Una Commedia in cui c'è poco di Divino

di martina_1534
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Una foresta alquanto buia padroneggia la mia vista. Non riesco a capire se si tratta di un sogno o della realtà, sta di fatto che non so orientarmi.
La paura percuote violentemente la mia anima ma mi faccio coraggio e cerco di proseguire. Una luce vedo, che illumina un colle dall’aria divina e, ansioso di uscire da quello che sembra un incubo, lo risalgo.
Un suono familiare quello che odo: il ruggito d’un leone. Tutto d’un tratto la mia vista riesce a mettere a fuoco ciò che vi è dinanzi a me. Una lonza, un leone e una lupa mi sbarrano il cammino e tanta è la paura che, all’indietro cado.
Provo a risollevarmi ma non ho la forza necessaria, la caduta è stata troppo violenta. Tento di riordinare i miei pensieri, offuscati dalla paura scaturita dalle tre belve, ma non ho il tempo di mettere a fuoco che appare dinanzi a me una figura che d’impatto mi sembra familiare.
‘Virgilio’ immediatamente penso.
-“Dante, alzati, devo parlarti”.
La forza si ripresenta nel mio corpo e riesco ad alzarmi ma barcollo ancora un po’ e non riesco a stare del tutto in piedi.
-“Ditemi maestro.”
-“Non puoi affrontare il male da solo. Dovrai percorrere un lungo viaggio per superarli, vieni con me.”
Lo seguo e mentre camminiamo provo a porgli qualche domanda, mi sembra tutto troppo strano.
-“Perché siete qui?”
-“Beatrice, mio caro Dante. Ha insistito affinché potessi aiutarti a redimerti dai tuoi peccati e condurti da lei alla vita eterna e alla presenza dell’Onnipotente.”
-“Non credo di capire molto…” sono perplesso, non riesco del tutto a convincermi che ciò sia reale.
-“Durante il viaggio capirai, per ora seguimi, ti aspetta l’Inferno, il male per eccellenza.”
E su quella collina di Gerusalemme, il mio terrore accresce nonostante io cerchi la mia forza nella mia immensa fede che alla vista dell’oscuro sembra svanire quasi nel nulla.




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