Dante era carino, giocherellone, perennemente affamato, ma sapeva anche essere insopportabile.

Come quella sera, d'altronde.

Stupida palla di pelo!

«Dante! Dante! Dai, vieni da Sofia! Andiamo a casa, dai!»

Gridare contro un gatto in mezzo alla strada deserta non era certo il massimo del divertimento, ma quel micio, maledetto come le superstizioni che si portava dietro, proprio non voleva saperne di uscire dal suo nuovo nascondiglio. Il cassone di un camion.

«Oh, andiamo! Ti preparo le tue crocchette preferite, va bene?»

Quello miagolò in risposta e lei alzò gli occhi al cielo plumbeo, esausta.

«D'accordo, fai come vuoi. Rimarrai a digiuno, ingrato di un gatto.»

La ragazza girò sui tacchi, imbestialita e decisa più che mai a non farsi intenerire dai flebili miagolii del felino. Voleva rimanere all'aria aperta? Bene, che rimanesse pure sopra quel dannatissimo camion!

La sua furia svanì nello stesso istante in cui i suoi occhi verdi, in netto contrasto con la testa indiavolata che si ritrovava, videro un cane che le ostacolava il cammino.

Un cane? No, sembrerebbe più... Un lupo?!

Ci mancò poco che la ragazza lanciasse un gridolino di apprensione nel constatare la cosa. L'ultimo animale che avrebbe immaginato di vedere per le strade di quel quartiere tranquillo era proprio un lupo.

Sì, un lupo... Quello di Cappuccetto Rosso. Perché neanche questo aveva l'aria di un cagnolino indifeso in cerca di coccole e cibo, no. Quel lupo, immobile in mezzo alla strada, continuava a fissarla con due occhi di ghiaccio, ed era bianco come la luna che lo illuminava, tranne per qualche macchia nera sulla testa.

Sofia non osò muovere un muscolo, ragionando sul da farsi.

Erano i lupi o gli orsi che se ne andavano se ti fingevi morta?

Come se non bastasse il lampione sotto cui era iniziò a fare l'albero di Natale, funzionando ad intermittenza. Disgraziatamente Natale era appena passato e non c'era assolutamente niente da festeggiare in quella situazione che stava velocemente passando dal comico al tragico.

«Sciò! Va' via!»

Il lupo non batté ciglio e lei iniziò seriamente ad innervosirsi. Da quando in qua si metteva a parlare con gli animali aspettandosi una risposta? Si erano per caso messi d'accordo per farla apparire più strana di quanto già non fosse considerata dalla vicina di casa? Perché una ragazza, con i capelli di quel colore - e per giunta naturali!, con gli occhi così verdi e la mania per i gatti neri tanto normale non doveva essere. Neanche nel ventunesimo secolo, a quanto pareva.

Il lampione sopra la sua testa si spense definitivamente e lei imprecò a denti stretti. Stava iniziando a sollevarsi anche un leggero venticello fresco e lei era uscita con indosso solo la felpa che il fratello le aveva prestato... tre mesi fa, certo.

Sobbalzò appena sentì un ringhio sommesso provenire dalle fauci del lupo. E perse venti anni di vita appena sentì quella dannata palla di pelo nera che le si strofinava tra le gambe. Alzò lo sguardo dal gatto per tenere sotto controllo il lupo, ma quando lo cercò non vide più niente.

Ma che diavolo...

Si guardò intorno, temendo che potesse essersi nascosto per coglierla alla sprovvista, ma del lupo non c'era traccia. Svanito nel nulla.

Comparve solo una leggera nebbiolina a pochi centimetri dal suolo e decise di rientrare in casa, una volta per tutte. Recuperò il suo gatto - resistendo all'incredibile tentazione di afferrarlo per la coda e di lanciarlo direttamente dentro casa - e si richiuse la porta alle spalle, poggiandosi sopra.

«Scordati le crocchette, disgraziato di un Dante.», sibilò alla volta del micio che, quasi intuendo le sue parole, miagolò contrariato.

Andò in cucina, accendendo la televisione sul suo canale preferito, Marcopolo. Se avesse avuto i soldi necessari avrebbe vissuto viaggiando, ma dato che non poteva permetterselo sognava così, guardando quei posti esotici e tanto irraggiungibili alla tv.

La sua cena non fu un granché, l'esperienza di poco prima le aveva tolto l'appetito, e si accoccolò sul divano, prima di andare a dormire. Il giorno dopo si sarebbe dovuta svegliare presto per andare a lezione, all'università.

Dante balzò giù dalle sue braccia, dove poco prima era rannicchiato per ricevere le consuete coccole post-pappa, e trotterellò verso il secondo ingresso della casa, che dava su un piccolo sputo di terra sul retro. Iniziò a miagolare e a graffiare il legno della porta, come se volesse uscire, e Sofia gli gridò dietro di smetterla.

Quella piccola abitazione era stata comprata per il fratello maggiore, che ora era bello che sistemato con un lavoro, una moglie splendida, oltretutto in dolce attesa. E così l'aveva presa lei, dato che non era troppo lontana dalla più vicina fermata della metropolitana. Non era piccola, ma per una persona era anche troppo grande, nonostante fosse su un solo livello.

All'ennesimo miagolio, Sofia si alzò rabbiosa, decisa a farla pagare a quel gatto disgraziato. Quella sera voleva farla incavolare, e Dio, ci stava riuscendo alla perfezione.

«Che diavolo hai da miagolare, posso saperlo?» Si mise le mani sui fianchi, abbattuta. «Vuoi uscire di nuovo? Sei sicuro? Guarda che non esco a ripescarti come prima, chiaro? Non con quella nebbia.», aggiunse, prendendolo in braccio e osservando al di fuori della finestra. Da dove spuntasse tutta quella foschia era un mistero, ma non ci pensò su troppo. Chiuse le porte a chiave e l'unica finestra che aveva lasciato aperta per far circolare un po' d'aria, e mise a dormire il gatto. O almeno, sperava che prendesse sonno in fretta, altrimenti avrebbe dovuto tramortirlo con un colpo in testa.

Quando si distese sul suo comodo letto da una piazza e mezzo le sembrò di stare in paradiso. Era distrutta e non vedeva l'ora di addormentarsi per riposarsi qualche ora. Si piegò in posizione fetale, come aveva sempre fatto sin da piccola, e chiuse gli occhi.

La casa regnava in un assordante silenzio, il che era strano dato che c'era sempre qualche uccellaccio o il suo stesso gatto a fare qualche rumore molesto.

Meglio così, almeno nessuno mi disturberà.

Non seppe bene se quello che vide fu in un sogno o prima di addormentarsi, ma gli occhi di quel lupo le apparvero nitidi come se fosse davanti a lei. Quell'animale l'aveva turbata, e anche parecchio. Non riusciva a pensare ad altro e ciò non era bene.

Addio ai bei sogni e largo agli incubi!

Con gli occhi ancora chiusi nel tentativo di dormire, non si rese certo conto che la stessa nebbia che aveva invaso la strada era ora in casa sua, nel salotto.

 

»Grandi predatori. Il leone. E' un giorno come un altro, un giorno di caccia per il re della savana. Sono giorni che non mangia e la fame inizia a farsi sentire. Nascosto tra l'alta vegetazione secca e gialla della steppa, il leone si muove felino, osservando un gruppo di gazzelle qualche centinaio di metri più lontano. Le prede sono tante, ma il predatore sceglierà quella più facile e che lo sazierà meno, o una più alla sua altezza e che lo sfami per un paio di altri giorni?«

 

Sofia sbarrò gli occhi, saltando sul letto per lo spavento appena sentì la televisione accesa.

«Oh, ma accidenti! Non l'avevo spenta?», brontolò, stropicciandosi gli occhi. Si alzò come un automa, camminando verso la televisione e la spense, buttando il telecomando sul divano. Il piccolo Dante, nel frattempo, aveva il visino curioso verso un angolo della cucina. La ragazza non ci badò poi troppo, e tornò in camera.

Rimase a guardare il soffitto per una manciata di minuti, quasi aspettandosi dell'altro. Ma non accadde niente e si rigirò su un fianco, per addormentarsi finalmente.

 

»Il felino si ferma, scrutando il suo prossimo pasto. Deve studiarli bene, prima di fare qualsiasi cosa. E' una gazzella agile, la sua scelta. Non è ferita né è un cucciolo, ma solo un esemplare di femmina in forma. Cammina silenzioso, il predatore, avvicinandosi quel che basta affinché nessuno noti la sua scomoda presenza. Poi scatta, con un balzo fulmineo, e la corsa ha inizio.«

 

Sofia grugnì, non credendo alle sue orecchie. «Ma che accidente sta succedendo oggi?», esclamò, veramente innervosita. Trovò il piccolo Dante sopra il telecomando e la guardò innocentemente, miagolando verso la sua stanza.

«Sì, gatto, di la c'è il mio letto e vorrei usarlo per dormire, se tu la smettessi di giocare con questo affare!»

 

»Il gruppo di gazzelle si accorge subito dopo del pericolo e inizia a scappare, seminando il panico tra tutti. Ma il re della savana ha già fatto la sua scelta e non cambierà idea. La sua gazzella è veloce, ma lui ha un'arma in suo favore. La paura.«

 

Sofia decise di rimanere davanti alla tv, sperando che Morfeo l'abbracciasse una buona volta per tutte. E poi, le piacevano i programmi come quelli, per quanto ogni volta fosse sempre la solita minestra. Magari sarebbe riuscita a dormire.

Si sdraiò sul divano, sistemandosi un cuscino sotto la nuca. Anche Dante si era accoccolato sulla sua lettiera, incredibilmente quieto.

Uno strano senso di torpore le fece chiudere gli occhi. Sembrava che qualcuno le stesse ordinando tacitamente di farlo, mentre chino su di lei la osservava, respirando piano per non disturbare il suo stato di tranquillità.

Un dito sfiorò la linea morbida del suo viso rilassato, scendendo verso il mento, soffermandosi a pochi centimetri dalle labbra.

Sofia rabbrividì nel dormiveglia, ma non ebbe il coraggio di aprire gli occhi. Non in quel momento, almeno.

 

»Il predatore si fa più vicino alla sua prossima vittima. Le sue mosse successive saranno fondamentali: dovrà fare un ultimo scatto, saltare contro la gazzella e cercare di bloccarle ogni movimento.«

 

La ragazza socchiuse le labbra, per cercare più ossigeno. Quella strana sensazione la stava lasciando senza fiato. Sentiva chiaramente una presenza, china su di lei, che la studiava nel buio. Occhi che, evidentemente, vedevano anche attraverso le ombre.

Occhi di un lupo...

Quel poco fiato che aveva ancora nei polmoni le mancò nello stesso istante in cui vide due iridi gelide nel buio che la scrutavano, immobili. Non ebbe la capacità e la forza di gridare, quasi che quegli stessi magnetici occhi le ordinassero di tacere. Rimasero a lungo a guardarsi, lei e lo sconosciuto che era entrato in casa sua chissà come. Una terrorizzata, l'altro calmo e immobile.

«Cosa... Chi sei?», gli chiese in un soffio.

Quello dischiuse la bocca, per parlare. Le accarezzò una guancia con delicatezza, quasi temesse che potesse rompersi da un momento all'altro.

«Non ha importanza, Sofia

La voce, la sua voce, era qualcosa di inaspettato per il cuore di Sofia. Era bassa, tenebrosa e profonda e ne rimase scioccata. Ammaliata da quella voce, non si rese subito conto che quello sconosciuto l'avesse chiamata per nome.

«Conosci il mio nome?» Respirava velocemente, ora, spaventata e ancora intorpidita. «Come?»

L'estraneo sembrò sorridere nell'oscurità, resa ancora più forte dal fatto che fosse di spalle alla televisione, unica fonte di luce presente.

«Conosco ogni più nascosto dettaglio di te.»

L'uomo si chinò sul suo viso, sfiorandole il naso con il suo. Sembrava volesse annusarla. Che cosa stupida da pensare. Ma anche plausibile, dato che ormai, Sofia, non ragionava più.

«Devo conoscere le mie prede prima di assaporarle.»

Sofia rabbrividì, trovando alquanto bizzarra ed inquietante la similitudine con quel programma sui grandi predatori.

«Chi sei?»

L'uomo, muovendosi con estrema lentezza, allungò una mano verso i capelli rossi e mossi della giovane, scostandoglieli per avere una perfetta visione del suo collo. Glielo accarezzò lievemente, soffermandosi sulla vena più grossa, che sentiva pulsare freneticamente sotto il suo tocco.

«Bellissima...», sussurrò, osservando estasiato la sua gola.

Sofia arrossì a quell'inaspettato complimento. Chiunque fosse sapeva come ammansirla e farla sentire leggera come una nuvola.

Leggera come la nebbia della notte...

«Abbandonati, Sofia, abbandonati al mio abbraccio.»

Le labbra dello sconosciuto si posarono sul suo collo, baciando quella pelle morbida e liscia con lentezza.

Sofia sospirò pesantemente, stringendo il tessuto del divano tra le mani. Avrebbe voluto sparire, allontanarsi da quell'uomo che la stava seducendo con così tanta facilità, ma al tempo stesso non riusciva a muoversi. I suoi inviti, i suoi baci sembravano quasi degli ordini che non poteva non eseguire.

«Lascia che le tenebre ti avvolgano, Sofia.»

Quei piccoli baci sul collo si fecero più audaci e risalirono la gola, fino al lobo di un orecchio.

«Sei tu... le tenebre?»

Quell'ingenua quanto veritiera domanda, bloccarono le labbra dell'uomo, che tornò a guardarla intensamente.

Dio, quegli occhi...

«Eternamente tenebra, Sofia. E tu, eternamente luce.»

La ragazza strinse gli occhi, per mettere a fuoco il suo viso. Nonostante la poca visibilità, si accorse che l'uomo aveva i capelli scuri e lunghi, che arrivavano lisci fino alle spalle. Chissà se erano morbidi come le sue labbra sulla sua pelle?

Allungò una mano con cautela, per paura che quel suo gesto potesse farlo sparire, e accarezzò quei capelli neri come la notte. L'uomo chiuse gli occhi nel sentire che la mano della giovane si faceva sempre più sicura. Quando le dita gli sfiorarono la pelle, lei le ritrasse immediatamente e lui tornò ad osservare il turbamento nei suoi occhi verdi.

«Sei così... gelido.»

Egli non parlò, raggiungendo la sua mano con la propria e portandosela nuovamente al viso.

Sofia poté sentire quella pelle liscia come porcellana, e probabilmente diafana come essa, sotto le sue sottili dita. E gli carezzò il viso, sentendo la forma spigolosa degli zigomi e della mascella.

«Non resistermi... Io avverto la tua fame.»

L'uomo riprese ciò che aveva interrotto e baciò il lobo dell'orecchio, facendola fremere.

«Abbandonati al mio abbraccio.»

La sollevò dal divano, con incredibile facilità, e per un attimo Sofia si sentì persa. Lui la osservò ancora, e ancora una volta le insicurezze e le paure svanirono. La condusse nella sua stanza, riportandola con i piedi per terra.

Lì, grazie ad uno spiraglio tra le nuvole, la luna lo illuminò meglio e Sofia rimase senza fiato. L'estraneo era molto più alto di lei, tanto che la sua imponente stazza la mise ancora di più in soggezione. Indossava un mantello scuro che lo avvolgeva dalle spalle fino quasi a toccare il pavimento e non si era sbagliata: il suo viso era pallido, dai lineamenti parecchio marcati, che gli davano un'aria severa e seria, che ben s'intonava alla voce profonda e penetrante.

Sofia fu pienamente consapevole di quanto bello fosse quando le si avvicinò di un passo, il suo respiro che le solleticava il viso.

Sì, era terribile e bello. E terribilmente bello, insieme.

«Abbracciami.»

Lui non si sorprese di quella richiesta e allungò una mano verso i fianchi della ragazza, avvicinandosela contro. Le scostò nuovamente i capelli dalle spalle, chinandosi per baciargliele nonostante la maglia di cotone del pigiama. Risalì lento verso il collo, ritrovando la giugulare che poco prima aveva percepito.

Un abbraccio... Che richiesta innocente, pensò lui, sorridendo nell'ombra.

Sofia si aggrappò al tessuto del suo mantello, chiudendo gli occhi per godersi ogni singolo istante di quello strano e bellissimo sogno.

Il gemito roco che le uscì dalla gola fu innaturale, quanto innaturale fu sentire i canini affilati di lui penetrarle la pelle. Spalancò gli occhi, terrorizzata, ma non ebbe la forza di scostarsi.

Il vampiro iniziò a succhiare quel sangue per lui così dolce, che aveva potuto solo immaginare in quei mesi di caccia. Lui che, prima di trovare la sua preda, le osservava da lontano, ogni notte, in ogni loro istante.

L'istinto fu di dissetarsi completamente di quel nettare vitale, rosso come la passione che gli stava bruciando quel poco di lucidità che aveva. Ma si aggrappò a quest'ultima con tutte le sue forze, per evitare che il piacere svanisse in pochi secondi. Baciò la pelle offesa dai suoi denti con dolcezza, mentre le accarezzava la schiena per rassicurarla. Vide il terrore nei suoi occhi ma non si scoraggiò. Aveva scelto lei, tra tante, perché era bella, colta e... sola, proprio come lui.

«Rilassati, Sofia. Non voglio farti del male.» Non ancora...

Lei cacciò indietro un singhiozzo, mentre stringeva ancora tra le dita il mantello. Sospirò nel sentire quelle labbra maledette sulla fronte e per un momento dimenticò il bruciore al collo nel punto in cui l'aveva morsa.

«Cosa sei?», gli domandò per la terza volta. «Ti prego, rispondimi.»

«Io sono un'ombra dannata.» Le baciò una guancia, seguendo la linea di una lacrima sfuggita poco prima dai suoi occhi verdi. «Sono un incubo, Sofia.» Si fermò prima di raggiungere le sue labbra, osservandole famelico. Erano così rosse, così vive, in contrasto con le sue, pallide nonostante fossero invitanti e carnose come una fragola.

«Il mio incubo...», sussurrò lei, avvicinando il viso a quello del vampiro. «O il mio sogno?»

Catturò le labbra della ragazza con ardore, mandando a quel paese tutta la calma e la logica che aveva impiegato fino a quel momento. Aveva atteso anche troppo, convenne con stesso, mentre la spingeva contro il materasso.

Sofia rabbrividì e gemette nel sentirsi sovrastare da quel corpo statuario che la stringeva e la desiderava così tanto. Incapace di pensare a niente che non fosse quell'individuo, si lasciò baciare da quelle labbra tentatrici, accarezzare da quelle mani audaci che stavano scoprendo le poche curve del suo corpo, premere contro il letto da una voglia irrefrenabile.

«Abbandonati a me, Sofia.»

Lo sto già facendo...

Come se avesse avuto il potere di leggerle la mente, oltre che di comandarla, egli sorrise. Si spogliò dell'ingombrante mantello e del gilet nero che indossava sopra una camicia rossa, come il sangue che aveva bevuto poco prima. Stava per sbottonare anche questa, acceso da un inconsueto bisogno fisico, ma si sorprese quando fu Sofia a reclamare le sue invitanti labbra. Si baciarono finché lei non ebbe bisogno di ossigeno e lo sconosciuto ne approfittò per spogliare sia stesso che lei.

Inginocchiato sul letto, rimase a guardarla incantato mentre lei, intimidita, cercava di coprirsi con le mani e stringendo le cosce. Lui scosse il capo e le divaricò le gambe con calma, sdraiandosi su di lei e riprendendo a baciarla.

Sofia sospirò di piacere puro quando la prese, unendosi a lei con una spinta. E tornò a gemere di dolore nel momento in cui lui tornò ad occuparsi del suo collo.

Le mani di lui ovunque, quel bacino che continuava a muoversi per darle piacere, quel sangue che lo rinvigoriva ad ogni sorso, e che ad ogni sorso indeboliva lei... Sofia provò estasi e terrore, un miscuglio che la portò brevemente alla dannazione.

E mentre quella notte veniva consumata, la televisione continuava a parlare.

 

»La spinta che il leone s'imprime è sufficiente abbastanza per far sì che salti veloce e sicuro, atterrando la sua preda con una zampata. Per evitare che la gazzella gli sfugga prima di sfamarsi, il leone l'agguanta per la gola, stringendo le sue affilate fauci contro la carne. Ogni tentativo di fuggire, ormai, è inutile. La gazzella è destinata a soccombere a quel morso in pochi istanti.«

 

 

 

 

 

 

Angolo dell'autrice:

Ok, dopo questo incredibile delirio passiamo alle spiegazioni.

Non sono convintissima di quello che ho scritto, è la prima volta che mi cimento in una storia vampiresca (se di storia si può parlare), anche se amo l'argomento praticamente da sempre, essendo cresciuta con Stoker e la Rice, oltre che seguendo Buffy. XD

L'altro giorno mi capita sotto tiro la prima puntata della quinta stagione proprio di Buffy e toh, chi si vede? Il secondo amore della mia vita - dopo il Fantasma dell'Opera, ovvio: Dracula *_*, interpretato da uno sconosciutissimo (per lo meno per me) Rudolf Martin, ma incredibilmente affascinante e magnetico. Per pura curiosità ho controllato la sua filmografia (ristretta, a dir la verità, ecco perché non lo conoscevo) e ho trovato un film che purtroppo in Italia non è uscito, ma si può trovare facilmente su youtube anche se in inglese - il titolo è Dark Prince: the true story of Dracula, un buon film effettivamente, che parla di Vlad III l'Impalatore, l'uomo che ha dato vita alla leggenda di Dracula. La bellezza e il fascino di quest'uomo (che sì, ammetto mi abbia turbata *O*), insieme alla puntata di Buffy, mi hanno dato l'input per questa cosa, ed ecco qui che è venuto fuori! :'D Il tutto partito da una frase di Willow:  Gli piacciono le belle donne, i succubi, e i giovani... ama dissanguarli lentamente. Anche lui uccide per nutrirsi ma preferisce avere un rapporto con le sue vittime... e possiede numerosi poteri mentali per attirarle. Lui sa leggere nella mente e controllare i pensieri, apparire nei sogni."

D'altro canto il fatto che si presenti sottoforma di lupo prima, di foschia dopo, e di uomo alla fine è ripreso proprio dalle leggende su Dracula e i vampiri. Indi per cui il vampiro di cui sopra potrebbe benissimo essere il Conte, ma anche qualsiasi altro signorotto dai canini affilati, a voi l'immaginazione. *_* Vi lascio solo una foto di come lo immagino (e di come sia realmente il signor Martin). Qui in Buffy, qui nel film. Vorrei inoltre precisare che Sofia non è certo l'unica vittima che lui segue per giorni, ma anche se non l'ho specificato, è ovvio che il vampiro cerchi altri pasti per saziarsi... Solo che ogni tanto vuole fare le cose per bene xD

Il parallelo con il leone e la gazzella non me lo so spiegare, sinceramente... E' arrivato poi di conseguenza! :D

Passiamo alla mia lei, la mia creatura, Sofia. La mia Pargola l'ho creata per un'altra storia (La Vita Nova, se vi interessa, sul Fantasma dell'Opera... Ma sì, un po' di pubblicità non guasta!), anche se lì si chiama Phénix (e per ovvi motivi, successivamente anche Sophie) ed è leggermente diversa, ovviamente per il diverso contesto in cui si trova. Ci sono parecchio affezionata - e che nessuno mi dica: ma l'hai fatta morire!, perché una morte così non è una tortura ù_ù XD - così come sono affezionata al nome. Sofia significa saggezza ed è un nome che ho sempre amato (insieme al mio, Marta, che significa signora e a Rebecca, che significa legame, nomi così sofisticati *O*). Così come è mio il gatto, il piccolo Dante, anch'esso presente nella storia che vi ho citato... Amo i gatti neri! Anyways, non escludo che prima o poi la Pargola e il micio compariranno nuovamente (vanno a braccetto questi due), magari in un'altra storia di vampiri, o in qualche altra originale... Vedremo.

Spero non sia venuta una schifezza, qualsiasi tipo di commento e/o critica è ben accetto. ;)

Saluti,

Marta.

   
 
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