Ti ricordi di me?

di holls
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Il dottor Shepard aveva preso servizio in quell’ospedale solo due mesi prima. Era entrato a far parte, non senza difficoltà, dell’équipe del dottor O’Brian, rinomato primario di neurologia. Ecco perché si trovava di fronte al lettino di Mildred Abigail, che lì giaceva a occhi chiusi mentre il suo petto si alzava e abbassava con regolarità.

Aveva la testa bendata e una gamba ingessata, a causa dell’incidente d’auto in cui era stata coinvolta. Un bagliore negli occhi, una curva improvvisa e lo stridio dei freni sull’asfalto avevano fatto da preludio a un lunghissimo mese di coma, da cui si era svegliata solo una settimana prima. Al suo risveglio, però, la donna non ricordava più nulla. Parenti e amici le avevano rammentato momenti passati insieme, ma lei non dava segni di ricordare; di conseguenza, a poco a poco, lo sconforto iniziale dei suoi cari aveva cominciato a lasciare spazio alla rassegnazione.

Dunque anche Henry Shepard, dopo poco più di un mese dall’incidente, temeva che per la memoria della donna non ci fosse molto da fare.

Si alzò e salutò Mildred silenzioso, poi abbandonò la sala.

Fuori trovò April, in pena per la sorella. Non appena lo vide, gli andò subito incontro.

«Come sta? Ha detto qualcosa?»

Henry scosse la testa.

«Sta riposando. Non ho voluto svegliarla.»

«Sto così in pena per lei. Ma sono sicura che presto le tornerà la memoria e si ricorderà non solo dei suoi amici, ma anche di suo marito.»

Henry ripensò alle parole del dottor O’Brian: la sua memoria è gravemente compromessa. Così aveva detto.

«Ti ringrazio, April. Ma lo sai anche tu che Mildred potrebbe non ricordarsi mai di me.»

April tentò di dire qualcosa, ma non ci riuscì. Lasciò l’uomo perso in quello sguardo distrutto, mentre lui si congedò con un sorriso di circostanza mal riuscito.

E così Henry Shepard, dottore e marito devoto, si avviò verso l’uscita dell’ospedale, a passo stanco, trascinando dietro di sé l’ombra di ciò che era stato.





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