Ricordi

di lapoetastra
(/viewuser.php?uid=748064)

Disclaimer: questo testo è proprietà del suo autore e degli aventi diritto. La stampa o il salvataggio del testo dà diritto ad un usufrutto personale a scopo di lettura ed esclude ogni forma di sfruttamento commerciale o altri usi improri.


Alla fine ho piantato nel mio giardino la ghianda che avevo raccolto a casa di Beorn il Mutapelle.
Con il tempo ne è nata un’enorme quercia, che protegge il mio buco hobbit, riscaldandolo dalle fredde giornate invernali e rinfrescandolo dall’intollerabile afa estiva.
La guardo ogni giorno, beandomi della sua maestosità.
Ed ogni giorno, quando la osservo, non posso fare a meno di ripensare a Thorin Scudodiquercia.
Me lo ricorda moltissimo, in effetti.
Anche lui, come l’albero, era possente, forte, un vero re.
Il sorriso mi incurva involontariamente le labbra, quando i ricordi riaffiorano nella mia mente.
Perché io volevo bene a Thorin, lo consideravo il mio migliore amico, nonostante sapessi che lui non provava lo stesso per me.
Mi manca ogni giorno, e sempre di più.
Dicono che il tempo guarisce qualsiasi ferita, ma io non sono d’accordo.
Ci sono tagli talmente profondi che lasciano un segno, indelebile, impossibile da cancellare, almeno fino a quando il volto della persona amata diventa un alone indistinto nella mente.
Per questo ho piantato quella ghianda, nel mio giardino.
È come se fosse il suo ricordo, fissato nella terra come è cementato nella mia mente.
Ma Thorin, nonostante fosse la persona più forte che io abbia mai conosciuto, non era invincibile.
E non lo è neanche la mia quercia.
L’inverno la sta uccidendo.
Proprio come Azog il Profanatore ha strappato la vita dal corpo muscoloso di Thorin.
E, mentre osservo il possente albero seccarsi ed abbandonarmi, rivedo davanti a me gli occhi morenti del re dei nani.
Era come un fratello, per me.
Credevo, ero sicuro, di aver esaurito le lacrime, in questi lunghi ed interminabili anni.
Mi sbagliavo.




Questa storia è archiviata su: EFP

/viewstory.php?sid=3007417