Oriental Tale

di Nerospirito
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Oriental Tale cap.0

Quel giorno segnava la fine di un’ era: L’imperatore Tetsuya Nomunaga era deceduto durante la notte, lasciando un regno dilaniato dal malcontento e dalla fame senza un vero e proprio testamento, senza dichiarare un erede.
Eraqus Nomunaga era stato al suo fianco, da bravo figlio, ma tutto di quell’ingrato compito lo aveva disgustato.

L’ immensa stanza buia, che la flebile luce giallastra della candela posata sul comodino in legno rossiccio non sarebbe mai riuscita a illuminare completamente, faceva da perfetta cornice alla fine di suo padre, ma era anche una perfetta allegoria di quello che era stato il suo modo di governare: privilegiare i suoi nobili con regalie e benefici ignorando i reali bisogni del regno.
- Ora tocca a me, padre, e cambierò questo impero sporco e corrotto.- mormorò a denti stretti, mentre stringeva con delicatezza l’ ossuta e secca mano del vecchio imperatore.
“Anche a costo di radere al suolo questa reggia con tutti i suoi occupanti dentro.” pensò infine, mentre le ultime forze abbandonavano il corpo tormentato di Tetsuya.
Eraqus rimase qualche minuto a riflettere, inspirando l’aria infetta della stanza, intrisa dell’ odore dolciastro della malattia e di quelli acri e penetranti dei farmaci e degli impiastri che i “sapienti” avevano sperimentato sul loro signore, con l’unico scopo di ritardare l’inevitabile.

Presa la sua decisione, il giovane principe si allontanò dal letto di morte di suo padre e a passi larghi andò a spalancare le porte massicce, sul viso una maschera di granito e negli occhi l’ardore di chi si è prefissato uno scopo e che avrebbe fatto di tutto per raggiungerlo.
Le due guardie poste a vegliare sulla stanza dell’imperatore scattarono in piedi appena sentirono la porta muoversi e salutarono Eraqus mettendosi sull’attenti.
- L’imperatore è morto, diramate la notizia solo dopo esservi preparati a eventuali colpi di mano da parte dei nobili. E vi voglio pronti prima del sorgere del sole, sono stato vhiaro?-
- Si comandante!-

- Bene - annuì il principe: l’unica cosa di cui si fidava erano la sua spada e i suoi soldati, che gli avevano salvato la vita in più di un’ occasione.

La faccenda però era diversa, si stava sicuramente profilando una battaglia per il trono, e i soldi facevano gola anche ai soldati, trasformandoli da valorosi in assassini e mercenari. Avrebbe dovuto prepararsi al meglio per quando sarebbe arrivata la tempesta.

- E così.. alla fine il vecchio ha tirato le cuoia.. Questa sì che è una grande notizia. - Le labbra di Xeahnorth si distesero in un sogghigno malvagio e trionfante. Finalmente, dopo quasi dieci anni avrebbe potuto tornare a corte, tornare a casa, ma lo avrebbe fatto con la spada in pugno e la testa di suo fratello Eraqus che pendeva sanguinante nell’altra mano.
- Avanti, lucidate le armarture e oliate le spade compagni, si va a corte! - esclamò poi, alzando il pugno al cielo terso di mezzogiorno.
Tutte le mille e cinquecento  canaglie che componevano il suo gruppo mercenario, le famigerate Spade Nere, alzarono al cielo urla di selvaggia esultanza sognando sangue, saccheggi, urla e bottini al di là della loro immaginazione.
- Signori miei, è guerra. - concluse Xeahnorth, il principe esiliato.

Di nuovo nella polvere, come sempre. Come sempre Aqua si rialzò più determinata che mai, puntellandosi sulla spada di legno che le aveva fatto loro padre per festeggiare il compleanno suo e di suo fratello gemello Terra.
- Ah, Ah, Ah! Non mi dire che vorresti ancora diventare una guerriera, finisci sempre a terra, Sorellina -
la risata di scherno di suo fratello, anche se scherzosa e bonaria, le bruciava più della collezione di lividi che si guadagnava ogni pomeriggio, quando giocavano ai samurai.
- Certo! Diventerò una spadaccina bravissima, e viaggerò per difendere chi ne ha bisogno! - esclamò la ragazzina, rimettendosi in posizione.
- Come vuoi, ma non dire che non ti avevo avvertito! - Rise suo fratello, attaccando con un fendente secco.
Tante risate, lividi e lacrimoni, eccom come passavano i pomeriggi i due gemellini destinati un giorno a cambiare il volto del loro impero.
Non avrebbero mai potuto immaginare che quelle spade di legno un giorno sarebbero diventate spade vere, che i lividi sarebbero diventati cicatrici e che le lacrime per aver perso al gioco delle spade si sarebbero trasformate in lacrime per chi non sarebbe riuscito a sopravvivere alla battaglia…
Quelli erano ancora tempi di pace, e anche se pur poveri, i contadini dell’ Impero del Sole vivevano esistenze tranquille e tutto sommato piacevoli,
ma all’ orizzonte già si profilava la nube scura della guerra civile, che avrebbe messo amici uno contro l’altro in nome di una causa e di un erede al trono.

Urla e dolori atroci riempivano la modesta casa di Selene, urla che una donna si sarebbe lasciata sfuggire in una sola occasione..
- Un maschio! è nato un maschio! - esclamò la levatrice, con lacrime di gioia sul viso arrossato e sudato per il miracolo che aveva aiutato a compiere.
Nel velo delle lacrime, la donna potè solo vedere due enormi occhi del colore dell’ oro  fuso che la guardavano con innocenza. “gli occhi di suo padre..” pensò, prima di sprofondare nel buio del sonno senza ritorno..





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