Revenge - Perchè proprio a me?

di Aout
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Titolo                                               Revenge
 
Sottotitolo                             Perché proprio a me?
 
Sotto-sotto titolo              Dannatissimi film dell’orrore
 
 
 
 
 
 
 
Prologo
Perché è tutta colpa di Barbie
 
 
N.d.a. Per adesso il rating è giallo solo per qualche parolaccia sparata qua e là, poche comunque.
Cosa succederà in seguito, e se il rating si rivelerà più necessario, per ora non so dirvelo… buona lettura!

 
 
C’è un motivo per cui odio il bar dell’università.
Questo motivo si chiama Barbara Darrel.
Detta Barbie, ha capelli biondi, occhi azzurri, gambe chilometriche e…beh, avete capito, insomma, tutte le solite cose.
E insieme alla borsetta firmata e al barboncino nano e scorbutico si ritrova pure un bel carattere di merda, diciamolo. Scusate la rudezza, ma quando ci vuole ci vuole.
E quando una ti tratta come ti tratta, dopo che ci hai condiviso tutta l’infanzia, allora beh, non c’è proprio definizione migliore. O comunque a me al momento non ne viene in mente nessuna.
Volete saperla, la storia? Quella struggente e strappalacrime che vi farà tirare fuori tutti i kleenex che avete e alla fine vi farà pure provare pietà per questo povero, piccolo sfigatello?
Sì?
Oh, beh, non ci vorrà più di qualche secondo.
È qualcosa di molto classico e noioso, qualcosa che potete trovare in tutti i telefilm di serie B, o anche C o D, che vi vengono in mente.
Io e lei, nelle giornate di sole, a correre, piccoli e gioiosi, per i prati, da buoni vicini di casa fare le torte di fango in giardino, costruirci una bella casetta sull’albero, e lì confidarci tutti i nostri più reconditi segreti e vivere le nostre fantasiose avventure.
Ecco, ve l’avevo detto, sempre la solita brodaglia.
E poi, poi però si cresce, ci si perde di vista e, nello specifico, lei diventa alta, bellissima e levissima, mentre io rimango… beh, io. Piccolo e sfigatello, per l’appunto.
Ho sempre avuto una cotta per lei, ma non ho mai avuto il coraggio di confessarglielo?
In realtà no, ma se completa il quadretto che si è formato nella vostra piccola testolina, allora potete comodamente pensarlo, a me non cambia molto.
L’amore in questo caso non c’entra un fico secco, o almeno non ha una parte fondamentale, mi spiace. E, ve lo dico sinceramente, non c’entra nemmeno molto l’invidia, checché se ne voglia pensare.
Al tempo conservavo persino quel briciolo d’affetto, maturato negli anni, che mi faceva desiderare il meglio possibile per lei ed ero felice anche se quel futuro gioioso la separava da me. Pensate un po’ ‘sto cretino, dico io…
No no, il problema è lei. È sempre stato lei.
Lei che sulla casa sull’albero non ci vuole più salire perché altrimenti le si sporcano le scarpe nuove. Lei che “oddio tesoro, ma lo sai che quel cappello è out da almeno due secoli?”, quando l’avevo messo perché era stato il primo regalo che mi aveva fatto, escluse le torte di fango ovviamente.
Lei che, in mezzo ad una caffetteria colma di gente, di cui i più facenti parte del mio corso di matematica, mi sfotte deliberatamente perché per mantenermi al college devo lavorare in un bar come una ragazzina qualunque, mentre suo padre, il chirurgo, lo stesso che da piccolo mi regalava le caramelle, apre un nuovo studio a New York e quel college, lo stesso che frequento io guarda un po’ la sfiga, se lo può permettere eccome.
Che odio profondo.
Come come? Siamo tornati all’inizio, dite? Sì, esatto, questa noiosissima filippica mi è servita per arrivare a questo punto.
Perché, se lei non mi avesse costretto a cercare un altro lavoro, se non fossi finito in questo negozio di città e se lei non avesse quella bocca larga che si ritrova, allora magari tutto questo non sarebbe successo.
Allora magari avrei liquidato i miei sogni infantili come, beh, sogni infantili.
Avrei continuato a vivere la mia vita noiosa, ma che in fondo mi stava anche bene.
Avrei  magari un giorno trovato qualcuno disposto a sposarmi, avere dei figli, a vivere con me i suoi ultimi giorni su una veranda davanti a qualche campagna del sud.
E invece no, con uno schiaffo, neanche troppo metaforico, sono finito in un mondo impazzito, che è sempre il mio anche se completamente diverso da come lo avevo immaginato, accerchiato da esseri che fino a poco tempo fa popolavano solo i miei film dell’orrore preferiti, a scoprire un sacco di cose che, col senno di poi, avrei volentieri ignorato.
 
Piacere, sono Daniel Noah Thompson e qui comincia l’incubo.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Note: Inizio subito col dirvi che i personaggi della saga in questa storia ci saranno tutti, ma proprio tuttituttitutti (beh, più o meno, s’intende…) lo stesso Daniel è un personaggio della saga in un certo senso, beh, più o meno, più meno che più… comunque non dilunghiamoci…
Chi sarà? Il cugino perduto di Taha Aki? Il figlio di Aro resuscitato? Il giovane e scapestrato gemello cattivo di Edward trasferitosi in Islanda perché nessuno se lo filava?
Potrebbe essere, ma la domanda giusta è: credete davvero che potrei anticiparvelo adesso?
Eh no, miei cari, vi toccherà spupazzarvi tutti i miei vaneggiamenti e le lagne di Daniel (che sono più o meno la stessa cosa, in realtà…), che si intensificheranno man mano che si andrà avanti, giàgià…
Per quanto riguarda lo stile, come vi sembra? L’ho già sperimentato altre volte, ma resto sempre un po’ in dubbio…
Comunque, visto che ancora una volta sono riuscita a dilungarmi, mi sa che adesso è meglio che vi saluti, che le note lunghe non piacciono.
Con la speranza di un commentuccio,
Aout
P.S. Il primo capitolo arriva tra una settimana di sicuro, magari anche meno ;)




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