Livido

di Tigre Rossa
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Livido



 

“Ehi, Giuly!”
La mia amica sobbalza, sentendosi chiamare, e si volta di scatto verso di me.
Sospira di sollievo, vedendomi, e mi saluta timidamente con una mano, mentre io mi avvicino rispondendo al suo gesto.
“Ciao, Giorgia. Non ti avevo visto.”
La osservo, sorpresa. Ha una strana voce, diversa dalla sua solita. È bassa, esitante. Anche il suo atteggiamento è diverso. Guarda per terra e si stringe nervosamente le mani.
Un raggio di sole le illumina il viso, coperto in gran parte dai lunghi capelli lisci e neri, e io trattengo il fiato.
“Giulia, ma che hai fatto all’occhio?” esclamo, stupita.
Lei si copre velocemente con una mano, ma ormai l’ho visto. Lì, proprio sotto l’occhio, c’è un grande livido nero e viola che le rovina il viso grande e dolce.
“Sono caduta dalle scale.” dice con voce tremante “Ora scusami, ma devo andare, sono in ritardo.”.
E, dopo queste parole, si volta e si allontana quasi di corsa.
“Giulia, aspetta!” le urlo e faccio per seguirla, ma qualcosa mi trattiene lì, su quel marciapiede.
La sua è una bugia. Lo so bene. Quello non è un livido da caduta. Quello è un livido da percosse.
So cosa si dovrebbe fare in questi casi. Dovrei raggiungere la mia amica, portarla a casa mia, farla parlare e poi chiamare i carabinieri e denunciare la persona che le ha fatto questo.
Ma non lo faccio. Non faccio nulla di tutto questo.
‘Non sono affari miei’ penso, e continuo per la mia strada, tornando con la mente alla miei faccende.
 
Il giorno dopo compro il giornale. In prima pagina c’è un articolo con il titolo ‘Giovane donna di 24 anni uccisa dal proprio ex sull’uscio del suo appartamento’. Sotto c’è una foto della ragazza.
 
Nella foto la povera donna è stesa per terra davanti alla porta di casa sua, senza vita e coperta di sangue.
 
Un livido nero e viola spicca in mezzo a tutto quel sangue.
 
Urlo.
 
Quello è il livido di Giulia.




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