La sede dell'Ordine della Fenice si trova a Grimmauld Place n. 12

di Severa Crouch
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** FF - Mostri - Remus Lupin/Ninfadora Tonks ***
Capitolo 2: *** OS - Se quell'estate noi due... Sirius/Molly ***



Capitolo 1
*** FF - Mostri - Remus Lupin/Ninfadora Tonks ***


Mostri

Remus Lupin/Ninfadora Tonks

 

Non sapeva nemmeno come aveva fatto a trovarsi in quella stanza.

Stava vagando in attesa dell’arrivo di Severus, mentre al piano di sotto Molly urlava contro i figli, quei gemelli che gli ricordavano troppo lui, Sirius e James una vita fa.

Sirius.

Si era trovato davanti a quell’arazzo con il nome del suo migliore amico bruciato.

“L’ha fatto la mia dolce mammina,” aveva commentato sarcastico e Remus aveva letto l’amarezza nel suo volto.

“Ecco dove sei finito.”

La voce di Ninfadora arrivò dietro di lui, riportandolo a un presente in cui quella dannata guerra minacciava di ucciderli tutti. La vide guardare l’arazzo e mordersi un labbro mentre fissava un’altra bruciatura, quella con il nome di Andromeda Black, sua madre.

“Chi ha fatto queste bruciature pensa che io sia un mostro,” commentò senza distogliere lo sguardo da quella macchia, mentre i capelli sfumavano dal rosa al castano di Andromeda.

“Lo pensa anche di me.”

Si erano scambiati uno sguardo e Remus avrebbe voluto dirle che lei non era un mostro, che era bellissima anche quando le spuntava il becco da papera o i suoi capelli assumevano colori improbabili. Avrebbe voluto dirle che il suo sorriso era ciò che rendeva la vita tollerabile tra quelle mura angoscianti e che la luce nei suoi occhi era più magnetica di quella della luna.

Remus avrebbe voluto dirle che sono le scelte compiute a determinare la mostruosità di una creatura, non il sangue, o la maledizione che scorre nelle vene, che i veri mostri sono coloro che si arrogano il diritto di decidere se sei meritevole di vivere sulla base dell’appartenenza a una categoria: Lupo Mannaro, Mezzosangue, Sanguemarcio.

“I veri mostri sono i nomi che sono rimasti su questo arazzo,” mormorò, quasi sottovoce, con un sorriso timido, calpestando tutti i pensieri che si affollavano nella sua mente e si convertivano in sensazioni, emozioni, parole.

Era sbagliato, era pericoloso, era folle.

Lei era troppo bella, troppo giovane, troppo vitale e non meritava di essere sporcata.

Mandò giù quelle parole, che cercavano di uscire dalla sua gola, come disperati che tentano di scalare le pareti ripide di un pozzo. Come ogni volta che arrivava al punto di avvertire le emozioni trasformarsi in parole, ogni volta che le sopprimeva, una per una, sentendole precipitare in gola, giù, lungo le pareti dell’esofago e crollare sullo stomaco, schiacciandolo con un tonfo. Si meritava la gola arsa dai graffi di quelle parole che si artigliavano per non precipitare e a dispetto della sua volontà lottavano per uscire. Si meritava i nervi a fior di pelle e i denti che martoriavano le sue labbra.

C’era una parte di lui non riusciva a fare a meno di pensare che, forse, avessero ragione loro, quelli dell’arazzo, e che lui fosse un mostro. Troppo pericoloso.

La voce di Severus nell’atrio lo riportò al presente, mettendo fine a quella lotta con sé stesso che lo lasciava sempre più debole, con la sensazione che un giorno quelle parole sarebbero uscite. Non oggi, però.

(496 parole)

 

 

 

Ciao a tutti!

Apro l’ennesima raccolta eterogenea di flash, one-shot, drabble e quello che sarà, a causa (o per merito, lascio a voi ogni giudizio) del gruppo Facebook Caffè e Calderotti che ha deciso di farci scrivere tantissimo regalando prompt meravigliosi e ispirazione a non finire. Questa volta la dedichiamo alle storie dall’altro lato della barricata, ovvero ai membri dell’Ordine della Fenice.

Questa volta, è colpa di BlueBell che mi ha lasciato questo prompt meraviglioso di uno scrittore che amo follemente e mi ha fatto uscire dalla mia comfort zone mangiamortesca per farmi entrare nei panni lisi di Remus. In realtà è da luglio che provo a entrare in quelli di Tonks, ma non ci riesco e alla fine è stato Remus a dirmi, lascia parlare me e io non so dire di no a Remus. A Sirius sì, a James anche, a Peter così così, ma lui gioca anche tra i Mangiamorte, quindi non conta, ma insomma, chi può resistere agli occhi da cucciolo di Remus? Io non ci riesco e quindi eccomi qua a dar voce (mi rendo conto che è assolutamente improprio l’uso di questa espressione) a… beh… ai silenzi di Remus.

Personaggi: Remus Lupin, Ninfadora Tonks.

Prompt: “C’erano delle cose che volevo dirgli. Ma sapevo che gli avrebbero fatto male. Così le seppellii e lasciai che facessero male solo a me” Safron Foer.

 

Se vi piace, lasciate pure un feedback, anche un prompt se volete (tanto, oramai, sono disposta a fillare qualsiasi cosa, anche una Molly/Sirius (e non scherzo).

Alla prossima.

Sev

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Capitolo 2
*** OS - Se quell'estate noi due... Sirius/Molly ***


Se quell’estate noi due…

 

Grimmauld Place 12, 25 dicembre 1995

 

I singhiozzi di Molly riempivano l’intera casa, mentre guardava sconsolata il maglione che Percy le aveva rimandato indietro.

“Mamma, non te la prendere. Percy è un idiota, lo sapevamo!”

“Non parlare così di tuo fratello!”

“Mamma, lui è sempre stato diverso da noi, lo sai!”

“Ma cosa dite?”

Passi veloci e un fruscio di stoffa. Era lo strofinaccio con cui Molly continuava a pulire casa per tenersi occupata, per non pensare, per smettere di piangere.

Sirius era seduto nella sala dell’arazzo, davanti il nome di Walburga e ricordava chiaramente come sua madre non fosse solita piangere, come nemmeno una lacrima fosse scesa dal suo viso quando lui era andato via.

Molly non lo sapeva, nemmeno lo meritava, dopotutto, nonostante i loro continui battibecchi su Harry, ma Sirius capiva perfettamente quanto possano diventare soffocanti le pareti di casa con una madre che desidera troppo il meglio per i propri figli.

Certo, nessuno si aspettava una simile presa di posizione dal più ligio alle regole di casa Weasley. Eppure, eppure, nemmeno quello avrebbe dovuto stupirlo. L’occhio gli cadde sul nome di Regulus, un altro ligio alle regole che aveva finito per smarrirsi.

Mandò giù un bicchiere di Firewhisky e sentì Molly arrivare: “Per Natale pensavo di fare l’arrosto e poi il pasticcio di carne, se sei d’accordo.”

“Va benissimo, Molly, grazie. Notizie da Arthur?”

“Dicono che se la caverà.”

“Vorrei tanto andarlo a trovare.”

“Lo sai che non è possibile. Silente è stato molto chiaro sul punto.”

Sirius annuì. Molly tirò su con il naso.

“Scusami, scusami, Sirius, non faccio altro che domandarmi come starà Percy. Cosa si prova a trascorrere il Natale lontano dalla famiglia?”

Sirius guardò il bicchiere ormai vuoto e sorrise amaramente: “Il Natale non avrà lo stesso sapore di quando eri bambino. Puoi essere nella famiglia più calorosa del mondo, ma una parte di te ricorderà sempre che non è casa. Io adoravo i Potter, i Natale con te, Arthur, i tuoi fratelli, erano meravigliosi, così diversi, allegri e calorosi, rispetto al gelo di questa casa.” Si fermò un attimo per prendere fiato. Dare voce a quelle emozioni era sempre difficile. “Eppure, non c’era Regulus e avrei dato qualsiasi cosa perché lui potesse divertirsi con me. Voi non siete i Black, però, e Percy tornerà.”

“E se avessero ragione i gemelli?” domandò Molly tra le lacrime. “Hai sentito George? Ha detto Sembra che il tradimento scorra nelle sue vene. E se avesse ragione? Se tutto ciò dipendesse da quello che abbiamo fatto? Hai mai ripensato a quell’estate?”

“Lo sai che sono discorsi ridicoli. Non lasciarti suggestionare,” le disse, “Percy si è lasciato incantare da Fudge, tutto qui.” Guardò Molly, i suoi occhi marroni e i capelli rosso acceso e sospirò: “Ci ho ripensato moltissime volte. Ogni volta in cui sono stato con una ragazza. Dobbiamo tutti moltissimo a te, anche se gli altri non lo sanno.” Le fece un occhiolino. “Non sono sicuro che oggi ci sarebbe un Harry, se quell’estate noi due…”

 

***

 

La Tana, Ottery St. Catchpole, 22 giugno 1976

 

Sirius era steso in giardino con lo sguardo perso a contemplare le costellazioni pensando che suo fratello, a quest’ora, sarebbe stato da zio Cygnus e zia Druella nel Wiltshire. Chissà se anche lui era sdraiato in giardino a cercare Sirio, così come lui stava cercando Regulus.

In lontananza, degli Gnomi da giardino provavano a intrufolarsi tra i cespugli illuminati dalle lucciole. Era così diverso dal Wiltshire. Riusciva persino a stare sdraiato sull’erba senza il terrore di incontrare lo sguardo carico di disapprovazione di sua madre per le camicie sgualcite e sporche di erba, o i capelli scompigliati.

James era andato a dormire con Remus e Peter, Fabian e Gideon erano in missione per l’Ordine della Fenice, insieme ad Arthur. Sentì dei passi raggiungerlo in giardino, l’andatura lenta era quella di Molly, ormai al settimo mese della terza gravidanza.

Si scambiarono uno sguardo e Molly gli domandò se potesse stendersi accanto a lui. Aprì la coperta che si era portata insieme a dei cuscini e si stese.

“Non so perché, ma a questo bambino piace guardare il cielo di notte,” disse, “forse è un romantico.”

“O un astronomo,” sospirò Sirius.

“Pensi a qualche ragazza mentre guardi le stelle?” gli domandò Molly. “Io pensavo sempre ad Arthur durante le estati a casa, mentre segnavo i giorni sul calendario che mi separavano dal ritorno a Hogwarts.”

“No, non c’è nessuna ragazza.”

“Fatico a crederlo, so che siete abbastanza popolari a scuola.”

“Te l’ha detto Marlene, non è vero?” lo sguardo di Molly fece capire a Sirius di avere indovinato.

Si sarebbe vendicato di quella lingua lunga della McKinnon. Avrebbe fatto scivolare un po’ di sale nel succo di zucca della colazione del primo giorno, così per tutto l’anno avrebbe avuto paura ogni mattina.

Ridacchiò ripensando alla loro disastrosa situazione sentimentale. “In realtà siamo dei casi disperati: James è innamorato perso di una ragazza dal primo anno, io non sono mai riuscito a concludere molto, Remus è così timido e restio a lasciarsi andare con chiunque che fugge al primo sorriso. Peter credo che abbia combinato qualcosa quando è stato a casa, ma era abbastanza incerto sul successo.”

“Non è difficile.” Molly cercava di rassicurarlo con un sorriso gentile.

Sirius aveva sentito parlare dell’effetto che la gravidanza aveva sul corpo delle donne. Lo aveva visto anche su sua cugina Andromeda quando era andato a trovarla di nascosto. Molly era diventata bellissima, nonostante il ventre gonfio. La sua pelle era così profumata e liscia, spruzzata da lentiggini adorabili e i suoi capelli sembravano illuminare l’ambiente circostante. Persino adesso, sotto il cielo stellato, riuscivano a catturare la luce delle stelle e brillare come un fuoco che non si è ancora del tutto spento sotto la cenere del camino.

“Vorrei ci fosse un manuale di istruzioni da seguire per capire come comportarsi con le ragazze. Sarebbe tutto molto più semplice.”

“Il segreto è osservare le reazioni,” gli aveva detto, sempre sorridendo. “Abbiamo un sacco di punti in cui riusciamo a passare dal solletico, al piacere, al dolore fino al fastidio più assoluto a seconda del modo in cui veniamo toccate.”

“Siete complicate, l’ho detto.”

“Per nulla. Dammi la mano,” aveva sorriso Molly. Sirius aveva acconsentito e allungato la mano verso di lei, incerto di cosa avesse intenzione di fare.

“Questa mano la posso stringere.” Molly afferrò la mano in una stretta vigorosa. “Posso intrecciare le mie dita alle tue.” Gli sorrise mentre lo diceva. “Posso anche accarezzare il palmo.” Sentì un formicolio sulla mano, sotto i calli dati dal manico di scopa. “Posso prenderla tra le mie mani e portarla al viso.” La mano di Sirius tremò nel contatto con le guance morbide e lisce di Molly. Aveva un buon profumo, di biscotti, bucato fresco e fiori di giardino. Molly sapeva di casa, di accoglienza e di calore.

Non riuscì ad allontanare la mano dal viso di Molly. “Posso accarezzarti?” le aveva domandato.

“Osserva le mie reazioni.”

La mano di Sirius aveva provato a stringere quel viso e infilarsi al di là dell’orecchio, verso la nuca. Molly chiuse gli occhi e una smorfia infastidita le era comparsa sul volto. Sirius si fermò.

“Troppo irruente,” gli disse.

Il sorriso gentile era tornato sul suo volto.

Sentì la mano di Molly sulla sua, lo guidava con lentezza, mentre Sirius osservava il volto di lei reagire a quei nuovi stimoli. Molly lasciò andare la mano di Sirius e fu lei ad allungarsi fino al volto di lui, imitò la carezza che aveva ricevuto e Sirius comprese l’irruenza. Non doveva essere così nella sua mente.

“Forse è meglio così,” gli aveva sussurrato accarezzandogli il volto. Fu impossibile trattenere un sorriso e un’espressione beata sul volto.

“Per Godric, Molly…” aveva sussurrato avvicinandosi a lei. Voleva sentire, ancora una volta, il suo profumo. Il naso di Molly sfiorò quello di Sirius mentre continuavano ad accarezzarsi e poi fu irresistibile e troppo forte per resistere, la mano di Molly si infilò tra i ricci scuri di Sirius e gli accarezzò la nuca. Una scarica elettrica si diffuse per tutto il corpo, più intensa e forte di quando le ragazze facevano le coccole a Felpato.

Gemette e si avventò sulle labbra di Molly. Bastò il modo in cui la mano di lei lo guidò sul viso perché Sirius imparasse a dosare i baci ad alternare quelli più irruenti a quelli più dolci, a godere di quel languore e sentire l’eccitazione che premeva contro i suoi pantaloni.

Si scambiarono altri baci, carezze e lei gli insegnò come toccare il seno, come baciare quelle meraviglie della natura, e Sirius capiva benissimo perché Arthur avesse fatto già tre figli con quella donna meravigliosa. Voleva fermarsi. Sapeva che era sbagliato, era persino scorretto nei confronti di Fabian e Gideon. Insomma, era la loro sorella, e lui non doveva toccarla in quel modo, non doveva leccarle i capezzoli, e sentirla gemere di piacere, e sentire gli inviti a continuare.

“Molly, ti prego,” mugugnò cercando di farsi forza. “Dovremmo fermarci prima che sia troppo tardi.”

Molly si morse un labbro e annuì: “Hai ragione, Sirius, non so cosa mi abbia preso. Perdonami. Saranno gli ormoni della gravidanza.”

Sirius si avventò di nuovo su quelle labbra, verso le quali si sentiva ipnotizzato, incapace di allontanarsene. La bocca di Molly rispondeva a quei baci, lo cercava, famelica, e le mani di lei scesero lungo il corpo di Sirius, incapaci di fermarsi. Gli sembrò di impazzire quando la mano di Molly sfiorò la sua erezione, si infilò nei pantaloni, e stringendo le dita iniziò a massaggiarlo.

Sirius chiuse gli occhi e si morse un labbro. Mugugnò versi senza senso. Non voleva vedere Molly, non poteva pensare che fosse lei a dargli quelle sensazioni, a farlo stare così bene, come nessuna ragazza prima d’ora era riuscita a fare.

Oh, Godric, Tosca, Corinna e sì, anche Salazar! Chiedeva l’aiuto di tutti i Fondatori per riuscire a uscire vivo dall’abisso di piacere in cui si sentiva sprofondare. Perse il controllo, sporcando i pantaloni, le mani di Molly e provando un grandissimo, enorme imbarazzo.

Molly non si scompose affatto, prese la bacchetta e con un gesto veloce tutto tornò pulito. Sirius era incredulo di quell’esperienza.

“Credo che ora tu abbia gli strumenti necessari per far impazzire le ragazze,” gli disse, facendogli un occhiolino, “resterà il nostro piccolo segreto.” La sentì rientrare in casa mentre lui tornava a guardare le stelle, cercando di recuperare una respirazione normale e togliersi dal viso quel sorriso beato, altrimenti James e Remus lo avrebbero tormentato per secoli.

 

 

 

 

 

 

Questa storia è nata come una sfida. Un puzzle su Facebook diceva “I primi due nomi che leggi sono la tua ship” e spesso uscivano Molly e Sirius insieme. I commenti erano per lo più nauseati e mentre io dicevo “Voi sottovalutate LollyMolly” questa storia prendeva forma nella mia testa.

Il Lexicon, però, si è messo di mezzo e ho scoperto che Percy è nato il 22 agosto 1976 e non me la sono sentita di fare una lemon “completa” come avevo in mente inizialmente. Saranno sollevate le fan di Sirius, anche se mi sembra di sentire un po’ di disappunto da parte di lui.

Non prendete questa storia troppo sul serio!

Sev

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