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Autore: Akane    28/07/2006    3 recensioni
L’ultima cosa che sentirò definitivamente sarà un battito. Il mio cuore che si fermerà. La cascata è finita. Al di sotto c’è un abisso ed io vi sprofonderò per l’eternità. Odierò in eterno quel posto in cui sono finito. Ecco qua. TUM!
Genere: Triste, Drammatico | Stato: completa
Tipo di coppia: non specificato
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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AUTRICE

AUTRICE: Akane

TITOLO: Fiume in piena

SERIE: original, ispirato a una persona vera ed alla sua faccenda.

GENERE: drammatico-tragico-triste-angst

RATING: R

PAIRING: River Phoenix

DISCLAMAIRS: i personaggi non sono miei ma realmente esistenti(ed esistito)

NOTE: Ciò rappresenta solo una mia personale interpretazione della realtà, io non c’ero e quindi non so come è stato, mi sono documentata su ogni possibile dettaglio ma sicuramente non posso conoscere i pensieri del protagonista e nessuno potrà mai conoscerli, pertanto questa è solo una mia interpretazione.

Per la prima parte del concorso indetto da Pink nel forum dell’EFP, che si tiene in tre fasi. Interpretare un fatto di cronaca nera realmente accaduto, scriverlo in prima persona da parte di un personaggio che ha avuto a che fare con la vicenda. Io ho scelto River Phenix, la sua morte. Sotto il titolo e il sottotitolo vi è riportato un articolo di un giornale di pochi giorni dopo il fatto. Il sito da cui ho gentilmente tratto tutte le informazioni del caso è: http://www.river.altervista.org/frameset.htm

Passato alla seconda fase del concorso col punteggio di 36 (su non so quanto)ad un punto dal secondo classificato...ebbene sì, in quella classifica ero prima, e non pensavo minimamente di poterci arrivare, per cui ringrazio le due giudici, Pink ed Esmy e prometto mi impegnerò ancora di più per la seconda fase....scusate, dovevo dirlo che ho passato prima quella classifica, è una tale soddisfazione!!!

DEDICHE: Dedicato a River Phoenix e a tutti quelli come lui che poi si sono persi in un fiume in piena straripato…

 

FIUME IN PIENA

…NATO IN UNA CITTà DI MORTI….

 

 

Da NEWSWEEK del 15-11-1993

 

LA TRISTE ed IMPROVVISA MORTE
di un INNOCENTE


L'attore River Phoenix, uno spirito originale,
lascia il Mondo a soli 23 anni.

 

[qua c'era la foto dell'attore e cantante...]


di Jeff Giles e Charles Fleming, L.A.
(traduzione di Bianca De Liguoro)


Nessuno voleva essere chiamato "il prossimo James Dean". Per anni Hollywood ha cercato di mettere un'etichetta sulla schiena di tutte le bellissime giovani star colte a rimuginare. Gli attori stessi si lamentavano per il peso della celebrità, ma il mondo del cinema non poteva smettere di sperare in un ritorno del figliol prodigo. State attenti a quello che desiderate. Circa all'una di notte del 31 ottobre, River Phoenix ha iniziato ad avere convulsioni sul marciapiede fuori da un night club di Los Angeles chiamato "Viper Room" di proprietà dell’amico Johnny Depp. L'attore è stato trasportato al Cedars Sinai ed è stato dichiarato morto circa un'ora dopo. E' morto a soli 23 anni e nessuno sa precisamente di cosa. L'autopsia di River Phoenix è stata inconclusiva, e il coroner sta ancora aspettando il referto tossicologico. Nel frattempo i media hanno insistito sulla chiamata spaventata che il fratello di River Joaquin "Leaf" ha fatto al 911: "Credo che abbia preso del Valium o qualcosa di simile". Le risorse del giornale hanno suggerito che quel "qualcosa di simile" potrebbe essere GHB, uno steroide surrogato sintetico che si dissolve in acqua, sveltisce il metabolismo del corpo, produce sensazioni di euforia e a volte provoca crisi. Il GHB è conosciuto come "Grevious Bodily Harm", lesioni personali gravi, dai frequentatori di club (evidentemente dislessici).
Phoenix aveva tagliato e tinto i capelli di nero, il che lo ha reso anonimo la notte della sua morte. A quanto viene riferito, i pedoni hanno evitato l'attore quando ha avuto le convulsioni sul marciapiede e un piccolo cerchio di familiari e amici gli hanno praticato la respirazione bocca a bocca.
Le droghe sono molto comuni nei nightclub di Hollywood in particolar modo dove i proprietari sono pieni di soldi e il GHB stava presumibilmente girando al Viper quella sera. Ancora molti insistono nel dire che il collegamento della morte di Phoenix alla droga suona falsa. Dice Laurie Parker, co-produttrice di "Belli e Dannati", "River era notoriamente uno con i piedi per terra". Phoenix é stato uno dei migliori attori della sua generazione; a diciotto anni é stato candidato ad un Oscar per il suo toccante lavoro in "Running on Empty", il film di Sidney Lumet sulla legacy degli anni 60. Sembra anche che sia stato un ragazzo particolarmente bravo, sebbene quella frase abbia preso significati diversi. "Erano tutti bravi ragazzi", dice una fonte del coroner. "John Belushi era un bravo ragazzo, Janis Joplin era una brava ragazza, Jimi Hendrix era un bravo ragazzo...". A Phoenix fu dato il nome da "Il fiume della vita" in "Siddharta" di Herman Hesse. Quando l'attore dell'Oregon aveva due anni, i suoi genitori diventarono missionari per una setta religiosa, i Bambini di Dio, e la sua famiglia ha vissuto in America Latina e in California. A quindici anni, Phoenix conquistò un importante ruolo nel film di Rob Reiner "Stand by Me". Ha girato più di una dozzina di film, incluso "Mosquito Coast" con Harrison Ford e "Belli e Dannati", in cui ha interpretato un disturbato ragazzo di strada gay alla ricerca della madre. Negli anni, mentre il Paese cercava di dimenticare la propria adolescenza hippie, Phoenix é rimasto vicino ai suoi genitori e ai loro ideali. L'attore era un vegetariano convinto. Rifiutava di indossare pelle. Si era talmente dedicato a farsi una vita impeccabile che una volta ha rimproverato la co-protagonista di "Running on Empty", Christine Lahti, per aver bevuto una Diet Coke. Come pensa Harrison Ford "River appoggiava sempre qualcosa". Phoenix era sempre naturale sullo schermo sia spento che acceso. "Si vedeva questa purezza, questa incandescenza". Dice Lumet, "Aveva il viso di un daino, o di qualche creatura magica della foresta".
Come l'attore ha cominciato ad avere convulsioni sulla Sunset Strip e una domanda a cui il coroner dovrebbe rispondere questa settimana al più presto. Quello che è certo è che è stata la musica, non la droga, che ha portato River al Viper Room: la sua band, gli Aleka's Attic, aveva una serata in qul locale, e tutti sapevano che dovevano suonare proprio lì.
Nel periodo della sua morte l'attore stava girando il thriller "Dark Blood", che si dice sarà quasi certamente cancellato. Doveva anche apparire con Tom Cruise in "Intervista col vampiro"; il suo ruolo sarà presto riassegnato.

La morte di Phoenix potrebbe essere provata relativa alle droghe, ma la sua morte non dovrebbe essere rigirata in un generico discorso di avvertimento. Diciamo semplicemente che un attore davvero bravo e uno spirito veramente originale è scomparso. "C'è qualcosa in River di cui sono responsabili i genitori", ha detto Rob Reiner una volta. "E' stato ovviamente molto amato". C'è una pila di fiori e candele ai piedi del parchimetro davanti al Viper: prova che gli amici di Phoenix non erano gli unici che riconoscevano una bella cosa quando la vedevano.

 

 

 

(Prime Gocce)

 

Sono cresciuto nella luce, amato e con mille attenzioni. Ho sostenuto per tutta la mia vita dei solidi principi seguendo i miei ideali nati dal bene che mi voleva mia madre, non mi sono mai sentito solo quando sono stato con lei, prima di arrivare al successo.

Ero nella luce, non mi piegavo, non mi sporcavo, me ne stavo un po’ separato da tutto, ci tenevo a rimanere me stesso il più possibile eppure andando avanti in questo mondo di successo è nato qualcosa, qualcosa che ha cominciato a stonarmi, non riuscivo a capire cosa fosse, io facevo del mio meglio anche se sin da piccolo mi riconoscevano per strada assalendomi, standomi sempre intorno, non lasciandomi in pace un secondo. Ho dovuto da subito imparare a convivere con questi sconosciuti che volevano da me attenzioni e la mia essenza, ma ho sempre cercato di non lasciarmi andare, eppure non potevo mai starmene in silenzio, a me il silenzio piaceva molto, ero un ragazzino semplice, acerbo che credeva nel bene del mondo, mi definivano un puro, un innocente, ho mantenuto questa purezza in me volendo bene a chi me ne voleva, essendo originale rispetto alla massa, distinguendomi come mi piaceva essere, facendo di tutto per non perdermi in questo fiume così grande, ma improvvisamente il fiume ha iniziato ad andare troppo veloce, la corrente era inarrestabile.

Si è riempito, questo fiume.

Un fiume che mi dà il nome.

Cosa è successo?

Quando non ho più visto la luce? Era questa la stonatura, mi illudevo di poter rimanere me stesso in un bel mondo solo un po’ più difficile, la realtà era ben diversa.

Quel mondo io ho iniziato ad odiarlo.

Mi sono reso conto di averlo idealizzato.

Non è mai stato bello e pulito, al contrario è sporco, falso, ipocrita, assassino.

In un posto simile non si può rimaner sé stessi, succhia via la propria essenza, la propria linfa vitale, non solo l’ambiente ma anche le persone, tutti.

Ho tenuto duro illudendomi di molte cose, alla fine ho capito cosa succedeva.

Questo è un luogo schifoso, le persone lo sono, io non penso di farcela a rimenare così.

Mi guardano e mi seguono, qualcuno vuole imitarmi, altri pendono dalle mie labbra e dalle mie gesta, dicono di amarmi, fanno promesse…ma la realtà è che nessuno mi conosce e a nessuno importa nulla di me.

Io odio ciò che ho sempre amato, non voglio far parte di questa società, mi adeguerò ad essa contribuendo a sporcarla, per insultarla, per macchiarla quanto più posso perché ormai non esiste cosa che possa farmi star bene.

Non esiste più luce per me.

Quindi troverò la pace nel rendere ancor più osceno questo schifo!

Ho capito tutto questo quando ho interpretato il film "My Own Private Idaho". È stata una sfida perché Mike era un tipo sbandato, si drogava, era gay e si prostituiva, faceva una vita dissoluta, da bello e dannato. Lui odiava la società e voleva solo contribuire a sporcarla, come per punirla. È stata quella parte, quel film, ad aprirmi gli occhi.

È così che io sono diventato.

Perché Mike aveva ragione, vivere senza luce non mi importa, non lo farò per molto. Non voglio andare avanti come ho sempre fatto sporcando la mia innocenza, la mia purezza tanto decantata.

Ero uno spirito libero che si scostava dalla folla.

Tuttavia è sempre stato inutile, perché non è il mondo in cui sono nato, quello per me.

Adesso sarò Mike.

Il fiume si sta riempiendo a dismisura, le prime gocce cominciano a straripare.

 

 

(Ancora Gocce)

 

Lucido.

Dannatamente lucido.

Non lo sarò per molto.

Sono cosciente di tutto quello che sto per fare.

Fra poco mi perderò volontariamente in un vortice annegando nel fiume della mia vita. Un fiume che ormai è in piena da troppo, le cui gocce escono sempre di più, sempre di più, sempre di più.

Sono giù di tono stasera, ho mal di testa ed una brutta cera, sarà dura tenere su un’intera nottata suonando col mio gruppo.

Mi dà un po’ di pace suonare, lo faccio da sempre, mi piace. Ricordo quando con Rain andavamo da piccoli a suonare e cantare agli angoli delle strade per raccogliere qualche soldo, e tutti ci dicevano che eravamo bravi, facevamo molte pazzie noi due insieme, era divertente. Noi figli siamo sempre stati uniti, quelli erano bei tempi, ricordi che un po’ mi fanno rivedere quella luce che ho perso. Quell’innocenza che so di non avere più per scelta.

Smettila di guardarti allo specchio, sembri un morto.

Improvvisa un’immagine affiora alla mia mante, prende prepotente il posto di me e mia sorella piccoli…si tratta di me, ma non il River che conosco, è una persona stesa su un letto d’ospedale con un uomo sopra che mi viviseziona per scoprire cosa mi sia successo. Mi viviseziona perché sono morto.

I brividi mi percorrono veloci e mi scuoto cercando di cancellare questa visione raccapricciante. Perché ho visto la mia morte, ora?

Che stronzate mi metto a pensare?

Forse lo desidero, è il mio intimo e reale desiderio. È possibile.

Appoggio le mani al lavandino del mio lussuoso bagno, questa villa è un bel posto dove vivere. Un posto anonimo che non mi dice nulla se non che sono ricco da far schifo e che il successo per i film che ho girato mi ha montato sicuramente la testa. La verità è che me la sono montata da solo perché ero stufo di tenere duro.

Sono cambiato tanto da non sostenere più i miei principi, non insulto più chi mangia carne o derivati da essa, le persone possono mettersi pellicce e giubbotti in pelle che non mi tocca più.

Questo per me è il segno, da che sputavo in faccia alle persone che calpestavano gli animali in ogni modo possibile a che ci esco insieme. Sono proprio caduto in basso.

Sono stato bravo a sporcare tutto, però tengo duro con la musica, lei non voglio sporcarla. Lei è pura, non posso farne un lavoro di essa.

Però stasera per divertirmi devo farla, quella mia musica che piace a chi mi segue, anche se non sono in forma, se non mi va di finire in mezzo a quella gente, se…sospiro mentre fisso i miei occhi chiari e spenti attraverso lo specchio ampio dinnanzi a me.

È solo una stupida sera, una delle tante. Non cambierà nulla.

La sgradevole sensazione di prima svanisce e apro l’armadietto dei medicinali.

Questo antinfluenzale andrà bene, ma so che non mi aiuterà molto. Insieme a questo prendo il solito.

Qualche veleno per andare avanti e reggerò tutta la serata. Di solito non prendo i farmaci insieme alla droga ma se arrivo a pensarlo tranquillo significa che posso anche uccidermi che non ne soffrirei moralmente e non me ne importerebbe.

Ormai sono senza ritorno.

Perché lo faccio? Perché non me ne importa, lo trovo il modo migliore per denunciare questa società del cazzo che mi ha ridotto così.

Sono proprio un vigliacco.

Lascio che facciano il loro effetto e dopo pochi minuti mi sento più leggero, la testa mi gira ma è una piacevole sensazione. Non ho preso tutto, il resto più tardi, ne avrò bisogno.

Torno allo specchio e sorridendo come se vedessi un film comico mi rendo conto di avere solo di nuovo la mia immagine.

Non mi piace.

Sono dimagrito e sciupato, gli occhi arrossati e le occhiaie visibili, perché questo schifo non fa più effetto come un tempo?

Mi ci vuole dell’alcool.

Dopo.

Dopo che avrò rovinato ancora un po’ quest’immagine che mi fa tanto ridere.

Non sono più River Phoenix, non mi riconosceranno così avrò la mia pace in questa ultima serata, mi staranno alla larga.

Un momento, sono proprio così fatto? Ho detto ultima serata…? Perché?

Alzo le spalle, è difficile, non ci arrivo.

Prendo la tinta, c’è molto tempo.

Leggo le istruzioni a fatica e barcollando, non l’ho mai fatto da solo, non lo faccio mai. Non voglio andare da nessuno, non voglio nessuno, non voglio niente, voglio sparire, diventare trasparente, stare solo.

Dopo essermi tinto i capelli di nero, da biondi che erano, mi guardo di nuovo. Non va ancora bene, sono così lunghi e riconoscibili lo stesso.

Bene, ora sistemo anche questo.

Prendo le forbici e li taglio, comincio a riempire il lavandino e il pavimento di ciocche nere fino a che non sono corti più che possono essere.

Ecco, così va sicuramente meglio, la mia immagine non è più quella di prima.

Ora posso andare a sporcare in santa pace questo posto di merda.

Mi passo le mani sulla testa e dopo essermi vestito esco.

Mi assicuro di avere ‘roba’ per tutta la serata e assaporando l’aria aperta che comincia ad essere fresca poiché siamo ad ottobre, me ne vado in macchina, super costosa anche quella.

Cosa conta, ormai?

Cosa mi interessa?

Cosa posso pensare con questa testa appannata dove il mondo comincia a scivolare e ad essere soffocante?

Che è tutto buio.

Ecco cosa conta.

Si, fa proprio schifo.

Faccio proprio schifo.

Il fiume continua ad uscire veloce e la piena non cesserà. Sto andando verso una cascata altissima, se mi butto cosa succede?

Sorrido da solo, un sorriso amaro e spento.

Voglio saperlo.

 

(Ultime Gocce)

 

Come immaginavo non mi riconoscono tutti, essendo al Viper Room, un locale per vip di proprietà del mio amico, a proposito di lui, chissà se stasera ci sarà…oh, ma che stavo pensando? Dicevo…ah si, dicevo che sono in un locale dove di norma ci sono solo vip o gente ‘in’, per cui anche se non riescono a riconoscermi chiaramente perché so bene di aver poco di River Phoenix che tutti conoscevano, mi salutano lo stesso.

Gli amici intimi, o quelli che pensano di esserlo, mi riconoscono.
Anche mio fratello e mia sorella: ci sono Leaf e Rain, con loro esco spesso, mi hanno subito guardato male, come se capissero che c’è qualcosa di ancor peggio di sempre, a partire da questo mio inspiegabile cambio di capelli. Mi andava.

Perché?

Non lo ricordo… ah si…per poter recitare una nuova parte.

Stasera voglio fare il simpatico, comico, esuberante.

Penso di riuscirci e poi mi aiuta questa.

Sfidiamo la sorte, vediamo quanto posso resistere prima di crollare.

Ingurgito una serie di schifezze che mi avvelenano ancor di più l’organismo insieme a miscugli alcolici che mi faccio fare spesso.

Stasera non suoniamo solo noi., o per lo meno mi pare, saremo tardi, intanto ho tempo per fare quello che faccio di solito.

Cos’è che faccio?

Ah, ecco, è vero…lo stronzo.

Incontro gente che mi parla, mi si avvicina, le ragazze vorrebbero star con me anche se non mi riconoscono, qualcuno dice che sono io ed io sono affettuoso con tutti, esuberante come volevo.

Abbraccio tutti e le ragazze che fanno le puttane con me le assecondo.

Prima di venire interrotto me ne sono già fatto due, poi mi becca Samy, la mia fidanzata, e i giochi dovrebbero finire., di solito è così…ma io le rido in faccia quando mi insulta.

Mi dice che ho bevuto e che ho un aspetto pietoso!

Io continuo a sproloquiare ad alta voce e confuso come lo sono i miei pensieri, dicendo che se mi fossi limitato a bere non starei così alla grande.

Recito…oddio si chiama così?

Posso dire che è tutta una finta?

La verità è che ormai il mondo e la finzione non li definisco più, sono ammassati, ormai. Man mano che vado avanti i miei sensi si sconnettono e non funzionano più bene, mentre fisicamente comincio a sudare come un pazzo mentre l’aria viene sempre meno.

Però faccio il simpaticone e marco su ogni cosa che dico e che faccio, esagerando ed esasperando tutto e tutti.

Li trovo così imbecilli, come tante teste di cazzo che camminano…dicono che io sia così, no, non tutti, vero? Gli altri ridono alle mie battute o a quel che faccio, ridono di me, pendono dalle mie gesta come sempre adulandomi, falsi ipocriti, è per loro che ci vado pesante, specie su quello che prendo. A dirmi che sono un testa di cazzo è la mia fidanzata e mio fratello, mentre mia sorella si occupa di radunare la band e dire che non posso cantare in queste condizioni, perché, quali condizioni?

Mi metto a ridere come non mai, sia loro tre che questi estranei: li trovo sempre più buffi e divertenti, così assurdi, si affannano per farsi notare dalle star, queste piccole ed insulse formiche, senza immaginare che per loro, per tutti quelli che li sfruttano, non sono altro che pedine per sentirsi grandi in prima persona.

A me ha sempre fatto ribrezzo questo modo di fare ma poi per accusare queste persone che odiavo, perché le odiavo,  ho iniziato ad essere come loro. Loro che ora mi fissano increduli sul fatto che io sia quel River Phoenix che poco tempo prima era originale, diverso dagli altri, un anima pura. Che altro dicevano? Ma chi se lo ricorda più!

Tutte balle, le anime pure non esistono più.

Loro mi hanno ridotto così e loro mi schifano pensando che io sia solo un drogato pietoso.

Lo sono.

Lo sono di proposito.

Perché non ho luce.

Perché il fiume è in piena.

Straripa.

Continuo le mie sceneggiate ma non capisco più fino a che punto, quanto il tempo sia trascorso, dove di preciso ci troviamo ancora.

Mi sento sempre più male, va in crescendo ed io non so più che fare.

Il cuore mi batte forte, il respiro non c’è. No, non c’è.

Il panico un po’ si impossessa di me, sono in un bagno di sudore e qualcuno forse mi chiede cosa mi prenda, io da che facevo circo a che divento serio e dico che sto male…lo dico, no?

Nessuno mi prende sul serio, credono che stia ancora scherzando, eh, li capisco: sono rassegnati a questo River che è ormai perso.

Io li insulto con un ‘fanculo’ biascicato e mi trascino fuori spintonando tutti. Samy, Rain e Leaf ci sono. Mi seguono mentre cercano di capire se sia vera questa mi crisi o no.

Poi mi vedono inginocchiarmi a terra, fuori dal locale. Non vedo la gente, ma non ce n’è molta, sono tutti dentro, quasi nessuno mi ha seguito. Lo sapevo, pensano che finga ancora…in fondo sono una testa di cazzo, no? Perché dovrei stare veramente male?

Non ne ho motivo, ho tutto quel che voglio, sono ricco, famoso, bello, ho successo ovunque, faccio l’attore…ho tutto. Già.

Ma non ho la luce.

Mi chiedono quanta roba io abbia preso, mi tocco le tasche, non ho più nulla, ho preso tutto.

In fondo me la sono cercata, ho fatto un mix allucinante, lo volevo.

Volevo vedere se arrivavo alla cascata.

Bè, ci sono arrivato.

Che faccio?

Salto?

Ormai non posso più scegliere. Sono qui e posso solo farmi trasportare dalla corrente, come ho fatto da sempre, da quando mi sono messo in questo fiume di portate enormi.

Il dolore mi appanna i sensi, la mente, ogni logica, non ricordo più dove siamo e chi sono questi che mi stanno intorno.

Però quando mi sono steso a terra?

È veloce.

È troppo veloce.

Ecco che mi torna in mente l’immagine di prima, della mia morte.

Perché dovrebbe turbarmi ora?

Non me ne era mai importato.

Perché sul punto di finirci, ti viene il panico?

Ho paura.

C’è chi mi chiamerà vittima, chi mi chiamerà colpevole.

Ma io che ne so?

Non sono nessuno per saperlo.

Il corpo comincia a scuotersi mentre tutti i suoni diventano ovattati e non vedo nulla se non il retro dei miei occhi, si chiamano convulsioni?

Si chiama dolore?

Si chiama morte?

Ce la farò?

Non sento cosa mi fanno, cosa succede, non sento.

Vedo il buio e il rumore di una cascata altissima.

Ecco, ci sono caduto.

Ora saprò cosa succede dopo che ci cadi.

Questo maledetto fiume in piena…non ricordo per quale metafora lo usavo, ora la mente non regge veramente più e nemmeno il dolore è chiaro cosa sia.

Questo bruciore nel petto, un petto che esplode, sono sicuro che sia scoppiato, mi si deve essere aperto il torace per quel che ho sentito, ma sangue non ne sgorga.

Il sangue comincia a fermarsi, insieme al mio cuore che lento mi fa perdere anche quella vaga sofferenza e senso di appartenenza a qualcosa.

Ora non appartengo più a nulla.

Ah, ma ricordo…avevo paragonato il fiume alla vita.

Che stupido…buttarmi in un fiume così grande e pericoloso…la prossima volta ne cerco uno più piccolo e sicuro.

La prossima volta voglio nascere in un bel posto, non come questo.

La prossima volta voglio tornare alla luce.

Come si fa?

Ora non c’è.

Niente luce.

Niente di niente.

Solo il buio.

L’ultima cosa che sentirò definitivamente sarà un battito.

Il mio cuore che si fermerà.

La cascata è finita.

Al di sotto c’è un abisso ed io vi sprofonderò per l’eternità.

Odierò in eterno quel posto in cui sono finito.

Ecco qua.

TUM!

 

FINE

 

 

 

 

 

   
 
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