Rosa Nera

di Aperonzina
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A te mio rimpianto,
Scrivo con timore,
Quest’ultimo pianto,
 
Grazie mio amore,
Di restarmi accanto
Attraverso quel nero fiore
 
 
Liberato dal mio pentimento, ripensavo a quel giorno d’autunno, capace di tramutare fine in inizio.
 
Quella sera doveva essere perfetta, l'autunno era sempre stata la mia stagione preferita, le strade erano ricoperte da un tappeto di foglie dai bellissimi colori che andavano dal giallo, all’arancione, fino al rossastro.
Sentire sotto gli scarponi di pelle l’erba secca e il terriccio umido era una sensazione che mi aveva sempre regalato serenità.
Serenità, certo non si poteva dire che mi appartenesse in quel periodo. Per essere precisi, le cose andavano così da circa sei anni e iniziavo ad essere un po’ stanco.
L’anniversario di quel giorno era vicino e i miei amici sapevano bene che se volevano evitare di farmi passare le serate in qualche pub ad ubriacarmi e successivamente nel letto di qualche sconosciuta, dovevano distrarmi.
Forse per quel motivo mi trovavo fuori dal Pulcinella quella sera, il ristorante in cui, possiamo dire, aveva avuto inizio la mia amicizia con Daniele e Rachele.
Loro due avevano avuto il lieto fine che si meritavano e ne ero davvero contento.
Non speravo di averne uno anche io, sono sempre stato del parere che ci sono poche persone al modo a cui capita la fortuna di trovare una famiglia, ma una vita passata ad attendere con ansia lo stesso giorno per sei anni di seguito no, non me la sarei mai aspettata.
Non che fossi un fallito, avevo la mia clinica odontoiatrica con il mio amico e socio Daniele, avevamo avuto successo nel lavoro e tutto sommato la mia routine non mi dispiaceva.
Avevo una bella casa a venti minuti in auto dalla città, degli amici e mi divertivo. Un uomo di mezz’età come me non ha bisogno di molto di più.
Ci credevo davvero eppure ero lì, fuori da quel ristorante con l’angoscia a pervadermi l’anima. Avevo sempre amato l’autunno, ma ogni anno che passava speravo sempre di più che passasse il più velocemente possibile.
Feci un lungo tiro di sigaretta, in modo da distendere lo stress, non volevo arrivare a cena con pensieri negativi, quella sera c’era una bella notizia da darmi.
Pensavano che non lo avessi capito, ma Rachele era da settimane che stava attenta a cosa mangiava e cosa beveva e quando l’altra sera aveva rifiutato un bicchiere del suo vino rosso preferito, avevo sorriso d’istinto. 
Rido al solo pensiero, farò finta di non sapere nulla, voglio vedere i loro volti allegri e convinti, voglio vederli felici.
Sorrido a nessuno, a loro, all’idea del bambino che stanno aspettando ed entro nel ristorante.
 
Note dell’autore: Questa è una storia che ho in programma da più di un anno e ho deciso che era il momento di pubblicarla. Ora o mai più insomma haha
Spero che questo prologo possa piacervi, fatemi sapere cosa ne pensate!




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