Kingdom Hearts- Force Eclipse( titolo suggetto a cambiamento)

di fenris
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Felicità interrotta ***
Capitolo 2: *** La Chiave ***
Capitolo 3: *** Olimpia ***
Capitolo 4: *** Spine rosse ***
Capitolo 5: *** I signori della galassia ***
Capitolo 6: *** Cambio forma ***
Capitolo 7: *** Un gelatinoso cammino ***
Capitolo 8: *** Assaggio di verità ***
Capitolo 9: *** Piani su Tenebrae ***
Capitolo 10: *** Mazzo di chiavi ***
Capitolo 11: *** Contesa ***
Capitolo 12: *** La regina dei draghi ***
Capitolo 13: *** Ritratto dell'eroe da giovane: parte prima ***
Capitolo 14: *** Ritratto dell'eroe da giovane: parte seconda ***



Capitolo 1
*** Felicità interrotta ***


Coruscant, da molti considerato la gemma di quello che fu il territorio della Repubblica. Tutt'oggi, a quasi sei secoli dalla sua caduta, molti studiosi e intellettuali si riunivano lì per discutere negli scintillanti palazzi dell'aristocrazia. Capi clan discutevano alleanze o cercavano nuovi talentuosi accoliti, sperando di avere tra loro l'asso della nuova generazione di avventurieri.

 

Ma Din Djarin, detto Mando, non era lì per discutere di politica e teorie scientifiche. E soprattutto era consapevole di cosa si nascondesse su quel pianeta oltre il primo strato: mendicanti a non finire che speravano di fare abbastanza pietà, spacciatori, ladri e mercenari come lo era lui. Case ormai sul punto di cadere a pezzi ospitavano intere famiglie di disperati e le poche palestre aperte allenavano quelli che speravano di andarsene un giorno o l'altro e non tornare mai più. Meglio non si parli dei night club, il solo vedere quei buchi di perversione metteva in subbuglio lo stomaco del guerriero.

 

Era vestito interamente con un'armatura in Beskar, formata da vari componenti che ricoprivano braccia e gambe, illuminate dalle varie luci al neon di bassa qualità. L'elmo, realizzato in perfetto stile mandaloriano, ricopriva totalmente il suo fisico possente, mentre sulla schiena e ai fianchi portava una lancia sempre in Beskar, una pistola e l'impugnatura di una spada laser, oltre ovviamente ai jetpack tipici della sua gente.

 

 

Osservò con sguardo analitico le strade piene di vagabondi e disperati, aspettandosi possibili tranelli e attacchi da ogni lato, finchè non entrò in un locale, quasi vuoto al di là del barista, un Bangaa con un braccio meccanico che stava cuocendo alcuni burger di dinosauro.

 

“ Ciao, Mando, devi usare di nuovo il bagno?”, domandò questi col tono di un vecchio amico, prendendosi una sigaretta e osservando di sottecchi il nuovo arrivato, che si avvicinò al bancone posandovi una mazzetta.

 

“ Sì, meglio non ti dica cos'ho mangiato prima.”, rispose il mandaloriano nella solita parola d'ordine usata nel locale. Il rettile umanoide premette un bottone sotto il tavolo, aprendo una piccola botola nel pavimento prima di indicarla a Mando, che non perse tempo a scendere. Si ritrovò in una stanza quasi vuota, il cui unico contenuto erano una sedia e uno schermo olografico. Mando si sedette e cominciò ad attendere, finchè il suo elmo non venne illuminato poco dopo da un'immagine azzurra rappresentante l'immagine di una chiave.

 

“ Sei solo?”, domandò una voce alterata da un distorsore vocale.

 

“ Sì, parla liberamente.”, rispose il cacciatore di taglie incrociando le braccia.

 

“ L'incarico che ho per te potrebbe essere molto semplice o molto complicato. Alcuni, non so quanti, sanno già del tuo obbiettivo e potrebbero cercare di rapirlo. E' un ragazzo che vive sulle Isole del destino, un aspirante avventuriero.- disse sostituendo l'emblema con l'immagine di un ragazzo sui tredici o quattordici anni- trovalo e portalo all'arena dell'Olimpo. Ercole lo addestrerà finchè non verrò io a prenderlo.”.

 

Mando osservò il suo 'pacchetto'. Era alto circa un metro e sessanta, con folti capelli neri sparati in tutte le direzioni. Era vestito con una giacca azzurra con sotto un paio di magliette, dei pantaloni rossi e scarpe fin troppo grandi per lui. Aveva un sorriso smagliante sottostante due luminosi occhi blu che sembrava l'incarnazione dell'ottimismo.

 

“ Come si chiama e che altro devo sapere?”, domandò il cacciatore di taglie osservando il bizzarro look di quell'altrimenti ordinario adolescente. Augurandosi non fosse una di quelle occasioni in cui doveva interessarsi personalmente al bersaglio. Ne aveva già avute fin troppe di quelle.

 

“ Si chiama Sora, nato e cresciuto nelle Isole del destino. Si sta attualmente allenando con degli amici per diventare avventurieri, dovrebbero partire tra poco a dire il vero. Proteggilo a tutti i costi finchè non lo consegnerai ad Ercole e verrai pagato più di un milione di crediti.”, disse secco il mandante, stupendo non poco l'uomo che intendeva assoldare.

 

“ Così tanto per un ragazzino di quell'arcipelago dimenticato dagli dei? Questo ragazzo dev'essere davvero prezioso per te.”, commentò Mando, mordendosi poi la lingua per il commento non voluto. Per fortuna il suo temporaneo datore di lavoro era molto paziente.

 

“ Non hai idea. Ma ora va, come ho detto non so in quanti altri lo stiano cercando e molti di loro non si faranno scrupoli nel dare interi pianeti a ferro e fuoco pur di averlo tra le loro grinfie.”.

 

“ Capisco. Preleverò questo ragazzo il prima possibile, lo porterò da Ercole e poi ti contatterò. Questa è la via.”, affermò soddisfatto il mandaloriano prima di alzarsi e uscire.

 

“ Questa è la via, amico mio.”, concluse il suo mandante chiudendo la conversazione. Uscendo dal locale, Mando lanciò un altro po' di soldi davanti al barista, facendosi dare anche un paio di panini al volo e fece la strada percorsa poche ore fa a ritroso, tornando alla sua nave. Entrato prese un pacco di snack con sopra raffigurato una rana, assieme ai sovraccitati panini e aprì la porta della piccola palestra.

 

 

Al suo interno una minuta figura, con addosso quella che sembrava una versione in miniatura dell'armatura di Mando con due larghe orecchie verdi che sporgevano dall'elmo, era intento a combattere varie ondate di ologrammi semi solidi. Questi si presentavano sotto forma di avversari umanoidi o animali, attaccacando con cordinazione e precisione mentre il piccolo guerriero distruggeva prima l'uno e poi l'altro con un'ascia verde, muovendosi come una trottola nel respingere e tagliare quei costrutti di luce.

 

L'ultimo avversario fu un essere simile a un toro bipede , con grosse mani artigliate e una coda chiodata mentre presentava sulla testa una sorta di lunga criniera formata da vari finimenti. Ruggì contro il mandaloriano e si diresse contro di lui con l'intento di morderlo. Il ragazzo schivò facilmente un paio di colpi, mentre raccoglieva attorno alla propria arma un'aura vermiglio. Quando l'ologramma tentò un colpo di coda, l'altro saltò e abbassò l'arma generando un'onda d'urto che venne però schivata prima di ricevere come risposta un potente pugno.

 

Il mandaloriano finì dunque ai piedi di Mando, che spense la simulazione e si inginocchiò per aiutarlo a rialzarsi.

 

“ Sei migliorato, ragazzo mio. Ma continui a prenderti troppa confidenza nel momento in cui colpisci.”, disse gentile ma fermo nella sua critica.

 

“ Urgh, di rimediare cercherò. Il tuo perdono chiedo, papà”, disse il ragazzo togliendosi l'elmo, rivelando un viso verde con grandi occhi lucidi e alcune rughe qui e là.

 

“ Tranquillo, anch'io alla tua età ho fatto parecchi errori. Ringrazia di aver ancora il tempo per rimediare. Per il prossimo incarico potrei aver bisogno del tuo aiuto ”.

 

“ Un nuovo impiego trovato, quindi?”, domandò il giovane mandaloriano al padre adottivo, che si abbassò per porgergli la sua parte della cena, che cominciò a mangiare con gusto.

 

“ Sì, Grogu. Potrebbe essere molto facile o molto difficile, ma ci frutterà parecchio. Preparati, si va alle Isole del destino.”, disse il guerriero Mandaloriano dirigendosi al posto del pilota.

 

*****

 

 

 

 

 

Quella che era semplicemente cominciata come una festa d'addio, era rapidamente diventata una lotta per la sopravvivenza per tutti gli abitanti delle Isole del destino, in particolare un ragazzo. Ma partiamo dal principio, o almeno dal tardo pomeriggio in cui le Isole del destino furono quasi sterminate.

 

Al di là dell'essere un porto di scambio con la razza delle sirene o altre razze marine e un buon luogo di riposo per gli avventurieri, quello sperduto arcipelago sul pianeta Atlantica, fatto quasi interamente di acqua, non era niente di particolare. Quindi non pochi cercavano lavori che li avrebbe portati lontano almeno per mandare un po' più di soldi alla loro famiglia e ovviamente quasi tutti i bambini sognavano di lasciare il loro pianeta nativo come avventurieri in cerca di gloria nella galassia sterminata.

 

Uno dei suoi abitanti, un ragazzo di nome Sora, si stava allenando come ogni giorno, con risultati altalenanti, contro il robot d'allenamento che teneva nel seminterrato di casa sua. Il droide si muoveva su dei cingolati, era piuttosto nerboruto e aveva un viso a forma di cavaliere con spada e scudo al posto delle mani. Sugli scaffali che circondavano i due contendenti c'erano molti attrezzi, riviste e trattati sui vari clan d'avventurieri, e una manciata di bibite o snack energetici.

 

“ Perchè questa dannata tecnica non funziona? A questo punto dovrebbe avere almeno un certo effetto.”, si lamentò il castano riprendendo l'ennesima volta la propria spada di allenamento e rivolgendosi contro il droide, concentrando nuovamente la Forza nella spada di legno, avvolgendola con un lieve alone color arancio.

 

“ COLPO DI DRAGO!”, esclamò ancora con assoluta determinazione, avvolgendo la sua arma con una lieve aura arancione che sbattè sulla corazza del robot. L'impatto però non fu neanche lontanamente forte quanto si aspettava e nuovamente l'arma dell' avversario lo prese in faccia per spedirlo a terra. Si rialzò con uno sbuffo e spense l'automa prima di preparare lo zaino per andare sulla spalla.

 

Sora di per sé non era un cattivo combattente, intendiamoci. Sapeva essere agile e colpiva duro, con strategie non da buttare via. Ma il suo controllo della Forza era a dir poco pessimo. Ci metteva mesi a imparare le tecniche marziali di base e ancora non riusciva a usare un incantesimo decente, cosa che lo mandava in bestia. Dunque almeno finchè non avesse risolto il problema si concentrava di più sulla pura abilità nel combattimento con risultati comunque soddisfacenti, anche se nulla di paragonabili ai suoi migliori amici.

 

 

Fin da piccoli desideravano partire per unirsi a tanti altri avventurieri e avevano finalmente superato la prova di ammissione cui tutti gli aspiranti venivano sottoposti dall'unione dei diversi clan. Era certo che avrebbe formato una grande squadra coi suoi amici:

 

 

 

Riku, il belloccio dai capelli d'argento dell'isola, era sostanzialmente il contrario di Sora sotto ogni aspetto. Era considerato un genio da molti e aveva già imparato varie tecniche e magie. Un po' arrogante a volte, ma trattava tutti con gentilezza, incluso il suo amico pasticcione. L'unica cosa che avevano in comune oltre ad ambizioni e amici erano le discutibili abilità accademiche.

 

Kairi era la migliore amica che potesse immaginare. Una giovane paladina dai capelli rossi che non mancava mai di rimetterlo in sesto quando si sentiva giù. E per cui aveva anche una piccola cotta sebbene non l'avrebbe mai detto a nessuno.

 

Montblanc, carino e dolce Moguri amante del verde, finchè non si mette a lanciare a raffica magie nere e temporali almeno. Senza i suoi consigli Sora dubitava sarebbe andato molto oltre, aveva sempre una buona parola per lui.

 

Judy, coniglietta dal pelo grigio, era una coraggiosa pistolera e combattente corpo a corpo. Non aveva mai permesso alla propria stazza minuta di ostacolarla.

 

Arami, una Nu Mou illusionista dal manto rossastro con, capace di creare incantesimi con una grande d'area d'effetto. E anche miglior guaritrice del gruppo, un po' hippy onestamente, a parlare sempre del volere della Forza e simili come fossero vivi.

 

Speravano di diventare un clan serio prima o poi e si erano allenati duramente mentre si alternavano anche con gli studi veri e propri. Più di una volta erano arrivati vicino al suicidio però( cosa che aveva ulteriormente convinto Sora Alami facesse uso di droghe perchè altrimenti non sapeva come avrebbe resistito altrimenti).

 

“ Sora, sei pronto? Manca poco alla festa, non vorrai fare tardi, visto che è per te!”, chiamò improvvisamente la voce di sua madre, paralizzando il ragazzo che cominciò a preparare il suo unico bagalio in fretta e furia.

 

“ Arrivo, mamma, un secondo solo.”, disse il moro mettendosi lo zaino e mettendosi la spada al fianco prima di andare incontro ai suoi genitori. Quella era una serata speciale, quella in cui sarebbero partiti per il loro primo viaggio come avventurieri, ad esplorare gli infiniti pianeti della galassia e affrontando ogni genere d'avversari. Aveva passato l'intera giornata ad esercitarsi ed era certo che i suoi compagni non erano stati da meno.

 

 

Un paio di ore dopo la luna piena brillava generosa sopra la radura fuori dal villaggio e ai piedi della montagna in cui si teneva il party d'addio. Una delle numerose e bellissime spiagge era piene di fiaccole, portate lì dalle persone che volevano dare l'arrivederci ai sei avventurieri in partenza. Grandi tavole imbandite riempivano lo spazio per la festa, le loro pietanze svuotate in fretta per lasciare campo libero all'evento principale, in cui tutta la folla si mise a cerchio attorno ai festeggiati, in attesa dell'ultimo riconoscimento.

 

 

Kairi era vestita come una suora, con protezioni argentate un po' ovunque e un velo a coprirle i capelli rosso fiammante, una spada lunga al suo fianco e uno scudo sul polso.

 

Judy indossava una divisa da swat con tanto di giubotto anti laser, con due pistole ai fianchi. Teneva la schiena rigida in modo quasi ridicolo mentre il manto argenteo scintillava sotto la luce delle stelle.

 

Montblanc indossava una felpa verde e teneva il suo bordone da mago, simile a un sonaglio, in mano. Il pon pon rosso tra le sue lunghe orecchie si illuminava nervosamente per quanto restasse di cercare calmo.

 

Arami teneva un largo scialle e un cappotto a ricoprirla. Come la maggior parte della sua specie era praticamente gobba e i suoi occhi luminosi contorniavano un viso sornione come se fosse a un semplice compleanno.

 

Riku aveva un'armatura da cavaliere che lo ricopriva per intero e rendendolo piuttosto imponente, a differenza di Sora che preferiva tessuti rinforzati per muoversi meglio. La sua arma era una spada corta simile a un'ala di pipistrello.

 

“ Sono fiera di voi, ragazzi miei.”, disse il capo della milizia dell'arcipelago, Chicha, avanzando davanti a loro. Madre di tre figli, era una donna ispanica dal cipiglio fiero e con un polso saldo quando si trattava di amministrare la giustizia. Aveva insegnato ai sei ragazzi le basi delle basi nel combattere e usare la Forza, ma poi tra una cosa e l'altra si erano dovuti arrangiare.

 

“ Non esagerare ora. Abbiamo fatto quello che potevamo con quanto ci hai dato.”, disse Kairi tirando in basso il suo velo per osservare a dovere i loro concittadini.

 

“ Dico sul serio, siete andati molto oltre i risultati che mi aspettassi. Ognuno di voi si è meritato queste.”, disse la donna prendendo dalla borsa sei carte magnetiche e altrettanti strani oggetti esagonali.

 

Le prime erano le licenze da avventurieri del gruppo. Ognuna portava la foto del rispettivo proprietario assieme ai suoi dati ed era necessaria per prendere missioni, contenere i loro crediti e soprattutto unirsi a un clan.

 

I prizmod invece erano sostanzialmente borse dotate di un'enorme spazio che permetteva di contenere vari oggetti trasformati in dati, con un ulteriore spazio riservato agli Spectrobes, ovvero i vari animali su ogni pianeta capaci di usare la forza, che si sarebbero potuti unire a loro. Processo che sarebbe avvenuto in battaglia, grazie a una forma di imprinting da cui nasceva un legame quasi mistico.

 

Entrambi erano inoltre incantati per tornare sempre al loro proprietario nel caso venissero persi.

 

“ Grazie, signora. Il primo torneo che vinceremo sarà dedicato a lei.”, disse Sora sorridendo e rivolgendo a sua volta uno sguardo ai propri genitori, in lacrime come quelli dei suoi amici.

 

“ Oh, no, sarà tutto per voi, non mi dovete niente.”.

 

“ Meglio, potremmo goderci tutti i soldi che faremo.”, scherzò Montblanc, scatenando una risata generale degli amici e una finta occhiata imbronciata della donna, che gli carezzò il pompon prima di rivolgersi ai suoi concittadini.

 

“ Oggi diamo il nostro arrivederci a sei valorosi ragazzi che si sono allenati al loro meglio negli ultimi anni. A breve comincieranno il loro viaggio verso le stelle. Nessuno può dire dove arriveranno. Molti ostacoli saranno sulla loro strada, ma troveranno altrettanti nuovi amici ad aiutarli. Faccio loro i miei migliori auguri, non vedo l'ora di vedervi tornare più forti e saggi di quanto siate.”, disse la guerriera alzando le braccia a indicare tutta la folla.

 

“ Fate del vostro meglio là fuori!”, era l'esclamazione di incoraggiamento più comune.

 

“ Rendeteci orgogliosi!”, dissero i loro genitori alzando le fiaccole insieme ai propri vicini.

 

“ State attenti!”, dissero ovviamente alcuni, guadagnandosi un'allegra risata come risposta dai sei ragazzi. La festa sarebbe dunque proseguita per un altro po', mentre altri amici dei sei aspiranti avventurieri bevevano sotto le stelle giurandosi amicizia e amore eterni.

 

Il gruppo di ragazzi in partenza era davanti a un falò. Avevano passato tutto il loro tempo a parlare di sogni di gloria o dei rispettivi allenamenti quando l'umore si faceva più realista.

 

“ Migliaia di mondi da esplorare... mi sembra di poterli toccare tutti ora.”, commentò Kairi sdraiandosi sulla sabbia e puntando le stelle con le dita avvolte dal metallo.

 

“ Tante avventure da inseguire.”, le fece eco Judy.

 

“ E tutto il potere dell'universo a nostra disposizione.”, disse invece Riku, che aveva scherzato sul poter diventare l'allievo di Darth Vader, uno dei più potenti capoclan della galassia, se non il più potente in assoluto.

 

“ No, siamo noi a disposizione della Forza.”, ribattè Arami, che era sempre contro la continua ricerca del potere di Riku. Secondo lei ognuno aveva semplicimente le abilità che l'universo desiderava possedessero. La Forza, come era in genere chiamata l'energia che alimentava tecniche e magie, a suo dire era programmata per scorrere in un determinato modo in un certo individuo affinchè compisse il suo destino.

 

“ Ancora, Arami? La Forza non è cosciente. E se decidesse tutto per noi a che servirebbe allenarsi?”, le rispose Sora, che pensava a essa semplicemente come qualcosa che scorreva nel suo corpo. Insomma, i modi chlorian erano stati scoperti secoli fa ed erano nelle sue cellule per una ragione.

 

“ Basta litigare, vi rendete conto che da domani nulla sarà più come prima?”, li interruppe Kairi lanciando loro un sasso a testa, sufficienti a interrompere il litigio.

 

“ Ma poi... voi in che clan vorreste entrare, se ce lo permettessero?”, chiese Judy quando tornò il silenzio.

 

“ Dunque, a differenza di Riku credo che il clan Eclipse darebbe troppi problemi, almeno all'inizio, assumendo Vader o chi per lui ci assumesse. E' semplicemente troppo grande e militarizzato – le rispose Sora, aprendo poi una mano per contarsi le dita- anche il clan Disney è fuori dalla lista per lo stesso problema. I clan Garden o Avalanche? Operano legalmente, sono abbastanza forti, ma non troppo grandi.”.

 

“ Sì, loro sarebbero l'ideale per cominciare. Poi si deciderà se e quando cambiare. Dipenderà tutto dal nostro allenamento.”, concluse quindi Montblanc. I sei quindi tornarono a guardare le stelle, immaginandosi per un po' tutte le avventure che avrebbero vissuto intorno a loro, finchè uno di loro nuovamente non interruppe la quiete di quella sera.

 

“ Insieme per sempre?”, domandò Sora mettendo la sua mano all'interno del cerchio.

 

“ Insieme per sempre.”, risposero gli altri stringendo le loro mani e poi faticando per scoglierle.

 

La loro felicità non era però destinata a durare. Di striscio, Kairi notò una luce all'orizzonte diventare sempre più grande e intensa, rivelandosi infine essere un potente laser azzurro che distrusse completamente la cima della montagna al centro dell'isola, interrompendo i loro festeggiamenti e mettendo tutti sull'attenti. A seguire quel primo attacco, diverse astronavi da guerra con una bandiera pirata per ogni albero maestroche chiusero la distanza che li separava dall'orizzonte e si posarono sul mare, a poca distanza dalla città.

 

 

 

“ Cosa vogliono da noi? ”, domandò Riku guardando spaventato quella flotta, i cui occupanti scesero sulla spiaggia prendendo le armi.

 

In breve gli invasori furono accompagnati da bizzarre creature, simili quasi a formiche con arti umanoidi che sciamarono sulla sabbia fino ad arrivare tra gli edifici gettandosi sulle persone. La milizia, aiutata dagli avventurieri di passaggio, fece del suo meglio per respingerli, ma i pirati erano troppo numerosi.

 

Sora per un istante pensò che fossero Spectrobes, ma quelli che conosceva non erano fatti di pura oscurità, non avevano occhi gialli che sembravano chiedere sangue. E non si muovevano in quel modo inquietante che sembrava il gesticolare di un folle.

 

A capo della flotta pirata, appoggiato sul bordo della nave si trovava un uomo vestito di rosso, con lunghi capelli neri coperto da un cappello piumato. Al fianco teneva un lungo fioretto e una pistola laser. Un sorriso contorniato da lunghi e sottili baffi osservava la prima ondata dei suoi uomini farsi strada tra difensori e alberi.

 

“ PORTATEMI COLUI CHE POSSIEDE LA CHIAVE!”, gridò Uncino alzando una mano bionica mentre i rumori dei cannoni illuminavano la sua figura e anticipavano diverse esplosioni per tutta l'isola.




                                                                                                         *****

E da grande masochista quale sono ho ovviamente iniziato una nuova long con un world building e personaggi che non sono certo di poter gestire. Ma d'altronde quando mi metto a pensare troppo a una possibile fic quando cammino, tutto sembra nascere da sè. E quest'idea era semplicemente troppo allettante per non sfruttarla in un modo o nell'altro.

Come tutti coloro che hanno probabilmente cliccato, io adoro davvero Kingdom Hearts. Coded e Bbs sono stati forse i miei giochi preferiti preferibilmente per ds e ps3, e aspetto con ansia l'uscita del 4 per vedere dove andranno a parare. Però ci sono alcuni elementi della serie che proprio non riesco a digerire, come la scarnissima interazione tra i diversi mondi( cosa che reputo idiota quando l'alleanza galattica di Lilo e Stitch esiste forse da secoli), il ruolo di alcuni personaggi Disney(*cough* Paperone*cough*) e giusto un paio di trip narrativi che funzionano bene, ma che mi sarebbero piaciuti di più se portati in un'altra direzione. Quindi, dopo aver letto o visto una manciata di cosette, ho immaginato questa versione del mondo di KH, con vicende che spero vi appassioneranno fino alla fine. Il secondo capitolo è in arrivo a minuti, intanto qui alcune delle mie fonti di ispirazione:

Warhammer 40k, che ha uno dei migliori world building sci-fi. Un suo 'au', Brighthammer, mi ha aiutato a coniare la prima frase della sintesi;

Una rivisione delle varie opere di Star Wars, in particolare quella gemma animata di Clone Wars( che ha probabilmente il miglior finale di sempre per un cartone, ed ecco che sbavo);

Grimmfall, un crossover su ff.net tra RWBY( un altro dei miei cartoni preferiti) e moltissime altre serie, non solo Disney;

Un gioco di ruolo fatto dai fan per Final Fantasy, per essere più precisi la terza edizione( la potete trovare su The Trove o sul loro forum, Final Fantasy Returners ), che contiene un sacco di classi ed altri elementi che non ho fatto a meno di apprezzare;

Final Fantasy Tactis Advance( e un pò il suo seguito), il gioco che mi ha fatto appassionare ai Final Fantasy, da cui provengono molti dettagli di world building per questa storia, in particolare l'organizzazione dei clan di avventurieri e le abilità;

Spectrobes, vecchissimo gioco Disney per DS. Come menzionato, qui gli Spectrobes sono animali che possono usare la Forza, ma nella categoria non rientrano solo le creature di quella serie, ma anche i vari mostri di Final Fantasy e in generale delle altre serie che sto usando;

Ultime, ma non per importanza, due storie della mia amica e collega Scarlet Queen( ora purtroppo non più sul sito), Fairyland e Re: A new Life in a weak world, quest'ultima avente per protagonista Vader.

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Capitolo 2
*** La Chiave ***


 

La milizia difensiva dell'arcipelago aveva risposto come poteva a quell'improvviso attacco, aiutata anche dai viaggiatori che si erano fermati lì per riposare, ma furono rapidamente soverchiati dal numero e dall'esperienza degli assalitori.

 

Sora e compagni non poterono neanche partecipare alla difesa, furono subito mandati a guidare donne e bambini mentre le loro orecchie venivano frastornate dai rumori della battaglia in corso.

 

“ Quanto vorrei aiutarli.”, disse Kairi riprendendo il pupazzo caduto a una bambina e ridandoglielo con un sorriso. Non riusciva a sopportare l'idea della propria patria adottiva in una situazione del genere. Era arrivata anni prima con la nonna, che sperava di farla crescere in un ambiente più sano di certi pianeti metropolitani, e aveva finito per amare quel piccolo ammasso di isole.

 

“ Siamo più utili qui, a combattere contro dei pirati esperti saremmo solo d'impiccio. La nostra destinazione non è lontana per fortuna.”, disse Riku, che stava in testa al gruppo, diretto a una grotta nel cuore della montagna.

 

“ Ma che vuol dire, colui che possiede la chiave? Cerca il tesoriere dell'isola?”, domandò Montblanc, rischiando quasi di inciampare prima che Kairi l'aiutasse a rialzarsi.

 

“ Mia madre a volte mi narrava storie su guerrieri che possedevano armi a forma di chiavi,. Potentissimi e anche dei leader naturali, nessuno usava la Forza come loro.”, disse invece Arami, zampettando goffa. Prima che gli altri potessero rispondere, un fulmine interruppe il loro cammino, precedendo l'arrivo di due pirati, un'elfa vestita da maga nera e un'Hutt corazzato armato di ascia.

 

“ Ah, ecco dove sono i marmocchi- disse felice la prima dei due- sentite, seguiteci e non vi sarà fatto alcun male. Vogliamo solo che il nostro obbiettivo venga a salvarvi.”.

 

“ MERDA, SCAPPATE, A LORO PENSO IO!”, gridò Riku correndo verso il duo e prendendo la sua lama, ricoprendola con un alone di pura tenebra per attaccare l'elfa, che lo spedì via con un incantesimo di vento di media potenza.

 

“ Non ti lascio solo.”, disse Sora mettendo mano alla sua spada mentre gli altri scappavano e tentando un affondo a sua volta. Grazie ai suoi migliori riflessi rispetto all'amico, riuscì a scansare il primo incantesimo, ma l'Hutt si rivelò molto più veloce di quanto sembrasse e lo scagliò via con un colpo di mazza.

 

Sora ruzzolò ringhiante per terra e fece per rialzarsi canalizzando nuovamente energia nella sua arma per tentare una delle sue mosse preferite, il Break veloce, un colpo fisico capace di rallentare chi lo riceveva. Si mosse con quanta agilità poteva, dirigendo la spada contro l'incantatrice, che però si limitò a sparargli una palla di fuoco in pieno petto.

 

“ Patetico... e pensare che il nostro obbiettivo si è rifugiato proprio qui in questa terra di perdenti.”, disse delusa creando un altro incantesimo tra le dita per mirarlo ai due ragazzi.

 

“ Gli unici perdenti qui siete voi che ve la prendete coi più deboli.”, ribattè Sora rimettendosi in piedi e assumendo un'altra posizione di guardia, imitato da Riku.

 

“ Che vuoi che ti dica, moccioso. E' un universo crudele.”, ridacchiò crudelmente la strega. Il suo avversario a quel punto non ci vide più. Era cresciuto con storie di gloriosi eroi che portavano giustizia ovunque andassero, desiderando diventare come loro. E il suo sogno si stava per infrangere grazie a quei banditi da due solti che intendevano ridurre lui e i suoi amici a nient'altro che esce? Giammai.

 

I due ragazzi concentrarono quanta più Forza poterono nelle rispettive armi, preparandosi a quello che sarebbe stato probabilmente il loro ultimo attacco. Ma erano disposti a tutto pur di fare la loro parte per proteggere l'isola.

 

Improvvisamente la spada di Sora si illuminò, generando forti fasci di luce bianca che per un po' resero impossibile vederne la forma. Il ragazzo sentì qualsiasi energia il suo corpo contenesse, i suoi stessi pensieri, fluire nella lama e trasformarla atomo dopo atomo. Quando finalmente Riku e i due pirati poterono vedere nuovamente, nelle mani di Sora si trovava una chiave argentea col manico d'oro ben più grande della spada presente prima, dotata anche di un portachiavi a forma di testa di topo.

 

“ La chiave.... lady Malefica sarà soddifatta. Ci ricompenserà parecchio.”, disse avido l'Hutt, muovendosi per prendere Sora. Il giovane guerriero però si mosse con una velocità che non era neanche consapevole di avere, parando il primo colpo per poi apparire dietro l'enorme gasteropode.

 

“ Break vitale!”, annunciò il ragazzo creando un alone verde attorno alla sua nuova spada e calandola sulla testa dell'Hutt, che si ritrovò scagliato via di vari metri. Quando si voltò per affrontare anche la maga, questi era sparita.

 

“ Ma come ho fatto?”, si chiese Sora, passando lo sguardo dall'arma che teneva in mano al nemico appena atterrato. Sentiva la Forza scorrere in lui come una fluidità che mai aveva sentito prima, era come se fino a poco fa avesse nei tappi nel sangue, che ora erano stati rimossi.

 

“ Sora, sei stato incredibile. Ma che diavolo è quest'affare?”, gli disse Riku ansimante e ammirato. Sora riguardò lo sguardo, muovendo gli occhi da lui alle mani che ancora tenevano la spada, chiedendosi cosa gli fosse successo. Ma non aveva tempo per interrogarsi, l'isola era ancora sotto attacco.

 

“ Dirigiti alla grotta, io penserò a ripulire la zona da qualsiasi minaccia.”, affermò il moro buttandosi nella boscaglia in cerca di avversari su cui collaudare la sua strana arma. Non avrebbe permesso che la sua casa cadesse se poteva fare qualcosa a riguardo.

 

 

*****

 

“ Dunque l'avete trovato?”, domandò Uncino alla radio, osservando soddisfatto le fiamme che lambivano l'isola. C'era poco che lo soddisfacesse come l'odore di villaggi in fiamme la sera, ma in quel caso era stato chiamato per un compito che andava oltre il semplice furto di risorse e schiavi. Ne stava parlando proprio in quel momento con uno dei suoi sottoposti.

 

“ Sì, l'ha evocato all'improvviso e ha messo Raka al tappeto. Torno a cercarlo?”, domandò la maga elfica che poco prima aveva minacciato il gruppetto di Sora.

 

“ No. Il nostro collaboratore ha già evocato i suoi scagnozzi, ci penseranno loro. Se Heartless e Nessuno non bastano, ci penseremo io e lui stesso. Tu arraffa semplicemente ciò che puoi prima di scappare.”, istruì semplicemente il capitano prima di riattaccare.

 

“ Mio capitano, devo dire che avete fatto bene ad accettare l'offerta di Malefica ed unirci al clan Stecker.”, disse il suo nostromo e medico, Spugna, anziano pirata la cui esperienza gli era valso un posto fisso nella flotta del suddetto clan.

 

“ Ammetto che avevo dei dubbi all'inizio, ma chi sono io per rifiutare l'offerta di una dama tanto elegante e potente?”, domandò il capitano pizzicandosi i lunghi baffi.

 

In realtà Uncino aveva una paura tremenda del proprio capo clan, e non a torto. La prima volta che si erano incontrati, fu all'inizio delle rispettive carriere, quando non era che un mozzo sulla nave del capitano Flint, impegnato in una battaglia con le forze in cui Malefica serviva. All'incantatrice Gria non ci volle che uno sguardo per spedire il novizio pirata a terra ricoperto di ustioni.

 

La rivide molti anni dopo, quando ormai si era già costruito la sua ciurma e aveva raggiunto un certo livello di potere. Lei era intenta a costruire il clan Stecker alleato dopo alleato e gli aveva proposto di servirla. Uncino sapeva già che avrebbe accettato viste le alternative, ma chiese comunque un duello per salvare la faccia, non poteva piegarsi così solo perchè la donna era l'erede di un clan quasi defunto per quanto potente.

 

Combattè contro il braccio destro e amante di Malefica, una certa Talon, che era ancora peggio della strega. Uncino si era ritrovato con diverse costole rotte, ma almeno la sua ciurma lo rispettava ancora.

 

“ Beh, credo che sia ora della seconda ondata se non si sono già arresi. Passatemi il megafono.”, ordinò secco il pirata facendo un cenno ai sottoposti dietro di lui. Ripetè l'ordine un'altra volta e infastidito dall'attesa si voltò insieme a Spugna per trovare la maggior parte dei suoi uomini svenuti o immersi in pozze del loro stesso sangue.

 

L'unico ancora in piedi era un guerriero mandaloriano coperto da una lucente armatura in Beskar e armato con una lancia dello stesso materiale, sporca di sangue e tenuta ritta come se l'uomo aspettasse istruzioni da un superiore.

 

“ Oh, cielo, cosa...”, si chiese nervoso il povero Spugna, che non aveva più l'età per digerire simili spettacoli.

 

“ Sono qui per il ragazzo con la chiave e per lui soltanto. Andatevene e non vi sarà fatto alcun male”, disse il Mandaloriano, avanzando lento ma con costanza verso i due pirati rimasti. Uncino non sembrò comunque particolarmente intimidito.

 

“ Arrivato tardi, guerriero. Il nuovo possessore del Keyblade appartiene a noi. Spugna, cura i feriti mentre io mi occupo di questo villano.”, rispose Uncino tirando fuori la spada mentre Spugna, non ostacolato da Mando, corse sui suoi compagni ancora in vita utilizzando quel po' di magia bianca che conosceva per rimetterli in sesto.

 

I due combattenti passarono pochi istanti a studiarsi prima di gettarsi l'uno contro l'altro. Il pirata muoveva il proprio fioretto con incredibile velocità e destrezza mentre cercava una breccia nella guardia di Mando, il cui giavellotto veniva roteato con non meno abilità per deflettere tutti i colpi.

 

“ Aculeo velenoso!”, esclamò il pirata, lasciando che un rivolo di energia scorresse lungo la sua spada prendendo la forma di un grosso calabrone, prima di attaccare per l'ennesima volta Mando. La tecnica che avrebbe dovuto avvelenarlo venne però respinta con un fluido movimento della lancia e contrattaccata con un semplice pugno al viso di Uncino.

 

“ Forza, capitano, può farcela!”, gridò Spugna, nascosto in un barile, al suo amato capitano. Il duello andò avanti per un altro minuto o poco più, finchè stanco di continuare quel gioco, Mando non scartò un affondo di Uncino per poi avvolgerlo con una corda proveniente dal suo guanto e finirlo con un potente respiro congelante che riempì l'aria con una fitta brina.

 

Risolto il problema Uncino, fu sul punto di dirigersi sull'isola per raggiungere Grogu, quando un applauso lo interruppe. Si girò trovando un'alta figura che indossava un'abito nero con cappuccio, che lo ricopriva dalla testa ai piedi con cerniere e qualche decorazione in argento.

 

“ La tua fama è ben meritata, Djn Djarin.”, disse con voce maschile e calcolatrice.

 

“ Chi sei?”, domandò il Mandaloriano, innervosito sia dall'uso del suo vero nome che dall'aura emanato da quell'apparizione. Quello non era come Uncino. Era un avversario almeno al livello del guerriero, se non superiore.

 

“ Uno di coloro che ha assunto Uncino. Da quanto ho capito per lo stesso scopo per cui tu sei stato assoldato.”, disse piatto l'uomo facendo scivolare dalla manica una coppia di dadi, mettendo ancora più all'erta il Mandaloriano.

 

Gli Scommettitori come quello che aveva davanti non erano una classe eccezionalmente forte, mancando della forza fisica e della potenza magica di guerrieri o incantatori puri. Ma grazie ai loro dadi erano comunque capaci di scatenare effetti a dir poco insidiosi, e devastanti una volta raggiunta la dovuta esperienza. E questo quando non imparavano anche le abilità di una delle sovraccitate classi.

 

L'uomo incappucciato non perse tempo ad analizzare Mando a differenza di Uncino e con un solo gesto, una manciata di grossi dadi caddero su di lui, ma riuscì fortunatamente a schivare. Avvolgendo poi la sua arma con un forte alone di energia si gettò in potenti affondi contro il nuovo avversario, che rispose creando enormi carte da gioco che vennero facilmente impalate mentre schivava con una certa eleganza.

 

Desideroso di concludere presto quell'imprevisto scontro, Mando utilizzò la tecnica preferita dei Dragoni, il Salto. Con una rapidità impressionante, saltò a quasi venti metri d'altezza, impugnando la lancia più salda che mai prima di dirigersi dritto sulla testa del suo avversario, che in tutta risposta gli puntò contro una mano.

 

 

“ Stopra.”, disse semplicemente l'individuo, avvolgendo Mando con l'immagine multicolore di un orologio da taschino. I movimenti del mandaloriano, poco prima paragonabili alla velocità di un fulmine, rallentarono all'improvviso fino al sembrare praticamente fermo nel suo assalto.

 

' C- cosa?', si domandò Mando, paralizzato. La sua armatura era stata progettata per difenderlo il più possibili da vari tipi di danno, in particolare dalle magie spazio- temporali. E quello l'aveva fermato con un semplice Stopra?

 

“ Ah, siamo fortunati. Malefica vuole anche lui.”, disse un Uncino appena rialzatosi con tono soddisfatto, facendo cenno ad alcuni uomini di incatenarlo e sedarlo prima che l'effetto dell'incantesimo finisse.

 

“ E' stata una fruttuosa collaborazione, devo dire.”, commentò l'uomo incappucciato girando ora alcune carte e osservando il disperato mandaloriano venire messo in catene, in attesa del momento che Sora sarebbe stato tra le sue mani.

 

 

*****

 

Sora aveva passato un'ora buona a combattere le bizzarre creature che avevano invaso l'isola, cercando di prendere quanti pirati e mostri possibili di sorpresa. Qualsiasi boost di potere quell'arma gli aveva concesso, per utile che fosse, sentiva avesse un limite e quindi doveva approfittarne prima che svanisse.

 

Distruggendo l'ennesima creatura nera si guardò attorno, il viso abbronzato illuminato dalle fiamme tutte attorno.

 

“ Questi bastardi non possono essere infiniti.”, si disse per l'ennesima volta. A fargli eco furono spari, altre grida troppo confuse e infine un grande boato che sembrava provenire dalla cima della montagna, proprio sopra la grotta dove i civili si sarebbero dovuti rifugiare. Alzò istintivamente gli occhi e guardò il più grande mostro che aveva mai visto.

 

A differenza delle creature più piccole che aveva già visto, questo era totalmente grigio e bianco, con una strana croce sul viso, avvolto da lunghe bende azzurre. Muscolosi braccia dotate di artigli erano alzate al cielo, manipolando una sorta di energia nera e bianca mentre le gambe erano più tozze e piegate su sé stesse.

 

Il moro strinse con forza la sua chiave, chiedendosi perchè tra tutti i posti dell'universo quei pirati e i loro abomini erano venuti proprio lì? Colto da un istinto che non seppe comprendere, salì tutta la montagna, intento a uccidere quell'essere. Prima che se ne accorsegesse, stava già confrontando quell'immensa figura argentea con l'arma in pugno.

 

Pur essendo privo di occhi, il mostro sembrò guardare con una certa attenzione la spada del ragazzo. Alzò uno dei suoi pugni prima di abbassarlo su Sora, che scartò di lato per dirigersi a una delle sue gambe, attaccandole con quell'innata velocità ottenuta pochi minuti prima. Con sua immensa frustrazione però, per quanto colpisse i graffi che infliggeva alla creatura si rigeneravano rapidamente.

 

Con una capriola schivò un primo calcio e dovette poi saltare per schivare una miriade di laser bianchi. Si girò verso il mostro argenteo e guidato ancora una volta dall'istinto lanciò la spada verso il simbolo verso la sua testa. Con somma sorpresa di Sora, non solo l'attacco provocò una ferita nel bizzarro tessuto che componeva la creatura, ma l'arma tornò anche nelle sue mani con un lampo di luce.

 

E soprattutto aveva utilizzato una tecnica speciale al primo colpo? Forse poteva vincere. Perso in quel personale momento di gloria, non si accorse però che alcune creature nere si erano avvicinate alle sue spalle ed erano sul punto di saltargli addosso. Quando sentì il rumore di un salto e si girò per vedere il trio di mostriciattoli sul punto di tagliarli la faccia, una precisa raffica di blasters li distrusse uno per uno.

 

Il suo salvatore si rivelò essere una figura non molto più grande di un bambino di pochi anni vestito con un'armatura mandaloriana della sua stazza e armato con un piccolo fucile, che gli volò accanto con un jetpack.

 

“ Sora tu ti chiami?”, domandò la piccola figura corazzata, sparando rapido all'essere per distrarlo un po' prima di decollare nuovamente col suo jetpack, osservando altri mostriciattoli che apparivano da varchi neri.

 

“ Sì, sono io. Tu saresti? Spero non uno di quei pirati.”, domandò il giovane spadaccino parando un'altra manata del mostro. Normalmente, per quanto socievole, non si fidava troppo di sconosciuti armati, ma non era esattamente il momento per fare gli schizzinosi.

 

“ No, Grogu io mi chiamo. Venuto a prenderti io sono assieme a mio padre.”, disse nuovamente il giovane mandaloriano sparando un missile contro altri mostriciattoli neri, che sparirono in una sorta di fumo evanescente solo per essere rimpiazzati da altri.

 

“ Beh, se mi aiuti a sconfiggere questo bestione e trovare i miei amici, poi potremmo discutere sul dove vuoi portarmi. Mira alla testa, è il suo punto debole.”, disse Sora, salendo dunque sul braccio del mostro per cercare di arrivare alla sua testa prima di dover saltare di nuovo non appena l'essere mosse il braccio.

 

Ancora a mezz'aria, Sora fece un grande respiro, cercando di avvertire l'energia che scorreva in lui mentre lanciava nuovamente la spada a forma di chiave contro il volto dell'avversario. La lama dentellata ancora una volta sfregiò il viso dell'obbiettivo, che rispose con un ringhio e un'altra serie di laser bianchi, con Grogu che gli volava accanto causando altri piccoli buchi a furia di laser che però si rimarginavano subito.

 

 

 

“ Se continuo così quando avrò finito l'isola sarà a pezzi- disse Sora quando la spada gli tornò in mano- Ehi, tu...”, disse rivolto al piccolo Mandaloriano.

 

“ Grogu mio nome è.”, chiarì nuovamente il ragazzo, atterrandogli accanto e caricando un raggio energetico più potente dei precedenti alimentato dalla sua energia. La luce rossa si abbattè proprio al centro della croce che decorava la testa del mostro, che urlò di dolore.

 

“ Allora, Grogu, potresti portarmi fin sopra la testa di quel mostro col tuo jetpack? Se colpisco per bene credo di poterlo finire con un unico colpo.”, disse Sora, augurandosi davvero di avere ragione. Se il suo corpo non mentiva, quello sarebbe stato l'ultimo attacco che avrebbe potuto dare.

 

“ Problema per me non è.”, rispose il giovane mandaloriano, mettendosi alle spalle di Sora e prendendolo per le braccia per poi eseguire una rapida serie di capriole aeree, evitando manate e laser sparati dal mostro.

 

“ Mi gira un po' la testa.”, commentò Sora, il cui salutare colorito cominciò a lasciare spazio a un verde pisello.


“ Controllati.”, lo rimproverò il mandaloriano arrivando il più in alto possibile ed evitando altre di quelle creature nere volanti per poi lasciare andare Sora. Il ragazzo si buttò in picchiata, canalizzando quanta energia gli rimaneva nella spada,.

 

I denti cambiarono, assumendo una forma simile a quella di una stella stilizzata che si illuminò con un'energia simile a una fiamma prima di toccare il viso del mostro.

 

“ BODY SLAM!”, esclamò Sora con quanto fiato gli rimaneva nei polmoni, scatenando tutto l'impatto e la rabbia accumulata al contatto con l'avversario, la cui maschera fu trafitta dalla lama. Il ragazzo strinse i denti e spinse dunque ancora verso il basso, lacerando tutto il corpo dell'essere in due parti che rilasciarono un'immensa luce a illuminare l'arcipelago e la battaglia con sorpresa delle due parti in campo.

 

Sora si ritrovò dunque a terra, osservando le due metà della sua vittima sparire in altre particelle d'energia mentre la sua misteriosa chiave faceva lo stesso.

 

“ C- c'è lo fatta?”, si chiese ansimante il moro, guardando le proprie mani, dentro di lui un senso di euforia quasi incontenibile che però lascio presto spazio a un nero oblio mentre cadeva a terra.

 

“ Sensazionale sei stato, un lungo riposo tu meriti. Al sicuro però portarti devo.”, disse Grogu mettendoselo sulle spalle per trascinarlo verso la sua astronave, sperando che anche suo padre ce la facesse.

 

*****

 

Gli amici di Sora avevano portato i bambini a una piccola grotta che conoscevano. Judy, Montblanc e Arami erano rimasti di guardia, mentre Riku e Kairi avevano deciso di unirsi alla milizia per quel poco che potessero fare ed erano finiti in un vicolo a combattere le creature nere che accompagnavano i pirati.

 

“ Animofago!”, esclamò più volte l'albino sparando ondate di oscurità contro gli strani abomini dei pirati, riuscendo a ucciderne alcuni per farsi più spazio in quella continua massa di mostri d'ombra che sembrava non avere fine, duellando con una ferocia mai mostrata prima finchè uno di loro, simile alla versione stilizzata di un mago nero svolazzante con un vestito azzurro che riportava un cuore spinato, non fu sul punto di sparargli una sfera di ghiaccio sulla testa.

 

“ Shell!”, esclamò Kairi circondando l'amico con una debole barriera verde che protesse Riku dall'attacco prima che trovasse il responsabile per poi decapitarlo con un rapido movimento della propria spada.


“ Grazie, Kairi. Ma non so quanto resisterò ancora.”, disse dunque ansimante mettendosi schiena contro schiena con la paladina, che prese a due mani la propria spada alzandola contro l'ennesima orde di mostriciattoli, che continuavano ad avanzare verso di loro.

 

“ Fino ad allora continuerò a combattere. Colpo di drago!”, gridò ancora la ragazza avvolgendo la propria spada con un'aura arancione che prese la forma delle mandibole di un drago. Quando l'arma toccò il terreno si sprigionò una potente onda d'urto che diede ai due ragazzi ancora una volta abbastanza spazio per combattere liberamente.

 

Kairi e Riku attaccarono come ossessi, utilizzando qualsiasi cosa avessero imparato negli ultimi anni, ma non era possibile sconfiggere un'orda che sembrava nata dalla notte stessa. Alla fine vennero sommersi dai loro avversari e ridotti in catene, per poi cadere in portali neri che li portarono direttamente alla nave di Uncino, che li guardò soddisfatto.

 

“ Lady Malefica sarà molto soddisfatta. Portateli nella stiva. E assicuratevi che il nostro ospite non li veda.”, ordinò il pirata. Il radar aveva avvertito prima un'astronave lasciare l'isola per poi partire con l'iperspazio, e aveva supposto correttamente essere quella del mandaloriano catturato. Se si stava allontanando, era perchè un compagno del guerriero stava scappando ed era possibile che l'avesse fatto dopo aver preso il loro comune obbiettivo.

 

A questo punto era troppo tardi per cercare di raggiungerla. Ma mettere i suoi amici in qualche cella nella base del clan Stecker avrebbe prima o poi invogliato quel Sora a cercarli. E sarebbe caduto nella trappola di Malefica.

                                                                                                                    *****

Spero che abbiate ammirato questo primo esempio degli scontri di questa saga( ce ne sarebbe stato uno anche nel primo capitolo a dire il vero, un ultimo addestramento di Sora e compagni prima di partire, ma proprio non mi veniva), così come i vari retroscena che cominciano a formarsi. Qui Heartless e Nessuno hanno un'origine e una natura un pò diverse, spero che le spiegazioni finali non vi deludano. I capitoli successivi sono già cominciati in parte, ma sono al lavoro su diverse storie, più alcune cose di scuola, quindi non so quando mi farò risentire. A presto.

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Capitolo 3
*** Olimpia ***


 

Il sonno di Sora era stato tutt'altro che tranquillo. Si era ritrovato su una strana piattaforma a combattere altre orde delle creature che avevano attaccato l'isola. Agitava la sua strana arma a destra e manca, ogni volta distruggendo un mostriciattolo. Sentiva la stessa stanchezza di quando aveva ucciso il gigante sulla montagna.

 

Quando uccise anche l'ultimo, una nuova massa apparve trasformandosi in un mostruoso demone il cui viso sembrava coperto da un impossibile groviglio di capelli. Così come nell'ultimo scontro, la spada del ragazzo cambiò forma in quella bizzarra lama a stella prima che si lanciasse sulla testa del colosso d'ombra.

 

Una manata dall'essere fu sufficiente a lanciare via il povero Sora, che si rialzò ansimante sui gomiti guardando il nemico. Era sopravvissuto alla distruzione della sua isola solo per venire schiacciato da un altro mostro.

 

Il gigante d'ombra si avvicinò quindi con passi lenti e pesanti che fecero tremare l'intera piattaforma. Sora fu certo che in pochi secondi sarebbe stato schiacciato, ma improvvisamente l'oscurità che circondava i due contendenti fu attraversata da un potentissimo fascio di luce che tagliò in due il mostro.

 

Diversi altri raggi, che Sora non riuscì neanche a contare da quant'erano veloci, sminuzzarono ulteriormente la creatura nera finchè non si unirono in un'unica grande sfera luminosa la cui vista sembrò ristorare le forze di Sora. Essa si posò quindi davanti al giovane spadaccino, formando una figura simile a un ragazzo della sua stessa età, con capelli simili ai suoi sebbene meno lunghi.

 

“ Stai imparando in fretta a usare il tuo Keyblade, mi complimento. Confrontare così Heartless e Nessuno non è cosa da poco per uno che ha ricevuto quell'arma solo da neanche un giorno.”, disse la figura luminosa, porgendo la mano a un confuso Sora, che non di meno accettò l'aiuto per rialzarsi. Il potere che il nuovo arrivato emanava era incredibile... e familiare per certi versi.

 

“ Il mio.... cosa? Ti riferisci a questa spada?”, domandò dopo un po', posando lo sguardo sulla propria chiave. Lo strano ragazzo di luce sembrò ridere nel notare la sua confusione.

 

“ Esatto. Questa fu l'arma usata da coloro che scoprirono come usare la Forza, insegnandolo poi a tutta la galassia. Per secoli, nel bene o nel male, questi guerrieri, me incluso, hanno combattuto fino allo stremo per ciò in cui credevano. Gli Heartless e i Nessuno invece sono le bestiacce che hai già affrontato.”, spiegò il ragazzo di luce con un tono divertitio, ma molto cordiale... aveva quasi del familiare, si rese conto Sora.

 

“ Bah, non sono neanche stato capace di impedire un attacco di pirati, per debole che sono. Ma comunque questo cos'ha a che fare con me, chi sei tu?”, chiese esasperato Sora allargando le braccia ad enfatizzare. Il misterioso ragazzo fu sul punto di spiegare, ma il suo corpo cominciò a tremolare in modo strano prima di affievolirsi per sua grande seccatura.

 

“ Uff, il mio corpo si sta per svegliare, non c'è tempo per spiegarti tutto,Sora. Posso dirti solo questo, lascia che il tuo cuore sia la tua chiave guida.”, concluse l'essere luminoso, trasformandosi quindi in un'intensa nova bianca. Pochi secondi stava fissando un soffitto grigio.

 

“ D- dove sono?”, domandò alzando lo sguardo, osservando attentamente il posto in cui si trovava. Era in una sorta di infermeria rudimentale a giudicare dagli armadietti pieni di medicinali, su un lettino e ancora coi vestiti del giorno precedente... o di quando fosse stata la battaglia all'arcipelago.

 

“ Sulla nave mia e di mio padre tu sei, portatovi io ti ho. Svenuto dopo aver vinto eri.”, gli rispose Grogu, entrando con un vassoio su cui erano posati un po' di pankake verdi e una tazza di caffè nero che mise su un tavolino.

 

“ Sei... il ragazzo che mi ha salvato. Grazie... per l'aiuto con quell'affare, ma che è successo all'isola?”, domandò rapido il moro, ignorando momentaneamente il cibo, siccome i suoi pensieri erano tutti focalizzati sui suoi amici e parenti. E anche se il viso di Grogu era coperto, l'espressione del ragazzino non era molto diversa e prese un largo respiro prima di parlare.

 

“ La radio ho ascoltato. Su molti canali l'attacco è stato trasmesso. Diverse le perdite e i feriti , ma bene le cose vanno in generale, quasi tutti sono sopravvissuti. Tra gli scomparsi il tuo nome era.”.

 

“ Chi altri c'era nella lista?”, domandò inquieto Sora, affondando le unghie nel palmo della mano.

 

Il piccolo mandaloriano gli passò un tablet e col cuore in gola, il ragazzo in sua custodia cominciò a controllare ogni articolo sull'attacco all'arcipelago. Vide con ansia un'intervista ai suoi gentiori, che chiedevano disperatamente notizie, e finalmente capitò su una lista dei defunti e degli scomparsi.

 

Molte persone che conosceva dalla nascita, inclusi alcuni compagni di scuola e un paio di suoi cugini, non ce l'avevano fatta. Più di una lacrima cadde sullo schermo a leggere quei nomi.

 

Per di più Riku e Kairi erano spariti. Era possibile fossero stati portati via dai pirati o fossero ancora sepolti sotto delle macerie in attesa di essere recuperati, ma come magra consolazione c'era una piccola speranza che fossero ancora vivi. Nel caso non aveva dubbi che si sarebbero reincontrati. Un articolo a piè di pagina riportava Montblanc, Judy e Arami che promettevano di andare a cercare lui e gli altri, con una richiesta inviata a ogni clan interessato all'averli tra le loro fila.

 

Sora rimise a posto il tablet e si alzò, già deciso sul cosa fare.

 

“ Devo tornare subito a casa. Darò una mano a ricostruire, mi riunirò agli altri e scoprirò cos'è successo.”, disse il moro rialzandosi e dirigendosi verso la porta, solo perchè Grogu gli afferrasse l'orlo dei pantaloni con una forza tutt'altro che proporzionale alla sua stazza.

 

“ Non puoi, cercarti i tuoi nemici staranno. Al sicuro ti porterò, poi una comunicazione filtrata mandare potrai.”, disse pragmatico il bambino tirandolo indietro. Dopo aver ripreso l'equilibrio, Sora per tutta risposta ringhiò nervosamente ed evocò la sua spada.

 

“ Non so neanche se fidarmi davvero di te.”, disse alzando la lama dentata, intento a combattere pur di tornare a casa se necessario. L'espressione e il potere che emanava erano più minacciosi di quanto avrebbe mai pensato di poter aver, ma il ragazziono dalle orecchie a punta restò perfettamente immobile.

 

“ Quello decidere da solo dovrai.”, disse ancora Grogu con un tono alquanto canzonatorio che spaccò di netto i nervi del giovane avventuriero.

 

“ Almeno puoi dirmi dove potresti portarmi, razza di tappo vestito da Mandaloriano?!”, sbottò infine Sora, canalizzando in quell'urlo tutta l'adrenalina e la rabbia delle sue ultime ore.Prima che potesse accorgersene, un grosso peso stava premendo sulla sua schiena, mentre il ragazzino in armatura era sparito dal suo campo visivo. Non ci mise molto a capire cosa stava dietro la sua testa.

 

“ Prego, tappo vestito e addestrato da Mandaloriano. Non sfidarmi.”, disse freddo Grogu avvicinando un coltello alla gola di Sora, che divenne estremamente pallido.

 

“ Scuuuusami. E' solo che è accaduto troppo in troppo poco tempo e non ho avuto modo di digerire il tutto.”, disse terrorizzato, sperando che quelle scuse bastassero a evitare uno sgozzamento. E fortunatamente per lui, fu così.

 

“ Tranquillo, comprendere bene io. Per scomparsa di mio padre anch'io preoccupato.”, ammise dunque Grogu con tono malinconico, saltando a terra e abbassando tristemente le orecchie mentre Sora si prendeva un ben meritato respiro desiderando di sprofondare sottoterra.

 

“ Mi dispiace, Grogu, se finita questa situazione potrò ripagare il favore, sta pur certo che ti aiuterò a ritrovare tuo padre. Comunque, davvero, dove avreste dovuto portarmi?”.

 

“ Sul pianeta Olimpia, da Ercole. Lui insegnarti dovrebbe finchè nostro mandante non venire a prenderti.”.

 

Un lungo silenzio si diffuse nell'aria, mentre il ragazzo cercava di processare la frase.

 

“ Vuoi dire... quell'Ercole? Il gladiatore più potente della galassia?”, domandò sentendo improvvisamente il battito accelerare, stavolta per l'eccitazione alla prospettiva di incontrare uno dei più grandi avventurieri conosciuti.

 

“ Sì.”, rispose il mandaloriano.

 

“ L'Ercole che ha sconfitto i giganti?”.

 

“ Sì.”.

 

“ Quello che ha sconfitto una manifestazione impazzita di Ade?”, domandò riferendosi a un'Evocazione, una creatura considerata praticamente una divinità, i cui avatar potevano essere evocati da coloro che facevano un contratto con essa, la cui forza dipendeva dal potere dell'evocatore e dal legame col proprio patrono.

 

Alcuni di questi frammenti potenti a sufficienza potevano stravolgere il risultato di una battaglia ed erano conosciuti con molti nomi in tutto il cosmo: Esper, Eidolon, Eikon( un sacco di e), bestie fantasma e molti altri ancora. Quello cui Sora si stava riferendo era un frammento del vero Ade, evocato da un clan che aveva tentato di conquistare la galassia molti anni prima, la Gilda dei diafani. Intendevano schiavizzare il signore dei morti al massimo della sua potenza per distruggere qualsiasi opposizione, ma ne avevano evocato soltanto un avatar che si era rivelato comunque una spina nel fianco dei loro nemici e che era stato comunque più che felice di aiutarli.

 

“ Sì.”.

 

“ Quello....”.

 

“ SIIIIIIII'!”, gridò Grogu, stufo di tutte quelle domande, saltando in aria e dando quasi una testata al suo ospite, nuovamente spaventato da quello sbocco di rabbia .

 

“ Scusa di nuovo, ma volevo essere sicuro.”, disse Sora mettendo le mani a mò di protezione. Grogu scosse più volte la testa e si diresse alla cabina di pilotaggio, mettendo le cordinate per Olimpia.

 

“ Di partire l'ora è dunque. Pronto spero tu sia.”, disse speranzoso il giovane guerriero premendo sull'acceleratore dell'astronave.

 

*****

Tebe, la capitale di Olimpia, era una città enorme, realizzata nello stile dell'antica Grecia terrestre, con una grandissima ricchezza di colonne rigate, templi d'ogni tipo e bellissime statue in bronzo. Anche gli abitanti erano vestiti per lo più con chitoni e corazze greco romane, mescolate a tenute in kevlar e armi da fuoco. Una folla immensa occupava la strada dallo spazio porto al mercato, costringendo Sora e Grogu a muoversi come anguille.

 

“ Bene, ora come facciamo a incontrare Ercole? Se non ricordo male oggi aveva un importante scontro, ma i biglietti costeranno una fortuna se anche ne sono rimasti.”, commentò Sora ricordando le notizie lette negli ultimi giorni. Sebbene normalmente l'eroe non facesse pagare troppo per i suoi spettacoli, il match di quel giorno era l'ultimo di un importantissimo torneo. Dubitava che i suoi risparmi o quelli di Grogu avrebbero potuto pagare un biglietto per entrambi.

 

“ Anche pagare potrei. Ma senza soldi poi resteremo, e detto non è che ci lasceranno vederlo.”, disse concorde quest'ultimo, cominciando quindi una discussione su come entrare. Fortunatamente a quel punto la folla era diminuita e qualcuno sentì dei loro impellenti bisogni.

 

 

“ Dovete andare al colosseo?”, domandò una voce dietro i due ragazzi. Voltandosi trovarono una donna molto alta dai capelli castani raccolti in una coda quasi vaporosa. Sulla schiena teneva una cetra ed indossava una cotta di maglia. Per un istante Sora credette di aver visto alcune note di diversi colori girare attorno alla misteriosa donna, ma poi scrollò la testa e sparirono.

 

“ Sì, signora, può indicarcelo, per cortesia?”.

 

“ Vi posso accompagnare direttamente, se mi portate questi sacchi. Purtroppo ho lasciato il mio Prizmod a casa- disse lei cortese prendendo due buste che diede a Sora e Grogu, prima di far loro cenno di seguirla- a proposito, mi chiamo Megara, ma voi chiamatemi pure Meg.”.

 

Non ci volle molto per arrivare al colosseo, che pur essendo relativamente modesta per un'arena da tornei era comunque saturo di un'atmosfera che fece quasi sentire a Sora e Grogu ogni battaglia che era stata combattuta lì.

 

L'ingresso assomigliava a una caserma, con ai lati diverse statue di opliti e programmi sugli eventi. Alcuni degli allievi di Ercole si stavano allenando in piccole arene, mostrando e affinando le loro abilità. L'occhio di Sora fu catturato in particolare da una Gargoyle dai lunghi capelli neri e le scaglie grigie che combatteva corpo a corpo contro ben tre colleghi.

 

Meg li condusse per una piccola scala, che li condusse nel punto più alto dell'arena, nella parte opposta al gigante schermo olografico dove i commentatori giudicavano l'acceso scontro già in atto.

Non c'era un solo posto libero sugli spalti, una folla immane, forse superiore all'intera popolazione delle Isole del destino, si era preso tutto lo spazio disponibile e teneva gli occhi incollati sull'arena. E i due occupanti della suddetta decisamente meritavano l'attenzione ricevuta, muovendosi con incredibile velocità e colpendosi l'un l'altro con un misto armonioso di forza e tecnica il cui impatto poteva essere sentito a pelle..

 

 

Sora riconobbe subito lo sfidante del padrone di casa, un muscoloso gobbo dai capelli rossi e il viso gonfio, protetto da una corazza verde e dai polsi coperti da bracciali decorati con piccole campane, che saltava con incredibile agilità e precisione avvolto da fiamme e ghiaccio. Quasimodo, membro di spicco della Corte dei miracoli e idolo assoluto di qualsiasi aspirante avventuriero afflitto da qualche disabilità. Nonostante la sua sordità e la deformazione che gli avevano complicato la vita, era riuscito comunque a emergere come uno dei più famosi guerrieri ed esploratori del proprio sistema.

 

E ora se le stava dando di santa ragione con un'altra leggenda della galassia. Ercole sarebbe passato come un modello ipernutrito e ossigenato se non fosse stato per l'abilità con cui si muoveva e per la scintilla di rispetto nell'avversario che dimorava nei suoi occhi azzurri.

 

“ Sapevo già che venendo qui avrei assistito a un grande duello, ma non mi sarei mai aspettata una simile dimostrazione di potere. Qui non abbiamo davanti due semplici guerrieri, ma il massimo esempio del fulgore di un avventuriero.”, disse uno dei commentatori con voce femminile mentre un pugno di Ercole avvolto dai fulmini spingeva Quasimodo quasi al bordo dell'arena prima che potesse riprendere l'equilibrio e ripartire al contrattacco. Alzando lo sguardo verso lo schermo dei due cronisti, Sora fide un satiro piuttosto tracagnotto e una bellissima ragazza dai capelli castani chiusi in una treccia, con un diadema argenteo sopra la fronte e un abito roseo da principessa ricoperto da una cotta di maglia.

 

“ Quella è la regina Lucy?!”, domandò stupefatto il moro. La suddetta Lucy Pevensie era, assieme ai tre fratelli, la governatrice di un lontano pianeta chiamato Narnia. Così come Ercole, anche loro avevano sconfitto uno dei membri della Gilda dei Diafani, in questo caso dopo che il clan era già stato disperso.

 

Jadis, nota ai più come la Strega bianca, aveva ridotto Narnia a un blocco di ghiaccio finchè quei quattro ragazzi non avevano in qualche modo riunito la popolazione per detronizzarla. E da quel momento avevano poi governato con rettitudine e abilità. Nonostante le decine, se non centinaia di richieste di unirsi ad altri clan o di porre il pianeta sotto la loro protezione.

 

 

“ Sì, Narnia è ancora una piccola nazione paraganota agli altri poteri della galassia, per di più si sta ancora riprendendo da una crisi, quindi i sovrani vengono qui spesso in cerca di avventurieri forti per addestrare le loro truppe o per migliorare le loro abilità.”, spiegò Megara passando al giovane avventuriero un po' di snack. Sora si ritrovò dunque a mangiare ipnotizzato, imitato da Grogu nel guardare quel bellissimo scontro che durò quasi un'ora.

 

I due contendenti non smisero di scontrarsi, liberando energie che Sora poteva appena comprendere. Pugno dopo pugno, presa dopo presa, il duello proseguì finchè finalmente, una volta caricato entrambe le braccia con potentissime saette azzurre, Ercole colpì lo stomaco di Quasimodo con tale devastazione che buona parte degli spettatori caddero per l'onda d'urto.

 

Il campanaro si ritrovò fuori dall'arena, tutto il corpo pieno di dolore. La sua pelle fumava, ma sembrava comunque incredibilmente allegro e fu accolto di nuovo nell'arena da scroscianti applausi che includevano quelli di Grogu e Sora.

 

“ Sapevo che due anni di allenamento non erano abbastanza per batterti, Ercole.”, disse sorridente inchinandosi davanti al vincitore, che gli concesse a sua volta un rispettoso inchino.

 

“ Lo sono stati per dare un grande spettacolo. Alzati, ti meriti ogni singolo applauso.”, si congratulò Ercole porgendo sportivamente una mano a Quasimodo, che si alzò in piedi per rivolgere abbassare nuovamente la testa di fronte al pubblico entusiasta.

 

“ Ed ecco, signori e signori! La furia della lotta, il rispetto tra i campioni, ecco perchè ho fondato questo colosseo!”, annunciò roboante Phil, l'allenatore di Ercole, saltando sulla propria scrivania davanti allo sguardo divertito della regina Lucy, che scese quindi dal podio dei commentatori per dare ai due campioni i rispettivi premi, dando a entrambi i suoi più grandi complimenti.

 

“ Bene, ora come lo avviciniamo? Chiediamo al suo allenatore?”, domandò Sora, sentendo le mani in fiamme a furia di applaudire. Non aveva mai visto uno scontro del genere in vita sua, a confronto la sua battaglia col mostro dell'isola sembrava una bazzecola. Se gli avventurieri d'alto rango erano così, dubitava avrebbe raggiunto il loro livello tanto presto.

 

Megara però sorrise e si alzò, facendo cenno a lui e Grogu di seguirla di nuovo.

 

“ No, possiamo andare direttamente da lui.”.

 

“ Come?”.

 

“ Ah, giusto, non ve l'ho detto. Ercole è il mio fidanzato.”, disse la donna col più sghembo dei sorriso.

 

*****

 

Dopo il round Ercole si era fatto una doccia e stava ora consumando qualche barretta energetica, riprendendo le forze spese nel duello contro Quasimodo. Era parecchio che non si divertiva così, il suo amico gobbo l'aveva costretto a dare il tutto per tutto più di una volta. C'era da chiedersi chi altri avrebbe trovato Phil pur di mantenere alti gli incassi nei prossimi mesi.

 

Forse per un po' non l'avrebbe fatto combattere. In quel caso sarebbe stato felice di fare qualche missione fuori dal sistema assieme a Meg o addirittura prendersi una bella vacanza. Perso nei suoi pensieri, ne fu tratto fuori guardacaso dalla voce della fidanzata.

 

“ Megafusto, posso entrare? Ho due ragazzi che vorrebbero conoscerti.”, disse questa appena fuori dalla porta.

 

“ Venite pure.”, disse cordiale il gladiatore, vedendo entrare la sua amata Meg assieme a due ragazzi. Inizialmente pensò che fossero venuti per un autografo, ma poi notò che uno di loro era vestito da mandaloriano.

 

“ Signor Ercole, è.... un vero onore conoscerla.”, disse un po' nervoso Sora, quasi eccitato nel trovarsi davanti una delle tante star di cui aveva sentito storie sin dalla prima elementare. Il guerriero gli rivolse un'espressione rassicurante.

 

“ Niente formalità, ragazzo, chiamami solo Ercole. E vale anche per il tuo amico. Come vi chiamate?”.

 

“ Il mio nome è Sora.”, disse il giovane avventuriero tirandosi il colletto della felpa.

 

“ Grogu io mi chiamo. Mandato mio padre fu a consegnarvi Sora. Portatore di Keyblade lui è.”, disse invece il piccolo alieno accanto a lui.

 

A provare l'affermazione, Sora evocò la propria arma. Ercole, con sguardo attento, sfregò un dito sulla catena del Keyblade, avvertendo la Forza che scorreva nel moro attraverso l'arma.

 

“ Immagino che tuo padre sia il mandaloriano che avrebbe dovuto portare qui Sora. Che gli è successo?”, domandò a Grogu, le cui orecchie si abbassarono malinconiche in un modo che toccò il cuore di Ercole.

 

“ Catturato temo sia stato. Notizie di lui non ho avuto dall'attacco alle isole.”, confessò stringendo le manine verdi, lieto che l'elmo tenette nascosto il suo volto infuriato. Sora guardò comprensivo l'amico( se tale si poteva già definire), ma dopo un po' parlò nuovamente ad Ercole.

 

“ Ercole, Grogu, non per fare l'insensibile, ma devo sapere.... chi ha deciso che io sarei dovuto venire qui?”.

 

Il guerriero si mise una mano in faccia e prese un respiro prima di spiegare.

 

“ Un mese fa circa ricevetti la visita di un mio carissimo amico, che mi disse che a breve un mandaloriano avrebbe portato da me un giovane portatore di Keyblade. Io avrei dovuto addestrarlo finchè lui o persone di sua fiducia non sarebbero venuti a prenderlo. Il nome di questo mio amico era Paperino.”.

 

“ Quel Paperino? Uno degli assi del clan Disney?!”, esclamò stupito Sora, sentendo gocce di sudore scivolargli sul collo nello scoprire chi si era interessato a lui.

 

Il clan Disney era uno dei più forti e influenti clan dell'intera galassia, forse il più potente in assoluto assieme al clan Eclipse, guidato da Vader. Il precedente capo clan nonché zio del suddetto Paperino, Paperone de' Paperoni, aveva viaggiato in lungo e in largo trovando tesori, fondando aziente d'ogni tipo e sconfiggendo intere armate con le sue sole forze.

 

L'attuale generazione non aveva nulla da invidiargli. Il nuovo capo clan, Topolino, aveva aiutato a sconfiggere la Gilda dei diafani assieme a Paperino e a un altro loro amico, Pippo. Tutti e tre erano considerati tra i migliori guerrieri della galassia e il clan contava moltissimi altri membri non meno straordinari a modo loro.

 

“ Proprio lui- affermò Ercole indicando alle sue spalle una foto, dove appariva più giovane insieme a un papero umanoide armato con una coppia di pistole- non lo vedevo così preoccupato da anni. Ha reso ben chiaro che ci sono molte persone che ti stanno cercando, Sora, la maggior parte per scopi tutt'altro che altruistici. Se qualcuno avesse saputo che eri qui, la mia influenza ti avrebbe protetto finchè non fossi stato pronto per viaggiare per conto tuo.”.

 

“ Ma perchè mi cercano? Questo... keyblade, è davvero così importante?”.

 

“ E' una questione complicata, te lo spiegherò nei prossimi giorni se deciderai di restare. Qualora volessi tornare a casa, non ho intenzione di impedirtelo.”

 

Sora si morse il labbro, ripensando ai suoi amici che forse erano già partiti per trovare lui, Riku e Kairi. Si chiese cosa stessero facendo ora i suoi genitori. E si chiese quanto ci avrebbero messo coloro che avevano attaccato l'isola a ritrovarlo se fosse tornato.

 

No, Grogu l'aveva reso chiaro prima e Ercole aveva rinforzato il punto. Non poteva tornare a casa per il momento, solo pensare a diventare più forte e sperare in meglio.

 

“ Va bene, Ercole. Grazie per darmi quest'occasione. Mi allenerò al meglio e quando sarà possibile partirò per scoprire la verità e trovare il padre di Grogu.”, disse infine, sperando di fare la scelta giusta.


                                                                                                         *****

Salve a tutti, spero che abbiate passato una buona pasqua. Questo è un'altro capitolo realizzato un pò nella fretta causa continui inviti ed esami, spero che sia di vostro gusto poichè introduce altri piccoli elementi di World building che saranno fondamentali più avanti dopo il giusto approfondimento. Gli scontri ovviamente diventeranno più corposi. A presto e grazie a chiunque abbia lasciato una recensione.

P.s. Per chi legge 'Sangue di Re'( la mia fic in comune con Scarlet Queen, pubblicata usll'account di evil65), siamo momentaneamente in pausa, ma speriamo di tornare in tempi relativamente brevi.

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Capitolo 4
*** Spine rosse ***


 

Pianeta Nanairo, ore 14:58

 

Rex Fett era il secondo dei cinque figli del guerriero mandaloriano Jango Fett, nonché attuale vice comandante del clan Eclipse. Era responsabile di buona parte delle loro operazioni di commando e di mantenere in generale l'ordine quando il capo clan era impegnato altrove, ruolo che svolgeva con la massima competenza e abilità. Godeva della massima fiducia e rispetto da parte di Vader e dei suoi parigrado, ma con tanto lavoro sentiva a volte il bisogno di prendersi qualche periodo di ferie, che consumava nel più dei casi nella fattoria di suo fratello Cut.

 

Il duro lavoro nei campi lo rimetteva a contatto con la realtà e per certi versi con la sua infanzia, sebbene questa fosse stata passata all'insegna dell'addestramento militare. Ed era un piacere stare con i propri nipoti o gustare la cucina di Suu, la sua cognata Tw'ilek. Ma purtroppo anche quella dolce pace tendeva sempre per finire ed ecco che dopo un paio di rilassanti settimane Cut stava riaccompagnando il fratello allo spazioporto lungo la strada nazionale, circondata da splendide colline dall'erba rossa.

 

I due uomini dimostravano circa una quarantina d'anni, avevano una pelle color ocra e un fisico muscoloso, nel caso di Rex coperto da un'armatura mandaloriana bianca e blu. I loro visi erano affilati e sempre per Rex, coperti con alcuni tatuaggi, che ricoprivano una buona parte della sua testa rasata a zero.

 

 

L'avventuriero si sporse dal finestrino del furgoncino volante di Cut, concedendosi un'ultima ventata dell'aria di campagna. Gli era proprio servito questo periodo di congedo. Ora era però pronto a condurre nuovamente le forze del suo signore in qualsiasi missione gli venisse assegnata.

 

”Già pensi alla prossima battaglia, fratello? Tanto grande è la tua sete di sangue?”, domandò Cut alla guida con un pizzico di ironia della voce. Il moro era l'unico dei figli di Jango Fett a non esser diventato un guerriero di professione, pur essendo un abile combattente come ogni Mandaloriano che si rispetti, preferendo gestire una fattoria insieme a moglie e figli.

 

“ Che vuoi che ti dica, sono semplicemente innamorato del mio lavoro così come tu lo sei di tua moglie”, scherzò il comandante spalmandosi sul sedile mentre il veicolo continuava sulla strada per lo spazioporto.

 

“ Sai che se volessi restare l' offerta è sempre valida, vero? “, continuò Cut. Era una discussione che avevano avuto mille volte senza una risoluzione definitiva, ma che li divertiva sempre, immaginandosi talvolta l'uno al posto dell'altro.

 

“ Me lo chiedi ogni volta che vengo in vacanza qui. E io rispondo sempre che c'è un posto per te anche al fianco di lord Vader. “,rispose l' altro Fett, scatenando una breve risata reciproca, che si concluse però quando vide qualcosa nello specchietto : un veicolo che non riconobbe, guidato da una Twi'lek.

 

Ci mise poco ad accorgersi che non era la moglie di Cut e ancor prima vide tra le sue mani una palla di fuoco farsi sempre più grande finché non raggiunse le dimensioni del loro furgone . Facendo affidamento sui propri riflessi, Rex prese il volante e giró in tempo la macchina per schivare il terribile colpo, abbastanza potente per sciogliere l'asfalto e scagliarli via di vari metri con la semplice onda d'urto. Quando finalmente l'aeromobile si stabilizzò Rex materializzò due grossi blaster da polso per fronteggiare il misterioso assalitore.

 

Quest'ultima però era già sparita assieme al suo veicolo e ancora una volta furono i riflessi a salvare il soldato, che evocando un gigantesco guantone in acciaio sulla mano sinistra paró il potentissimo fendente di una lama nera e rossa, la cui estremità sembrava un seghetto al cui centro si trovava un occhio color verde acqua. La proprietaria era una bellissima Twi'lek, la cui pelle ricoperta da intricati tatuaggi condivideva i colori di quello che era chiaramente un Keyblade.

 

Il formoso, ma atletico fisico era ricoperto da un aderente armatura di polimeri, mentre alle sue spalle sventolava un lungo mantello nero. La sua espressione era quella di qualcuno che stava per affrontare il duello della sua vita.

 

“ Con chi ho il piacere?”, disse Rex indietreggiando e mirando alla testa della donna facendo cenno a Cut di scappare. La risposta arrivò a pochi centimetri dal suo orecchio, la donna era stata talmente veloce da arrivargli alle spalle!

 

“ Darth Talon-disse la guerriera, già dietro di lui, per poi schivare con estrema facilità un colpo laser- o se preferisci la tua fine”, disse sadica mentre Rex saltava indietro, mettendosi in posizione di guardia .

 

*****

 

Olimpia

 

Sora e Grogu erano stati presentati dal loro nuovo insegnante ai suoi altri allievi all'ora di cena. I due nuovi arrivati si trovarono soggetto di non poche domande, per lo più legate al loro luogo di provenienza e su dove si fossero allenati fin'ora. Per fortuna nessuno accostò il volto di Sora a quello di uno dei tanti scomparsi dal famoso attacco di pochi giorni prima .

 

Una volta mangiato, il ragazzo aveva mandato un messaggio a genitori e amici, rassicurandoli che stava bene, ma si raccomandò di non dirlo a nessun'altro per la sicurezza sua e loro. Promise che sarebbe tornato il prima possibile una volta che sarebbe diventato più forte e avesse scoperto cos'era successo.

 

Judy e Montblanc non furono molto felici della risposta e pretesero di sapere dove fosse e cosa stesse facendo. I suoi genitori dal canto loro erano semplicemente felici di sapere che fosse ancora vivo e gli dissero di stare attento. Se c'era una cosa che Sora detestava era far preoccupare così i suoi cari, ma era probabile che chiunque avesse attaccato l'isola, avesse almeno qualche altra spia in giro. Non poteva correre rischi e quando andò a dormire sognò di figure mascherate che si avvicinavano apparentemente gentile alle persone a lui vicine per poi imprigionarle e interrogarle su ciò che non potevano sapere.

 

Il pomeriggio successivo vide avvenire La prima sessione d'allenamento di Sora con Ercole, posta nella stessa arena dove si tenevano i combattimenti. Durò circa tre ore: tre ore in cui il campione aveva vanificato con una facilità enorme qualsiasi tentativo del ragazzo di attaccarlo, rispendendolo sempre al tappeto con una dolcezza che l'altro avrebbe creduto impossibile per colui che era considerato il più potente Gladiatore della galassia .

 

“ Oh, non ce la faccio più- disse infine, finendo a terra, sudato come mai prima di allora sebbene non sentisse alcun dolore- ma come ci riesci?”, domandò ad

Ercole. Grogu era al momento con Phil, che desiderava vedere personalmente il livello del giovane mandaloriano contro altri allievi più esperti.

 

 

L'eroe di Olimpia, per nulla sudato a differenza del giovane, gli lanciò una bottiglia piena di latte in mano mentre ne apriva un'altra per sè.

 

“ Al momento, Sora, le differenze tra noi sono principalmente due, se escludiamo le abilità fisiche. Esperienza e consapevolezza della Forza- cominciò a spiegare il guerriero- anche se la tua manipolazione di essa è migliorata enormemente dopo aver risvegliato il tuo keyblade, non sembri essere davvero cosciente su cos'è davvero e come funziona.”.

 

“ Beh, che c'è da sapere? E' un'energia usata da qualsiasi guerriero o mago per alimentare i nostri poteri. Proviene dal cuore ed è canalizzata attraverso i Midchlorian- disse ricevendo un'occhiataccia dal suo insegnante- ehi, io e i miei amici eravamo praticamente autodidatti e per di più fino a quando non ho ottenuto il Keyblade, il mio controllo della Forza era a dir poco penoso.”

 

”Oh, tranquillo, sono stato anch'io giovane. Essere ignoranti all'epoca non è qualcosa di cui scusarsi se dimostri di saper rimediare- lo tranquillizzò nuovamente l'insegnante- quello che hai detto è vero. La Forza proviene da noi, nasce dal cuore, di cui il tuo Keyblade è per certi versi una manifestazione. Ma al tempo stesso è tutta attorno a noi. Ci guida, ci trasforma, ci fortifica istante dopo istante senza che ce ne rendiamo conto. Quando un guerriero sfrutta una mossa dal proprio arsenale, è la Forza stessa a guidare la sua mano contro il proprio bersaglio, la cui difesa sarà a propria volta guidata dalla Forza. E questo ci porta alla prossima parte del discorso, il Lato bianco e il Lato oscuro.”.

 

“ Ti prego, dimmi che non c'entrano col bene e col male.”, disse seccato Sora, che per quanto apprezzasse le storie di guerrieri e monaci che bilanciavano un potere forte, ma maligno, con la meditazione e l'autocontrollo, non intendeva diventare come i protagonisti delle suddette e trovarsi in qualche trip cosmico. Ercole rise divertito e cominciò a spiegare aiutandosi con vari gesti.

 

”No, grazie agli dei, altrimenti avrei appeso l'armatura al chiodo una vita fa.Ora, io a differenza di te non sono un Jedi... o un Sith. Quello che so l'ho letto sui libri o sentito a voce da chi già l'aveva imparato, quindi come lezione sarà un pò imprecisa. A grandi linee il Lato oscuro rappresenta dalle nostre emozioni più basilari, che alcuni definirebbero negative: rabbia, odio, paura e altro ancora- affermò chiudendo la mano al petto prima di estenderla dopo averla avvolta con una scarica elettrica- Ma soprattutto rappresenta il nostro istinto di sopravvivenza e la capacità di decidere per noi stessi, senza di esso i nostri antenati non sarebbero mai sopravvissuti quando ancora non avevamo macchine e armi vere e proprie, forse non sapremmo neanche canalizzare la Forza. E in virtù di questo è il Lato più utilizzato dalle classi fisiche. Il Lato bianco è più... dico manipolativo in mancanza di un termine migliore- continuò prima di puntare un dito verso la volta celeste, e per un attimo Sora fu capace di vedere le stelle nonostante fosse ancora giorno- E' alla base di molti tipi di magia, soprattutto quella temporale, e molte delle classi produttrici lo incanalano quando lavorano. E' il potere che ci ha permesso di svilupparci come civiltà e rifacendosi all'esempio di prima, è necessario anche per sviluppare buone abilità difensive, così come il Lato oscuro ti aiuterà in attacco.”.

 

Sora riflettè. Arami gli aveva spesso detto che la Forza aveva una volontà propria e lui aveva riso dicendo che in quel caso allenamento e libero arbitrio non sarebbero serviti a niente. Adesso però sapeva cosa le due metà di quell'energia che permeava l'intero universo rappresentavano, e doveva dunque trovare un equilibrio tra esse prima di scegliere la propria via.

 

“ Due ultime domande, se posso: Quante persone sanno dei Keyblade? E hai parlato di Jedi e Sith, chi sarebbero?”.

 

“ Il Keyblade è relativamente conosciuto, purtroppo per te. Dovessi incontrare un avventuriero molto forte, o un'alta carica di qualche pianeta, aspettati che sappiano cosa sia. Mentre i Jedi e i Sith furono i due principali ordini di custodi del Keyblade, risalenti al tempo della Repubblica. Rivali per di più, ringrazia che siano spariti o la situazione sarebbe anche peggio. Ma per ora andiamo a mangiare, ti meriti una cena sostanziosa.”, disse il gladiatore, prendendo Sora per una spalla e accompagnandolo alla mensa.

 

*****

 

Talon era decisamente veloce e abile. Non fosse stato per la sua esperienza e il suo costante giocare sulla difensiva, Rex era certo che sarebbe già morto sotto i fulminei colpi della donna, il cui stile di combattimento aveva un che di ferale. Se era resistito tanto a lungo era stato soprattutto grazie alla propria esperienza sui campi di battaglia e sul suo stile estremamente analitico, sebbene entrambi si stavano trattenendo molto in attesa di comprendere a dovere le abilità dell'avversario.

 

“ Sei lento, mandaloriano. Mi aspettavo di meglio dal braccio destro di Vader.”, disse sardonica la Twi'lek, roteando il Keyblade per l'ennesimo fendente che venne bloccato dall'avventuriero con le braccia, ora coperte da enormi guantoni corazzati.

 

“ Non mi faccio dare una lezione da una che neanche si protegge il petto.”, disse avvolgendo le armi con una potente aura violacea prima di tentare un doppio colpo. Uno di essi venne facilmente bloccato dal keyblade della Sith, ma l'altro la spinse indietro di qualche metro, più che sufficiente a dare a Rex tempo per un altro assalto.

 

“ Break rapido!”, esclamò avvolgendo il guantone sinistro con una nuova energia, riuscendo stavolta a prendere Talon con un fortunato gancio. La Sith ovviamente tornò subito all'attacco, ma era più lenta di prima, anche se solo il necessario per permettere a Rex di respirare un po'.

 

“ Break magico!”, disse cambiando un guantone con una spada d'energia che spuntava dal suo polso. Il fendente venne parato con relativa facilità dal Keyblade di Talon, che sentì però il nuovo debuff attaccarsi a lei.

 

“ Animofago!”, esclamò la donna creando una potente ondata di tenebre, che stavolta Rex non riuscì a schivare, venendo spinto indietro dall'urto che sentì rimbombargli nelle ossa, a cui seguirono nuovi affondi e fendenti della Custode, che continuava a colpire con incredibile violenza e forza. Rex parò come poteva, incassando stavolta i colpi, sentendo le energie diminuire lentamente mentre un'altro potere in lui cresceva allo stesso ritmo.

 

“ Break potenza!”, ruggì di nuovo il mandaloriano, disposto a tutto pur di vincere. Cambiando il guantone rimastogli con un blaster, sparò un fascio laser contro Talon proprio mentre questa era nel mezzo di una giravolta per dare ulteriore potenza al colpo successivo, finendo a terra coi muscoli più indolenziti.

 

“ Piantala con quelle mosse da bambini. Esna!”, disse tra i denti una volta rialzatasi e avvolgendosi con un'aura rosata per liberarsi dagli effetti debilitanti che aveva subito.

 

“ Non le definirei mosse da bambini. I break vengono sottovalutati per il poco danno che fanno, ma bisogna semplicemente padronaggiarli a dovere. E ho appena iniziato a usarli.”, disse confidente Rex, avvolgendosi con una potentissima aura dorata mentre su entrambe le braccia apparivano due blaster attraverso le quali canalizzò quel mostruoso potere, accumulato dopo tutti i colpi ricevuti da parte di Talon.

 

“ Break... INFINITO!”, esclamò Rex sparando a raffiche proiettili laser dai colori più svariati. Sorpresa dall'improvviso assalto, Talon fece del suo meglio per pararli mescolando barriere con le sue abilità da spadaccina, ma per ogni colpo bloccato tre la prendevano indebolendola sempre più fino a quando l'ultimo colpo non la spinse all'indietro.

 

“ FIRAGA!”, esclamò rialzatasi, formando una nuova sfera infuocata, che si abbattè sulla corazza del mandaloriano senza alcun danno.

 

“ Ora, miss Talon, verrai con me e risponderai a molte domande.”, affermò Rex avvicinandosi minaccioso prima di prenderla per il polso. La Twi'lek però non aveva ancora detto l'ultima parola e si liberò coi riflessi che le erano rimasti, per poi puntare verso il cielo il suo Keyblade.

 

“ Cambio forma. Roveto infernale!”, esclamò a pieni polmoni, venendo avvolta da lunghi rovi rossi e neri che si considerono attorno a sé stessa alla sua spada, la cui forma cambiò in una frusta segettata ricoperta di spine che emanavano un potere devastante.

 

Un fendente dato distrattamente fu sufficiente a lasciare un enorme solco nell'asfalto, mentre altre spine si infilavano nella carne della donna, allungando i debuff datole da Rex. Questi fu sufficientemente rapido da evocare di nuovo i suoi guantoni e unirli a protezione per pararsi dall'attacco successivo, il cui impatto lo spedì a quasi cinquanta metri di distanza.

 

Il mandaloriano si rialzò a fatica e rievocò i due blaster, caricandoli con un fortissimo raggio diretto a Talon seppur al costo delle ultime energie che gli erano rimaste.

 

 

“ Ultima shot!”, esclamò sparando un lungo fascio d'energia azzurro la cui forza fu tale da distruggere quel poco che rimaneva della strada. Lei dal canto suo si avvolsle con la sua frusta, roteandola ad altissima velocità per deviare il laser, digrignando i denti mentre avvertiva quella devastante energia a un passo dal rompere la sua difesa prima che riuscisse a liberarsene con un'ultimo fendente avvolto da un'aura rossa e nera.

 

“ Adesso basta, Fett. Hai onorato te, il tuo clan e i tuoi antenati. Muori felice sapendo che innumerevoli canzoni saranno composte sul nostro duello.”, disse la Twi'lek tra i denti, estendendo la sua arma fino ad avvolgerla attorno al rivale per poi trattarlo come uno yo yo, sbattendolo ovunque gli capitasse. Il vice comandante degli Eclipse era dal canto suo troppo sfinito dall'energia sprecata negli ultimi attacchi per contrattaccare, oltre che stupito dall'improvvisa ripresa dell'avversario.

 

Avesse avuto almeno un minimo di stamina per attivare una delle sue trasformazioni... o un'aiuto esterno, avrebbe potuto almeno uscirne vivo.

 

Fu l'ultimo caso a verificarsi. Quando Talon fece per riportarlo a pochi centimetri da sé per finirlo con un'ultima devastante tecnica anticipata dall'alone bluastro che partiva dal suo braccio, una freccia tagliò in due la frusta.

 

La Sith si voltò nella direzione da cui era venuto il proiettile, venendo quindi colpita da un'altra freccia, caricata in questo caso con un di gas che le andò tutto nei polmoni, paralizzandola brevemente, giusto il tempo del perchè una figura blu potesse afferrare Rex a mezz'aria e atterrare assieme a lui.

 

“ Sembra sia arrivato in tempo.”, disse il soccorritore del mandaloriano con una voce melliflua. Era un'umanoide dalla pelle blu, gli occhi rossi e capelli neri dallo stile militare, applicato anche al suo vestiario. Estremamente minimalista per gli standard di un avventuriero d'alto rango, consisteva di una semplice divisa bianca con semplici protezioni, seppur decorate con figure pregiate, su petto e arti. Sulla schiena teneva una balestra blu dall'aspetto piuttosto high- tech e due coltelli ai fianchi.

 

Era il grande ammiraglio Thrawn, capo in carica delle truppe spaziali del clan Eclipse e campione assoluto dei vari tornei di battaglia simulata. Le sue capacità strategiche avevano garantito innumerevoli vittorie per conto di Vader, negli eventi sportivi così come in guerre che avevano quasi annientato interi sistemi.

 

“ Ah, che giorno fortunata- affermò Talon, sentendo la paralisi svanire e stringendo le dita attorno al suo keyblade- un altro membro della mia lista qui davanti a me. La mia signora e futura sposa sarà soddisfatta.”, affermò roteando la rigenerata frusta con un movimento minaccioso, che però sembrava essere più accorto rispetto a prima. Thrawn se ne accorse e sorrise.

 

“ Credo che anche attraverso il tuo Cambio forma, non saresti capace di affrontarci entrambi, signorina.”, disse il Chiss con la sua voce melliflua, prima di infilare una siringa nel collo di Rex. Con un piccolo gemito, l'uomo sentì nuovo potere e vigore scorrergli nelle vene, rigenerando le sue ferite al punto da permettergli di combattere di nuovo. Vedendolo rialzarsi per dare appoggio al suo soccorritore, Talon strinse gli occhi.

 

“ Vero, mi tocca ammettere. Ma se c'è una cosa che ho imparato in questi anni è che basta un'occasione per prendere anche il più pericoloso degli avversari. Dovrò solo avere pazienza.”, disse la Sith avvolgendosi con un bozzolo d'oscurità assieme al quale sparì prima che i due uomini potessero riprendere lo scontro.

 

“ Grazie dell'aiuto, Thrawn. Ti devo un favore.”, disse dunque Rex, porgendo una mano all'amico, che gli diede un'energica scossa.

 

“ Dovere, amico mio. Dirigiamoci allo spazio porto ora. Cut sarà preoccupatissimo e il nostro signore dovrà sapere al più presto di quanto successo oggi.”.



                                                                                                                      ****

 Rieccomi con questo capitolo, che introduce sia come la Forza viene vista in quest'universo, sia due vecchie conoscenze del vecchio canon di Star Wars( aka Legends): la letale Talon e l'astutissimo Thrawn, che è anche riuscito a introdursi nell'attuale canon Disney. Spero che lo scontro sia stato di vostro gusto, ho cercato di utilizzare alcune meccaniche di gioco( tipo i Limit Break, i Cambio forma dei keyblade e le tecniche che abbassano le 'statistiche' dell'avversario). Per essere chiari, sia Rex che Talon si stavano trattenendo parecchio, il primo perchè non conosceva l'avversaria e questi perchè temeva un contrattacco se si fosse lasciata andare troppo. Nel prossimo capitolo si vedrà apparire Vader, assieme alla situazione di Mando e altro ancora. A presto.

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Capitolo 5
*** I signori della galassia ***


 

Il pianeta Hoth era ancora più gelido del solito in quel periodo dell'anno, e persino alcuni degli Spectrobes che non avevano conosciuto altro che freddo dalla loro nascita avevano deciso di rifugiarsi nelle loro tane, una volta fatto provviste il più abbondanti possibili. I pochi che ancora si aggiravano in quelle lande percorse da indicibili tormente non avevano ancora preso abbastanza cibo per i loro cuccioli o erano talmente potenti che non dovevano preoccuparsi del tempo atmosferico.

 

Una di queste si era avvicinato troppo ai membri di una stazione scientifica, arrivando quasi a penetrare le difese pur di mangiare chi si trovava all'interno. Terrorizzati, gli occupanti non avevano perso tempo a mandare una richiesta a chiunque fosse in ascolto per avere protezione. A rispondere era stato il clan Eclipse, e lo stesso capo clan con uno dei suoi collaboratori più fidati si era unito alla missione.

 

 

Il loro accampamento era stato organizzato in fretta e competenza, permettendo ai membri di quella piccola missione di resistere alla terribile bufera che non cessava di imperversare. Le loro tende, fissate al terreno tramite magneti, erano nere come la notte, contrastando con le divise bianche delle poche sentinelle, armate coi migliori fucili che la produzione di massa permetteva, accompagnati da daghe laser o altri tipi di armi bianche.

 

Oltre a loro, l'unico membro del clan fuori dalla tenda era un robusto alieno che aveva ricevuto una convocazione del capo clan. Ricordava in modo grossolano un robusto cinghiale umanoide dalla pelle blu, con tre dita artigliate, lunghe orecchie che scendevano sul collo assieme a una chioma nera che partiva dalle tempie e aveva luminosi occhi gialli a coronare il viso zannuto.

 

“ Desiderava vedermi, mio signore?”, domandò Shan Yu, capo delle forze d'assalto del clan, entrando nella tenda di Darth Vader, suo diretto signore e comandante. Il guerriero era un Seeq, una razza di guerrieri brutali che aveva fatto delle razzie e la battaglia la loro ragione di vita.

 

Shan Yu, pur apprezzando quanto e più dei suoi confratelli le loro usanze, pensava che il loro approccio alla guerra avesse bisogno di più disciplina e tattiche. Aveva cominciato a studiare le strategie militari di altri popoli unendoli alla possanza e all'esperienza della propria razza, applicando questo metodo alle sue truppe personali per cominciare. Ma quando era stato reclutato dal proprio capoclan, era riuscito a farlo su larga scala con milioni di soldati, ottenendo tutta la carneficina e azione che tanto bramava e aveva fatto del suo meglio per ripagare il proprio benefattore come poteva.

 

Darth Vader, che a partire dal suo soprannome si rifaceva agli usi degli antichi Sith, era un'imponente figura di quasi due metri coperto dalla testa ai piedi da una corazza nera, col petto coperto da alcuni circuiti che sembravano suggerire un sistema di supporto vitale, cosa ulteriormente provata dal pesante respiro che usciva dalla sua maschera.

 

Accanto a lui si trovava inoltre un piccolo robot, simile a una cupola bianca e blu con due rotori per muoversi. Aveva un unico occhio sul lato destro della testa e diversi scomparti che Shan- Yu sapeva nascondere armi e marchingegni d'ogni tipo. Si trattava di R2- D2, il robot che accompagnava Vader da tempo ormai immemorabile e che lo stesso aveva aggiornato nel corso degli anni coi migliori ritrovati della tecnica.

 

“ Sì, ho ricevuto notizie preoccupanti da Thrawn e Rex, di cui abbiamo bisogno di discutere immediatamente.”, rispose Vader con la sua tipica voce metallica. Prese un piccolo proiettore olografico mentre Shan Yu si sedeva davanti a lui e in breve la tenda fu riempita dagli ologrammi trasparenti degli altri ufficiali del clan.

 

Oltre ai due già presenti, Thrawn e Rex c'erano:

 

Helga Sinclair, capo del loro corpo di spionaggio. Bellissima elfa dai capelli biondi e il fisico asciutto. Pur essendo un membro relativamente nuovo del clan, cui si era unita dopo lo scioglimento di quello cui apparteneva, aveva dimostrato in fretta le sue abilità come combattente e spia;

 

Gideon Tarkin, responsabile dell'amministrazione dei vari pianeti sotto il loro controllo, o come lo chiamavano, Gran Moff. Un umano sui cinquant'anni, amico di lunga data di Vader e dotato di grande esperienza nel suo lavoro.;

 

Grage Granvile, responsabile dello sviluppo scientifico. Era una nana sul metro e dieci dalla pelle scurissima e i capelli tenuti in caschetto, con uno sguardo molto severo.

 

 

L'unica a mancare all'appello era Abigail Tritamarmo, responsabile dell'addestramento delle nuove reclute.

 

“ Lord Vader, lieto di rivederla dopo questa vacanza bruscamente interrotta.”, cominciò Rex, rapidamente ripresosi dalla sua disavventura su Nanairo, con rispettoso segno di saluto al proprio signore.

 

“ Sono anch'io lieto di trovarti sano e salvo, Rex. Dimmi più nei particolari cos'è successo su Nanairo.”, rispose cordialmente il guerriero, che passò i successivi minuti a sentire il racconto dell'attacco della misteriosa Keyblader. I presenti inarcarono più volte un sopracciglio nel sentire di un attacco così semplice e allo stesso tempo violento.

 

 

“ Questo è molto preoccupante. Ma almeno abbiamo scoperto chi ha ucciso Abigail.”, disse grave Helga alla fine.

 

“ Abigail è morta?”, chiese un mortificato Rex, sconvolto non poco dalla dipartita della compagna, che conosceva da ben prima che Vader diventasse capo clan. L'aveva sempre rispettata per il suo rigore e intelligenza, spesso i suoi consigli gli erano stati utili. Non riusciva a credere se ne fosse davvero andata.

 

“ Sì, circa due giorni fa. L'avevo inviata su Dagoba per un esercizio con uno degli squadroni più recenti. Qualcuno l'aveva attaccata e quando le reclute arrivarono lei giaceva a terra, tagliata in due. Chiunque l'abbia attaccata, nello scontro ha distrutto una buona parte della foresta. L'avevo preso per un incidente isolato, ma ora è certo che qualcuno vuole indebolire il nostro clan. E uccidervi è il modo più rapido per farlo.”, spiegò il Sith, conscio che i suoi collaboratori più fidati erano il caposaldo della sua organizzazione quanto lui. Anche se sarebbe stato ovviamente più che capace di tenere insieme il clan e gestirlo nel caso fossero scomparsi, il colpo che avrebbe ricevuto sarebbe stato devastante alla lunga.

 

“ Avevamo sentito che Malefica aveva al suo servizio una Sith dalla pelle rossa. Pensate sia la stessa che ha attaccato Rex, lord Vader?”, domandò Grage a sua volta.

 

“ Può essere, ma non vedo il perchè abbia deciso di agire ora. Per anni si è accontentata di essere una spina nel nostro fianco, precedendoci nel prendere qualche missione e artefatto quando le era possibile. Mi ero praticamente convinto che vendicare suo padre non le interessasse. Ed è troppo furba per cercare uno scontro che non può vincere.”, commentò nuovamente Vader, che ormai quasi vent'anni prima aveva ucciso Cornelius, capo della Gilda dei diafani e padre della strega. All'epoca questo lo rese un eroe per buona parte dell'universo conosciuto e quando prese il comando del clan quell'impresa lo aiutò a guadagnare supporto da altre fazioni.

 

Sebbene lo stesso atto gli aveva anche causato più dolore di quanto avrebbe creduto quando infilzò il nero cuore di Cornelius.

 

“ Credo che la risposta potrebbe essere, almeno parzialmente, nell'attacco alle Isole del Destino. Helga, le tue spie nel clan Strecken ti hanno detto qualcosa?”, intervenne dunque Thrawn. L'elfa però si strinse nelle spalle.

 

“ Solo che ha rapito un Mandaloriano venuto lì per un incarico e un paio di ragazzi autoctoni, sebbene del primo non conosca il nome. Non molto su cui lavorare per il momento.”, affermò incuriosendo ancora di più Vader. Nella sua modesta opinione, se Malefica aveva preso quelle tre persone su quasi un milione (assumendo ci fosse lei dietro ovviamente, e che Uncino non agisse per conto suo) era per attirare qualcuno di molto più importante. Ma chi?

 

“ Lord Vader, posso entrare?”, domandò una voce dall'esterno in quel momento, interrompendo la discussione del gruppo di avventurieri. L'uomo diede il permesso e vide entrare uno dei suoi sottoposti, che si inchinò rispettosamente davanti ai suoi superiori.

 

“ Che novità porti?”, domandò secco il signore dei Sith, poco tollerante verso le interruzioni prive di un buon motivo, specie se riguardavano la morte di una stimata compagna.

 

“ Signore, abbiamo trovato l'Artezza! E' a pochi chilometri da qui, e sempre intento a dirigersi nuovamente verso la stazione di ricerca.”, riferì rapido l'uomo e sotto la maschera il capo clan fece un sorriso soddisfatto.

 

“ Perfetto, io guiderò le truppe. Dì loro di prepararsi allo scontro- disse soddisfatto Vader, prima di rivolgersi ai suoi sottoposti- la riunione è da concludersi al mio ritorno, pensate ai vostri doveri nel frattempo.”.

 

“ Sì, lord Vader.”, dissero i suoi luogotenenti all'unisono prima di chiudere la conversazione. Il sith fece dunque cenno a R2 di seguirlo mentre usciva dalla tenda insieme a Shan- Yu, il quale diede ordine a tutti di prepararsi.

 

“ Preoccupato, mio signore?”, domandò Shan- Yu mentre i suoi sottoposti caricavano armi da fuoco ed esplosivi sui loro veicoli, per lo più moto gravitazionali e un paio di camion bene armati. Vader annuì.

 

“ Parzialmente, ma più confuso che altro. Non vedo perchè Malefica, assumendo sia in effetti la responsabile degli ultimi eventi, abbia voluto rischiare un conflitto con re Tritone con quell' ultimo attacco. Se non addirittura una scomunica al suo clan.”, rispose ponderante il Sith.

 

La scomunica era l'atto con cui un normale clan veniva ufficialmente considerato dagli altri gruppi della galassia come un'organizzazione criminale. Un clan di avventurieri aveva livelli di libertà estremamente alti e quasi tutti finivano per approfittarsene in un modo o nell'altro. Comunque si erano stabiliti alla fine dei parametri che trasformava degli avventurieri in criminali a tutti gli effetti: distruggere un pianeta, massacri indiscriminati e ingiustificati di civili, traffico di droga, lo schiavismo o sfruttamento in generale in svariate zone e la tortura erano tra i rapidi mezzi per finire sulla lista nera di ogni associazione di avventurieri.


Ovviamente Malefica e altri come lei che desideravano mantenere una parvenza di legalità sapevano come non farsi scoprire, ma il sistema a grandi linee funzionava e i clan mantenevano anche le loro azioni più criminose entro ragionevoli limiti.

 

 

“ Dubito che sarebbe abbastanza da garantirle una scomunica, in caso può semplicemente sbattere fuori Uncino e dargli la colpa. Ma la cosa è comunque ben strana- concordò il Seeq- come pensa di muoversi in caso? Di certo non possiamo lasciare impunita la morte di Abigail.”, concluse con uno sbuffo adirato dalle narici.

 

“ Non ho la minima intenzione di lasciare Abigail invendicata.Per il momento però non faremo niente e continueremo a pensare ai nostri affari. Se e quando Helga ci porterà informazioni concrete sul suo obbiettivo, decideremo se è venuta l'ora di spazzare via gli Strecken.”, disse Vader evocando dunque i suoi Keyblade, Lontano ricordo e Portafortuna.

 

 

 

La prima delle sue spade era una chiave nera dalla lama in perfetto stile gotico, con un impugnatura a forma d'ali di pipistrello con un portachiavi a forma di corona e l'estremità appuntita con una gemma incastonata. Il centro della lama era cavo e ospitava una catena.

 

Il secondo era bianco con un'impugnatura simile ad ali angeliche. Il portachiavi era una stella e l'asta si divideva in due parti che culminavano in una lama verde e celeste vagamente simile a uno shuriken.

 

Le due spade volarono via dalle sue mani per trasformarsi in due reattori, da cui si generarono corde d'energia che si attaccarono a un appena materializzato abitacolo a tre posti. Il veicolo appena creato ricordava a grandi linee uno sguscio bianco e nero per il pod racing, uno sport in cui il sith aveva dimostrato grandi abilità fin da bambino. R2 e Shan Yu presero i posti dai passeggeri mentre Vader si mise al volante, facendo rombare il motore alimentato dalla sua stessa energia.

 

“ Non accetto fallimenti quest'oggi- disse freddo al comunicatore collegato al resto dei suoi uomini- torneremo a casa con la testa di quel magnifico animale o non torneremo affatto.”, concluse aprendo dunque la fila di truppe volte al catturare la loro preda.

 

 

 

 

*****

 

Mando era ormai prigioniero da quasi una settimana. Era rimasto chiuso nella sua cella, senza altro da fare che qualche esercizio e mangiare il cibo offertogli da una feritoia. Erano piatti e bevande di buona qualità, gustosi e nutrienti. Malefica doveva volerlo in forze.

 

E la cosa lo preoccupava ancora di più. Nella migliore delle ipotesi la strega voleva semplicemente chiedergli di unirsi agli Strecken, nel peggiore... beh, il mandaloriano aveva collaborato con lei in passato e aveva osservato alcuni dei suoi metodi.

 

La sua principale preoccupazione restava comunque per Grogu. Gli avevano lasciato soltanto l'armatura e l'elmo, anche il suo Prizmod sembrava sparito. Quindi non aveva nessun modo per contattare il figlio e assicurarsi che stesse bene.

 

Mentre stava pensando per l'ennesima volta a come andarsene, la porta della sua cella si aprì. Il guerriero si alzò e mise con cautela la testa fuori per osservare i dintorni. Sembrava essere in una sorta di arena piena di ostacoli artificiali, tra alberi e piccoli muri, più che adatti a essere usati come copertura.

 

Al centro si trovava un piccolo altare verso il cui il guerriero si diresse. Con suo sommo fastidio vide uno degli oggetti contenuti nel suo Prizmod, un'impugnatura argentata simile a quella di un coltello a serramanico, ma priva di lama. Lo prese tra le mani, cominciando a grandi linee a capire il piano della sua carceriera.

 

Ancora una volta i suoi pensieri furono interrotti dal suono di una porta che si apriva, ma di molto più grande. Voltandosi il guerriero vide entrare un'enorme spectrobe gobbo dalla pelle marrone. Il volto era una maschera rugosa con occhietti neri assetati di sangue e poderose mascelle da cui pendevano zanne appena più piccoli dei terribili artigli che ornavano le sue zampe anteriori, quattro per mano.

 

Era un Rancor, un predatore incredibilmente feroce e letale che Mando aveva giù incontrato in passato, cacciandola assieme ai suoi compagni. Da solo e senza armi che potesse usare non era sicuro ne sarebbe uscito vivo stavolta.

 

“ Ah, neanche un attimo di respiro...”, commentò l'uomo osservando l'enorme bestia che avanzava verso di lui prima di ruggire minaccioso la sua sfida. L'uomo dovette schivare rapido un'artigliata e contrattaccò con soffio tonante, che tuttavia rimbalzò sulla pelle dello spectrobe senza troppi danni.

 

Quando il Rancor ringhiò di nuovo contro il mandaloriano, questi si avvantaggiò con le coperture presenti nell'arena per fuggire con tutta l'agilità di cui era capace, schivando sfere di energia sputate dalla bestia, che cominciò a inseguirlo senza quartiere devastando il campo di battaglia come fosse fatto di carta.

 

Il guerriero si ritrovò più volte a portata di quei terribili artigli che schivava con accorte capriole prima di rispondere con precise raffiche di pugni o soffi elementali rivolte a quelli che sapeva essere i punti deboli dell'avversario. Purtroppo, sebbene tutt'altro che scarso nel corpo a corpo, Mando non aveva mai combattuto a mani nude avversari talmente resistenti e ogni volta i suoi soffi, per quanta energia ci mettesse, rimbalzavano contro le squame del Rancor.

 

Alla fine questi riuscì ad afferrare il mandaloriano, sbattendolo più volte per terra prima di scaraventarlo contro una parete dell'arena, lasciandolo dolorante e avvolto da un alone dolorato. Per un paio di secondi la visione di Mando fu quasi inesistente, e potè solo sentire il dolore che lo attraversava da capo a piedi. Quando tornò a vedere, i suoi occhi furono occupati dalla carica furiosa del Rancor.

 

Sapeva che com'era ridotto quell'attacco sarebbe stato fatale, e non aveva la minima intenzione di morire senza essersi almeno assicurato che Grogu stesse bene. Era costretto a utilizzare l'arma che aveva giurato di non sguainare mai in battaglia.

 

Prese l'impugnatura datagli prima dello scontro e vi canalizzò tutta l'aura dorata che aveva accumulato . Dall'impugnatura si generò una sottile lama nera, ricurva sulla punta e avvolta da una linea bianca. Spiccò quindi un lungo balzo diretto verso il Rancor, diretto proprio verso le sue fauci.

 

“ FENDENTE FURIOSO DI MANDALOR!”, esclamò girando su sé stesso e sparando contro il Rancor una potentissima mezzaluna di energia oscura. Il Rancor spinse in avanti il muso ruggendo prima di bloccare l'attacco con un'artigliata ricoperta di energia rossa.

 

Le braccia dello spectrobe sarebbe dovuto essere sufficienti a bloccare un meteorite, ma ciònonostante l'attacco di Mando tagliò in due entrambi gli arti della creatura prima di proseguire verso il torace in uno schizzo di sangue. La bestia urlò dal dolore sentendo la vita abbandonarlo lentamente e con un gesto di pietà Mando saltò nuovamente, decapitandolo per porre fine alle sue sofferenze prima di atterrare con l'armatura lorda di plasma.

 

L'uomo ansimò pesantemente, lasciando andare la spada e sedendosi a terra.

 

“ Salve, Djin Djarin. Mi complimento per la vittoria.”, disse in quel momento una voce che Mando riconobbe come quella di Malefica. Sopra l'arena si aprì uno scompartimento, rivelando la suddetta strega seduta su un trono raffigurante un drago nero.

 

L'aspetto della donna ricalcava a dovere sia la sua fama di manipolatrice che quella di signora delle arti oscure. La Gria aveva una pelle dal colorito verde chiaro, coperta per lo più da un pesante mantello nero che ne nascondeva il fisico da esperta avventuriera, lasciando scoperte solo le ampie da pipistrello. Il volto era ben affilato, contorniato da penetranti occhi gialli e due corna ricurve che svettavano dal cranio.

 

“ Preferisco Mando.”, disse freddo il guerriero, osservando l'espressione divertita della strega, desiderando di essere avere il suo jetpack per raggiungerla e strozzarla.

 

“ Coraggioso e sfrontato oltre che abile. Qualità che apprezzo nei miei sottoposti .”, rispose suadente Malefica, portandosi un dito alle labbra verdi.

 

“ Non mi sembra di aver mai accettato di lavorare per te.”, notò il mandaloriano, stringendo nervosamente le dita sulla sua lama nera.

 

“ Già, ma fortunatamente ci sono metodi per inserirti nel mio clan che non richiedono la tua totale cooperazione.”, affermò la capo clan facendo apparire alcune scintille verdi tra le sue mani. Mando si portò una mano al viso e cadde a terra, sentendo linee di energia diffondersi per tutto il suo corpo portando con sé un dolore indicibile. Era come...

 

“ E' come se i tuoi Midi chlorian stessero andando a fuoco, vero?”, domandò Malefica sorridente, stringendo la mano e alzandosi per osservare il guerriero dimenarsi sotto di lei, come una tirannica dea che si bea del dolore dei mortali.


“ Solo... una domanda. Avete voi mio figlio?”, chiese questi tra un gemito e l'altro di dolore, l'armatura percorse da forti scosse color smeraldo.

 

“ No. Crediamo che sia scappato dall'isola assieme al ragazzo che avreste dovuto recuperare. E che i miei complici cercano. E' fortunatamente nei miei poteri assicurare la mia sicurezza. Se obbedirai ai miei ordini, non gli sarà mai fatto alcun male se dovesse incrociare le nostre forze.”.

 

“ Come posso fidarmi di te? Non ci vuole molto a capire che vuoi solo la Dark saber dalla tua parte. E io ho giurato di difenderla con la vita, se necessario.”, protestò Mando, lottando contro il dolore che si faceva strada nel suo corpo, stringendo i denti finchè non riuscì ad alzarsi. Con sua grande sorpresa però quelle fitte sparirono e si ritrovò la mano di Malefica sulla spalla, quasi a carezzarlo.

 

“ Renderò questo ben chiaro, Mando. Sono una sadica come il chip nel tuo collo dimostra, sono ancora più assetata di potere di mio padre e non mi faccio il minimo potere a schiacciare chiunque si metta sulla mia strada alla prima occasione. Ma non sono né una stupida, non ho la minima intenzione di complicarmi la vita.”, disse la strega passando le dita color giada sull'elmo del suo prigioniero, che sentì un brivido di paura scorrergli lungo la spina dorsale.

 

Poteva fare una sola cosa per sé stesso e per Grogu. Anche a rischio di sacrificare l'onore che aveva sempre difeso sin dalle guerre per Mandalor.

 

“ E va bene. Almeno per il momento mi unirò a voi Strecken. Quali saranno i miei compiti?”, domandò infine, certo che, arma apocalittica o meno tra le mani, non era stato reclutato per svolgere comuni missioni. Malefica sorrise soddisfatta, convincerlo era stato ancora più facile di quanto credesse.

 

“ Lieto che tu lo chieda. In questo periodo abbiamo guadagnato molte nuove reclute, incluso un altro ragazzo molto talentuoso proveniente dalle Isole del destino. Vorrei che tu li addestrassi al meglio delle tue abilità, ho grandi progetti per ognuno di voi. Ma prima di cominciare vai nella tua vera stanza, ti meriti il riposo del guerriero.”, concluse dunque la donna drago con una pacca sulla spalla di Mando, che avvolto da fiamme verdi si ritrovò in una versione più grande, illuminata e decorata della sua prima cella.

 

 

 

Vedendo il suo prizmod sul letto, vi si buttò in cerca di notizie ultimi su quanto successo dal momento della sua cattura, sperando di trovare qualcosa su Grogu, ma l'unica cosa che trovò fu la notifica della sua entrata nel clan .Strinse i pugni, sentendosi impotente mentre Malefica lo obbligava ad accettare nuovi studenti, a sostituire Grogu come se niente fosse. In un impeto di rabbia sbattè il pugno avvolto di beskar sul muro della sua prigione.

 

“ Ah, ti aspettavo. Le guardie discutevano sul nuovo arrivo ed ero curiosa chi avesse attirato l'attenzione di Malefica o Talon.”, disse una voce femminile, rispondendo al colpo sul muro.

 

“ Lieto di non essere solo in quest'incubo. Capita spesso che prenda guerrieri contro la loro volontà?”, chiese curioso il Dragone, strisciando sul suo comodo letto.

 

“ Non troppo. Malefica ha i soldi e la parlantina sufficiente a portare dalla sua parte quasi chiunque. Usa i chip solo sa quando vuole qualcuno a tutti i costi e neanche le minacce funzionano. Come nel mio caso. Sono stata rapita durante una missione falsa. Mi domando a volte se la mia famiglia mi stia ancora cercando”, sospirò la misteriosa voce, piena di un tono di rimpianto e tristezza.

 

“ Posso sapere come ti chiami e da quanto sei qui?”.

 

 


“ Della Duck, per servirti. Ormai sono qui da quasi dieci anni.”, fece di rimando la donna. Mando sputò un polmone. Se la sua compagna di prigionia era chi diceva di essere, scappare sarebbe stato ancora più difficile di quanto pensasse. Ma allo stesso tempo, lei sarebbe potuta essere la sua unica chance di andarsene.

 

“ Mi chiamo Djin Djarin. E' un piacere fare la tua conoscenza, Della. Troveremo un modo per fuggire, in un modo o nell'altro.”.

 

*****

 

Il pianeta Felucia era un bellissimo incubo a occhi aperti posto in uno dei tanti sistemi dell'orlo esterno. Ricoperto da piante talmente velenose che un solo respiro avrebbe paralizzato alcuni degli Spectrobes più potenti, con le specie residenti adattate anno dopo anno a mimetizzarsi e uccidere con incredibile rapidità.

 

I pochi che vi si recavano erano disperati in cerca di cure quasi leggendarie, avventurieri rinnegati in cerca di una morte onorevole o un nascondiglio, o alcuni dei più abili combattenti ed esperti di sopravvivenza della galassia.

 

Ventus si poteva considerare un misto tra il primo e il terzo gruppo. Bisognoso di rimettersi in forze dopo anni di riposo forzato, si era diretto lì una volta che si era svegliato nella sua stanza nel Castello dell'oblio. Desideroso di far tornare il suo fisico ai fasti di un tempo, aveva cominciato a sfidare i predatori delle aree meno pericolose del pianeta, fuggendo da loro o confrontandoli in duelli aperti per diverse settimane.

 

Il ragazzo si sdraiò sul suo improvvisato rifugio, un enorme fungo colorato la cui puzza tendeva a tener lontano i carnivori durante la notte. Aveva l'aspetto di un sedicenne, con corti capelli biondo scuro a porcospino, occhi azzurri e un viso rosato. Indossava una camicia divisa tra bianco e nero con larghi pantaloni, sulla spalla teneva il suo Cosmolink, una vecchia versione del Prizmod.

 

Il suo sguardo rivolto alle stelle era estremamente preoccupato. Anni prima aveva ricevuto una terribile ferita e per salvarlo il suo insegnante l'aveva messo in stasi prima di partire per una pericolosissima missione coi suoi due compagni, Aqua e Terra. Prima che i suoi occhi si chiudessero, aveva sentito che l'avrebbero svegliato appena tornati. E invece, assumendo che gli strumenti del Cosmolink fossero intatti, aveva dormito per ben dieci anni. E il suo risveglio era a sua volta collegato al risveglio di qualcun'altro, con cui aveva avuto modo di parlare brevemente.

 

“ Aqua, Terra, maestro... che cosa vi è successo?”, si domandò il giovane jedi prima di alzarsi con una capriola e oscillare lo sguardo tra le stelle sopra di lui e la fitta giungla sottostante.

 

“ Bah, inutile piangere sul latte versato. Sora si è ormai svegliato e dovrà continuare qualsiasi cammino abbia scelto. Raggiungerò il clan Disney e andremo insieme a cercarlo.”, concluse infine evocando il suo keyblade, Memoria perduta. Era color avorio, con un'impugnatura che ricordava ali d'angelo con un portachiavi a forma di tornado. L'asta era dritta e terminava con una punta simile a una lancia, mentre la lama vera e propria ricordava un'ala insanguinata.

 

Ricopertosi anche con la sua tuta spaziale, colorata di varie tonalità di verde con due piccole vetorri che andavano dietro la testa, lanciò l'arma per aria e saltato in aria atterrò su una davola alata come il suo keyblade e dello stesso colore. Battendo il piede sulla superficie metallica, il veicolo partì nell'iperspazio, portanto il suo proprietario alla ricerca delle risposte che tanto desiderava.

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Mando/ Djin Djarin
Alleanze: Duchessa Freya di Mandalor, Grogu e chiunque lo paghi abbastanza.
Razza: Umana
Classi: Dragone, Cavaliere Oscuro, Tiratore( si riferisce sia ad arcieri che pistoleri) e qualche tecnica da Monaco
Punteggio Midi clorian: 24.100

Thrawn
Alleanze: Clan Eclipse, la propria specie
Razza: Chiss
Classi: Mago Rosso, Cacciatore, Pilota 
Punteggio Midi clorian: 21.500
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Saaaaalve a tutti. Soffro come sempre da sindrome di ' Temo di aver fatto un'enorme cazzata nel raffigurare certi personaggi( specie Vader e Malefica)', quindi se avete rassicurazioni, e soprattutto critiche, da farmi, sono  benvenute. Per Malefica mi sono inspirato in minima parte alle figure di Carmilla e Leonore dell'anime di Castlevania, mentre per Vader ho provato a immaginarmi una versione che ha subito un pò meno traumi( non che manchino, spero di ritrarre abbastanza presto il suo background) che è al comando della sua organizzazione e che ha accanto persone cui freghi qualcosa di lui aldilà del suo ruolo. Ho già iniziato il prossimo capitolo, che introdurrà anche ufficialmente l'ultimo membro del party di Sora. Voglio vedere se indovinate chi è. P.S. Grace viene dalla serie animata di Big Hero 6, dov'è la nuova rettrice dell'università dei protagonisti. La defunta Abigail Tritamarmo viene invece dal film Monster University ed Helga proviene da Atlantis. Della è la madre di Qui, Quo e Qua. Uso la versione più recente, dal reboot di Ducktales.
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Capitolo 6
*** Cambio forma ***


Era finalmente arrivato per Sora il momento di allenarsi con un altro degli studenti di Ercole. Il gladiatore, sapendo cosa avrebbe dovuto affrontare nei prossimi anni, aveva ovviamente scelto la più potente e brutale dei ragazzi che si allenavano sotto la sua guida. Pensava fosse la scelta migliore perchè il giovane portatore di Keyblade si abituasse agli avversari sempre più forti che l'avrebbero cercato, ma questi non la stava pensando allo stesso modo.

 

“ P- piacere, Angela.”, deglutì Sora guardando la ragazza di fronte a lui. Si trattava della stessa gargoyle dalla pelle violetta che aveva visto il giorno del suo arrivo. Era alta quasi il doppio del moro, con artigli affilatissimi su mani e piedi, gambe arcuate e due grandi ali al momento chiuse in un mantello a coprire le robuste spalle.

 

Il petto era protetto( anche se non abbastanza dal punto di vista visivo, se le parti basse del giovane possessore di keyblade erano un indizio sufficiente), da una corazza piuttosto aderente, con ginocchiere e protezioni decorati con ali da pipistrello sulle giunture della ragazza. Il volto violaceo sarebbe stato normalmente piuttosto elegante, dai tratti ben definiti e con lunghi capelli neri che le ricadevano sulle spalle, ma in quel momento l'unico dettaglio di esso che Sora riusciva a vedere erano i suoi denti affilati.

 

“ Piacere mio. E' tutta la settimana che voglio misurarmi con te. Ci andrò piano, non preoccuparti. Mio padre mi ucciderebbe se sapesse che abuso i marmocchi.”, disse Angela, scrocchiando rumorosamente le sue nocche, la coda che si agitava pericolosamente come la più potente dei flagelli.

 

' Qui giace Sora, povero coglione che non sapendo che cazzo succedeva, si fece schiacciare da una Gargoyle alta il doppio di lui.', pensò un impallidito Sora evocando il suo Keyblade e divaricando le gambe per prepararsi allo scontro, augurandosi di uscirne senza un braccio rotto.

 

“ Questo scontro, ricordatevi, dovrà servire a Sora per sbloccare il Cambio forma, il vero aspetto del suo keyblade- istruì Ercole, seduto su una panchina dietro l'arena assieme a Grogu e Phil- Questo potere ti garantirà nuove e utlili abilità. Soprattutto migliorerà ulteriormente il tuo controllo della Forza in preparazione ad addestramenti sempre più difficili, per nuove tecniche. Angela, non devi esagerare, ma assicurati anche di non andarci troppo piano. I suoi prossimi anniversari non si tratterrano di sicuro.”, disse con tono autoritario alla Gargoyle, che annuì. Sora si ricordò in quel momento di un piccolo dettaglio, risalente di poco prima al suo svenimento sull'isola.

 

“ Mhh, forse l'ho utilizzato per qualche secondo quando ho combattuto quel mostro argentato. Per un'istante la lama del mio Keyblade ha cambiato forma mentre davo il colpo di grazia a una delle creature dei pirati. Sembrava una stella a metà, e mi ha dato una potenza incredibile.”, commentò invece Sora, ripensando al potere ottenuto dopo aver evocato per la prima volta il suo keyblade. Ercole fece un fischio impressionato, sapendo che per aver usato così presto, anche se in maniera istintiva, un potere simile ci voleva un'incredibile forza di volontà.

 

“ Buono a sapersi, hai già una base da cui partire. Cominciate dunque, e rendetemi orgoglioso.”, ordinò dunque il gladiatore. Angela non fece attendere il suo primo attacco e girò rapida la sua coda, mancando di poco Sora, che saltando all'indietro avvertì tutta la forza dietro quel semplice movimento, sufficiente a muovere un piccolo velo di polvere. Tentò di attaccare ancora a mezz'aria, venendo bloccato da una delle ali della ragazza, che procedette dunque a un frenetico ma preciso contrattacco con i suoi artigli in un vortice di rapidi fendenti che gli fecero guadagnare più di un graffio.

 

Lo spadaccino fu costretto a muoversi con tutta la rapidità sviluppata nei suoi anni di allenamento, schivando altre codate e colpi di artigli che cozzarono sulla lama del Keyblade, diventato un confuso riflesso argenteo nell'aria, mentre lo accompagnava la consapevolezza che il primo errore gli sarebbe costato la vittoria. Angela era molto abile e forte, ma per fortuna di Sora faceva troppo affidamento sulla mera potenza fisica e sulla sua stazza, e doveva solo aspettare un'apertura per attaccare. O così pensava...

 

“ Body slam!”, esclamò il moro, illuminando la chiave tra le sue mani con un fitto alone rosso prima di buttarsi a tutta forza contro la compagna di allenamento, che si protesse con le braccia incrociate prima di venire spinta indietro per alcuni metri dall'impatto della tecnica.

 

“ Meglio di quanto credessi, ragazzino. Credo di dover fare sul serio.”, commentò eccitata la Gargoyle, notando piccoli graffi sanguinanti nei punti che avevano ricevuto l'attacco.

 

Con un largo sorriso zannuto, evocò dal suo prizmod una chitarra elettrica rossa, decorata con piccoli testi e con l'impugnatura a forma di ala. Dopo una piccola prova cominciò a suonare rapida una serie di note. Sora si ritrovò colpito da un urto simile a un pugno, finendo a terra prima di rialzarsi e ricevere un graffio al volto da una scheggia di ghiaccio.

 

“ Non ti aspettavi un Bardo , vero?”, domandò sarcastica la gargoyle, girando meticolosamente i propri artigli tra le corde, generando altre piccole note di fuoco e fulmini.

 

I Bardi erano una classe peculiare e molto pericolosa. Grazie alle loro mistiche canzoni potevano scatenare un grande arsenale di effetti, per potenziare gli alleati o attaccare i nemici con dimostrazioni di potere elementale che poco avevano da invidiare ai migliori incantatori.

 

 

“ Decisamente no.”, ribattè mesto il povero spadaccino, rialzandosi e fortificando la presa sul suo keyblade per prepararsi a uno scontro ora tre volte più difficile. Cominciò a correre in cerchio attorno alla chitarrista mentre questa gli scagliava a ritmo di note contro numerosi attacchi magici nati da quella nuova colonna sonora, colpendolo più volte arrivando quasi a bruciare il suo abito di stoffa rinforzata.

 

Dopo svariati tentativi, Sora riuscì finalmente a parare almeno una manciata di note formate da ghiaccio o fuoco, senza però poter evitare altre bruciature e graffi qua e là, mentre l'assalto diventava sempre più irruento. Riuscì a volte a spedirne qualcuna al mittente, ma Angela era ben protetta dagli attacchi che lei stessa aveva generato. Non a caso gli ricordava il suo primo vero scontro, quando si era ritrovato impotente contro i due scagnozzi di Uncino.

 

Così come loro, anche Angelica si stava avvantaggiato con la sua esperienza e le sue varie abilità in una letterale armonia di tecniche, mentre lui possedeva un arsenale ancora limitato di abilità marziali che non sapeva come sfruttare per renderle davvero efficaci in un duello impari.

 

Un improvviso colpo al muso col bordo della chitarra distrasse Sora dai suoi pensieri. Riuscì ad allontanarsi dalla Gargyole con un piccolo balzo, ignorando il dolore ai denti. Ercole inarcò un sopracciglio, ansioso di guardare la prossima mossa dell'allievo.

 

“ Avanti, Sora, non farti intimidire.”, si disse questi, sentendo il proprio potere scorrere attraverso i Midi chlorian fino al keyblade. Si ricordò di quanto aveva detto Ercole. Ogni volta che utilizzava una tecnica di qualche tipo, diventava uno strumento della Forza. Essa decideva quando un attacco andava a segno o meno. Perso per perso...

 

“ COLPO DISPERATO!”, ruggì il ragazzo. Corse verso Angela col keyblade avvolto da una sorta di tremolio visibile all'occhio nudo, che rende difficile dirigere la traiettoria. Angela riuscì a spostarsi per tempo, procurandosi solo un leggero taglio al ventre scoperto... prima che lo spadaccino si voltasse improvvisamente, il keyblade avvolto da una nuova potente luce sotto lo sguardo impressionato di lei ed Ercole.

 

“ Cambio Forma. Forza stellare!”, esclamò istintivamente Sora prendendo il keyblade con entrambe le mani. Tra scintille di energia e un forte boato, esso assunse la stessa forma con cu aveva ucciso il mostro della montagna, sostituendo la semplice lama a chiave con una a forma di stella mentre il manico diventava azzurro.

 

La lama dentata impattò sulla chitarra con una forte onda d'urto che anche gli spettatori poterono avvertire, sfregando sul metallo rosso in una pioggia di scintille mentre anche la Gargoyle sembrò indietreggiare per un istante di fronte a quell'improvvisa forza.

 

Angela emise un ringhiò soddisfatto e sferrò l'ennesimo calcio, che stavolta il ragazzo schivò con una velocità di molto superiore per poi colpirla alla schiena con un Break rapido.

 

Un'aura violetta circondò Angela, diminuendone la rapidità e permettendo a Sora di schivare nuovamente il successivo colpo di coda e quindi incrociando le loro armi quando la gargoyle in uno scontro di scintille, generate tanto dallo scontro tra chitarra e keyblade che tra i loro sguardi.

 

Ercole osservò attentamente, avvertendo nell'aria i flussi di Forza generati dai due ragazzi. Non v'era dubbio che il potere di Sora stesse crescendo piuttosto in fretta, e questo anche considerando il duro allenamento cui lo stava sottoponendo.

 

' Paperino, chi è questo ragazzo? E perchè l'hai mandato proprio qui?', si chiese mentre i due si separarono, col chiaro intento di riprendere subito l'assalto. Con un secco movimento che nascondeva la forza di un rombo di tuono, interruppe il duello, avendo visto abbastanza per quella giornata.

 

“ I miei complimenti a tutti e due. Siete maturati molto, c'è solo da rifinire qualche sbavatura qua. E vi metterete sotto a dovere per farlo, o non sono più l'asso del colosseo.”, disse il Gladiatore entrando nell'arena. I due ragazzi fecero sparire le armi e si inchinarono l'uno di fronte all'altro, prima di stiracchiarsi col fiatone per rilassare i muscoli provati dalla lotta.


“ Grazie, maestro. Migliorerò ulteriormente, gliel'assicuro.”, disse Angela grata. Ercole le diede dunque una lista di suggerimenti sul come migliorare ulteriormente, in particolare riguardo l'uso troppo aggressivo della tecnica e delle sue canzoni, e domandò a Sora di mostrargli il keyblade, tornato alla forma originaria,cosa che il moro fece subito.

 

“ Interessante. Sembra basarsi soprattutto sul potenziare le tue abilità, fisiche e non, se la tua performance è una prova sufficiente.”, osservò l'avventuriero più anziano, avvertendo l'energia dell'arma splendere come una piccola stella davanti ai suoi occhi azzurri prima di lasciarla andare.

 

“ In effetti mi sono sentito molto più forte e rapido da quando lo evocai la prima volta, e oggi la sensazione era ancora più intensa. Quindi è questa l'abilità del mio keyblade? Funziona come un unico potente buff?”, domandò Sora, prendendo la spada con entrambe le braccia e portandola sotto la sua testa per osservare meglio il metallo scintillare sotto la luce del sole.

 

“ Lo reputi troppo modesto per te?”, chiese di rimando Ercole, ma l'allievo scosse la testa.

 

“ Tutt'altro, credo non potesse esserci di meglio. Così non dovrò perdere tempo a imparare tecnice di auto potenziamento. ”, affermò sorridente Sora, dando qualche altro fendente all'aria con la sua spada, che lasciò una scia argentata. Ercole rise di gusto. In effetti le tecniche di buff rivolte solamente all'utilizzatore erano un'autentica seccature da apprendere. Ecco perchè anche i guerrieri più esperti ne apprendevano due o tre al massimo prima di dedicarsi agli stili elementali e ad altre abilità più versatili.

 

“ Lieto di vederti ottimista, perchè è ora di cominciare a lavorare sul serio, c'è molto altro che i keyblade nascondono. Prima di cena leggi tutti i libri di magia che puoi, è ora di cominciare a scagliare qualche incantesimo come si deve.”, ordinò l'insegnante. Sora sospirò e si diresse nella biblioteca dell'arena, il lavoro di un avventuriero non finiva proprio mai a quanto pare.

 

*****

 

Riku non sapeva cosa pensare di quanto successo negli ultimi giorni. L'unica certezza era la sua preoccupazione per la propria casa e i suoi amici, al punto che non aveva neanche pensato a un modo per scappare, cosa che sarebbe stata comunque inutile.

 

Era stato separato da Kairi mentre erano ancora svenuti, per poi trovarsi in quella che sembrava una caserma assieme a molti altri soldati, scoprendo con sua somma rabbia di avere un collare che bloccava i suoi Midi chlorian. Gli uomini presenti l'avevano trattato bene, dandogli del cibo e riparando la sua attrezzatura, ma avevano rifiutato di dirgli alcunchè su quanto successo sull'isola.

 

L'archittettura era in un ovvio stile gotico, quasi totalmente nero e verde con svariati spuntoni e bellissime vetrate, rappresentanti scene di battaglie o balli dai mille colori diversi.I letti erano a buona distanza gli uni dagli altri, fornendo a ogni occupante dell'edificio il proprio spazio per mettere le proprie cose e stabilire la propria privacy .

 

La maggior parte dei soldati presenti erano orchetti o goblin di qualche tipo, armati con corazze nere della loro misura e piccoli forconi o fucili laser. Erano stati abbastanza gentili con lui, trattandolo come uno di loro, ma senza dargli la minima spiegazione e spesso ridacchiando tra loro quando pensavano che non guardasse. Cosa che cominciava a distruggere i suoi già fragili nervi, già provati dalla consapevolezza che scappare non aveva senso.

 

Finalmente, un giorno venne avvicinato da un uomo. Era apparentemente normale, non fosse stato per la confidenza con cui si muoveva, estremamente confidente e privo di gesti inutili, l'avrebbe preso per un impiegato con problemi di calvizie che cercava di apparire più elegante di quanto non fosse.

 

“ Giovanotto, a nome della nostra padrona domando scusa per questo primo periodo di incertezza e nel ritardo per una dovuta spiegazione. Sono qui per parlarti e rispondere a ogni tua domanda.”, cominciò lo straniero con tono amichevole, porgendo una mano a Riku, che non la prese inizialmente.

 

“ Oh, finalmente una spiegazione del cavolo. Dove sono, chi mi ha portato qui? E che volete farmi.”, chiese l'albino, che stava a malapena trattenendo la sua reazione, i propri Midi clhorian che andavano a fuoco seppur incapaci di funzionare normalmente.

 

 

“ Sei nel quartiere generale del clan Strecken, su Tenebrae. E hai ragione a essere infuriato, ti abbiamo tolto troppo in poco tempo. Ma ti assicuro che non è nostra intenzione danneggiarti in alcun modo.”, spiegò l'uomo con un tono comprensivo, accompagnandosi con gesti molto cortesi e cauti.

 

“ Tenebrae, eh? Un nome che è tutto un programma. Ma che volete da me?”, disse sarcastico Riku. Stan non potè che mostrare un sorriso amichevole a quel commento. Forse l'uomo non era così terribile, ma considerando che gli Strecken erano uno dei clan che tenevano ben nascosti la loro base principale e che non di rado sfioravano il limite che li separava da degli autentici criminali, il fatto che ora ne conoscesse il nome non era una buona notizia.

 

“ Concordo sul nome, troppo da edgelord, ma ti assicuro che non vogliamo farti niente di così terribile. Ti abbiamo condotto qui su ordine del nostro capo clan, lady Malefica. Lei ha dei... piani per te. Neanch'io so esattamente di quale natura, ma ha già trovato qualcuno che ti addestrerà per i prossimi mesi. Desidera ti unisca a noi con tutti i vantaggi che la cosa comporta. Io mi chiamo Stan. Sono il responsabile di questo reggimento e ti mostrerò cosa c'è in serbo per te se accetti.”, disse l'uomo, offrendo la mano a Riku, che stavolta ricambiò volentieri. Era decisamente una presa forte, ma vi avvertì qualcosa di strano. Incuriosito guardò meglio il viso del suo 'superiore' e vide dei cerchi concentrici negli occhi. Dovevano essere artificiali, probabilmente era un cyborg o un androide di qualche tipo.

 

Il duo si addentrò nei meandri della fortezza del clan, decorata con varie tonalità di nero, verde e viola a perfetta somiglianza della signora di quel luogo. Stan spiegò al ragazzo la struttura gerarchica del clan e gli disse della strumentazione della fortezza in cui si trovavano, o almeno di quella più semplice e necessaria alle esigenze di tutti i giorni. Riku osservò distrattamente la mensa super attrezzata del luogo dove membri di varie razze si stavano rifocillando, posta proprio accanto a una larga bacheca delle missioni, divise per difficoltà e ricompensa.

 

La maggior parte degli avventurieri presenti che non appartenevano agli orchetti con cui Riku aveva trascorso l'ultimo periodo sembravano andare a una convention di edge lord. Samurai con corazze nere, cavalieri oscuri ricoperti da spuntoni, maghi neri i cui abiti riportavano simboli demoniaci e moltro altro ancora. Forse un po' esagerati, ma a modo suo li trovò fighi.

 

Tra tutti un enorme guerriero avvolto da una corazza violacea, un'elmo con due pesanti corna a ricoprirgli totalmente il volto, mentre in mano teneva un bizzarro spadone diviso in segmenti. La forza che emanava era enorme e i suoi occhi gialli emanavano grande esperienza e carisma. Si liberò con precise menate della maggior parte dei compagni e dopo pochi secondi spesi a guardare la bacheca, si scelse una missione tra le più difficili, passando poi accanto al ragazzo e al suo accompagnatore.

 

“ Chi è quell'uomo?”, domandò Riku, una volta che il cavaliere fu fuori portata d'orecchi, sebbene fu certo per un istante che si fosse voltato a guardarlo. Era l'atteggiamento con cui si era sempre immaginato Darth Vader: elegantissimo, quasi assente nei suoi modi di fare, ma carismatico e dotato di una potenza smisurata.

 

“ Garland, il cane da guardia di Malefica e Talon, e uno dei nostri assi. Stagli il più lontano possibile. Anche quand'è di buon umore come oggi tende ad avere il Firaga facile. Specie sulle reclute.”, ri raccomandò Stan, prendendolo per una spalla e proseguendo nel tour, ignorando il commento di Riku sul non essere una recluta, finchè non arrivarono alla palestra.

 

Lì, con sua enorme sorpresa, trovò ad aspettarlo la stessa Malefica. La strega alata era vestita completamente nella sua armatura nera, una pesante corazza in stile gotico ricoperta da complesse rune e geroglifi. Attorno a lei si trovavano ologrammi semi solidi di molti guerrieri e spectrobe, ricoperti da fiamme verdi e scintille in una visione quasi dantesca.

 

“ Ah, Riku, lieta di incontrarti finalmente. Spero la tua permanenza qui sia stata piacevole per il momento.”, disse la strega, avvicinandosi con le braccia aperte e un sorriso amichevole sul viso verdognolo. Riku si sentì immediatamente a disagio a guardarla avvicinarsi come un enorme pipistrello.

 

“ Lady Malefica.... E'... un piacere fare la sua conoscenza. E sì, sono stato bene.”, deglutì l'albino, sentendo l'incredibile potere della Gria avvolgerlo come un guanto di pura tenebra, osservando il suo sguardo verde pallido con un groppo in gola.

 

Era quello il livello che aveva desiderato raggiungere per tutta la vita? Quasi gli fece paura.

 

“ Complimenti, ci ho quasi creduto- ridacchiò con un suono cristallino la donna- Dove hai imparato a mentire, se posso permettermi?”, chiese con un tono che non lasciò a Riku nessuna possibilità di rispondere.

 

“ A casa. I miei genitori non volevano diventassi un avventuriero, visto che mio nonno era morto sul campo, ma io continuavo a ad allenarmi in segreto e a cercare libri sulla Forza.”, confessò sudato l'albino e Malefica allargò il suo sorriso, portando le dita al mento di lui per carezzarlo quasi con affetto.

 

“ Già, anch'io tendevo a rubare i libri di mio padre senza che lui lo sapesse. Mi dilettavo di studi necromantici e molto altro ancora, lui voleva … rallentarmi per così dire. Aveva ottime ragioni per farlo ovviamente.”, disse suadente, facendo apparire accanto a sé una delle creature che avevano accompagnato i pirati sull'isola. Istintivamente Riku saltò all'indietro e formò nella mano una scarica elettrica per distruggerla, ma era già svanita a un nuovo ordine di Malefica.

 

“ Questi esseri si chiamano Heartless. Sono sostanzialmente una personificazione del Lato oscuro, nati dagli infiniti pensieri e sentimenti che percorrono ogni giorno la nostra galassia. Molto utili come soldati di massa, se sai come evocarli.”, spiegò la Gria.

 

“ Perchè me lo sta dicendo? Cosa vuole da me?”, domandò cauto il ragazzo, sentendo un nodo alla gola che sembrava impedirgli di respirare.

 

“Sei diretto, qualità che apprezzo. Voglio semplicemente che tu ti unisca a noi Strecken e ti alleni il più possibile fino a diventare un altro dei nostri assi, il generale di intere armate di queste creature. Ho già il maestro per te, ti farà diventare molto forte, finchè non riuscirai a sconfiggerlo.”.

 

“ Lo farò volentieri, se mi dice dove sono i miei amici e cos'è successo davvero sull'isola.”, sibilò Riku dopo lunghi secondi di riflessione, sapendo che non c'era modo di discutere contro una simile offerta, se tale si poteva chiamare. A Malefica però non servì che un'occhiata penetrante per far tremare il ragazzo, che fece alcuni passi indietro con lo sguardo pieno di terrore.

 

“ Dunque, per quanto riguarda l'attacco alle Isole del destino, non posso nasconderlo. Siamo stati noi. Volevamo alcune persone scatenare confusione a riguardo, e abbiamo fatto quanto in nostro potere per farlo. Ma l'unica dei tuoi amici che abbiamo preso è la ragazza dai capelli rossi, suppongo. Non è qui, l'abbiamo consegnata ad alcuni nostri alleati. Non so cosa vorranno fare con lei.”, disse deliziata Malefica.

 

Riku sentì avvicinarsi un infarto. Alleati, quando si trattava del clan Strecken, non poteva riferirsi a nessuno di buono. Nella peggiore delle ipotesi Kairi si trovava nelle prigioni di schiavi degli Hutt.

 

 

E per rapire alcune persone avevano scatenato quel disastro, arrivando quasi a distruggere un'intera popolazione e attirarsi l'ira di Atlantica? Ma chi poteva valere tanto? Forse Sora, con quella strana arma che aveva evocato. Non sapeva neanche dove fosse finito però, perciò almeno per il momento non c'era che una cosa da fare per proteggere Kairi.

 

“ Va bene, farò ciò che vuole, mia signora.”, disse infine lo spadaccino, inchinandosi sotto lo sguardo compiaciuto della strega e sperando di non aver fatto la scelta sbagliata.

                                                                                                                                *****

Salve a tutti, spero che stiate bene. Mi scuso per il ritardo nell'aggiornare, volevo prima portarmi un pò avanti con altri capitoli, visto che su suggerimento di un amico sto pensando di prendere una pausa dalla scrittura per un pò in modo da lavorare alla tesi. Di per sè è quasi finita, ma è un pastrocchio che devo sistemare. Mi auguro intanto che il capitolo sia di vostro gusto, questo e il prossimo serviranno più che altro a stabilire alcuni punti sul gruppo di Sora( Grogu e Angela prenderanno il posto di Paperino e Pippo, non si fosse capito) e su altri eventi di world building, ci sarà anche qualche citazione alla Marvel nel prossimo capitolo.

Angela è la figlia di Golia, protagonista di Gargoyles, probabilmente una delle migliori serie animate disney e del dark fantasy in generale.
Garland è il cattivo del primo Final Fantasy è uno dei principali antagonisti di Dissidia.
Stan viene da Aaron Stone, altra serie tv Disney, dov'è la spalla robotica del protagonista.

A presto.

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Capitolo 7
*** Un gelatinoso cammino ***


 

Erano trascorsi circa due mesi da quando Sora aveva lasciato la sua amata isola per iniziare ad allenarsi sotto la guida di Ercole assieme a Grogu. Come il gladiatore aveva detto, la scoperta del Cambio forma era stato l'inizio di nuove scoperte per Sora, che aveva scoperto un piacevole aumento nel suo conteggio Midi Clhorian e soprattutto di poter finalmente imparare qualche incatesimo.

 

Aveva cominciato con piccole palle di fuoco e incantesimi curativi, ma sperava presto di migliorare il suo repertorio con qualche magia spazio temporale.

 

Quel giorno, si stava come al solito allenando assieme a Grogu, che voleva in cerchio attorno a lui schivando una serie di Fire. Sora continuava a muovere la punta del Keyblade, formandovi attorno sfere infuocate che sparava poi contro il piccolo mandaloriano, la cui abilità nel volo sembrava comunque ancora troppa affinchè rappresentasse un pericolo per lui, permettendogli di rispondere facilmente allo scambio di colpi.

 

“ A mirare troppo tempo perdi. Più istintivo devi essere, o le tue prede facilmente sfuggirti potranno.”, disse Grogu scambiando il fucile con la sua ascia e buttandosi in picchiata su Sora, che riuscì a schivare all'ultimo istante prima di contrattaccare con un Break vitale che scagliò via il ragazzo alieno di vari metri con una pioggia di scintille a decorare il breve scontro. Rialzatosi, strinse la scure con entrambe le mani e raccolse un buon quantitativo di Forza per sparare contro Sora una lama di pura energia.

 

Prima che lo spadaccino potesse però attivare il Cambio forma per difendersi, una figura si mise davanti a lui bloccando l'attacco di Grogu con una semplice manata. Si trattava di Ercole, che si rivolse col solito cipiglio fiero, enfatizzato dalla calda luce di quel giorno, verso lo studente.

 

“ Scusate l'interruzione, ragazzi. Ma ho una missione per voi, credo siate pronti per farvi valere qui fuori. Il mandante è un mio caro amico e non potete deluderlo.”, disse allegro ai due ragazzi, che sbarrarono gli occhi.

 

“ Una missione? Dici sul serio?”, ripetè Sora, il tono emozionato come non mai. Aveva atteso tanto di partecipare a una vera missione, la prima gesta degna di un avventuriero preparato. Di qualsiasi cosa si trattasse, sarebbe stato il segno che era diventato un esploratore.

 

“ Sì, Sora. Sei qui ormai da quasi due mesi e il tuo potere è cresciuto non poco assieme alla tua abilità nell'usarlo. E' tempo tu abbia il tuo primo compito da avventuriero. Non credo ci deluderai.”, gli disse cordiale Ercole, posando una mano sulla spalla dell'entusiasta custode.

 

“ Ma è fantastico. Di che si tratta?”, chiese eccitato il ragazzo, ansioso di svolgere finalmente un compito, per insignificante che fosse. Ercole fu più che lieto di quell'atteggiamento eccitato e disponibile.

 

“ Niente di molto pericoloso, ma credo che avrai di divertirti. C'è un carico di materiali da costruzione per un villaggio in difficoltà a qualche centinaio di chilometri da qui. Dovrete fare da scorta e forse lì vi offriranno altri compiti più eccitanti. Chiedi a chi desideri di accompagnarti, anche se credo sai già chi si unirà a te.”

 

“ Ovvio. Andiamo subito a chiamare Angela, non possiamo partire senza un membro di supporto.”, disse entusiasta l'avventuriero correndo fuori dall'arena, trascinando Grogu con sè.

 

“ Non è un semplice carico di materiali, vero?”, domandò una voce dietro di Ercole, che voltandosi vide Phil con un'espressione severa. Il suo istruttore era la persona più allegra e rilassata che potesse immaginare, ma era stato comunque lui a guidarlo per anni, lo conosceva meglio di chiunque altro con la possibile eccezione di Megara. Sapeva che il suo atleta di punta aveva qualcosa in mente e non gli piaceva.

 

“ No, Phil. Ma ho bisogno di vedere sul serio fin dove può arrivare. E comunque mi sono già recato sul posto e l'ho ripulito delle minacce maggiori. Non accadrà loro niente, te l'assicuro.”, affermò serio Ercole.

 

*****

 

La prima metà del viaggio fu molto piacevole, i responsabili del carico erano stati un po' ovunque e condivisero qualche storia con i tre membri della loro scorta tra risate e battutine. I pochi banditi che incontrarono furono sconfitti con facilità dalle canzoni magiche di Angela e dai colpi laser di Grogu, mentre Sora pensava senza problemi a chiunque riuscisse a evadere l'operato dei due con qualche colpo di Keyblade sulle natiche.

 

Arrivati al paesino cui era destinato il carico si resero però conto che la situazione era molto seria., trovarono. Un'intera ala delle mura completamente a pezzi e diversi operai intenti ad aggiustarla come potevano. Gli umori erano decisamente bassi, a giudicare dai musi lunghi. Anche altri edifici erano stati visibilmente danneggiati, e qua e là era possibile vedere dei segni di lotta.

 

Ad accoglierli per il pagamento, mentre gli operatori scaricavano i materiali, fu un anziano uomo vestito con una vecchia armatura da legionario. A giudicare da delle vecchie cicatrici sul viso e la lancia che teneva sulla schiena, doveva essere un ex avventuriero, e si rivolse con grande calore al trio di combattenti.

 

“ Salute, viaggiatori. Io sono Nestore, il capo di questo umile villaggio. Vi ringrazio a nome di tutti i miei concittadini per aver portato a noi questo carico, ne faremo buon uso.”, cominciò l'uomo, stringendo la mano a Sora, che gli offrì il suo migliore sorriso.

 

“ E' stato un piacere, sembrate averne proprio bisogno. Senza offesa.”, disse imbarazzato, e il sindaco roteò gli occhi, guardando preoccupato la crisi che sembrava affliggere la sua città.

 

“ Sì, questi sono tempi difficili per noi. Il raccolto non è stato buono e non abbiamo abbastanza soldi da mandare a un clan capace di risolvere la situazione. Ci arrangiamo come possiamo.”.

 

“ Ma cos'è stato ad attaccarvi, se non chiedo troppo?”, domandò Angela all'uomo.

 

“ Krawl, per lo più. Hanno cominciato ad attaccarci un paio di settimane fa, in gruppi sempre più grossi. Una banda di banditi ne ha approfittato in un paio di occasioni per infiltrarci dopo i loro assalti. Il nostro muro è caduto tre giorni fa, da allora non riusciamo quasi più a riposare.”, rispose questi con tono grave dopo alcuni secondi.

 

Sora si morse la lingua. I Krawl erano tra le creature più insidiose che abitassero la galassia. Si trattava sostanzialmente di microorganismi che si agglomeravano tra loro assumendo innumerevoli forme, suddivise generalmente in tre gruppi: gli Slime, la forma più comune e innocua, sebbene alcuni esemplari fossero davvero potenti. Simili appunto a strane sfere di gelatina con un sorriso beffardo, limitavano ad attaccare chi si imbatteva a loro e a volte a fare scherzi; I Krawl propriamente detti, con un aspetto decisamente più inquietante e un comportamento più aggressivo, e infine i simbionti, che si fondevano con Spectrobes o avventurieri, amplificando i loro poteri e le loro emozioni a livelli molto instabili se non si sapeva come gestirli.

 

Si diceva che fossero stati creati da Knull, una potentissima evocazione che venne sconfitta millenni prima da un guerriero di nome Donald Blake, a sua volta considerato da alcuni una manifestazione del dio Thor. Prima di essere esiliato una volta per tutte nel piano astrale, Knull avrebbe preso innumerevoli gocce del suo sangue e le avrebbe sparse nella galassia, affliggendola con quella piaga.

 

Altri invece pensavano che fossero solo insiemi enormi di midichlorian molto sensibili a calore e onde sonore, limitandosi a prendere alcune loro parti per creare pozioni e altri composti chimici, necessari a chi intrapendesse missioni con avversari ben più pericolosi.

 

La loro infestazione più terribile degli ultimi anni, radicata in un settore isolato di Coruscant, aveva richiesto l'intervento congiunto dei clan Disney ed Eclipse, venendo quindi stroncata sul nascere in tre giorni di continua battaglia. Sora aveva circa sei anni all'epoca e gli capitò di guardare un servizio sullo scontro. Fu in quell'occasione, vedendo nomi come Rex, Shan-Yu e Pippo combattere fianco a fianco, che seppe cos'avrebbe fatto nella propria vita.

 

“ Bisogna trovare il loro nido e bruciarlo. Avete idea di dove sia?.”, domandò serio il ragazzo, sentendo il sangue ribollire al punto che non si chiese neanche perchè Ercole non ci avesse già pensato.

 

“ Sì, purtroppo è nell'avamposto di una base militare abbandonata. Quegli abomini hanno inglobato ogni arma che abbiano lasciato. Se siete davvero disposti ad andarci, state molto attenti.”.

 

*****

 

La base era in uno stato ancora peggiore di quanto Sora credesse, le mura erano un cumulo di macerie e ovunque c'erano armi o armature in rottami, olte che attrezzature datate da almeno qualche millennio. Al centro della struttura si trovava una piccola torre che portava un'emblema ormai sbiadito, ed era possibile intravedere strane sporgenze organiche simili ad alveari, da cui usciva una gelatina multicolore. Il caldo rendeva la visione ancora più desolante, facendola tremolare in maniera disturbante.

 

“ I soldati se ne saranno andati a causa dei Krawl?”, domandò curiosa Angela prendendo un fucile a pezzi e osservando poi l'ingresso di quel fatiscente luogo. Sora scosse la testa.

 

“ Nah. Se non sbaglio Olimpia è stato uno dei primi pianeti che noi umani abbiamo colonizzato una volta lasciata la Terra. Semplicemente non ce n'era più bisogno una volta stabilite altre città e gli unici a usare questo posto saranno stati per un po' criminali e affini.”, spiegò Sora prima di evocare il Keyblade ed evitando al momento il portone principale, dietro cui pensava ci fosse già una nutrita schiera di mostriciattoli ad aspettarli, cercando invece un condotto dell'aria che staccò dalla parete senza troppi problemi.

 

Il trio, dopo aver spinto un po' Angela( il condotto era un po' troppo piccolo per lei, anche a causa delle ali), si ritrovò in un lungo corridoio sporco fino al soffitto con rimasugli di gelatina e gli ossi di quelli che sperarono furono incauti Spectrobes.

 

“ Forse qualcuno è già passato, mi aspettassero ci fossero molti più Krawl a giudicare da quanto ci ha detto Nestore.”, commentò Sora, facendosi strada con cautela nel nido, con qualche altra goccia di quel liquido che colava ogni tanto sui loro vestiti o sulle ali di Angela, con un gocciolio che premeva sempre più sui loro nervi.

 

Dopo quelle che sembrarono ore di cammino, una massa azzurra uscì dal proprio nascondiglio per gettarsi su Sora, che evocò per tempo il keyblade per tagliarla in due.

 

“ Schifo.”, commentò Grogu guardando l'ammasso di melma azzurra cadere a terra, cercando invano di ricomporsi prima di svanire. Non era però l'unico abominio che si nascondeva in quel corridoio.

 

Molti altri Slime e altri Krawl, differenziati dai loro cugini per i colori striati l'assenza di occhi o bocca, saltarono sul gruppo in una bufera di gelatina multicolore cui i tre ragazzi risposero con un mulinare delle loro armi, colpendo qualsiasi Slime provasse a buttarsi contro di loro per una sorta di disgustosa leccata e incenerando i tentacoli dei Krawl.

 

All'improvviso un colpo laser bucò una delle ali di Angela, che gridò di dolore mentre l'ennesimo Krawl usciva dalle ombre, con un'arma ancora calda che usciva dal suo corpo viola e nero di ragno assieme a rumori disturbanti.

 

“ Nestore aveva detto che avevano inglobato le armi. Proteggiamoci il più possibile.”, ordinò Sora, ringhiando i denti prima di staccarsi uno Slime dalla spalla e polverizzarlo a suon di Fire. Altre creature con armi incorporate apparirono per riempire la zona del duello di laser che misero lo spadaccino sempre più in difficoltà, rischiando più volte gravi bruciature che gli fecero appuntare di migliorare il suo equipaggiamento difensivo.

 

Angela diede una potentissima schitarrata, accompagnata da una potente serie di scariche elettriche che si infilarono nella gelatinosa carne dei loro avversari disperdendone la maggior parte, dando loro nuovo spazio di manovra.

 

“ Qualche secondo potete darmi?”, domandò un'ansimante Grogu, avvolgendo la sua ascia con un'aura cremisi prima di usarla per tagliare in due un Krawl che si era avvicinato troppo. I due compagni gli si misero davanti, imbracciando le armi, quella di Sora che si muoveva con straordinaria rapidità e destrezza alla ricerca dei punti vitali delle creature di fronte a lui .

 

Nel frattempo l'energia attorno a Grogu divenne sempre più potente, inquietando alcuni dei mostriciattoli che si avvicinavano a lui. Persino Angela, abituata alla sete di sangue della madre Demona, era impressionata. E lo fu ancora di più quando il processo per cui stava guadagnando tempo giunse a termine.

 

“ Uragano di sangue!”, esclamò con tono gelido il mandaloriano, la cui energia esplose in una potente corona di energia che avvolse lui e le sue armi, trasformandolo in una fonte di energia rossa che sì unì alle lampade rosse della struttura in un'inquietante visione che sembrava provenire da antiche pitture barbariche. Con un balzo raggiunse la testa del Krawl, tagliandolo in due prima di lanciare l'ascia contro un'altro dei suoi simili e poi buttandosi in mezzo a loro in un vortice di fendenti e tentacoli che quasi terrorizzò gli amici del piccolo Mandaloriano.

 

“ Che è quello, una Trance?”, domandò Sora, fissando quasi spaventato tutte le creature che non si spostavano per tempo venire massacrate dall'amico.

 

“ Se lo è, non voglio incontrare chi l' ha inventata.”, commentò Angela mentre l'amico si buttava sull'ultimo avversario rimasto, che tentò di avvolgerlo coi propri tentacoli solo per vederli affettati da una serie di fendenti roteanti.

 

Un getto d'acido lo colpì dritto sull'elmo, sorpassando la difesa del Beskar. Prima che un'altro attacco potesse seguirlo, Sora si fiondò a difendere l'amico piantando la lama del Keyblade nella creatura e Angela lo aiutò riempendo l'aria con note che potenziarono ulteriormente il moro, permettendogli di spalleggiare Grogu e fare piazza pulita dei loro nemici finchè non ne rimase uno solo.

 

Era un King slime, una variante dei normali slime ben più grossa e dotata di una corona da cui derivava il nome. Diede al gruppo l'ennesima boccaccia prima di cominciare a rimbalzare ad altissima velocità, e prima che Sora se ne accorgesse, se lo ritrovò dritto nello stomaco, spedendolo con un fortissimo impatto fuori dalla base.

 

“ Urghh... sono anni che desidero uccidere uno di voi mostri.”, disse Sora pulendosi il sangue al labbro quando lo Slime gli atterrò davanti, continuando a rimbalzare sardonico. L'essere di gelatina formò una sfera di energia congelante, che il custode di keyblade schivò appena prima di contrattaccare con un Fire caricato con quanta energia aveva.

 

L'attacco fiammeggiante, sparato con un piccolo boato, lasciò una mangiata di bruciature sulla pelle liquida della creatura, che tornò all'assalto su Sora mentre anche Grogu e Angela si riunivano alla lotta.

 

Le onde sonore della Gargoyle strappavano via lentamente gocce di preziosa materia all'essere, e Grogu colpiva con sempre più brutalità mentre la sua aura cresceva, fino a rassomigliare l'immagine di una sorta di rana.

 

“ TEMPESTA CREMISI!”, esclamò il piccolo alieno, ingrandendo le dimensioni della propria ascia e roteando su sé stesso come una trottola rossa che tagliò la lingua del King slime, indebolendolo sempre più fino a scagliarlo proprio davanti a Sora.

 

Il ragazzo saltò in aria, facendo vorticare con forza il proprio Keyblade, attorno a cui si raccolsero varie stelle argentate. La spada si trasformò in un mulino di energia stellare e con un fortissimo urlo, Sora vi canalizzò tutta la sua energia prima di lanciarlo contro il King Slime, troppo indebolito anche solo per spostarsi, venendo dunque diviso in due metà luminose assieme al terreno e a quanto rimaneva di quella disastrata base mentre Sora riatterrava un po' confuso.

 

“ Ah.... usare la Forza in questo modo è sempre più stancante. E anche più soddisfacente di quanto abbia diritto di essere.”, scherzò, sentendo poi delle dolci note che gli arrivarono fino al cervello per rinvigorire i muscoli sfiniti dalla lotta.

 

“ Meglio che ti ci abitui- disse Angela, fautrice di quella rigenerativa melodia- quello si poteva appena definire un King Slime. Quelli più forti a volte hanno richiesto l'intervento unito dei miei genitori.”.

 

“ Francamente io molto peggio credevo- intervenne Grogu a sua volta- dai racconti di Nestore a una forza ben più grande pensavo.”.


“ Vero. Probabilmente è passato qualche altro avventuriero che si è occupato della loro mente alveare. O qualsiasi altra cosa li capeggiasse. Avanti, bruciamo questo buco e torniamo da Nestore.”, concluse Sora facendo spallucce. I tre ragazzi cominciarono a bruciare il posto, prendendo quel poco di gelatina che serviva loro per le pozioni.

 

Erano estremamente soddisfatti. Grogu aveva già dato piccoli aiuti al padre di tanto in tanto, ma era la prima volta che si sentiva veramente parte di una vera missione e di un gruppo. Quello era il loro primo vero passo in un mondo più grande, e fu con entusiasmo ed ottimismo che si allontanarono dal loro falò, inconsapevoli di essere visti.

 

 

“ Siete stati bravi, ragazzi.”, disse soddisfatto Ercole, riattaccando il suo binocolo alla cintura. Il Gladiatore aveva già ricevuto da Nestore la richiesta di intervenire, ma aveva deciso di occuparsi solo del centro dell'alveare dei Krawl, da cui stava per nascere un potente simbionte, lasciando il resto a Sora e compagni in modo che si mettessero alla prova.

 

E il risultato andava oltre le più rosee aspettative. Avevano agito come una squadra, per quanto inesperta, e avevano dato una mostra più che efficace delle loro abilità. Presto forse avrebbe potuto lasciarli andare, più che capaci di difendersi dal resto della galassia, ma avrebbero comunque avuto bisogno di un ultimo assaggio sul quanto questa fosse grande.
                                                                                                          *****
Grogu
Razza: Sconosciuta
Lealtà: Suo padre Mando, la duchessa Freya e Mandalore, Sora
Classi: Berserker, Tiratore
Punteggio Midichlorian:2600
                                                                                                         *****

Saaaaaaaalve a tutti, mi auguro come sempre che il capitolo sia stato di vostro gusto e che qui non ci siano dei fan di Venom e Carnage pronti a linciarmi per aver associato i simbionti Marvel agli Slime di Dragon Quest. Mi sembrava un'idea carina renderli delle specie imparentate, assieme ai Krawl di Spectrobes, almeno per gli standard di come tendo a mescolare la role. Nel prossimo capitolo si tornerà a vedere il clan Eclipse e le considerazioni di Vader sulla situazione attuale. Qui cercherò di mostrare un pò di più la sua personalità, che sto cercando di rendere un miscuglio di Anakin e Vader dal canon( ha ancora dei tratti più 'altruistici' del primo, ma con tutta la brutalità e il disprezzo per l'incompetenza del secondo, oltre a una mente raffinata con cui cerca di accapparrarsi sempre il meglio). 

Ne approfitto inoltre per parlare di un mio recente cruccio riguardante una delle fonti di ispirazione di questa storia, Warhammer. L'azienda produttrice, Games Workshop, ha cominciato una vera e propria cruciata contro gli animatori amatoriale, assumendone un paio( purchè cancellassero il loro materiale da youtube) e utilizzando in generale una tolleranza zero per gli altri. Uno degli animatori più importanti, Bruva Alfabusa , che ha creato la bellissima parodia 'Text to speech device', ha deciso di correre ai ripari mettendo la serie in hiatus proprio dopo un cliffhanger. Inutile dire che la risposta della community è stata furente. Quasi tutti, me incluso, sono convinti che GW si stia scavando la fossa solo per Warhammer +, una piattaforma streaming di cui a nessuno sembra importare niente, senza dei progetti che possano competere con altre piattaforme.

Al bando i pensieri tristi, ringrazio chiunque abbia recensito finora e consiglio, se apprezzate Star Wars e altre cosette Disney, di passare anche sull'account in comune evil65, dove troverette parecchio sul primo.
 

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Capitolo 8
*** Assaggio di verità ***


Nelle poche settimane passate dalla sua scomparsa, migliaia di persone si erano recate alla tomba di Abigail Tritamarmo, e molte di più l'avrebbero fatto nei mesi a venire. Ognuno di essi era un compagno e uno studente che aveva voluto rendere omaggio a quanto l'aliena aveva fatto per loro. Per dura che fosse stata con ognuno, Abigail aveva trattato i suoi allievi con parità e rispetto, forgiando le schiere di avventurieri del clan Eclipse prima e dopo che Vader ne divenne il signore assoluto.

 

L'uomo non aveva ovviamente mancato di andare a visitare, una volta trovato il tempo, quella che era stata una grande amica e collaboratrice. Rimasto a parlare alla tomba della donna per diverso tempo, giurandole che avrebbe trovato la sua assassina per darle la giustizia del clan Eclipse. Ma per il momento c'era da pensare alle mille questioni amministrative che era costretto a svolgere ogni giorno per garantire la prosperità del clan.

 

Accompagnato sulla via del ritorno da uno dei suoi apprendisti, un cavaliere oscuro e al tempo stesso paladino di nome Cecil, il Sith si diresse all'ufficio nella torretta più alta dell'incrociatore utilizzato come loro base, la Executor.

 

“ Tarkin è già arrivato su Naboo?”, domandò Vader. Naboo era il pianeta di nascita e il luogo di riposo della sua defunta moglie, Padmè Amidala. Lei si era battuta corpo e anima per difenderlo sin da prima che la conoscesse e dopo che si era unita alla Forza, Vader vi aveva costruito il più bel santuario immaginabile per onorare lei e i suoi sforzi.

 

Chiunque avesse osato attaccare il pianeta di spiagge e paludi era stato spedito fino ai margini della galassia dall'avventuriero in persona a suon di Ultima o era stato inglobato a forza nel clan, obbligato a lavorare nelle loro centrali di riciclaggio fino alla morte.

 

I Gungaan, la specie autoctona di umanoidi anfibi, rispettavano estremamente il Sith e non mancavano di rendergli la loro gratitudine quando potevano con piccole manifestazioni e doni. Quindi la loro città era il luogo perfetto per nascondere Tarkin, il più debole dei luogotenenti rimasti, finchè non avrebbero scoperto con precisione i piani di Malefica.


“ Sì, dovrebbe essere in viaggio verso la città dei Gungaan. Gli hanno anche fornito i documenti falsi. Per almeno qualche mese dovrebbe essere al sicuro facendosi passare per un pensionato in vacanza e ha fatto in modo che il proprio ufficio possa continuare a funzionare senza di lui. ”, rispose il cavaliere con tono deferente. Apparteneva ai Lunariani, una specie originaria appunto della luna terrestre che aveva poi fondato colonie un po' ovunque. Come i suoi simili aveva una pelle verde azzurra, era privo di naso e aveva occhi totalmente neri, mentre indossava una pesante corazza nera e bianca, con pochi ciuffi albini che spuntavano da sotto l'elmo, nero e cornuto.

 

 

“ Buono a sapersi. Nel frattempo ci comporteremo come se non avessimo sospetti di nessuno. Una parte del nostro corpo di spionaggio farà finta di collezionare buchi nell'acqua e l'altro investigherà sul serio sul legame tra Malefica e quella Talon. Voglio rapporti settimanali, dovessero contenere anche solo la più insignificante voce.”, pretese Vader.

 

“ Com'è possibile però che gli Strecken siano riusciti a nascondere una portatrice di Keyblade tra i loro ranghi? Anche se non partecipano agli eventi pubblici spesso quanto noi o il clan Disney, qualcuno si dovrebbe essere accorto di lei in una battaglia simulata o in una missione importante.”, domandò dubbioso Cecil.

 

“ E' molto facile farlo quando c'è un solo custode tra milioni di altri membri , ragazzo mio. Forse non è neanche tra loro da molto tempo, ma sento che non è il caso, o non le sarebbe stato assegnato un compito importante come uccidere i miei collaboratori più fidati. E conoscendo Malefica è solo il tassello di un altro piano, per strano che sia. Ma questa volta è andata troppo oltre, ci ha attaccato senza provocazioni e pagherà.”, ragionò il potente capo clan con un rapido cenno della sua mano bionica, che poi strinse soddisfatto. Cecil annuì concorde, sapendo che per fortuna Helga e i suoi uomini non erano tipi da farsi notare e anche se fosse successo ognuno di loro era più che capace di uscire fuori da qualsiasi trappola o prigione... anche se il metodo per farlo poteva richiedere il suicidio.

 

“ Comprendo, mio maestro. Altro che posso fare per lei?”, chiese l'albino dopo essere entrati nell'ufficio del capo clan. La stanza conteneva il minimo indispensabile su una scrivania in acciaio con un computer olografico, un contenitore di lettere e qualche foto, unica decorazione assieme a un cuscino per meditare posto in un angolo.

 

“ Ordina di mettere fuori dalla porta un caffè e poi parti per questa questa missione, offrono come ricompensa un blocco di astronavi che potrebbero tornare utili ai nostri ingegneri.”, disse semplicemente Vader, porgendo un foglio a Cecil e sedendosi alla propria scrivania. cominciando a controllare la corrispondenza della giornata..

 

Il guerriero si congedò con un cordiale saluto dal proprio mentore, le cui dita presero due lettere dei suoi figli, di cui attendeva notizie.

 

Luke, portatore di Keyblade come il padre, gli aveva mandato una cartolina da qualche pianeta di cui non aveva mai sentito il nome. Vader l'aveva addestrato per tutta l'infanzia e l'adolescenza, fino a renderlo uno degli assi del clan, e sperava che un giorno avrebbe preso il suo posto. Ma il ragazzo un giorno decise di lasciare l'organizzazione, volendosi fare un nome come qualcosa di più che 'il figlio di Vader'. Cosa che gli stava riuscendo abbastanza, considerando il carico di missioni d'alto livello che aveva completato a proprio titolo negli ultimi anni, affidandosi al più a compagni occasionali.

 

Vader aveva sentimenti contrastanti riguardo la decisione del ragazzo, ma Luke non aveva mai mancato di aiutare membri del clan Eclipse in difficoltà quando si imbatteva in loro. La sua opinione definitiva era che sarebbe tornato una volta trovato ciò di cui era in cerca.

 

Leila invece aveva mandato un rapporto sulla stazione spaziale che stava gestendo, forse la peggiore nei dodici sistemi sotto il loro comando fino a prima dell'arrivo di lei. Molti credevano che Vader avesse spedito lì la sua amata principessa perchè questa l'avesse deluso in qualche modo, ma in realtà era un test, per arduo che fosse. Vader voleva vedere fin dove la figlia potesse spingersi pur di arrivare al suo livello e fin'ora aveva soddisfatto gli standard che si aspettava da lei.

 

La stazione K-5, da vergogna della galassia, era diventata un luogo civile e pulito dove gli operai lavoravano con la competenza che si aspettava dal clan cui appartenevano e dove gli avventurieri veri e propri potessero riposare a dovere invece di dover dormire in qualche topaia infestata da frammenti di Krawl. Questo aveva anche permesso di ripulire parzialmente quella zona dal Cartello degli Hutt e dall'Alba cremisi, i due gruppi criminali più diffusi al momento, e la ragazza era confidente di poter migliorare ulteriormente il proprio lavoro.

 

Il Sith lesse attentamente il resoconto sugli ultimi due mesi e fu sul punto di scrivere la risposta al computer, quando sentì qualcosa premere sul suo collo. Un lungo ago, premuto con una pressione sufficiente a farne avvertire l'acutezza senza bucare la maglia rinforzata che ricopriva la pelle di Vader, mentre la sedia venne bloccata e un braccio strinse il suo petto lasciandolo apparentemente impossibilitato a muoversi.

 

“ Sei pronto a morire, lord Vader?”, domandò una suadente voce femminile nell'orecchio del Sith, che dietro la maschera roteò gli occhi, riconoscendo la voce e il giochetto cui era intenta la proprietaria.

 

“ Helga, non sono dell'umore, quindi piantala di cazzeggiare.”, disse scrollandosi di dosso la sua luogotenente con un semplice movimento delle spalle. L'assassina indietreggiò un po' prima di sedersi sul bracciolo del trono di Vader in tutto il suo tenebroso splendore.

 

Helga, capo del servizio segreto degli Eclipse, vestiva un'aderente tuta nera di kevlar che sembrava esserle stata dipinta sopra, con leggere protezioni in puro adamantio su articolazioni e punti vitali riportanti alcuni simboli Sith. La sua cintura era decorata con pugnali di varie forme e dimensioni, alcuni realizzati intagliando cristalli magici, e sotto l'ascella teneva una fondina con un blaster già carico.

 

“ Musone.”, disse solleticando il braccio del capo clan, che stavolta non la bloccò. L'elfa era probabilmente l'unico essere vivente al momento, escludendo i propri figli, cui permetteva un contatto fisico così intimo. Il pesante fiato dell'uomo cambiò ritmo per un po' mentre si perdeva in quel breve contatto prima di decidere di riaffontrare i problemi che l'avevano tormentato negli ultimi giorni.

 

“ Helga, è così che è iniziato anni fa. E non ho intenzione di lasciarlo finire come l'ultima volta.”, disse con tono grave il Sith mettendosi una mano sulla fronte.

 

“ Ti riferisci alla prima spaccatura del clan?”, domandò l'assassina, mentre l'uomo accanto a lei strinse i pugni con più forza che mai in preda alla rabbia più assoluta, espandendo involontariamente la propria energia attorno a sé con la forza di un enorme pugno.

 

“ Sì. I nostri membri cominciarono a venire uccisi di nascosto. Prima Ralph, poi Fisto, Ploo Kun, e tanti altri ancora. Fu così graduale che sembrava che fossero caduti in missione come succede tutti i giorni a qualche clan e quando cominciammo ad avere sospetti brancolammo nel buio, guardandoci non di rado con sospetto. L'unico di noi ad aver indagato fin dall'inizio fu Fives, il fratello di Rex. Scoprì qualcosa, e venne ucciso assieme alla mia Padmè quando venne a riferirci tutto senza che io potessi fare niente- raccontò Vader, la sua voce che si inacerbava ad ogni parola prima di interrompersi per un istante, ripensando al responsabile di quel massacro- da Obi Wan, l'uomo che più rispettavo nell'intero clan, il mio stesso maestro- disse il Sith, con un rantolo di pura rabbia e disprezzo, scariche elettriche emanate dal suo corpo- e non si accontentò di togliermi mia moglie. Andò su Tatooine, e uccise anche mia madre, lo trovai mentre stringeva il suo cadavere, e finalmente feci giustizia, per grande che fu il costo.”, concluse con una nota rotta nella voce, come d'incertezza, mentre la mostruosa aura che riempiva la stanza finalmente spariva. Helga si sedette al suo fianco, stringendolo e posando il viso sulla sua maschera finchè il battito del guerriero non tornò regolare. Succedeva così ogni volta che raccontava la storia di come era diventato capo clan, l'assassina era stata la prima a riuscire a calmarlo durante queste crisi.

 

 

 

“ Non succederà di nuovo, stavolta abbiamo un condottiero dal pugno di ferro che non si fa mai sfuggire niente a differenza di Xenahort- disse la donna con tono suadente e consolatorio, riferendosi al precedente capo clan- Intanto ho scoperto chi è il mandaloriano preso da Malefica, per questo ero entrata. Si chiama Din Djarin.”, rivelò Helga. Vader non diede apparenti reazioni, ma nel suo cervello qualcosa scattò, e non in meglio.

 

“ Djarin.... per caso si fa chiamare Mando?”, domandò il custode, battendo nervosamente un dito sul tavolo, di nuovo in preda a una forma di ansia, per quanto fredda rispetto a prima.


“ Sì.”, confermò la sua sottoposta. Il dito si trasformò in un poderoso pugno che spaccò la scrivania in due, e ancora una volta Vader lasciò andare Helga per alzarsi in tutta la sua possanza mentre i documenti volavano attorno a lui.


“ Lascio a te il resto delle scartoffie, mia cara. Io vado a cercare Thrawn, è imperativo che ci dirigiamo su Mandalore il prima possibile.”, ordinò secco, aprendo la porta e trovandosi di fronte R2 con un vassoio di caffè sul proprio capo bianco. Il Sith prese la tazza con un rapido gesto e lo trangugiò rapidamente(1), dando una lieve carezza al droide.

 

“ Diamine, Anakin, che sta succedendo?”, domandò stentorea Helga. Vader si voltò di botto, girando il volto mascherato verso di lei con scatti quasi minacciosi.

 

“ Se non avverto Freya il prima possibile? La catastrofe.”, disse rapido, allontanandosi a larghi passi.

 

 

Ventus era appena atterrato su una pianura poco distante da Disney Town, base dell'ononimo clan e capitale onoraria del pianeta Terra. Fosse dipeso da lui sarebbe corso direttamente allo spazio porto per chiedere di vedere Paperone o Topolino, ma non aveva idea come le persone di quell'epoca avrebbero accolto un possessore di keyblade e non voleva attirare l'attenzione più del dovuto.

 

Entrò dunque in città, notando piccoli, ma radicali cambiamenti apportati dalla sua ultima visita. Il verde era molto più presente, non solo nei pachi pubblici, grazie a un'iniziativa per rinfoltire la flora urbana e variegare il paesaggio. Molti degli edifici fluttuavano grazie a complessi sistemi gravitazionali o su nuvole solidificate( altro motivo per cui l'iniziativa aveva funzionato) e non mancavano i cartelloni pubblicitari di vari clan.

 

Dopo mezz'oretta di cammino arrivò davanti alla collina Ammazzamotori, sulla cui cima si trovava uno dei più importanti edifici della zona, il deposito di Paperon De' Paperoni. L'edificio era un enorme cubo delle dimensioni di circa tre ettari cubici, la maggior parte dei quali pieni d'ogni tipo di tesori. La superficie era quasi interamente blu con bordi color oro e un grosso simbolo del dollaro con lo stesso colore al centro, più una cupola rossa al centro del tetto.

 

Era rozzo, grande e quasi indistruttibile. Paperone l'aveva fatto costruire decenni fa, prima ancora di fondare il clan Disney assieme ad altri stimati avventurieri, per contenere la sua fortuna. E per certi versi era la personificazione stessa del suo proprietario e di quanto aveva raggiunto nell'arco di una vita che aveva ispirato intere generazioni di esploratori e guerrieri.

 

Arrivato all'entrata Ventus mostrò il suo tesserino di avventuriero, e la porta si aprì in un istante per rivelare la sala d'attesa. Una lunga fila cominciava da dove era appena entrato per allargarsi a tutti i muri della sala d'attesa, al centro della quale si trovava una papera umanoide dai lunghi capelli grigi raccolti in aria, intenta a lavorare al suo computer dalla scrivania.

 

“ Posso aiutarla?”, domandò la segretaria una volta che Ventus le si fu avvicinato, notando un distintivo sul suo bavero con scritto ' Emily Paperett'. La voce era quella di un'esperta combattente, che non aveva intenzione di farsi truffare. Logico, già una buona parte dei presenti doveva venire da qualche buco sotterraneo degli Hutt o chi per loro.

 

“ Devo vedere mr. De Paperoni, è urgente.”, disse estremamente serio il custode, ricevendo un'occhiata affilata dalla donna.

 

“ Gli urgenti in genere possono vederlo dopo una settimana o due di attesa, se non hanno già stabilito un appuntamento.”.

 

“ Gli dica che mi chiamo Ventus, per favore. Ero uno degli allievi del maestro Eraqus.”, insistette il giovane custode e la donna sbattè più volte gli occhi sotto i suoi spessi occhiali.

 

 

 

“ Oh, domando scusa, signorino. Avviso subito il principale.”, disse mortificata Miss Paperett, mandando un messaggio al signor De Paperoni. Un istante dopo le porte dell'ufficio si aprirono per lasciare uscire l'ultimo appuntamento della giornata. Ventus si infilò subito dentro, ritrovandosi in un largo ufficio pieno di sacchi di denaro e mucchi di monete con qualche gioiello qua e là.

 

In fondo all'ufficio e di fronte alla larga finestra del Deposito c'era la scrivania di Paperone, occupata dal suddetto. L'avventuriero era un papero umanoide che dimostrava tra i sessanta e i settant'anni, vestito con una palandrana rossa e un paio di bassette blu scuro. Il viso, ricoperto da piume bianche come il resto del corpo, dimostrava una manciata di rughe, accompagnate da un paio di occhiali da vista. Il fisico, nella media per un membro della sua specie, tradiva la forza fenomenale che continuava ad accompagnare l'affarista in quegli anni e gli stessi occhi tradivano la vitalità di un ventenne.

 

L'ex capo clan guardò con un misto di ansia e felicità il nuovo venuto per diversi secondi, prima di alzarsi e dirigersi verso di lui.

 

“ Sono felice di rivederti, Ventus. Perdonami se non siamo venuti a cercarti in questi anni, ma i tempi recenti hanno portato grande fermento nella galassia. E noi ci siamo dovuti adattare come potevamo. ”, disse Paperone con tono fermo, stringendo mano di Ventus, che ricambiò volentieri.

 

“ Tranquillo, Paperone, non dubito che abbiate avuto le vostre beghe e che abbiate fatto del vostro meglio. Ma non ci sono notizia di Acqua e Terra...? E il maestro?”, chiese con gli occhi pieni di paura. Paperone non potè che scuotere la testa, sconsolato.

 

 

“ Eraqus è morto combattendo, mentre Terra... ci aveva mandato un messaggio di scappare via, e poi abbiamo sentito il suo potere aumentare all'inverosimile. Fuggendo con le astronavi, vedemmo quasi tutto il pianeta esplodere. E non abbiamo idea di cosa sia successo ad Acqua, aveva ricevuto anche lei il messaggio, ma non arrivò mai da noi prima della partenza.”.

 

Il volto di Ventus divenne una maschera di puro orrore. Non era possibile. Terra ed Aqua, i suoi amati fratelli maggiori, sacrificatisi in una battaglia che probabilmente non aveva neanche avuto l'esito sperato. Ripensò agli innumerevoli giorni passati ad allenarsi e studiare insieme la forza, combattendo come un tutt'uno ed esplorando pianeti meravigliosi, guardandosi le spalle e ridendo per ogni scoperta.

 

E ora era solo.

 

“ No... no!”, sussurrò il custode, cadendo in ginocchio e cominciando a piangere come non aveva mai fatto prima di allora. Per diversi secondi Paperone lasciò che Ventus sfogasse la sua tristezza, singhiozzando e lamentando la perdita della sua famiglia come egli stesso aveva fatto fin troppe volte nel corso della sua lunga carriera. Infine l'anziano avventuriero gli asgiugò le lacrime con un panno, lo stesso che utilizzava per lucidare la sua Numero uno.

 

Con un ultimo singhiozzo, il ragazzo si alzò ringraziando Paperone, che stringendo lo straccio cercò di farlo tornare agli argomenti più pressanti.

 

“ Ven, per favore, se ti sei svegliato e se sei venuto qui allora c'è un motivo. Il ragazzo ha evocato finalmente il proprio keyblade e dobbiamo trovarlo.”, disse l'affarista, facendo tornare Ven coi piedi per terra.


“ Non sapete dov'è?”, domandò incredulo il jedi. Paperone scosse la testa e gli passò accanto.

 

“ No. Topolino, Paperino e Pippo hanno tenuto quasi tutto segreto. Mi hanno dato solo le basi del piano prima di partire. Credevano che qualcuno ci spii, probabilmente non senza ragione. Così al momento sono sperduti chissà dove, con la scusa di voler fare un viaggio tra uomini come ai vecchi tempi. E ora non riusciamo più a contattarli.”.

 

“ Merda- disse Ven portandosi una mano alla fronte- Allora possiamo solo aspettare che Sora si faccia notare in qualche modo.”.

 

“ E' quello che temo- sospirò Paperone prima di premere un paio di pulsanti sul suo Prizmod- nel frattempo vai alla mia villa, ti ho appena dato l'autorizzazione per miss Beakley e Battista. Riposati e mangia quello che vuoi. Solo sta attento ai miei nipotini e i loro amici, o ti ritroverai appeso al soffitto senza dignità prima di accorgertene. Io tornerò in serata per spiegarti come la situazione è cambiata negli ultimi anni.”.

 

“ Perchè, cos'è cambiato?”, domandò il biondino osservando la notifica sul suo cosmolink. Il suo benefattore sbuffò e si mollò sulla propria sedia, affondandovi mostrando per una volta tutta la sua età.

 

“ Anakin è cambiato per cominciare.”.

                                                                                                                                      *****
(1) Se non ricordo male Vader è costretto in canon a nutrirsi via endovenosa, ma qui è stato curato subito dopo lo scontro. Per di più tra magia bianca e una tecnologia medica più avanzata, è messo relativamente meglio della sua controparte ufficiale.

                                                                                                                                      *****

Salve a tutti, torno ora con una pausa da quella  biiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiip di tesi. Il capitolo è abbastanza breve, volevo utilizzarlo per lo più per introdurre qualche vista sul passato di Vader e del suo clan prima che arrivi lo spiegone( confido verso il capitolo 12/13 o anche un pò prima) e ovviamente Paperone, il cui status in questo universo è quello di una leggenda alla pari dello stesso Vader. Spero vi sia piaciuto e di non aver fottuto l'introspezione dei personaggi, a presto.

Cecil è il protagonista di Final Fantasy 4. Già in canon è per metà un Lunariano, denominazione che qui uso per gli alieni apparsi nella seconda stagione di Ducktales( 2017)

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Capitolo 9
*** Piani su Tenebrae ***


 

Riku si era ormai abituato alla quotidianità del castello degli Strecken. Ogni mattina si svegliava, facendo due chiacchiere con gli orchetti o Stan, andava a fare colazione e poi raggiungeva Mando nell'arena, dedicando quasi tutto il pomeriggio all'addestramento fisico o studi strategici per poi cenare e crollare sul letto.

 

Il cacciatore di taglie continuava a essere brutale con Riku, sia che lo combattesse di persona o che gli facesse fronteggiare Spectrobe e Krawl. Ogni suo attacco era dato con la stessa tenacia e precisione che avrebbe riservato a qualsiasi altro avversario adulto. Ogni errore del ragazzo veniva criticato aspramente, ma in maniera giusta, prima di passare alla tecnica successiva.

 

“ Basta per oggi.”, disse il mandaloriano con tono rauco dopo aver spedito il giovane cavaliere oscuro sul pavimento. Riku ansimava pesantemente e si rialzò con grande fatica, diverse gocce di sudore che gli percorrevano il viso.

 

“ Le mie ossa.”, si lamentò , massaggiandosi una gamba cui Mando aveva dato un colpo sleale con la sua lancia in Beskar prima di scagliarlo dall'altra parte del ring con un singolo tocco, appena ammortizzato dalla sua armatura. Era stato allo stesso tempo il momento più epico e doloroso della sua breve esistenza.

 

“ Ringrazia di averle ancora. Lì fuori è pieno di gente che non si farà problemi a spezzarle... per poi proseguire col resto del tuo corpo.”, lo rimpoverò aspramente il Dragone, poggiando la lancia sulle proprie spalle corazzate e aiutandolo a rialzarsi.

 

Riku sospirò, era quasi certo che Mando lo odiasse. O che, per meglio dire, sfogasse su di lui una qualche frustazione che non comprendeva bene. E lo sguardo di Malefica durante l'allenamento non aiutava. Gli occhi dorati della Gria fissavano ogni suo movimento, soppesandolo prima che la sua voce procedesse a dispergere critiche e consigli in egual misura dopo ogni sessione.

 

Si sentiva un trofeo per certi versi, e la cosa peggiore era che gli piaceva. Era abituato a ricevere ogni genere di complimenti, dagli amici e dagli insegnanti. Sapere che la capo clan di una delle più potenti organizzazioni della galassia si interessava di lui a tal punto era per lo meno ammaliante. Forse se avesse continuato così avrebbe scoperto di più su Kairi.

 

Mando, forse intuendo parte dei suoi pensieri, sbuffò e scese sotto gli spalti, inchinandosi di fronte a Malefica con svogliata riverenza.

 

 

 

“ Mia signora, posso chiedere una pausa per oggi? Il ragazzo ha chiaramente bisogno di ristoro.”, domandò piantando a terra la sua arma. La signora degli Strecken si mise la mano sotto il mento, inarcando le lunghe gambe verdi mentre contemplava la richiesta.


“ Concessa. Andate a farvi una doccia e poi riposate a dovere, vi aspetta molto altro nei prossimi giorni.”, disse poco dopo con un gesto della mano, alzandosi nella sua tenebrosa gloria simile a un demone nella notte più nora.

 

“ Posso continuare.”, insistette l'albino, stringendo la sua spada laser, che scintillava come un tizzone rosso in quell'arena buia. Malefica alzò seccata lo sguardo al cielo nuvoloso, maledicendo il machismo di certi novellini.

 

“ Chi di noi è il maestro qui?”, gli disse Mando con tono severo. Riku si immaginò la peggiore delle occhiatacce dietro l'elmo e si limitò a porgere un inchino rispettoso al guerriero, chiedendosi ancora quale fosse il motivo della sua ostilità.

 

Forse avrebbe preferito fare missioni invece che addestrare un moccioso arrivato dal nulla... o voleva per sé le attenzioni di Malefica? Gli stava venendo il mal di testa a furia di fare ipotesi e non aveva il coraggio di chiedere.

 

“ Riku, sei migliorato molto in questi giorni, i tuoi movimenti si fanno sempre più fluidi e la tua forza sembra aumentare in maniera soddisfacente. A giorni avrai la tua prima missione sul campo con uno dei nostri ufficiali. Ti aspetta fuori da quella porta.”, disse Malefica facendo un gesto verso le porte dell'arena, che si aprirono.

 

' Fa che non sia Garland, fa che non sia Garland.', pregò l'albino incrociando le dita, non avendo la minima intenzione di trascorrere la sua prima uscita da Tenebrae con mr. Terrore. Quando la porta si aprì, a entrare non fu il terrificante cavaliere, ma un bizzarro individuo vestito come un ranger. Dimostrava una cinquantina d'anni, aveva corti capelli castani e un sorriso tronfio. A giudicare dalle escrescenze ossa simili a curve ricurve sulle tempie e un colorito molto pallido, era un Iktochi, una razza dotata di abilità sensitive piuttosto sviluppate.

 

“ Salve, ragazzino. Io e te andremo a farci una bella battuta di caccia. Spero ti piaccia la savana.”, disse l'uomo, dando subito una bella pacca sulla spalla a Riku, che quasi perse il poco fiato che gli rimase.

 

“ Dove, signor...?”, domandò incerto. L'uomo rise a crepapelle, con un suono che sembrava celare una nota di sadismo non differente da quello di Malefica. Forse follia.

 

“ Niente signore, figliolo. Chiamami Percival McLeah. Sono il migliore dei cacciatori al servizio della nostra amata sovrana e ti condurrò in un bel safari. Torneremo con un bel po' di bestiacce. Se ti comporterai bene la migliore la riservo a te. ”, rispose l'uomo dandogli un'altra grossa pacca sulla spalla e trascinandolo via.

 

“ Quasi quasi preferivo Garland.”, mormorò l'albino, strisciando per il culo sul freddo pavimento, temendo per l'immediato futuro.

 

Malefica nel frattempo si diresse nelle sue stanze, camminando altera ed inquietante come sempre finchè non si buttò sul suo letto color porpora. Si tolse il largo mantello nero per rivelare un formoso fisico dalla pelle verdognola nascosto da un corpetto di un materiale simile all'ossidiana, ma molto più elastico e resistente.

 

Gettò via il suo bastone e fece un grande respiro mentre un'altra persona, entrata poco prima di lei, si sedette accanto a lei, massaggiandole le spalle.

 

“ Perdona il ritardo, mia amata.”, disse Talon, avvicinandosi alla capo clan. La Twi'lek aveva un'espressione molto gentile di quella cui i suoi nemici erano abituati.

 

“ Sei scusata, Talon. Il compito che ti ho affidato non è certo facile d'altronde. Come procede, a proposito?”, domandò la strega, prendendo le dita di Talon e sentendo il suo calore mentre posava la schiena sul petto di lei sentendo il calore del suo corpo.

 

“ Non bene. Rex ha ovviamente avvertito i suoi compari, che sono corsi al riparo. Speravo di puntare sulla Granville o su Tarkin come prossimi bersagli, ma lui è sparito e lei si è rintanata in un laboratorio ultracorazzato da qualche parte. Sto cercando i loro nascondigli, ma la cosa richiederò tempo.”, spiegò desolata la Twi'lek, carezzando i fianchi di lei, poggiandole il mento rosso tra le corna.

 

Malefica si morse lievemente il labbro, pensando alle implicazioni della cosa. Era dalla morte di suo padre, Cornelius, che cercava di detronizzare il clan Eclipse dal loro posto di eroi e padroni della galassia.

 

Ironicamente il suo più grande punto di forza, la propria struttura gerarchica estremamente rigida e compatta, era anche il suo maggior punto debole. Vader aveva scelto i propri ufficiali con tale precisione che un vuoto nell'apparato dirigente, seppur temporaneo, poteva indebolirlo non poco in caso di guerra aperta.

 

E Talon era la migliore per occuparsi di questo lavoro: aveva la pura potenza e le abilità di infiltrazione necessarie a completarlo. Assumendo ovviamente che non venisse scoperta praticamente agli inizi.

 

“ Allora per il momento interrompi la missione. Ci concentreremo di più su tattiche di guerriglia su pianeti di minore importanza e sul rubare loro quante risorse possibile. Mi sto mettendo in contatto coi nostri alleati tramite Jabba. Sembra ora abbiano qualche piano riguardante Paperone”, spiegò la strega, con un tono che non nascondeva la sua sete di potere. Altro motivo per cui la sua compagna aveva deciso di seguirla, quel giorno in cui l'aveva trovata su uno sperduto asteroide circondata da Spectrobes morti.

 

“ Sei certa ci possiamo fidare di loro?”, domandò infastidita Talon, ricordando il suo ultimo incontro con coloro che avevano chiesto il loro supporto per l'attacco alle isole del destino, in cui avrebbero dovuto prendere un custode dotato di abilità... miracolose, per come le avevano definite.

 

Quegli individui, grazie ai quali avevano anche preso Mando, non avevano la minima intenzione di farsi scoprire. Ed erano incredibilmente pericolosi, persino Talon con la sua sete di sangue ci avrebbe pensato due volte prima di sfidare un loro membro a duello. Ma il loro aiuto sarebbe stato necessario se volevano spodestare i clan Eclipse e Disney dalla loro supremazia.


“ Mi ero chiesta la stessa cosa quando ti ho chiesto aiuto per fondare il clan. Ma no, non possiamo fidarci.”, confermò Malefica.

 

“ Beh, fortuna abbiamo preso le nostre precauzioni. Ma ora rilassiamoci.”, concluse la Sith avvolgendo Malefica con le braccia e baciandole il viso verdastro come primo atto di una lunga notte.

 

*****

Così come Riku anche Mando aveva stabilito una propria quotidianità nella sua prigionia. Nel suo caso si concludeva con una bella chiacchierata con Della Duck, la sua compagna di 'carcere'. L'avventuriera gli stava rivelando poco a poco quanto sapeva della fortezza in cui era prigioniera da anni, ed escogitava assieme al nuovo amico un modo per fuggire. Per quanto efficiente, il clan Strecken doveva avere un buco nella sicurezza.

 

Per fortuna Della non aveva passato gli ultimi anni a rigirarsi i pollici nella propria cella. Ogni giorno, sebbene i suoi midichlorian fossero tenuti sotto controllo, si sottoponeva a un rigido allenamento. Ore e ore di esercizi volte a tenere i muscoli preparati per il giorno in cui avrebbe finalmente tentato la fuga, forse più vicina che mai con l'aiuto di Mando e Riku.

 

“ Sei troppo duro con quel Riku. Non è un pupazzo per sfogarti, ma un bambino finito in una situazione che non voleva.”, lo rimproverò aspramente l'avventuriera. Anni prima era stata privata dell'opportunità di essere madre, sebbene non disperasse di riprenderla dopo la disperata fuga, e detestava qualsiasi forma di abuso nei confronti dei bambini.

 

“ Della, non ho voglia di sentire una ramanzina. Non ho chiesto io finire in questo carcere e di allenare quel ragazzo. Non è...”, fece per dire Mando, mordendosi la lingua all'ultimo per la vergogna. Aveva addestrato Grogu con durezza ovviamente, ma non a questi livelli. Ora come ora si stava trattenendo appena dall'insultare apertamente l'albino, che per fortuna aveva almeno mostrato un certo talento.

 

“ Non è Grogu, lo so. Ma non ha colpa di quanto Malefica ti sta facendo. Probabilmente anche lui è una delle sue vittime. Da quanto ho sentito era sulle Isole del destino quando lei mandò Uncino ad attaccarle.”, spiegò Della con un piccolo sbuffo.

 

“ Non hai tutti i torti. Cercherò di essere più solidale quando tornerà. Di certo mi scuserò”, sospirò il guerriero, portando le mani dietro l'elmo, fissando il soffitto.

 

“ Bravo. A proposito, hai detto che Grogu è il tuo figlio adottivo. Come l'hai trovato, se posso permettermi?”, domandò Della incuriosita. Non era raro che i Mandaloriani adottassero membri di altre specie per continuare la loro cultura, ma non dubitava che ci fosse dietro una storia interessante.

 

“ Successe durante l'ultima guerra civile di Mandalore. Io faccio parte dei Bambini della guardia, una fazione molto devota alle nostre antiche tradizioni, al punto che ci togliamo l'elmo solo in rarissime circostanze, e sempre di fronte a persone fidate. Pre Visla, il capo della fazione avversa alla duchessa Satine, confidava di averci dalla sua in quanto a suo dire, 'veri guerrieri insoddisfatti da una pace molliccia'. La sua definizione era esatta, ma allo stesso tempo non eravamo interessati a unirci a una fazione che voleva estirpare da Mandalore chiunque non fosse nato nella nostra cultura. Qualcuno di noi andò da una parte o dall'altra, ma il grosso del nostro clan restava bloccato da una discussione ideologica. Poi prendemmo una missione, apparentemente come tante altre... e trovammo il laboratorio.”.

 

“ IL laboratorio?”.

 

“ Sì, una strana facoltà nascosta su una delle nostre lune, territorio di Visla. Vi trovammo alcuni Krawl, Spectrobes deformi, membri della Ronda della morte... e bambini. Decine di bambini quasi morti. Grogu fu uno dei pochi sopravvissuti, respirava appena quando lo presi in braccio. Tornati alla base riuscii a convincere il nostro capo ad appoggiare la causa di lady Satine.”.

 

“ Mamma mia, so che Maul e i suoi complici sono sempre stati dei sadici, ma non credevo che avrebbe mai fatto qualcosa del genere.”, commentò ancora la pilota.

 

Maul era un altro potente Sith, attualmente a capo di un cartello criminale talmente grande da rivaleggiare gli Hutt. Durante la guerra con la Gilda dei Diafani era stato loro nemico, ma aveva dimostrato non meno brutalità degli odiati stregoni.

 

Circa dodici anni prima si era alleato con una fazione terrorista del pianeta Mandalore, appunto la Ronda della morte di Visla, in disaccordo coi metodi di governo più pacifici della governatrice di allora. Si scatenò un nuovo conflitto che vide innumerevoli caduti da entrambe le parti e tra i civili, inclusa la povera Satine. Sua sorella Freya, supportata da vari clan, riuscì dopo una dura lotta a sconfiggere in duello Maul per reclamare il simbolo del comando tra i Mandaloriani, la Dark Saber, sebbene il suo nemico fosse riuscito a fuggire. Aveva da allora onorato la memoria di Satine governando con giustizia e buon senso, seppur non avesse più sfoderato in battaglia la Dark Saber.

 

 

 

“ Non sono certo che Maul ne fosse a conoscenza. Alcuni mesi dopo incontrai Savage, suo fratello, e combattemmo aspramente. Gli chiesi del laboratorio, ma non ne sapeva niente e oggi come allora, dubito mentisse. Quindi ci sono tre ipotesi:prima, Maul sapeva del laboratorio, ma non ha mai detto a Savage; seconda, Pre Visla, l'ha invece fatto costruire da solo per motivi a lui sconosciuti. Ma non era tipo da fare piani così complicati.”.

 

“ E terzo, qualcun altro stava usando la guerra per fare esperimenti. Anche i Diafani ci avevano provato per realizzare armi biologiche... o peggio.”, concluse Della, ripensando agli abomini non morti che quella banda di montati aveva sguinzagliato nella galassia. Nella sua cella, Mando annuì e narrò l'ultima parte della storia.

 

“ Già, era quello che pensava anche la duchessa. Comunque, conclusa la guerra, partii con Grogu per affidarlo ai suoi simili. Dopo tre anni di continui viaggi non avevo trovato neanche il nome della sua specie e soprattutto mi ero affezionato a lui. Decisi di adottarlo ufficialmente e iniziarlo alle vie del mio popolo- spiegò il guerriero, tirando fuori dal prizmod la foto della prima volta in cui il bambino aveva indossato la propria armatura- quando sono stato catturato da Uncino e il suo complice, ero impegnato nel lavoro che avrebbe dovuto sistemarci per la vita. Avremmo costruito una casa su qualche pianeta isolato dove avrei potuto completare in pace il suo addestramento.”.

 

Della rimase per un istante stranita da quel piano. Perchè questa disperata ricerca della solitudine? Ma al momento era più interessata al fuggire una volta per tutte e poi anche lei doveva ricambiare il racconto con la sua di storia.

 

“ Mhh, io fui rapita da Malefica proprio durante la guerra di Mandalore. Pre Visla ci mandò un messaggio riguardo una proposta di resa e io fui una degli ambasciatori, ma era solo una trappola. Mi ritrovai a combattere contro Malefica e la sua killer preferita, una Twi'lek con un Keyblade. Mi sono fatta fregare come una scema e da allora non ho più visto la mia famiglia.”.

 

“ Dai, Della, in un modo o nell'altro usciremo da questo postaccio. O moriremo provandoci.”, mormorò sfinito il mandaloriano, stringendo l'elsa della sua misteriosa spada laser.

 

' Lady Freya, per favore, si sbrighi a trovare questo posto.', pensò prima di addormentarsi.

 

*****

 

Ventus, concluso il colloquio con Paperone, non aveva perso tempo a dirigersi alla villa del suddetto. L'edificio era una semplice ma elegante tenuta in stile barocco che si trovava in un piccolo parco poco fuori città, costruita in mattoni rossici e un tetto blu scuro, con l'insegna di Paperone.

 

Ad aprirgli la porta fu un uomo sui cinquanta con folti capelli marroni e un lungo naso, vestito da maggiordomo.

 

“ Come posso- cominciò l'apparente maggiordomo, prima di sbarrare gli occhi nel capire chi aveva davanti - Ventus, ma tu non eri morto?”.

 

Il ragazzo sorrise nel vedere quella reazione. Probabilmente sarebbe stata una reazione abbastanza comune nei prossimi tempi.

 

“ Ciao, Battista, lieto di vederti. Beh, mi è stata data un'altra occasione per concludere il lavoro del mio maestro. Per un po' starò da voi.”.

 

“ Sarà un piacere averla con noi, signorino- disse cordiale il maggiordomo, prima che il suo sguardo si fece più preoccupato nel guardare qualcosa dietro il nuovo ospite- Ma la avviso che la situazione qui non sarà molto tranquilla.”.

 

“ Perchè?”.

 

La risposta arrivò dietro di lui. Sentendo un enorme rombo, Ventus si trovò per trovarsi davanti una grossa roccia sopra la quale due paperotti e una bambina della loro stessa specie giravano come forsennati.

 

I due maschietti erano quasi identici a parte l'acconciatura, tenuta in un ciuffo rialzato per quello al centro, e nei colori del vestiario, verde per uno e blu per l'altro. La ragazzina era invece vestita con una salopette rosa e aveva un caschetto di piume bianche chiuso da un fermaglio rosa. Sembrava la più entusiasta dei tre.

 

“ WALL!”, esclamò Battista, creando davanti a sé e Ventus una barriera a piastre trasparenti che respinse indietro il masso, pur senza ferire i bambini, che scesero per poi ingaggiare battaglia con altre tre figure apparse dall'estremità del parco.

 

“ Chi sono quelle pesti? Hanno classe.”, domandò l'impressionato custode guardando i nuovi arrivati, stavolta un ragazzo e due ragazze. Il primo era un altro papero quasi identico ai primi due, ma vestito in rosso con un berretto. Le altre erano rispettivamente una paperetta un po' più alta della media con una striscia argentata tra i capelli e una maglietta a strisce e una colibrì dalle piume viola e i capelli afro raccolti con un elastico.

 

“ I tre maschi sono i figli della signorina Della, che è purtroppo sparita lasciandoli alle cure del signor Paperino e del signor Paperone. Si chiamano Qui, Quo e Qua. Le bambine invece sono Gaia, la nipote della governante, e due sue amiche, Lena e Violet Sabrewing.”, gli rispose il maggiordomo mentre i sei contendenti, che si combattevano con un mix di incantesimi di base e proiettili sempre più frenetico, che stava quasi distruggendo il parco spedendo terra e fogliame dappertutto.

 

“ Quanto ci mettono a calmarsi in genere?”, domandò Ventus, che era tanto spaventato quanto affascinato da tale ferocia. Battista scosse il capo.

 

“ Mhh, oggi sono andati in pasticceria.Con tutto lo zucchero che avranno in corpo credo sia meglio non fare previsioni. E per di più miss Beackley sta facendo la spesa, non credo di riuscire a fermarli con le mie forze.”.

 

“ Allora dovrò fare io prima che disintegrino anche la stanza degli ospiti- sospirò il custode evocando la propria arma- Cambio forma, Vortice sacro!”.

 

Ventus lanciò il Kebylade a mezz'aria, dove si trasformò in una grossa croce verde decorata con quattro paia di ali negli angoli al centro. Seguendo un gesto del biondino, l'arma roteà ad alta velocità, scavando nel terreno fino a raggiungere i sei ragazzini, totalmente presi dal loro frenetico allenamento.

 

Dall'arma partirono alcuni fili di luce che avvolsero i contendenti, curvandosi e intrecciandosi fino a formare una gabbia rotonda. I bambini si ritrovarono stretti in quel reticolo di energia senza possibilità di uscirne per quanto ci provassero mentre la croce tornava nelle mani di Ventus nella sua forma naturale.

 

“ Grazie infinite, signorino.”, gli disse Battista con un enorme sorriso, lieto di non dover trascorrere un'intera serata a pulire come succedeva in quei casi. Ventus attirò a sé la gabbia e la sciolse con uno schiocco di dita, facendo cadere a terra i sei ragazzi con un urletto collettivo di dolore.

 

“ Ehi, chi cavolo sei tu?! E di che ti impicci?!”, domandò Lena, la più alta dei sei marmocchi, massaggiandosi irata il sedere.

 

“ Era un Keyblade quello?!”, domandò invece Gaia con occhi luccicanti, attaccandosi al bavero della camicia di Ventus, stupito da tale entusiasmo ed indietreggiando con un po' di imbarazzo prima di posare l'apprendista avventuriera a terra.

 

“ Sì, era il mio Keyblade. Comunque sono un amico di Della e del signor De Paperoni. Per qualche tempo starò qui, quindi è mio interesse che la casa resti in piedi- rispose con un largo sorriso un po' tronfio- sarà un piacere giocare con voi.”.

 

“ Un amico... di mamma? Ma avrai al massimo quindici anni. Come hai fatto a conoscerla?”, domandò il bambino in blu, Quo, con un tono molto speranzoso. Ventus si grattò la testa.

 

“ Quasi diciassette. E' una lunga storia. Se promettete di non mettermi un cuscino pernacchione sulla sedia o simili almeno per stasera vi dirò tutto.”.

 

“ Nessuna promessa.”, disse il bambino in verde, Qua, entrando assieme agli altri nella tenuta lasciando dietro di loro non poca sporcizia. Battista sbuffò e si mise a pulire.

 

“ Perchè erano così sorpresi che conoscessi Della?”, gli chiese Ventus dubbioso.

 

“ Anche la signorina è scomparsa purtroppo. Durante la guerra di Mandalore, poco dopo la nascita di Qui, Quo e Qua. L'abbiamo cercata inutilmente per più di due anni.”, spiegò triste il povero maggiordomo. L'espressione del custode divenne una maschera di pura sorpresa e rabbia.

 

“ Perchè Paperone.... Mhh, non avrà voluto farmi deprimere ancora di più- disse mettendosi una mano in faccia- diamine, non hanno mai conosciuto Della?”.

 

“ Il signor Paperino ha fatto del suo meglio per coprire anche il suo ruolo. E tutti abbiamo fatto in modo che non si sentissero mai soli.”.

 

“ Ne sono certo. Bene, allora ripagherò parte dei debiti che ho con lui facendo il bravo babysitter.”, sospirò lo spadaccino prima di entrare in casa, ansioso di vedere dove l'avrebbe portato il resto di quell'avventura.
                                                                                                                ******

Salve a tutti, spero che il capitolo sia di vostro gradimento e di non avervi fatto aspettare troppo. Sono stato fregato da quella cacchio di tesi( esami il 20, se i professori non mi fregano), ma spero di mostrarvi prima di fine anno almeno l'inizio del Flashback su Anakin e il vecchio clan Eclipse, che sarà raccontato da Ventus e Paperone. Mi auguro anche di aver ritratto  come si deve i bambini di casa De' Paperoni. Avevo intenzione di introdurli più tardi, ma non volevo perdere troppo tempo a descriverli. A presto.

Percival McLeah è l'antagonista di Bianca e Bernie nella terra dei canguri. Pre Visla è uno degli antagonisti di Clone Wars( sempre alleato di Maul) e Satine viene dalla stessa serie. Per Qui, Quo, Qua e Gaia uso sempre le versioni del reboot di Ducktales.

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Capitolo 10
*** Mazzo di chiavi ***


 

Dopo una lunga pausa di alcuni mesi, il Colosseo si era riaperto a Tebe per un nuovo torneo, ideato in quel periodo per permettere agli avventurieri più giovani per risaltare. E tanto per variare, Ercole e Phil avevano deciso di permettere l'uso delle evocazioni, normalmente vietato.

 

Sora, Grogu e Angela avevano ovviamente intenzione di partecipare ed erano riusciti a convincere Ercole, che però aveva dato a Sora una nuova spada, capace di trasformarsi in pistola, insistendo che non avrebbe potuto usare il keyblade. Una settimana dopo l'annuncio, quasi la metà della città e diversi turisti si recarono all'arena per assistere a tre bellissimi giorni di sfide.

 

“ Signore e signori, benvenuti a questa nuova giornata della Coppa pegaso!- cominciò Phil- siamo qui per ammirare le abilità di questi giovani il cui viaggio è ancora agli inizi.”.

 

La folla eruttò in applausi, diversi gruppi si alzarono mostrando gli striscioni dei loro favoriti. In aria volava il suddetto Pegaso, il fidato Spectrobe di Ercole, un meraviglioso cavallo alato dal manto bianco , percorso da piccoli simboli di luce celeste, lo stesso colore della sua criniera e delle sue ali, da cui partivano particelle di luce che alcuni bambini tentavano di afferrare con goffi balzi.

 

Dopo aver ricevuto anche la sua dose di applausi, Pegaso tornò accanto al suo compagno d'avventure ai fianchi dell'arena, in attesa di curare i combattenti della giornata. Ercole prese un largo respiro e si mise al centro del ring, indicandone entrambe i lati.

 

“ Ecco le ultime squadre, che hanno risalito la classifica lasciando dietro di sé tutte le altre. Ora finalmente scopriremo il vincitore, io in primis sono molto curioso e soprattutto fiero di entrambe. Squadra Heart …. contro squadra Veritas.”, disse il guerriero con tono roboante. Sora si fece avanti accanto a Grogu e Angela, tutti e tre avevano un equipaggiamento un po' aggiornato.

 

Grogu portava con sé un nuovo fucile e teneva sulle spalle un'ascia bipenne dai bordi vilacei, mentre Angela indossava un'armatura da truppe d'assalto, oltre ad aver potenziato la sua chitarra.

 

Sora indossava un nuovo abito nero, ricoperto di cinture e fatto di un particolare tessuto resistente quasi a tutto, incluse alcune alterazioni di stato abbastanza comuni. Così corazzati erano riusciti a battere i loro avversari un round dopo l'altro, combattendo tra pioggie di incantesimi e applausi.

 

“ Sta attento, Sora. Yozora è molto furbo, ha diversi assi nella manica e avrà pensato ai tuoi... anche se al momento non ne hai.”, disse la Gargoyle al custode, che annuì.

 

“ Pensa solo a fare del tuo meglio. Io farò lo stesso.”, si raccomandò lui, ripensando a quanto successo il giorno prima che iniziasse il torneo.

 

*****

 

Quando Sora aveva scoperto che nel prossimo torneo sarebbero state permesse le evocazioni, sapeva che sarebbe dovuto correre al riparo. Insieme a Grogu si era recato nelle zone selvagge cercando Spectrobes e oggetti preziosi per un'intera mattinata. Dopo un'accurata carneficina con contorno di minerali e qualche arma persa da altri avventurieri, i due avevano portato il loro bottino a un tempio dopo l'altro, offrendolo alle varie evocazioni lì adorate nella speranza di ricevere la loro attenzione e formare un contratto con una di loro.

 

I risultati non furono quelli sperati dai due ragazzi.

 

“ Bene, con questo è confermato che sto sul cazzo anche ad Ade. Non che mi aspettassi altro da lui.”, sbuffò Sora uscendo da un tempio costruito in pura ossidiana e decorato con vari teschi. Era il quarto che avevano visitato in circa mezz'ora e come le precedenti tre non c'era stato nessun tipo di risposta.

 

Cosa alquanto strana, siccome i visitatori che mancavano di rispetto( cosa che Sora aveva fatto quando aveva perso la pazienza e aveva chiamato il signore dei morti uno scheletro ammuffito con problemi di personalità. Cosa che gli sarebbe valsa un bel rimprovero da parte di Ercole, una volta raccontatagli la cosa) tendevano a ricevere qualche punizione non letale, ma alquanto vistosa per dare una lezione a chi fosse tentato di fare lo stesso, come piccole palle di fuoco o pustole alquanto prurigginose.

 

Invece Sora era stato completamente ignorato, non aveva importanza cosa offrisse al dio in questione o quanto implorasse, nessuna risposta gli era stata concessa.

 

“ Carbuncle, Shiva, Jormundungar e Ade abbiamo già eliminato. In vena di un altro tentativo tu ti senti?”, domandò Grogu, intento a mangiare un pacco di rane arosiane bollite. Il giovane mandaloriano non aveva purtroppo intenzione di fare un patto con chiunque, siccome nella sua cultura solo i capi tribù o i loro consiglieri potevano avvalersi dell'aiuto degli dei, e comunque solo in situazioni di grande pericolo.

 

Sora avrebbe potuto chiedere ad Ercole di intercedere con Titano, l'evocazione con cui aveva stretto un patto molti anni prima, non era stato il primo dei suoi allievi a farlo. Ma il gladiatore aveva già fatto molto per lui e non voleva sentirsi ulteriormente in debito.

 

“ Sì, non abbiamo il tempo di allenare uno Spectrobe d'altronde, anche se ne trovassimo uno con cui scatta l'imprinting. Proverò con Ifrit, lui accetta praticamente chiunque come figlio.”, si augurò Sora, dirigendosi verso il santuario del signore del fuoco.

 

Il tempio di Ifrit era relativamente piccolo, ma incredibilmente colorato. Le colonne erano ricoperte da fiamme di ogni sfumatura possibile, e vari affreschi raffiguravano le lotte del dio contro nemici di ogni razza e dimensione. Talvolta era accompagnato dalla sua controparte e rivale, la dea del ghiaccio Shiva.

 

La statua dell'Esper lo ritraeva a grandezza naturale, circa sei metri e mezzo di puri muscoli verdastri distribuiti nelle possenti braccia strette attorno al petto e nelle gambe pelose da capra. Il suo unico indumento era un perizoma lacerato, mentre il volto ferino, ma gentile, mostrava due piccole zanne ben affilate. A concludere quella poderosa visione si trovavano due lunghissime corna, con uno spazio al centro per corti capelli viola.

 

Ifrit era un grande guerriero, in prima linea per difendere i deboli, ma anche una furia vivente simile a una supernova. Rappresentava la dualità del fuoco: una fonte di calore e protezione quanto una forza selvaggia e inarrestabile dipendentemente da chi lo adoperava.

 

Sora aveva accompagnato spesso sua nonna a pregarlo quand'era più piccolo affinchè continuasse a proteggere le isole. Ricordando come l'anziana donna era solita omaggiare Ifrit, Sora ne imitò i movimenti e unì le mani con riverenza prima di alzare la destra mentre si metteva in ginocchio a guardare la statua, gli occhi azzurri pieni di speranza.

 

“ Sommo signore delle fiamme, mi inchino davanti alla tua gloria e offro quanto io e il mio compagno abbiamo raccolto, sperando sia un degno dributo per te. In cambio ti prego di aiutarmi in battaglia quando mi sarà impossibile salvare me e i miei compagni da solo.”, disse il custode col suo tono più riverente.

 

Rimase lì per vari secondi, rivolgendo i propri pensieri alla statua tentando di raggiungere il lontano spirito di Ifriti, localizzato in chissà quale piano di realtà. Ma dopo quasi cinque minuti non era apparso nessun segno, neanche una fiammella era apparsa o qualsiasi altro segno della volontà dell'Eidolon.

 

“ Niente succede.”, sbuffò Grogu, mettendo una mano sulla spalla dell'amico e accompagnandolo fuori mentre questi rifletteva con le mani nelle tasche. Certo, le evocazioni erano volubili, ma mandavano sempre qualche segno. Almeno una fiammella avrebbe dovuto ricevere, o Ade avrebbe dovuto maledirlo quando l'aveva insultato. Che avesse qualcosa a che fare con l'essere un portatore di Keyblade? Ma Ercole non aveva detto niente a riguardo, quando quella mattina gli aveva detto che avrebbe cercato di fare un contratto.

 

Per di più, l'ultima volta che aveva fatto l'esame dei suoi midi chlorian, aveva scoperto che rispetto alla sua partenza da casa, si erano più che triplicati. Sarebbe dovuta essere una buona notizia, ma per qualche motivo lo rendeva ancora più inquieto.

 

“ Ah.... vendiamo quanto abbiamo raccolto, forse potremo comparci un po' di armi e armature come si deve. Speriamo in meglio.”, disse una volta fuori dal tempio, fissando incerto il sole di Olimpia.

 

*****

Sora deglutì nervoso. Era la sua prima esibizione davanti a milioni di persone, non contando i telespettatori. Doveva fare del proprio meglio per sé stesso e i propri compagni.

 

Yozora aveva l'aspetto di un pipistrello umanoide senz'ali dal pelo grigiastro, alto più o meno come Sora, e similmente a lui vestito con felpa e pantaloni ultra rinforzati.

La sua arma era invece una balestra dall'aspetto molto hi- tech.

Apparteneva agli Zygerrian, una razza di schiavisti, sebbene i loro affari fossero stati limitati non poco negli ultimi anni quando Vader aveva preso il controllo dei loro territori. Avrebbe combattuto assieme al suo Spectrobe, un piccolo ma rapido Rygazelle.

 

La creatura ricordava una fusione tra un lupo e una tigre dal manto blu con alcune strisce più scure. Su testa e dorso aveva una corta criniera di un azzurro brillante, come una saetta, e sulle spalle si trovavano lunghe escrescenze ossee capaci di muoversi per essere usate come armi taglienti.

 

“ Pronti... via!”, annunciò Ercole abbassando di netto il braccio.

 

Sora non perse tempo a sfoderare la propria spada e a buttarsi sull'avversario creando un rapidissimo scambiarsi di fendenti mentre il compagno di Yozora mostrava una rapidità incredibile nell'evitare l'ascia di Grogu e le canzoni di Angela.

 

La creatura si diresse appunto verso la Gargoyle, stringendola in un angolo affinchè non potesse suonare per potenziare i due amici, e le morse la chitarra nel tentativo di strapparla via, chiaramente affinchè non potesse potenziare i due compagni.

 

“ Sei bravo....”, commentò Sora, enfatizzando il suo assalto contro Yozora, che si muoveva con estrema rapidità, schivando e contrattaccando ogni tanto con un coltello rosso e qualche freccia schivata di striscio.

 

“ Grazie, ma non ho ancora cominciato. Alito fedito!”, annunciò l'alieno, esalando una grossa boccata di gas verde che prese in pieno Sora e Grogu di striscio, sebbene stesse volando.

 

Gli incantesimi tessuti nel suo abito salvarono il custode dalla maggior parte delle tossine, ma si ritrovò non di meno a tossire non poco. Sarebbe stato meglio concludere in fretta.

 

“ Colpo disperato!”, esclamò facendo vibrare ad alta frequenza la sua spada e dando un forte colpo allo Zygerrian sul fianco, che si ritrovò un piccolo taglio prima di puntare la balestra al petto di Sora.

 

“ Triplo sparo!”, esclamò in contemporanea a Grogu, originando una raffica di proiettili di laser che quasi impedirono di vedere il duello. Lo stesso Sora rimase quasi abbagliato oltre che nuovamente ferito, incrociando più volte la spada contro Yozora assieme all'amico, per spingerlo contro un angolo.

 

“ Lessie!”, chiamò quando si ritrovò alle strette. Lo Spectrobe lupo, intento a evitare la chitarra di Angela, si ritrasse dallo scontro per saltare addosso a Sora con artigli avvolti da scariche elettriche. Grogu spinse appena in tempo l'amico per prendere l'attacco al posto suo, venendo protetto per la maggior parte dal Beskar, ma ritrovandosi a volare con le zanne dell'animale attorno all'elmo.

 

“ Tu e quella bestiaccia sia molto in sintonia.”, si complimentò Sora.

 

“ Grazie, è una questione di considerare te e il tuo Spectrobe come un'estensione l'uno dell'altro. Spero un giorno tu possa capire cosa intendo.”, spiegò Yozora, rimettendosi in posizione con balestra e coltello pronti a guizzare.

 

“ Blizzard!”, esclamò l'altro sparando una sfera di ghiaccio sull'avversario, che non si fece intimidire.

 

“ GIGAVOLT!”, gridò questi sparando dalla balestra un potentissimo fulmine azzurro. L'urto fu abbastanza da spingere lo spadaccino all'indietro, lasciandogli i sensi confusi dalla scarica elettrica ricevuta.

 

“ Ehi, Sora, Grogu. Avete bisogno forse di un po' di metal? Eccovelo! ", gli gridò dunque Angela mettendosi a suonare all'impazzata. La musica entrò nei centri nervosi dei due compagni, rafforzando i loro muscoli e i riflessi.

 

Il piccolo mandaloriano prese a combattere con più foga, riattivando la Trance che aveva utilizzato contro i Krawl. Avvolto dalla sua aura rossastra, si gettò col jetpack al massimo contro il lupo di Yozora, prendendolo dritto al ventre e portandolo verso l'altro in uno spettacolo di scintille e riflessi di pura Forza, mentre acciaio e zanne si scontravano sempre più velocemente.

 

Infine l'animale strinse la bocca attorno all'ascia di Grogu, che ne approfittò per far partire al massimo il proprio jetpack, roteando a tutta forza per poi schiantarsi a terra insieme all'avversario in uno spettacolare impatto, con la differenza che questi non aveva un'armatura in Beskar a proteggerlo.

 

 

Nel frattempo Sora e Yozora avevano continuato a combattere in un crescente vortice di fendente e frecce di energia. Il pipistrello umanoide faceva appello a tutta la sua agilità, apparendo alle spalle dell'avversario e cercando di prenderlo ai punti vitali. L'altro dal canto suo cercava di mantenere la propria posizione e rispondere come poteva con tecniche non meno accurate. Finalmente Sora riuscì a disarmare il rivale con un'azzardata mossa e si strinse nelle spalle, puntando la propria lama in avanti.

 

“ Stinger!”, annunciò spingendosi ad altissima velocità contro il torace di Yozora, trapassando parzialmente la cotta di maglia tenuta sotto i vestiti e procurandogli un certo taglio che sperava fosse abbastanza a costringerlo alla resa. Ovviamente si sbagliava, il ragazzo restò in piedi e portò una mano alla ferita.

 

“ Vento bianco.”, disse dunque Yozora, circondandosi da linee di energia celurea che lo rinvigorirono e bloccarono il sangue. Sora riconobbe il tipo di incantesimo appena usato.

 

“ Sei un mago blu, dunque?”, domandò stringendo la spada con più cautela. La classe da lui nominata era capace di copiare i poteri di Spectrobes o Krawl, vedendoli dal vivo o meglio ancora ricevendoli. Dipendentemente dalle altre classi con cui si ibridavano, potevano diventare a dir poco letali.

 

“ Sì, anche se tendo a usare i miei incantesimi come ultima risorsa. Tu me li hai fatti usare praticamente dall'inizio- disse ammirato il ragazzo, prima di alzare la mano- Matra magia!”, gridò , scagliando questa volta un piccolo stormo di missili azzurri. Arrivando da tutte le direzioni davanti a lui, Sora non potè che parare con la propria spada e venire spinto indietro di vari metri mentre l'arma si riduceva in frammenti.

 

Rimasto solo con le proprie mani, il ragazzo guardò rapidamente Ercole, facendo una muta richiesta. Il suo maestro annuì e il custode gettò evocò il proprio Keyblade con una certa sorpresa degli spettatori, mentre Angela ritornava a suonare con quanta foga aveva in corpo, avvolgendo il compagno con un'aura multicolore che assieme al suo Cambioforma avrebbe amplificato enormemente le sue forze.

 

Capendo di essere ormai sorpassato per capacità magiche e fisiche, Yozora decise di ricorrere al suo asso nella manica. Raccolse la Forza che gli rimaneva in corpo, materializzando tre sfere di energia.

 

 

 

“ La vista che lentamente svanisce, Last Black! L'eterno riposo alla fine del viaggio, Peace White! L'evanescente paradiso che tutti attende, Heaven Diamond!”, cantò rapidamente il Mago blu, facendo disperdere i tre globi in una lieve nebbia. La cortina si espanse per l'arena radente il terreno, accompagnata dal suono di una piccola campanella. Infine la nebbia si riunì per formare una grande figura nera coperta da un mantello. I tre avversari di Yozora lo riconobbero come Phantom, uno spirito che rappresentava l'accettazione della morte come parte integrante dell'esistenza, i cui punti forti erano il le magie spazio temporali e altre abilità atte a indebolire il nemico.

 

 

L'essere si portò istantaneamente alle spalle di Sora, colpendolo con una menata e avvolgendolo poi con rivoli di nebbia. Angela dovette scambiare la sua canzone di supporto con una serie di assolli volti a tempestare lo spettro con raffiche di acqua e vento. La materia nebbiosa che componeva Phantom tremolò a ogni colpo, allentando anche la sua presa su Sora. Indispettito, lo spirito contrattaccò con una sorta di vista laser diretta alla Gargoyle, che si alzò in volo tornando a contrattaccare.

 

“ Sora, a quel bestione tu pensa. Io Yozora tengo impegnato.”, disse Grogu al compagno, caricando nuova energia nella propria ascia mentre il mago blu scrocchiava il collo.

 

“ Mille aghi!”, esclamò Yozora, sparando una serie di spine di cactus che impattarono sulla corazza di Grogu, che si abbassò e si girò attorno all'avversario per colpirlo più volte col piatto dell'arma, riuscendo ad attivare nuovamente la sua Trance e colpire con potenza inaudita per il suo livello.

 

 

Intanto Sora e Angela continuavano a competere con Phantom, i cui raggi al plasma avevano messo a serio rischio ogni loro difesa. La gargoyle continuava a suonare per tempestarlo di attacchi magici. Il custode dal canto suo approfittava di tutta i bonus datigli dal Cambio forma per colpire con forza e velocità. Per concludere in fretta lo scontro fece però l'errore di lanciare il Keyblade come aveva fatto col mostro sull'isola, ma stavoltà finì per mancare e Phantom gli fu addosso in un istante prima che potesse evocarlo di nuovo.

 

“ PROTECT!”, gridò formando con entrambe le mani una debole barriera arancione. Il suo controllo su quell'incantesimo era ancora instabile, ma grazie alla musica di Angela che lo caricava letteralmente di nuovo potere, riuscì a renderla abbastanza stabile per resistere all'assalto dello spettro, la cui figura si innalzò sullo scudo come l'emissario dell'oltretomba che era.

 

 

Sora strinse i denti e mise quanta energia gli rimaneva in quella barriera improvvisata. Desiderò di avere più potere, di avere qualcosa che gli permettesse di ferire quell'essere. Il potere di salvare i suoi amici quando li avrebbe trovati e proteggerli da qualsiasi minaccia.

 

 

“ Sono uno con la Forza, e la Forza è con me. Sono uno con la Forza e la Forza è con me...”, ripetè più volte, facendo affidamento più che mai ai suoi midi chlorian mentre il Protect cominciava a spaccarsi sotto la presa nebbiosa di Phantom.

 

La sua determinazione, o frustrazione, scavarono nel suo cuore fino a risvegliare qualcosa. Con suo stupore il Keyblade si illuminò, venendo sostituito da una nuova spada. L'impugnatura ricordava due colonne collegate tra esse, il portachiavi era una moneta con inciso un fulmine, di cui una intricata serie componeva la lama.

 

“ SALTO!”, esclamò il moro, librandosi a un'incredibile altezza prima di cadere sulla testa dello spirito con una formidabile botta. Phantom indietreggiò formando una sfera di oscurità tra le mani, ma prima che essa raggiungesse Sora, questi riuscì ad attivare il Cambio forma della sua nuova arma. Con una complessa trasformazione la spada assunse la forma di uno scudo bianco decorato da una saetta e percorso da quattro basamenti in stile greco con piccole decorazioni dorate. Con un ringhio e l'aiuto delle canzoni di Angela, che quasi si ruppe gola e chitarra a furia di suonare, riuscì a deflettere il proiettile nero verso terra. Il pubblico, inclusi i proprietari del colosseo, erano esterrefatti.

 

“ D- due diversi Keyblade?”, disse stupito Phil, mentre Sora sbatteva il suo scudo contro la faccia dell'essere in una pioggia di scintille elettriche, riuscendo quindi a spingerlo contro un angolo. Con grande sorpresa dei compagni e della folla, il nuovo Keyblade del giovane sparì per essere sostituito da un altro modello, verde e con un portachiavi a forma d'ali d'angelo.

 

Con un pensiero del ragazzo, la nuova lama si trasformò in una grossa croce ricoperta da un'aura di luce. Se il secondo Keyblade avesse scioccato la maggior parte dei presenti, questo fu un chiodo sulla sanità mentale di chiunque avesse un minimo di cultura su quelle armi leggendarie.


“ No, tre...”, sussurrò un Ercole incapace di comprendere oltre quella situazione.

 

 

*****

Ventus aveva molto apprezzato la sua breve residenza a casa de Paperoni. Sebbene aver scoperto che anche Della era scomparsa non fu meno doloroso della scoperta su Terra e Aqua, era stato più che lieto di conoscere i suoi figli e si era sforzato di raccontare quanto poteva sulla sua vecchia amica.

 

Il problema più grande di vivere lì però erano le battaglie per il telecomando dopo cena. Non vi era dubbio che Qui, Quo e Qua fossero i figli di Della e i nipoti di Paperino, ogni sera combattevano come indiavolati. Ma la sfida maggiore era Gaia, che faceva pieno affidamento sull'addestramento datole dalla nonna.

 

Ogni sera il giovane Jedi era dunque costretto a destreggiarsi tra trappole, imboscate e morsi da parte dei quattro paperetti( sei quando venivano anche Lena e Violet) per poterzi spaparanzare in pace sul divano e mettere un programma decente.

 

Quella sera la lotta fu particolarmente intensa, più di una volta si arrivò a distruggere uno dei cimeli di Paperone nonostante le protezioni di cui godevano. Ventus fu infine costretto a intrappolare di nuovo i ragazzi in una gabbia di luce e a lanciare loro un piccolo Stop per ogni evenienza.

 

Si sdraiò quindi sul bel divano in velluto e accese il televisore olografico, cominciando a fare zapping. Capitò sullo show di una certa Raven, che faceva oroscopi, su una puntata dei Muppet e su uno spettacolo musicale della Corte dei Miracoli, tenuta dal capo clan, il giullare Clopin.

 

Infine trovò la diretta di un match al colosseo di Olimpia. I contendenti erano un ragazzino umano dai capelli castani e uno Zygerryan, al cui comando si trovava Phantom. Riconobbe subito che lo scudo usato dal primo era un Keyblade nel suo Cambio forma, ma quando lo vide sparire per lasciare spazio a un'altro Keyblade, sputò tutta la bevanda che aveva preso.

 

“ Ventus, ma quello è il tuo Keyblade.”, osservò Qua.

 

“ Non solo, ne ha usati due. Per quanto ne so è un'abilità rarissima.”, aggiunse Gaia, i cui occhi erano incollati allo schermo olografico.

 

“ Infatti. Ma anche così non dovrebbe avere il mio Keyblade. Significa che è il ragazzo che stiamo cercando.”, affermò Ventus, fiondandosi nel corridoio.

 

“ Dove vai?”.

 

“ Ad avvertire vostro zio. Dovevamo aspettarci che Topolino avrebbe mandato il ragazzo da Ercole, nessun'altro avrebbe potuto proteggerlo così.”, rispose rapidamento il biondino, sapendo che molti altri avrebbero visto quel video a breve. Diversi di loro non dalla loro parte.

 

 

 

 

*****

Con un rapido movimento, Sora roteò la sua nuova arma e la lanciò contro l'Esper. La croce si trasformò a mezz'aria in un abbagliante lampo di luce che bloccò la vista di Yozora e degli spettatori più sensibili. Quando fu nuovamente possibile vedere, tuti videro che Phantom era stato tagliato in più parti, ognuna che emanava un bagliore incredibilmente intenso dalle ferite.

 

Come sempre quando veniva sconfitto, l'avatar di Phantom sparì rilasciando un senso di assoluta pace che si diffuse per l'intera arena. Anche il suo evocatore ne fu influenzato. Yozora chiuse gli occhi e chiamò a se il compagno, riponendo le armi.

 

“ Mi arrendo.”, disse dunque il mago blu, indicando Sora come legittimo vincitore. Questi fu sul punto di fargli i suoi complimenti per l'entusiasmante scontro, ma si ritrovò la spalla presa da Ercole.

 

“ Dichiaro vincitore la squadra Heart. I miei complimenti a tutti i partecipanti del torneo e un grazie a voi spettatori. Auguro a tutti voi un magnifico spettacolo e buona fortuna a tutti i partecipanti.”, disse sbrigativo il gladiatore prima di trascinare istantaneamente Sora nel proprio camerino, lasciando sbighottiti gli spettatori e gli amici dello spadaccino.

 

“ Sora, ma ti rendi conto di cosa è successo?”, domandò l'uomo al suo allievo dopo aver chiuso la porta a chiave ed essersi assicurato che nessuno ascoltasse.

 

“ Qualcosa di fantastico... no?”, disse debolmente Sora, il cui sguardo era più confuso che mai, ancora euforico com'era per l'improvvisa vittoria. Ercole sospirò, poggiando un braccio sul frigo dove teneva le sue bibite energetiche.

 

“ Sì, è qualcosa di davvero fantastico, anzi, miracoloso. Finora un jedi ha usato al massimo due keyblade. E anche in quel caso è un'abilità rarissima, gli unici che credo siano capaci di farlo oggi sono Vader e una sua allieva. Ma nessuno ne ha mai evocati tre... assumendo quello sia il tuo limite.”.

 

“ Pensi possa usarne anche altri?”, chiese, pensando alla possibilità di evocare allo stesso tempo una vera e propria tempesta di lame da scagliare contro i suoi avversari. Anche alcuni dei suoi idoli avrebbero avuti problemi a difendersi a essa, una volta perfezionata.

 

“ Non so. Come ti ho detto sono in molti a sapere dei Keyblade, ma le leggende sui loro utilizzatori sanno essere incredibilmente confuse. Specie quelle precedenti alla scomparsa della Repubblica. In ogni caso ragazzo mio, miliardi di persone hanno appena visto il tuo incontro e molti altri miliardi lo vedranno a breve via streaming. Parecchi verranno qui per chiederti di unirti a loro. Farò del mio meglio per proteggerti, ma preparati.”.

 

“... Grazie, maestro. Spero di poterla ripagare un giorno.”, disse commosso il custode del Keyblade.

 

“ Non pensarci neanche, è il mio dovere. Noi avventurieri non siamo semplicemente mercenari e drogati d'adrenalina. Siamo coloro che guidano la galassia nella sua prossima evoluzione, che servono da esempio per ogni generazione, un peso che un giorno cadrà anche alle tue spalle. Passando ad argomenti più allegri, ecco il tuo premio intanto.”, disse il gladiatore prendendo una grossa coppa su cui era raffigurato Pegaso.

All'interno si trovavano almeno duemila munny, un paio di accessori e un boomerang dall'aria molto tagliente.

 

A cena il custode raccontò ai due compagni di squadra quanto detto da Ercole e chiamò di nuovo i propri genitori, dicendo loro di aver vinto uno scontro importante senza dilungarsi troppo.

 

Prima di dormire, ignorando il russare degli altri allievi, Sora pensò a quanto successo negli ultimi mesi, dall'attacco alla scoperta di questo nuovo potere. Immaginò i suoi genitori, probabilmente ancora spaventati per lui, e i suoi amici, due dei quali dispersi chissà dove.

 

' Non ti deluderò. Non deluderò nessuno di voi.', si disse mentalmente prima di abbandonarsi al mondo dei sogni.

                                                                                                                 *****

Altro scontro che mi ha dato una manciata di problemi nello strutturarlo. Forse avrei dovuto evitare di mettere Angela in squadra coi ragazzi, visto che non fa poi molto. Finalmente scopriamo dunque il motivo per il quale Sora è tanto ricercato, spero che sembri abbastanza sensata, nel prossimo capitolo vedremo le conseguenze che avrà per la sua carriera come avventuriero.                                                                                                                                                                                                                  
Yozora( proveniente da Kingdom Hearts 3, prima come protagonista di un finto trailer e poi come super boss nel vero finale del gioco)
Razza:Zygerrian ( provenienti da Clone Wars, dove sono gli antagonisti di una mini saga)
Classe: Mago blu, tiratore e ladro
Punteggio midi chlorian: 2000
Allenza: Ercole, sè stesso e il proprio spectrobe, dotato di alcune abilità a base di fulmine e ghiaccio. Ha stretto un contratto con Phantom( Eidolon/esper/ come lo volete chiamare da Final Fantasy 6)

Poooooi, riguardo gli 'stili' e trasformazioni che ho citato nei precedenti capitoli, se non si fosse capito sono quelli da Birth By Sleep. Lì come qua consistono nell'utilizzatore che si stracarica di energia( elementale e non) per utilizzare nuove potenti mosse. Ho deciso di cambiare il nome in Trance, che sarebbero invece le trasformazioni in Final Fantasy 9 e sarebbero usate per lo più da personaggi che non usano il Keyblade. Oltre a queste potrebbero apparire le unioni- D, con cui si usano tecniche di personaggi con cui si possiede un certo legame, e ovviamente ci sono i Limiti dai vari giochi. A presto, per qualsiasi chiarimento chiedete pure.

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Capitolo 11
*** Contesa ***


Come previsto da Ercole, il colosseo fu rapidamente preso d'assalto dagli esponenti di moltissimi clan. Decine, forse addirittura centinaia di avventurieri, diversi per fama e razza, si erano radunati a Olimpia pretendendo di fare una proposta a Sora.

 

Non appena il ragazzo aveva osato uscire dal colosseo si era trovato sommerso da ogni genere d'offerte, che variavano da una semplice somma oscena di munny, l'essere addestrato da interi gruppi di avventurieri del più alto rango, al diventare addirittura un capo clan una volta guadagnata sufficiente esperienza.

 

Sora era comunque troppo confuso per formare una risposta coerente a quell'enorme folla, quindi Ercole venne subito in suo soccorso da bravo maestro. Un potente fulmine partì dalla porta del colosseo per raggiungere il cielo e zittire la forza con un rombo che nulla aveva da invidiare ai motori delle migliori astronavi. Ercole uscì pervaso da altri saette di vario colore lungo tutto il corpo.

 

“ Signori. Vedo qui davanti a me la cremè de la cremè di questa galassia. Sono più che onorato di chiamare molti di voi miei amici, e non pochi sono stati da me addestrati. E questo rende il vostro comportamento ancora più vergognoso ai miei occhi. Tutto questo putiferio per un solo ragazzo che capisce a malapena cosa sta succedendo?”, disse il guerriero camminando davanti alla folla, nella voce e negli occhi un'inimitabile nota di rimprovero, enfatizzati dal suo piccolo spettacolo pirotecnico. Alcuni dei presenti si strinsero nelle spalle dalla vergogna.

 

“ Intendi tenerlo qui per sempre?”, si lamentò un grosso drago umanoide, scatenando un'altra serie di lamentele da parte dei presenti, rapidamente fermata da un nuovo fulmine, ben più rumoroso e grande. Ercole puntò quindi un dito a chi aveva appena parlato, avvolgendo la falange con altre scintille scintille elettriche prima di rivolgerla al cielo.

 

“ No, è vostro diritto farli una proposta di qualsiasi genere. Ma questo è comunque il mio territorio, e lo farete alle mie regole. Si terrà un torneo. Il vincitore potrò parlare per primo con Sora.”, stabilì con voce stentorea e irremovibile.

 

*****

 

La maggior parte dei primi scontri si erano consumati in fretta, gli avventurieri più potenti avevano fatto un lavoro rapido coi loro colleghi meno esperti prima di dare il via a spettacolari seppur brevi scontri di massa, i cui vincitori si misero quindi a duellare a turni. Se paragonata alle solite competizioni, il tifo era ridotto al minimo, al massimo un paio di avventurieri incoraggiavano gli amici appartenenti ad altri clan.

 

Tra i tanti emissari mandati a parlare con Sora, c'era Cloud Strife degli Avalanche. Era un guerriero molto muscoloso con capelli biondi sparati in aria e vestito con un lungo abito nero. Sulla schiena teneva un'enorme spada dalla lama ricurva, diviso da alcuni segmenti. Lo spadaccino osservava ora Sora ora l'arena con un'espressione indecifrabile, mangiando ogni tanto il bento preparatogli dai compagni.

 

“ Che ne pensi, Cloud?”, chiese una voce sopra di lui. Il responsabile era un uomo della stessa età di Cloud, con capelli neri più corti, vestito con un cappotto pesante e che alla vita teneva una spada con un'elsa simile al manico di una pistola. Si chiamava Squall Leonhart, tra gli assi del Clan Garden. Lui e Cloud erano.... beh, amici per quanto potessero esserlo due delle persone più taciturne e schive della galassia.

 

“ Sul ragazzino con tanti Keyblade? Mah, ha un'abilità interessante, ma non lo rende certo un dio. Il tutto dipende da come si allenerà.”, sbuffò il biondino, stringendo le braccia al petto mentre buttava ancora gli occhi sul fascio di nervi per cui tutti si erano radunati lì.

 

“ Per ora. Con sufficiente esperienza? Potrebbe essere il nuovo Vader.”, commentò Squall, seppur con una certa cautela. Più di una manciata dei presenti era stata addestrata o salvata dal potentissimo Custode o in alternativa era stata in passato parte del Clan Eclipse, lasciandolo per un motivo o per l'altro. Avrebbero potuto non apprezzare un tale affronto al loro precedente signore.

 

“ Non esageriamo. Anakin Skywalker è diventato quello che è non grazie al Keyblade, ma grazie a tutte le sue gesta e all'affinamento delle sue abilità che continua ancora oggi. Non basta saper usare parecchi Keyblade per pareggiarlo.”, contrabbattè l'Avalanche, che aveva incontrato da bambino il capo degli Eclipse, prima ancora che cominciasse a indossare la maschera.

 

All'epoca aveva protetto la sua città, Midgar, con l'aiuto della moglie Padmè e della discepola Ahsoka Tano, la prima a finire sotto la sua ala. Cominciò ad allenarsi prendendo ad esempio lo stile del leggendario guerriero, prima di creare uno stile tutto suo e unirsi al Clan Avalanche, che pochi anni dopo subì una tragedia non troppo diversa da quella che gli Eclipse soffrirono anni prima, perdendo una buona parte dei Custodi reclutati con così tanta difficoltà.

 

 

 

“ E su questo concordo. Ma resta comunque un boccone irrinunciabile per ogni clan. Ormai possiamo solo vedere come si evolve la situazione. A proposito.... notizie da Lui?”, chiese casualmente Squall, riferendosi al responsabile della suddetta tragedia. Il viso di Cloud si incupì ancora di più nel pensare al suddetto Lui.

 

“ Crediamo che Malefica gli abbia fatto un'offerta. E a essere onesti Barret vuole reclutare questo Sora anche perchè ci permetta di sconfiggerlo una volta per tutte.”, disse incrociando le braccia, nascondendo le dita strette fin quasi a far scrocchiare le ossa.

 

' Sephirot... la resa dei conti è vicina.', pensò col viso scosso dall'ira.

 

*****

L'improvvisata competizione arrivò rapidamente alle finali, che videro come contendenti Alice Kingsley, del clan Madness, e lo stesso Cloud.

 

La prima era una paladina dai lunghi capelli biondi, vestita con un'armatura argentata e armata con la lama Vorpal, una lunga spada decorata da gemme azzurre lungo tutta la lama. Oltre a essere una dei più famosi combattenti del proprio clan, ne amministrava anche le finanze e la responsabile di quasi tutti i loro affari più importanti. Qualcuno l'aveva paragonata a un giovane Paperon de' Paperoni, con cui di sicuro condivideva l'ambizione.

 

“ Ora capisco perchè Paperino ha insistito tanto sulla sicurezza. Si aspettava succedesse qualcosa del genere.”, commentò Sora, intento a sgranocchiare rane fritte insieme a Grogu e Angela, mentre osservavano il duello dei due spadaccini. Lo stile di Alice era ben più tecnico e preciso, volto a cercare ogni buco nella guardia di Cloud e rendere la propria quasi impenetrabile, mentre l'altro proseguiva imperterrito da un assalto che sembrava simile a un inarrestabile turbine mentre continuava a smontare il suo spadone in altre lame di varie forme e dimensioni, mescolando impressionanti tecniche di spada in continuo mutamento a volte alternate con le proprie abilità magiche.

 

I due guerrieri proseguirono per quelle che sembravano ore tra stoccate, parate, incantesimi e sporchi trucchi che non avrebbero mai passato probabilmente la censura. Finalmente Cloud, avvolgendo la sua Buster Sword con un potente alone dorato, spinse Alice in un angolo ed eseguì una serie di tre fendenti, ognuno dei quali disegnò nell'aria un ideogramma luminoso che colpì la ragazza prima di diventare innumerevoli frammenti che si dispersero in aria.

 

La forza di quella devastante tecnica riverberò fino ai posti degli spettatori e Sora fu certo che l'armatura della paladina fosse stata distrutta lasciandola senza difese. Eppure, contro tutte le aspettative, lei si rialzò aiutandosi con la propria spada, riservando a Cloud uno sguardo che sembrava contenere una luce maligna.

 

“ Alice, per favore, arrenditi. Non voglio farti del male più di quanto sia necessario.”., disse il guerriero, tenendo comunque la sua arma in posizione di guardia, conscio che la bionda guerriera non era tipa da gettare la spugna. Avrebbe di sicuro cercato di farlo sudare ancora un pò

 

Alice gli rivolse un sorriso tronfio e prese la Vorpal con entrambi le mani, rilassando i propri midi- chlorian prima di canalizzarvi dentro una forza spaventosa.

 

“ Per favore, Cloud... non rubarmi le battute.”, disse venendo avvolta da una potentissima aura bianca e nera. Sora e Grogu sentirono un brivido scorrere lungo la spina dorsale mentre la corazza di Alice veniva sostituita da una veste azzurra e un grembiule sporco di sangue, coi suoi capelli che cominciarono ad agitarsi scurendosi lentamente, rassomigliando un groviglio di rovi in continuo movimento. La stessa Vorpal cambiò, diventando una mannaia mentre Cloud indietreggiava, la volontà di combattere sostituito da un terrore quasi ancestrale.

 

“ Ahia, non mi aspettavo andasse così oltre.”., commentò Ercole, seduto dietro i due protetti, l'espressione giusto lievemente preoccupata.

 

“ Ma che roba è... una sorta di modalità Berserk?”, chiese stupito Sora. Neanche l'Uragano di sangue usato da Grogu emanava un simile istinto omicida. Quello che avvertiva da Alice era un puro desiderio di uccidere e torturare chiunque le parasse davanti, accompagnato da una completa non curanza per la propria vita.

 

“ Una variante. Invece di basarsi sulla rabbia e sulla pura forza bruta, quest'abilità trae forza dal dolore di Alice e la sua capacità di infliggerlo. Per fortuna dei suoi avversari, diventa anche un cannone di vetro, quindi la usa solo come ultima risorsa.”, spiegò Ercole, che aveva aiutato un tempo Alice a controllare quella spaventosa abilità.

 

“Specie con uno come Cloud, che ha una forza d'attacco mostruosa, ma è anche molto stanco per ora. Si sta giocando tutto.”, capì Sora, tornando ad analizzare con occhi avidi quel frenetico scambio di colpi sempre più feroci.

 

“ Se spaventato a morte io non fossi, sul suo ciclo una battuta farei.” , commentò Grogu prendendo l'ennesima rana e guardando la tempesta di colpi che la paladina era diventata. Persino Cloud aveva problemi a resistere, e spinto in un angolo dovette evocare un Protect, che gli permette di riprendere un po' di spazio, seppur con estrema difficoltà. La sua avversaria rise sinistra, strisciando la propria mannaia sul terreno, accumulandovi altra energia nera e rossa.

 

 

“ SHOCK ABISSALE!”, esclamò alzando la spada al cielo e creando un cerchio di quell'inquietante luce attorno a Cloud. Stavolta lo spadaccino non potè fare niente se non gridare mentre veniva avvolto da quell'inferno di rosso e nero, venendo scagliato in aria con un terribile boato. Gli spettatori fissarono con un senso di terrore il suo corpo che tornava molle a terra, bruciato in più parti. Lo sfortunato guerriero ringhiò nel tentativo di rimettersi in piedi, ma potè solo buttare il capo a terra e svenire mentre arrivava Phil a prestargli i primi soccorsi.

 

“ Dichiaro vincitrice Alice Kingsley, del clan Madness. Sora, vieni a darle il suo premio.”, dichiarò grave il satiro, posando le mani sul petto di Cloud per avvolgerlo con una forte luce guaritrice, prima di porsi come appoggio per accompagnarlo in infermeria.

 

Quello poneva fine al torneo. Il clan Madness sarebbe stato il primo a fare una vera offerta a Sora, e gli altri avrebbero seguito in un ordine stabilito successivamente, in base alla risposta del Custode.

 

Questi sospirò e scese nel ring, accompagnato da una pacca degli amici, mentre Alice riprendeva il suo solito aspetto, ansimando non poco.

 

“ Una faticaccia, ma ne è valsa la pena- disse la paladina, girandosi verso il Custode- domando scusa per lo spettacolo, ragazzo. Ma c'è un motivo per cui ci chiamiamo Madness. Comunque, se ti unisci a noi qualsiasi cosa chiedi è tua. Pozioni, armature, astronavi, Spectrobes...”, cominciò a elencare la paladina, con tono sempre più entusiasta sebbene Sora non la stesse davvero ascoltando, preso come sempre dai cambiamenti troppo rapidi nella sua vita.

 

 

 

“ Un momento. Vorrei discutere anch'io col ragazzo.”, disse improvvisamente una voce, bloccando la discussione. Nello scoprire chi era appena arrivato, la mascella di tutti i presenti toccò terra. All'entrata del colosseo si trovava Paperone, accompagnato dai nipoti, Gaia, le sorelle Sabreving e un ragazzo di poco più grande di Sora con un muso da cane, lunghe orecchie nere penzolanti e un paio importante di denti, con addosso un kimono da karate.

 

“ P- paperone?”, balbettò Ercole, mentre tra gli spalti si diffuse un ininterrotto bisbigliare. In molti si aspettavano che anche il clan Disney avrebbe mandato qualcuno, ma non si aspettavano quello che era forse l'avventuriero per eccellenza.

 

“ E'.... è un onore avervi qui.”, disse Alice, porgendo un lieve inchino al papero umanoide, che le diede un rispettoso cenno prima di togliersi la tuba e avvicinarsi a Sora, gesto che non venne contestato da nessuno. E se anche avessero provato a combatterlo d'altronde che avrebbero ricavato? Solo una marea di sberle e forse qualche consiglio da quel leggendario combattente.

 

Il capo finanza dei Disney si diresse dunque da un Sora che cercava di formare due parole di seguito, la faccia una maschera di venerazione pura per quel pilastro della galassia.

 

“ Sora, è un vero piacere conoscerti- disse dunque Paperone, fermandosi davanti allo spadaccino col bastone piantato per terra- Come tutti qui, sono venuto per chiederti di unirti al mio clan. Ma non ti offro soldi, materiali, posizioni o altro. Quello che ti posso dare sono risposte.”.

 

Sora fece fatica per qualche altro secondo a parlare, riuscendoci solo quando una schitarrata, cortese regalo di Angela, scosse l'intero stadio.

 

“ Sto cercando risposte da quando ho ottenuto il Keyblade. Darei di tutto per averle.”, disse più rapido che potè prima di crollare per la mera presenza di Paperone, che annuì.

 

“ Allora vieni sulla Terra e unisciti al clan Disney. Lì si trova un altro Custode che sarà più che felice di rivelarti qualsiasi segreto si nasconda dietro gli eventi degli ultimi mesi . Tu non puoi saperlo, ma ti conosce da molto tempo. Accetti?”, chiese con un largo sorriso.

 

 

Ovviamente Sora accettò. In poche ore lui, Grogu e Angela fecero i loro bagagli e si diressero assieme al gruppo di Paperone all'aeroporto, dov'era arrivato col vascello cosmico R.S. Legacy, su cui a sua volta era stata anche caricata la navicella di Grogu. Dal canto suo l'ex capo clan aveva sperato di ricevere informazioni su Paperino e i suoi compagni, ma Ercole non aveva potuto dirgli molto più di quanto aveva riferito all'allievo mesi prima. I suoi nipoti e Max, il figlio di Pippo venuto con loro sperando in notizie sul padre, erano più sconfortati che mai.

 

Fil, Megara ed Ercole assieme ad alcuni degli allievi più vicini vennero ovviamente a salutarli. I due allenatori si raccomandarono ai tre amici di non smettere mai di allenarsi e diedero molti altri consigli, finchè a Sora non sembrò di sentire i suoi genitori.

 

“ Sora, prima che tu vada ho un regalo per te.”, disse Megara a fine discorso, premendo un pulsante sul suo prizmod col risultato di far apparire davanti a Sora un piccolo flusso di dadi che si materializzò infine in una piccola culla volante. Sora guardò l'interno della culla, assumendo un'espressione sorpresa.

 

“ Un elefantino?”, chiese un po' incerto.

 

Nella culla stava infatti dormendo un piccolo cucciolo di elefante con orecchie enormi e diversi simboli a decorare la sua pelle grigiastra, cosa comune per molti Spectrobes. La proboscite era chiusa attorno a un piccolo sonaglio, facendo sciogliere Angela, Gaia e le sue amiche alla sola vista. Megara gli carezzò la testa e cominciò a raccontare.

 

“ Ieri mi ero recata al canyon di Micene per prendere alcune erbe particolari, e ho trovato un'elefantessa che stava lottando disperatamente con alcuni sciacalli. Non ho fatto in tempo a salvarla, ma sono riuscita ad allontanare quelle bestiacce dal batuffolino. L'ho portato qui sperando che si legasse a te. Ti servirà tutto l'aiuto possibile ora.”, raccontò dolce chinandosi davanti al novello avventuriero.

 

Il piccolo Spectrobe si svegliò con un enorme sbadiglio, rivolgendo i suoi occhioni blu verso Sora. Meg passò a Sora un ciuccio e lui lo abbassò con cautela al cucciolo sotto lo sguardo incoraggiante di Ercole.

 

La sua proboscide si avvolse alla mano di Sora, che sentì un misterioso calore scorrergli nel corpo, originato dai suoi midi chlorian e da quelli del piccolo. Sapeva che il loro legame era stato sancito e gli carezzò la testolina grigia, sentendosi finalmente meno solo, accompagnato ora da un'anima a lui vicina.

 

“ Penso lo chiamerò... Dumbo.”.

                                                                                                     *******
Ercole
Razza: Umana
Classe: Gladiatore, guerriero, monaco, parzialmente mago nero( ma solo per le magie basate sul fulmine)
Lealtà: Sè stesso, i propri allievi e chiunque si guadagni il suo rispetto.
Livello Midi chlorian: 40.000


Ok, chi si aspettava di vedere Dumbo come Spectrobe di Sora? Almeno qualche altra citazione al primo gioco dovevo farla, pur essendo questo un lavoro inteso per stravolgere la lore. Spero che le brevi discussioni e il duello siano stati di vostro gusto. All'inizio avevo pensato di fare un capitolo separato dove Paperone avrebbe parlato con Ercole e i suoi accompagnatori avrebbero avuto uno sparring con Sora e compagni. Dal prossimo capitolo, dopo un'altra dura battaglia, comincierà il Flashback sulla guerra dei Diafani e gli eventi immediatamente successivi. Consigli apprezzatissimi. A presto.

Cloud e Squall sono i protagonisti rispettivamente di FF7 e 8.
Max è il figlio di Pippo nella serie animata a loro dedicati e nei film tratti da essa( se le recensioni non cominciano con ' GOOFY FUCKS?!', mi riterrò estremamente deluso)
Per Alice ho utilizzato la versione dei film di Burton con qualche elemento dalla serie di videogiochi American Mcgee's Alice.
La R.S.Legacy è il vascello de 'Il pianeta del tesoro'.

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Capitolo 12
*** La regina dei draghi ***


 

Mandalore era un nome che si poteva ascoltare in quasi il 30% dei poemi epici di tutta la galassia, nel bene o nel male. Su quel pianeta, tanto simile alla Terra nonostante la maggioranza di zone aride e l'atmosfera dal colore grigiastro, era nata la cultura guerriera più famosa degli ultimi diecimila anni, che era giunta nel corso di quel periodo a inglobare un gran numero di razze campagna dopo campagna. Anche allora molti dei migliori guerrieri mandaloriani costituivano la spina dorsale di diversi clan, dove non era raro ottennero posizioni d'alto rango.

 

E quel giorno uno dei suoi più famosi e potenti figli stava per tornare a casa. Rex teneva le braccia incrociate, ritto accanto alla sedia di comando dell'Executor, l'astronave di classe Dreadnought utilizzato generalmente da Vader per muoversi da un pianeta all'altro o per ingaggiare i nemici del clan in spettacolari scontri siderali.

 

Il guerriero sembrava particolarmente nervoso per qualche motivo, sebbene a un osservatore più attento sarebbe semplicemento apparso come lucidamente freddo, in maniera non molto diversa dal suo signore.

 

“Stiamo per atterrare su Mandalore, mio signore. La duchessa Freya la aspetta già allo spazioporto.", disse la piatta voce di Thrawn, primo suono a interrompere il silenzio della plancia da diverse ore, se si escludevano i rumori dei sistemi. Vader era stato seduto per tutto il tempo alla poltrona del comandante accanto al suo vide ed R-2, la mano sulla sua maschera mentre teneva gli occhi fissi sulle stelle, perso in chissà quali pensieri. A sentire l'annuncio del suo luogotenente, si alzò con calma in piedi stringendo il suo mantello.

 

" Riferisci che io, R-2 e Rex saremo i soli a scendere, e che una volta conclusa la nostra discussione lasceremo il pianeta.", ordinò secco il Sith, prima di allontanarsi col sovramenzionato vice per dirigersi alla rampa. Thrawn fu quasi sconcertato dall'atteggiamento del suo capo clan: Lord Vader era solito esigere che un compito venisse sbrigato nel minor tempo possibile e soprattutto con la massima competenza, ma quella fretta era alquanto strana persino per lui. Durante la guerra civile di Mandalore, istigata dalla Death Watch e dal nascente cartello criminale di Maul, il clan Eclipse era stato l'ago della bilancia che aveva permesso alle forze di Freya di vincere e far tornare l'ordine.

 

Era stata l'occasione in cui la galassia aveva scoperto che menomato o no, Anakin Skywalker restava comunque il guerriero che aveva ucciso Cornelius e che non avrebbe permesso a nessuno di strappargli via quel primato. Civili e soldati lo rispettavano immensamente, così come la duchessa, quindi perchè trattava questa visita come una tale seccatura?

 

" Curioso sul perchè il nostro amato capo sia così sbrigativo, vero?", domandò Shan Yu, intento a lucidare la propria spada. L'ammiraglio dalla pelle blu annuì.

 

" Dovessi fare una supposizione, direi che ha a che fare sull'incontro che ebbe con Freya subito dopo la guerra. E di cui Rex evita sempre e comunque di parlare- rispose Thrawn, stringendo pensoso le dita guantate- tu eri lì con loro, se non ricordo male. Puoi chiarirmi questo dubbio?".

 

" Sì, sarà un buon modo per passare il tempo – affermò il generale, ordinando del caffè a uno dei sotto ufficiali e sedendosi davanti all'amico- Come sai, la Death Watch fu schiacciata una volta per tutte dalle nostre forze quando Freya sconfisse Maul in duello ed evocò il pieno potere della Dark Saber per disperdere il suo esercito. Dopodichè, mentre i festeggiamenti imperversavano nella capitale, si diresse alle tombe di Sabine e Bo- Katan..."

 

10 anni prima, poco dopo la fine della guerra di Mandalore

 

Freya, scortata dal fido Boba, aveva passato quasi due ore a parlare alle tombe delle sue sorelle mentre attorno alla cattedrale in cui si trovavano continuavano a infiammarsi i festeggiamenti per la vittoria.

 

L'appena nominata duchessa era una burnesiana, una razza di uomini ratto, alcuni dei quali erano rimasti affascinati dai costumi mandaloriani al loro primo incontro. Paragonati ad altre specie di roditori umanoidi, i burnesiani erano molto più alti e longinei, possedevano un muso più affilato e una pelliccia azzurra, oltre a gambe dotate di due giunture che li rendeva degli abilissimi saltatori. Non a caso Freya, una volta raggiunti i requisiti, aveva padroneggiato come pochi altri la classe dei dragoni( o draghieri).

 

Boba appariva invece come il perfetto guerriero mandaloriano. Era ammantato da una splendida armatura verde smeraldo, l'elmo non lasciava scoperto niente, anche gli occhi erano appena visibili dietro la visiera. Teneva in mano un pesantissimo fucile fatto con ossa di Spectrobe e alcuni rari metalli, dietro la schiena il fidato jetpack. Appariva come una statua d'altri templi mentre fungeva da guardia del corpo alla sua duchessa, con cui condivideva il rimpianto.

 

 

 

La draghiera aveva guardato fin da piccola alla grazia e all'intelligenza di Sabine, e non desiderava altro che riuscire ad onorarla col suo appena iniziato governo. Per Bo- katan... poteva semplicemente sperare che ovunque fosse i loro dei l'avrebbero perdonata per il ruolo avuto in quel sanguinoso conflitto e per aver tradito i loro legami di sangue. Non di meno aveva ammirato lo spirito determinato della sorella di mezzo e aveva giurato di combattere col suo stesso ardore se un altro pericolo avesse toccato il loro pianeta natale. Quando la nuova Duchessa fu sul punto di alzarsi e ritornare ai festeggiamenti che aveva lasciato, un suono di passi felpati rivelò a lei e alla propria guardia del corpo la presenza di Darth Vader, accompagnato a sua volta da Rex e Shan- Yu.

 

" Domando scusa per disturbare il vostro cordoglio, mia signora, ma avevo bisogno di parlare con voi riguardo il mio compenso. Intendevo chiedere un extra che spero non pesi troppo sulle vostre spalle.", cominciò il portatore di Keyblade, con un tono cortese ma estremamente autoritario, lo stesso che riservava ai propri uomini nei suoi momenti più calmi.

 

" Nessun disturbo, lord Vader. E dopo quanto voi e il vostro clan avete fatto per i miei uomini, potete chiedermi qualsiasi extra desideriate. Anche se mi domando cosa possiate chiedere di più dell'1 per cento delle nostre tasse dei prossimi cinque anni.", rispose allo stesso modo Freya. Era incredibilmente grata a Vader per quanto aveva fatto in quel periodo disastrato. Ma allo stesso tempo conosceva il gioco che il Sith usava su alleati e sottoposti e non aveva intenzione di venirne invischiata assieme al proprio popolo. Soprattutto perchè si conoscevano da ben prima che indossasse quella maschera, e già allora avevano combattuto insieme molto a lungo.

 

" Non è una questione di soldi. Neanche di favori, almeno non nel modo in cui si intendono nel nostro ambiente. Voglio solo farvi una domanda- spiegò Anakin avvicinandosi gradualmente alla duchessa, fermandosi proprio di fronte a lei e torreggiandola con la propria altezza, simile a una statua dell'ossidiana più nera- lui è vivo?"

 

Freya deglutì. Aveva temuto per mesi quel momento, forse ancora più che fronteggiare da sola Maul. La risposta a quella singola domanda avrebbe significato il futuro dei rapporti tra lei e il clan Eclipse. Una menzogna come minimo avrebbe significato un'altra guerra che avrebbe fatto sembrare quella appena conclusa una rissa tra apprendisti.

 

" Se vuoi sapere dov'è, non ne ho idea.", disse veritiera la Burnesiana, attorcigliando nervosamente la coda, il rumore del respiro di Vader che si faceva quasi assordante per il suo udito, finendo per sembrare ancora più grande e minaccioso.

 

" Non voglio sapere dov'è. Voglio solo sapere se è vivo. Scoprirò il suo nascondiglio da solo, per dimostrargli quanto bene mi abba addestrato. Questa è la migliore e unica vendetta che voglio concedermi.", chiarì il Sith, facendo involontariamente alcuni gesti con le dita robotiche. Boba, vedendoli, pensò stesse per eseguire qualche incantesimo e strinse la presa sul fucile, allarmando a sua volta Rex, che mise mano a una delle sue fondine. Shan- Yu per un istante condivise il nervosismo di Freya e si chiese se i due fratelli Fett sarebbero arrivato al punto di combattere tra loro pur di difendere i rispettivi signori. Per sua fortuna la duchessa non volle resistere oltre.

 

" Sì, lord Vader, colui che cercate è vivo. L'ultima volta lo vidi supportare le nostre truppe contro un'orda di Spectrobes catturati e schiavizzati illegalmente da Maul. Senza il suo aiuto probabilmente l'intero fianco ovest delle nostre difese sarebbe crollato.", confessò dunque Freya a braccia strette. Con un'ultimo respiro di Vader, l'atmosfera nella stanza perse la tensione che l'aveva permeata in quegli interminabili secondi.

 

" Vi ringrazio molto, mia signora. Perdonate se vi ho sottratto più del dovuto alla vostra gente e soprattutto se vi ho minacciato- le rispose il Sith con tono più pacifico, prima di fare un cenno ai suoi luogotenenti- amici miei, porgiamo anche noi i nostri omaggi a lady Sabine, dopodichè torniamo alla festa. Credo le genti di Mandalore vorranno godere ancora un pò della presenza dei suoi salvatori.".

 

Mentre i tre uomini si inchinavano davanti alla tomba della precedente governatrice, Freya

e Boba si diressero fuori dalla cattedrale e Shan- Yu fu certo di aver udito un sospiro di sollievo da parte della donna
 

Oggi

 

Thrawn bevve lentamente il suo caffè, riflettendo con sguardo cupo sulla storia appena narratagli.

 

“ Mhh, non mi stupisce Rex non ne voglia parlare. Deve vergognarsi alla sola idea di aver quasi alzato un'arma contro suo fratello maggiore.”, disse schietto accavallando le gambe. Shan-Yu annuì, inarcando le fauci in un malinconico sorriso.

 

“ Puoi dirlo forte, quella notte ha passato quasi tre ore sotto una doccia bollente. Comunque ora puoi immaginare perchè né Vader né Freya siano tanto felici di rivedersi.”.

 

“ Considerando che lei ha praticamente nascosto Obi-Wan...”, borbottò l'ammiraglio chiedendo altro caffè.

 

Nel bel mezzo dell'aeroporto, Freya Kryze attendeva con ansia l'arrivo di Vader e del suo seguito. La duchessa non era molto cambiata nei suoi anni di governo a parte qualche ruga. Indossava una mantella scarlatta e un cappello dello stesso colore, facendola sembrare più una maga rossa che una draghiera. Alla cintura teneva in vista la spada laser che aveva vinto a Maul anni prima: la Dark Saber, simbolo del comando di Mandalore.

 

Aveva battuto nervosamente il piede a terra per vari minuti, finchè a qualche metro da lei non apparvero Vader, Rex ed R-2 in una luce azzurra.

 

“ Mia signora, sono onorato di rivedervi.”, disse il mandaloriano, porgendole un lieve inchino mentre anche R2 si avvicinava allegro alla Burnesiana, che gli carezzò gentilmente il capo.

 

“ Anche per me è un piacere rivedervi tutti. Spero però che quell'orso del vostro capo sia di buon umore.”.

 

L'impianto respiratore di Vader emise un suono simile a un sospiro seccato. Si unì al proprio vice ed R2, offrendo una mano a Freya. Dopo qualche secondo di esitazione i loro sguardi si incontrarono e lei ricambiò la presa.

 

“ Vorrei dire che è il caso. Ma non sono venuto a portare notizie piacevoli.”, stabilì secco il capo clan, ignaro che qualcuno si era accorto di lui. La zona si riempì in fretta di bisbigli e occhiate minacciose, mentre Freya si morse grave il labbro.

 

“ Via comunicatore avevi detto che riguardavano Mando, no? Non lo sento da otto mesi, quand'era venuto qui per un breve periodo di riposo.”.

 

“ Ci vorrebbe un posto appartato per parlarne. Senza nessuna possibilità che ci ascoltino.”, pretese il capo clan, mentre Freya impallidiva.

 

“ O che ci distruggano il polso.”, disse indicando la folla dietro Vader. I due guerrieri erano stati circondati da una folla di avventurieri e civili, la maggior parte dei quali tenevano in mano taccuino e penna. Ammiravano il Sith e il suo seguito come fossero un banchetto del Ringraziamento.

 

“ LORD VADER, UN AUTOGRAFO!”, urlò il primo di loro, scatenando un'assalto al quartetto per ottenere un'autografo o un selfie.

 

“ PROTECT!”, esclamò Vader, circondandosi assieme ai compagni e Freya con una barriera quadrangolare dal colore arancio. I suoi ammiratori vennero respinti via di vari metri e una volta ripresi tentatorono di entrare battendo sullo scudo.

 

“ Mio signore, io ed R2 li tratterremo. Voi scappate assieme alla duchessa.”, disse Rex, evocando i suoi enormi tirapugni per prepararsi all'impatto mentre R2 lanciò un coraggioso trillo. Vader fece lentamente cadere la barriera da lui creata, ringraziando i due compagni con un cenno. L'ultima volta che aveva firmato autografi a una fiera per avventurieri si era rotto entrambe le protesi.

 

 

“ Anakin, salta su!”, ordinò Freya attivando il suo Prizmod, da cui parti una luce sfolgorante. Dietro di lei apparve un grosso drago azzurro.

 

Rispetto ad altri Spectrobe dalle fattezze draconiche, la creatura appariva decisamente corpulenta, aveva un viso non molto minaccioso, un po' allungato e dagli occhi gentili, cinta da due orecchie simili a piccole membrane. La schiena invece presentava un'ondulata escrescenza ossea e due piccole ali. Anche gli arti sembravano piuttosto inadatti a un signore dei cieli, essendo quegli inferiori su cui poggiava tutto il peso piuttosto corte e quelle zampe superiori più simili a mani umane.

 

Si chiamava Giles. Le sorelle Kryze avevano trovato il suo uovo quando erano ancora bambine e si erano prese cura di lui fino al momento in cui le rispettive scelte sul futuro di Mandalore le separarono, facendo piangere il gentile drago, che si chinò per far salire sia la propria padrona che Vader. Egli però rimase immobile, osservando l'orda di fan che tentavano di superare Rex ed R2, che resistevano con le unghie e con i denti a quell'assalto.

 

 

 

“ Un vero signore dei Sith non fugge mai- disse con voce incredibilmente determinata, enfatizzata dal suono dei suoi impianti-.... ma io mi limito a vestirmi come loro, quindi posso scappare quanto mi pare!”, gridò all'improvviso saltando su Giles, che decollò via dallo spazioporto, raggiungendo la città con la velocità di un jet. Atterrò su uno degli edifici più alti e una volta scesa, Freya gli lanciò come ricompensa una torta alle mandorle di Rotan come ricompensa.

 

 

“ Uff, dovremmo mettere delle regole per limitare questo tipo di interazioni. Comunque, Vader, che è successo a Mando? E' forse nelle tue grinfie?”, chiede sospettosa la duchessa, alzandosi sulla punta delle zampe per guardare Vader dritto nelle ottiche della sua maschera. Questi scosse la testa.

 

“ Mi piacerebbe molto averlo dalla mia parte, ma purtroppo è prigioniero della peggiore alternativa. Si trova su Tenebrae, in custodia degli Strecken. Sembra che stia addestrando una delle loro ultime reclute, un certo Riku. Credo che Malefica Mando venga sconfitto dal suo nuovo allievo, rendendolo il nuovo possessore della Dark Saber, ma sotto il suo diretto controllo.”.

 

Freya strinse le unghie nel palmo delle mani nel ricevere la notizia, quasi cadendo disperata in ginocchio. Tanta fatica per nascondere quel devastante oggetto, affidandolo a Mando mentre lei teneva una copia come specchietto per le alloddole, e ora era nelle peggior mani possibili.

 

“ Oh, no. Malefica... dovevo aspettarmi sapesse qualcosa della Dark saber. La conoscenza di Cornelius sulle leggende della Repubblica era seconda a pochi, le avrà detto qualcosa.”, disse portandosi le mani alla bocca e cominciando a camminare nervosa

 

“ Già, quando combattemmo non fece altro che parafrasare antichi poemi dell'epica per distrarmi- ricordò il Sith, che aveva ancora in testa la tragedia di Darth Plagueis il saggio- Ora, almeno apparentemente Mando non può evocare il potere della spada. Ma sconfiggerlo in duello è come sconfiggere te, Malefica avrebbe a disposizione una forza contro cui io stesso avrei problemi e lei o il suo campione potrebbero reclamare l'autorità su questo pianeta e tutte le famiglie mandaloriane rimaste.”.

 

“ Preparerei subito i miei uomini migliori per soccorrere Mando. Ma nessuno sa dove sia Tenebrae.”, dovette ribattere seccata Freya. Avrebbe voluto mandare immediatamente una delle squadre che aveva messo insieme per situazioni simili, ma Malefica aveva dato carte false nel corso degli anni per nascondere la sua base.

 

Sotto la maschera Vader inarcò le sue labbra bruciate.

 

“ Nessuno eccetto me e il mio infiltrato tra gli Strecken. So da anni dove si trova la loro base principale, aspettavo solo che facessero il passo più lungo della gamba per avere una scusa e attaccarli.”, confessò facendo sbarrare gli occhi della governatrice di Mandalore.

 

“ Tipico di te, ma non posso dire di essere molto diversa. Ho mandato Boba tra gli Hutt apposta perchè mi passasse tutte le informazioni che trovano su Maul.”, rispose lei, stringendosi la coda tra le mani.

 

“ Ancora deciso a ucciderlo? ”, domandò Vader e l'umore della donna cambiò in un istante. In tutta risposta Freya fece apparire la sua lancia, la Baffo di drago. Al di là del nome non molto minaccioso, tutto in quell'arma , dalla punta dorata divisa in più sezioni all'asta azzurra e bianca indicava uno strumento fatto unicamente per uccidere, sostituendo la paura dell'avversario con la rabbia del suo portatore.

 

“ Ti aspetti per caso un discorso sul perdono, sul come abbia abbandonato il mio odio per lui?- ringhiò la Burnesiana, alzandosi di nuovo per guardare il guerriero in nero faccia a faccia- No, Maul è per me quello che Obi-Wan rappresenta per te. Ha ammazzato mia sorella, grazie a lui sono morti milioni di persone. Ho tutta l'intenzione di trovarlo e concludere quanto ho dovuto interrompere all'apice della guerra. La sua straziante e umiliante esecuzione.”, sibilò Freya, avvolgendosi con un'inquietante aura verde fiume che la fece assomigliare a una delle più aggressive evocazioni, evocate sul piano mortale in tutto il suo violento splendore.

 

“ LA AMIAMO, DUCHESSA FREYA!”, gridò improvvisamente un enorme coro.

 

“ Eh?”, fu l'esclamazione dei due avventurieri, che si accorsero d'esser circondati dai fan che avevano seminato allo spazio porto, in volo attraverso veicoli, jetpack o Spectrobes. Vader sapeva che stavolta non era semplicemente possibile scappare, quindi evocò Oblio e Portafortuna per mettersi in posizione assieme a Freya. Chi fosse rimasto in piedi alla fine, oltre all'autografo, avrebbe avuto anche una chance di entrare negli Eclipse.

 

“ Prima di essere presi d'assalto, posso chiederti come hai scoperto la posizione di Tenebrae? E se sai qualcosa di Grogu?”, chiese dunque Freya, preoccupata per il piccolo mandaloriano.

 

Sotto la maschera, Anakin curvò la bocca sfregiata in un ghigno quasi perverso.

 

“Grogu non sembra essere su Tenebrae, crediamo sia riuscito a sfuggire alla cattura- affermò il Custode, avvolgendo le armi con un'aura di pura tenebra, in segno di sfida agli ammiratori che si avvicinavano minacciosi- E come si suol dire... la spia migliore è quella che non sa di esserlo.”, disse dunque lanciandosi all'attacco.

                                                                                  ******

Quasi sicuramentei fan di Vader mi vorranno ora morto per aver osato ridicolizzarlo così, ma spero che escludendo la parte dei suoi ammiratori sia risultato abbastanza affascinante e minaccioso.E se questa fosse una fic harem come una di quelle che l'hanno ispirata( quella scritta da Rose du Rembrandt/ Scarlet Queen) è probabile che Freya finirebbe tra le sue conquiste assieme ad Elga,Lulu( FFX),  la Zira umanoide che uso in Sangue di Re( scritta assieme alla suddetta Scarlett), Nasira( la sorella di Jafar) e chi altro mi capita. Consigli bene accetti, il prossimo capitolo forse potrebbe arrivare a inizio gennaio, perchè ho intenzione di fare le cose per bene con un grosso evento. A presto.

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Capitolo 13
*** Ritratto dell'eroe da giovane: parte prima ***


Quando il viaggio nell'iperspazio si concluse nel mezzo del sistema solare, Sora si fiondò sui vetri dell'astronave, perdendosi nella vista del pianeta dove la sua specie aveva cominciato i primi passi nella galassia.

 

La U.S.R. Legacy, il vascello capitanato da Amelia Coppler, si avvicinò lentamente al pianeta azzurro, cavalcando i venti solari con incredibile precisione ed raffinatezza. L'ufficiale dei Disney, una gatta umanoide dai lineamenti affilati e lo sguardo granitico, si trovava sulla cima del pennone ordinando le operazioni di sbarco con l'abilità che le si addiceva come pilota veterana del clan.

 

“ Mai stato sulla Terra, ragazzo?”, chiese Paperone, divertito dalla meraviglia del suo nuovo protetto. Era la scintilla che aveva visto in infiniti avventurieri a inizio carriera, e ogni volta ne rimaneva affascinato, ricordando come lui avesse cominciato più per disperazione che per sete di gloria.


“ Mai, è la prima volta che vedo... dove tutto è iniziato.”, affermò Sora grattandosi i suoi capelli a porcospino, quasi imbarazzato.

 

“ Oh, tutti dicono così riguardo la culla della loro specie. I Twi'Lek, i Burnesiani, i Moguri, gli orchi e tutti gli altri. Ma il vero inizio e la fine di tutto è Kingdom Hearts. Da lì la Forza ha cominciato a diffondersi e a estendere la sua volontà sulla galassia, trasformando pozze di amebe in fiere civiltà e i più insignificanti trucchi in incantesimi capaci di sconvolgere un pianeta.”, affermò il capo finanze dei Disney, unendo le mani sul proprio bastone, gettando uno sguardo quasi mistico sul suo pianeta natio e incuriosendo il novellino.


“ Kingdom Hearts? Cos'è?”, chiese Sora, che sentiva in qualche modo di conoscere quel termine, come l'avesse letto su un vecchio libro tanti anni prima, così come quello che l'avventuriero più anziano aveva detto sulla diffusione della Forza. In quel momento il vascello astrale atterrò, e i due si diressero verso le uscite assieme ai compagni di viaggio.

 

“ Te lo spiegherà Ventus. Insieme a molte altre cose. Ora prenderemo la mia limousine... tenete però le mani lontani dal frigo bar, chiaro?!”, ordinò categorico l'anziano avventuriero, purtando il bastone al trio di ospiti.

 

“ Da preoccuparsi c'è?”, domandò Grogu ai nuovi amici, mentre Angela incrociava le braccia indispettita.

 

“ No, significa che comincia ad affezionarsi a voi.”, lo rassicurò Max stringendosi nelle spalle, ormai abituato a certi comportamenti dell'ex capo clan. D'altronde era stato il primo tra i presenti a sedersi sulle sue ginocchia da bambino e ascoltare i suoi consigli.

 

Poco dopo Battista riuscì a infilare tranquillamente la sua limousine volante nel traffico aereo di Città Disney, muovendola con non poca perizia tra una vettura e l'altra, mentre all'interno i ragazzi giocavano a carte o chiacchieravano, scambiandosi racconti delle rispettive avventure e trucchetti per un qualsiasi scontro. La calma di quell'ultimo tratto fu interrotta dallo schianto di qualcosa contro il tetto della macchina. Paperone si sporse dal finestrino per controllare, trovandovi sopra un'anziana papera molto nerboruta e vestita da governante, coi capelli grigi raccolti in una crocchia. La prese con un rapido movimento, mettendola con un po' d'aiuto nei posti dietro, dove Gaia le prestò le prime cure. Si trattava infatti di sua nonna, miss Beakley, nonché una dei più fidati collaboratori di Paperone, che la guardò preoccupato.

 

“ Nonna, che ti è successo? Stai bene?”, chiese la bambina, non meno in ansia, quando la donna riaprì gli occhi.

 

“ Attacco al deposito- rispose miss Beakley massaggiandosi la fronte e appoggiandosi alla moquette della macchina- I bassotti e Amelia si sono alleati, approfittando della vostra assenza. Miss Paperett e gli altri impiegati continuavano a resistere quando mi hanno scagliato via.”.

 

“ Ah, e io che speravo di buttarmi a dormire. Ci mancavano loro.”. sbuffò Quo, come se fosse una seccatura di routine. Paperone divenne rosso dalla rabbia e uscì dall'abitacolo, indicando con baldanza la direzione del deposito.

 

“ Non saranno soli ancora a lungo. Battista, odio dire queste parole, ma.... PREMI SU QUEL DANNATO PEDALE!”, esclamò irato, e il maggiordomo accelerò al massimo, raggiungendo in pochi secondi la meta, teatro di una battaglia campale.

 

La collina ammazzamotori era contesa tra i difensori del Deposito e diversi veicoli o mecha, pilotati da una moltitudine di uomini cane vestiti tutti con magliette rosse e berretti verdi. Miss Paperett, armata con due spade e spalleggiata da alcuni dei suoi colleghi, si muoveva come una saetta tagliando armature e tirando calci nonostante le ferite, ma la superiorità numerica cominciava a prevalere.

 

Uno dei Bassotti le si diresse contro con un rullo compressore, che venne però fermato prima di arrivare dalla segretaria. Il ladro tentò di ripartire più volte senza successo, prima che Paperone, che aveva fermato la ruota con una sola mano, distruggesse il veicolo con un'ondata d'energia, che allarmò tutti i contendenti.

 

“ Diamine, è tornato prima di quanto ci aspettassimo.”, si lamentò uno dei capi degli assalitori, Nonno Bassotto, seduto sul tetto del carrarmato con cui aveva sfondato il più delle difese. Come il nome suggeriva, era il più anziano della banda( età testimoniata dalla folta barba bianca e un po' dalla sua vecchia pipa) e si era scontrato innumerevoli volte con Paperone nel corso degli anni, sempre nel tentativo di prenderegli il tesoro di turno o il contenuto del Deposito.

 

“ Nessun problema, basterà procedere come da piano.”, disse invece Amelia, la strega che ammalia. Papera dal piumaggio verde e vestita di nero, così come Nonno Bassotto, anche lei si era scontrato molto spesso con Paperone nel tentativo di strappargli la sua prima moneta per farne un amuleto.

 

La maga creò una raffica di sfere d'energia che scagliò contro il rivale di sempre, ma questi schivò e parò con facilità, sparando a sua volta qualche raggio dalla punta suo bastone a chi si avvicinava troppo.

 

Quando i Bassotti mandarono avanti i loro mecha in un assalto di missili e pugni rotanti, Paperone saltò su una delle pareti del deposito, avvolgendosi di fiamme azzurre che sparò sottoforma di proiettili incandescenti contro i suoi nuovi obbiettivi, tornando nella mischia per finirli con accurate mosse.

 

“ Bagno di sole.”, pronunciò alzando un dito quanto si era fatto spazio a sufficienza. Diversi raggi di luce scesero dal cielo, toccando ogni dipendente dell'arcimiliardario e curandone le ferite.

 

“ Scappate, a questi manigoldi penserò io.”, ordinò secco l'affarista, infondendo il bastone con una fortissima luce argentea e buttandosi di nuovo nella mischia. I bassotti si armarono di coltelli avvelenati e pistole, buttandosi contro Paperone con assoluta furia.

 

“ Plasma!”, pronunciò secco il papero umanoide sbattendo il bastone a terra e generando una serie di colonne bianco azzurre di energia che travolsero i Bassotti, scagliandoli molto lontano dalla collina.

 

Un droide dei bassotti, armato con due motoseghe al posto delle braccia, tentò di attaccarlo da dietro. Il robot corse fino alle spalle di Paperone, alzando entrambe le armi e facendo tremare la terra sotto i piedi, ma l'ex capo clan si limitò ad alzare un dito contro di lui.

 

“ Wombat!”, esclamò, evocando una creatura spettrale simile al menzionato marsupiale, che si lanciò al petto del droide, passandolo da parte a parte senza che potesse fare niente a Paperone. Il papero scozzese dunque scrocchiò il collo quando partì un nuovo assalto da ogni direzione e se ne sbarazzò di nuovo con grande facilità, usando poche ma ben mirate mosse fisiche o magiche, che spezzarono la formazione nemica.

 

“ E'.... è fortissimo. Ma che mosse sono quelle?”, domandò stupito Sora, di nuovo incollato al vetro mentre ammirava l'incredibile cordinazione e forza del leggendario avventuriero.

 

“ Zio Paperone è un Geomante e un Animista, tra le altre classi di cui ha appreso le abilità nel corso delle sue avventure. Prende potere dalla terra stessa e dall'ambiente attorno a lui, scatenandone le energie più devastanti ed evocando spiriti minori.”, spiegò Qui, aprendo il tettuccio della limousine e alzando una bandiera col simbolo dei Disney, tifando per il prozio.

 

“ E siccome la Collina ammazzamotori è, assieme alle terre dei nostri antenati scozzesi e alle sue miniere, il luogo con cui è più familiare, qui non c'è praticamente nessuno che possa batterlo.”, affermò Gaia unendosi al tifo, mentre Amelia ingaggiava in combattimento il rivale di sempre. La strega gli sparò contro una serie di fulmini e schegge congelanti, prontamente schivate o parate.

 

“ Fuochi fatui!”, disse dunque Paperone, avvolgendo la sua arma con un fitto alone di fuoco azzurro che sparò contro Amelia. Questa si protesse per tempo con uno Shell mentre la fiammata si divideva in tizzoni più piccoli, impattando senza fare troppi danni prima che la strega rispondesse evocando una potentissima sfera di energia giallo arancio.

 

“ FUSIONE!”, gridò la strega, espandendo la sfera in un devastante raggio che calò su Paperone, facendo tremare l'aria stessa, le molecole che si spaccavano per la potenza della reazione nucleare.

 

“ Protezione di lana!”, esclamò di rimando Paperone, avvolgendosi con quella che sembrava una pecora traslucida dal manto estremamente folto. Il raggio atomico avvolse in pieno il magnate, nascondendolo dalla vista di familiari e dipendenti, scavando nel terreno con forza inarrestabile.

 

Quando il fumo risultato dalla deflagrazione si diradò, Paperone si rivelò praticamente indenne al di là di qualche bruciatura sulla palandrana.

 

“ Mi complimento, Amelia, la tua magia è migliorata. Ma se pensi di potermi sconfiggere qui.... Oh, quanto ti sbagli!”, rise soddisfatto l'avventuriero, ripulandosi la tuba e scioccando i Bassotti ancora coscenti.

 

“ E' inutile, io me la filo!”, urlò uno dei più grossi, mettendo via le armi e scappando lungo la collina.

 

“ Aspetta, vengo con te!”, strillarono all'unisono molti dei suoi fratelli, ruzzolando lungo il pendio.

 

“ Mhhh- mugugnò Paperone, prendendo una moneta in mano dal proprio cappello- siccome ho fretta, credo che mi sbarazzerò di quanti sono rimasti con un unico colpo.”, affermò avvolgendosi con un gigantesco alone dorato. La sua espansione sembrò il bagliore di un faro, abbagliando persino Sora e i suoi amici alla base del campo di battaglia, e venne poi concentrata nella moneta stretta nel palmo del Geomante.

 

“ Pioggia di mon...”, fu sul punto di dire prima che Nonno Bassatto sparasse una piccola granata ai suoi piedi, da cui partì un gas giallastro che Paperone non potè fare a meno di respirare, soffocando e annullando il nuovo attacco.

 

“ Oh, scusa, Paperone, mi è scappata la bomba. Vuoi riprovare?”, rise sadico l'anziano ladro. Paperone gli schioccò un'occhiataccia e ritentò il lancio della moneta.

 

“ Pioggia di monili... Pioggia di monili... Che succede?”, disse inferocito, incapace di canalizzare o persino percepire la Forza. Amelia rise sguaiatamente, cominciando a volare in circolo sopra di lui, beffandosi della sua impotenza.

 

“ Eh, eh, eh. Caro Paperone, spiacente di dirti che i tuoi midi chlorian saranno inattivi per le prossime ore. Tutto il tempo necessario a prendere il contenuto del deposito e la tua Numero uno.”, rivelò all'avversario, che strappato seppur temporaneamente del suo potere, si portò una mano al cuore, temendo che tutti gli sforzi per difendere il suo denaro si sarebbero rivelati vani.

 

La risata della strega riempì tutta la zona, arrivando fino alla limousine dove i nipoti di Paperone e i loro amici avevano assistito impotenti alla scena. Intuendo che qualcosa avesse impedito all'uomo d'affari di combattere oltre, Max aprì la porta e si fiondò sulla collina evocando uno scudo dotato di spuntone, usandolo per farsi strade tra le fila nemiche, colpendo con molta più destrezza di quanto la sua arma suggerisse e mescolando rapide schivate con precise mosse di arti marziali.

 

“ Levatevi di mezzo!”, esclamò il pippide, avvolgendo lo scudo con un velo di fuoco per poi scagliarlo contro i nemici, creandosi una via che portava fino a un terrorizzato Paperone.

 

“ Mhh, testardo come tuo padre.”, commentò impressionata Amelia, bloccando lo scudo a mezz'aria, prima che venisse rimesso da Max nel suo Prizmod, mentre anche Sora e gli altri scendevano sul campo per aiutare il loro mentore in una carica di acciaio e incantesimi.

 

“ Che avete fatto a nostro zio?”, chiese irato Qui, prendendo una balestra con cui sparò una raffica di frecce, facilmente parate da nonno Bassotto con le sue daghe.

 

“ Come gli abbiamo appena riferito, abbiamo usato un composto che disattiverà i suoi midi chlorian per qualche ora. Cortese concessione di Jabba The Hutt.”.

 

Quo, poco distante e intento a bersagliare gli invasori con una serie di magie alternati con colpi di bastone da combattimento insegnatigli da Paperino, fischiò.

 

“ Considerando quant'è forte zio Paperone, dev'esservi costato un occhio per assicurarvi facesse effetto.”, osservò il paperotto, che era il più ferrato dei tre gemelli nelle questioni finanziare. Il patriarca della banda Bassotti quasi sputò sangue al commento, e strinse irato le dita attorno all'elsa delle sue armi.

 

“ Uno? Un migliaio di occhi! L'abbiamo pagato l'ira di Bahamut e anche così siamo in debito di quasi due bilioni di crediti. Se non concludiamo il colpo, possiamo considerarci nella merda.”, esclamò prima di gettarsi nella mischia contro i tre fratelli e Gaia.

 

Nel frattempo Sora e compagni, aiutati dalle sorelle Saberwing, cercavano di avvicinarsi a Paperone, che privo dei suoi poteri saltava di qua e di là per non finire spiaccicato o bruciato.

 

“ Angela, appena prendiamo Paperone, mettiti di lato con lui e cerca di curarlo.”.

 

“ Ricevuto. Via col rock scozzese!”, esclamò la Gargoyle, prendendo il suo fidato plettro e sfregandolo sulle corde della sua chitarra, scatenando un'ondata sonica che aprì loro la strada fino al magnate. Lena materializzò una mano magica che lo portò fino a loro, prima di unire le mani con Violet per formare una barriera.

 

“ Grazie, ragazzi.”.

 

“ Troppo presto per i ringraziamenti, vecchio mio.”, lo canzonò però Amelia, evocando una spera di plasma che si abbattè sulla barriera che difendeva il gruppetto. Angela, sudando, cominciò a suonare come non aveva mai fatto prima, riempiendo la zona con musica rock che penetrò nei centri nervosi dei compagni, rafforzandoli lentamente.

 

Anche Paperone cominciò a sentirsi più rinvigorito, mentre le note a ritmo metal gli entravano nelle orecchie. Aprendo la mano, riuscì nuovamente ad evocare una fiammella azzurra, ma non era certo sufficiente a sconfiggere Amelia. Rimise la moneta nel taschino e fissò la guerriera, afflitta da ogni genere di attacchi magici a opera della fattucchiera.

 

Un'ondata di potere puro a opera sua si infranse dunque sulla loro protezione, infrangendola definitivamente e spingendoli via. Sora, seppur dolorante, si rialzò evocando lo stesso Keyblade che aveva usato nella lotta con Yozora, trasformandolo in scudo. Il moro gridò mentre un getto di fiamme lo spinse in dietro, facendo affondare i suoi piedi nel terreno. Amelia, infastidita dalla sua ostinazione, venne avvolta dall'aura dorata che in genere indicava il prossimo uso di una delle mosse più devastanti nell'arsenale di un avventuriero.

 

“ Ah, è un enorme dispiacere dover cancellare simili talenti. Ma sono troppi anni che cerco di prendere la Numero uno.”, sibilò l'incantatrice, circondandosi di tante frecce di vari elementi, che si condensarono in tantissimi aghi multicolore. A un suo gesto, quei micidiali proiettili si diressero contro Sora. Paperone, sebbene non ancora guarito, e Grogu si diressero urlando verso di lui per prendere il posto al posto suo.

 

Vennero però preceduti da una croce volante. L'oggetto si illuminò in un immenso flash, dopo il quale l'attacco di Amelia era cessato.

 

“ CHI HA OSATO?!”, gridò a squarciagola la strega, impadronita di un'ira mai avvertita fino ad allora. In risposta la croce che aveva fermato il suo attacco si piantò a terra e apparve con uno scatto il suo proprietario.

 

“ Sono stato io.”, disse Ventus, ritrasformando la croce nella sua forma normale e portando la lama dietro la schiena a fronteggiare la strega. Sora e compagni deglutirono nel guardare quel ragazzo proteggerli come una figura proveniente dalle più antiche leggende. Anche Qui, Quo, Qua e le ragazze si stupirono nell'avvertire una simile aura provenire dal ragazzo con cui avevano giocato nelle ultime settimane.

 

“ Ci conosciamo? Ah, sì, ora ricordo. Sei uno dei mocciosi di Eraqus, mi chiedevo che fine aveste fatto.”.

 

“ Accelerando.”, disse Ventus, venendo avvolto da un'alone bianco argenteo e una lieve brezza. Sparì dalla vista di Amelia e dei ragazzi, subito dopo la fattucchiera si ritrovò colpita da tutti i lati. Il suo vestito venne graffiato praticamente ovunque, mescolando i frammenti di tessuto con gocce di sangue prima che venisse spinta via dalla scopa. Allo stesso tempo anche Ventus riatterrò a terra, roteando il suo Keyblade mentre il vento che l'avvolgeva veniva amplificato.

 

“ Ciclone.”, pronunciò ancora il ragazzo, partendo all'attacco contro i Bassotti rimasti, scagliandoli fuori dalla collina, ogni fendente di spada che generava fortissime raffiche. L'ultimo sfortunato ad affrontare Ventus fu Nonno Bassotto, che vedendo arrivarre a rotta di collo quel proiettile bianco, tentò di rispondere con una delle sue Trance.

 

“ Lanciafuoco.”, esclamò l'anziano ladruncolo, ricoprendo le sue armi con fitte fiamme, che incrociò per bloccare Ventus, che preparò un proprio attacco.

 

“ BLITZ!”, gridò saltando e prendendo la spada con entrambe le mani, calando su Nonno Bassotto con tutta la forza accumulata nella corsa. Il capo famiglia alzò le daghe, focalizzando tutta la Forza che era capace di canalizzare nel parare l'attacco di Ventus, che non dovette far altro che insistere un po' di più per spezzare la guardia avversaria e spedire anche l'ultimo nemico rimasto ko, al che Amelia scattò in piedi lanciando un'altra imprecazioni.

 

“ E' finita, ragazzi- disse in un auricolare, prendendo al tempo stesso la sua scopa- Ci rivediamo alla discarica per decidere come regolarci con Jabba.”, concluse attirando a sé Nonno Bassotto con un po' di telecinesi e poi partendo a razzo in cielo.

 

I combattenti rimasti, per lo più crollati a terra per la fatica, la guardarono sparire. Infine una mano si posò sulla spalla di Sora, che si ritrovò dietro il proprio salvatore.

 

“ Ciao, Sora, è bello incontrarti di persona.”, disse Ventus con tono gentile, schioccando le dita per lanciare un incantesimo sul ragazzo e i compagni.

 

“ Tu devi essere Ven- disse l'altro Custode, rimettendosi in piedi- sai, mi sembra di conoscerti da una vita, forse anche più degli amici con cui sono cresciuto. Com'è possibile?”.

 

“ Ti spiegherò tutto, spero ti piacciano le storie lunghe.”, rispose Ven, evocando il Keyblade contemporaneamente al suo nuovo amico. Entrambi si misero a ridere.

 

Nel frattempo Paperone si avvicinò al suo Deposito, guardando rattristato i muri distrutti e i fiumi d'oro e gioielli che scorrevano dalla più piccola delle crepe, simbolo dei traguardi di un'intera vita. Una piccola lacrima scese sul suo viso piumato prima che si rivolgesse ai suoi dipendenti e ai ragazzi.

 

“ Amici e parenti miei, vi ringrazio dal profondo del mio cuore per aver protetto così il mio amato Deposito. Però non può restare così, o altri ne approfitteranno. Quindi mettetevi tutti al lavoro.”, ordinò autoritario il Geomante, al chè tutti si misero in testa un elmetto da muratore, evocando inoltre dai rispettivi prizmod a strumenti e materiali da costruzione.

 

“ Emh, signor Paperone, sarebbe un onore per me aiutare. Ma siamo tutti stanchi e molti di noi, me incluso, non sanno niente di costruzioni.”, protestò però Angela, grattandosi un po' imbarazzata la nuca. Paperone in risposta la guardò storto.

 

Cinque minuti dopo

 

“ Per la miseria, ho detto no tutto il tempo, com'è che mi ha messo alle costruzioni quando ha i mezzi dell'intero clan?!”, esclamò estremamente seccata la Gargoyle, sistemando un muro di mattoni con precisi e ripetitivi movimenti.

 

“ Tranquilla, se ti fa fare questi lavori significa che ti considera già di famiglia.”, affermò Max, passando vicino ai suoi nuovi amici con un sacco di cemento e ridendo col tipico suono della sua famiglia, simile a un allegro singhiozzo.


“ Ed è anche una buona occasione per parlare. Vero, signorino Ventus?”, domandò Battista all'altro Custode, che stava guidando un buldozzer.

 

“ Paperone aveva detto che mi avresti spiegato tutto.”, disse Sora, intento a piantare dei chiodi su delle impalcature con l'aiuto di Dumbo, che li teneva fermi. Ventus, impegnato a rimuovere alcune macerie, annuì grave, e si grattò i capelli biondo scuro, cercando di stimolare i ricordi.

 

 

“ Prima di tutto i racconterò cosa successe davvero molti anni fa. Da dove posso iniziare?- si interrogò prima di battere un pugno nell'altra mano con un sorrisetto- Ah, giusto, comincierò da un ragazzino di Tatooine. Schiavo assieme a sua madre finchè non venne comprata e sposata da un mercante del luogo. Il suo nome era Anakin Skywalker.”.

 

*****

 

26 anni prima, Tatooine

 

 

Owen Lars era stato felicissimo quando il padre aveva chiesto a Schmi Skywalker di sposarlo, liberandola allo stesso tempo dalla condizione di schiavitù che l'aveva afflitta quasi tutta la vita. Pensava che la donna fosse probabilmente la persona più gentile e caritatevole che avesse mai messo piede su quell'incubo sabbioso di Tatooine.

 

E apprezzava moltissimo le attenzioni che gli rivolgeva, tanto mancate da quando sua madre era morta. Era stato anche lieto di guadagnare Anakin come fratello minore. Col giovane meccanico era impossibile annoiarsi e stava cercando di fare del proprio meglio per insegnarli quanto poteva prima che le loro strade si separassero inevitabilmente.

 

Per farla breve, Owen era quanto di più lontano dallo stereotipo del figlio di primo letto che detestava i nuovi parenti acquisiti. Questo non significava però che si sarebbe tirato indietro dal dare ad Anakin una meritata tirata di orecchie prima che anche Schmi e Cliegg gli mettessero le mani addosso.

 

Il giovane contadino si avvicinò ai resti di uno sguscio fumante, dal cui abitacolo era appena saltato fuori un ragazzino dai dodici anni dai corti capelli biondo scuro, che portava due occhiali da pilota incrinati e aveva diversi graffi un pò ovunque.

 

“ Anakin, mi auguro per te non abbia usato il motore che abbiamo preso l'altro giorno o anche mamma ti prenderà a sberle stavolta', disse con tono di rimprovero il ragazzo, mentre dava una ripulita al fratello minore.

 

“ No- disse questi, sibilando mentre sui graffi veniva messo un panno pieno di disinfettante- l'ho costruito io con dei pezzi sgraffignati dal laboratorio della scuola”.

 

Il fratello maggiore scosse la testa e trascinò Anakin via dal rottame fumante.

 

“ Anakin, ne abbiamo già parlato. Uno schiavo può rubare, al massimo si becca qualche botta dal padrone, se questi è di buon umore. Un uomo libero finisce in prigione... o peggio.”, ribattè Owen, indurendo ulteriormente la voce. Non voleva essere cattivo, ma sapeva che se Anakin avesse cominciato a rubare dove poteva, un giorno ci avrebbe provato anche con gli Hutt o con chi per loro.

 

E soprattutto sapeva che lì su Tatooine non c'era posto per un bambino che riusciva a creare uno sguscio, per quanto fragile, con pezzi di scarto, o che elaborava strategie per combattere su pianeti che non aveva mai visto. No, il futuro di Anakin era tra le stelle, non su un mondo che non gli aveva fatto conoscere altro che miseria

                                                                                                                       *****

Paperon de Paperoni( avventuriero più ricco della galassia, con tutta l'intenzione di restarlo)
Razza: Papero umanoide( feel like a genius)
Lealtà: Clan Disney, famiglia e gli innumerevoli amici incontrati lungo i suoi viaggi
Classi: Geomante, Animista, Guerriero e molte altre ancora.
Punteggio Midi Chlorian: 40.500

                                                                                                                          *****
Ciao a tutti, aspettavo da parecchio di pubblicare questo capitolo, un pò per riproporre un classico attacco al deposito con gli elementi di questa fic, un pò perchè è l'inizio della mia prima vera saga di flashback( escludendo la prima metà di Arthur's Journey, il mio crossover di Harry Potter). Spero lo scontro vi sia piaciuto e di non aver complicato la cosa con troppi personaggi. Poi il titolo di questa saga  è un rimando a un'altra vecchia storia, chi scopre da dove l'ho presa senza usare wikipedia( non che io possa hackerarvi la cronologia), posso mettere un personaggio Disney, Square( manga inclusi, come Soul Eater o Full Metal Alchemist) o anche oc nel ruolo che volete. A presto, non tornassi prima dell'1 buon natale a tutti.

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Capitolo 14
*** Ritratto dell'eroe da giovane: parte seconda ***


“ E' difficile immaginarsi uno dei più grandi avventurieri di tutti i tempi come un bambino scavezzacollo.”, osservò Sora, intento ad aiutare i compagni a sollevare una trave del Deposito sotto gli occhi curiosi di Dumbo, ogni tanto chiamato per aiutare. Ventus, al momento occupato a radunare le monete schizzate durante lo scontro di poche ore prima, rise scuotendo la testa.

 

“ Io l'ho conosciuto quando era un ventenne scavezzacollo e anche dopo essere diventato padre non maturò più di tanto, ma concordo. Comunque, per un anno e mezzo dopo il matrimonio della madre, Anakin passò il tempo giocando con qualsiasi aggeggio elettronico o motore che gli capitasse per le mani, ficcandosi in qualche guaio e sognando di lasciare Tatooine. La sua occasione arrivò quando ricevettero la visita di due avventurieri persi nel deserto.”.

 

*****

 

Cliegg era andato a cercare qualche animale da poter conservare in frigo per il prossimo mese, portando con sé Anakin in modo che facesse pratica con le armi da fuoco. Dopo un po' di ricerca avevano trovato un gruppetto di ratti del deserto, grosse creature pelose più simili a iene che a dei roditori, intenti a masticare alcune carcasse.

 

“ Anakin, il mirino da sei e le munizioni di basso calibro, per favore.”, ordinò il contadino, ricevendo i suddetti oggetti dal figliastro, seduto sull'altro sedile del loro veicolo. Cliegg era un uomo sulla quarantina, piuttosto tarchiato e con radi capelli biondo scuri, il volto segnato dal sole di Tatooine. Paragonato alla moglie e al figliastro era un uomo semplice e pratico, i cui pensieri si dedicavano per lo più ai bisogni primari della sua famiglia, incluso l'assicurarsi che gli Hutt o chi per loro non li infastidissero. Tutto il resto veniva in secondo piano.

 

“ Ecco, Cliegg.”, disse questi, memorizzando dunque il modo in cui l'uomo attaccava il mirino al proprio fucile laser e lo caricava. Sparò dunque una rapida serie di colpi, beccando ogni volta una delle loro prede, che caddero sulla sabbia senza troppa sofferenza prima che il resto del gruppo scappasse coi brandelli del loro macabro pasto.

 

Quando i due si avvicinarono a prendere le prede, notarono due figure umanoidi tremolanti all'orizzonte dirigersi nella loro direzione. Cliegg mise Anakin dietro di sé e puntò verso di loro il fucile, temendo fossero dei Tusken raider o altri dei tanti banditi che girovagavano nel deserto.

 

“ Chi siete? Vi avviso, ho un fucile ben carico e non ho paura di usarlo.”, ammonì caricando l'arma. Le due figure si fermarono all'istante alzando le braccia.

 

“ Calma, non abbiamo nessuna intenzione di farvi del male. Siamo due avventurieri, ci siamo persi nel deserto.”, disse uno dei due con una voce maschile e molto calma, che rieccheggiò nell'aria ricca di calura.

 

“ Ecco la nostra licenza e gli altri documenti.”, affermò il compagno, apparentemente un po' più giovane, lanciando il proprio cosmolink fino ai piedi del raccoglitore d'umidità. Questi lo prese e controllò i dati all'interno, appartenenti a un certo Obi- Wan Kenobi del clan Eclipse. Anakin lesse a sua volta, allargando la bocca come se gli avessero appena portato un gelato enorme e soprattutto gratuito.

 

“ Chiedo scusa per il mio atteggiamento, venite pure- esclamò tranquillizzato Cliegg, venendo quindi raggiunto dai visitatori- Ma su Tatooine ti sparano subito, se abbassi la guardia. Cliegg Lars, molto piacere.”, si presentò allungando la mano, che venne presa dal più anziano dei due avventurieri.

 

“ Qui- Gon Jin.”, rispose questi, un umano dai lunghi capelli castani e una barba ben curata, vestito in maniera simile a un monaco, sebbene la corporatura non suggeriva fosse un picchiatore.

 

L'altro era un Bangaa dalle scaglie di un brillante marrone, stesso colore della corta barba sotto la mandibola, mentre teneva le due paia di orecchie legate in strane treccine squamate. I suoi occhi a fessura sembravano molto gentili e cordiali. Anakin li fissò subito con somma ammirazione, persino lui poteva dire che erano avventurieri di prim'ordine.

 

“ Obi-Wan Kenobi. Potrebbe portarci alla città più vicina, da qualche meccanico? Gps e comunicatori si sono rotti quando abbiamo combattuto un drago delle sabbie.”, domandò mentre il mercante di umidità gli ridava il Cosmolink.,

 

“ Ho il migliore proprio qui- rispose Cliegg, mettendo una mano tra i capelli di Anakin, che sembrò riscuotersi dalla sua trance- Consideratevi nostri ospiti, offrirvi un buon pasto e un letto è il modo migliore per ripagarvi della mia diffidenza.”.

 

Circa un'ora dopo i quattro erano nella cucina della loro fattoria, riempita dall'odore dell'ottima cucina di Schmi. La donna era una longinea figura dai capelli neri, che nonostante tutte le disgrazie riservatele dalla vita aveva mantenuto un certo ottimismo e un aspetto gioviale, anche grazie all'aiuto di Anakin.

 

“ Avete detto che appartenete al clan Eclipse? E' vero che utilizzate tutti le armi dei campioni della Repubblica?”, domandò curiosissimo il ragazzino, ennesimo quesito che aveva posto agli ospiti, più che felici di saziare la sua fame di informazioni.

 

“ Non tutti, ma molti di noi hanno il potere di evocarle. Maestro Xenahort, il capoclan, è riuscito a radunarci con grande fatica e dedizione. Cerchiamo pertanto di onorare la memoria degli antichi Jedi diffondendone gli insegnamenti e svolgendo missioni ovunque ci sia bisogno di noi.”, disse Obi- Wan, bevendo un po' del vino di cactus che gli avevano offerto.

 

“ Dopo aver dato qualche aggiustata ai suddetti insegnamenti.”, aggiunse Qui- Gon con una piccola risata. Non aveva mai fatto mistero infatti che riteneva alcuni usi dei Jedi a dir poco opprimenti, e più utili talvolta a limitare il loro lavoro.

 

Come il giuramento di non sposarsi o la fissazione che il Lato oscuro fosse interamente negativo, estirpata qualche secolo dopo la caduta della Repubblica. Da questo punto di vista lui e Xenahort andavano abbastanza d'accordo e avevano posto qualche modifica al codice usato dal clan.

 

“ Dev'essere fantastico. Girare la galassia, combattere Spectrobes e criminali, salvare vite...”, elencò sognante il bambino, con lo sguardo perso nel soffitto. Schmi, intenta a servire il più anziano dei due jedi, gli diede un'occhiata supplicante che venne sorpresa.

 

“ Lo è... ma è anche una vita molto dura, bambino. Ogni azione richiede una volontà ferrea e un continuo addestramento. Se non mantieni il passo con le continue sfide di ogni giorno, non ci vorrà molto prima che la Forza ti chieda di riunirti a essa.”, disse Qui- Gon con ton dolce, ma fermo, mentre approfittava dell'ottima cucina offertagli. Cliegg non mancò di notare l'espressione vagamente rassenerata della moglie e quella un po' più preoccupata del figlioccio.

 

“ Tu come hai cominciato, Obi- Wan, se posso chiedere?”, chiese invece Owen, servendo un altro po' di vino al diretto interessato.

 

“ Beh, ero un novizio di un tempio di Adramelech. Il patrono della mia specie, e sarei dovuto diventare uno dei suoi paladini. Cinque anni fa circa, il mio maestro passò da quelle parti assieme al nostro capo clan e scoprì che ero capace di evocare un Keyblade. Mi offrì di venire con lui e... accettai, c'era semplicemente troppo da vedere.”, raccontò il giovane Bangaa, riaquisendo l'interesse del più piccolo di casa, infastidendo però di nuovo la madre.

 

“ Qui l'unico tempio è quello di Anima. La pregano per lo più gli schiavi per sopportare meglio le fatiche. Ogni tanto io le facevo delle offerte.”, disse secca Schmi posando il dessert a tavola, chiaramente a disagio con l'argomento, che sembrò chiudersi lì.

 

Dopo cena Anakin si mise a disegnare nella sabbia uno dei suoi piccoli progetti, un droide da protocollo per aiutare i genitori nellle transizioni d'affari. Aveva un aspetto umanoide, per certi versi comico coi grossi occhi simili a quelli di una capra e le gambe tenute come un servitore bacchettone.

 

“ Non sono esperto di tecnologia, ma sembra impressionante.”, lo interruppe la voce di Qui- Gon, la cui figura era illuminata dal tramonto del pianeta desertico come una guerriero nomade d'altri tempi.

 

“ Oh, buona sera, maestro Qui- Gon.”, lo salutò il ragazzino rizzandosi in piedi.

 

“ Niente maestro, non sono che un comune Custode del Keyblade. Ma se lo desideri posso darti qualche consiglio. Scegli tu a che riguardo.”, affermò l'uomo con un piccolo cenno, sedendosi accanto ad Anakin, di cui aveva notato il non trascurabile turbamento. Lui sospirò e si sdraiò sulla sabbia, guardando il cielo ormai praticamente nero.

 

“ Allora... voglio andarmene da questo pianeta. E non tornarci mai più.”, confessò il bambino, immaginando quante stelle ci fossero sopra di lui. Così vicine e così lontane dalla sua portata.

 

“ Lasceresti qui tua madre pur di andare all'avventura?”, chiese Qui- Gon. Non c'era alcun giudizio nel suo animo, solo la volontà di comprendere meglio il pensiero di Anakin.

 

“ Lei, Cleigg e Owen sono le uniche persone che mi mancherebbero. Del resto di Tatooine me ne frego. Ma c'è così tanto nella galassia da vedere, così tanto che potrei fare, mi fosse data la possibilità. Qui se sono fortunato potrei diventare il consigliere di un Hutt, e mi viene da vomitare al solo pensarci.”, svelò il biondino, guardando il profilo della città dov'era stato schiavo stagliarsi all'orizzonte e ripensando ai giorni in cui aveva lavorato lì con Watto e dov'era stato testimone di fin troppi crimini.

 

All'improvviso un rombo di motori riempi l'aria. I due videro arrivare a qualche miglio di distanza diverse vetture occupate da figure umanoidi ben armate, che cominciarono a sparare riparandosi dietro i veicoli, mentre altri entrarono in casa, ora origine di un gran trambusto. Anakin e Qui- Gon cominciarono a correre mentre gli assalitori scendevano, rivelandosi come Tusken Rider, volgarmente detti Sabbipodi, una popolazione nomade di Tatooine che aveva avuto molti screzi con le razze più recenti di Tatooine e il sindacato Hutt.

 

Non pochi erano stufi di vedere i loro territori oltraggiati in un modo o nell'altro dagli stranieri e si rifacevano sulle fattorie di umidità, in modo da lasciare gli invasori senz'acqua.

 

Obi- Wan uscì dalla casa brandendo il proprio Keyblade e attaccando con rabbia la decina di banditi che provò a circondarlo, ma impossibilitato a usare le sue tecniche per paura di ferire Schmi, trascinata via dai banditi.

 

“ MAMMA!”, esclamò Anakin nel vederla tra le braccia dei Tusken, divincolandosi tra le loro braccia mentre Obi- Wan cercava di raggiungerla.

 

Il suo Keyblade era molto simile a un comune spadone, nero con una linea arancione al centro che si concludeva in un cuore, e il lato destro leggermente seghettato. La guardia era molto larga ed era formata da due manici simmetrici sempre seghettati. Il portachiavi assomigliava a un piccolo drago.

 

Obi-Wan l'aveva battezzato Eclisse Totale, siccome in quanto Cavaliere delle Rune poteva bloccare o addirittura assorbire quasi ogni attacco magico col giusto tempismo. Cosa che stava facendo al momento, venendo però rallentato dal continuo sbarramento di fuoco che i banditi gli stavano rivolgendo contro e dal poco spazio al momento a sua disposizione.

 

Qui-Gon si gettò nella mischia, ingaggiando un duello col capo dei Tusken Rider. Il Custode si mostrò da subito ben più abile e rapido dell'alieno, che però era incredibilmente resistente, forgiato dalle mille catastrofi quotidiane di Tatooine, e rispose con la stessa forza di una tempesta di sabbia contro Qui- Gon, riempiendo l'aria di ozono quando le loro armi si incrociarono.

 

Il Keyblade del potente maestro scivolò sul bastone di combattimento del capo banda in una pioggia di scintille. Era una bizzarra arma azzurro chiaro con l'impugnatura blu scuro, la cui lama ricordava una classica spada che verso metà si divideva in angoli a formare due punte. Dalla punta della spada partivano due estensioni che si univano a formare un'immagine simile a un dente scheggiato. Era stato chiamato Rejection of Fate dal suo possessore, in segno del suo disprezzo per chiunque cercasse di manipolarlo.

 

 

Obi- Wan fu sul punto intanto di liberare Schmi, spedendo Tusken a terra con una manciata di fendenti. Venne interrotto quando alcuni rimasti dietro di lui gli lanciarono dei taser sulla schiena, col risultato di paralizzarlo mentre guardava la povera donna ormai a un passo dai veicoli dei banditi, gridando il nome di Anakin e Cleigg.

 

 

“ SCHMI!”, esclamò quest'ultimo correndo col fucile in mano dopo essersi liberato, sparando nel tentativo di aiutare la moglie, ma venendo rapidamente posto come prima sotto Stop, che lo bloccò nell'esatto momento in cui gridava.

 

Qui- Gon lanciò la sua arma contro quello che sembrava il capo dei Tusken. Questi schivò appena e lanciò una sfera di ghiaccio contro il guerriero, che incassò senza particolari problemi prima di ingaggiarlo in un frenetico corpo a corpo. Era chiaramente molto più forte del predone, ma il resto della tribù continuava a bersagliarlo con quanto avevano.

 

Anakin strinse i denti. Avrebbe tanto voluto aiutare, ma non aveva armi, nessuna abilità o magia. Era così insignificante, proprio come quando era ancora schiavo, incapace di prendere una decisione che fosse totalmente sua e veniva picchiato da ogni errore per poi andare a piangere nelle braccia di Schmi.. E anche ora la sua vita stava per essere stravolta senza che ne avesse il controllo.

 

' Non voglio più essere il giocattolo del destino. Voglio plasmare il mondo con le mie scelte, far tremare chiunque faccia del male a chi amo, voglio essere il più forte di tutti. ', pensò guardando sprezzante il capo della brigata, ancora occupato a combattere Qui- Gon, il cui elegante e raffinato stile di combattimento rivaleggiava a più riprese con le mosse di bastone del rivale, un violento e diretto stile, combinato col potere di vento e sabbia per imitare le terribili tempeste del pianeta.

 

Anakin osservò entrambi gli stile, analizzandoli come se fossero un circuito elettronico, e inconsciamente immaginò di imitarli, finchè non avvertì il loro potere, una presenza che riverberò nella forza per vari chilometri. Qualcosa nel giovane ruggì e dal petto apparvero due sfere di energia, una bianca e una nera, che rotearono in un bellissimo gioco di luci prima di posarsi nelle sue mani, trasformandosi in una coppia di bellissime spade a forma di chiavi, una bianca con sfumature verde e turchesi, l'altra nera in stile gotico.

 

“ Due Keyblade?!”, esclamò sbigottito Obi- Wan, reazione condivisa anche dall'allievo e molti dei Tusken, che ammirarono paralizzati il piccolo meccanico dare i primi colpi all'aria con le armi appena materializzate.

 

Il capo dei banditi, sentendo l'odore di un'occasione cercata per anni, ordinò di prendere il bambino, che si ritrovò a mulinare le armi contro un gruppo di quell'orda di Rider. Pur avendo evocato quelle spade per la prima volta, riuscì comunque ad assestare qualche goffo colpo ai predoni, rallentando un po' la propria cattura e riuscendo a dare qualche calcio alle ginocchia dei più vicini, finchè anche lui non venne afferrato e legato.

 

Fortunatamente, dividendo le loro forze, i Tusken erano diventati un bersaglio più facile per i due jedi. Dotati di un po' più spazio di manovra e aiutati dalla distrazione offerta da Anakin, riuscirono finalmente a coordinarsi per sconfiggere la maggior parte dell'orda e infine il suo capo, il cui corpo cadde sulla sabbia con un tonfo, l'ultima cosa vista dai suoi occhi le bellissime lune di Tatooine.

 

Poco dopo i due Jedi erano intenti a curare le ferite dei loro ospiti, inclusi ovviamente l'eroico e appena rivelato Custode. Ora guardato con più apprensione che mai dalla madre. Qui- Gon guardò entrambi, mentre con un piccolo gesto fece sparire le poche ferite di Schmi.

 

“ Mia signora, ho avuto modo di vedere che il vostro scopo non è altro che tenere Anakin al sicuro, e lo condivido. Ma abbiamo avuto modo di vedere che anche qui non sarà mai davvero al sicuro.”, disse quasi desolato alla donna, che si mise il viso tra le mani. Poco lontano Cleigg sospirò, conscio che quel discorso si era fatto aspettare anche troppo.

 

“ Schmi, amore mio. Conosciamo entrambi il potenziale di Anakin. Restando qui appassirebbe come quasi qualsiasi pianta che tenta di crescere. Vuoi saperlo infelice per tutta la vita, o libero di fare ciò che vuole?”, disse l'uomo. La moglie si scoprì il volto, asciugando alcune lacrime mentre anche Anakin si faceva avanti.

 

“ Mamma, per favore, devo andare.”, disse il biondino, più serio di quanto lo fosse mai stato nella sua vita. E la questione si chiuse lì. La mattina successiva Owen aveva fatto sedere Obi-Wan e Qui-Gon sulla sua macchina per portarli allo spazio porto più vicino. Il fratello minore stava dando i suoi saluti ai genitori.

 

“ Figliolo, spero potrai un giorno perdonarmi per non essere mai riuscito a farti sentire a casa. Hai la mia benedizione per questo viaggio, possano gli dei proteggerti ora e per sempre.”, affermò Cliegg, chinandosi e prendendo il bambino per le spalle, ricevendo un assenso in risposta. Schmi dal canto suo riuscì appena a parlare mentre lo alzava per abbracciarlo con suo grande imbarazzo.

 

 

 

“ T- ti voglio bene, mamma.”, disse un po' a fatica Anakin, agitandosi nella stretta di sua madre. I suoi compagni di viaggio, osservando la scena, si fecero sfuggire qualche risata.

 

“ Sta attento piccolo mio. Anch'io ti voglio bene.”, rispose la donna baciandolo sulla fronte prima di lasciarlo andare. Salutando ancora con la mano, Anakin si diresse a rotta di collo verso la macchina di Owen, che gli strinse la mano prima di mettere in moto.

 

“ Quanto ci metteremo ad arrivare su Malik?”, chiese ansioso l'appena rivelato Custode.

 

“ Un paio di giorni, se niente ci ostacolerà nel viaggio iperluce. Ne approfitteremo per darti le prime basi sull'uso della Forza.”, rispose Qui- Gon, tenendosi allo sportello per sopportare l'accelerazione del veicolo, che sfrecciava tra le dune con abilità.

 

“ Sono certo che lo addresterete bene come avete fatto con me, maestro Qui- Gon.”, disse invece Obi- Wan, ruffando un po' i capelli del nuovo membro della squadra, che gli diede un pugnetto. Qui- Gon rise alla scenetta e diede a sua volta una palla sulla spalla dell'allievo.

 

“ Sarà addestrato a dovere, ma non da me. Tu te ne occuperai, è ora di crescere.”, sorrise il guerriero umano, lasciando il povero Obi- Wan con un palmo di naso.

 

******

 

“ Mamma mia, chissà che shock.”, rise Sora, immaginandosi la faccia di Obi- Wan nel ricevere quella novità.

 

“ Obi- Wan, dici? Già, all'inizio non era certo di avere le qualità per formare Anakin come Custode, ma i fatti provarono altrimenti. Un maestro desidera due cose dal suo allievo prima di qualsiasi altra cosa: il talento e la capacità di lavorare sodo. Anakin aveva entrambe. Dopo essersi abituato all'idea di essere un insegnante, Obi- Wan sottopose il nuovo Custode a un intenso e lungo allenamento in modo da metterlo alla pari con gli altri apprendisti e legare con lui. In breve diventarono inseparabili, praticamente fratelli. Sebbene ad Anakin non piacesse che il suo maestro fosse tanto protettivo alle volte.”, disse con una risatina.

 

“ Non avevo mai sentito di questo Obi- Wan onestamente. Era forte quanto Vader?”, gli chiese Angela, intenta a portare un paio di sacchi di cemento.

 

L'espressione dell'altro Custode si incupì, in un misto tra il preoccupato e il malinconico.

 

“ Per darti un'idea, durante la guerra solo quattro persone hanno sconfitto uno dei comandanti della Gilda dei Diafani in un uno contro uno. Vostro zio Paperone, Anakin, Ercole... e Obi- Wan.”, rivelò Ventus, scatenando una reazione di stupore nei suoi ascoltatori.

 

“ Urca urca.”, disse Qui impressionato. Sapeva già dello scontro tra Paperone e il pirata Davy Jones, o quello tra Ercole e Ade, ma non credeva ci fosse stato qualcun altro alla pari con quei mostri della Gilda. Almeno all'epoca, al momento il livello degli avventurieri si era alzato ancora negli anni passati dal conflitto.

 

 

 

“ Già. Ovviamente anche Obi- Wan ebbe bisogno di consigli sul come continuare l'addestramento del suo allievo, e Qui- Gon non smise di essere una guida insostituibile- continuò Ventus - Ma lui fu tra le prime vittime di quel terribile conflitto. Cornelius e complici avevano riunito le loro forze lungo l'orlo esterno, lontano da tutto e tutti, in attesa del momento in cui avrebbero avuto più possibilità e avessero sufficienti alleati anche nel centro della galassia. Quando attaccarono, furono talmente brutali e fulminei che nessuno capì cosa fosse successo finchè non mandarono un messaggio ai pianeti più importanti, intimando una resa.”.

 

******

 

L'atmosfera nell'aula magna del clan Eclipse era una di commiatto e tristezza. Qui- Gon era stato tra i membri più gentili del clan e aveva aiutato il maestro Xenahort, il capo clan, a forgiare innumerevoli studenti che erano ora tra i più famosi esponenti dell'organizzazione. Non pochi lo vedevano come il futuro leader.

 

Alla parete della sala si trovava un'immagine olografica del Jedi, sotto la quale Obi- Wan stava parlando alla folla come altri amici del defunto, incluso Anakin e Xenahort, avevano già fatto.

 

“ Per concludere, ringrazio ognuno di voi per essere qui a porgere le vostre condoglianze. Eppure vi chiedo di non essere tristi, perchè il mio maestro credeva soprattutto nell'unità della Forza e voglio credere che sia felice. Egli è ora tutt'uno con ogni essere vivente, con ogni evocazione e col nostro stesso clan. Sono certo che continuerà a guidarci tutti in futuro.”, concluse dunque Obi- Wan, ricevendo un breve ma fragoroso applauso, a seguito del quale tornò al fianco di Anakin in prima fila.

 

“ Semplice, ma più che fedele ai valori di Qui- Gon, mio maestro. I miei complimenti.”, disse il giovane Custode al suo insegnante, che si sedette e gli strinse la mano.

 

“ Grazie, Anakin. Posso solo sperare ora di continuare a vivere secondo i suoi insegnamenti.”.

 

“ Avrai modo per farlo. E ho già prenotato una missione per noi, se ti senti pronto.”, continuò il ragazzo, al che Obi- Wan annuì nuovamente, sentendo lentamente svanire la tristezza, ricordando quanto egli stesso aveva detto poco prima.

 

“ Sì, mi aiuterà a distrarmi, grazie. Se non sbaglio devono parlare solo altre due persone, includendo il maestro Xenahort. Poi partiremo.”.

 

Il capo clan degli Eclipse era un'anziano Kree dall'aria un po' allampanata. Aveva la pellaccia verde tipica della propria specie, con tanto di orecchie a punta. Il volto allungato presentava occhi color ambra e un pizzetto ingrigito. Indossava un lungo vestito formato da una giacca bianca, sormontata da due cinture, e un lungo cappotto nero.

 

Era considerato un po' un visionario, ma non ci si poteva aspettare qualcosa di diverso dall'uomo che aveva fondato il clan con la più alta concentrazione di Custodi nel tentativo di ricreare l'ordine dei Jedi.

 

“ Grazie a tutti. Parlerà ora Mace Windu.”, disse solenne il capo clan.

 

Anakin alla notizia si sbattè una mano in faccia, gesto imitato da molti altri dei presenti.

 

“ Hanno davvero permesso a Windu di dare l'encomio funebre?”, chiese a metà tra il divertito e il disperato mentre sul palco saliva un alto uomo di colore, calvo e dal viso quasi granitico.

 

“ Qui- Gon Jin era uno dei migliori amici che avrei mai potuto chiedere. Fin da quando fummo reclutati da maestro Xenahort, è sempre stato lì per me. Dopo il mio partner, Jar Jar, era probabilmente la persona più vicina nell'intero clan, e sono lieto di dire che non sono l'unico a pensarlo.”, cominciò il guerriero con tono pacato, che stupì non pochi.

 

“ Non ci credo, non ha ancora usato una sola parolaccia.”, sussurrò Anakin impressionato, per poi venire deluso.

 

“ In poche parole, Qui- Gon era il più grande e fico cazzone che abbia mai conosciuto.”, disse infine Windu, scatenando una necessaria risata.

 

“ Immagino fosse troppo chiedere alla Forza un simile miracolo.”, rise Obi- Wan mentre Xenahort prendeva il suo posto, preparandosi a fare la sua ultima arringa, quando lo schermo posto sopra la bara, che aveva mostrato fino a poco prima immagini di Qui- Gon, soffrì di alcuni disturbi, che lasciarono il posto a un uomo incappucciato col volto nascosto dalla sua veste color porpora, al di là di un importante paio di corna dorate e lunghe dita ossute ricoperte da verruche.

 

“ Mi rivolgo a tutti i clan e governi della Via lattea. Il mio nome è Cornelius Arawan, signore dell'orlo esterno e capo del mio clan, la Gilda dei Diafani. Da lungo tempo abbiamo pattugliato e governato l'orlo esterno, che invece voi non avete fatto altro che ignorare, se non per cercare tesori e spectrobe.”, cominciò il misterioso figuro con una voce cavernosa.

 

Anakin inarcò un sopracciglio. Tatooine si trovava a un passo così da quella zona, dove si era più volte recato in missione. Non aveva mai sentito parlare di un governo unificato, o tanto meno una singola forza di protezione per l'orlo. C'erano solo tanti cartelli criminali.

 

 

 

“ Le nostre genti sono stanche di essere derubate. Le loro voci sono arrivate a me e i miei fratelli, e abbiamo deciso di espanderci nella galassia. Vi porteremo la nostra giustizia, riprendendo quanto ci avete rubato. Avevamo anche offerto ad alcuni dei vostri migliori avventurieri di unirsi a noi, purtroppo non tutti hanno accettato. Quelli che hanno rifiutato sono ora un tutt'uno con la Forza.”,

 

L'immagine dello stregone sparì, facendo partire una lunga serie di foto. Tra esse i presenti riconobbero altri amici, appartenenti ad altri clan o che agivano come indipendenti. L'ultima foto a essere mostrata fu proprio quella di Qui-Gon.

 

 

Un coro di puro oltraggio partì dalla folla lì radunata, chiedendo vendetta per i loro amici morti. Xenahort tentò di calmare gli animi, mentre la folla cominciò a prentendere di rispondere al fuoco con il fuoco.

 

Cornelius intanto riprese a parlare, togliendosi il cappuccio. La visione sottostante inorridì i presenti. Il volto dell'incantatore era del tutto priva di pelle, gli occhi due orbite vuote al di là di inquietanti puntini rossi che sembrarono scutare l'animo di ognuno di loro, mentre la bocca, simile a un varco per qualche dimensione infernale, era decorata da una chiostra di denti giallastri e affilati.

 

“ Arrendetevi, o voi e i vostri cari li raggiungerete. Io sono re Cornelius, e tra non molto mi chiamerete vostra maestà.”, concluse con tono minaccioso e determinato il misterioso figuro, che si alzò mentre la telecamera si allontanava per rivelare moltre altre figure accanto a lui, non meno impressionanti.

 

Alcuni di coloro che si avventuravano spesso nell'orlo esterno ritornarono a sussurrare, citando i nomi di Jack Skeletron, il Conte Gelo, Macchia Nera, Ursula e tanti altri tiranni del territorio estremo della galassia, ognuno dei quali un mostro capace di far tremare interi pianeti con la loro sola presenza nella Forza.

 

 

“ Maestro, che ne pensa?”, disse Anakin con un sussurro, rivedendo quanto lo aveva condotto fino a quel momento, e ponderando se fosse capace di combattere una guerra.

 

“ E' vero che abbiamo preso molto alle genti dell'orlo esterno- riconobbe grave Obi- Wan- e forse meritiamo una punizione per ciò. Ma in quel discorso non ho avvertito un desiderio di giustizia, solo una sete di potere senza pari. Dovremmo combattere, mio giovane allievo. Preparati al peggio.“, concluse con un commento che si perse tra le grida oltraggiate nei suoi compagni

 

*****

“ Avevo sentito che Cornelius e colleghi erano, come si suol dire, todo loco, ma non che si inventassero anche simili scuse.”, disse Sora, che nei precedenti minuti era stato totalmente perso nel discorso di Ventus.

 

“ Beh, non avevano esattamente torto, la situazione di alcuni pianeti dell'orlo esterno è migliorata solo dopo la guerra.”, osservò Max. Ventus annuì.

 

“ Io fui uno dei primi orfani del conflitto, e venni trovato dal Maestro Eraqus, che aveva già preso sotto la sua ala Terra e Aqua. Fece del suo meglio per tenerci lontano dal fronte, ma siccome il fronte era praticamente ovunque, finimmo comunque per farci le ossa una battaglia dopo l'altra Io spesso mi nascondevo sulle navi che partivano per le battaglie, non sopportavo l'idea di non fare niente mentre i miei fratelli maggiori e mio padre rischiavano la vita. In un paio di occasioni proprio assieme ad Anakin, che nel frattempo aveva sviluppato un certo legame con l'allora regina di Naboo, da lui già incontrata in precedenza. Si chiamava Padme Amidala.”.

 

“ La madre di Luke e Leila!”, esclamò Max.

 

“ Esatto, ma ne parleremo domani. La giornata di lavoro è finita e abbiamo bisogno di riposarci. A chi va una partita a Dissidia?”, domandò il ragazzo, guadagnando segni di assenso. Dissidia era il picchiaduro per eccellenza del momento, e consentiva a degli amici di affrontarsi con gli avventurieri più famosi e potenti in circolazione.

 

“ IO PRENDO TOPOLINO!”, gridò Sora, generando uno sbuffo generale.

 

“ Sleale tu sei, Sora.”, commentò Grogu, punzecchiandogli un ginocchio mentre si dirigevano all'auto di Paperone, ansiosi di sentire il resto della storia l'indomani.

                                                                                                                   ****

Saaaaaaaalve a tutto il fandom di Kingdom Hearts e a chiunque altro capiti su questa storiella. Spero abbiate trascorso vacanze piacevoli e che la sessione vi si prospetti bene. Io sono stato abbastanza bene e mi sto preparando per i primi esami della magistrale. Intanto spero che questa seconda occhiata al passato di Anakin e compagni vi sia piaciuta. Inizialmente la dichiarazione di guerra di Cornelius sarebbe dovuta essere nel prossimo capitolo, ma ho pensato di dedicarlo tutto alla guerra e non farlo troppo lungo. Concludo chiedendovi tutti i consigli che potete darmi, augurandovi anche un buon anno e ringraziando chiunque abbia recensito.

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