La Salvatrice

di asyouwishmilady
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«Sei sicuro che funzionerà?» biascicai, con gli occhi che minacciavano di chiudersi da un momento all’altro. Stava cominciando ad albeggiare e di sirene nemmeno l’ombra.

«Fidati di me, ci vorrà solo un po’ di tempo» rispose Uncino, sicuro, mentre srotolava il suo cannocchiale con i denti.

«Quanto tempo? Non c’è un modo più veloce?» domandai, rendendomi immediatamente conto di quanto il sonno mi stesse rendendo lagnosa.

«Questo è l’unico modo. Se non funziona, beh, cercheremo un’altra via»

Mentre ascoltavo distrattamente le sue parole, realizzai che stava fissando con insistenza un punto lontano nell’oceano, attraverso il cannocchiale.
Ti prego.

«Vedi qualcosa?» domandai, apprensiva.

Lui, fingendosi scocciato, allontanò lo strumento dal viso e mi lanciò un’occhiataccia «La pazienza non è il tuo forte, Swan?»

Swan? Davvero? Scossi la testa, irritata «Perché mai dovrei fare lo sforzo di chiamarti con il tuo vero nome, quando tu mi chiami sempre Swan? E comunque, cosa ne vuoi sapere tu di pazienza»

Uncino posò il cannocchiale e, preoccupato di avermi offesa, cercò il mio sguardo tra il buio del mattino «Non volevo infastidirti. E’ solo che mi piace “Swan”»

«A me piace “Uncino”, e quindi?» sbottai io ma, prima che lui potesse controbattere ulteriormente, il silenzio fu stroncato da un rumore assordante.

Entrambi ci portammo le mani sulle orecchie per proteggerci. Sirene, pensai vittoriosa: mi ricordavo bene quel suono insopportabile.
Adesso, il problema era convincere quelle carogne ad aiutarci, e a non sparire con i nostri fagioli.
Fattibile, direi. Abbi fiducia, ricorda le parole di Mary Margaret.

«Ci siamo, Emma» strillò Uncino, cercando di sovrastare quel suono così fastidiosamente penetrante, mentre sorrideva soddisfatto.

Scomparse finalmente le urla delle sirene, una dolce voce femminile fece capolino «Emma!»

Come sapeva il mio nome? Mi affacciai sul ponte per vedere meglio, ma Uncino mi bloccò con fare protettivo «Ci penso io. Le sirene sanno essere piuttosto spiacevoli»

«Apprezzo il gesto, Killian, ma non sono la sprovveduta che credi» feci io, ironica, mentre mi avviavo velocemente verso la sponda della nave.

«Emma! Stai bene?» abbassai lo sguardo, e mi ritrovai di fronte ad una graziosa ragazza dai capelli rossi, che sembrava conoscermi bene, a quanto pareva.

«Chi sei?» domandai, diffidente. Uncino, pochi passi dietro di me, stava estraendo la sua spada. Era sicuramente un trucchetto, o qualcosa del genere.

«Sono Ariel, una vecchia amica di tua madre. E’ preoccupatissima per te, Emma. Lo sono tutti» ammise, a sguardo basso.

«Loro… Stanno bene? Henry come sta?» domandai, con le mani che mi tremavano. Volevo saperlo davvero? Potevo fidarmi di lei?

«Il regno è in pericolo. Pan sta seminando il terrore: nemmeno Tremotino e Regina uniti riescono a tenergli testa. Tu sei l’unica che può salvarci, Emma»

Strinsi i pugni, fino a conficcare le unghie nel palmo. La mia famiglia.
«Henry…» biascicai, con le lacrime che mi stavano salendo agli occhi. Lo avevo abbandonato, di nuovo. Era tutta colpa di Gold. Se solo non mi avesse spinto al di là del confine, sarei rimasta con mio figlio, nel bene e nel male.

«Baelfire e gli altri lo proteggono: gli manchi tanto, Emma, però si fida di te. Sono venuta a cercarti ogni giorno, ma non sono mai riuscita a trovarti…» abbassò la testa e la sua voce andò scemando.

Contrassi la mascella e cercai lo sguardo di Uncino che, immediatamente, si avvicinò alla sponda della nave.
«Puoi portarci dei fagioli magici? Ci servono per raggiungere la Foresta Incantata» chiese sbrigativo.

Ariel ignorò le sue parole «Emma, perché sei con lui?» domandò poi, sdegnata.

Io sorrisi, incontrando involontariamente gli occhi di Killian «E’ un amico, può aiutarci»

Lei fece spallucce, ancora perplessa «Se lo dici tu. Vi porterò dei fagioli magici. Cercherò di fare il più in fretta possibile. Ma tu tieni d’occhio il pirata»
Detto questo, si voltò e prese a nuotare velocemente, finché non sparì dall’orizzonte.

«Grazie!» urlai, più forte che potevo. Ce l’avremmo fatta.

«Li salveremo, Emma» aggiunse Uncino, avvolgendomi le spalle con il braccio.

«E’ quello che spero» feci io, in tono volutamente neutro, mentre mi liberavo dalla sua stretta e mi avviavo all’interno della nave.
Una volta che mi fui chiusa la porta alle spalle, sorrisi, grata di averlo con me. Non appena avrei messo tutti in salvo, mi sarei potuta finalmente godere la mia famiglia. E Uncino.
Henry sarà felicissimo di averlo attorno, pensai. David e Mary Margaret un po’ meno, ma lo avrebbero sicuramente accettato. Del resto, se David era sopravvissuto sull’Isola che non c’è, era merito di…

«Ma ciao, Salvatrice» udii una voce femminile ignota alle mie spalle. Afferrai d’istinto una delle spade che Uncino teneva di fianco allo scrittoio, e mi voltai verso la sconosciuta.

«E tu chi sei?» ringhiai, minacciandola con la spada. Era alta poco più di un metro e mezzo, aveva i capelli rossi e unti. Mi ricordava un bulldog rabbioso.

«Importa?» allontanò la spada dal viso con un gesto rilassato «Tanto, quando avrò finito con te e con il tuo fidanzatino, non ricorderete più niente»

Cosa? No, non di nuovo. Dovevo fare qualcosa.
«Ucino!» strillai, con tutto il fiato che avevo in corpo, mentre puntavo la spada alla gola della donna bulldog.

«Uccidere me non cambierà le cose» ridacchiò lei, con la schiena attaccata alla parete. Chi diamine era? Cosa voleva? Come sapeva della storia della salvatrice?

«Uncino!» urlai nuovamente. Ma dov’era? Era praticamente impossibile che non mi avesse sentito.

Ad un tratto, la porta si schiuse violentemente ed apparve un uomo dal volto coperto, che teneva legato Uncino con una spessa corda.
Rimasi immobile per un istante. Cosa diamine stava accadendo?

«Chi siete?» domandai, senza allontanare la punta della spada dalla gola della ragazza.

L’uomo mi ignorò e spinse bruscamente Uncino a terra. Digrignai i denti.
Dovevo fermarli. Ma non potevo ucciderli. Mary Margaret e David non me l’avrebbero mai perdonato.

«…mma» mugolò Uncino, con la corda in bocca che gli impediva di parlare chiaramente.
L’uomo estrasse, rapidamente, una pistola dalla tasca dei pantaloni, e la puntò verso la fronte di Uncino.

No.

D’impeto, lasciai perdere la donna bulldog e puntai la spada verso le spalle dell’uomo incappucciato.

«Uccidila» lo sentii mormorare e, pochi istanti dopo, avvertii il freddo metallo di una pistola contro la tempia.
Ci ero cascata in pieno.



Rieccoci. Immagino che sarete un po' scioccati. Spero, però, che il capitolo vi sia piaciuto: non sono molto afferrata nel descrivere le parti d'azione... Fatemi sapere cosa ne pensate! Adesso cosa accadrà? Chi sono questi due sconosciuti? Emma e Uncino riusciranno a salvarsi? Ce la faranno a raggiungere gli altri nella Foresta Incantata
? Posterò il prima possibile. Grazie di aver letto.
Claudia 




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