LA SOFFITTA
Molly
Weasley fissava la figlia ed Harry Poter che, avvinghiati talmente da
sembrare un’unica ingombrante persona, si sbaciucchiavano sul divano della
Tana, quello piazzato davanti al camino, ossia nel bel mezzo del salotto,
precludendo così l’accesso alla stanza a tutta la famiglia.
Parte del resto della prole Weasley, Fred, George e Ron,
sbirciavano da dietro le spalle della madre, emettendo sbuffi indignati e
contrariati ad intervalli regolari di circa due minuti e mezzo.
-Spiarli è violazione della loro privacy, oltre ad essere
una cosa veramente di cattivo gusto.- disse distrattamente Hermione, seduta al
tavolo della cucina immersa come sempre in un libro. –Lasciateli stare, dai.-
-Lasciarli stare?- domandò Fred inarcando un sopracciglio.
-No…- borbottò George.
-Non se ne parla.- aggiunse il gemello.
-Quella è mia sorella!- sbottò Ronald scuotendo la testa.
–Guarda come sono pressati, schiacciati, appiccicati e…- sbarrò gli occhi,
esibendosi in una smorfia schifata. –Per la barba di Merlino, ho visto una
lingua! Quella era una lingua! Cioè, erano due… voglio dire, andavano una verso
l’altra… insomma, si toccavano…
-Ronnie, vuoi un disegnino che ti illustri come ci si
bacia?- chiese Fred ghignando e dando una gomitata al fratello, che ammiccò.
-Era la lingua di Ginny aggrovigliata a quella di Harry.-
fece presente Ron e gli altri due si zittirono all’istante.
Hermione alzò gli occhi dal libro e li posò sui fratelli
Weasley, fissandoli intensamente a turno.
-Adesso basta.- disse lentamente. –State davvero esagerando.
Trovatevi qualcosa da fare, andate fuori a giocare al vostro cavolo di
Quidditch, ma lasciateli stare!-
I tre ragazzi si guardarono l’un l’altro ed Hermione poté
immaginare senza problemi la figura del boccino d’oro che si era appena formata
nelle loro menti.
Poi Ronald scosse vigorosamente la testa e tutto sfumò.
-È una questione di principio, Hermione.- spiegò
pazientemente George.
-Infatti!- convenne Fred annuendo. –Ginny non può fare quelle
cose con Harry in salotto!-
-Per quanto noi comunque stimiamo Harry…
-E gli vogliamo bene…
-E lo ringraziamo per i soldi che ci ha dato per aprire il
nostro negozio…
-Però dovrebbe almeno evitare di fare quelle cose con nostra
sorella in salotto…
-Ginny non dovrebbe fare quelle cose con nessuno ed in
nessun luogo!- sbottò Ron intromettendosi nell’assolo dei gemelli.
-Non credete che smetteranno di fare “quelle cose” solo
perché a voi da fastidio.- sussurrò candidamente Hermione. –Anzi, se li mandate
via dal salotto troveranno altri luoghi per farle, posti più appartati e dove
non vengono spiati e disturbati da ficcanaso come voi!-
I tre fratelli la fissarono orripilati, mentre Molly
Weasley, che sembrava non aver prestato alcuna attenzione al battibecco
tenutosi, si voltò con estenuante lentezza.
-Per quanto io sia felice che la mia bambina si sia scelta
un così bravo e dolce ed a posto ragazzo… non posso permettere che questo
succeda! La mia bambina… beh, è ancora una bambina!-
-Ben detto, mamma!- esclamarono in coro i gemelli.
-E cosa avresti intenzione di fare?- chiese Ronald
scetticamente. –Non posso mica stare sveglio tutte le notti fino al ritorno ad
Hogwarts a controllare che Harry non esca da camera nostra per infilarsi in
quella di Ginny!-
-Oh, no, non ce ne sarà bisogno, Ronald.- assicurò Molly.
–Useremo un altro metodo d’allarme.-
Hermione alzò gli occhi al cielo, mentre la signora Weasley
annuiva sempre più convinta.
-Sì, ho trovato! Faremo la stanza di Harry in soffitta!-
Fred e George si scambiarono uno sguardo perplesso.
-Cosa cambia, mamma?-
-La stanza di Ginny è tra la soffitta e la stanza di Ronnie…
-Ad Harry basterà scendere le scale…
-Piuttosto che salirle…
-In secondo scalino della rampa tra la soffitta e la stanza
di Gin scricchiola!- esclamò Ronald illuminandosi.
-Proprio così!- disse la signora Weasley compiaciuta. –In
questo modo sapremo sempre dei movimenti di Harry.-
-Andiamo, credete di potervi accorgere se Harry si intrufola
in camera di Ginny grazie ad uno scricchiolio? E poi non è mica scemo, salendo
si accorgerà che scricchiola e scendendo lo salterà.- mugugnò Hermione.
Calò il silenzio ed i Weasley si guardarono in faccia, i
sorrisi che si spegnevano lentamente.
Passarono tre interminabili minuti, poi Molly scosse
vigorosamente la testa.
-Mi spiace contraddirti, mia cara, ma funzionerà!- disse
allegramente, mentre gli altri annuivano.
-Allora è deciso!- esclamò Fred con un sorriso. –Ronnie, vai
a sgombrare la soffitta.-
Ronald sbarrò gli occhi.
-Cosa?! E perché io?-
-Perché noi due nel frattempo andiamo ad interrompere i due
piccioncini.-
-E non posso farlo io?-
-Vuoi morire? Ginny ti ucciderebbe sicuramente, viste le
vostre precedenti litigate sull’argomento. A noi ci tollera ancora.-
-Ma… ma… non posso usare la magia, dovrò fare tutto a mano!-
George gli si avvicinò e gli passò un braccio attorno alle
spalle.
-Mio caro fratellino… o le scatole o una morte lenta e
dolorosa per mano della piccola ed impudica Ginny.-
Ron sbuffò, scrollandosi di dosso il fratello.
-E va bene, va bene, lo faccio io!-
S’incamminò verso le scale, le mani in tasca e l’espressione
imbronciata. Prima di voltare l’angolo si girò di nuovo verso la cucina.
-Dai, ‘Mione, muoviti.- borbottò.
La ragazza sollevò gli occhi dalle pagine del libro e
stupita si puntò un dito contro il petto.
-Io?-
-No, Merlino.- mugugnò sarcasticamente il ragazzo. –‘Mione
quell’altra, quella dietro!-
-E perché mai dovrei venire? Io sono assolutamente contraria
a tutta questa farsa.-
-Non vorrai mica che io faccia tutto il lavoro da solo,
vero?- chiese incredulo.
Hermione lo fissò per qualche attimo e non riuscì a
trattenere un sorriso: era talmente buffo, con gli occhi spalancati, le
sopracciglia che quasi scomparivano sotto il ciuffo rossastro che gli ricadeva
sulla fronte e la bocca distorta in una smorfia.
Sospirò pesantemente, chiudendo il libro con un colpo secco
ed avviandosi verso il ragazzo, che l’attendeva battendo impazientemente un
piede sullo scalino.
Salirono insieme le scale e fu più o meno al terzo piano che
gli arrivò l’incoraggiante esclamazione di Molly:
-Su, tanto sono al massimo un paio di scatole!-
I casi erano due: o la signora Weasley non sapeva contare,
oppure era da parecchio che non metteva piede in soffitta. Qualsiasi fosse la
realtà non era cosa buona, dato che in quel momento i due ragazzi si trovavano
davanti una distesa di scatoloni ammonticchiati un po’ ovunque in quella stanza
polverosa.
Ron si grattò la testa con espressione smarrita, com’era
solito fare quando qualcosa non gli quadrava.
-Non sono esattamente un paio di scatole.- commentò
guardandosi intorno.
-Ottima intuizione, professoressa Cooman.- lo schernì
Hermione scuotendo la testa. –Lasciamo stare, Ron, ci vorrebbero settimane e
poi il motivo è davvero una sciocchezza.-
-L’illibatezza di mia sorella non è una sciocchezza!-
ribatté lui veemente.
-Santo cielo, Ronald, sii ragionevole! Harry non salterebbe
mai addosso a Ginny in casa vostra! State tutti esagerando, quei due si
sbaciucchiano e nulla più!-
-Non mi sembrava affatto che quella che stavano facendo
prima sul divano fosse “nulla più”!- sbottò Ron fulminandola con lo sguardo.
-Sono le cose normali che si fanno quando si sta insieme: ci
si abbraccia, ci si bacia e si sta accoccolati assieme sul divano, io non ci
vedo nulla di male. Ed inoltre sono sicura che Harry sappia bene fin dove si
può spingere e quando sia conveniente fermarsi.- sospirò Hermione incrociando
le braccia al petto.
-Harry sì, ma mia sorella no!-
-Allora, forse, se è tua sorella a fare così, semplicemente
non vuole rimanere illibata.-
Ron spalancò la bocca, furente ed indignato.
-Lei… lei… lei non sa quello che vuole, è troppo piccola per
saperlo!-
Hermione lo fissò scuotendo la testa.
-Lo vedi come sei, Ronald? Vuoi sempre decidere tutto della
vita di tutti, senza curarti minimamente di cosa voglia realmente una persona.
Mi sono stufata davvero di questo tuo comportamento. E non ho nessuna voglia di
stare qui a discutere come te, testardo come sei. Vuoi pulire la soffitta per
farti odiare da tua sorella? Fallo, ma non pensare che io ti dia una mano!-
Si voltò e mise una mano sulla cordicella per aprire la
botola, ma il ragazzo fu più veloce e mettendo un piede sull’asse di legno la
fece richiudere con un tonfo sordo.
Hermione gli lanciò un’occhiataccia, sbuffando infastidita.
-Lasciami uscire.-
-No. Hai detto che avresti fatto il lavoro con me e adesso
lo farai, dovessi fare un incantesimo a quella botola per tenerla chiusa ed
essere espulso da Hogwarts per uso vietato della bacchetta fuori dalla scuola.-
La ragazza serrò le labbra per impedirsi di strillare. Prese
un respiro profondo.
-Saresti un idiota a farlo, Ronald.- disse freddamente.
-Ma lo farei, lo sai.-
Passò ancora un minuto, durante il quale imperversò una muta
battaglia di sguardi. Hermione non voleva cedere, davvero non voleva, ma Ron
aveva uno sguardo talmente determinato che alla fine non poté che sospirare con
fare rassegnato.
-E va bene, ti aiuterò. Ma solo se la smettiamo di discutere
di Harry e Ginny. Non ho voglia di litigare con te, Ron. È la Vigilia di
Natale, evitiamo di scannarci almeno oggi, okay?-
Ronald annuì, sorridendole.
-Come vuoi! Adesso su, mettiamoci al lavoro, altrimenti non
finiamo più.-
Iniziarono a togliere gli scatoloni dal mezzo della stanza
spingendoli ai lati, aprendosi così un passaggio per arrivare alla parete
opposta.
Le scatole erano tantissime ed ogni volta che ne muovevano
una si sollevava una nube di polvere che li costringeva ad interrompere il
lavoro per tossire e starnutire.
Lavorarono di buona lena per un’oretta, senza quasi parlare,
concentrandosi solamente a spostare scatoloni. Hermione, ben poco allenata a
fare sforzi fisici di quel genere, quasi non ce la faceva più e fu un baule che
probabilmente pesava il doppio di lei a darle il colpo di grazia: lo addossò al
muro e poi scivolò a terra, appoggiandovisi contro con la schiena.
-Io non ce la faccio più, Ron!- esclamò con una smorfia
esausta. –Ti prego, facciamo una pausa.-
-Non fermarti ora, ‘Mione, abbiamo quasi finito.- ribatté il
ragazzo riemergendo dal fondo della soffitta, completamente sporco e sudato.
Hermione gli lanciò uno sguardo incredulo.
-E tu questo lo chiami “quasi finito”?- domandò
sarcasticamente indicando gli scatoloni che ancora gli restavano da spostare e
sistemare, ossia più della metà.
-In fin dei conti non è poi così tanto.- disse lui
asciugandosi la fronte con il dorso della mano. –Dobbiamo solo riuscire a
creare un altro po’ di spazio per farci stare il letto, mica dobbiamo per forza
liberare tutta la soffitta.-
-Ti prego, Ron, vuoi che Harry muoia? Qua dentro
diventerebbe claustrofobico chiunque!-
Ronald scrollò le spalle.
-Dai, ancora dieci minuti e poi facciamo una pausa.-
-No, la facciamo ora.- disse la ragazza perentoriamente. –Io
sono stanca, sporca, sudata e i miei jeans sono conciati tanto male che con
tutta probabilità dovrò buttarli via. E sto per avere una crisi di nervi,
quindi o facciamo una pausa o inizio ad urlarti addosso, capito?-
Ronald posò a terra uno scatolone, vagamente intimorito.
-Se proprio insisti…- borbottò sedendosi anch’egli sul
pavimento polveroso.
Sospirò, lanciando uno sguardo ad Hermione. Lei aveva
appoggiato la testa contro il baule ed aveva chiuso gli occhi. Nella penombra
della soffitta il suo viso non era altro che un insieme di lineamenti scuri,
difficili da riconoscere, ed i capelli le conferivano un’aria ribelle, che
abbinata a lei era del tutto surreale.
Se si guardava meglio, però, si potevano distinguere i
particolari: la fronte imperlata di minuscole goccioline di sudore, il naso
dritto, la bocca appena dischiuse, con le labbra non troppo carnose ma ben
disegnate; e a quel punto non era più surreale, ma… bella.
Lei, Hermione Granger, solitamente così perfetta, con la
gonna della divisa sempre stirata e in ordine, della lunghezza prevista dal
regolamento e non accorciata grazie alla magia come quelle di Lavanda e Calì,
con la cravatta sempre allacciata ed i libri perennemente sottobraccio, ora,
sudata e spettinata, con i jeans sporchi e strappati all’altezza del ginocchio
destro, sedeva scomposta per terra e Ronald riusciva a vederla, finalmente,
come una ragazza “normale”. Come una delle ragazze che gli piaceva seguire con
lo sguardo quando gli passavano davanti in corridoio o durante le lezioni, e
non come la solita miniatura di sua madre. Ma non solo in quel momento la
vedeva come una ragazza normale, ma una bella ragazza normale perché,
per quanto Hermione non avesse un fisico mozzafiato e comunque non fosse la
perfetta incarnazione della bellezza stereotipata, era carina e, se si guardava
bene, anche attraente. O almeno, per lui lo era.
Si riscosse, schiarendosi rumorosamente la gola, come se
avesse paura che lei potesse captare i suoi pensieri in tutto quel silenzio.
Hermione aprì gli occhi, rivolgendogli uno sguardo di
biasimo.
-È tutta la polvere che si è sollevata che ti fa tossire.-
borbottò con il solito tono saccente.
-Probabile.- mentì Ron, le orecchie in fiamme. –Comunque…
beh… non entravamo da parecchio quassù, tra tutti.- buttò lì, tanto per fare
conversazione.
-Direi proprio, Ronald.- commentò Hermione scoccandogli
un’occhiataccia. –Immagino che se ci mettessimo a frugare nelle scatole
troveremmo oggetti appartenuti alla prima stirpe Weasley.-
Ron s’illuminò.
-Ti andrebbe?-
-Di fare cosa?-
-Di frugare nelle scatole.-
Hermione sembrò valutare la proposta: era tutto il giorno
che si chiedeva cosa mai ci potesse essere in tutti quegli scatoloni e la sua
curiosità la stava quasi facendo annuire, ma cose di consueto a prevalere fu il
buonsenso.
-Figurati, Ron! Il disordine che c’è basta e avanza senza
che ci mettiamo a crearne di più noi.-
-Ma sarebbe divertente!- insisté il ragazzo. Avrebbe fatto
qualsiasi cosa pur di farle cambiare posizione: era stravaccata per terra, una
posa tanto strana tenuta da lei, e che lo attirava tanto, anche se non sapeva
perché. Forse perché gli ricordava lui e la sentiva come “sua”, quella
posizione, e se la posizione era sua, allora, in quel momento, anche Hermione
era un po’ sua e quel pensiero gli faceva venire i brividi.
-No, Ron…
-Su, dai, smettila di lamentarti. Guardiamo solo nel baule
alle tue spalle, okay? Spostati.-
Hermione si spostò ed il ragazzo le fu subito accanto,
aprendo il baule.
Tirò fuori uno scialle arancione, delle pantofole blu, poi
un paio di peluches.
-Oh, Merlino!- esclamò Ronald, stringendo al petto un
malandato orso di pezza. –Questo è Teddy!-
-Teddy?- domandò la ragazza inarcando un sopracciglio.
-Sì, Teddy! Era il mio orsetto preferito, prima che Fred lo
trasformasse in un gigantesco, schifoso, orribile ragno. Aveva rotto la sua
scopa da corsa, senza fare apposta, e lui aveva pensato di punirmi facendomi
odiare la cosa a cui tenevo di più. Ricordo di non averne più voluto sapere
niente, neppure dopo che papà l’aveva fatto tornare normale. Pensavo che mamma
l’avesse buttato via, invece a quanto pare l’ha conservato.-
Hermione gli sorrise, ritrovandosi a pensare quanto fossero
teneri, il suo migliore amico e l’orsacchiotto, di nuovo insieme.
-Sai, Ron,- mormorò allegramente. –forse sarà divertente.-
Continuarono ad estrarre oggetti e la ragazza fu informata
del loro uso, della loro utilità e dell’epoca in cui erano stati usati.
-Ci manca vedere solamente cosa sono quei libroni laggiù sul
fondo.- disse Hermione dopo un po’, tuffando testa e braccia nel baule. –Ecco
qua, guarda. Sembrano… album di fotografie.-
-Infatti è quello che sono.- mormorò Ronald sfiorando con un
dito la copertina del primo volume. –Mamma ne ha fatto uno per ognuno e ci sono
le foto da quando siamo nati fino ad adesso. Ogni foto che si scatta finisce in
questi album. Prima erano in salotto, credo che li abbia imboscati qui Bill
quando è venuta Fleur… mia madre ha la pessima abitudine di tirarli fuori nei
momenti meno adatti.-
Li sfogliarono tutti fino ad arrivare al penultimo, sul
quale era scritto in lettere color oro ‘Ronald’ in un’elegante calligrafia.
-Adesso viene il bello.- sussurrò Hermione con un sorriso,
aprendo l’album e ritrovandosi davanti un baby Ronald, in fasce, che fissava
con occhi sgranati la madre che lo teneva amorevolmente in braccio.
-Com’eri dolce, Ron.- gli disse scompigliandogli i capelli,
mentre lui si scostava ed emetteva uno sbuffo infastidito.
-Se vuoi guardare quelle foto, guardale. Ma non fare
commenti.- borbottò dandole le spalle.
Hermione girò la pagina ed osservò il piccolo Ronald
spegnere la sua prima candelina e sorridere sdentatamente; voltò ancora una
pagina e, vedendo la foto successiva, riuscì a stento a trattenere una risata.
-Accidenti, che sex-appeal, Ron!- lo prese in giro. Lui in
un attimo fu accanto a lei, per premurarsi di scoprire la causa di quella
battuta. Non appena capì di che immagine si trattava arrossì violentemente.
-Hermione!- la rimproverò con una tale serietà che lei
scoppiò a ridere. –Non guardare, sono nudo!-
-Ma avevi tre anni!- ribatté la ragazza tentando di tornare
seria.
-Bhe, cosa c’entra?-
Si fissarono per qualche attimo e poi un altro scroscio di
risa colse Hermione.
-Com’eri piccino!-
-Guarda che sono cambiato.- puntualizzò Ron punto sul vivo.
La ragazza smise di ridere, arrossendo anche lei.
-Lo so. Voglio dire, lo spero… per te… E comunque intendevo
che eri tutto piccolo. Cioè, non solo… insomma…
-Forse è meglio se vai avanti con le foto.- suggerì Ronald,
tremendamente imbarazzato.
Lei annuì e voltò pagina, senza guardarlo più in faccia,
anche se incontrò più volte il suo sguardo di bambino nelle fotografie.
Il piccolo Ronald crebbe sotto i suoi occhi, compleanno dopo
compleanno. Quando arrivarono gli undici anni Hermione poté riallacciare le
immagini ai suoi ricordi e, dal terzo in poi, in quelle foto accanto a Ron comparvero
anche lei ed Harry.
Guardò le pagine fino ad arrivare all’ultima: nel mezzo
c’era una foto sua e di Ronald. Scattata quell’estate, mentre Harry era ancora
dai Dursley, così vi erano ritratti solamente loro due.
Ronald teneva un braccio sulle sue spalle e la sorpassava di
una quindicina di centimetri abbondanti. Hermione si rese contro solo in quel
momento di non essersi mai accorta di quanto lui fosse alto; e neanche di
quanto stessero bene insieme, lei così minuta, lui non troppo robusto ma con le
spalle larghe, belle, ed i capelli rosso fuoco spettinati come sempre.
-Ron…- lo chiamò sottovoce.
-Che c’è?- domandò lui sedendosi accanto a lei.
-Sì può fare una copia di questa foto? La vorrei anche io.-
Ronald la fissò un istante in viso e poi distolse immediatamente
lo sguardo.
-Ti piace?-
Hermione arrossì.
-Sì, è carina. Non trovi?-
-Oh… sì. Sì, lo è. È che… noi due stiamo bene insieme, no?-
La ragazza alzò il volto verso di lui, sebbene sapesse di
avere le guance in fiamme. Erano troppo vicini, tanto che lei praticamente
appoggiava il capo sulla sua spalla, tanto che riusciva a percepire l’odore,
dolce ed acre insieme, delle sua pelle sudata.
Ronald la stava guardando, il viso inclinato verso di lei, i
loro nasi che quasi si sfioravano; il suo sguardo si spostava dai suoi occhi
alle sue labbra, poi ritornava ai suoi occhi e ancora alle sue labbra, sempre
più velocemente, sempre più lascivamente.
Si stavano chiaramente per baciare, era palese, ed Hermione
lo aveva capito, ed era felice e nervosa e fu forse per questo che, proprio
mentre le loro labbra si stavano per sfiorare, lei scoppiò a ridere.
Ron sussultò, allontanandosi di un poco.
-Che c’è?- domandò con un filo di voce.
Hermione non lo sapeva. In tutta sincerità non aveva idea
del motivo per cui avesse fatto una cosa tanto stupida come scoppiargli a
ridere in faccia.
Così disse la prima cosa che le venne in mente:
-Niente, mi sono appena tornate in mente quelle foto di
prima di te piccolo, tutto nudo… eri così buffo!-
Ronald la fissò negli occhi ed Hermione ebbe l’assoluta
certezza di aver detto la cosa peggiore che potesse dire. Lo sguardo del
ragazzo perse l’imbarazzata tenerezza di cui era stato colmo fino a quel
momento e divenne freddo e distante.
Ron si alzò e si diresse verso l’uscita, ignorando la
ragazza che borbottava scuse sconnesse.
-Lascia stare.- grugnì lui prima di infilarsi nella botola.
–Se ti faccio tanto ridere in quelle foto stai qui da sola e divertiti con
loro!-
Molly Weasley distolse lo sguardo da Arthur, che si stava
gustando le patate bollite facendo di tanto in tanto cenni d’approvazione, e lo
posò su Harry e Ginny, che amorevolmente si imboccavano l’un l’altro con pezzi
di pane. Vagamente disgustata si affrettò a spostarlo su Ron ed Hermione che,
chiusi entrambi in un alquanto strano mutismo, mangiavano le loro patate e la
loro fetta di carne, senza guardarsi mai.
-Allora, ragazzi!- esclamò Molly facendo sussultare tutti i
commensali. –Avete finito con la soffitta?-
-Non ancora.- borbottò Ronald di malumore. –Ma il posto per
il letto c’è.-
-Molto bene, quindi! Harry caro, da stanotte potrai dormire
in soffitta. Ormai tu e Ron siete troppo grandi per dividere la stanza, avete
bisogno dei vostri spazi. E dato che Silente ha detto che da questa estate
potrai stare ufficialmente da noi, sempre, abbiamo pensato di farti una stanza
tutta tua. Durante le prossime vacanze se lo desideri, Harry caro, si potrà
comprare anche qualche mobile in più, qualcosa che ti piace.-
Harry distolse per qualche attimo la sua attenzione da
Ginny.
-Davvero? Signora Weasley, grazie mille! È un’idea
gentilissima, ma non sarebbe meglio se in soffitta andasse Ron? Ha detto spesso
che gli sarebbe piaciuto avere una stanza più grande. Ed io potrei stare nella
sua, per me non è un problema.-
Madre e figlio si guardarono, in difficoltà. Balbettarono
entrambi qualcosa d’incomprensibile, arrossendo.
-Hai ragione, Harry, ma Ronald è talmente affezionato alla
propria stanza che non la cambierebbe per nulla al mondo.- intervenne Hermione,
guadagnandosi un’occhiata di gratitudine dalla signora Weasley. Ron, invece,
continuò a non degnarla di uno sguardo.
-E poi lo sai com’è fatto.- continuò la ragazza in tono più
velenoso, pervasa dalla rabbia di essere palesemente ignorata. –Probabilmente
se lui andasse in soffitta e tu restassi in camera sua non potresti spostare
uno spillo, altrimenti si offenderebbe. È così suscettibile!-
-Immagino che almeno Harry non riderebbe della
collocazione dei miei spilli!- ribatté il ragazzo a tono.
-O magari riderebbe, ma poi vorrebbe spiegarti perché
ha riso. Ma tu, testardo come sempre, non glielo permetteresti, vero?-
-Forse non mi andrebbe di sentire la vocina stridula e
petulante di Harry!-
-Ehi!- sbottò Harry guardando male l’amico. –Io non ho la
vocina stridula e petulante!-
Ron ed Hermione lo fissarono entrambi furenti ed il Bambino
Sopravvissuto temette, per un breve, terribile istante che la sua vita, tante
volte messa a repentaglio ma alla fine sempre salva, si sarebbe estinta la
Vigilia di Natale nella cucina della Tana per mano dei suoi due migliori amici.
Grazie al cielo non ci furono spargimenti di sangue, accadde
solo che Ron si alzò di scatto, facendo stridere le gambe della sedia sulle
piastrelle, e senza una parola si avviò verso il piano superiore.
Hermione fissò per qualche istante il posto lasciato vuoto
dall’amico e tutti poterono notare gli occhi marroni velati appena dalle
lacrime. Con tutta calma la ragazza appoggiò il tovagliolo sul tavolo, ben
ripiegato, e dopo aver mormorato un flebile “scusate”, scomparve su dalle
scale.
Le persone ancora sedute attorno al tavolo si guardarono
perplesse.
-Merlino, ma che è successo?- domandò il signor Weasley,
abbandonando per un attimo le patate bollite. Harry alzò le spalle.
-Un altro dei loro litigi, suppongo.-
-Ne sei certo, Harry caro?- chiese Molly con cipiglio
sospettoso. –Non è che tra quei due sta succedendo qualcosa?-
Purtroppo non ottenne risposta: la bocca di Harry Potter era
nuovamente occupata ad ingurgitare i pezzetti di pane che Ginny gli infilava
teneramente tra le labbra.
Hermione salì le scale afflitta e di pessimo umore. Pensava
che sarebbe riuscita a chiarire con Ron quella sera, magari dopo cena, mentre la aiutava a servire il dessert.
Purtroppo, però, era andato tutto storto: avevano stupidamente ed infantilmente
litigato e lui se n’era andato imbronciato, lasciandola triste e sconsolata.
Con uno sbuffo si sedette sul letto, imponendosi di non
piangere. Era forte, lei, davanti agli altri. Dimostrava ogni volta di saper
tenere testa a quello zuccone di Ronald e quando lui ribatteva in modo
particolarmente cattivo oppure, come quella sera, abbandonava il campo di
battaglia, lei rimaneva impassibile. Quando poi arrivava in camera, però,
l’assaliva una tale tristezza che trattenere le lacrime non era affatto facile.
Tentando di pensare a qualcosa di bello frugò nel baule alla
ricerca del borsellino. Lo trovò ed estrasse le fotografie che aveva dentro;
non le guardava dalla volta in cui le aveva sistemate lì, ma ricordava che ce
n’era una di lei, Ron ed Harry, scattata al secondo anno da Colin Canon.
Guardò l’immagine malinconicamente, rispondendo al sorriso
cartaceo dei suoi due migliori amici. Erano stati belli quegli anni in cui loro
tre erano così uniti, qualsiasi cosa accadesse. Erano stati davvero fantastici,
ma Hermione sapeva che presto, purtroppo, sarebbero finiti: stavano crescendo,
sviluppavano i loro interessi e le loro ambizioni e sebbene cercassero sempre
di stare insieme il più possibile, le loro strade si sarebbero inevitabilmente
separate; inoltre adesso Harry aveva Ginny e la situazione tra le e Ron non
accennava a migliorare, anzi, andava sempre peggio.
Con un sospiro mise da parte la foto, continuando a guardare
le altre. Arrivata all’ultima il suo cuore ebbe un tuffo: era perfetta.
Perfetta per farla vedere a Ronald, così forse avrebbero fatto pace e loro due…
forse… forse…
Scattò in piedi e scese le scale di corsa fino alla stanza
di Ron, fermandosi un attimo davanti alla porta per riprendere fiato. Dopodiché
bussò.
-Avanti.- disse la voce burbera e piuttosto scontrosa del
ragazzo. Hermione entrò e lo trovò disteso sul letto, lo sguardo rivolto al
soffitto.
-Ron…- lo chiamò piano, mordendosi il labbro inferiore. Lui
le rivolse uno sguardo glaciale, poi emise uno sbuffo infastidito.
-Ah, sei tu. Pensavo fosse Harry. Comunque, dato che sei tu,
puoi anche andartene, non ti voglio parlare.-
-Ma io sì.-
-Non mi interessa, non è un problema mio. Vattene.-
Hermione si trattenne sia dallo scoppiare a piangere che dal
saltargli addosso ed ucciderlo per la sua detestabile arroganza. Invece, si
avvicinò al letto e posò la foto che aveva portato con sé sul comodino.
-Guardala, Ron. Per favore.-
-No.- borbottò lui cocciuto.
-Ron, ti prego. Senti, io… sono una schiappa nelle scuse, lo
sai, anche perché… beh, di solito non sono io a dovermi scusare. Però… vorrei
essere perdonata da te, questa volta, e non solo perché è Natale e non voglio
passarlo litigando, ma… quello che stava per succedere oggi in soffitta…
insomma, non voglio che tu sia arrabbiato con me, in questo momento proprio non
lo posso sopportare. Ti prego, guarda la foto.-
Il ragazzo la fissò negli occhi, esitando. Sul suo volto non
c’era più rabbia, ma solo un’infinita insicurezza. Lentamente allungò la mano e
prese la fotografia; la guardò per qualche attimo e poi sorrise.
-Sei tu.- disse sottovoce.
-Sì.-
-E stai giocando con le bambole… nuda.-
Hermione arrossì.
-Già. A quattro anni avevo la strana abitudine di spogliarmi
quando giocavo con le bambole… non so per quale motivo.-
-Eri… molto carina, da piccola.- aggiunse Ron. –Voglio dire,
anche adesso lo sei, ma… da piccola lo eri proprio tanto.-
-Grazie.- mormorò lei sedendosi sul letto. –Senti, Ron, per
quanto è successo oggi…
-Perché hai riso, Hermione?- la precedette Ronald evitando
il suo sguardo.
-Io…
-Mi hai fatto sentire così… idiota! Pensavo che tu
non volessi, che mi avresti tirato uno schiaffo e non mi avresti più parlato.-
-Mi spiace, Ron. Mi spiace davvero, ma… non lo so perché ho
riso.- rispose la ragazza con sincerità. –È che la storia di Harry e Ginny, la
soffitta, il fatto che eravamo così vicini e che… che tu mi stavi per baciare…
ed io ero tutta sudata ed impolverata…
Ron inarcò scetticamente un sopracciglio.
-Hai riso perché eri sudata ed impolverata?-
-No! Cioè… una ragazza immagina di ricevere un bacio in un
posto romantico, indossando un vestito mozzafiato, ed invece… non lo so, avevo
paura che avrei starnutito nel bel mezzo del bacio, con quella polvere…
Merlino, ero così nervosa, Ron!-
Lui la guardò, ritrovandosi a pensare quanto fosse delizioso
il rossore che le imporporava le guance. Si alzò a sedere ed allungò due dita
per accarezzare dolcemente uno zigomo.
-E perché hai detto quella cosa sulle foto?-
-È stata la prima cosa che mi è venuta in mente.-
Si guardarono negli occhi, imbarazzati ma sorridenti. Poi,
lentamente, Ron si sporse in avanti, dandole un tenero bacio sulla punta del
naso. Hermione piegò leggermente il capo e questa volta, quando si avvicinarono
di nuovo, furono le loro bocche a toccarsi. Si baciarono, piano, dolcemente,
gustandosi le sensazioni che stava trasmettendo loro quel gesto così intimo, il
primo che si scambiavano. Si staccarono per qualche attimo, si guardarono, si
sorrisero, poi si baciarono di nuovo.
Ron aveva appena infilato la mano tra i riccioli di
Hermione, attirando ancora di più la sua testa contro la propria, quando la
porta della stanza si spalancò di colpo. Harry si bloccò sulla soglia,
vagamente sorpreso, mentre Ronald ed Hermione si allontanarono di scatto,
entrambi color porpora.
-Oh, Merlino…- balbettò Harry, passandosi una mano tra i
capelli. –Io… scusatemi, non avevo idea… continuate pure, dimenticatevi di me,
io vado su da Ginny.- disse chiudendosi la porta alle spalle.
Hermione e Ron si guardarono, imbarazzati.
-Harry ha detto… che va su da Ginny. Esplicitamente.-
mormorò, il sorriso che lentamente si affievoliva.
-Dovrei andare su da loro, vero?- chiese Ron poco convinto.
-Immagino di sì. Insomma, abbiamo fatto tutto quel lavoro
della soffitta apposta per evitare che Harry vada nella stanza di Ginny, no?-
-Già, proprio così. Però…
Hermione si torse le mani, nervosa.
-Però?-
-Però è Natale. E forse dovrei lasciarli stare insieme, in
pace, almeno a Natale… e poi la sai una cosa, Hermione?-
-Cosa?-
-Al diavolo Harry e Ginny e quello che faranno stanotte. In
questo momento non mi muoverei da qui per nessun motivo al mondo… voglio stare
con te, ‘Mione.-
La ragazza arrossì, gettandogli le braccia al collo.
-Oh, Ron! E… non ti muoveresti nemmeno se sentissimo le
molle del letto di tua sorella cigolare?-
Ronald parve pensarci su.
-Beh… insomma, se fosse un rumore forte… cioè, che proprio
fa capire che quei due stanno… insomma, stanno, allora probabilmente
farei una capatina di sopra, ma…
Hermione scoppiò a ridere e lo attirò verso di sé, baciandolo
appassionatamente.
-… ma non ne sono nemmeno tanto sicuro, sai?- mormorò Ron
prima di sorriderle e poi dedicarsi con tutto se stesso a ricambiare il bacio.
Regalo a tutti voi questa piccola storiella, scritta qualche
giorno fa mentre ero pervasa dall’allegria natalizia che mi coglie tutti gli
anni in questo periodo, e colgo l’occasione per augurarvi un felice Natale ed
un fantastico 2006, ricco di gioia e amore. Tantissimi auguri!