come un libro

di melissa20
(/viewuser.php?uid=1164092)

Disclaimer: Questo testo proprietà del suo autore e degli aventi diritto. La stampa o il salvataggio del testo dà diritto ad un usufrutto personale a scopo di lettura ed esclude ogni forma di sfruttamento commerciale o altri usi improri.


Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Ombre ***
Capitolo 2: *** Luce ***
Capitolo 3: *** Lacrime di vetro ***
Capitolo 4: *** quegli occhi di fuoco ***
Capitolo 5: *** inutili promesse ***
Capitolo 6: *** sogni da bambina ***
Capitolo 7: *** non sono un principe ***
Capitolo 8: *** felicemente triste ***



Capitolo 1
*** Ombre ***


sentirsi bene... mi sento bene come dovrei... ho dato uno sguardo alle vie del mio vicinato. allegra... il sole con i suoi raggi illuminava i tetti delle case e la natura intorno. il pensiero che il mio domani sarà sempre migliore sfiora la mia mente grandi ostacoli che pian piano cadono. muri alti spessi crollano per diventare macerie, il sorriso prende la sua naturale forma sul mio volto. inciampando fra quelle macerie... distratta perdo quel mio equilibrio ritrovato in quella giornata di sole. eppure le mie gambe non cedono la mia bocca si apre per buttare fuori un sospiro in cerca di sollievo... continuo agitata, il mio cuore si ferma in cerca di sicurezze... le mie gambe pesanti desidererebbero proseguire... eppure i battiti accelerati mi costringono immobile, pietrificata. andrà bene la mia voce... esce fuori incontrollata, il mio corpo si piega la mia mano prende a vagare in cerca di un appiglio cado... il mio corpo tocca l'asfalto quella stessa mano adesso solitaria vaga per aria... in quel vuoto eterno in cui cadono i miei occhi.

Ritorna all'indice


Capitolo 2
*** Luce ***


In una fredda serata d'inverno stringendosi fra le sue braccia per il freddo vagava una ragazza dal viso pallido e espressione triste, sola piena di dolore eppure priva di lacrime da sprecare Lei sorrideva con le sue labbra gelate dal freddo pungente.
sentiva il vento entrarle nelle ossa come se davvero potesse attraversare la sua pelle e il suo cuore, le sue guance rosse a causa del gelo sembravano illuminarlo.

il suo volto pallido spirava con non poca difficoltà. tirava fuori ogni respiro sembrava lottare col vento.

I suoi occhi sembravano disperatamente lottare, così luminosi eppure così spenti come una tenera lucciola che giunge lentamente al patibolo.

stanca si avvicinava alla sua casa i suoi occhi vagavano quasi persi la sua mano prese ad accarezzare quel muro costruito con così tanta fatica non riusciva a smettere di sorridere...

pian piano quei ricordi erano riaffiorati poteva quasi raggiungerli.

i suoi occhi e persino le sue guance rosse adesso avevano perso il loro candore, il suo viso ora era sporco e bagnato dalla pioggia.

batteva forte sulle strade asfaltate dal cemento... da sempre odiato sembrava andare in frantumi a contatto con esso.

il cielo tremava come il suo corpo ricoperto da quei suoi pochi centimetri di stoffa... luridi come il suo corpo sporco.

le sue gambe stanche chiedevano riposo le facevano male le mani per il freddo le guardo Per un attimo aveva pensato di scaldarle col calore del suo fiato ma si era gelato persino quello.

 le vene sembravano uscirle fuori. Sentiva il suo corpo bruciare forse era la sua testa a giocarle un brutto scherzo o magari la causa era da attribuire al freddo e alla pioggia, tagliava il suo tessuto epidermico.

 aveva male...
i suoi occhi si ritrovarono racchiusi in una stanza sospiro.
sollievo ?

il dolore aveva lasciato spazio a una piacevole sensazione di calore il suo corpo rovente... sentiva bruciare ogni centimetro di pelle e quel dolce, intenso e... fastidioso calore al cuore... i suoi capelli scuri riempivano il suo volto facendolo apparire allegro e per un attimo sorrise ritrovandosi nel suo caldo letto spensierata.

un brutto incubo, si chiese cosa avesse mangiato di tanto brutto da averle causato un incubo cosi vero... le sue labbra rosse e il suo viso assonnato la facevano apparire un tantino trasandata, i suoi piedi toccarono il pavimento gelido della piccola cameretta.

come era potuto capitare? osservo il suo riflesso allo specchio sembrava uscita da un ospedale di igiene mentale, un sorriso buffo prese forma sul viso
esasperata prese a sistemare i suoi capelli.

non dopo poche ingiurie e bestemmie finalmente ce la fece, i suoi occhi presero a vagare lungo la sua piccola ed esile figura un apparenza di normalità se l'era data penso che era matta... ad avere detto di si a quella stupida proposta. getto uno sguardo fuori dalla piccola finestra quanto era rimasta a letto ? era notte... il buio sovrastava i tetti delle case ma la luce dei lampioni riusciva a renderle visibili.

Ritorna all'indice


Capitolo 3
*** Lacrime di vetro ***


 
ogni frase le sembrava stupida non le andava di parlare e non riusciva nemmeno a pensare.
quello che desiderava era lasciarsi andare, immergersi nel buio di quella sua solita camera.
 
l'aria era soffocante, la sua testa era in fiamme il suo viso era bollente, lo sentiva.

 sarebbe servito a qualcosa?
sarebbe servito a far sparire la sua tristezza ?
poteva colmare quella solitudine ?
 
eccole una e poi l'altra e a seguire tutte le altre migliaia,
adesso un fiume sgorgava dai suoi occhi neri.
una voragine.... come se davvero potesse essere li, e lei aveva una paura fottuta.
 
non voleva lasciare che si espandesse, avrebbe rischiato di caderci dentro.
e quelle botte date al muro non sarebbero servite.
 
se non a creare altri buchi...forse...
l'ironia non era adatta in quel momento.
niente poteva illuminare i suoi occhi, quello che vedeva allo specchio era solo un viso irrimediabilmente stravolto dal pianto... sentiva scoppiare la testa mentre tratteneva i singhiozzi.
la vergogna e la paura che qualcuno avrebbe potuto sentirla aveva preso il sopravvento.
scorrevano cosi veloci quelle lacrime... le spiegazioni non erano il suo forte, non era mai stata una brava bugiarda.
le dita cercavano di raccogliere quelle lacrime ma era incessante quel pianto e niente avrebbe risolto le cose...
il cuore scoppiava in gola... tremava, non riusciva ad aprire bocca.
incredibili le emozioni umane, riescono a distruggerti.
 
a ridurti uno straccio...
e non era colpa sua, ne era consapevole.
 
il cuore faceva davvero male.
 
da bambina aveva sempre pensato che l'amore avrebbe causato solo emozioni positive, ingenua... cosa ne poteva sapere una tenera sognatrice come lei.
"l'amore è complicato" mai frase le era sembrata più stupida.
non era l'amore... erano gli essere umani a rendere le emozioni complicate.
non potevano essere felici ?
era proprio un cumulo di macerie.
una bottiglia di vetro troppo rotta per attaccarne i pezzi, troppo insignificante.
i frammenti erano schizzati via ovunque e non riusciva nemmeno più a trovarli.
forse persi per le strade.

Ritorna all'indice


Capitolo 4
*** quegli occhi di fuoco ***


 
era stupido e le sembrava strano, eppure...quelle labbra erano dentro la sua testa e cercare di scacciare via quei pensieri indecenti sarebbe stato altrettanto stupido... e le immagini offuscate
dall'alcool di quella sera non meritavano di finire nella spazzatura
 
si ripetevano costantemente le stesse scene
come era potuto succedere ?
con uno sconosciuto poi...
eppure era li... fra quelle lenzuola dal profumo sconosciuto, beh non del tutto... in effetti ricordava quel profumo intenso, fresco e allo stesso tempo caldo un profumo poteva esserlo ?
 
sigarette alla menta... e il profumo della pelle di quella giacca che ricorda con confusione e la barba incolta brizzolata... sentiva la sensazione sotto le sue dita al solo pensiero.
 
niente in tutta la sua vita era mai stato tanto intenso quei baci quella sensazione calda che sentiva al basso ventre, sentiva esplodere la pancia... cavolo!
 
era stato bello cazzo...
e non le era mai successo, tanto che aveva sempre pensato di essere frigida... sperava tanto di avere sognato non voleva credere che era capitato, non era una ragazzina... non tanto almeno.
 
i suoi occhi scrutavano la parete asettica di quella che doveva essere una camera da letto...presumibilmente di casa.
 
l'aveva portata a casa ?
non un albergo ?
 
quante domande che le frullavano in testa...fin troppe.
 
e la causa di quei pensieri era proprio li ad abbracciarla emanava un calore quasi soffocante...
 
eppure la sera prima non le era dispiaciuto... ecco che quella sua stupida vocina sbucava fuori e proprio nel momento meno opportuno...
 
non riusciva proprio a smettere di pensarci, si sentiva terribilmente imbarazzata...
 
i suoi occhi la scrutavano e il suo corpo bruciava
e lei non riusciva davvero a distogliere lo sguardo da quello di lui
 
le labbra fremevano dal desiderio di poter assaporare quelle sue
incominciava a ricordare.
 
languido, caldo... dentro la sua bocca... e le sue mani frugavano il contenuto del suo abito.
 
giocava con lei...con le sue labbra, le mordeva... come fosse un cane affamato.
 
sentiva i fuochi d'artificio dentro.
 
scoppiava la sua testa, scoppiava il suo corpo...lo sentiva pulsare
 
e lui non accennava a fermarsi... e lei tanto meno riusciva a dirgli di farlo, sembrava quasi cercare qualcosa.
 
"non frugare" lo aveva detto con sofferenza
 
le sue labbra sorridevano fra baci
"poverina... lo sento che hai male..." il suo sarcasmo era sexy
 
"smettila mi fai bruciare" era vero... la leccava la torturava con i suoi denti... il collo era cosi sensibile.
 
la faceva sorridere... e a quel suo sorriso lui risposte con quei morsi alle labbra, sembrava voler farle sparire quel sorriso.
 
e lei avrebbe dovuto avere paura... eppure sentiva la necessità di essere il suo giocattolo, e non era certo fiducia.
 
"ci vorrebbe un estintore allora..." era elegante nell'esprimere il suo desiderio impellente, e questo la mandava in tilt.

Ritorna all'indice


Capitolo 5
*** inutili promesse ***


si era persa come se avesse avuto la nebbia... ad offuscare il suo cammino, ma quella nebbia si era improvvisamente diradata.
lasciando spazio a nuove possibilità e mai si era resa conto di quanto fosse veloce a correre fino ad allora aveva camminato con il bastone stretto saldamente alla sua mano come se fosse stata zoppa
ma oggi era li e niente poteva distrarla niente poteva fermare i suoi passi decisi, niente ostacoli davanti a lei era forse diventata brava ad evitare gli ostacoli ?
lei : "promettimelo"
 
lui : a cosa serve una parola se non riesci a fidarti ?
se ti dico che ti amo è cosi e giurartelo a niente serve se non riesci a fidarti, come sei ingenua piccola nana."
le sue guance si gonfiarono eppure nonostante il suo viso contrariato volesse in qualche modo apparire arrabbiato lei era consapevole che lui avrebbe riso volentieri se il contesto non fosse stato cosi serio e forse anche lei sarebbe scoppiata a ridere se lui lo avesse fatto.
anche se il suo desiderio era urlare che voleva andare via che lo odiava anche se certo poi nessuno dei due si sarebbe mai sognato di staccarsi l'uno dall'altra, perchè lei desiderava solo il suo abbraccio la notte... il calore intenso del suo corpo... cosi caldo che il sole probabilmente era niente perchè il suo cuore andava in fiamme.
il sentirsi sfiorare dalla pelle di lui l'avrebbe fatta diventare matta il problema vero era che a causa di quell'uomo lo era già
e lo amava cosi tanto che il suo corpo tremava dalla rabbia
maledetta voglia...maledetta voglia di sorridere... di stringerlo forte, di accarezzargli il volto dolcemente... maledetta voglia di baciarlo dolcemente... l'amore era un bellissimo imbroglio.
lei : "sai cosa resta del mio cuore ?"
lui : "sei la solita melodrammatica"
 
lei : "restano le tue carezze rimangono i tuoi sorrisi e le tue mani che vagano come se volessero ricoprire interamente il mio corpo"
 
lui : "una meravigliosa nana melodrammatica"
 
lei : "nessun sole può dirmi esattamente quanto è grande questo bellissimo e prezioso affetto che il mio cuore e persino la mia testa mi dice di provare"
 
lui : "te lo prometto"
 
il sorriso che comparve su quel suo viso contagiava persino i suoi occhi che erano contornati di lacrime felici.
niente avrebbe potuto renderla più felice che quell'amore che provava per quell'uomo strano.
 

Ritorna all'indice


Capitolo 6
*** sogni da bambina ***


Quella mattina non desiderava altro che rimanere sotto le calde lenzuola, mai desiderio si era rivelato essere tanto intenso.
La luce filtrava dalla finestra di quella camera che oramai era diventata allegra piena di dolci ricordi, ad accompagnare quelle giornate grigie e ombrose vi era il dolce calore delle braccia che tanto agognava.
Ecco, l'unica cosa che avrebbe potuto portare sollievo al suo cuore di pietra sarebbe stato il lasciarsi cullare dai suoi abbracci.
Amava sentire le sue dita piccole da tenera bambina posarsi sulla sua testa, dolcemente, come una danza e lui quasi sorrideva.
Incredibile davvero lui che aveva paura che fosse una bella fregatura era comunque li a lasciarsi cullare dalle carezze leggere di lei.
 
Una calma assoluta sovrastava la sua mente, la sensazione era simile a quelle giornate trascorse al mare, quando tutto sembrava leggero come il suono delle onde e il profumo della sua pelle che solleticava il suo naso.
Proprio come quando agitato lui prendeva a tremare nella notte, come un bambino in preda ad un brutto incubo, un essere umano all'apparenza forte ma dentro tanto fragile. Non era perfetto, eppure avrebbe commesso peccati considerati inconcepibili per la mente di un qualunque essere umano pur di poter rimanere al suo fianco.
Il suo dolce bambino.
Ma lei chiudendo gli occhi pensava solo ai suoi, a quei dolci sogni che da piccola amava fare, sognava i mille baci che le sarebbero stati donati dall'amore dolce e sensibile che avrebbe trovato.
Ma poco e niente di quei teneri e innocenti pensieri da bimba si era rivelato essere vero, già perchè nonostante l'amore fosse tanto intenso quanto meraviglioso, non riusciva a non pensare che certamente tutta quella dolcezza non le bastava, desiderava quello che Cenerentola aveva e che lei purtroppo non aveva ancora ottenuto. Il crescente bisogno di sicurezze si faceva strada in lei.
E cosi la sera si ritrovava ad ammirare le stelle, come faceva da ragazzina in preda a chissà quale follia.
 
Chiedeva alle stelle di farle incontrare il vero amore, ben consapevole che le stelle non avrebbero potuto aiutarla perchè una stella per quanto grande rimaneva una semplice stella ma lei voleva credere in quelle luci immerse in quel buio che sembrava eterno.
 
Non vi erano nient'altro che quegli occhi ad ammirare quelle luci
 
lui : "dammi il tuo amore, non chiedermi niente"
lei : "sei egoista non trovi ?
lui : "forse ma tu dimmi che hai bisogno di me"
lei : "tu non andare via."
lui : "non desidero andare via, piccola gatta soffiatrice."
lei : "dimostramelo... io ho bisogno di te... quindi ti prego rimani"
 
Il suo passo non le era mai sembrato tanto deciso, era incredibile, riusciva ancora a sentirlo nonostante il suono del suo battito cardiaco sembrasse volerle spaccare i timpani, il suo viso appena illuminato da quella luce fioca immersa come in un nuvola di fumo,
Le sue mani le sue dita strette a quelle di lui non le lasciava scampo, lui non le lasciava via di fuga.
lui : "non cercare di scapparmi via"
 
Sorrise disperata come se potesse farlo, come se volesse davvero farlo. La verità era che lei trovava conforto in quelle labbra, una trappola perfetta per lei povera topina.
 
Si avventava su di lei come un mostro sulla propria vittima solo sapeva fare.
 
lei : "non rimarrà niente prima o poi"
lui : "farò lentamente in modo che rimanga sempre un pezzo di te mangiare"
 
Lei non capiva proprio come lui potesse essere sempre cosi intenso, cosi immenso. Dentro la sua testa era rimasto solo il rumore di quelle sue dita che rudemente la toccavano, come se davvero lui volesse strapparle via la vita e mangiarsela.
lei : "falso amico"
lui : "mi odi piccola ?"
lei : "il mio odio per te è esattamente paragonabile all'amore che mi sta logorando"
lui : "credi di riuscire a sopravvivere?"
 
La guardava come se avesse voluto davvero aiutarla e lei ricambiava quello sguardo. Avrebbe voluto urlare di aiutarla
 
eppure i suoi occhi non parlavano e lei sapeva che lui non avrebbe compreso il dolore che sentiva.

Ritorna all'indice


Capitolo 7
*** non sono un principe ***


Lo scorrere lento di quella giornata la stava Facendo impazzire, possibile che lei non possedesse un briciolo di pazienza... ?
 
E lui si divertiva, rideva palesemente di quella sua impazienza, un agonia per lei.
 
lui : "povera bambina inquieta, non riesci proprio ad aspettare ?"
 
Rideva ancora e lei continuava ad odiare quel suo sorriso, lo odiava, perchè mai essere umano aveva rasentato tanta perfezione.
 
In quel sorriso perfetto non vi era traccia alcuna di insicurezza, come d'altronde nelle sue movenze.
 
nessun segno di debolezza, eppure la notte tremava, eppure la notte nonostante lei odiasse la sua perfezione, si ritrovava ad adorare ogni singolo centimetro di quel fragile vecchietto.
 
Sorrise anche lei
 
lui : "a cosa dobbiamo questo sorriso ?"
 
ed ecco che la sua curiosità usciva fuori, non capiva davvero come facesse quella piccola piantagrane a insidiarlo, odiava, quella posizione...
 
odiava come lei in cosi poco tempo fosse diventata essenziale per il suo cuore, strano... dato che un cuore non aveva nemmeno mai immaginato di averlo...
 
desiderava davvero quelle piccole e tenere labbra.
E quella sua figura esile non aiutava di certo le cose...
 
L'amava ? l'amava davvero ?
 
Persino la sua parte razionale scappava via, quando lei ed i suoi occhioni grandi uscivano allo scoperto.
 
Aveva il timore di essere totalmente impazzito,
guardo quella piccola canaglia sorridere.
 
lei : "anche se sei uno stupido vecchietto ti adoro"
 
chino il capo, in segno di resa doveva farlo...
perchè l'amava, voleva farlo. Perchè lui non aveva mai avuto un cuore, tiro fuori la scatolina sorridendo, e questa volta non era un sorriso divertito, ma tenero.
 
gli occhi di lei si illuminarono, il suo stupido cuore batteva cosi forte, aveva paura che lui avrebbe potuto sentire, perchè era un problema ?
 
Lui non riusciva a resistere a quei suoi occhi, lui, era definitamente spacciato... di fronte a quella stupida ragazzina... la bacio avido
 
un attimo dopo aver compreso, lei era fondamentale per la sua sopravvivenza.
 
mai bacio era stato dolce poso appena le sue labbra su quelle di lei. come se avesse avuto paura di sporcarla.
 
Lui non era cosi profondo, lui non era dolce, tanto meno sensibile come la sua stupida ragazzina pensava. Era lei, che lo faceva diventare il principe azzurro, anche se certo non era quello il modo in cui quella piccola mocciosa lo definiva.
 
Lei : "baciami ancora"
 
lo disse con le lacrime che stavano per sgorgare da quei suoi meravigliosi occhi.
 
Ne sentiva davvero il bisogno, perché la sua pelle bruciava sotto i vestiti, le guance erano in fiamme. La sensazione era simile a quella provata dopo una giornata passata sotto il sole, ogni piccolo strato del suo tessuto epidermico, andava a fuoco, e la necessità di spegnere quel fuoco, era impellente.

Ritorna all'indice


Capitolo 8
*** felicemente triste ***


Perchè era diventato cosi difficoltoso dormire ?
se lo chiedeva spesso da quando lui mancava nel suo letto...
 
aveva detto che sarebbe rimasto eppure era andato via...
non voleva credere che tutto quel dolore fosse vero.
 
Era li con i suoi occhi immersi in un vuoto che sapeva non sarebbe riuscita a colmare, non riusciva a crederci...
 
poso la mano sul lato in cui lui dormiva, vuoto... il suo posto era vuoto proprio come il suo cuore, da giorni i suoi occhi sanguinavano.
 
Eppure il mondo fuori dalla finestra continuava ad esistere.
 
Nonostante lei vedesse solo quella camera. Intrisa di ricordi, sapeva che sarebbe successo ma stupida com'era aveva voluto credere in quei suoi sorrisi falsi ma che per lei erano più preziosi dei diamanti.
 
Non ci aveva mai riflettuto prima d'ora solo adesso capiva quanto lui per lei significasse, lo amava profondamente...
 
le immagini scorrevano nella sua testa.
Il loro ultimo bacio... il loro ultimo abbraccio... il loro fare l'amore per l'ultima volta come se fosse stata la prima, ma soprattutto meravigliosa esattamente come la prima...
 
lui giocava insistentemente con i suoi capelli un vizio che aveva sempre avuto e che lei adorava, amava ogni singolo momento passato con lui.
 
lei : "perchè lo fai ?"
lui : "a cosa ti riferisci ?"
lei : "questo... non fai altro che giocare con i miei capelli"
lui : "adoro i tuoi capelli sono cosi morbidi proprio come quelli di un gattino"
 
lei rise e lui penso che le piaceva guardarla ridere
 
cazzo era diventato un tenero principe azzurro... o forse stava solo recitando una parte scritta di proposito da lei...
 
eppure nonostante lui fosse ben consapevole che tutto quel idillio d'amore non fosse reale, e che lui in fondo non era che uno vecchio scorbutico, l'amava...
 
e non gli importava se doveva calarsi qualche volta nella parte del principe azzurro, aveva capito che se desiderava davvero quella mocciosa doveva giungere a compromessi.
 
Questo non significava che lui dovesse fingere, ma che semplicemente doveva imparare ad essere meno freddo, anche se a 37 anni riusciva difficile doversi adattare...
 
eppure lo avrebbe fatto.
 
Anche quella volta la notte era calata troppo presto anche se non gli dispiaceva in realtà, poi si rese conto una cosa che quel pomeriggio lei gli aveva fatto notare...
 
giocava con i suoi capelli proprio come faceva da bambino con la madre, cosa che con altre donne non era mai successa, ma che con lei gli riusciva in modo naturale.
 
Ecco per quanto lui potesse essere freddo, si accorgeva di quelle piccole cose che in fondo, pur se piccole costituivano la loro relazione, ed erano le cose fondamentali, anche se agli occhi degli altri quel gesto potesse sembrare insignificante, nonostante ciò per lui che mai aveva sentito la mancanza di una donna.
 
significava la felicita, quella reale... con i pro e i contro che la vita avrebbe riservato alla loro unione.
 
Il suo profumo era talmente buono... sentiva la sua pelle bianca, morbida sotto le sue dita farsi calda, i suoi lunghi capelli color cioccolato riempivano il cuscino.
 
L'unica cosa che lui desiderava era ritrovarla li con lui la sera ad aspettarlo, piena di allegria...
 
ed anche se non doveva più farlo perchè lui l'aveva tirata fuori da quella gabbia, lui era il rifugio dove lei poteva correre a nascondersi, lei non doveva più rimanere in un angolo buio com'era solita fare da bambina, lei poteva correre grazie a lui.
 
Lei poteva sorridere a causa sua.
 
Ma adesso era tutto finito...

Ritorna all'indice


Questa storia è archiviata su: EFP

/viewstory.php?sid=3971255