Drammatico |
11 Settembre 2001 di SunsetMoon | Leggi le 3 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 02/11/2005 | Stampa questo capitolo
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Premetto che è forse già stato d
Premetto che molto probabilmente è già stato detto e scritto
molto su quest'avvenimento, e che forse dovremmo dare maggiore rilevanza anche
ad altre stragi che sono accadute e che accadono tutt'oggi nel mondo... Ma avevo
in forno questa storia già da un pò di tempo, e ho pensato di scriverla anche
qui... Con ciò non intendo offendere nessuno in alcun modo, nessuno Stato,
nessuna decisione, nessun ideale di nessuna persona... Nella storia ho inserito
una frase che ho trovato in Internet e che mi ha colpito molto, è quella segnata
in grassetto... Perdonate il tono allegro della storia, ma mi è uscita
abbastanza di getto.Ho cercato di interpretare la testimonianza di una persona
ipotetica che c'era, non pretendo di sapere molto sull'argomento nè di sparare
sentenze su cose che non ho vissuto.... Vi chiedo solo di leggere.
11 SETTEMBRE 2001
"A volte ci sono avvenimenti che, nel mondo, ci
prendono alla sprovvista. Avvenimenti a cui non riusciamo a restare
indifferenti, senza un commento, delle lacrime. Senza paura. In quell'istante
dovremmo sentirci tutti uniti, pronti a ricostruire ciò che abbiamo distrutto
con le nostre stesse mani. E invece, improvvisamente, sentiamo una gran
sensazione di freddo addosso, e, senza accorgercene, la nostra mente vaga fino a
raggiungere gli spazi più lontani del mondo, al di là di un oceano infinito,
nell'inutile tentativo di restare soli. Soli... con i nostri pensieri. Ognuno
reagisce a modo suo a certe situazioni. Anche lontani, lontanissimi dalla
società possiamo percepire ciò che succede. Ma se poteste vedere ciò che ho
visto io... bè, allora capireste. In qualche modo la vista di certe situazioni
(distruttive) ci dà una visione completamente diversa da ciò che avremmo pensato
se non fossimo stati presenti. Quel giorno non può, anzi non DEVE essere
dimenticato. E non perchè è stato un attentato alla potenza economica più grande
del mondo, non perchè due tra i totem più rappresentativi di quella Nazione
siano andati distrutti, ma perchè è stato il teatro di una serie di avvenimenti
che hanno ucciso. Avvenimenti che hanno portato alla fine della dignità umana,
di quel sogno comune che tanto abbiamo venerato ai fini non poco egoistici di
ottenere finalmente un pò di pace. Questo mondo è troppo grande per noi. E, allo
stesso tempo, troppo piccolo. Ed è così che ci ritroviamo in situazioni che
sembrano incredibilmente, eppure inesorabilmente volute dal destino.
Semplicemente, ci capitano cose che sono come domande, passa un minuto oppure
anni e poi la vita risponde. Fino ad ora, tuttavia, non sono ancora riuscita
a trovare la risposta a questo enorme "quesito" che mi si è posto davanti,
inavvertitamente, quell'11 Settembre del 2001. A distanza di anni, lo ricordo
ancora come uno dei giorni più terrificanti della mia vita. E non scherzo quando
dico che sono fortunata ad esserne uscita viva. Nella mia mente si ripetono
ancora le immagini di un film, come in un flashback senza fine. Immagini che
restano, per non lasciarti più, per ripresentarsi continuamente nei tuoi sogni
senza vita, per ghermirti nella fondata speranza di tenerti sospeso in un
vortice di panico eterno. Come può una rilassante vacanza all'estero
trasformarsi in uno degli avvenimenti più catastrofici della tua vita? Tutto
quel fumo, quel fuoco, il rumore sordo e al contempo così vivido dello schianto,
quelle grida strazianti... e le sirene delle autoambulanze, le urla della gente,
le vampate incandescenti di fuoco... gente, medici e feriti che andavano avanti
e indietro, teli verso il basso, telecamere che riprendevano. Corpi, corpi
mutilati, distrutti, bruciati dal fuoco... ferite aperte non solo in senso
letterale. E tutta quella disperazione... le persone che si gettavano nel vuoto,
perchè morire a impatto è meglio che venire bruciati dalle fiamme
dell'inferno... e io c'ero, ho visto e so che non deve più accadere. In nessun
caso, perchè non ci sono motivi validi a giustificare una carenza di umanità
tanto grande... Ricordo ancora quelle candele accese in segno di memoria, le
fotografie, le dediche e i fiori... Poi una folata di vento, una sensazione di
sollievo e il fumo di quella fiamma ormai spenta, che si alzava sospinta dal
vento fino a raggiungere i gradini più alti del cielo... E ditemi, voi, voi cosa
avreste fatto se vi foste trovati lì, in quel medesimo istante? Esatto: sareste
FUGGITI, proprio come ho fatto io e come abbiamo fatto tutti quanti, perchè
l'essere umano è fatto così, porta alla morte migliaia di persone come se nulla
fosse, ma poi ha paura di morire... oppure, molto probabilmente, sareste rimasti
lì, inchiodati al terreno, come ho visto fare da molte persone, in parte
immobilizzate dall'incredulità, in parte spaventate dal pericolo... e non c'è un
atteggiamento giusto o sbagliato, qui non si tratta di vincere dei premi o di
ottenere la memoria più grande per il coraggio maggiore... non c'è vergogna,
nella paura... è vero, alla morte non si sfugge, credo che quando debba accadere
accade... ma è pur vero che, se volessimo, un modo di non uccidere c'è:
consapevolezza. Coraggio. Comprensione. Mettersi nei panni degli altri per
capire che, come tutti, anche loro hanno paura di morire e di VEDER morire,
esattamente come l'abbiamo tutti. Ho letto molti articoli di giornale che
descrivevano fin nei minimi dettagli quell'orrore vivente: "Una normalissima
giornata nella Grande Mela cominciata con il solito ritmo frenetico e conclusasi
con il pianto di una donna, un uomo, un bambino...". Ma è vero che il non
esserci ci impedisce di vedere le cose come forse dovremmo. E allora mi chiedo:
è questo quello che dovremmo insegnare ai nostri figli, e ai figli dei nostri
figli? Che l'omicidio è l'unico strumento per superare gli ostacoli, che l'unica
razza distruttiva per l'essere umano è l'uomo stesso...? Allora non credo di
capire questo mondo in cui la speranza è volata via come sabbia al vento... non
ci sto. Ripenso all'ultimo viso visto quel giorno: il viso di una donna, che
prendeva il suo bambino tra le braccia mentre lacrime calde scorrevano copiose
dal suo viso... E non importa se quella donna fosse americana, italiana o
australiana, pakistana, bianca o di colore... perchè primo era una madre,
secondo una donna e terzo un essere umano... Affinchè questo non accada mai più.
Io non lo dimentico".
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